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Come incassare la lavatrice

Per “incastonare” la lavatrice in un bagno di limitate proporzioni possiamo adottare un intelligente sistema: realizzare un top sufficientemente lungo in cui incassare il lavabo, mentre la parte sporgente, che funge da piano di servizio, crea un vano in cui inserire l’elettrodomestico.
Il top poggia su due muretti in cemento cellulare realizzati appositamente in modo che la distanza tra di essi sia sufficiente per incassare la lavatrice.
Il top va collegato alla parete per mezzo della speciale alzatina che occlude la linea di contatto raccordandolo alla piastrellatura.

POSIZIONIAMO IL TOP

Il top poggia su due muretti di cemento cellulare cui è collegato con adesivo sigillante. Nella parete laterale appoggia su un reggimensola metallico, sagomato ad L e fissato alla parete con un paio di tasselli.

  1. Sul top va praticata, con il seghetto alternativo, un’apertura di forma e dimensioni adeguate per accogliere il lavabo. Lungo il bordo si stende un cordone di adesivo sigillante.
  2. Lungo il bordo posteriore del top avvitiamo la guida metallica che serve per accogliere il bordino sagomato di raccordo.
  3. Il bordino va tagliato nelle lunghezze opportune e sagomato nel punto di incontro delle pareti con tagli a 45°.
  4. Va inserito a scatto sulla guida metallica.

mensola per lavandino sagomata

 

Silicone per serramenti

Le cornici degli infissi, che siano finestre o porte esterne, subiscono a lungo andare l’azione insistente degli agenti atmosferici e, molto spesso, manifestano fessure che col tempo tendono ad allargarsi. Il danno solitamente è sottovalutato in quanto, soprattutto all’inizio, pare compromettere molto limitatamente soltanto l’estetica ma, progressivamente, per via delle infiltrazioni d’acqua, il problema si complica, con formazione di muffe, scollamenti profondi e marcescenze, soprattutto nel caso di infissi di legno.
Cerchiamo quindi di prevenire il problema, prendendo in considerazione la sostituzione del vecchio silicone, se ci rendiamo conto che dà segni di deterioramento o scollamento dai supporti.
I moderni sigillanti siliconici neutri, utilizzabili anche nel fai da te, hanno doti di perfetta adesione su calcestruzzo, muratura, intonaco, pietra naturale, marmo, metallo anche non verniciato; quindi si dimostrano ideali per l’utilizzo nel caso degli infissi. Oltre queste doti, il prodotto da scegliere deve possedere anche quelle di resistenza agli agenti atmosferici, ai raggi U.V. e alle muffe che rappresentano un nemico temibile soprattutto nell’utilizzo all’esterno.

UNA MASCHERA DI PRECISIONE PER APPLICARE IL SILICONE PER SERRAMENTI

  1. Nelle zone d’angolo si rivela molto utile delimitare la parte da siliconare perché in questo modo possiamo contenere al massimo le dimensioni del cordone pur spingendolo a fondo nella fessura: usiamo nastro maschera largo e allineiamolo con precisione.
  2. Dopo aver steso il cordone di silicone utilizziamo una spatola di plastica per premerlo nella fessura e rimuovere l’abbondanza di adesivo. Partiamo dal basso, scaricando la spatola prima che l’accumulo debordi di lato.
  3. Il nastro maschera va rimosso subito, ovvero prima che il silicone indurisca, altrimenti tende a strapparsi a pezzetti durante la rimozione.

QUANDO LEVARE IL VECCHIO SILICONE

Osserviamo attentamente il contorno della finestra, soprattutto il punto di unione fra l’infisso e il muro sui due lati e alla base.
Segni di distacco del sigillante dal muro o dalla cornice della finestra e inizi di fessurazioni devono metterci in allarme. In questi casi dobbiamo saggiare lo stadio di deterioramento del sigillante stesso, che potrebbe aver perso ormai le sue caratteristiche di tenuta ai supporti.
Possiamo valutare se è necessario il rinnovo totale della sigillatura degli infissi.

