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Il liberatorio Squatty Potty

Tratto da “Far da sé n.493 – Aprile 2019″

Autore: Nicla de Carolis

L’originalità e la fantasia dei progetti che riceviamo in redazione è senza dubbio stupefacente e ci arricchisce mese dopo mese di informazioni curiose. Su questo numero da pagina 34 troviamo un marchingegno per fare le “nevole” di Ortona, nessuno di noi sapeva cosa fossero: una specialità della città abruzzese, cialde fatte con mosto d’uva, farina, olio e aromi che hanno origine addirittura nel XIII secolo. L’infaticabile nostro lettore/redattore Sergio Mosca ha restaurato questi ferri che servono per pressare e far cuocere sulla fiamma la pasta imprimendole decori e simboli grafici con particolari significati. E poi ci torna in mente l’abilità di Giuseppe Trentin che ha costruito una zampogna, lo strumento musicale diffuso tra i pastori, partendo da una camera d’aria di un camion, anziché dalla pelle di pecora, più altri pezzi di recupero. E Hans Rademaker, che si è costruito una libreria a forma di cassa da morto, niente di triste, semmai qualcosa di scaramantico per sdrammatizzare “l’evento finale”. Sempre per rimanere su un argomento democratico e inevitabile come la morte, passerei a parlare della cacca per suggerirvi, io questa volta, la costruzione di un oggetto di sicura utilità e forse una novità per molti di voi. Gli Americani hanno scoperto che la miglior posizione per fare la cacca è con le ginocchia che salgono un pelo sopra l’altezza dei fianchi, nella posizione ginnica detta “squat”, il colon si distende perfettamente e le feci trovano un percorso senza ostacoli, dall’intestino al water. Avevo già letto questa informazione, basata su diversi studi medici, sul best seller (si vede che l’argomento è di interesse per molte persone) “L’intestino felice” di Giulia Enders: la provata teoria è che il modo migliore per espletare questa funzione tanto importante è copiare gli animali. Per soddisfare l’esigenza di assumere la posizione giusta da seduti, negli Stati Uniti si è molto diffuso lo Squatty Potty (traduzione letterale: vasino/posizione squat), un semplice sgabellino in plastica bianca, alto 18 centimetri che si può comprare on line, intorno ai 30 euro, su cui appoggiare i piedi mentre si è impegnati nell’atto dell’evacuazione e che ha una curvatura che permette di incastrarlo perfettamente alla base del water. Molto incisivo lo spot pubblicitario che ha spopolato in America per promuovere la vendita dell’oggetto, visibile al seguente link: www.youtube.com/watch?v=igoPME9Ik8M E qui arriviamo alla parte che riguarda la nostra materia: su internet oltre allo sgabellino in plastica ce n’è uno in legno, molto più bello, che costa ben 99 euro. Per un far da sé è una bazzeccola realizzarlo con qualche avanzo di lavorazione: apprezzato in famiglia, si distinguerà nel vostro bagno per originalità ed estetica.

NanoBlade di Bosch, tecnologia prima al mondo | Recensione completa

Ora la famiglia NanoBlade è più completa, integrata dal modello AdvancedCut 18

La gamma NanoBlade di Bosch si espande e passa da 3 a 4 modelli per coprire tutte le esigenze di taglio: le macchine alimentate a batteria diventano 2 come sono quelle alimentate da rete elettrica 220 V.

Per chi non conoscesse ancora il sistema NanoBlade, spieghiamo che si tratta di un’innovativa tecnologia di taglio, simile concettualmente a quella di una sega a catena: l’elemento attivo o tagliente, infatti, scorre in modo continuo guidato da una barra rigida, esattamente come nelle motoseghe, ma il tutto è miniaturizzato e azionato da un motore elettrico analogo a quello di un qualsiasi elettroutensile da laboratorio.

L’allargamento della gamma NanoBlade cordless, prima rappresentata dal solo EasyCut 12, vede entrare a catalogo il nuovo modello AdvancedCut 18, sempre molto compatto e leggero, ma dotato di maggiori potenzialità: l’alimentazione con batteria al litio passa a 18 V – 2,5 Ah e, cosa importante, rientra anch’esso nella famiglia Power for ALL, potendo così condividere le batterie con una vasta gamma di elettroutensili. Altra particolarità è l’innovativo motore brushless (senza spazzole), molto performante e parco nel consumo di energia.

Il modello di punta alimentato a filo resta invece ­l’AdvancedCut 50, analogo come potenza e capacità di taglio all’EasyCut 50, cui aggiunge però la possibilità di effettuare tagli obliqui, la preselezione della velocità di scorrimento della lama e una maggiore dotazione che include 2 limitatori per ridurre la profondità di taglio.

Ma andiamo a scoprire quali sono le peculiarità del sistema di taglio NanoBlade. La prima cosa che si rileva è la somiglianza degli elettroutensili a filo con un comune seghetto alternativo; in questo caso, però, si ha una barra fissa, con estensione sino a un massimo di 65 mm, attorno alla quale scorre la microcatena. L’insieme tagliente e barra risulta molto sottile, cosa che permette tagli precisi, mentre l’estensione consente di tagliare legno, derivati e materiali plastici di spessori decisamente importanti.

L’attacco SDS semplifica il cambio della lama: basta aprire lo sportello, sganciare/agganciare la barra e richiuderlo; la lama si tende da sola nella maniera corretta.

