Impianto idraulico fai da te: come funziona e dove si può intervenire

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Un impianto idraulico fai da te può comprendere piccole manutenzioni e riparazioni accessibili, ma la realizzazione o modifica della rete domestica richiede progettazione, materiali compatibili, corretta gestione di adduzione e scarichi, prove di tenuta e, per gli interventi previsti dalla normativa, l’impresa abilitata.

InterventoPossibilità di intervento fai da teCosa verificareCriticità principale
Sostituzione di aeratori, flessibili e piccoli accessoriGeneralmente possibileCompatibilità, filettature, guarnizioni, chiusura dell’acquaPerdite dai raccordi
Riparazione temporanea di un tubo accessibilePossibile come emergenzaMateriale del tubo, pressione, prodotto di riparazioneIl rimedio non sostituisce la riparazione definitiva
Sostituzione di un raccordo accessibileDa valutare caso per casoMateriale, diametro, tipo di giunzioneTenuta non corretta
Polifusione di tubi PP-RRichiede attrezzatura e praticaTemperatura e tempi indicati dal produttoreGiunto deformato o con passaggio ridotto
Saldatura del rameRichiede esperienza specificaMateriali idonei, protezione dal calore, puliziaIncendio, perdita, contaminazione
Nuova derivazione o spostamento di un punto acquaDa affidare a impresa abilitata quando configura ampliamento o trasformazioneDimensionamento, pressione, compatibilità con l’impianto esistenteConformità e affidabilità
Realizzazione completa dell’impiantoNon è un normale lavoro fai da teProgetto, materiali, distribuzione, scarichi, collaudiSicurezza e conformità dell’impianto
Intervento su tubazione nascostaSconsigliato senza individuazione certaPercorso di acqua, elettricità e altri sottoserviziForatura accidentale

Come è fatto un impianto idraulico domestico

L’impianto idrico comincia dal punto di consegna dell’acqua e prosegue con dispositivi di intercettazione e tubazioni che distribuiscono l’acqua fredda ai diversi utilizzatori. Una parte dell’acqua viene inviata al sistema di produzione dell’acqua calda sanitaria e da qui ridistribuita a lavabo, bidet, doccia, vasca, lavello e agli altri punti che la richiedono.

Nei punti che utilizzano acqua calda e fredda arrivano normalmente due linee di alimentazione distinte. Rubinetti di intercettazione locali permettono di isolare una singola utenza senza dover necessariamente chiudere tutta l’abitazione: la loro presenza e accessibilità semplificano molto le successive operazioni di manutenzione.

La rete di scarico segue una logica differente. L’acqua usata viene raccolta attraverso tubazioni dimensionate e posate con pendenze adeguate e convogliata verso le colonne o le condotte di scarico dell’edificio. Lavabi, lavelli, docce e altri apparecchi sono collegati tramite sifoni, che mantengono un battente d’acqua capace di ostacolare la risalita degli odori dalla rete fognaria.

L’impianto di riscaldamento, anche quando utilizza acqua come fluido termovettore, costituisce invece un circuito distinto dall’impianto sanitario. Evitare di confondere i due sistemi è importante soprattutto quando si interviene vicino a caldaie, pompe di calore, collettori o apparecchi per la produzione di acqua calda sanitaria.

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Cosa significa davvero impianto idraulico fai da te

Il fai da te idraulico è ragionevole soprattutto per la manutenzione ordinaria e per interventi circoscritti: sostituzione di guarnizioni, aeratori, flessibili, sifoni accessibili, piccoli componenti o riparazioni provvisorie eseguite dopo avere intercettato l’acqua. Anche in questi casi è indispensabile conoscere il materiale su cui si sta lavorando e utilizzare raccordi compatibili.

Diverso è costruire, ampliare o trasformare una rete di distribuzione. Il D.M. 37/2008 comprende espressamente gli impianti idrici e sanitari tra gli impianti degli edifici e prevede che installazione, trasformazione, ampliamento e manutenzione straordinaria siano affidati a imprese abilitate; al termine dei lavori previsti dal decreto l’impresa installatrice rilascia la dichiarazione di conformità.

