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Guida tecnica all’igloo vespaio: caratteristiche e posa del vespaio aerato

L’igloo vespaio è un sistema di casseri modulari in polipropilene rigenerato progettato per creare un’intercapedine ventilata sotto il pavimento del piano terra. Questa struttura autoportante isola l’edificio dall’umidità di risalita e favorisce la dispersione del gas radon, garantendo ambienti salubri.

Come funziona il sistema a casseri modulari

La creazione di un’intercapedine sanitaria sfrutta elementi prefabbricati di altezza variabile, posati ad incastro per coprire in modo rapido la superficie di base dell’edificio. Questa piattaforma diventa immediatamente pedonabile, pronta per ricevere il getto di calcestruzzo.

I moduli in plastica riciclata formano una soletta solida sorretta da una maglia di pilastrini, lasciando uno spazio vuoto sottostante destinato alla ventilazione.

Tabella tecnica: specifiche e materiali dell’igloo vespaio

Parametro tecnicoSpecifica e dettagli
Materiale costitutivoPolipropilene rigenerato / Plastica riciclata
Interasse pilastrini56 cm (valore standard medio)
Funzione strutturalePiattaforma pedonabile autoportante a perdere
Destinazione d’usoIsolamento umidità, espulsione gas Radon
Integrazione impiantiPassaggio cavi e tubazioni nell’intercapedine libera
Adeguamento sismicoConnessione della rete elettrosaldata a travi perimetrali
Soluzione precedenteVespaio in ghiaia grossa

I vantaggi tecnici del vespaio aerato a igloo

L’adozione di questa tecnologia offre prestazioni termiche e sanitarie nettamente superiori rispetto alla costruzione del tradizionale basamento in ghiaia grossa, storicamente utilizzato per sollevare gli edifici dal terreno.

Protezione dal gas radon e dall’umidità

Il vuoto generato sotto la pavimentazione agisce come barriera fisica contro l’umidità. L’installazione di tubazioni collegate all’esterno permette la ventilazione naturale della camera d’aria.

Il costante circolo d’aria espelle i vapori accumulati e smaltisce il gas radon, un elemento inerte, inodore e radioattivo derivante dal decadimento dell’uranio presente nella crosta terrestre. La dispersione controllata in atmosfera impedisce al gas di raggiungere livelli di concentrazione nocivi per la salute all’interno degli spazi abitativi.

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Adattabilità in zona sismica e passaggio impianti

L’intercapedine libera ricavata sotto la pavimentazione semplifica notevolmente l’alloggiamento di reti elettriche, cavi e tubazioni idrauliche, mantenendole ispezionabili o facilmente modificabili.

La struttura garantisce un’elevata capacità portante e si adatta a planimetrie di qualsiasi geometria. Nelle aree soggette a rischio sismico, i tecnici assicurano la stabilità alle oscillazioni dinamiche collegando la rete elettrosaldata superiore a specifiche travi perimetrali di rinforzo.

Fasi di posa in opera del vespaio

La corretta esecuzione della base dell’edificio richiede precisione durante le fasi di cantiere, seguendo una sequenza operativa ben definita che trasforma il piano di scavo in una superficie finita:

  1. Posa dei casseri modulari

    Sulla superficie precedentemente preparata e livellata, gli addetti procedono all’incastro manuale degli elementi a cupola in plastica riciclata, iniziando a comporre la maglia della struttura autoportante.

  2. Integrazione di tubazioni e aerazione

    Contestualmente alla stesura dei moduli, si inseriscono e si raccordano i canali in PVC destinati al circolo dell’aria verso l’esterno e al passaggio dei vari impianti di scarico.

  3. Completamento della maglia strutturale

    L’intera area viene saturata dai casseri fino in aderenza ai muri perimetrali in laterizio, chiudendo l’intercapedine e restituendo una piattaforma calpestabile che ingloba in sicurezza le tubazioni.

  4. Getto di completamento

    Dopo aver posizionato l’opportuna rete metallica elettrosaldata, si procede con la colata e la stesura manuale del calcestruzzo, realizzando la soletta strutturale definitiva secondo gli spessori previsti dal calcolo dei carichi.

I consigli dell’esperto per una corretta installazione

Per massimizzare il tiraggio d’aria all’interno del vespaio, i fori di ventilazione devono essere posizionati a quote sfalsate sui muri perimetrali opposti dell’edificio (esposizione Nord-Sud). La differenza di altezza e l’esposizione termica innescano l’effetto camino, garantendo un ricambio d’aria naturale e ininterrotto.

I bocchettoni esposti a Nord vanno posizionati in basso, quelli esposti a Sud in alto. È utile dimensionare le tubazioni di sfiato considerando la volumetria totale dell’intercapedine per assicurare un pavimento del piano terra costantemente asciutto.

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Domande frequenti sull’igloo vespaio

Qual è la differenza tra un igloo vespaio e un vespaio tradizionale?

Il vespaio tradizionale prevede uno strato di ghiaia grossa posto sotto l’edificio per limitare il contatto con il terreno. Il sistema a igloo utilizza invece casseri prefabbricati in plastica per creare una vera e propria camera d’aria continua e ventilata. Questa intercapedine blocca totalmente l’umidità di risalita e permette lo smaltimento attivo dei gas nocivi presenti nel suolo.

I casseri modulari in plastica possono sopportare carichi pesanti?

Assolutamente sì. I moduli in polipropilene hanno un’eccellente capacità portante strutturale. La resistenza finale della pavimentazione è determinata dallo spessore della soletta in calcestruzzo gettata sopra gli elementi in plastica. Il progettista dimensiona lo spessore del getto calcolando esattamente i sovraccarichi e la destinazione d’uso degli ambienti.

Come avviene l’aerazione nel vespaio a igloo per eliminare il gas radon?

Il ricircolo dell’aria avviene tramite l’inserimento di tubazioni, generalmente in PVC, che collegano il vuoto creato dai casseri direttamente con l’ambiente esterno. L’aria esterna entra dai fori inferiori, attraversa l’intercapedine caricandosi di umidità e gas radon, e viene espulsa dai fori di sfiato superiori, mantenendo l’ambiente salubre.