Leggi anche: Come sigillare con il silicone

I diversi tipi di solaio

Come elemento architettonico, il solaio ha fatto la sua comparsa quando è nata l’esigenza di costruire edifici a più livelli. Quello con struttura a volta non viene più utilizzato nell’edilizia moderna, dove il solaio non è altro che un elemento orizzontale costituito da un intradosso ed un estradosso: l’uno rappresenta il soffitto del piano inferiore, l’altro il calpestio di quello superiore.

Per realizzare un solaio si possono utilizzare diversi materiali: legno, acciaio, cemento armato, abbinati a laterizi o elementi realizzati con polimeri che hanno la funzione di alleggerimento. Il solaio, infatti, non deve soltanto autosostenersi, ma sopportare i carichi “accidentali”, ovvero quelli inseriti dopo la sua costruzione, quantificati a 200 kg/mq; la struttura dev’essere in grado di supportare anche il soffitto sottostante, aderente o sospeso che sia. Tutto questo deve avvenire senza possibili deformazioni e comporta calcoli sofisticati per il dimensionamento degli interassi tra gli elementi della struttura portante e degli spessori, in base anche all’ampiezza da coprire.

Il solaio assolve inoltre ad altre funzioni: dev’essere in grado di resistere in caso d’incendio, deve garantire comfort con una buona coibentazione, deve reagire con il resto della struttura in caso di eventi sismici, o quando le raffiche di vento causano oscillazioni ai piani superiori di edifici molto alti. In poche parole, per un buon solaio si predilige la rigidità, anche per evitare che un’eccessiva flessibilità possa danneggiare la pavimentazione soprastante, ma va mantenuto un margine di deformabilità.

Una situazione importante è quella che vede la presenza di balconi collegati a solai.
Il balcone è una struttura a sbalzo e necessita di un supporto a mensola, la cui armatura non dev’essere collegata alla trave perimetrale, bensì deve penetrare nello spessore del solaio e poter contare anche sulla collaborazione dell’orditura secondaria, scongiurando deformazioni della trave perimetrale sottoposta ad un carico a sbalzo. Tra solai contigui aventi diversa luce occorre prevedere nervature in grado di assorbire i movimenti trasversali dovuti alle differenti flessioni delle due strutture. 

I TIPI DI SOLETTA

  1. Interamente di legno. Dal secolo scorso il legno è stato superato, nell’edilizia tradizionale, dall’impiego di travi di ferro e cemento armato, ma è tuttora utilizzato in molte costruzioni nelle zone montane, dove la disponibilità di materia prima lo rende economicamente competitivo rispetto ad altre tipologie; è riscontrabile nella ristrutturazione di case rurali e coloniche. Le travi di supporto su cui poggia l’assito di tavole hanno un interasse variabile a seconda della tipologia del solaio (semplice, composto, alla francese). Sono da evitare le pavimentazioni rigide sull’estradosso, non tanto per il peso quanto per le possibili rotture dovute all’elasticità del sottofondo. 
  2. Di legno e mattoni. In questo caso si ha una doppia orditura: quella principale, costituita da travi di grande sezione, e quella secondaria, costituita da travicelli sovrapposti ortogonalmente alla prima.
    Su quest’ultima si posa lo scempiato, una spianata di pianelle o mattoni stabilizzata con uno strato di malta che fa da supporto alla pavimentazione. L’intradosso di questo solaio e del precedente possono essere lasciati a vista, anche se i travicelli, essendo irregolari, non hanno una valenza estetica apprezzabile. Per questo si preferisce realizzare una controsoffittatura, lasciando eventualmente a vista solo la travatura principale.   
  3. Solaio gettato in opera. è il sistema più utilizzato quando si realizzano solette di laterocemento: tutte le fasi si succedono in cantiere, dalla predisposizione dell’armatura al posizionamento dei blocchi di laterizio, seguita dalla gettata di calcestruzzo. Il tutto viene sostenuto da un’impalcatura di legno che viene smontata soltanto dopo l’indurimento del getto.  
  4. Con lamiera nervata. Questo sistema viene utilizzato per lo più in edifici che presentano una struttura intelaiata di metallo; le lamiere d’acciaio vengono appoggiate alle travi portanti oppure saldate o imbullonate ad esse. Sopra si realizza una soletta di calcestruzzo, normale o alleggerito da rinforzare con reti d’armatura, mentre sotto si può rivestire la superficie con un controsoffitto; le nervature possono essere utilizzate per il passaggio degli impianti sottotraccia.                        