Questo limite è importante anche dal punto di vista pratico. Una tubazione che apparentemente funziona può avere diametri non adeguati, raccordi incompatibili, punti soggetti a ristagno, dilatazioni non considerate, scarichi mal configurati o giunzioni destinate a perdere quando vengono sottoposte alle normali variazioni di temperatura e pressione.

Progettare la distribuzione prima di aprire pareti e pavimenti

Prima di intervenire bisogna ricostruire il percorso delle tubazioni: punto di ingresso dell’acqua, valvola generale, eventuali collettori, produzione di acqua calda, derivazioni, rubinetti di arresto, apparecchi sanitari e scarichi. Negli impianti esistenti è utile recuperare schemi, fotografie di cantiere e documentazione disponibile.

La scelta dei diametri non può essere effettuata semplicemente copiando quelli presenti in un altro impianto. Dipende dalla portata richiesta, dalla lunghezza delle linee, dalla pressione disponibile, dal numero di utenze utilizzabili contemporaneamente, dal materiale impiegato e dalle caratteristiche dei raccordi.

Occorre inoltre limitare il numero di giunzioni nascoste e mantenere accessibili gli elementi che potrebbero richiedere manutenzione. Un raccordo collocato in posizione ispezionabile è molto più facile da controllare rispetto a una connessione chiusa definitivamente dietro un rivestimento.

Per le tubazioni destinate all’acqua potabile devono essere utilizzati materiali idonei al contatto con acqua destinata al consumo umano. La disciplina italiana comprende anche materiali e oggetti impiegati negli impianti fissi di adduzione e distribuzione dell’acqua.

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Prima di iniziare qualsiasi lavoro

La prima operazione è individuare la valvola generale e verificare che chiuda realmente l’alimentazione. Dopo averla chiusa si apre un rubinetto per scaricare la pressione residua; solo a questo punto si può smontare un componente della rete.

Prima di forare una parete bisogna considerare la possibile presenza di tubazioni nascoste, cavi elettrici e altri elementi. I rilevatori elettronici sono un aiuto, ma la capacità di individuazione varia in funzione del materiale, della profondità e della struttura della parete: un tubo plastico privo di elementi metallici può essere molto difficile da rilevare.

Quando si uniscono materiali differenti va verificata la compatibilità dei raccordi. Non è corretto collegare tubazioni diverse con adattamenti improvvisati: occorrono raccordi di transizione specifici e, dove necessario, soluzioni che evitino fenomeni di corrosione tra metalli differenti.

Impianto di adduzione: tubazioni, raccordi e tecniche di lavorazione

L’impianto di adduzione porta l’acqua dal punto di consegna alla rete interna dell’abitazione. Dalla linea principale si sviluppano le distribuzioni verso i singoli punti d’uso e verso il sistema destinato alla produzione di acqua calda sanitaria.

La distribuzione può essere realizzata secondo configurazioni differenti. Negli impianti a derivazione una tubazione principale alimenta progressivamente più utenze; nei sistemi con collettore, invece, le singole linee partono da un punto centrale. La scelta dipende dall’edificio, dal tipo di intervento e dalla progettazione dell’impianto.

Quale tubo usare per l’impianto idraulico

Non esiste un materiale migliore in assoluto. PP-R, multistrato, rame e acciaio richiedono tecniche di posa e raccordi differenti e non sono intercambiabili senza valutare l’intero sistema.