Rispetto alla sega a catena, la tecnologia NanoBlade rende superflua l’oliatura e l’affilatura della lama, eliminando quindi ogni necessità di manutenzione. La rotondità del tagliente in punta, permette tagli dal pieno semplici e sicuri in un’unica operazione, senza bisogno di preforare; questa operazione risulta molto complicata se affrontata con un seghetto alternativo.

L’avvio facilmente gestibile con il pulsante e la preselezione della velocità massima offrono un inizio taglio dolce e una modalità appropriata in base al materiale in lavorazione. La visuale resta ottimale sulla linea di taglio, grazie al sistema CutControl.

Barra ed elemento attivo
Barra ed elemento attivo di taglio sono un insieme non divisibile; la sostituzione è semplice e molto rapida.
Il particolare sistema di funzionamento garantisce l’assenza di vibrazioni nelle lavorazioni. Per il taglio dal pieno (per esempio: attacco nel mezzo di una tavola) è sufficiente appoggiare la parte posteriore della piastra, poi affondare la punta della lama nel pezzo in lavorazione.

Taglio a spingere e a tirare

  1. Due modelli a “spingere”

    I due modelli a 220 V si usano “a spingere”, perché il tagliente corre verso la piastra sul lato anteriore della barra.nanoblade

  2. Due modelli a “tirare”

    Nei due modelli a batteria il tagliente va verso la piastra sul lato posteriore, quindi, si guidano “a tirare”.bosch nanobalde

  3. Tagli vicino alla parete

    Il posizionamento laterale della barra permette di effettuare tagli anche vicino alla parete.nanoblade

  4. Taglio dei rami

    La rotazione del tagliente, nei modelli a batteria, facilita anche le operazioni di potatura e taglio rami di diametro sino a 65 mm.potatura nanoblade

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Innovative protezioni plastiche

In dotazione con tutti i modelli c’è una cuffia da applicare alla barra per proteggere e rendere inoffensivo il tagliente quando si ripone l’utensile.
Nei modelli EasyCut e AdvancedCut 50 sono inclusi anche altri aggiuntivi specifici: una è la protezione antischegge che si applica alla piastra d’appoggio e va a chiudere lo spazio attorno alla barra.
La seconda è un convogliatore da applicare rimuovendo la protezione antischegge; il suo ruolo è quello di favorire la raccolta dei trucioli e si utilizza soprattutto quando l’elettroutensile viene collegato a un aspiratore con il tubo flessibile.

Con l’AdvancedCut 50 sono inclusi anche i 2 limitatori di profondità, di misure diverse e utilizzabili anche insieme, che permettono il taglio ad altezza calibrata, per esempio per fare scanalature.

Nanoblade: le 4 versioni

easycut 12
EasyCut 12 è alimentato da una batteria al litio da 12 V 2,5 Ah, taglia il legno sino a 65 mm di spessore e pesa 0,9 kg. Costa euro 149,95 la versione Set, euro 99,95 il solo corpo macchina.
advancedcut 18
AdvancedCut 18 è alimentato da una batteria al litio da 18 V 2,5 Ah e pesa 1,1 kg. Costa euro 219,95 nella versione Set, euro 159,95 il solo corpo macchina.
easycut 50
EasyCut 50 esegue tagli in profondità fino a 50 mm nel legno, fino a 30 mm nei materiali plastici; ha una potenza nominale di 500 W. Costa euro 99,95.
advancedcut 50
AdvancedCut 50 offre in più la possibilità di taglio obliquo 0-45°, la preselezione della velocità massima della lama e 2 limitatori di taglio. Costa euro 149,95.

Come crimpare un cavo ethernet | Guida illustrata passo-passo nel dettaglio

Guida passo-passo per crimpare un cavo ethernet senza preoccupazioni

cappellotti ethernetIn questo articolo si affrontano i passaggi corretti per crimpare un cavo ethernet (a volte scritto erroneamente cavo eternet o più comunemente chiamato cavo rete) seguendo i giusti passaggi. Quando si dispone di più computer, è molto utile connetterli insieme tramite una rete locale per trasferire file e condividere risorse come Internet, stampanti, dischi esterni ecc. e in tal caso crimpare rj45 sarà piuttosto lungo

Una rete locale può essere distribuita via cavo ethernet tramite una serie di conduttori che raggiungono ogni dispositivo. Questi sono costituiti da un fascio di conduttori singoli, isolati con guaine di diverso colore che terminano in uno speciale connettore che si inserisce nel PC o nella periferica da gestire. Per collegare questi connettori si usa la pinza crimpatrice, che li fissa stabilmente creando un efficiente contatto elettrico per la trasmissione dei segnali.