Lampade al neon

Fino a qualche tempo fa, i tubi al neon si vedevano solo negli uffici, in quanto poco idonei esteticamente per essere installati in un’abitazione.
Le moderne plafoniere e le cornici perimetrali in cartongesso che nascondono la fonte luminosa vicino al soffitto (realizzazione alla portata del fai da te), creando una luce diffusa, hanno favorito l’affermarsi della luce fluorescente anche negli ambienti domestici, complice il fatto che hanno una durata di gran lunga superiore alle lampade ad incandescenza e consumano molto di meno a parità luce emessa.
La ricerca ha permesso di sviluppare forme del tutto simili per ingombro a quelle delle lampadine tradizionali, al punto da consentire lo stesso attacco a vite; tuttavia, la loro forma di tubo ripiegato costringe a rinunciare alle forme più aggraziate di molte lampadine, che si intonano meglio allo stile di molti lampadari o applique.
Le plafoniere in commercio (centri di bricolage) hanno già i collegamenti predisposti e sono un po’ meno impersonali delle loro antenate; con qualche modifica sul piano estetico che possiamo fare anche da soli, possono integrarsi con l’arredamento ed apparire anzi come una fonte luminosa originale e gradevole.

PER TUTTI I GUSTI…

  1. Fluorescente compatta con tubi nudi
  2. Tubo circolare con attacco a spina
  3. Tubo circolare con attacco a bocciolo
  4. Tubo diritto di diverse misure e tonalità
  5. Fluorescente compatta con involucro sferico
  6. Fluorescente compatta con involucro cilindrico
  7. Lampada a due tubi con morsetti per innesto a zoccolo.

FLUORESCENTE IN KIT

Anche se l’impianto elettrico interno è già predisposto, quando si acquista una plafoniera con tubo al neon alcuni componenti rimangono da assemblare (1), per contenere l’ingombro durante il trasporto e lo stoccaggio. Il lavoro è alla portata di ogni fai da te: si montano per primi gli zoccoli portalampada, solitamente da inserire nello scatolato per mezzo delle clip che si trovano alla base; (2-3)si inserisce poi lo starter (o condensatore) nella sua sede con innesto a baionetta e si collegano i cavi di alimentazione alla morsettiera.(4)

UTENSILI
Cacciavite

Tende Veneziane

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Nei grandi magazzini di bricolage troviamo tende veneziane già assemblate, che possiamo ridurre alla lunghezza adatta alla nostra finestra, disponibili in diverse colorazioni.

Il kit di montaggio (Leroy Merlin ha un vasta scelta) comprende: corde di nylon, morsetti completi di vite, ganci per fissare la guida, supporti universali per l’attacco a parete o a soffitto ed una base guida per l’attacco del morsetto.

Il montaggio delle tende veneziane in kit si effettua rapidamente, ma con un occhio di riguardo alla precisione.

FISSARE I GANCI

  1. Prendiamo le misure per il fissaggio dei ganci a parete che sostengono la tenda.
  2. Pratichiamo, in corrispondenza dei punti segnati, i fori necessari all’inserimento dei tasselli ad espansione.
  3. I ganci di fissaggio vanno posizionati ad una distanza di  25 mm sopra il vano finestra ed allineati perfettamente.
  4. Con le levette dei ganci in posizione aperta, si fissano i ganci a parete, stringendo le viti dei tasselli.

LA GIUSTA LUNGHEZZA

  1. Per eliminare la porzione eccedente di tenda veneziana, il telaio inferiore va liberato dalle corde di scorrimento e rimosso.
  2. Facendo attenzione a non ingarbugliare le corde, si sfila la quantità di lamelle necessaria a portare a misura la tenda.
  3. Si inserisce l’estremità della corda facendola passare nei fori presenti nelle lamelle.
  4. Per fissare la parte inferiore della tenda si infilano le corde nei morsetti nella parte più stretta e corta del cilindretto.