Maggiori info: www.gutta.com  www.pontarolo.com

Finestre e porte ridefiniscono l’estetica di casa

Tratto da “Come ristrutturare la casa n.2 – Marzo/Aprile 2026″

Autore: Nicla de Carolis

In architettura, porte e finestre – inclusi portoncini, persiane e scuri – sono serramenti, intesi come gli elementi mobili, ante, che si aprono e chiudono, montati sul telaio (infisso) ancorato alla muratura. Mentre le finestre e i portoncini isolano dall’esterno, le porte interne dividono gli ambienti, offrendo privacy e facendo parte a pieno titolo degli elementi di arredo.
L’evoluzione delle finestre parte dai primi fori degli antichi Egizi, funzionali solo all’uscita del fumo, a volte tappati con pelli o stuoie, per arrivare all’introduzione del vetro degli antichi Romani, al ritorno alle chiusure in legno del Medioevo, per poi passare ai vetri gotici delle cattedrali e abbazie fino ad arrivare al Rinascimento e al Barocco, quando la finestra diventa un elemento distintivo di prestigio. Questo esclusivamente nei palazzi nobiliari, perché nelle case comuni il problema rimaneva quello di ripararsi dal freddo e le finestre erano scarse, piccole, la cosa è ben visibile nelle vecchie case delle nostre campagne; secondo i regolamenti edilizi di oggi non ci sarebbe stato un rapporto aeroilluminante sufficiente per l’agibilità. Oggi nelle ristrutturazioni e nelle nuove costruzioni la tendenza, quando non ci sono vincoli, è quella di abbondare in fatto di superfici vetrate; i produttori, poi, realizzano profilati sempre più sottili che non interrompono le vetrate in vetrocamera, doppio o triplo vetro, molto performanti, in grado di bloccare il calore solare durante l’estate e trattenere il calore interno in inverno. E questa innovazione sicuramente contribuisce a dare una nuova estetica, grazie proprio a queste strutture ridotte al minimo e alla creazione di grandi aree trasparenti che donano alla casa maggior illuminazione e, a volte, la sensazione di vivere all’aperto, seppur ben al riparo dalle temperature esterne, come potrete vedere nello SPECIALE da pagina 72.
Per le porte, poi, la tendenza sembra proprio in netto contrasto con quella dei palazzi d’epoca: mi vengono in mente le immagini di Putin che varca le monumentali porte d’oro per andare alla Sala del Trono al Cremlino. Oggi le porte quasi sempre si mimetizzano con la parete, garantendo una continuità visiva assoluta nei modelli filo muro, prive di stipiti, cornici e cerniere a vista, senza fregi o decori. Eppure anche così sono elementi importanti di arredo, basti vedere la porta ERMETIKA in copertina, rivestita in carta da parati: si percepisce subito che questa scelta non identifica solo un elemento di passaggio ma lo eleva a complemento di design, perfettamente integrato nell’estetica globale del progetto.

Pannelli radianti a parete: la guida tecnica definitiva

I pannelli radianti a parete sono sistemi di riscaldamento e raffrescamento integrati nelle murature o nei controsoffitti. Funzionano ad acqua o tramite resistenze elettriche, garantendo una distribuzione uniforme del calore per irraggiamento. Rappresentano la soluzione ideale quando l’installazione a pavimento risulta troppo invasiva.

Specifiche tecniche dei sistemi radianti a parete

Tipologia sistemaSpessore aggiuntivoTempi di posa mediCosto indicativo al mqDestinazione d’uso ideale
Ad acqua (intonaco)14-15 mm3-5 giorni70€ – 120€Ristrutturazioni e nuove costruzioni
Ad acqua (cartongesso)30-40 mm2-4 giorni80€ – 130€Contropareti e controsoffitti
Elettrico a rete10-15 mm1-2 giorni50€ – 90€Riscaldamento integrativo o zone specifiche

Come funzionano i pannelli radianti a parete

Il principio fisico alla base di questa tecnologia è l’irraggiamento termico. L’energia viene trasferita direttamente alle persone e agli oggetti presenti nella stanza, riducendo drasticamente la movimentazione di polveri.

Un impianto radiante murario si rivela un’ottima alternativa quando le quote dei pavimenti esistenti impediscono l’inserimento di un sistema a terra. La configurazione prevede l’integrazione di una serpentina all’interno di una controparete o sotto uno strato di intonaco fibrorinforzato, progettato per massimizzare la conduzione del calore.

Impianti ad acqua e varianti elettriche

I sistemi ad acqua replicano la logica costruttiva degli impianti a pavimento, impiegando collettori, tubazioni di mandata e ritorno e un distributore centrale. Abbinati a una pompa di calore, questi circuiti gestiscono anche il raffrescamento estivo, abbassando la temperatura delle superfici murarie.

Le varianti elettriche utilizzano resistenze premontate su reti in fibra di vetro. Questa opzione semplifica la posa e risulta particolarmente indicata per creare zone di calore integrativo, per esempio nei bagni o in stanze utilizzate saltuariamente, escludendo pesanti interventi sull’impianto idraulico.

Vantaggi rispetto al riscaldamento tradizionale

I radiatori classici riscaldano l’aria spingendola verso l’alto tramite moti convettivi. Questo meccanismo crea un dislivello termico significativo tra il soffitto e il pavimento. I pannelli radianti a parete distribuiscono il calore in modo omogeneo ad altezza d’uomo.

La sensazione di comfort si raggiunge velocemente mantenendo l’acqua di mandata a temperature inferiori, generalmente intorno ai 30-35°C, con un abbattimento netto dei consumi energetici complessivi.

pannelli radianti a parete

Come installare pannelli radianti a parete

L’integrazione di un sistema radiante elettrico a parete si realizza applicando un pacchetto tecnologico sull’intonaco esistente. Il processo è chiaro e si sviluppa in quattro fasi principali:

  1. Preparazione e incollaggio

    Come mostrato nella stratigrafia del diagramma 1, si incollano sulla parete pannelli isolanti di spessore ridotto. Questa base planare e continua impedisce la dispersione termica verso la muratura esistente.

  2. Fissaggio della rete

    Successivamente, si srotola la rete arancione che incorpora la serpentina elettrica riscaldante. Con una graffatrice adatta (come mostrato nella foto 2), si fissa saldamente la rete direttamente sui pannelli isolanti.

  3. Collegamenti elettrici

    Per rivestire ampie superfici, si connettono tra loro le varie strisce di rete. L’operazione (foto 3) prevede la saldatura precisa dei conduttori principali e l’isolamento della giunzione tramite una guaina termorestringente.

  4. Rivestimento finale

    L’ultimo passaggio consiste nell’applicazione dei pannelli di rivestimento a secco, come quelli in pietra ricostruita (foto 4). Questi pannelli si fissano meccanicamente alla muratura sottostante utilizzando viti autofilettanti che passano attraverso l’isolante e la rete riscaldante, garantendo una finitura solida ed esteticamente gradevole. Le teste delle viti, se previste incassate, vengono mimetizzate con stucco.

pannelli radianti a parete

I consigli dell’esperto: ottimizzare il rendimento termico

Per massimizzare l’efficienza di un impianto a parete, posizionate i pannelli radianti sui muri perimetrali esposti verso l’esterno. Questa strategia blocca la dispersione termica alla fonte e annulla l’effetto “parete fredda“.

In presenza di superfici irregolari, nicchie o soffitti a volta, optate per sistemi a tubazioni capillari. Il diametro ridotto dei tubi permette una stesura aderente e flessibile, facilitando l’inglobamento nell’intonaco. Marchi specializzati come Uponor propongono soluzioni tecniche specifiche per gestire le transizioni tra pareti contigue riducendo al minimo le perdite di carico del circuito idraulico.

pannelli radianti a soffitto

Domande frequenti sui pannelli radianti a parete (FAQ)

I pannelli radianti causano problemi di umidità o condensa?

Durante il riscaldamento invernale, l’innalzamento della temperatura superficiale del muro previene attivamente la formazione di muffe e condensa. Nel raffrescamento estivo, gli impianti ad acqua richiedono l’installazione di un deumidificatore ambientale per mantenere l’umidità relativa al di sotto del punto di rugiada.

Posso appendere quadri o mobili su una parete radiante?

Sì, è un’operazione sicura. I produttori forniscono pellicole termosensibili per individuare l’esatta posizione delle tubazioni prima di forare. In alternativa, è sufficiente utilizzare tasselli corti che si ancorano nello strato superficiale di intonaco o cartongesso senza raggiungere i tubi.

I pannelli a parete possono sostituire del tutto i termosifoni?

Assolutamente sì. Se l’abitazione possiede un isolamento termico adeguato, un sistema radiante a parete copre interamente il fabbisogno termico dell’edificio, lavorando a basse temperature e migliorando la resa dei moderni generatori di calore come le pompe di calore.