MaterialeCaratteristicheLavorazioneAspetti da controllare
PP-RLeggero, resistente alla corrosione, giunzioni saldatePolifusioneTempi e temperatura, dilatazione, allineamento
MultistratoFlessibile e rapido da posareRaccordi a pressare o sistemi previsti dal produttoreCalibratura, raccordi e attrezzatura compatibili
RameResistente e lavorabile, utilizzabile a vistaCurvatura, raccordi meccanici o saldatura idoneaProtezione, compatibilità dei raccordi, qualità delle giunzioni
Acciaio zincatoPresente soprattutto in impianti meno recentiTaglio e filettaturaCorrosione, peso, difficoltà di lavorazione

Adduzione con tubi in PP-R

I tubi in PP-R vengono utilizzati per reti idriche realizzate mediante polifusione. Tubo e raccordo vengono riscaldati contemporaneamente con apposite matrici; una volta raggiunta la condizione prevista dal sistema, vengono accoppiati formando una giunzione permanente.

Per il taglio è utile una cesoia per tubi plastici, che produce una sezione regolare e perpendicolare senza schiacciare il tubo. Un taglio storto riduce la superficie utile della giunzione e rende più difficile mantenere l’allineamento.

Il polifusore deve montare matrici adatte al diametro utilizzato. Temperatura, profondità di inserimento, tempo di riscaldamento e tempo di raffreddamento non devono essere stabiliti a occhio: vanno rispettati i dati del sistema impiegato.

Procedimento passo passo per una giunzione in PP-R

  1. Tubi in polipropilene

    I tubi in polipropilene sono molto pratici per la realizzazione di tubazioni di alimentazione idrica per l’impianto idraulico. Per le giunzioni serve il polifusore, strumento per saldare le parti a caldo.

  2. Tagliare il tubo

    Il taglio deve essere netto e perpendicolare all’asse. Prima di procedere si controllano tubo e raccordo, eliminando sporco o materiali che potrebbero interferire con la fusione.impianto idraulico fai da te

  3. Segnare la profondità di inserimento

    Si individua la corretta profondità prevista per il raccordo senza spingere il tubo oltre la zona stabilita. Un inserimento eccessivo può restringere il passaggio interno.

  4. Riscaldare tubo e raccordo

    Tubo e raccordo vengono inseriti contemporaneamente nelle matrici del polifusore e mantenuti per il tempo indicato dal produttore del sistema. Un riscaldamento insufficiente compromette la fusione; uno eccessivo può deformare il materiale.

  5. Accoppiare i componenti

    Le due parti vengono unite immediatamente mantenendo il corretto allineamento. Durante questa fase non bisogna correggere l’orientamento con ampie rotazioni, perché si rischia di danneggiare la zona appena fusa.

  6. Lasciare raffreddare il giunto

    Il raccordo deve restare immobile per il tempo previsto dal sistema. Solo dopo il raffreddamento si può proseguire con la posa o sottoporre la tubazione alle verifiche richieste.

  7. Rubinetti in metallo

    I giunti in materiale plastico possono ricevere rubinetti in metallo collegati per avvitatura.impianto idraulico fai da te

Per lavorazioni ripetitive può essere utile fissare stabilmente il polifusore su un banco e preparare porzioni della distribuzione in condizioni controllate. La geometria complessiva deve però essere verificata prima di realizzare giunzioni permanenti difficili da correggere.

Impianto idraulico con tubo multistrato

Il tubo multistrato consente di realizzare percorsi con un numero ridotto di giunzioni grazie alla sua curvabilità. Il sistema completo comprende tubi, raccordi e utensili che devono essere compatibili fra loro: non è corretto scegliere il tubo di un sistema e utilizzare raccordi o ganasce senza averne verificato l’idoneità.

Dopo il taglio, l’estremità deve essere preparata secondo le indicazioni previste dal raccordo utilizzato. Nei sistemi a pressare sono particolarmente importanti la profondità di inserimento e l’impiego della ganascia corretta; un raccordo apparentemente serrato non è necessariamente un raccordo eseguito correttamente.

La possibilità di utilizzare lunghi tratti continui rende il multistrato particolarmente adatto a percorsi in cui si vuole diminuire il numero di raccordi nascosti. Il raggio minimo di curvatura e le modalità di fissaggio dipendono però dal tubo e devono essere verificati sulla documentazione del produttore.