FISSAGGIO A PARETE

  1. Si applica il telaio che supporta la tenda veneziana in kit, fissandolo ai ganci a parete e si blocca ruotando il fermo a levetta.
  2. A circa 170 cm di altezza, al fianco della finestra, si fissa il supporto sul quale va appesa la cordicella di sollevamento.
  3. Quando la cordicella è in posizione di riposo può essere avvolta al supporto, per non lasciarla strisciare sul pavimento.
UTENSILI
Trapano, cacciaviti
https://www.youtube.com/watch?v=9YXQndIkxQM

Installare il box doccia

La situazione è frequente: un bagno stretto e lungo dove difficilmente trova posto una doccia se non relegata alla parete di fondo

Data la situazione, approfittiamo dello spazio limitato che, pur se esiguo in termini assoluti, risulta più che sufficiente per installare il box doccia.
Il piatto doccia viene messo al centro della parete di fondo; al suo fianco le piastrelle sono messe in modo da ottenere una base unica fra i due muri laterali. Per completare il box doccia, a questo punto, è sufficiente chiudere il quarto lato.
Per acquistare la porta e la relativa anta fissa (in un centro bricolage) è fondamentale non solo prendere le misure esatte dello spazio da coprire, ma anche verificare la linearità e i parallelismi delle pareti opposte che, soprattutto nelle case ristrutturate, possono essere anche fortemente fuori squadro.
Nella soluzione scelta i vetri sono retti da due montanti in alluminio fissati alle pareti laterali e non ci sono collegamenti in metallo orizzontali. L’intera parete di cristallo è formata da un’anta fissa e da un’anta incernierata su un lato.

Guarda come installare un set asta-doccia

Guarda come installare un miscelatore monocomando per doccia

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MISURIAMO E POSIZIONIAMO IL MONTANTE

  1. Rileviamo la distanza dal muro della linea lungo la quale deve rimanere il cristallo per poi riportarla a lato sul muro. La posizione corretta è vicino al bordo interno del piatto doccia.
  2. Posizioniamo contro la parete laterale il montante in alluminio, centriamolo sul segno fatto a terra e, mantenendolo verticalmente in bolla, marchiamo sul muro i fori per il fissaggio con i tasselli.
  3. Effettuati i fori e inseriti i tasselli, rimettiamo in posizione il montante e, considerando il gioco datoci dalle asole, blocchiamolo verificando che sia perfettamente verticale prima di stringere le viti.

UN’ASTA TRASPARENTE PER IMMOBILIZZARE L’ANTA FISSA

  1. L’anta fissa del box di cristallo, verso la parete, ha un profilato che si incastra nel montante fissato al muro. Quest’ultimo è leggermente più stretto, ma nel contempo flessibile, in modo da ricevere l’altro e aderirvi perfettamente.
  2. Il lato libero dell’anta viene immobilizzato da una bacchetta di plastica trasparente fissata alla parete opposta.
  3. Mettiamola perfettamente orizzontale con l’aiuto di una livella, poi rimuoviamola tenendo ferma la ghiera di fissaggio e segniamo il punto in cui fare il foro per il tassello che la blocca.
  4. Dopo aver fissato il bicchierino con un tassello da 6 mm di diametro e vite a testa piatta, rimettiamo in sede la bacchetta e blocchiamola serrando la vite a brugola laterale che con la punta conica si conficca nella plastica.

GLI ULTIMI PARTICOLARI

  1. I due montanti, innestati uno nell’altro, danno ampia possibilità di regolazione per far combaciare la battuta fra porta e anta fissa. Trovata la posizione corretta si bloccano con quattro viti, due in alto e due in basso; infine, si mettono i cappellotti di finitura.
  2. La maniglia viene montata con due viti che restano nascoste da tappini ad incastro.
    Alla base della porta viene inserita a pressione una guarnizione che convoglia l’acqua all’interno del piatto doccia; due tappi sagomati ne accompagnano il profilo alle estremità.

