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Pavimento flottante LVT | Come posarlo fai da te

Per cambiare l’aspetto di una stanza, rinnovare una cucina o semplicemente per personalizzare una soluzione abitativa temporanea o definitiva possiamo installare un pavimento flottante LVT (piastre in PVC di lusso)

La posa di un pavimento flottante LVT rappresenta una delle ultime frontiere per il rivestimento delle superfici calpestabili: grazie ai nuovi materiali vinilici, da oggi cambiare faccia alla propria casa è ancora più facile, economico e meno invasivo.

Con un pavimento flottante LVT (Luxury Vinyl Tile) di nuova generazione, infatti, si posano direttamente sul pavimento preesistente senza necessità di colle o lavori di muratura; il loro spessore permette la posa sotto porte e finestre esistenti. Il tutto mantenendo i vantaggi del PVC come l’isolamento acustico, il comfort tattile e la resistenza all’umidità.

Come installare un pavimento vinilico di lusso fai da te

Il pavimento flottante Senso Lock Plus si installa facilmente su pavimenti esistenti (esclusi moquette e laminato, che vanno rimossi), le piastrellature devono avere fughe non più larghe di 4 mm e 1 mm di profondità, in caso contrario occorre stendere un sottopavimento apposito. Il sottofondo dev’essere liscio e pulito; per l’installazione bastano un cutter e un metro.
Nessun lavoro di muratura: per adattare i listoni alla lunghezza necessaria basta rilevare la misura, fare un segno su quello intero…
…e, utilizzando il bordo di un’altro come guida, far scorrere la lama del cutter sul lato a vista.
Si piega all’indietro il listone e si completa il taglio.
Per realizzare l’incastro basta avvicinare il pezzo tenendolo leggermente inclinato, agganciarlo e farlo scorrere in posizione, poi abbassarlo fino a scatto avvenuto.
Battendo con un martello di gomma un listello (battitore) sagomato sulla sezione del listone, l’applicazione è ancora più semplice.

pavimenti vinilici semplici e veloci da installare

La gamma residenziale Senso di Gerflor è costituita da prodotti semplici e veloci da installare (fino a 12 m2 in un’ora!) grazie alla colla autoadesiva, ai sistemi attacca e stacca o agli immediati sistemi di incastro lock e lock plus.

Il pavimento flottante LVT Senso Lock Plus è il top della gamma: si presenta sottoforma di listoni 1050×180 mm o piastrelle 293×638 mm con uno spessore di soli 5 mm; si posa liberamente ed è molto stabile grazie all’incastro ad alta tenuta, il perfetto accostamento è assicurato dalla bisellatura sui 4 lati.

La superficie si presenta opaca e texturizzata, con uno strato di usura di 0,55 mm protetto da una speciale verniciatura; la sua resistenza è tale da essere garantito per 15 anni. Il materiale è riciclabile al 100%, esente da formaldeide, solventi, piombo e altri metalli pesanti; la pulizia è facilissima, con scopa a setole morbide o aspirapolvere e detergenti neutri non abrasivi, di tipo specifico qualora si presentassero macchie ostinate.

Il modello Fishbone, nella foto di scena a sinistra, è costituito da listoni 1245×178 mm e riproduce l’accostamento di diverse essenze, ideale per posa a lisca di pesce. La caratteristica principale dei pavimenti LVT consiste nel loro potenziale decorativo determinato dall’elevata qualità grafica che permette di riprodurre fedelmente legni, pietre ed effetti tipici di altre pavimentazioni.

Damasco, nella foto qui a sinistra, è un pavimento in piastrelle di PVC da 303×607 mm che riproduce l’aspetto dalla pietra nelle varianti Taupe e Grey. Insieme a Fishbone fa parte della nuova collezione Senso, creata per Gerflor dal designer italiano Gino Venturelli e rappresenta il connubio perfetto tra design e tecnica, vantando disegni unici.