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Terrazza con i pallet: come allestire uno spazio esterno comodo e curato

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Chi ha un terrazzo, un giardino o anche solo un angolo di balcone sa quanto sia difficile trovare soluzioni d’arredo che coniughino praticità, estetica e budget ragionevole. I mobili in pallet hanno guadagnato popolarità negli ultimi anni proprio perché offrono una risposta concreta a queste tre esigenze insieme. Quello che un tempo era considerato materiale da imballaggio industriale è oggi tra le scelte più diffuse per chi vuole costruirsi uno spazio esterno personalizzato, con un risultato dall’aspetto curato e una spesa contenuta.

Il merito sta in parte nella natura stessa del bancale: un oggetto già strutturato, dalle misure coerenti e dalla forma modulare, che si presta a essere reinterpretato senza richiedere competenze tecniche avanzate. Basta sapere cosa cercare, come preparare il materiale e quali accorgimenti seguire in fase di montaggio per ottenere un risultato duraturo, non solo esteticamente gradevole.

Perché i pallet funzionano all’aperto

I bancali in legno, solitamente in abete o pino, hanno dimensioni standardizzate che si prestano bene alla modulazione. Il formato più diffuso in Europa è il pallet EUR/EPAL: 120×80 cm, altezza 14,4 cm. Esistono anche i mezzi pallet (80×60 cm), utili per tavolini o elementi di raccordo in composizioni più articolate. Impilati, affiancati o tagliati, diventano strutture portanti per divani bassi, poltrone e letti da giardino.

Prima di usarli, è fondamentale verificare la marcatura impressa sul legno. I pallet con la sigla MB sono stati trattati con bromuro di metile, un prodotto tossico vietato in Europa dal 2010 ma ancora presente su bancali di importazione extraeuropea. Quelli contrassegnati HT (heat treated) sono stati sterilizzati esclusivamente con calore e sono sicuri per uso domestico. Il marchio EPAL impresso a fuoco sui blocchi laterali è un’ulteriore garanzia di provenienza e qualità.

Preparazione del legno: utensili e sequenza operativa

Montare un divano da pallet senza preparare adeguatamente il legno significa condannarlo a deteriorarsi in pochi mesi. La sequenza corretta prevede una prima levigatura con carta abrasiva a grana 80, seguita da un passaggio con grana 120 per rifinire le superfici a contatto con le mani e con i cuscini. Una levigatrice orbitale da 125 mm riduce i tempi a un terzo rispetto alla levigatura manuale; sugli spigoli e nelle scanalature tra le tavole è invece indispensabile lavorare a mano o con una lima piatta.

Dopo la levigatura si applica un impregnante per esterni a base d’acqua: asciuga in poche ore, non richiede diluente per la pulizia degli attrezzi e offre buona resistenza agli UV. Si stende a pennello largo o a rullo a pelo corto, con due mani distanziate di qualche ora. Per chi preferisce gestire l’intero acquisto online, portali come Happers raccolgono in un unico spazio prodotti per la casa e il giardino difficili da trovare altrove in modo organizzato.

Chi vuole un effetto più definito può completare con uno smalto all’acqua per esterni. Il grigio antracite, il bianco sporco e il verde salvia sono tra i colori più usati in questo tipo di allestimento, ma la scelta dipende dall’orientamento cromatico dell’intero spazio.

Cuscini e imbottiture: cosa valutare prima di acquistare

Una struttura in legno solida è solo metà del lavoro, e conviene pensare all’imbottitura già nella fase di progettazione, non a struttura ultimata. I cuscini per esterni devono resistere agli UV, asciugare rapidamente dopo la pioggia grazie a imbottiture in fibra cava siliconata o schiuma aperta, e avere rivestimenti sfilabili e lavabili. Lo spessore minimo consigliato per la seduta è di 10 cm; scendere sotto questa soglia compromette il comfort già dopo mezz’ora di utilizzo.

Scegliere prodotti progettati specificamente per i bancali EUR, come i cuscini per pallet studiati per questo impiego, evita i compromessi che derivano dall’adattare imbottiture generiche. Le misure tornano esatte sul modulo standard, il rivestimento è già pensato per reggere l’esposizione continuativa agli agenti atmosferici e la scelta dei colori si inserisce naturalmente negli stili più diffusi nell’arredo outdoor.

Assemblaggio: fissaggi e giunzioni

La fase di assemblaggio è quella in cui si commettono più errori, quasi sempre per sottovalutare l’importanza dei fissaggi. Per collegare due pallet affiancati a formare la seduta, la soluzione più robusta prevede staffe angolari in acciaio zincato da 90° avvitate con viti per legno, posizionate sia nella parte superiore che in quella inferiore di ogni giunzione. Per lo schienale – pallet posizionati verticalmente – è fondamentale l’ancoraggio alla base con staffe a L più robuste. Senza questo accorgimento la struttura verticale è soggetta a oscillazioni che nel tempo allentano tutti i giunti.

Per il tavolino basso, la soluzione classica prevede un singolo pallet con quattro gambe filettate regolabili avvitate nei blocchi d’angolo: costano pochi euro al pezzo e permettono di compensare piccole irregolarità del pavimento. L’altezza finale si attesta intorno ai 25-30 cm dal suolo, proporzionata a una seduta che con doppio strato di pallet e cuscino raggiunge i 35-40 cm.

Una nota spesso trascurata: se la pavimentazione è in piastrelle o gres, è utile applicare piedini in gomma adesiva sotto ogni blocco d’angolo. Proteggono il pavimento e riducono lo scivolamento dell’intera struttura.

Disposizioni per lo spazio esterno

La configurazione a “L” più comune prevede cinque pallet per la seduta e quattro in verticale come schienale, per un ingombro complessivo di circa 240×160 cm — misura che richiede una terrazza di almeno 12-14 mq per non risultare opprimente. Per spazi più piccoli, una seduta lineare con due pallet affiancati e uno schienale singolo funziona bene anche su un balcone di medie dimensioni, specie se si aggiungono rotelle bloccabili sotto la base per spostare l’insieme con facilità quando serve pulire o rientrare i cuscini.

Chi dispone di un giardino può permettersi composizioni più articolate: zone separate per la convivialità e il relax, pergolati leggeri in pallet e bambù, oppure strutture ibride che combinano bancali con profilati metallici per irrigidire i punti di giunzione più sollecitati.

Dettagli che completano l’allestimento

Le luci led da esterno a batteria o con picchetto solare, incastonate nelle fessure tra le tavole o disposte lungo il perimetro, trasformano lo spazio in serata senza richiedere impianti. I tappeti da esterno in polipropilene tessuto piatto, più resistenti agli UV rispetto ai modelli bouclé e più facili da pulire, delimitano la zona senza appesantirla. Le piante in vasi di terracotta o cassette di legno completano senza eccedere.

La coerenza cromatica tra cuscini, tappeto e teli ombra è l’elemento che più di ogni altro distingue un allestimento riuscito da uno che sembra improvvisato. Scegliere due o tre toni coordinati prima di acquistare qualsiasi elemento tessile evita quell’effetto accumulato che spesso penalizza i progetti fai da te più ambiziosi. Realizzare uno spazio esterno con i pallet richiede una pianificazione più attenta di quanto possa sembrare: la scelta dei moduli giusti, la cura nella preparazione del legno e la qualità dei fissaggi incidono in modo diretto sulla durata e sull’aspetto finale. Chi affronta il progetto con metodo ottiene risultati solidi, anche alla prima esperienza.