UTENSILI
Livella a bollla, trapano, avvitatore, chiavi a bugola, pistola per silicone, cacciavite, matita

installare il nuovo box doccia

Tetto ventilato

Il rifacimento di un tetto ventilato è un intervento da considerare con attenzione, visto che si tratta di un lavoro impegnativo sia sotto il profilo operativo, sia economico: va affrontato e portato a termine con tutti gli accorgimenti del caso, in modo che si riveli durevole per alcuni decenni. Una copertura apparentemente in buono stato nasconde vizi ed inadeguatezze che emergono già dopo aver rimosso le prime file di tegole.
E’ possibile che in tetti non recenti non sia stato previsto un isolamento strutturato e sotto la copertura sia stata messa soltanto una sottile guaina catramata ed un eventuale strato di lana di vetro.
Il tetto che abbiamo rifatto era proprio strutturato in questo modo e, non avendo provveduto a precludere l’accesso agli animali, una volta scoperto abbiamo trovato la guaina strappata ovunque e lana di vetro scalzata ed utilizzata qua e là dai roditori per una serie di caldi nidi.
Per essere efficace l’isolamento deve essere omogeneo, le interruzioni vanno ridotte al minimo. Al tempo stesso bisogna far sì che tra tegole ed isolamento sia possibile una buona circolazione d’aria, senza che in questo spazio possano nidificare ghiri ed uccelli.
Si utilizzano pannelli in polistirene, leggeri e compatti, di forma rettangolare e dello spessore di 4-5 centimetri: dopo aver rivestito le perline con la guaina, si realizza un primo strato di pannelli a file trasversali, disponendoli per il lungo. Tutti i materiali indicati sono reperibili nei centri bricolage.
Si procede salendo verso il colmo bloccando ogni fila con listelli alti quanto i pannelli. Si posa quindi il secondo strato, con i pannelli disposti nel senso dell´altezza, procedendo questa volta da destra verso sinistra, alternandoli con listelli più alti, per formare una serie di corridoi che dalla falda del tetto salgono verso il colmo, stesso percorso seguito dai moti convettivi dell’aria.
Su questi listelli si inchiodano quelli che supportano le tegole del tetto ventilato e che, pur essendo disposti in senso trasversale, non ostacolano la circolazione dell’aria.
Il colmo e le basi delle falde vanno protetti con griglie in materiale plastico per consentire il solo passaggio dell’aria: oltre a preservare dagli animali, proteggono l’intercapedine da foglie e sporco in genere che potrebbero accumularsi nelle giornate ventose.
I benefici di questo risanamento si godono in tutte le stagioni: nei mesi freddi la minore dispersione di calore si traduce in un risparmio di combustibile e contribuisce ad un ambiente domestico più confortevole. Nella stagione estiva l’isolamento termico dato dai pannelli è accentuato dall’aria che circola sotto la copertura del tetto ventilato, neutralizzando l’effetto serra provocato dall’insistenza dei raggi solari. Il tetto ventilato è conforme alle prescrizioni del decreto legislativo 192/95, finalizzato all’abbattimento dei fabbisogni energetici per la climatizzazione estiva.

LA NUOVA COPERTURA

Sopra la guaina si dispone un primo strato di pannelli isolanti affiancati, disposti a file separate da listelli che rimangono a filo piano dei pannelli; i listelli usati per il secondo strato, incrociato rispetto al precedente, sono più alti dei pannelli per formare la camera d’aria. Su questi si inchiodano i listelli fermategole.

TRE STRATI DI LISTELLI E DUE DI POLISTIROLO

  1. I listelli vanno inchiodati tenendoli ben appoggiati ai pannelli, formando un rivestimento compatto.
  2. Occorrendo un gran numero di chiodi, è bene disporre di una chiodatrice a batteria o pneumatica.
  3. Per collegare due listelli consecutivi si fanno combinare le estremità al centro del listello sottostante.

CANALI DI RAME

  1. Una buona cesoia è indispensabile per sagomare le scossaline nei punti difficili.
    I due spezzoni da collegare vanno accostati riprendendo più volte il taglio e la piegatura per una giunzione ottimale.
  2. Con pazienza fai da te si riesce ad ottenere  un accostamento preciso e si può proseguire forando il rame nei punti in cui i due spezzoni si sovrappongono; si mettono alcuni rivetti e si sigilla l’unione con silicone appropriato.
  3. Gli spezzoni di scossalina e di canale vanno sovrapposti di diversi centimetri per essere fissati uno all’altro in due punti, con 3-4 rivetti anch’essi in rame ad ogni estremità.  
  4. Se si devono asportare grosse porzioni di rame si può utilizzare un disco da taglio di spessore ridotto: si ottengono tagli precisi e si velocizza il lavoro, completando gli aggiustamenti finali con cesoia e pinza.