Pavimenti LVT prezzi

I prezzi al pubblico sono a partire da euro 33,90/m2

Tende a pannello scorrevoli | Come installarle fai da te

Per installare le tende a pannello scorrevoli non dobbiamo necessariamente chiamare un tecnico, ma possiamo farlo in autonomia conoscendo la giusta procedura

Se non vogliamo optare direttamente per costruire tende a pannelli fai da te possiamo comunque optare per l’installazione autonoma di modelli acquistati. Le tende a pannello sono ideali per ambienti arredati con un certo… rigore geometrico, e sono costituite da un binari a più guide parallele entro le quali possono scorrere teli in cotone, PVC, acetato disponibili in varie larghezze, colori, fantasie e trasparenze.

I teli si possono spostare anche manualmente senza necessità di cordicelle, ma è preferibile utilizzare l’apposita asta. Il binario delle tende a pannello si applica a parete o a soffitto. La sua lunghezza deve essere tale da comprendere, da un lato della finestra, uno spazio uguale alla larghezza dei teli per consentire la loro raccolta. La manutenzione è molto semplice in quanto i teli si tolgono facilmente dalle guide quando occorre lavarli.

Guarda il video per imparare a installare tende a pannello

Come fissare il binario delle tende a pannelli

fissaggio binario per installazione tenda
Con metro e livella a bolla appoggiata a parete tracciamo i punti in cui eseguire i fori per il fissaggio delle mensole a cui va agganciato il binario.
foratura con aspirazione polveri
Con il trapano dotato di aspirazione delle polveri pratichiamo i fori necessari. In essi inseriamo la parte ad espansione dei tasselli.
avvitatura
Posizioniamo i supporti e serriamo le viti dei tasselli. Se colleghiamo preventivamente il binario ai supporti avremo una guida supplementare per un perfetto fissaggio.

 

Vuoi installare delle tende a pannello? Ecco alcuni consigli per gli acquisti

Come preparare i pannelli

tende a pannello fai da te
Dopo aver misurato lo spazio disponibile ed aver tagliato i teli di misura, li dotiamo di un peso ripiegando il bordo inferiore e inserendolo in un profilato metallico.
Il tessuto si blocca con viti a brugola. Nella parte superiore del telo si applica un secondo profilato che va dotato dei carrelli di scorrimento.
I teli si inseriscono nelle guide del binario e si controlla il loro scorrimento e la loro regolare sovrapposizione.
I teli si spostano facilmente con l’apposita astina che li aggancia vicino al carrello.

Lavastoviglie – Manutenzione e pulizia

La manutenzione della lavastoviglie è un’operazione fondamentale per mantenere questo elettrodomestico in completa efficienza per molto tempo.

La prima lavastoviglie è stata brevettata nel 1885, guarda caso proprio da una donna, l’americana Josephine Cochrane. Se utilizzata con intelligenza, la lavastoviglie non solo libera dal poco gradito compito di lavare a mano piatti a e stoviglie unti e incrostati, ma si rivela anche amica dell’ambiente in quanto per lavare l’equivalente di 12 coperti bastano 15 litri d’acqua contro i 100 e più che occorrerebbero a mano.

Un’operazione che va fatta soltanto al momento dell’installazione della lavastoviglie è la verifica del grado di durezza dell’acqua di rete, in quanto ci permette di determinare una volta per tutte la dose di sale necessaria a prolungarne la vita e ottenere lavaggi senza macchie di calcare, visibili soprattutto su bicchieri e particolari trasparenti. Durata ed efficienza dipendono da poche semplici attenzioni da parte nostra e dall’utilizzo periodico di prodotti specifici.

Lavastoviglie – è utile sapere che:

srassatore lavastoviglie
Nella lavastoviglie si possono formare untuosità e cattivi odori. Per eliminarli inseriamo una confezione di additivo specifico capovolta nel cestello delle posate, dopo aver rimosso l’adesivo che sigilla la confezione. Avviamo quindi un ciclo di lavaggio a vuoto per ottenere una pulizia completa. Il compito dell’addolcitore è quello di neutralizzare l’azione dei sali di calcio presenti nell’acqua, che causerebbero incrostazioni in varie parti della macchina e comprometterebbero un lavaggio efficace. In genere il sale va rabboccato ogni 30 cicli di lavaggio.