Cosa serve per il cablaggio cavo ethernet:

  • Cavo rete lan per computer tipo Ethernet
  • Forbici da elettricista
  • Pinza ethernet crimpatrice
  • Connettore ethernet
  • prolunga cavo ethernet

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Come crimpare un cavo ethernet passo-passo

crimpare cavo ethernet

  1. Per realizzare collegamenti rj45 incidiamo molto delicatamente la guaina del cavo di rete, in modo da asportarne una porzione di circa 3 cm e portare in evidenza i fili interni. Facciamo attenzione a non danneggiarli.
  2. Rimossa la guaina, si hanno quattro coppie di fili avvolti su se stessi a due a due e di colore diverso. Svolgiamo le coppie di fili in modo da avere otto fili separati, eventualmente spuntiamo i terminali.
  3. Tenendo i fili stretti tra due dita li appiattiamo in modo che stiano ben affiancati tra di loro. Poi li tagliamo in modo da averli tutti della stessa lunghezza. Il taglio deve essere netto e senza sfilacciature.
  4. Inseriamo i fili nel connettore (rispettando la configurazione riportata successivamente) tenendoli sempre allineati. Il connettore deve avere la linguetta in basso. La guaina isolante deve toccare il bordo.
  5. Inseriamo il connettore nella pinza crimpatrice e, stringendo la pinza con due mani, crimpiamo il connettore in modo da fermare i fili. La pinza non dovrebbe aprirsi se non si è giunti fino in fondo.

Cablaggio cavi di rete

configurazione cablaggio ethernet
schema cavo di rete – rj45 schema

  1. Così è la giusta configurazione per il cablaggio del connettore lan di entrambi i connettori di un cavo di rete. Tenendo il connettore nella posizione indicata e con i fili che entrano dal basso, l’aletta si trova dietro.
  2. Qui è raffigurata la giusta configurazione per i connettori di un cavo incrociato.
  3. Il cavo incrociato (crossover) si usa quando si devono connettere, direttamente tra loro due computer senza usare hub o switch.

Colorazione cavo lan (colori rj45)

Eccolo schema cavo rete:

accoppiamento colore ethernet

Biscotti segnaposto | Guida illustrata alla realizzazione

Biscotti segnaposto, composizioni originali rifinite con appositi strumenti per il “craft”

Realizzare biscotti segnaposto è un’idea originale per abbellire la mise en place della tavola in occasione di feste, compleanni e matrimoni. Questi dolcetti segnaposto sono semplici da realizzare: bastano un po’ di canestrelli e alcuni elementi decorativi per renderli più graziosi.

A seguire tutti i dettagli per realizzare questi dolci segnaposto.

Strumenti specifici per il “craft”

Il particolare taglierino per sagome permette di ritagliare da un supporto di carta o cartoncino forme di varia sagomatura. Si usa con una vasta gamma di maschere di taglio (che permettono di tagliare in modo facile e preciso) oppure a mano libera.

Le perforatrici a pinza aggiungono un tocco delicato alle creazioni. Con questo strumento si possono perforare carta, cartone, pelle e anche sottili fogli metallici.

Una vaschetta incorporata raccoglie la forma fustellata che può essere riutilizzata come decorazione. Ad ogni colore delle impugnature corrisponde una specifica decorazione per una facile identificazione dei motivi.

Le forbici “Paper Edgers” permettono di realizzare tagli creativi su carta, feltro, gommapiuma, pelle fine e molto altro. Le lame sono sagomate in modo da incidere la carta con differenti motivi decorativi (a seconda del modello) e hanno una forma allungata che permette tagli ampi e precisi.

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  • Perforatore a pinza per per fare cerchi di medie dimensioni per creare coriandoli o...
Nastro di organza lucida, un arcobaleno di colori...
  • Dimensioni (circa): lunghezza 45 m, larghezza 10 mm.

Biscotti segnaposto – Realizzazione illustrata

Occorrente: cartoncino rigido; taglierino per sagome; maschere per taglio decorativo; forbici; forbici Paper Edgers; perforatrice a pinza; canestrelli; nastro colorato.

Adagiare sul cartoncino la maschera per taglio decorativo.

Seguendo i contorni della forma prescelta, ritagliarla utilizzando l’apposito taglierino.

Decorare un’estremità della porzione di cartoncino rigido ottenuta utilizzando le forbici apposite per un taglio creativo e personalizzato.

Con la perforatrice a pinza realizzare un’apertura (in questo caso una farfallina) all’estremità del cartoncino ritagliato, per il passaggio del nastro colorato.

biscotti segnaposto matrimonio

biscotti segnaposto per matrimonio
Passare più volte il nastro colorato attorno al canestrello, sfruttando il suo foro centrale.

Scopri altri oggetti decorativi per la tavola.

Separè fai da te | Come realizzarlo con rami colorati

Un separè fai da te realizzato con materiali semplici che conferisce alla casa un aspetto allegro e colorato

Gli ambienti più grandi della casa possono essere intelligentemente suddivisi in aree di differente impiego con la creazione di separè fai da te leggeri che, pur creando spazi differenziati, mantengono inalterata l’ariosità e la piacevolezza propria dei locali di maggiore dimensione. Le separazioni, infatti, non devono arrivare al soffitto per conservare il senso originario di spazio.

In genere non servono materiali o mezzi particolari: anzi, un intelligente riuso di materiali “poveri” è la base delle realizzazioni più intelligenti e di maggiore effetto.

 

separè fai da te

Questo divisorio elastico e flessuoso, con rami colorati che oscillano al passaggio delle persone, è costituito da una base formata da due listelli affiancati che bloccano, al loro interno, una serie di rami colorati (questi si acquistano in fasci già pronti). I rami sono fissati in posizione con robuste graffe, mentre la stabilità dell’insieme è assicurata da un piede trapezoidale fissato ad un’estremità dei due listelli paralleli.

