Quella dei fardasé è una concreta filosofia della sostenibilità e del riciclo

Tratto da “Far da sé n.549 – Giugno/Luglio 2026″

Autore: Nicla de Carolis

Pare che il 24 maggio si celebrassero i 10 anni della Giornata mondiale del fai da te, iniziativa di ManoMano (e-commerce specializzato in bricolage e giardinaggio) dedicata a tutti coloro che amano il Fai da te. In realtà la cosa non è così nota, d’altra parte queste proclamazioni, inizialmente dedicate a ricorrenze veramente importanti, come il giorno della memoria, in ricordo dell’olocausto degli ebrei, oggi spuntano come i funghi, ogni giorno se ne scopre una.
L’obiettivo di questa giornata, recita ManoMano, è: “… promuovere la cultura della manualità… diffondere i benefici terapeutici del lavoro manuale… ma anche per dare nuova vita a strumenti progettati per durare nel tempo… quindi fare scelte sostenibili…”. Obiettivo nobile anche se, comprensibilmente, non primo rispetto a quello di incrementare le vendite, come è normale che sia per un’azienda commerciale.
La sostenibilità, quasi sempre, mal si concilia con chi deve vendere e produrre e deve cavalcare l’onda del consumismo per continuare a esistere: non che io abbia una ricetta per interrompere questo flusso sempre più potente, che ci ha trasformati da società di agricoltori a società di consumatori, martellati in ogni dove da messaggi che invitano a consumare di tutto, anche ciò di cui non si ha bisogno. Tantomeno sono una sostenitrice dell’utopistica decrescita felice, però mi fa piacere constatare il comportamento di una nicchia, assolutamente ininfluente con l’andamento del mondo, i fardasé, persone che prima di decidere di portare in discarica cercano di riparare e che comunque hanno l’occhio allenato a vedere ciò che può essere utilizzato per realizzare qualcos’altro. Tutto questo richiede competenze oltre che manualità: sapere come utilizzare motori di lavatrice, pulegge, rulli, ruote, lamiere e profilati metallici per realizzare macchine da lavoro come seghe e levigatrici. Ma richiede anche creatività per trasformare una bobina per cavi in una poltrona di design che nel giardino non passa inosservata. La filosofia pratica dei fardasé nasconde il vero desiderio di essere sostenibile consumando meno anche senza privarsi di nulla, eredità di una sana cultura contadina che, con la sua economia circolare, non produceva scarti.

Se si pensa alle isole di plastica Great Pacific Garbage Patch dell’oceano Pacifico o alle concentrazioni di rifiuti a cielo aperto in diverse aree dell’Asia e dell’Africa, la minuscola realtà dei
fardasé è una goccia in mezzo al mare, non risolutiva: questo incontestabile dato di fatto, però, non ci impedisce di godere dei bei progetti nel dossier di questo numero, creazioni concrete a base di sostenibilità e riciclo.

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