Guida completa al termoconvettore a gas: installazione e vantaggi

Il termoconvettore a gas è la soluzione ideale per integrare l’impianto di riscaldamento senza opere murarie invasive. Garantisce un riscaldamento rapido e localizzato, ottimizzando i consumi energetici grazie alla gestione elettronica delle fasce orarie e al pratico sistema di scarico coassiale.

Perché scegliere un termoconvettore per il riscaldamento domestico

L’installazione di un termoconvettore a gas si rivela una strategia vincente quando si ha l’esigenza di regolare la temperatura in specifici ambienti della casa. Spesso, soprattutto all’inizio e alla fine dell’inverno, non è necessario accendere l’impianto di riscaldamento principale per scaldare l’intera abitazione.

In questi casi, poter contare su una fonte di riscaldamento aggiuntiva e localizzata permette di godere della classica “fiammata” di calore solo dove e quando serve. Le moderne tecnologie consentono di ottenere risultati eccellenti senza interventi gravosi, sia che si debba installare la macchina su un muro perimetrale, su una tramezza o a pavimento.

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Ottimizzazione dei consumi e gestione del calore

I moderni termoconvettori a gas metano sono progettati per massimizzare l’efficienza. La gestione elettronica permette di impostare con precisione la temperatura desiderata e di programmare le fasce orarie di funzionamento, abbattendo gli sprechi.

Le case produttrici prestano una cura sempre maggiore al risparmio energetico:

  • Sistemi ad accumulo: si comportano come “serbatoi” termici, rilasciando il calore in modo graduale nel tempo senza un assorbimento continuo di energia.
  • Rapidità di messa a regime: ideali per riscaldare un ambiente in tempi brevissimi.
  • Bassi costi di installazione: l’investimento iniziale è modesto e l’apparecchio è operativo in mezza giornata di lavoro.

Specifiche tecniche e parametri di installazione

Per facilitare l’estrazione dei dati e fornire una panoramica chiara delle specifiche tecniche (basate sugli standard dei modelli Robur), ecco una tabella riassuntiva dei parametri chiave per l’installazione di un termoconvettore a gas.

Parametro tecnicoSpecifica dettagliata
Potenza termicaDa 2,92 a 4,71 kW
Rendimento energetico90%
Diametro foro di sfiato50 mm
Diametro esterno terminale antivento105 mm
Sporgenza massima esterna30 mm
Lunghezza tubo coassiale in dotazione50 cm (adattabile allo spessore del muro)
Tipologia di alimentazioneGas metano (kit di trasformazione per GPL incluso)

Come installare il termoconvettore: i passaggi tecnici

L’installazione richiede precisione ma, se eseguita correttamente, evita opere di ristrutturazione invasive. Insieme all’apparecchio viene solitamente fornita una dima di montaggio che riporta le distanze da rispettare e l’esatta posizione per i tasselli e per il condotto coassiale.

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Realizzazione del foro e posa del condotto

Effettuata la tracciatura a parete, si procede eseguendo un foro da 50 mm di diametro utilizzando un trapano dotato di una lunga fresa a tazza. Lavorare in coppia, aspirando la polvere contestualmente alla foratura, garantisce la massima pulizia dell’ambiente.

Il tubo coassiale va tagliato alla lunghezza esatta dello spessore del muro. La parte di diametro maggiore è dotata di una battuta che appoggia sulla parete interna. All’esterno, il foro si chiude con l’apposito terminale in lega d’alluminio dotato di griglietta, progettata per non ostacolare l’aria ma impedire l’ingresso a insetti e sporcizia.

Collegamento gas ed elettrico

Per l’alimentazione, è necessario intercettare la linea del gas. Spesso si dirama la mandata da un tubo proveniente dal locale caldaia (ad esempio al piano interrato) inserendo un raccordo a T.

  • Si completa il collegamento idraulico inserendo un apposito rubinetto di intercettazione.
  • Si effettua l’allacciamento elettrico collegando la spina tripolare in dotazione alla presa di corrente più vicina.

Installazione illustrata passo passo

  1. Realizzazione del foro e posa del condotto

    – Effettuata la tracciatura, si esegue il foro Ø 50 mm con una lunga fresa a tazza montata sul trapano che diventa una vera e propria carotatrice.
    – Se si lavora in coppia (uno fora e, contemporaneamente, l’altro aspira) si evita di disperdere la polvere. La “carota” di laterizio, estratta dalla tazza a fine lavoro, dimostra la regolarità e la pulizia del foro.
    – Il tubo coassiale va tagliato alla lunghezza necessaria; quello di diametro maggiore dispone di una battuta che appoggia alla parete interna.
    – All’esterno si chiude il foro con una griglietta di misura che non ostacola il passaggio dell’aria, ma ferma quello di insetti e altri animali.

  2. Collegamento gas ed elettrico

    – Per l’alimentazione si intercetta un tubo del gas proveniente dal locale di servizio al piano interrato, dove è situata la caldaia, forando il pavimento
    – Si inserisce un raccordo a T sul tubo per diramare la mandata.
    – Si completa il collegamento gas con l’inserzione di un rubinetto e si effettua l’allacciamento elettrico nella più vicina presa di corrente.

  3. Collegamento gas ed elettrico

    – Si posiziona a parete la dima che riporta le distanze da rispettare, le tracce per i tasselli di fissaggio del supporto e l’esatta posizione per il foro del condotto coassiale.

I consigli dell’esperto sull’installazione

Per garantire la massima sicurezza e un rendimento del 90%, assicurati sempre di posizionare correttamente la guarnizione di tenuta tra l’apparecchio e la parete interna. Se devi installare il termoconvettore in locali medio-grandi, opta per modelli con potenza superiore (vicina ai 4,71 kW).

Inoltre, se non disponi di allacciamento al gas metano, ricorda di montare il kit di trasformazione per GPL prima di fissare l’apparecchio alla staffa a parete, così da lavorare più comodamente sui bruciatori.

Termoconvettore a gas: domande frequenti (FAQ)

Come funziona lo sfiato di un termoconvettore a gas?

Lo sfiato avviene tramite un tubo coassiale che attraversa il muro perimetrale. Questo sistema permette di prelevare l’aria necessaria alla combustione dall’esterno e di espellere contemporaneamente i fumi di scarico, garantendo totale sicurezza all’interno dell’abitazione e richiedendo solo un piccolo foro nella parete (circa 50 mm).

Quali accessori sono inclusi nell’acquisto di un termoconvettore Robur?

Acquistando un termoconvettore a gas Robur, di norma la confezione include la dima di montaggio, la staffa per il fissaggio a parete, un condotto coassiale da 50 cm, il terminale esterno in alluminio antivento, le guarnizioni di tenuta, la spina elettrica tripolare e l’utilissimo kit di trasformazione per l’uso con gas GPL.

È possibile ottimizzare i consumi usando questo apparecchio?

Assolutamente sì. Grazie alla gestione elettronica avanzata, è possibile impostare con precisione la temperatura desiderata e programmare specifiche fasce orarie di funzionamento. Questo evita gli sprechi tipici del riscaldamento centralizzato, permettendoti di riscaldare solo gli ambienti necessari e solo nei momenti di effettivo bisogno.

