Un simpatico portapenne a forma di macchinina realizzato in legno: ecco come costruirlo
Un portapenne fai da te a forma di automobile è un’idea originale per un regalo simpatico. In questo caso si è ottenuta la sagoma della macchinina da un blocchetto di legno, si sono disposti gli alloggiamenti per le penne e infine sono state applicate le ruote.
Realizzare questo portapenne in legno fai da te è abbastanza semplice, basta seguire i consigli nella guida illustrata che segue.
Come creare un portapenne – Guida illustrata
Si parte da una sagoma di cartoncino riportata su un blocchetto di legno spesso (35-40 mm) sia per mantenere una proporzione complessiva del corpo della vettura, sia per avere spazio sufficiente per riporvi almeno una coppia di penne o matite. Come si può apprezzare guardando l’oggetto finito, la sagoma non va appoggiata a caso sul blocchetto: occorre allinearla con le venature superficiali e anche valutare il loro aspetto sullo spessore, un fattore che può fortemente influenzare il risultato visivo finale.Trattandosi di un pezzo spesso e compatto, l’avanzamento del taglio va fatto lentamente; nei cambi di direzione a stretto raggio conviene riprendere più volte il pezzo per allargare il taglio e facilitare l’avanzamento della lama.Prima di effettuare il taglio rettilineo alla base, si praticano due fori passanti a ridosso della tracciatura in corrispondenza agli assi delle ruote; si termina il taglio e si procede con la levigatura, a macchina sulle superfici più ampie e a mano negli spazi ristretti. Conviene bloccare la macchina capovolta sul banco e utilizzarla come una stazionaria, facendo scivolare il pezzo sul foglio di abrasivo senza premere troppo.Al posto di guida si praticano due fori affiancati, profondi metà spessore, con una punta adeguata alle matite o alle penne che devono esservi inserite.Gli assi delle ruote, ricavati da tondino, vengono fissati alla carcassa da sotto con una coppia di chiodini. Le ruote possono anch’esse ottenersi tagliando a fette un tondino di diametro maggiore, oppure da una tavoletta di spessore ridotto utilizzando una sega a tazza.
Il silicone liquido è un prodotto innovativo per impermeabilizzare tutte le strutture della casa e del giardino esposte alle intemperie e alle infiltrazioni: si applica facilmente perché è un prodotto all’acqua e resiste alle condizioni più estreme
Il silicone liquido è ideale per impermeabilizzare materiali porosi come pietra e piastrelle, per prevenire e trattare le macchie di salnitro e le efflorescenze, per trattamenti antiumidità, per risanare tetti e coperture sia piani sia inclinati, per rinnovare vecchi rivestimenti o riparare crepe vicino ai muri in pietra o a camini e lucernari, per eliminare infiltrazioni nei basamenti, per impermeabilizzare fondamenta, guaine, fioriere, giardini pensili, vasche di raccolta, canali di scolo, grondaie, scossaline ecc. Il silicone liquido a volte è anche chiamato: gomma siliconica liquida.
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Rubson SL 3000 è un rivestimento impermeabile universale in gomma liquida disponibile in 4 colori (bianco, nero, grigio, terracotta) nei formati da 1 kg, 5 kg, 25 kg. Lanciato da Henkel sotto il marchio Rubson è un prodotto fortemente innovativo le cui principali caratteristiche sono:
Tecnologia SILICOTEC
Prodotto base acqua sicuro da usare e inodore
Strumenti facilmente pulibili con acqua
Facile da applicare
Massima elasticità (fino al 400%), mantiene la flessibilità anche a basse temperature
Elevata resistenza ai raggi UV, alle intemperie e all’invecchiamento
Elevato potere riempitivo
Resistente alle condizioni termiche estreme (da -20 °C a +80 °C), agli attacchi di acidi e basi diluite; è impermeabile anche in terrazzi con acqua stagnante.
Come si applica il Silicone Liquido pronto all’uso
Si applica direttamente sulla superficie con un pennello, con un rullo o con una spatola; in alcuni casi potrebbe essere necessario l’utilizzo di un primer. Il prodotto asciuga completamente in 24 ore ed è resistente alla pioggia dopo circa 5 ore. La resa dell’impermeabilizzante liquido è di 1,3 kg/m2 per millimetro di spessore (non reticolato). Non si tratta comunque di un silicone liquido trasparente anche perché il suo colore è grigio
Zone di applicazione
Fase di applicazione. La stesura è semplice e rapida su ogni materiale.