La manutenzione necessaria

manutenzione lavastoviglie

  1.  Inseriamo una cartina tornasole nel serbatoio dell’addolcitore per rilevare la durezza dell’acqua e poter calcolare la quantità di sale anticalcare necessaria per un corretto funzionamento.
  2. All’interno di quasi tutte le lavastoviglie c’è un dispositivo a vite (sulla fiancata o all’interno dell’addolcitore, appena sotto il tappo) che permette di dosare il sale in funzione della durezza dell’acqua.
  3. L’aggiunta del sale anticalcare si effettua usando l’imbuto in dotazione con la lavastoviglie: è normale che durante questa operazione fuoriesca un po’ d’acqua dal serbatoio.
  4. Ogni circa 80 lavaggi introduciamo il brillantante nell’apposita vaschetta posta di fianco a quella del detersivo. Questo prodotto ci permette di avere stoviglie perfettamente pulite e brillanti.
  5. Di tanto in tanto va estratto e ripulito il filtro che trattiene le impurità, il suo parziale intasamento può causare intoppi durante la fase di scarico dell’acqua di lavaggio, sollecitando la pompa.
  6. Teniamo sotto controllo il buon serraggio delle fascette che bloccano i tubi ai raccordi. Per evitare che il metallo tagli il tubo possiamo porre tra questo e la fascetta una striscia di materiale morbido.
  7. Garantiamo il corretto scorrimento alle rotelle poste sotto il cestello con una periodica pulizia, i residui di detersivo possono compattarsi attorno al loro asse ed essere fonte di attrito.
  8. Le rotelle scorrono all’interno di guide e anche al loro interno possono formarsi depositi. Periodicamente facciamo scorrere un panno umido all’interno delle gole per mantenerle efficienti
Scopri anche come effettutare un’accurata manutenzione della lavatrice
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Tavolo fratino allungabile fai da te | Come progettarlo e costruirlo

Costruito interamente utilizzando gli elementi di un vecchio serramento, questo tavolo fratino allungabile fai da te può essere ampliato in pochi secondi

Ancora una volta presentiamo un progetto, in questo caso un tavolo fratino allungabile fai da te realizzato praticamente senza “spreco di risorse”, un criterio che nella civiltà dei consumi sembra identificarsi con un’inversione di tendenza piuttosto recente, a tratti una moda, ma che i nostri lettori hanno nel DNA da sempre.

Come progettare un tavolo fratino

travolo fratino progetto

Legno di castagno e materiali di recupero

La costruzione di questo tavolo fratino allungabile con tanto di estensioni ha come protagonista il legno di castagno recuperato dal telaio di una finestra e dal relativo oscurante esterno, sostituiti con altri più funzionali: quello che per la maggior parte delle persone era materiale destinato alla discarica, per il nostro lettore Rodolfo Rocco si è rivelato ancor meglio del nuovo, soprattutto gratis.

Il contesto in cui inserire un tavolo fratino allungabile

Il contesto rustico dell’ambiente cucina-tinello, in cui era prevista la collocazione del tavolo fratino allungabile, ha permesso di evitare lavorazioni particolarmente sofisticate; le unioni passanti a tenone e mortasa, utilizzate nell’assemblaggio del sostegno, offrono la necessaria robustezza, contribuendo a caratterizzare lo stile del mobile.

Tuttavia è indispensabile restituire al legno di recupero un aspetto dignitoso, eliminando i segni del tempo e del precedente utilizzo con passaggi di pialla, prima di passare alla costruzione e provvedendo poi alla stuccatura delle imperfezioni, prima della fase di finitura. Il meccanismo di estensione è molto semplice, bastano 4 strisce di piattina inserite in fresature praticate sotto il piano del tavolo fratino allungabile fai da te.