Occorrente

  • Un fascio di rami colorati (circa euro 12);
  • due listelli da 1200x80x30 mm;
  • un listello da 300x80x30 mm;
  • 6 viti a testa svasata da 6×50 mm;
  • collante per legno;
  • finitura per legno a effetto cera.

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Separè fai da te – Realizzazione illustrata

I rami colorati vanno fissati con la graffatrice al listello di base, accostandoli strettamente uno all’altro.

Fissati in questo modo i rami possono vibrare e incurvarsi alle punte senza nessun rischio di allentamento.

Si prosegue nel fissaggio mantenendo le basi su una linea di riferimento, fino a completare il listello.

Il bloccaggio definitivo dell’insieme si effettua applicando il secondo listello sulla fila di rami graffettati.

Si prepara il piede tagliando un trapezio di legno con la sega a pettine e la cassetta per tagli angolati.

Il piede va collegato di testa ai due listelli di base inserendo due lunghe viti autofilettanti.

Per rinforzare e stabilizzare i rami graffettati e bloccati dai due listelli di base, si applica un ricco cordone di adesivo per legno dalla parte inferiore del sostegno.

separè fai da te
L’ultima finitura consiste nello stendere un paio di mani di vernice trasparente sui due listelli di base e sul piede che li stabilizza.

Scopri come realizzare un separè in legno.

Taglierina elettrica ad acqua Montolit | Recensione completa

La taglierina elettrica ad acqua di Montolit taglia materiali ceramici e lapidei sino a 35 mm di spessore, in totale assenza di polvere

Dimensioni e peso contenuti, a tutto vantaggio della trasportabilità e della facile collocazione su qualsiasi superficie piana, sono due caratteristiche non certo secondarie della taglierina elettrica per piastrelle F2 di Montolit.

La macchina funziona con un disco diamantato di diametro 180 mm, che lavora a umido e permette il taglio senza produzione di polvere di piastrelle e materiali lapidei spessi sino a 35 mm. Il motore elettrico assorbe una potenza di 450 W e ha un regime a vuoto di 2800 giri/min; il basamento è in ABS antiurto, mentre il pianetto di taglio è in acciaio inox.

Lavorando ad acqua, il disco diamantato di alta qualità subisce un consumo minimo di diamante e affronta senza difficoltà il taglio anche di materiali particolarmente duri.

Grazie al pianetto inclinabile sino a 45°, alla guida parallela e alla guida angolare può eseguire tagli diritti e obliqui da 0° a ±45° e jolly (inclinati da 0° a 45°). Prezzo consigliato euro 241,00.

Maggiori informazioni: Montolit.

Tagli diversi e accessori per usarla

Due le guide in dotazione: quella parallela si aggancia al pianetto e usufruisce della scala millimetrata stampata sull’acciaio; quella angolare scorre sulla precedente.

Esempio di taglio obliquo con l’ausilio della guida angolare.

Esempio di taglio eseguito inclinando il pianetto per realizzare un pezzo jolly.

Semplice e rapido l’accesso alla lama per la sostituzione.

Impianto domotico per la casa | Panoramica delle caratteristiche

Analisi delle caratteristiche peculiari di un impianto domotico

La domotica è la disciplina che fornisce soluzioni tecnologiche per aiutare a vivere meglio nella casa o nell’ambiente di lavoro. Il riscaldamento che si accende prima del rientro, le luci che si spengono in tutta la casa o l’ufficio contemporaneamente all’inserimento dell’antifurto, la temperatura che si abbassa di qualche grado per evitare inutili sprechi, sono solo alcuni esempi di ciò che può offrire un impianto domotico.

I fronti su cui lavora sono molteplici: dal risparmio energetico, soprattutto per abitazioni ed edifici dove i consumi energetici incidono in maniera considerevole, all’abitabilità della casa, ad operazioni manuali quotidiane automatizzate, al controllo totale in remoto della propria abitazione.

Per una casa più agevole

L’obiettivo della domotica non è solo quello di agevolare la persona, ma è anche quello di farlo a costi relativamente contenuti, affinché tutti possano beneficiarne.

Questo fattore risulta determinante: i dispositivi che semplificano la vita e fanno anche risparmiare sulle bollette non devono comportare un costo esorbitante, altrimenti sarebbero poco attrattivi, riservati alle persone amanti della tecnologia e con disponibilità economiche superiori alla media.

Impianto domotico – Sintesi concettuale

schema
Un videoterminale consente la gestione dell’impianto domotico e dei dispositivi installati nell’abitazione. Tramite software è possibile impostare nuove funzioni e numerosi altri servizi che possono essere gestiti e controllati direttamente dall’unità centrale oppure in remoto, avvalendosi del cellulare o di un computer.