Impianto idraulico con i tubi di rame

Il tubo di rame per l’impianto idraulico è venduto in diametri da 10 a 54 mm, in barre o in rotoli. A seconda del diametro, si trova in rotoli da 25 a 100 metri e quindi la necessità di unire più spezzoni è ridotta al minimo. Essendo il rame un ottimo conduttore di calore, per evitare cali di rendimento si usa quasi sempre del tubo rivestito all’esterno da una guaina di plastica o poliuretano, più o meno spessa.

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Nei tagliatubi a rotella un sottile disco viene premuto contro il tubo da due rulletti imperniati su una guida. Serrando il pomello della vite e girando contemporaneamente il tagliatubi, il disco penetra nel rame, tagliandolo.
Al termine del taglio rimane nel lume interno del tubo un’abbondante bava, che viene asportata con l’utensile triangolare presente sul bordo del corpo sagomato a C.
I tubi in rame sono molto flessibili ed è possibile curvarli inserendoli in una particolare molla d’acciaio armonico che serve per evitare che il tubo si schiacci riducendo il passaggio dell’acqua. Se si curva il rame con altri mezzi, per evitare lo schiacciamento, si può riempire il tubo di sabbia prima di curvarlo.
La curvatubi, specifica per tubi di rame, effettua pieghe in modo graduale e con delicatezza, evitando di schiacciarli.

Con ghiere e ogive

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Per preparare un giunto ad imbocco svasato si taglia e si sbava il tubo. Non bisogna dimenticare di inserire la ghiera prima di iniziare il lavoro.
Si inserisce il tubo nel morsetto corrispondente al suo diametro lasciando la parte terminale a filo della matrice e si stringe.
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Si posiziona il morsetto sulla matrice e si stringe la vite. Il maschio allarga i bordi del tubo.
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Una volta smontati matrice e morsetto si procede appoggiando la parte conica del giunto sull’imbocco svasato.
Si procede al montaggio infilando sul tubo la ghiera filettata e l’anello biconico. Si inserisce poi il tubo nel raccordo o nel rubinetto fino a raggiungere il fondo della sede.
Grazie alla sua malleabilità il rame si calza sul cono del giunto realizzando una tenuta perfetta.

La saldatura del rame

Le due parti che vanno a contatto devono essere pulite con tela o fibra abrasiva.
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Si cospargono le parti di pasta decapante, detta anche “pasta salda”, con un pennellino facendo attenzione a non toccarla con le mani perché è corrosiva e potrebbe causare ustioni. Il tubo va inserito nel raccordo e girato a destra e a sinistra alcune volte per favorire la distribuzione uniforme della pasta decapante asportando quella in eccesso con uno straccio.
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Con il cannello (quello utilizzato nella saldatura a gas) si scaldano i pezzi dell’impianto idraulico. Dopo circa 30 secondi la pasta inizia a fumare abbondantemente, segno che i pezzi sono in temperatura. A questo punto si appoggia il filo di lega stagno-argento-piombo nel punto di congiunzione tra tubo e raccordo. La fusione è immediata e la lega si distribuisce con rapidità tra i due pezzi raggiungendo anche la parte opposta al punto di appoggio.
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Fissaggio dei tubi in rame a parete

Per la realizzazione di un impianto idraulico a regola d’arte a volte si rendono necessarie sostituzioni o estensioni di tratti di tubo in rame.

impianto idraulico fai da te

I corretti posizionamento e fissaggio del tubo al muro si ottengono con fissatubi in acciaio che abbracciano saldamente il tubo grazie a due semicollari: uno è premuto dalla testa delle viti contro l’altro, dove le viti fanno presa nella loro sede filettata. Dalla stessa parte è fissata la vite di accoppiamento con il tassello ad espansione per un robusto aggancio al muro.
Si praticano i fori nel muro con un trapano dotato di limitatore di profondità e raccoglipolvere.
Si rimuove il residuo di polvere soffiando con aria compressa e si inseriscono i tasselli nei fori portandoli a filo con la superficie del muro, in modo che non sporgano all’esterno.
La conformazione del collarino a cerniera permette l’avvitamento a mano sino in fondo, senza utilizzare strumenti. Alla stretta finale si bada di lasciare la concavità orientata nella direzione di passaggio del tubo da bloccare.