FERVI presenta la nuova generazione di aspiratori professionali

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La gamma di aspiratori FERVI si rinnova con cinque nuovi modelli: performance potenziate, design aggiornato e nuove soluzioni progettate per rispondere a ogni esigenza di aspirazione

FERVI presenta la nuova gamma di aspiratori (art. A040-), frutto di un aggiornamento strategico dell’offerta che introduce nuovi modelli e sostituisce alcune referenze precedenti con soluzioni ancora più performanti e in linea con le esigenze del mercato dei professionisti dell’MRO (Maintenance, Repair and Operations) e del segmento del fai-da-te evoluto.

Il rinnovamento interessa l’intera famiglia di prodotto, con aspiratori che coprono capacità comprese tra 10 e 80 litri e configurazioni differenziate per rispondere a utilizzi domestici, professionali e industriali. La nuova proposta comprende dunque aspirapolveri aspiraliquidi progettati per rispondere a diverse esigenze operative, tra cui modelli ad alte prestazioni con più motori (fino a 3), pensati per ambienti di lavoro intensivi.

Tra le principali caratteristiche della gamma spiccano serbatoi robusti – in ABS o in acciaio a seconda del modello – filtri HEPA lavabili, filtri a sacco e per liquidi. Alcune versioni sono inoltre dotate di presa integrata per elettroutensili, una funzione particolarmente apprezzata in officina e nei contesti industriali, che consente l’avviamento sincronizzato dell’aspiratore con l’utensile collegato, migliorando efficienza e pulizia dell’area di lavoro.

I modelli di maggiore capacità, fino a 80 litri, sono progettati per impieghi gravosi e continuativi, grazie a configurazioni multi-motore che assicurano elevata potenza aspirante e affidabilità nel tempo. Le soluzioni più compatte, invece, si distinguono per leggerezza, facilità di trasporto e versatilità d’uso, risultando ideali per piccoli interventi e per la manutenzione ordinaria. La nuova gamma di aspiratori presenta, inoltre, una standardizzazione degli accessori, garantendo maggiore compatibilità senza la necessità di ricorrere a pezzi di ricambio diversi a seconda del modello.

L’aggiornamento della gamma aspiratori si inserisce, quindi, in un più ampio percorso di evoluzione dell’offerta, volto a garantire prodotti sempre più allineati agli standard qualitativi richiesti dal mercato professionale. Con questa revisione, l’azienda consolida il proprio posizionamento nel settore della fornitura di macchine, utensili e attrezzature professionali, proponendo una linea completa, razionalizzata, rinnovata anche nel design, e capace di rispondere in modo puntuale alle diverse esigenze operative.

La nuova gamma di aspiratori è già disponibile attraverso la rete distributiva ed è visualizzabile su www.fervi.com

Come pulire l’ottone e lucidarlo a specchio: guida definitiva

Per pulire l’ottone e ripristinare la lucentezza originale, è necessario rimuovere l’ossidazione superficiale tramite una levigatura con carta abrasiva finissima, seguita da una lucidatura meccanica con mola a feltro e pietra pomice. Questo processo professionale garantisce una superficie perfettamente liscia, priva di graffi e brillante nel tempo.

Scheda tecnica della pulizia professionale

ParametroSpecifica tecnicaNote dell’esperto
Materiali necessariCarta vetrata fine, mola, feltro, pietra pomiceUtilizzare grane decrescenti per la carta
Temperatura di fusione~930 °CImportante per interventi di restauro
Tempo stimato20-60 minuti per pezzoDipende dallo stato di ossidazione
Costo materialiBasso (10-30€)I macchinari professionali hanno costi superiori
DifficoltàMedia/AltaRichiede precisione manuale e attenzione

Cos’è l’ottone e perché tende a scurirsi

Prima di capire come pulire l’ottone, è fondamentale analizzare la natura di questa lega. L’ottone è composto principalmente da zinco e rame, talvolta integrato con altri metalli per migliorarne la resistenza. Nonostante la sua robustezza e malleabilità, l’esposizione prolungata all’ossigeno e alle intemperie innesca un processo di ossidazione che ne imbrunisce la superficie, facendogli perdere l’estetica originaria.

Questa lega trova impiego in settori critici come l’idrosanitaria (rubinetterie), il settore marino (accessori resistenti alla corrosione), l’industria elettrica e la produzione di strumenti musicali. La sua versatilità lo rende onnipresente nei nostri complementi d’arredo, ma richiede una manutenzione specifica per evitare il deterioramento estetico.

Consiglio dell’esperto: Non confondere l’ottone con il metallo ottonato. Se una calamita si attacca all’oggetto, probabilmente è ferro con un sottile strato superficiale di ottone; in quel caso, una pulizia troppo aggressiva potrebbe rimuovere definitivamente il rivestimento.

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Come pulire l’ottone e lucidarlo a fondo: i passaggi tecnici

La pulizia professionale dell’ottone non si limita a un semplice lavaggio, ma prevede un vero e proprio restauro superficiale. Ecco i tre step fondamentali per ottenere un risultato a regola d’arte.

Pulizia dell’ottone passo passo

Come pulire l’ottone

  1. Levigatura manuale e rimozione delle asperità

    La prima fase per pulire l’ottone molto sporco o ossidato consiste nella levigatura a mano. Utilizzando una carta vetrata finissima, si agisce sulle asperità e sulle macchie più profonde. Al termine di questo processo, la superficie risulterà perfettamente liscia al tatto, sebbene ancora opaca. Il colore inizierà a emergere, preparandosi alla fase successiva.come pulire l'ottone

  2. Lucidatura a specchio con mola e feltro

    Per eliminare i micro-segni della levigatura e ottenere una finitura “a specchio”, il metodo più efficace è l’uso di una mola da banco. Sul rullo in rotazione viene montato un disco di feltro, precedentemente trattato con pietra pomice o paste abrasive specifiche. L’azione combinata di calore da attrito e abrasione finissima porta la lega alla sua massima brillantezza.

  3. Uniformazione della superficie

    Il segreto di un manufatto di pregio risiede nell’uniformità. La prima passata di lucidatura è quella che richiede più tempo e attenzione: è qui che si definisce la qualità visiva del pezzo, assicurandosi che non rimangano zone d’ombra o opacità residue.come pulire l'ottone

come pulire l'ottone

L’eccellenza artigiana nella lavorazione dell’ottone

In Italia, la tradizione della lavorazione dell’ottone vanta eccellenze storiche come la F.O.A.N. di Sori (Genova). Questa realtà continua a tramandare l’antica tecnica della fusione a terra, realizzando complementi in stile marinaro e restauri professionali. Affidarsi a esperti per il restauro di pezzi d’epoca garantisce non solo la pulizia, ma la conservazione del valore storico del manufatto.

Se oltre all’ottone possiedi altri metalli in casa, ti consigliamo di consultare anche la nostra guida specialistica su come pulire l’acciaio inox.

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Domande frequenti su come pulire l’ottone – FAQ

Come togliere il nero dall’ottone?

Per rimuovere il nero derivante dall’ossidazione profonda, è necessario utilizzare una carta abrasiva a grana finissima per asportare lo strato ossidato, procedendo poi con una pasta lucidante e un panno morbido o una mola a feltro per ripristinare la lucentezza.

Quale prodotto usare per lucidare l’ottone a specchio?

Il sistema più efficace prevede l’utilizzo di una mola da banco con disco in feltro e pietra pomice in polvere o panetti abrasivi specifici. Per la manutenzione domestica, esistono creme lucidanti professionali che creano una barriera protettiva contro l’ossidazione.