Risultato finale, di Rubson SL 3000 per la sigillatura di un giunto tra soglia e pavimentazione.
Il disegno sintetizza alcune delle strutture della casa che possono essere riparate e sigillate con Rubson Silicone Liquido SL 3000.
Applicazioni del silicone liquido impermeabilizzante
Rubson Silicone Liquido è un prodotto dalle molteplici applicazioni, per esempio la riparazione di vecchie coperture.
Serve per impermeabilizzare le giunzioni tra tegole e comignoli o altri elementi del tetto.
È ideale per l’impermeabilizzazione di grondaie
Eccellente per rifinire giunti tra elementi di pietra o metallici.
Per il trattamento di fioriere, aiuole e vasche di raccolta si stende a rullo su tutta la superficie.
Il prodotto è a base acqua. Gli strumenti possono essere lavati facilmente con acqua in pochi secondi.
Il prezzo del silicone liquido è di circa euro 18 al Kg. Se occorre fare applicazioni molto estese risulta conveniente acquistare il secchio da 25 Kg, il cui prezzo varia da euro 280 a euro 300
Consigli per gli acquisti di silicone impermeabilizzante
Appliques fai da te realizzate con un materiale poco usuale: un lamierino d’alluminio forato facilmente lavorabile
Ecco un arredo da bagno moderno che si rivela molto pratico, pulito e duraturo; come realizzarlo? Con le appliques fai da te per lampade e portaccessori.
Questo set da bagno è composto da due diffusori per lampade al neon e da un portaccessori (bicchieri per spazzolini e dentifrici) realizzati con lamierino traforato in alluminio, un materiale leggero, facilmente lavorabile e inossidabile.
Entrambi i manufatti sono ricavati da fogli tagliati secondo le misure desiderate. Il taglio si pratica con robuste forbici universali o con cesoie per metalli che consentono un lavoro efficace e preciso.
Le pieghe del lamierino si realizzano utilizzando sagome di legno (un travetto a sezione quadrata) aiutandoci con il martello per ottenere angoli recisi. Per le curve utilizziamo un listello tondo ø 8-10 cm (o un altro oggetto cilindrico). Alcuni tondini d’acciaio inseriti nei fori costituiscono la base per bicchieri, profumi, ecc.
Per il fissaggio alla parete del portaccessori ci occorrono tasselli a vite che sfruttano la foratura della lamiera d’alluminio. Per i diffusori da applicare davanti alle due lampade fluorescenti utilizziamo tasselli a filettatura interna in cui avvitiamo barre filettate 3-4 mm, tagliate della lunghezza adeguata e dotate di dadini con rondelle. L’illuminazione è fornita da due neon da 60 watt l’una, applicate verticalmente ai lati dello specchio. Il lamierino traforato non riduce la luce più di tanto, ma evita che la luminosità colpisca direttamente gli occhi di chi sta utilizzando il lavabo.
Plafoniera Led, Utilizzato per illuminazione: domestica, commerciale, ufficio...
Il lamierino d’alluminio forato si trova nei centri di bricolage ed è disponibile (in genere) negli spessori di 0,8 – 1 – 1,2 mm, in formati e motivi di foratura diversi. Per tagliarlo utilizziamo le cesoie per metalli o, in mancanza di queste, robuste forbici universali.
Appliques fai da te – Guida illustrata
Per realizzare il portaccessori il lamierino traforato va sagomato piegandolo a spigoli vivi con l’aiuto di alcuni pezzi di listello ben squadrato.Il piano d’appoggio per bicchieri e altro si realizza inserendo e bloccando nella traforatura alcuni tondini di acciaio inox (o in alluminio).Per sagomare i diffusori per il neon si curvano, con le mani, due pezzi di lamierino traforato utilizzando un oggetto cilindrico.I diffusori si applicano alla parete con tasselli in cui avvitiamo due spezzoni di barra filettata. Su essa si bloccano i diffusori con una coppia di dadi.I due punti luce fluorescente che forniscono luce al lavabo sono costituiti da una base, completa di circuito interno
Con il sifone Spazio Bagno NT Lira è possibile recuperare quasi completamente il vano sotto il lavabo
Il sifone Spazio Bagno NT Lira è pensato per ridossare la tubazione di scarico alla parete, variandone il percorso appena sotto la piletta e riducendone l’ingombro in profondità a soli 40 mm.