TEGOLE BEN POSATE

E’ bene chiedere al magazzino edile o al centro bricolage di consegnare le tegole con un mezzo dotato di braccio idraulico. I bancali possono essere appoggiati sull’orditura del tetto ventilato, evitando ripetuti passaggi che moltiplicano la fatica. Lavorando in coppia e con le tegole a portata di mano la copertura del tetto si realizza velocemente; l´operazione di lanciarsi le tegole lasciamola fare però a chi di professione fa questo lavoro e sa muoversi con tutta le necessaria destrezza! Noi fai da te, se lavoriamo sul tetto, adottiamo tutte le tecniche necessarie a garantire la nostra sicurezza.
Quando ci si deve muovere sulle tegole già posate, per evitare rotture possibili anche se la superficie è calpestabile, bisogna camminare in corrispondenza dei listelli, dove la tegola appoggia stabilmente evitando di gravare con il proprio peso sul centro della tegola.

IL COLMO

  1. Una particolare protezione, inchiodata al listello che supporta i coppi del colmo, assicura la ventilazione nella parte superiore, specialmente in estate quando l’aria calda sale per convezione; contemporaneamente impedisce l’accesso agli animali.
  2. I coppi si mantengono in posizione con fermacoppi inchiodati al listello.

UTENSILI
Martello, chiodatrice, cesoia, trapano, motosega, roditrice, smerigliatrice, chiodi, tasselli,viti

Fachwerkhaus, casa domotica al servizio dei desideri

Trovarsi circondati dalla natura, beneficiare a 360° del paesaggio pur essendo protetti da un guscio confortevole che delimita lo spazio abitativo con discrezione, in modo quasi impercettibile: è un concetto di casa domotica che sembra quasi difficile da sognare. Lo stupore sale nell’apprendere che non solo un edificio come questo esiste, ma è concepito in modo da non gravare sull’ecositema per garantire una vita da pascià ai suoi abitanti.

Si chiama “Fachwerkhaus”, letteralmente “casa a graticcio”; più facile da pronunciare l’identificativo che Huf Haus le ha attribuito, chiamandola semplicemente ART. 9. La struttura portante, infatti, è costituita da elementi di legno massiccio a triplo strato che formano una tessitura incrociata in grado di sostenere tutte le parti complementari della costruzione, pareti interne e solai; il sistema si sviluppa a moduli, pertanto la casa proposta si presta a diverse configurazioni a richiesta del committente.

Un interessante accorgimento  adottato è quello delle pareti costituite da vetrate fisse di grandi dimensioni, prive di telaio. Si tratta di una tripla vetrocamera che racchiude, tra due vetri termoisolanti, un vetro float e due intercapedini, queste ultime formate da distanziatori d’acciaio che sono parte integrante della cornice perimetrale coibentata. Lo spessore totale è di 51 mm.

Caratteristica anche la sporgenza del tetto rispetto alla facciata, più marcata del normale per proteggere dalle intemperie e dall’insolazione; lo spiovente è rifinito nella parte inferiore con perline da 18 mm di abete nordico tinte a mordente bianco. Huf Haus (www.huf-haus.it)                     

I montanti verticali e le travature orizzontali sono collegati da viti e bulloni di acciaio inox, spesso lasciati a vista. Le vetrate del piano terra sono provviste di oscuranti a lamelle a pacchetto realizzati a doghe orizzontali alte 80 mm e di color argento; garantiscono un’efficace protezione dai raggi solari. Altre soluzioni sono disponibili a richiesta.

Attraversato il portoncino d’ingresso, protetto esternamente da alluminio e realizzato con legno pregiato di spessore fino a 107 mm, ci si trova in un atrio spazioso al centro del quale campeggia la scala che porta al livello superiore; supporti, gradini e corrimano sono di legno lamellare, i pannelli laterali sono di vetro di sicurezza. Si viene accolti dallo scorrere dell’acqua proveniente da una grande vasca e dal crepitio del focolare incassato in un grande pannello divisorio.