Come pulire l’ottone antico senza rovinarlo?

Per l’ottone antico è fondamentale agire con delicatezza. Se l’ossidazione è lieve, si consiglia una pulizia con prodotti non acidi. Se invece è necessario un restauro completo, la levigatura manuale seguita da lucidatura professionale è l’unico modo per non alterare le geometrie originali del pezzo.

Prima di verniciare le porte interne, testa il risultato con il generatore di immagini IA

Cambiare il colore delle porte interne è uno degli interventi più semplici per rinnovare l’aspetto della casa senza affrontare una ristrutturazione completa. Una nuova tonalità può rendere gli ambienti più luminosi, moderni o accoglienti. Tuttavia, scegliere il colore sbagliato può compromettere l’equilibrio visivo della stanza. Per questo motivo, utilizzare il Generatore di Immagini IA prima di iniziare i lavori permette di visualizzare il risultato finale in modo realistico e prendere decisioni più consapevoli.

Molti appassionati di fai-da-te sottovalutano l’impatto delle porte sull’estetica complessiva. Eppure, il loro colore dialoga con pareti, pavimenti, battiscopa e arredi. Testare diverse soluzioni digitalmente riduce il rischio di errori e ripensamenti.

Parte 1: Perché il colore delle porte influisce sull’intero ambiente

Le porte interne occupano una superficie visiva importante, soprattutto in corridoi e zone giorno. Una tonalità troppo scura può rendere lo spazio più chiuso, mentre un colore eccessivamente chiaro può risultare anonimo.

Inoltre, la percezione cromatica varia in base alla luce naturale e artificiale. Una porta grigio caldo potrebbe armonizzarsi perfettamente con un parquet chiaro, ma risultare fredda accanto a pareti beige. Allo stesso modo, un bianco puro può contrastare troppo con tonalità crema.

Per questo motivo, affidarsi esclusivamente a campioni di vernice non è sempre sufficiente. Visualizzare la modifica direttamente su una foto reale della propria casa offre una prospettiva più concreta.

Parte 2: Come utilizzare il Generatore di Immagini IA per testare nuovi colori

Prima di iniziare con la vernice e gli attrezzi, vale la pena dedicare qualche minuto alla simulazione digitale. Utilizzare il Generatore di Immagini IA non richiede competenze tecniche particolari e permette di visualizzare in modo realistico diverse opzioni cromatiche direttamente sulla propria porta. Questo semplice passaggio aiuta a confrontare tonalità, finiture e combinazioni con l’ambiente circostante, riducendo il rischio di scelte impulsive. Ecco come procedere passo dopo passo.

Fase 1: Carica una foto nitida della tua porta.

Scatta una foto della porta dalla parte anteriore, assicurandoti che l’illuminazione sia uniforme e che l’immagine sia nitida. Carica l’immagine sul sito web “Generatore di Immagini IA” di insMind.

Fase 2: Inserisci un prompt dettagliato.

Inserisci una descrizione chiara del colore desiderato, ad esempio “Porta interna verde salvia opaco”, “Porta grigio antracite moderno” o “Porta bianco caldo satinato”. Quindi, fare clic sul pulsante “Generare”.

Fase 3: Visualizza l’anteprima e scarica

Verifica se il colore è quello che desideri. In caso contrario, puoi modificarlo e reinserire il prompt per generare porte in altri colori. Una volta soddisfatto, puoi scaricarlo.

In pochi minuti è possibile ottenere più varianti della stessa porta, evitando di acquistare vernici prima di aver preso una decisione definitiva.

Parte 3: Migliorare la qualità della foto per una valutazione più accurata

La precisione della simulazione dipende anche dalla qualità dell’immagine di partenza. Foto scure o leggermente sfocate possono alterare la percezione del colore.

In questi casi, utilizzare un Miglioratore di Immagini IA consente di aumentare la nitidezza, migliorare la luminosità e rendere più definiti i dettagli. Una foto più chiara permette di valutare meglio finiture opache, lucide o satinate.

Questo passaggio è particolarmente utile quando si confrontano tonalità molto simili, dove piccole differenze possono cambiare l’effetto complessivo.

Parte 4: Sostituire con IA per testare dettagli e accessori

Oltre al colore, anche i dettagli influenzano l’aspetto finale della porta. Maniglie, pomelli, placche o piccoli elementi decorativi possono trasformare lo stile complessivo.

Con Sostituire con IA, è possibile simulare la sostituzione di questi elementi direttamente sull’immagine. Ad esempio, si può testare una maniglia nera opaca al posto di una cromata, oppure un pomello in ottone per uno stile più classico.

Questa funzione è utile anche per immaginare l’effetto di piccoli cambiamenti decorativi, come l’aggiunta di elementi minimal o la modifica delle finiture metalliche. In questo modo si può valutare l’insieme prima di acquistare nuovi accessori.

Parte 5: Pianificare meglio per ridurre costi e ripensamenti

Verniciare una porta richiede tempo e preparazione: smontaggio, carteggiatura, applicazione del primer e almeno due mani di vernice. Ripetere l’intervento perché il colore non convince significa raddoppiare fatica e spese.

Simulare in anticipo il risultato permette di eliminare le opzioni meno adatte e di procedere con maggiore sicurezza. Questo approccio riduce gli sprechi di materiale e aumenta la probabilità di ottenere un risultato soddisfacente al primo tentativo.

Per chi ama il bricolage ma desidera evitare errori, integrare strumenti digitali nella fase di progettazione può fare la differenza.

Conclusione: Una scelta più sicura prima di iniziare

Cambiare il colore delle porte interne può trasformare radicalmente l’aspetto di una casa. Tuttavia, una scelta affrettata può compromettere l’equilibrio dell’ambiente.

Utilizzando strumenti come il Generatore di Immagini IA, il Miglioratore di Immagini IA e Sostituire con IA, è possibile visualizzare modifiche realistiche prima di intervenire fisicamente. Questo consente di prendere decisioni più informate, ridurre errori e affrontare il progetto con maggiore tranquillità. Con piattaforme come insMind, la tecnologia diventa un supporto concreto per migliorare la pianificazione e rendere il fai-da-te più consapevole ed efficace.

Rifare casa: dalla demolizione all’inserimento delle opere d’arte

Tratto da “Rifare Casa n.104 – Marzo/Aprile 2026″

Autore: Nicla de Carolis

Questo numero interamente dedicato a progetti di ristrutturazione curati da architetti ” … dal cantiere al finito…”, come recita il titolo in copertina, offre una vasta panoramica di casi, documentando fotograficamente i lavori, il prima e il risultato dei diversi ambienti dopo questo “trattamento funzionale/estetico”. Il lavoro di un architetto è piuttosto complesso ma molto utile per tener dritta la barra in una ristrutturazione, evitando di fare errori che vanno dalla mancata definizione dello stile alla cattiva gestione degli spazi e dell’impiantistica, per finire con una mancata progettazione della disposizione di ciò che renderà preziosa e unica l’abitazione ovvero la scelta e il posizionamento delle opere d’arte. E qui è importante la collaborazione tra architetto e artista finalizzata a creare un’opera d’arte totale; prova lo sono collaborazioni nella storia recente che vanno da Le Corbusier e Picasso a Walter Gropius e artisti come Kandinsky e Klee, a Gio Ponti e Lucio Fontana, solo per citarne qualcuno. Quando si ristruttura una casa seguiti da un architetto si può anche fare a meno dell’interior designer perché l’architetto è un professionista in grado di gestire tutto l’insieme con una visione estetica oltre che tecnica. Programma ogni cosa a monte e sa che la parte decorativa non va lasciata al caso e a decisioni estemporanee, traccia subito le linee guida precise, anche se in fase finale potranno esserci aggiustamenti.
Particolarmente rappresentativo di questo modo di operare è il progetto dell’architetto Sammarro da pagina 54, dove si puo ben capire come la scelta dei colori, dei materiali e dei quadri alle pareti possano fare la differenza, creando scorci della casa impagabili, frutto di un lunga esperienza nella ricerca estetica.
Per poter godere di spazi che appaghino totalmente l’occhio non è necessario essere collezionisti d’arte, bisogna affidarsi a professionisti appassionati e capaci; in queste pagine ne troverete diversi e tanti altri anche sul nostro sito rifarecasa.com, nella sezione dedicata agli architetti, raggiungibile inquadrando il QRcode qui sotto.