Le principali funzioni

funzioni
  1. Attivare e regolare l’intensità dei dispositivi d’illuminazione. Si possono accendere e spegnere luci a zone, impostarne l’accensione al passaggio e creare scenari luminosi.
  2. Controllo di tapparelle/persiane. Chiusura ed apertura possono avvenire singolarmente o in modo simultaneo ad orari prestabiliti, tramite sensori per pioggia e vento.
  3. Ventilazione. In caso di fumi, aria viziata, condizioni impostate di umidità e temperatura, la ventilazione controllata dall’impianto domotico può garantire automaticamente un corretto ricambio d’aria.
  4. Elettrodomestici. È possibile programmarne la disattivazione secondo una sequenza prestabilita in caso di assorbimento eccessivo, per evitare situazioni di black-out.
  5. Temperatura. In ogni zona dell’abitazione è possibile mantenere determinate condizioni, suddivise per fasce orarie, combinando anche la chiusura delle tende o degli scuri.
  6. Sicurezza. Zone interne ed esterne dell’abitazione sono monitorate da telecamere di sorveglianza collegate a sistemi anti-intrusione e rilevatori di movimento, pronti ad intervenire tramite dissuasione.
  7. Irrigazione. Può essere interfacciata con una stazione meteo per sospendere le innaffiature programmate in caso di precipitazioni anche se ci si trova in viaggio.
  8. Musica. Attraverso scenari può essere associata al risveglio o all’apertura della porta d’ingresso, ascoltata solo in alcune stanze, con scelta dei brani in base all’intensità luminosa.
  9. Protezione. I rivelatori di fughe di gas, di allagamento, di presenza di fumo, incendio ed altri sensori sono collegati al sistema di allarme ed in caso di anomalie intervengono.

Impianto domotico via cavo

impianto via cavo

I componenti dell’impianto domotico (differenti da quelli dell’impianto elettrico) sono collegati fisicamente per mezzo di un cavo, denominato “bus”, attraverso il quale avviene un continuo scambio di dati. Praticamente succede lo stesso in un normale impianto elettrico (si preme l’interruttore, si spegne la luce), con la differenza che qui il sistema viene “messo al corrente” del fatto appena avvenuto.

Le informazioni scambiate possono essere di stato (temperatura, movimento) o generate da un comando (accensione luci, movimento tapparelle) che ogni singolo componente “attiva” o “legge”. Tutti i dispositivi devono essere configurati secondo diverse procedure e l’intero impianto può essere gestito da un’apparecchiatura di controllo, costituita da un PC da incasso o da appoggio.

In questi impianti una singola linea non può superare una determinata lunghezza (comunque intorno ai 1000 metri) e può supportare un numero massimo di dispositivi; è comunque possibile affiancare più linee, ciascuna collegata ad un proprio alimentatore.

Impianto domotico senza fili

impianto domotico senza fili

Il vantaggio della tecnologia wireless è che non occorre intervenire sulla muratura per far passare cavi, con riduzione dei disagi, dei tempi e dei costi nelle opere murarie, tuttavia ci sono maggiori oneri per l’acquisto delle apparecchiature.

Altro beneficio del wireless: in caso di trasloco l’impianto si smonta e si rimonta senza interventi particolari. Per contro, con gli impianti domotici via cavo si ha la certezza del dialogo tra le apparecchiature, mentre negli impianti senza fili non si può escludere totalmente la possibilità di disturbi delle onde radio.

Impianto misto

impianto misto

Può essere presa in considerazione, ed in molti casi è consigliata, la possibilità di un impianto domotico che utilizzi sia la tecnologia a fili, sia quella wireless. Si può quindi realizzare un impianto via cavo meno dettagliato senza preoccuparsi troppo di eventuali variazioni future, in quanto sarà possibile integrarlo con un sistema ad onde radio. Questo già avviene nei casi in cui si dispone di comandi singoli per le tapparelle, centralizzabili con apparecchi radio, o per installare dimmer che permettano di variare l’intensità delle luci con comandi remoti.

Per maggiori informazioni visita il sito Bticino

Banco bar fai da te con spillatore | Guida alla realizzazione

Un banco bar fai da te con tanto di kit per la spillatura della birra

Di linea essenziale, questo banco bar fai da te si presenta come una vetrinetta a tre corpi ed è studiato per trasformarsi, nel giro di pochi secondi, in una penisola attorno alla quale accogliere parenti ed amici per un brindisi o per un aperitivo a base di noccioline e salatini.

Mentre la parte fissa viene descritta in ogni suo particolare, per quella mobile, centrale, ci limitiamo a descriverne la struttura, lasciando ai lettori di stabilire come attrezzarla (ripiani, divisioni verticali, cassetti per sfruttarla in modo pratico).

La parte fissa è costituita da due vetrinette larghe e profonde poco più di 35 centimetri (le misure esposte nell’elenco dei materiali sono solo indicative e dipendono dall’eventuale spazio disponibile sulla parete), collegate a tergo da un robusto schienale e superiormente da un ripiano che regge un pannello a ribalta.

Lo schienale è avvitato dentro una battuta aperta nello spessore delle pareti esterne delle vetrine; il ripiano, chiuso fra le loro pareti interne, si fissa con quattro giunzioni ad angolo. Il pannello a ribalta è articolato su quello fisso con cerniere a biscotto.

Dentro le vetrine sono montati faretti alogeni a bassa tensione i cui trasformatori trovano posto sotto il ripiano di base. Tenendo conto di quanto detto in precedenza, questa parte è un semplice cassone montato su rotelle e munito di uno sportello anteriore. Le due pareti sono collegate in basso da due ripiani di truciolare bilaminato e in alto da due traverse.

Il mobile è tutto giocato sul contrasto fra il bianco delle pareti ed il color legno del tetto, degli zoccolini e dei listelli, rifilature delle tavole di lamellare utilizzate per gli altri pezzi, che coprono i bordi a vista. Il mobile, oltre alla precisione dei tagli a squadra, richiede alcuni tagli bisellati, la smussatura delle bordature e mezza dozzina di tagli curvi.