Il kit di montaggio include il sifone Spazio Bagno NT Lira con tubo Ø 32 mm di innesto a parete, due tubi Ø 32 mm con un’estremità a gomito, provvisti di ghiere di serraggio e riducibili a misura, un adattatore per scarico a parete completo di guarnizione che, se occorre, aumenta il diametro da 32 a 40 mm, una riduzione da 1” a 11/4” per il collegamento alla piletta, anch’essa completa di guarnizione.
Una versione ancora più completa include la piletta Basket Bagno Bassa (che può anche essere acquistata separatamente) da sostituire a quella esistente: con soli 60 mm di sporgenza alla base del sanitario, permette di recuperare ulteriori centimetri preziosi in altezza.
Inoltre, questo modello di piletta salvaspazio è corredato di tappo “No problem” che si chiude con la semplice pressione di un dito e si solleva facilmente afferrandolo per il collare.
Il sifone tradizionale a bottiglia, oltre a non essere una gioia per gli occhi in un bagno moderno, impedisce di installare nel vano sottolavabo complementi utili come quello della foto, in quanto sarebbe di disturbo per le gambe. Nell’immagine grande si vede come Spazio NT abbia permesso di risolvere il problema.Smontando il vecchio sifone serve un secchio per raccogliere l’acqua in esso contenuta.Il tubo di innesto allo scarico a parete è più lungo del necessario e non può essere lasciato tal quale: andrebbe in battuta nella curva di discesa, riducendo la sezione di passaggio, e il sifone rimarrebbe distanziato dalla parete, impedendo di recuperare al meglio lo spazio.
Si inserisce il blocco tubo/sifone nello scarico fino a battuta nella curva e si misura la parte eccedente tra il retro del sifone e la parete.In questo modo il sifone va in battuta sulla parete senza ostruire la curva interna. Sul filetto in uscita dalla piletta si avvita il gomito che convoglia il flusso in direzione della parete, orientando il tubo al centro del sifone. Si rileva la misura tra la base dell’innesto cilindrico nella parte superiore del sifone e il centro del tubo orizzontale (in questo caso circa 120 mm).
La misura si riporta sull’altro tubo con gomito (quello con la guarnizione arancione premontata), sempre misurando dal centro del gomito.Dopo il taglio il bordo va ripulito dalle sbavature prodotte dalla lama (smussandolo un poco) con carta vetrata.Ripulire anche il bordo interno con la lama di un cutter.Rimosso il tubo orizzontale, si monta quello verticale sul sifone e si rileva la misura tra la curva interna di questo e il centro del raccordo discendente dalla piletta.Tagliato e sbavato il tubo, lo si innesta in quello del sifone; serrando la ghiera, la guarnizione interna si deforma e garantisce la tenuta.Si calza la guarnizione nera all’altra estremità e si avvita la ghiera alla piletta.
Il tappo frontale del sifone può essere svitato per rimuovere periodicamente i residui di sporco dall’interno.