Evitare danni ai tubi

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L’identificazione sicura di tubi sotto le piastrelle è possibile solo utilizzando rilevatori che avvertono la presenza di oggetti nascosti, che arrivano fino ad una profondità di rilevamento di 80 mm per l’acciaio e di 69 mm per il rame. L’apparecchio è in grado di riconoscere anche sottostrutture in legno, tondini metallici e cavi elettrici.
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per ripristinare almeno temporaneamente la funzionalità dell’impianto è necessario tamponare la perdita. Un buon metodo consiste nel fasciare il tubo sul foro con un pezzo di gomma telata e serrarlo con forza tramite fascette a vite.
in alternativa si può usare una resina bicomponente da amalgamare. La pasta va avvolta attorno al tubo ben asciutto in corrispondenza del foro, in modo da realizzare un anello continuo; dopo circa 15 minuti il prodotto diventa duro.

Tubi in acciaio zincato

Sono senz’altro i più difficili da lavorare per la realizzazione dell’impianto idraulico e richiedono anche la disponibilità di alcune attrezzature specializzate. I tubi in acciaio sono prodotti in diametri diversi che vanno dai 3/8 di pollice fino a diversi pollici. Per il collegamento di pezzi successivi è necessario procedere alla filettatura delle estremità in modo da potervi avvitare i giunti di collegamento.

I giunti sono prodotti in varie fogge (diritti, a T, a gomito, a quattro vie, ecc). In pratica le condutture in tubi d’acciaio si eseguono tagliando e filettando pezzi di tubo che vengono avvitati uno dopo l’altro per mezzo dei giunti. I tubi in acciaio possono correre nelle pareti, ma possono anche essere lasciati scoperti. Il fissaggio è realizzato con tasselli ad espansione dotati di testa a collare.

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Per filettare l’estremità di un tubo è necessario utilizzare un apposito apparecchio, la “filiera”, che è costituita da un cilindro entro il quale si inserisce una matrice dentata che viene fatta agire sull’estremità del tubo. Sono disponibili in commercio set di filiere con matrici di vari diametri: per un uso non professionale può andare bene una dotazione da 3/8” a 1”. 2: il cavalletto è un treppiede che sorregge una morsa la cui parte superiore è rovesciabile per meglio collocare il tubo che deve essere lavorato.

L’estremità da filettare deve essere tagliata perfettamente a 90 gradi rispetto all’asse del tubo e non avere sbavature. È anche utile praticare sull’estremità un invito conico per mezzo di una lima. Dopo aver bloccato il tubo da filettare ed aver applicato la filiera, la si ruota in senso orario in modo che i suoi denti scavino il filetto. Durante il lavoro si olia la filettatura che si sta formando. Quando la filettatura ha un’estensione di almeno 20 mm si può svitare la filiera e pulire il filetto con uno straccio per eliminare le bave.

Inserire una derivazione

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Per allacciare una tubazione derivata ad un tubo di acciaio zincato bisogna tagliare il tubo, inserire un raccordo a T e ripristinare la continuità del tubo. Si taglia il tubo asportandone un pezzo lungo quanto il giunto a T più 25-30 mm e si procede alla filettatura delle due estremità. Su una di queste va avvitato il giunto a T.

Per collegare il T con il rimanente tratto di tubo si utilizza la “vite doppia” composta di due parti: una va avvitata sul giunto a T, l’altra sul tubo e, quindi, per mezzo di una ghiera con guarnizione, i due pezzi del giunto vengono avvitati e stretti. Infine, a partire dalla bocca di svincolo del giunto a T, si avvita un altro tubo che prosegue verso il servizio da alimentare.