Per completare l’angolo bar, è possibile installare un kit per la spillatura all’interno di un frigorifero, modificato adeguatamente. Si tratta di praticare il foro sul top del frigorifero per installare l’erogatore e a questo proposito occorre verificare che non corrano serpentine nella parte superiore ad impedire la foratura.

Il resto del lavoro non è complicato, in quanto si trovano senza difficoltà gli accessori per realizzare un impianto di spillatura. Si tratta di scegliere marca e tipo di birra e, in base all’attacco sul fusto utilizzato dalla casa produttice, scegliere di conseguenza lo spillatore appropriato.

Il frigorifero va rivestito con gli stessi pannelli utilizzati per gli altri mobili, garantendo l’aerazione nella parte superiore come illustrato nel precedente servizio. Sul top va prevista una vaschetta per la raccolta della schiuma eventualmente fuoriuscita durante la spillatura; questa deve essere rimovibile per la pulizia e avere un coperchio traforato come base d’appoggio.

Il materiale ideale allo scopo è l’acciaio inox, ma anche l’alluminio può andar bene, l’importante è che non ci possano essere fenomeni di ossidazione. La saldatura di questi materiali è piuttosto difficoltosa, pertanto per sigillare le giunzioni si può utilizzare uno stucco metallico; occorre poi uno spessore di 0,8-1 mm per evitare che il coperchio ceda sotto il peso dei boccali o, quantomeno, realizzare un paio di nervature di rinforzo nella parte centrale.

L’erogatore può essere scelto tra i vari modelli disponibili a giraffa, a colonnina o a cobra e l’anidride carbonica utilizzata dev’essere per uso alimentare.

Di seguito la guida illustrata su come costruire un bancone bar fai da te.

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Banco bar fai da te – Realizzazione illustrata

Il mobile

Occorrente:

  • Per le vetrine (misure in mm): Truciolare bilaminato da 19: 2 pareti interne 1085×382; 2 esterne 965×400; 2 tetti e 2 basi 361×363; 1 retro 1434×1085. Lamellare da 18: 2 zoccolini frontali 390×120; 2 laterali 370×120; 2 tetti 500×550; 2 bordature anteriori 500×14; 2 laterali 45×400. Listello sezione 30×30: 2 attacchi zoccolino da 370; 2 da 350. Mezzo cristallo o vetro armato da 6: 2 antine 922×354; 6 ripiani 360×350. 4 cerniere per antine di vetro; 2 pomelli; 4 giunzioni a squadra; 4 faretti alogeni ad incasso con trasformatori; interruttori e cavi
  • Per la parte centrale (misure in mm): Truciolare bilaminato da 19: 2 pareti 1055×582; tetto e base 605×582; 1 porta 1015×636. Lamellare da 18: 1 frontalino anteriore 643 x38; 1 posteriore alto 643×100; 1 basso 605×195; 1 ripiano superiore 647×670. Lamellare da 27: 1 piano mobile 647×670. 2 rotelle fisse; 2 rotelle piroettanti (attacchi a piastra); 2 cerniere a biscotto; 2 cerniere a libro; 2 impugnature per il piano mobile; 1 pomello per la porta. Bordo legno termoadesivo largo 22; tasselli piatti; colla vinilica; colla per vetro; viti (a numero e misura); bordature sezione 18×19 ricavate dagli scarti di taglio delle tavole di lamellare
  • Eventuali, secondo l’uso della parte mobile (misure in mm): 1 fondo di masonite laccata 1035x 656; 2 o più ripiani lamellare o multistrato 18x605x582 con reggipiano; 3 griglie di aerazione di circa 80×500

listelli
I listelli che coprono i bordi a vista delle pareti sono semplicemente incollati e tenuti in sede con nastri adesivi o strettoi di lunghezza opportuna.

I bordi dei ripiani interni, dei tetti e delle basi, invece, si rivestono con nastro termoadesivo bianco. Per garantire una perfetta adesione, il truciolare va accuratamente levigato con carta 120 montata su un listello che garantisca la planarità e la squadratura.

Per il montaggio dei ripiani di mezzo cristallo occorre aprire nelle facce interne delle pareti contrapposte le file di fori per i reggipiano. In mancanza dello specifico attrezzo con interasse di 32 mm si possono usare o una striscia di masonite forata (per pannello portattrezzi o simili) o una larga cerniera a nastro.

I listelli di bordatura delle pareti vengono smussati, sui lati interni, con una fresa a 45° o a mezzo toro, sia per estetica sia per facilitare il movimento delle ante di vetro.

Una delle due pareti esterne anteriormente bordata dal listello smussato. Il lato opposto è aperto dalla battuta in cui incastrare il fondo. Sulla parete, già aperta dalle scanalature per i tasselli piatti, è poggiato uno dei due tetti da incastrare ed incollare.

Il ripiano centrale che unisce le due vetrinette vi si fissa con attacchi a squadra di tipo smontabile disponibili in molti modelli (qui un tipo ad incasso con foro da 35 mm).

Montati, con i tasselli piatti e la colla, il tetto e la base fra le pareti si mette il mobile in pressa fino alla completa presa della colla.