Da sempre siamo sostenitori del recupero del patrimonio edilizio d’epoca, comprendendo in questa categoria anche le costruzioni razionaliste (1920/40) e ci lascia perplessi l’idea che molti edifici di oggi vengano progettati per durare pochi anni, trascorsi i quali è più conveniente demolirli e ricostruirli, magari in un’altra zona, secondo caratteristiche che meglio rispondono alle mutate esigenze dei fruitori. Di sicuro sono tante le case costruite negli anni 50/60/70 che dovrebbero essere demolite, perché sono obsoleti gli impianti elettrici, idraulici, fognari e assente l’isolamento termo- acustico, oltre che per la loro estetica a dir poco incomprensibile, se paragonata alla bellezza e alla ricercatezza nei dettagli dei palazzi d’epoca del nostro Paese; un parco abitativo che per ripetitività tipologica e cattivo funzionamento è stato definito “ecomostro”. E questi quartieri, anche quelli realizzati più di recente con progetti di professionisti di fama, spesso mancano di ciò che diceva Calvino nel suo romanzo Le città invisibili: ”Non di questo è fatta la città, ma di relazioni tra le misure del suo spazio e gli avvenimenti del suo passato”. Chi conosce il quartiere Bicocca di Milano, tanto per citarne uno, un’area che si estende per circa 700.000 metri quadrati, dove fino agli anni ’80 c’erano gli stabilimenti per la produzione degli pneumatici Pirelli, capisce perfettamente cosa manca in un posto del genere, che la sera è una landa desolata, nonostante la presenza dell’università e del teatro degli Arcimboldi (quello costruito per accogliere gli spettacoli de “La Scala”, in occasione della sua ristrutturazione, con dimensioni e caratteristiche analoghe al quelle del mitico teatro milanese ma con cui non ha nulla a che vedere per eleganza, bellezza architettonica e ubicazione). Inoltre, girando per la Bicocca, si rimane colpiti dal decadimento delle costruzioni che forse avranno anch’esse “scadenza breve”. Quindi ci infiammiamo di speranza quando leggiamo che il Governo concede, a un canone simbolico di 150 euro al mese, a cooperative di giovani artisti, edifici di pregio, abbandonati, inseriti in un contesto vissuto, perché li trasformino in atelier d’arte. Il nuovo bando, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale alla fine del 2018 con un elenco degli immobili da destinare al progetto di recupero, sostituisce quello già proposto 3 anni fa che non aveva dato risultati perché gli edifici proposti erano inidonei (sic) “per gravi problemi strutturali e di agibilità”. Come ottimo sembrava il progetto pilota di riqualificazione di 30 delle 1.244 case cantoniere, di proprietà dell’ANAS, distribuite sul territorio nazionale, da destinare al turismo sostenibile, per creare una rete di accoglienza diffusa sul territorio con caratteristiche di omogeneità nella qualità dei servizi offerti. Dopo più di due anni dal bando, solo per 2 case cantoniere si è avviato l’iter burocratico necessario per la trasformazione; delle altre non si sa nulla. è così che purtroppo la fiamma dell’entusiasmo si spegne di fronte ai risultati a oggi deludenti, ma non disperiamo.
I pon pon di lana: per realizzarli velocemente basta una semplice tavoletta di legno e due tondini di diverso diametro dai quali si ottiene un pratico mini-telaio per lavorare comodamente la lana
Realizzare pon pon di lana è un’idea originale per ottenere piccoli oggetti decorativi per vestiti come cappelli e guanti, per creare simpatici portachiavi o giochi per il proprio animale domestico.
I pon pon si possono anche realizzare a mano, ma per velocizzare l’elaborazione dei pon pon fai da te è utile un piccolo telaio che faciliti il compito. Per costruirlo sono necessari pochi materiali recuperabili dagli scarti di altre lavorazioni. Si tratta di una costruzione abbastanza semplice; ma vediamo come realare nell’ordine: il telaio in legno e i pon pon di lana.
Realizzazione del telaio
1. I materiali occorrenti consistono in una tavoletta di abete 200x90x18 mm e due tondini Ø 25 e Ø 8 mm. Il primo tondino va tagliato lungo 280 mm, dall’altro si ricavano due pezzi lunghi 160 mm.
2-3. Lungo il tondino più grande si aprono diversi fori passanti Ø 8 mm, da allargare leggermente per consentire l’inserimento dei tondini più piccoli. In questo caso se ne aprono 7, il primo a 30 mm da un’estremità e mantenendo un interasse di 30 mm tra i primi 5 fori, di 20 mm tra 5° e 6° e di 15 mm tra 6° e 7°. Con questo accorgimento si ampliano le possibilità di scelta per le dimensioni dei pon pon.
4-5. A una distanza di 35 mm da uno dei lati corti della tavoletta, al centro, si apre la sede per il tondino con una punta Forstner da 25 mm, affondando per circa 6 mm nel legno. Sfruttando la marcatura lasciata dal vettino della punta al centro dell’incavo, si attraversa il legno con una punta più sottile, perfettamente perpendicolare alla tavoletta: il foro passante serve come guida per realizzare un analogo incavo sulla faccia inferiore della tavoletta, in cui inserire una rondella e la vite di bloccaggio, ma anche per marcare l’esatto centro alla base del tondino, che va preforato per facilitare l’avanzamento della vite.
6. Un anello di colla vinilica steso nell’incavo superiore prima di inserirvi il tondino stabilizza l’unione, evitando che possa ruotare in caso di accidentali allentamenti della vite.