Accessori idraulici per il risparmio idrico

Il consumo idrico giornaliero pro-capite si aggira intorno ai 130/140 litri giornalieri e a ben vedere si tratta di un quantitativo enorme. Risulta quindi fondamentale utilizzare una gamma di prodotti, come quella proposta da Sodifer studiata per massimizzare il risparmio d’acqua fino al 50% facili da installare.

Sigillature col nastro di teflon

Dopo aver eseguito la filettatura si pulisce il filetto dall’olio e dai trucioli e lo si prepara coprendolo con il nastro di teflon che possiede ottime caratteristiche di inalterabilità.
impianto idraulico fai da te
Per favorire la presa del raccordo bisogna lasciare quasi scoperto il primo filetto, ma coprire abbondantemente gli altri.
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Il tratto di tubo nuovo deve essere tagliato ad una lunghezza tale da lasciare lo spazio per il giunto a bocchettone. I bocchettoni a innesto conico hanno bisogno di un’accurata pulizia delle superfici a contatto mentre i tipi a sedi piatte devono essere muniti di guarnizioni.
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Il montaggio si esegue serrando con una chiave la ghiera mentre con l’altra si tiene ferma la parte con il filetto esterno.

Sigillare con canapa e pasta

Per rendere stagna la giunzione filettata, si può utilizzare anche la canapa avvolgendola lungo la filettatura, procedendo in senso orario, fino a riempire quasi totalmente lo spazio fra i filetti.
Si stende con il dito, sulla canapa avvolta, la pasta per guarnire e si avvita il giunto, prima a mano, serrando successivamente con i giratubi. Una buona guarnizione, partendo dal margine esterno della filettatura, tende a ingrossarsi procedendo verso l’interno.

Migliorare la tenuta dei tubi

Per sigillare i raccordi filettati si possono impiegare anche le moderne guarnizioni liquide. Particolarmente indicate per sigillare filettature lasche di raccordi metallo/metallo, resistono alle dilatazioni termiche ed a temperature tra -55°C e +150°C. I prodotti sigillaraccordi si applicano facilmente grazie alle pratiche confezioni che permettono di utilizzare la giusta dose di sigillante; una volta richiuso si conserva fresco per successive applicazioni.

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alcune confezioni sono dotate di un sistema di erogazione a soffietto che consente di prelevare il prodotto con la semplice pressione.
altri prodotti sono in tubetto corredato di una chiavetta che permette di estrarre fino all’ultima goccia di sigillante.
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i raccordi trattati con le paste sigillanti possono essere successivamente smontati e sbloccati per altre applicazioni.
il sigillante multifilo, ricoperto con pasta inerte che non reagisce con i materiali con cui è a contatto, risulta facile e veloce da applicare.
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permette di riposizionare i raccordi e resiste fino a +130°C. Si applica avvolgendolo su filettature pulite in quantità proporzionale al diametro.

Consigli dell’esperto

Prima di smontare un raccordo, fotografare la disposizione dei componenti e segnare la posizione delle valvole evita molti errori durante il rimontaggio. È particolarmente utile sotto lavabi e lavelli, dove flessibili, scarichi ed elementi di intercettazione sono concentrati in poco spazio.

Una perdita da una filettatura non si risolve necessariamente stringendo con maggiore forza. Un serraggio eccessivo può deformare raccordi, guarnizioni e componenti plastici: se la connessione continua a perdere, è meglio smontarla e controllare filetto, guarnizione e sistema di tenuta.

Dopo qualsiasi intervento si riapre l’acqua gradualmente e si asciuga accuratamente la zona. Un foglio di carta assorbente passato attorno alla giunzione permette di individuare anche piccolissime tracce d’acqua che potrebbero sfuggire a un controllo visivo.

Quando si utilizza una fiamma per lavorare il rame, la sicurezza antincendio viene prima della rapidità del lavoro. Materiali combustibili, isolanti, mobili e parti nascoste dietro la parete devono essere valutati prima di accendere il cannello.