Come costruire copritermosifoni fai da te: Guida pratica e tecnica

Costruire copritermosifoni è la soluzione ideale per nascondere radiatori obsoleti e proteggere le pareti dai “baffi neri”, trasformando un elemento tecnico in un complemento d’arredo. Utilizzando materiali come legno, grigliati o lamelle di recupero, è possibile migliorare l’estetica domestica senza compromettere l’efficienza termica del riscaldamento.

Specifiche tecniche del progetto

CaratteristicaDettaglio Tecnico
DifficoltàMedia (Fai da te avanzato)
Materiali principaliAbete (tavolette e listelli), Lamellare, Lamelle (recupero veneziane)
Attrezzatura necessariaSeghetto alternativo, Troncatrice, Avvitatore, Levigatrice
Tempo stimato6-8 ore (escluse ore di asciugatura vernice)
Componenti chiavePannello traforato (grigliato), Top (mensola), Fianchi sagomati
Finitura consigliataPrimer specifico e 2 mani di smalto per legno

Progettazione e scelta dei materiali

Per un risultato professionale, il copritermosifone classico deve prevedere un pannello frontale traforato che permetta la convezione dell’aria. I fianchi possono essere ciechi o traforati, mentre il top superiore è fondamentale per deviare il flusso d’aria calda verso il centro della stanza, evitando macchie di calore sulla parete sovrastante.

copritermosifoni

Materiali consigliati dall’esperto

  • Grigliati di legno: Facili da tagliare e già pronti all’uso.
  • Reti metalliche o lamiera: Ideali per uno stile industrial e massima conduzione.
  • Lamelle di recupero: Un’ottima scelta di upcycling consiste nell’usare le doghe di vecchie veneziane in legno, garantendo un design unico a costo zero.

Guida passo-passo: costruzione del telaio

Un progetto solido parte da un telaio in abete (es. 19×95 mm per i montanti e 19×45 mm per le traverse).

  1. Sagomatura dei Montanti: Utilizza un profilo curvo alla base per alleggerire l’impatto visivo (puoi usare un semplice tappo di barattolo come dima).
  2. Assemblaggio Meccanico: Unisci le traverse ai montanti tramite preforatura con punta da 3,5 mm e viti da 5×100 mm. L’uso della colla vinilica su ogni giunzione è d’obbligo per prevenire movimenti dovuti agli sbalzi termici.
  3. Creazione del Grigliato: Se utilizzi lamelle da veneziana, tagliale a 45° (forma a parallelogramma) per creare un intreccio a diamante. Fissale sul retro del telaio con graffette e colla.

copritermosifoni

Consiglio dell’Esperto: Se il termosifone è posizionato sotto una finestra, non costruire un top separato. Prolunga il davanzale esistente con una tavola di legno dello stesso spessore, creando una continuità visiva perfetta.

Installazione e adattamento al battiscopa

L’errore più comune è ignorare il profilo del battiscopa. Per un’installazione a filo muro:

  • Crea una dima di cartone che ricalchi il profilo del battiscopa.
  • Riporta il disegno sui fianchi del copritermosifone e taglia con il seghetto alternativo.
  • Fissa la struttura alla parete tramite squadrette metalliche nascoste sotto il top per garantire stabilità e sicurezza.

Progetto illustrato step by step

Occorrente:

  • Tavolette abete 19×95 mm: 2 montanti (A) da 1080 mm
  • Listelli abete 19×45 mm: 1 traversa superiore (B) da 1340 mm; 2 traverse interne (C) da 1150 mm; 2 rinforzi (D) da 880 mm
  • Lamellare abete da 26 mm: 1 top (E) da 430×1370 mm
  • Bilaminato da 16 mm: 1 fianco (F) da 1125×330 mm
  • Lamellare abete da 26 mm: 1 top (E) da 430×1370 mm
  • Listello quarto di cerchio 12×12 mm: 6 pezzi (G) da 353 mm; 6 pezzi (H) da 880 mm
  • Lamelle larghe 35 mm recuperate da avvolgibile (J);
  • Viti Ø 4×20 mm e Ø 5×100 mm;
  • Squadrette metalliche (K);
  • chiodini Ø 1,2×25 mm e Ø 1,8×40 mm;
  • Colla vinilica; primer; smalto

Copritermosifoni fai da te

  1. Modanatura

    Per ottenere la modanatura a quarto di cerchio alla base dei montanti è sufficiente il coperchio di un barattolo: si traccia la mezzeria sulla tavoletta per disegnare un quadrato con i lati di circa 50 mm, quindi si disegna l’arco.

  2. Asportazione angolo

    Tenendo la lama del seghetto alternativo leggermente all’interno dell’arco si asporta l’angolo della tavoletta e si uniforma la linea di taglio con carta vetrata.

  3. Misure telaio

    In base alla misura del termosifone da occultare si tagliano le traverse orizzontali e i rinforzi verticali, interni a esse, più il listello superiore a filo esterno dei montanti. I rinforzi verticali vanno posizionati in modo da dividere la specchiatura frontale in tre settori identici: la loro altezza è stabilita in modo che la traversa superiore si trovi a 45 mm dalla testa dei montanti, quella inferiore a 15 dalla modanatura ad arco, perciò a 65 mm dall’estremità inferiore.

  4. Montaggio del telaio

    Tutte le fasi di montaggio del telaio avvengono mantenendo i listelli bloccati e allineati con morsetti. Segnata la corretta posizione, si compone la parte interna del telaio attraversando le traverse con coppie di viti Ø 5×100 mm che penetrano nei rinforzi, previa stesura di un velo di colla sulla testa di questi ultimi: la preforatura delle sedicon punta Ø 3,5 mm facilita l’inserimento delle viti e previene eventuali fessurazioni del legno.

  5. Montaggio del telaio

    Il telaio, nella parte inferiore, va unito ai montanti con una vite alla traditora per parte inserita da sotto (sempre dopo aver aperto la sede con una punta di diametro inferiore).

  6. Montaggio del telaio

    Nella parte superiore l’unione avviene soltanto con colla spalmata sulle teste della traversa; il bloccaggio dell’insieme si ottiene fissando il listello superiore con due viti per parte che lo attraversano e penetrano nelle teste dei montanti.