7. Le impugnature per i tondini Ø 8 mm si ricavano da due pezzi di tondino Ø 25 mm messi da parte in precedenza. Serrandoli sulla morsa del trapano a colonna si forano ciechi con una punta da 8 mm per potervi inserire le bacchette.
8-9. Le due impugnature si serrano, tramite un perno provvisorio, nel mandrino del trapano a colonna: facendolo girare si comporta come una sorta di tornio verticale e permette di arrotondare il profilo esterno con carta vetrata, ottenendo una forma simile a una pallina, da incollare a un’estremità delle bacchette.
Realizzazione del pop pon
Vediamo ora come come fare un pon pon di lana sfruttando il telaio appena costruito.
1. Scegliendo di quanto distanziare le due bacchette, variando la scelta dei fori, si possono realizzare pon pon di varie dimensioni. Le bacchette vanno inserite da dietro, mandando l’impugnatura a battuta contro il tondino forato.
2. Si inizia ad avvolgere la lana attorno alle bacchette, sovrapponendo i passaggi e allargandosi in proporzione alla distanza tra le bacchette. Per un buon risultato bisogna fare almeno 100 giri, poi si separa dal gomitolo la matassina ottenuta.
3. A questo punto è sufficiente fare una legatura al centro con lo stesso filo.
4. Sfilare le bacchette per estrarre la matassina.
5. Impugnando la matassina al centro, si fa passare la lama delle forbici all’interno di una delle due asole e si recidono i fili, ripetendo l’operazione sull’altra asola.
6. Si allargano i fili per far assumere al pon pon una forma abbastanza sferica, dando una “spuntatina” dove occorre.
Ecco come realizzare i pon pon; chiaramente si possono usare fili di diverso colore per creare oggetti fantasiosi e allegri.
Un attaccapanni da terra, realizzato con bracci mobili, una mensola portacappelli e una pedana poggiascarpe
La realizzazione di un attaccapanni da terra è una soluzione funzionale per l’ingresso di casa. Si tratta di un appendiabiti con bracci girevoli sull’asta portante con due mensole e una barra orizzontale che aumentano ulteriormente lo spazio a disposizione per riporre abiti, scarpe e borse senza fare disordine. Il tutto si può realizzare anche da soli e non richiede materiali costosi.
Ecco un oggetto costruito con un metodo differente rispetto ai soliti, classici appendiabiti.
Cosa occorre
Gli utensili: Seghetto alternativo, sega manuale, trapano con sega a tazza.
I materiali: truciolare nobilitato da 19 mm; bordo termoadesivo; 2 barre filettate Ø 12 mm lunghe 1000 mm; 1 manicotto filettato; tubo in PVC Ø 30 mm; 6 raccordi a T in PVC Ø 30 mm; 1 gomito in PVC Ø 30 mm; 4 rondelle Ø 12-30 mm con controdado; 5 pomoli Ø interno 30 mm; 1 piedino in gomma; colla; vernice; 4 mensole a scomparsa.
Installare l’appendiabiti da terra
Le due mensole si realizzano da piani in truciolare nobilitato, tagliandoli da un lato a semicerchio mediante il seghetto alternativo. Si rifiniscono con nastro termoadesivo per i bordi evidenti. Sul bordo lato a muro sono invece forate per inserirvi gli appositi reggimensola a scomparsa. Vanno forate anche in corrispondenza del bastone verticale, utilizzando la sega a tazza.
SEGHETTO AD ARCO 300MM - Seghetto a mano multifunzione per LEGNO e METALLO: per il...
Sul ripiano inferiore è possibile incollare un piano di protezione in gomma o linoleum, per appoggiare le scarpe. Per quanto riguarda l’appendiabiti, si possono acquistare i componenti in acciaio cromato o può essere realizzato con tubi in PVC inseriti su un’anima metallica, che va rifinita con smalto acrilico e incollando i pomoli alle barre orizzontali.
Utilizzando elementi cromati è sufficiente congiungerli uno con l’altro dopo averli tagliati con un seghetto manuale. Se si adotta la soluzione dei tubi in PVC gli spezzoni di tubo e i raccordi si sovrappongono uno sull’altro, intorno a un’anima di metallo; costituita da due barre filettate sovrapposte, con un manicotto filettato di giunzione. I raccordi sono liberi di ruotare ognuno dentro il bicchiere dell’altro.Nei ripiani si pratica un foro con una sega a tazza, mediante due rondelle serrate da altrettanti dadi, all’interno viene inserito il tubo portante dell’attaccapanni. Gli innesti del gomito sulla barra orizzontale sono incollati.