Controlli finali sull’impianto

Una volta ripristinata l’alimentazione bisogna controllare tutte le connessioni interessate dal lavoro, prima con l’acqua fredda e successivamente nelle normali condizioni di esercizio previste per il tratto.

Nei raccordi a vista bisogna verificare l’assenza di gocce, aloni e umidità. Nei giorni successivi è utile un secondo controllo: alcune perdite minime diventano visibili soltanto dopo diversi cicli di utilizzo.

Per gli scarichi si fa scorrere una quantità sufficiente di acqua verificando raccordi, sifone e collegamenti. Gorgoglii persistenti, svuotamento del sifone, scarico molto lento o cattivi odori richiedono ulteriori verifiche.

Su un impianto nuovo o modificato le verifiche e le prove necessarie alla conformità dell’intervento sono responsabilità dell’impresa installatrice nell’ambito previsto dalla normativa.

Quando chiamare un professionista

La realizzazione completa di un impianto, una nuova derivazione, lo spostamento dei punti acqua, la sostituzione di tratti importanti della distribuzione e gli interventi classificabili come trasformazione, ampliamento o manutenzione straordinaria devono essere valutati nel quadro del D.M. 37/2008 e affidati all’impresa abilitata quando ricadono nel suo campo di applicazione.

È opportuno fermarsi anche quando non è possibile individuare con certezza la valvola generale, quando la tubazione è fortemente corrosa, quando una perdita proviene da una parete o da un pavimento, oppure quando l’intervento interessa colonne condominiali e parti comuni.

Serve particolare cautela nei lavori che coinvolgono contemporaneamente acqua e impianti elettrici, apparecchi per la produzione di acqua calda o tubazioni del gas. Questi sistemi non devono essere modificati come estensione di un normale lavoro idraulico fai da te.

Domande frequenti su come fare un impianto idraulico fai da te

Si può realizzare un impianto idraulico fai da te?

Il fai da te è adatto soprattutto a piccole manutenzioni e sostituzioni accessibili. Installazione, trasformazione, ampliamento e manutenzione straordinaria degli impianti idrici rientrano invece negli interventi che il D.M. 37/2008 prevede siano affidati a imprese abilitate.

È meglio usare rame, multistrato o PP-R?

La scelta del tubo dipende dal progetto, dal percorso, dalle temperature, dalla tecnica di posa e dall’impianto esistente. PP-R richiede polifusione, il multistrato sistemi di raccordo specifici e il rame lavorazioni meccaniche o tecniche di giunzione adeguate.

Perché un raccordo filettato continua a perdere anche con il PTFE?

La perdita può dipendere da filetti danneggiati, raccordi incompatibili, montaggio fuori asse o applicazione errata del sigillante. Aumentare continuamente lo spessore del PTFE non corregge un difetto meccanico della connessione.

Come sapere se passa un tubo dell’acqua dentro una parete?

Si possono utilizzare rilevatori e consultare schemi o fotografie dell’impianto, ma nessuno strumento garantisce di individuare ogni tubazione, soprattutto quelle plastiche. Se la posizione non è certa, è preferibile evitare la foratura o far localizzare il percorso prima di procedere.


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Commenti

  1. mi è piaciuto leggere e vedere le varie tipologie dei lavori e anche dei vari atrezzi utilizati per i vari lavori

  2. Gentile Mastro idraulico, cortesemente vorrei sapere come si usa la molla che aiuta a piegare il tubo di rame per termosifone. Esternamente è 14 il tubo. Grazie Giovanni

    • La molla, di sezione idonea a entrare con precisione nel tubo, va lubrificata per farla entrare più facilmente (e soprattutto per poterla estrarre dopo la curvatura) per un tratto un po’ più lungo dello sviluppo della curvatura che si vuole imprimere al tubo, poi lo si può piegare anche attorno al ginocchio. La rigidità della molla impedisce che si verifichino schiacciamenti.
      Per estrarre la molla bisogna farla ruotare in senso orario, in modo che le spire tendano a chiudersi e, di conseguenza, si riduca di diametro.

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