La soletta di calcestruzzo armato, sviluppata in collaborazione con un’azienda del Gruppo Huf Haus, appoggia liberamente sulla struttura di legno, dal lato interno, per non causare ponti termici. La parte inferiore a vista è tinteggiata di bianco per un perfetto abbinamento con l’intonaco fine che rifinisce le pareti interne, mentre il pavimento sull’estradosso ha uno spessore di 18 cm (10 di isolamento e 8 di massetto e rivestimento) che permette l’installazione di sistemi di riscaldamento e ventilazione.
L’ingresso, l’atrio, la cucina, la zona pranzo ed il soggiorno sono rivestiti di grès porcellanato, le altre stanze del piano mansardato e la scala di moquette pregiata; nei bagni è prevista una piastrellatura, che per le pareti arriva fino all’altezza del soffitto.
Una casa Huf Haus costa sui 2.800 euro il mq; serve un investimento minimo di 500.000 euro.

Molto ampia, luminosa e priva di linee di demarcazione, la stanza da bagno è un autentico centro benessere, dove tutto è studiato per un utilizzo all’insegna della razionalità e del piacere personale.

Le mensole che sovrastano le vetrate permettono un’ampia flessibilità nella distribuzione dell’impianto d’illuminazione, della disposizione dei corpi illuminanti e dei sistemi di oscuramento interni.
Questa opportunità ha un’interessante valenza anche qualora si rendesse necessario apportare modifiche all’impianto.

Il problema dell’integrazione architettonica dei pannelli solari e fotovoltaici con la casa non si pone: le falde sono interamente rivestite dai pannelli, formando una copertura uniforme che produce l’intero fabbisogno energetico dell’edificio.
Il riscaldamento è affidato ad un sistema a pompa di calore aria/acqua, l’acqua calda sanitaria viene prodotta dal solare termico ed il ricambio d’aria è assicurato da un sistema di ventilazione forzata. Questo estrae l’aria viziata dagli ambienti tramite aspiratori ed immette quella fresca senza bisogno di aprire le finestre: tutto il volume d’aria viene ricambiato completamente nell’arco di 2 ore con una dispersione massima di calore del 2%. Tutti gli impianti, illuminazione inclusa, sono gestibili attraverso un sistema domotico (iPad, iPhone) che permette di tenere sotto controllo ed ottimizzare i consumi.

Impianto di riscaldamento a pavimento

Dopo l’infelice boom degli anni ‘60 il riscaldamento a pavimento era stato accantonato. Oggi è ritornato alla ribalta grazie ad una nuova impostazione.
L’acqua circola a bassa temperatura: minimo 29 °C (zona di soggiorno abituale) massimo 35 °C (locali periferici). La temperatura di 29-35 °C è un vincolo fisiologico atto a prevenire fastidi circolatori agli arti inferiori ed evitare dilatazioni termiche eccessive. Il rendimento termico di questo tipo di impianto è legato alla struttura ed alla composizione del pavimento.
Sono fondamentali: il tipo di rivestimento (cotto, ceramica, marmo ecc.), gli spessori dei vari strati e la resistenza termica dello strato isolante. Il massetto che ricopre ed ingloba le serpentine deve avere uno spessore minimo di 30 millimetri, contenere una rete metallica contro il ritiro ed essere staccato dalle pareti perimetrali (giunto di dilatazione) di almeno 5 millimetri. Il solaio deve essere isolato prima con un film impermeabile e poi con pannelli isolanti ad elevata resistenza termica (ad esempio polietilene espanso).

La bassa temperatura è un vincolo fisiologico atto a prevenire fastidi circolatori agli arti inferiori ed evitare dilatazioni termiche eccessive. Il rendimento termico di questo tipo di impianto è legato alla struttura ed alla composizione del pavimento. Sono fondamentali: il tipo di rivestimento (cotto, ceramica, marmo, ecc), gli spessori dei vari strati e la resistenza termica dello strato isolante. Il massetto che ricopre ed ingloba le serpentine deve avere uno spessore minimo di 30 millimetri, contenere una rete metallica contro il ritiro ed essere staccato dalle pareti perimetrali. Un impianto di questo genere raggiunge la temperatura di regime in circa 24 ore e va tenuto costantemente acceso durante la stagione fredda lasciando che sia il termostato a comandare la caldaia. I “plus” di questo tipo di impianto sono numerosi: migliore distribuzione del calore in tutta l’abitazione; assenza di fenomeni di convezione (polvere su muri / soffitto generata dai radiatori tradizionali); migliore inerzia termica (il pavimento rilascia gradualmente il calore); ottimizzazione dei flussi (l’aria calda tende a salire – la fonte di calore è bene sia più in basso possibile). Inoltre la bassa temperatura di esercizio favorisce la combinazione con energie rinnovabili.
Tra i “minus”, il costo di installazione superiore, la maggiore richiesta di tempo per andare in temperatura e la necessità di rimanere acceso.