L’assemblaggio dell’attaccapanni da terra avviene seguendo il disegno successivo.
Una scatola shabby chic decorata con pizzi e passamanerie ha il fascino degli oggetti d’altri tempi, ideale come portagioie o come regalo originale
Realizzare una scatola shabby chic fai da te è molto semplice e ci permette di creare un oggetto originale nel quale riporre monili e ninnoli vari, o creare fantasiosi regali per i nostri amici o parenti.
Lo stile shabby, per via del suo aspetto d’altri tempi, regala agli oggetti, ai mobili e ai complementi d’arredo un fascino unico, perfetto per rendere la casa un ambiente insolito.
Questa scatola shabby chic è realizzata con un contenitore di cartone al quale sono stati applicati pizzi, passamanerie e ornamenti vari; un’operazione molto semplice per un risultato eccezionale.
Materiali: scatola tonda di cartone con coperchio, pizzo di due diverse altezze, passamaneria di due tinte contrastanti, cordoncino, nastro di organza, bottone, filo, ago, forbici, smalto acrilico beige, vernice di finitura, pennello.Si dipinge tutta la scatola con uno smalto acrilico opaco beige, internamente ed esternamente; in seguito si passa una mano di vernice di finitura sul colore asciutto.Il coperchio va rivestito con una serie di strisce di pizzo basso, tagliate alle estremità in modo da seguire la forma curva della circonferenza.Applicare quindi le passamanerie e i cordoncini in cerchi concentrici partendo dall’esterno e fissiamoli con piccoli punti di colla per tessuti.Alternare i colori, uno chiaro e uno scuro; rivestire anche il bordo del coperchio, rifinendolo con un cordoncino.Al termine di ogni cerchio, con le forbici togliere la passamaneria leggermente abbondante, poi piegare l’orlo e sovrapporlo appena per incollarlo.Tagliare circa 50 cm di pizzo alto e arricciare con una filza non troppo stretta, per realizzare la balza a volant da applicare al centro del coperchio. Con lo stesso pizzo si riveste la parte inferiore della scatola, tenendo il coperchio chiuso per lasciare libera la parte superiore.Incollare la balza arricciata e mascherare l’attaccatura con un anello di passamaneria; come tocco finale si sistema al centro un doppio fiocco d’organza color albicocca decorato con un bottone in tinta.
Una cassapanca in legno è il mobile ideale per unire la comodità di una seduta alla praticità di un contenitore salvaspazio
Per realizzare questa cassapanca in legno occorrono pazienza, perizia e un’attrezzatura che consenta di ottenere precise scanalature longitudinali su tavole o listelli. In ordine decrescente di efficacia poniamo la fresatrice da banco (la toupie), la sega circolare con guida parallela e possibilità di regolare l’altezza di taglio, la fresatrice portatile.
I fortunati possessori di combinata riusciranno ad ottenere con facilità anche gli incastri a tenone mortasa, agli altri occorrerà soltanto un po’ più di pazienza. Si ricorda che, quando non esistevano i moderni elettroutensili, i provetti falegnami ottenevano incastri perfetti con sistemi che oggi chiameremmo “rudimentali” cioè con segaccio e scalpelli.
La nostra cassapanca in legno è formata da due fianchi, uno schienale, i pannelli anteriore e posteriore, un sedile-coperchio che andrà a chiudere il baule e il fondo.
I pezzi che formano questi elementi sono incollati o avvitati in modo definitivo, ma i sette elementi sono tra loro smontabili; l’assemblaggio è infatti ottenuto con viti di giunzione e barilotto cilindrico. La vite che unisce i due pezzi incontra un foro trasversale, praticato nel secondo pezzo, in cui viene inserito un cilindretto d’acciaio (barilotto), dotato di foro trasversale filettato. La vite fa presa nella filettatura del barilotto; questo ha solitamente un diametro di 10 mm, fatto per accogliere una vite M6. Questo metodo consente di ottenere giunzioni robuste anche se le sezioni del legno sono limitate.
Come costruire una cassapanca in legno fai da te
La realizzazione dei fianchi si ispira al metodo classico del telaio e fodrina: dopo avere tagliato i due montanti (uno dei quali è sagomato per dare forma allo schienale) e le due traverse orizzontali, pratichiamo sui lati interni di queste le scanalature larghe 4 mm e profonde circa 12 mm, nelle quali va inserito il pannello di compensato; quest’ultimo rimane semplicemente appoggiato ai due montanti.