Nell’angolo inferiore ed anteriore delle pareti interne va aperto uno scarico di 56×120 mm per l’alloggiamento dello zoccolino.

Gli zoccolini che chiudono frontalmente ed esternamente la base delle vetrine si fissano con listelli (o piastrine metalliche o altro) sotto le loro basi. Lo zoccolino rientra frontalmente di 28 e lateralmente di 18 mm. Chiaramente visibili la battuta di incastro del retro e le file di fori per i reggi-piano.

Sulle due vetrinette abbiamo un piano col bordo anteriore sagomato con una curva; questa porta la larghezza da 550 mm sul lato interno a 405 mm su quello esterno e si pareggia col ripiano a ribalta incernierato a quello di unione.

Sotto il piano si incollano due cornici di identica sagoma e di identico spessore, larghe 45 mm (curva quella frontale, diritta quella laterale) che, a mobile chiuso, si allineano col piano fisso di unione.

Il piano a ribalta si articola a quello fisso con una coppia di cerniere a biscotto, chiamate anche “da macchina per cucire” incassate a filo piano per non creare spessore a ribalta chiusa. Queste cerniere hanno un minimo impatto visivo.

Sotto il ripiano inferiore della parte mobile si avvitano quattro rotelle con attacco a piastra, piroettanti quelle anteriori (curare che girando non tocchino l’interno delle pareti), fisse quelle posteriori. Occorrono viti Ø 3,5×16 mm.

L’illuminazione interna mette in risalto la cristalleria o le ceramiche presenti dentro le vetrine.

L’illuminazione è costituita da due faretti alogeni a bassa tensione con il relativo cablaggio ed il trasformatore.

I faretti si incassano nel tetto in fori aperti con una sega a tazza (meglio se montata su un trapano a colonna o con una guida a tuffo). Dai fori parte una scanalatura per il passaggio dei cavi che poi vengono fissati a tergo dello schienale. Il trasformatore viene montato sotto la base di una delle due vetrine.

L’armadietto scorrevole può essere usato sia come cantinetta, usando portabottiglie, sia come alloggiamento per ospitare un frigorifero che tenga in fresco lattine e bottiglie per gli ospiti, o un fusto di birra da collegare alla spillatrice.

Banco bar fai da te
Banco bar fai da te

Attrezzare il frigo

Occorrente

Per attrezzare il banco bar fai da te con una spillatrice e birra sempre fresca servono:

  • fusto di birra in acciaio;
  • bombola per CO2 di tipo alimentare e relativo riduttore di pressione;
  • rubinetto per spillatura con innesti in base al tipo di fusto scelto;
  • tubo;
  • fascette;
  • raccordi;
  • dispenser completo di colonna, raccordi e tubo;
  • frigorifero di piccole dimensioni, sottobase, senza comparto congelatore;

Il frigorifero da utilizzare è del tipo sottobase, magari predisposto per l’incasso, da completare con il rivestimento esterno nello stesso stile utilizzato per gli altri componenti del mobile tuttofare. Per evitare complicazioni conviene sceglierne uno senza comparto congelatore.

Il dispenser va inserito nel foro praticato sul top interponendo una rondella e una guarnizione o-ring a corredo; in dotazione anche un’ampia rondella che, pressata da un dado filettato inserito da sotto, provvede ad un saldo bloccaggio dell’erogatore.

Tra i sistemi di aggancio più pratici per lo spillatore ci sono quello a scivolo (nella foto), a triangolo o a baionetta. Ad esso vanno collegati la bombola di anidride carbonica ed il dispenser. Quanto ai raccordi, devono essere idonei all’erogazione di bevande, tipo quelli John Guest ad innesto rapido.

Il taglio con la roditrice lascia i bordi privi di deformazioni su lamiere spesse fino ad 1 mm.

Bloccata lungo la linea di piegatura, si batte la lamiera interponendo un pezzo di scarto.

Con stucco metallico bicomponente si uniscono e sigillano i lembi nei quattro angoli.

Il coperchio di lamiera forata va tagliato e piegato in modo che si inserisca dentro alla base.

Fermaporta fai da te | Tutti i passaggi illustrati

La porta che sbatte contro la parete o un mobile, va fermata con un morbido fermaporta fai da te di contrasto come il naso di questo maialino di legno, bloccato al pavimento

Esistono in commercio i fermaporta a palla che si fissano a pavimento con un tassello ad espansione. Noi vogliamo creare un fermaporta fai da te per personalizzare ed abbellire questo umile accessorio con un’elaborazione estetica che ne renda più piacevole la presenza. Per realizzare il fermaporta fai da te utilizziamo una sfera tornita in legno di faggio, che si trova facilmente nel reparto legno dei centri di bricolage, e la facciamo diventare il corpo di un simpatico “maialino”. La trasformazione si realizza con occhi, codino e naso realizzati con ritagli in gommapiuma di tipo denso (leggi qui per sapere come tagliare e sagomare la gommapiuma) .

In effetti il vero elemento bloccante del fermaporte autocostruito è il naso che assorbe il colpo in apertura. Il fissaggio a pavimento si effettua con una vite a doppia filettatura. La parte “a ferro” si avvita in una bussola (anch’essa a doppia filettatura) inserita in un foro praticato nella sfera. La parte “a legno” si avvita in un tassello ad espansione collocato nel pavimento in posizione opportuna.