  7. Recupero di una veneziana

    Qui è stata utilizzata una veneziana non più funzionante, ma con quasi tutte le lamelle in buono stato e in legno naturale: questo ha facilitato l’applicazione della finitura e l’ottenimento di una buona adesione, qualora si disponga di lamelle in materiale plastico e liscio occorre stendere un primer idoneo. Tuttavia, anche se si trattasse di acquistarne una nuova economica e sacrificarla, ne varrebbe sicuramente la pena, tanto più che si può scegliere il colore in base all’ambiente circostante e limitarsi solo a nobilitare il legno con una finitura adeguata.

  8. Taglio lamelle

    Le lamelle vanno accorciate da entrambi i lati asportando la parte che riporta l’intaglio per il passaggio del cordino, a filo interno dell’intaglio stesso. Il taglio va fatto a 45° in modo da ottenere strisce a parallelogramma per la parte centrale della specchiatura, la foto mostra invece il taglio delle porzioni più corte
di lamelle, di forma trapezoidale, che servono per rivestire gli angoli superiori e inferiori della specchiatura. I lati corti così sagomati offrono un riscontro sicuro per posizionale ciascuna lamella con la corretta inclinazione; le lamelle possono essere impacchettate sovrapposte a gruppi, ben allineate e bloccate con una striscia di nastro per adattarne una gran quantità con un unico taglio di troncatrice.

  9. Comporre il grigliato

    Si inizia dal punto in cui è possibile fissare la prima lamella intera, dopo aver tracciato due linee di riferimento perpendicolari sui listelli. Affiancando le lamelle, si trova la disposizione in modo che rimanga uguale spazio da completare in alto e in basso.

  10. Ciascuna lamella va fissata al legno con un punto di colla e stabilizzata con graffette: l’interasse tra una e l’altra corrisponde alla larghezza di una lamella.

  11. Comporre il grigliato

    Ecco come si presenta la specchiatura parzialmente rivestita con le restanti lamelle tagliate a misura: le strisce centrali sono a forma di parallelogramma, quelle più esterne a forma di trapezio.

  12. Comporre il grigliato

    Allo stesso modo si realizza il corso incrociato di lamelle.

  13. Comporre il grigliato

    Si realizza mettendo una goccia di colla anche nei punti di contatto con le lamelle sottostanti.

  14. Comporre il grigliato

    Con listelli a quarto di tondo, tagliati a 45° e fissati con chiodini Ø 1,2×25 mm, si ottiene la cornice perimetrale sulla faccia a vista.

  15. Comporre il grigliato

    Si passa alla finitura con fondo e due mani di smalto per legno.

  16. Installare a muro il copritermosifone

    Quale che sia l’installazione del copriradiatore, per mandarlo in battuta contro il muro bisogna sagomarlo nella parte bassa in modo da incorporare il battiscopa. Ci si può costruire un rudimentale truschino con una matita e un pezzetto di listello che, fatto scorrere a contatto con il battiscopa, ne riproduca la sagoma su un cartoncino da utilizzare come dima di taglio.

  17. Installare a muro il copritermosifone

    Se il termosifone si trova lontano dagli angoli occorre sagomare il lato posteriore dei fianchi; vicino agli angoli la sagomatura interessa il lato posteriore dell’unico fianco visibile e il profilo esterno del montante sul lato opposto. Si asporta la porzione di legno corrispondente al profilo rilevato.

  18. Installare a muro il copritermosifone

    Prima di collegare il fianco al grigliato frontale si controlla che l’accoppiamento con il battiscopa sia perfetto, poi lo si fissa al montante con colla e chiodini Ø 1,8×40 mm.

  19. Installare a muro il copritermosifone

    Il lato posteriore del top richiede almeno un paio di punti d’appoggio, forniti da squadrette fissate alla muratura.

  20. Installare a muro il copritermosifone

    Si colloca il copritermo in posizione e, con la livella a bolla appoggiata sul listello superiore, si traccia sulla parete il livello a cui deve trovarsi l’ala superiore della squadretta metallica, nel punto stabilito per il suo fissaggio.

  21. Installare a muro il copritermosifone

    Con la squadretta in posizione si marca il punto di foratura per i tasselli e la si fissa al muro.

  22. Installare a muro il copritermosifone

    Qui, oltretutto, il termosifone è installato davanti a una porzione di muratura che presenta variazioni di profondità: il top va quindi sagomato in modo da seguirne l’andamento, poi lo si appoggia provvisoriamente al suo posto per segnare la posizione delle squadrette frontali.

  23. Installare a muro il copritermosifone

    Spostato nuovamente il copritermo, si fissano le squadrette alla faccia interna del listello e al top.

  24. Installare a muro il copritermosifone

    Le squadrette sono giustamente distanziate e con l’ala a filo superiore del listello.

  25. Costruire copritermosifoni sottofinestra

    Per rivestire con una struttura analoga un termosifone installato sotto una finestra, se il davanzale interno è di legno, anziché realizzare un top come nel caso precedente, se ne può aumentare la profondità di quanto necessario. Serve una tavola di pari spessore, tagliata a misura e profonda quanto basta a ricoprire il termosifone con un po’ di abbondanza.

  26. Costruire copritermosifoni sottofinestra

    Per il fissaggio della tavola si realizzano nel suo spessore fori passanti in cui inserire viti che penetrino nel davanzale esistente. Le viti, Ø 5×100 mm, vanno incassate per circa metà spessore della tavola, allargando di conseguenza il foro d’ingresso, in modo da potervi inserire spine Ø 10 mm che ne nascondano la presenza.

  27. Costruire copritermosifoni sottofinestra

    La parte eccedente delle spine va tagliata quasi a filo del bordo e la testa va levigata per rifinire esteticamente la superficie.

  28. Costruire copritermosifoni sottofinestra

    Il fissaggio non rimane mai perfettamente a filo superiore su tutta la lunghezza, per cui è meglio mantenere un sottilissimo sopralzo della tavola rispetto al davanzale e livellare la linea di giunzione con una passata di levigatrice.

  29. Costruire copritermosifoni sottofinestra

    La stesura del fondo e di una prima mano di smalto uniforma le superfici dal punto di vista cromatico, facilitando la stuccatura della linea di giunzione, da fare in due tempi. La prima consistente stuccatura, apparentemente perfetta da fresca, con l’asciugatura riporta in evidenza la giunzione per via del ritiro, ma la seconda, con meno materiale, riempie per bene la zona e, dopo la levigatura e la seconda mano di smalto, tutto rimane uniforme.

  30. Costruire copritermosifoni sottofinestra

    Restano validi gli stessi criteri costruttivi e di adattamento al battiscopa: la profondità dei fianchi dev’essere tale da lasciare il top a sbalzo di circa 10 mm frontalmente, mentre di lato deve rimanere a filo dei fianchi.

Domande frequenti FAQ

Il copritermosifone riduce il calore nella stanza?

Se progettato correttamente con pannelli traforati e uno spazio di almeno 3-5 cm tra radiatore e struttura, la perdita di calore è minima. Il top superiore aiuta anzi a direzionare il calore verso l’ambiente anziché verso il soffitto.

Quale legno è meglio usare per un copritermosifone fai da te?

L’abete e il pino sono ottimi per il telaio per il loro rapporto qualità-prezzo. Per il top superiore, si consiglia il legno lamellare (spessore 26 mm) per evitare deformazioni dovute al calore costante del radiatore.

Posso costruire un copritermosifone senza fianchi?

Sì, nelle versioni sottofinestra è possibile agganciare il pannello frontale direttamente alla parte inferiore del davanzale, lasciando i lati aperti o accostati alle pareti laterali della nicchia.

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