La giunzione del telaio è a tenone e mortasa, ma un metodo più semplice e altrettanto efficace utilizza spine da 8 mm di diametro: in questo caso effettuiamo i fori utilizzando una precisa guida per spinare.
La colla deve essere stesa solo nei punti di giunzione del telaio ed il pannello, inserito nella scanalatura interna al momento della chiusura, deve rimanere libero: occorre addirittura che tra il suo bordo ed il fondo della scanalatura ci sia un lasco di 3-4 mm che consenta al pannello di dilatarsi o restringersi, secondo le condizioni atmosferiche, senza spaccarsi o svergolarsi.
La preparazione dello schienale consiste nello spinare i tre pannelli tondi ai due listelli longitudinali: questi sono dotati di tenoni alle estremità, da inserire nelle mortase ricavate, in posizione corrispondente, sui lati interni dei fianchi: facciamo attenzione a praticare le mortase in modo speculare, per non ritrovarci con due fianchi destri!
Il ripiano del sedile è formato da tavole affiancate, collegate sulla superficie inferiore da due traverse avvitate e incollate. La posizione delle traverse è tale che queste, a sedile abbassato, sono aderenti ai bordi interni dei fianchi, ogni traversa sporge sul lato posteriore di 50 mm, in modo da agganciarsi al listello longitudinale dello schienale e impedire l’eventuale ribaltamento in avanti del sedile.
Utensili: Fresatrice da banco, sega circolare, fresatrice portatile, combinata.
Materiali: Listelli sezione 30×90 mm (2 pezzi A da 820 mm: 2 pezzi B da 450 mm: 1 pezzo F da 1100 mm; 1 pezzo E da 1060 mm); listelli sezione 30×40 mm (4 pezzi C da 380 mm; 5 pezzi D da 1100 mm); listelli sezione 20×30 mm (2 pezzi H da 500 mm); tavole sezione 30×90 mm (5 pezzi G da 1180 mm); compensato spesso 4 mm (2 pezzi L da 360×390 mm: 2 pezzi M da 1060×360 mm); compensato spesso 15 mm (3 pezzi I Ø 230 mm); compensato spesso 6 mm (3 pezzi N da 360×490 mm); 12 viti M6 con barilotto cilindrico; viti autofilettanti 4×40 mm; colla vinilica; spine faggio Ø 8 mm; impregnante; smalto.
Guida illustrata
1: Per assemblare i fianchi inserire le traverse nelle mortase ricavate sul montante posteriore, dopo avere steso sugli incastri un velo di colla vinilica; in seguito si fa scorrere il pannello nelle due scanalature e si chiude il telaio con il montante anteriore.
2: Durante il tempo della presa serriamo i fianchi con due strettoi, con possibilità di apertura fino a 500 mm; per assestare le parti possiamo usare un mazzuolo di gomma.
3: Le tre parti tonde dello schienale si tagliano agevolmente con una sega a nastro munita di nastro stretto; dopo il taglio è necessario regolarizzare il bordo e smussare gli spigoli con carta abrasiva.
4: Lo schienale si ottiene fissando i tre pannelli tondi ai listelli longitudinali, mediante spinatura; solo a colla essiccata è possibile bloccare lo schienale tra i fianchi, per mezzo di viti e barilotti.
Inserire il barilotto nel foro trasversale praticato sul listello longitudinale, orientiamolo con un cacciavite che fa presa sul taglio esterno e avvitiamo la vite con chiave esagonale.
Il pannello anteriore è formato da un foglio di compensato inserito e incollato in due scanalature ricavate sui listelli longitudinali.Avvitare e incollare al bordo superiore del pannello posteriore il listello a cui agganciare il coperchio.I pannelli di fondo sono forati per offrire una comoda presa in caso di rimozione e per ventilare l’interno.Il pannello frontale si assembla per ultimo, inserendo i tenoni nelle mortase predisposte sui fianchi; il blocco viene effettuato con le viti a barilotto.I due listelli inferiori del coperchio si inseriscono con precisione tra i fianchi e sotto il listello longitudinale posteriore.La cassapanca in legno, debitamente protetta con vernice impregnante, può essere collocata all’esterno; il suo vano capiente.