CALORE SOTTO I PIEDI

L’avanzata della tecnologia solare ha rilanciato alla grande il riscaldamento a pavimento che, basandosi su temperature di esercizio notevolmente più basse di quelle richieste dal riscaldamento tradizionale, sfrutta in pieno l’energia termica dei pannelli.

COME SI REALIZZA L’IMPIANTO A PAVIMENTO

La realizzazione di un impianto di riscaldamento a pavimento inizia con la collocazione degli elementi di supporto delle tubazioni sul piano di fondo (1). I vari elementi vanno collegati l’uno all’altro fino a formare un piano senza soluzioni di continuità (2,3).
Le tubazioni, in materiale sintetico, vanno collocate tra i risalti presenti sul piano di supporto che permettono di seguire percorsi lineari o variamente sagomati a seconda delle esigenze. La tubazione percorre più volte il piano fino a creare una fitta rete (4,6).
I tubi vengono collegati ad un collettore-distributore, a sua volta collegato con la centrale termica (5).
Quando l’impianto è terminato si procede con la realizzazione del massetto di copertura e quindi con la posa della pavimentazione.
FONTE: Rehau

Piastrelle a mosaico in bagno

L’idea di aggiungere alcune piastrelle a mosaico in bagno può essere utile al momento di rifare il bagno, ma è soprattutto un ottimo modo per rinnovare quello esistente.
Infatti se abbiamo una piastrellatura monocolore, in ottimo stato, ma che ci ha un po’ stancato per la sua monotonia, basta sostituire qua e là qualche piastrella e aggiungere una banda superiore con un disegno a mosaico, magari intonato ai sanitari o alla tinta dei muri, che possiamo rinnovare per l’occasione.
Colori allegri e vivaci e piastrelline piccole, tipo mosaico: le tesserine sono premontate su rete flessibile, da tagliare nelle dimensioni che occorrono e già pronte per la posa. Si trovano nei centri bricolage.

RIMUOVERE LA VECCHIA PIASTRELLA E APPLICARE QUELLA NUOVA

  1. La sostituzione di una singola piastrella va eseguita con cura, per evitare che la rottura si propaghi. Si inizia liberando le fughe dal cemento con una piccola lama.
  2. Sempre agendo con molta cautela, senza dare colpi troppo forti,  eseguiamo un foro d’invito al centro della piastrella da sostituire, con martello e punteruolo.
  3. Con martello e scalpello allarghiamo la sede, progressivamente, stando sempre attenti che lo strumento non ci sfugga di mano scheggiando le piastrelle vicine.
  4. Dopo aver rimosso tutti i pezzi di piastrella  ripulito, spalmiamo uno strato sottile e uniforme di colla con l’apposita spatola dentata.
  5. Tagliamo un pezzo quadrato del supporto a mosaico, nelle dimensioni della piastrella, e lo inseriamo nella sede, premendo forte sulla colla e partendo dal basso verso l’alto.
    La flessibilità della base ci aiuta in questo.
  6. Nello stesso modo, con un cutter, tagliamo anche le strisce che servono per la banda superiore. Un’altezza di tre tessere può essere ideale.
  7. Con un righello largo quanto la banda, appoggiato al bordo superiore delle piastrelle, tracciamo una riga orizzontale per delimitare la zona da spalmare di colla.
    Applichiamo la banda sulla striscia predisposta con la colla, fino a completare il perimetro.
  8. Come per qualsiasi piastrellatura, le fughe fra le tesserine si riempiono con la malta riempifughe, utilizzando una piccola cazzuola, e l’eccesso si asporta subito dopo con una spugnetta umida.

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