Cosa serve per costruire un fermaporta fai da te

sfera di legno fermaporta

  • Sfera tornita di faggio ø 70 mm
  • bussola M8 doppia filettatura
  • vite doppia filettatura M8x80 mm
  • fogli di gommapiuma densa
  • tubo in gommapiuma densa
  • filo di ferro malleabile
  • colore acrilico
  • colla universale
  • semisfere di legno
  • tassello a espansione

Come costruire fermaporte fai da te

forare una sfera di legno

  1. La sfera, bloccata in una morsa piana, va forata con una punta da 15 mm per una profondità di 25 mm, creando la sede per la bussola a doppia filettatura (fortemente consigliato un trapano montato su colonna).
  2. Dopo aver praticato altri due fori ø 6 mm per l’inserimento delle orecchie si pittura la sfera con colore acrilico all’acqua di un bel rosa “maialino”.
  3. Da un foglio di gommapiuma densa spessa almeno 8 mm ritagliamo, con una fustella, un disco ø 22 mm che foriamo con una pinza fustellatrice per simulare il naso.

maialino fai da te

  1. Infiliamo il tubicino di gommapiuma nel filo di ferro, poi lo curviamo a ricciolo. Ritagliamo le due orecchie da un foglio di gommapiuma spesso 2-4 mm.
  2. Con la colla universale incolliamo il naso, le orecchie (inserendole nei fori) e il codino (in un forellino ø 1 mm). Gli occhi sono formati da due mezze sferette.
  3. Infine si avvita la bussola a doppia filettatura nel foro da 25 mm e si inserisce la vite a doppia filettatura che permette di fissare il fermaporta a pavimento con un tassello.

Fermaporta a forma di animali

Possiamo realizzare delle varianti del nostro fermaporta fai da te, prendendo spunto da altri animaletti…

bloccaporta a forma di animale

Bloccaporta fai da te classico a forma di cuneo

Un piccolo cuneo di legno è ideale per bloccare una porta in apertura: basta adottare un semplice trucco per non lasciarlo andare in giro per la casa…

cuneo fermaporta

Cosa serve per realizzarlo:

  • Striscia di tessuto;
  • cuneo di legno 25x25x70 mm;
  • smalto acrilico;
  • pennello

blocca porte

costruire un fermaporta

  1. Foriamo il cuneo con una punta per legno in modo da poter inserire il tessuto.
  2. Carteggiamo per eliminare eventuali sbavature ed imperfezioni di spigoli e facce.
  3. Trattiamo il cuneo con uno smalto acrilico dello stesso colore della porta.
  4. Il cuneo è ora pronto per essere utilizzato; la striscia di tessuto ci consente di appenderlo alla maniglia quando non è utilizzato.

Colla epossidica | Caratteristiche e utilizzo

Quando si parla di colla epossidica occorre fare chiarezza perché spesso il termine è usato impropriamente

La classe delle colle epossidiche è vasta: generalmente sono costituite da due componenti separati da mescolare immediatamente prima dell’uso (resina e catalizzatore) che induriscono rapidamente. Fanno eccezione gli stick in pasta per ricostruzione di parti mancanti, dove il catalizzatore è costituito dal nucleo centrale del cilindro di resina.

Con la colla epossidica bicomponente si può incollare quasi tutti i materiali grazie all’eccellente capacità adesiva. Ha il pregio di non contenere né solventi né acqua, per cui non è soggetta a ritiro durante l’indurimento; la sua consistenza è tale da permettere incollaggi anche tra parti non combacianti, fino a poter “stuccare” crepe e scheggiature.

Oltre ai prodotti in tubetti da miscelare manualmente, il cui dosaggio va fatto “a occhio”, sono molto validi quelli in doppia siringa che permettono di estrudere la giusta quantità di resina e catalizzatore nello stesso istante, tramite un solo stantuffo. Esistono in versione universale, trasparente, colla epossidica per legno, colla epossidica per plastica, colla epossidica per marmo (leggi qui come riparare il marmo), oppure colorata, per l’impiego con materiali come acciaio (grigio metallo), legno (marrone) e terracotta (tinta mattone).

Miscelare bene la colla bicomponente e poi… fare presto!

Prima di estrudere i due componenti bisogna far uscire l’aria tenendo la siringa rivolta verso l’alto e spingendo un poco lo stantuffo. Dopo l’erogazione, lo stantuffo va tirato un poco indietro per evitare che la colla continui a uscire; la siringa va poi riposta in verticale, con i beccucci in alto.

Di solito i 2 componenti vanno miscelati in pari quantità; il tempo di apertura varia da pochi minuti a un’ora. Dopo l’incollaggio, i pezzi vanno tenuti in posizione per circa 10 minuti.

Pasta epossidica per riparare e costruire

Lo stick (in foto il modello Bostik Ripara Legno) è rivestito con una pellicola protettiva: si taglia con un cutter la quantità necessaria, si toglie la pellicola e si impasta il prodotto con le mani (indossando guanti monouso) fino a ottenere una pasta omogenea. In questa fase la pasta si scalda, cambia colore e si ammorbidisce.

La modellabilità e l’elevato potere riempitivo permettono, per esempio, di utilizzare la pasta per ricostruire, tappare o riparare superfici in legno, metallo, pietra o materiali affini; una volta indurita, la riparazione può essere carteggiata e verniciata, diventando invisibile.

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