Per l’intarsio del legno occorre un’infinita pazienza, conoscenza dei legni, buona mano per il disegno e grande abilità sia nella meccanica sia nell’ebanisteria
C’è chi ha la passione per la musica, chi per la pesca, chi per la lettura, chi per il bricolage. Il nostro lettore Giuseppe Gramola ha una profonda e assorbente passione per l’ebanisteria ed in particolare per l’intarsio del legno.
Dalla forgia ai torni, dalla sega a nastro alla piallatrice, non c’è macchina che manchi nel suo laboratorio e che non sappia usare con la massima perizia per intarsiare il legno.
Non per questo disdegna l’uso di attrezzi manuali come sgorbie e scalpelli (una cinquantina) o pialle, autocostruite, da sagoma, con suola e ferro studiati per realizzare tori, gusce, civette ed ogni altra sezione.
Il legni che meglio si prestano ad essere intarsiati
Per l’intarsio serve il legno pieno, preferibilmente duro, dalla robinia al noce, dall’ebano al palissandro, che compra in panconi spessi quattro dita. Da questi riesce a ricavare con la grande sega a nastro anche tavolette spesse due o tre millimetri spianare e regolarizzare non con la pialla, con una speciale calibratrice: il materiale di partenza per le sue tarsie generalmente ispirate alle classiche boiserie del rococò francese.
Intarsio del legno: i primi passi
Preparate con la sega a nastro e la calibratrice le tavolette spesse sui due millimetri occorrenti per il fondo e le tessere degli intarsi (qui rovere, noce nazionale ed africano, acero, robinia e palissandro), se ne regolarizzano i bordi con una pialla, guidata su un listello al quale la tavoletta è fissata con chiodini.
Le tavolette si uniscono a coppie, lungo i bordi rifilati, incollandole su un nastro di carta; si piegano all’indietro e se ne spalmano i bordi con un sottile, ma completo filo di colla vinilica.
Riaperta la tavoletta, si blocca ulteriormente la giunzione con altri nastri di carta e poi la si mette in pressa. Le operazioni si ripetono con lo stesso ordine fino a raggiungere la larghezza prevista per la tarsia.
Come intarsiare il legno
Il disegno va riprodotto in tante copie quanti sono i legni da usare più due.
Una delle quali viene incollata sulla tavoletta di sfondo, di rovere, in questo caso. Sulle altre, legno per legno, si incollano i particolari del disegno da inserire nello sfondo.
Essenza per essenza, le tessere vengono ricavate dalle tavolette con un preciso lavoro di traforo manuale.
Una alla volta le tessere vengono fissate al loro posto con una goccia di colla così da poterne seguire a traforo il contorno, creando nello sfondo la sede precisa al millimetro.La lama viene leggermente inclinata creando uno smusso che facilita l’incastro.
Un particolare alla volta i pezzi vengono inseriti nello sfondo dopo averne spalmato il bordo con l’adesivo. Si controlla l’incastro per eventuali minime rettifiche da fare solo con carta abrasiva di grana molto alta che asporti pochissimo legno alla volta.
Nella tarsia classica non si usano colori, ma ci si basa solo su quelli naturali del legno; piccoli particolari come le nervature delle foglie e i petali dei fiori si realizzano con un paziente e preciso lavoro di bulino.
Adatto per l'incollaggio di carta, cartone e cartone, legno e ceramica
Gli ultimi ritocchi
Una coloritura o, meglio, brunitura di alcuni particolari, può essere necessaria per metterli meglio in rilievo.
La si ottiene (ci vuole molta esperienza) immergendo più o meno a fondo e più o meno a lungo i pezzi in sabbia rovente.
Pure l’inserimento dei particolari nella tavoletta di sfondo è un lavoro molto delicato, anche per l’intrinseca fragilità di pezzi tanto sottili e dai contorni sovente tagliati controvena, facili da spezzarsi. Inutile dire che ci vogliono una mano fermissima ed una pazienza da certosino.
Sulle due facce della tarsia completa si incolla un foglio di carta che contribuisca a tenere in posizione i pezzi. Il pannello poi si mette sotto pressa fino a completo essiccamento della colla. La carta della faccia a vista poi si elimina con la levigatrice.
Utensili
Per gli intarsi in legno servono: cutter, matita, seghetto da traforo, archetto, pialla, pressa