Come costruire un tavolo fratino

Dopo lo smontaggio della ferramenta e la rimozione di viti, chiodi o qualsivoglia elemento estraneo, le tavole vanno piallate per ottenere facce piane e riportare alla luce il legno nuovo.
Qualche elemento può presentare fessurazioni e richiedere un intervento localizzato di incollaggio ed essiccazione in pressa prima di affrontare il lavoro.
Le gambe sono costituite da due telai formati da travetti 60×60 mm giuntati con incastri a tenone e mortasa; in questa fase si vede la preparazione dei tenoni della traversa inferiore…
… che devono inserirsi nelle mortase aperte nei montanti del telaio.
Mentre i tenoni si realizzano velocemente con la circolare da banco munita di guida parallela, per aprire le mortase, essendo passanti, si può utilizzare un multiutensile a oscillazione.
Dopo aver giuntato di costa le tavole che compongono il piano tramite spinatura, sulla faccia inferiore si realizzano le fresature atte allo scorrimento dei ferri piatti 400x40x4 mm che permettono l’estensione del tavolo.
I telai si collegano al piano del tavolo tramite lunghe spine che attraversano la traversa superiore e si conficcano cieche nelle tavole.
I due telai si collegano, nella parte superiore, tramite due traverse 800x40x25 mm, anche queste a tenone e mortasa aperta; l’incastro
si stabilizza con l’inserimento di una vite che attraversa il tenone.
Al centro della traversa inferiore di ciascun telaio si apre uno scasso per il montaggio di una tavola da 800x80x25 mm che irrigidisce il tutto.
I ferri piatti sono mantenuti in sede da piastrine di ferro avvitate al piano; le due estensioni, anch’esse fresate nella parte inferiore, si collegano al piano con cerniere a metro che permettono di ripiegarle sotto il piano.

 

Vuoi costruire un tavolo fratino allungabile ma ti mancano gli attrezzi? Ecco alcuni consigli per gli acquisti

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Estensione e finitura

Il tavolo chiuso offre un piano da 1000×600 mm, la superficie ottimale per 4 commensali.
Due piastrine sagomate trattengono le estensioni aderenti al piano; all’occorrenza basta ruotarle verso l’esterno di 180°, ribaltare in alto entrambe le estensioni ed estrarre i ferri piatti, in questo modo il tavolo si allunga di 40 cm e offre posto per altri due ospiti.
L’ingombro dei telai non lascia molta libertà di movimento per le gambe dei commensali, ma se la cuoca sa il fatto suo è un disagio che si sopporta volentieri.
La finitura, dopo un’ultima carteggiata, prevede la stesura di un mordente color noce e l’applicazione a spruzzo di un prodotto turapori.

Smalto Multi Materiale V33

Smalto Multi Materiale

  • Ideale su legno, ferro, PVC, alluminio
  • Senza utilizzo di un fondo
  • Resistenza a urti, macchie, intemperie e UV.

Caratteristiche

  • Senza utilizzo di un fondo, direttamente sul materiale.
  • Direttamente sulla ruggine: smalto con proprietà anticorrosive.
  • Direttamente sul legno verniciato o impregnato: smalto elastico e traspirante.
  • Direttamente su PVC: tenuta perfetta.
  • Direttamente su alluminio: super aderenza.
  • Risultato estetico di lunga durata.

Attrezzi

  • Pennello: speciale per pitture a solvente.
  • Rullo: su legno, rullo a pelo lungo, su ferro, PVC, alluminio, rullo per smalti.
  • Pistola a spruzzo: ideale per superfici con molta lavorazione. Stendere tre mani.
  • Carta abrasiva
  • Bacchetta larga per mescolare
  • Straccio per pulire

Preparazione

La PREPARAZIONE del supporto è uno step FONDAMENTALE per la buona riuscita del lavoro, occorre prestargli attenzione e il tempo necessario. Tutta la superficie da verniciare deve essere pulita, secca, sgrassata e senza vecchi pezzi di pittura non aderente. Tutte le sostanze grasse o pellicolanti possono causare una non aderenza dello smalto.

Supporti grezzi o nuovi legno: carteggiare leggermente e spolverare. Su legni esotici, sgrassare con acetone.

Ferro: su metalli nuovi: sgrassare con acetone. Su metalli arrugginiti: eliminare la maggior parte della ruggine con una spazzola metallica e spolverare.

Pvc – alluminio – zinco metalli galvanizzati – rame: carteggiare leggermente con carta vetro grana 150 e lavare assolutamente con un detergente a base di soda (alcalino) e sciacquare. Su metalli non ferrosi: lavare con acetone.

Supporti già verniciati o impregnati, in buono stato legno e ferro: carteggiare leggermente con carta vetro a grana fine (120) e spolverare.

Pvc – alluminio – zinco metalli galvanizzati – rame: carteggiare leggermente con carta vetro grana 150 e lavare assolutamente e generosamente con un detergente a base di soda (alcalino) e sciacquare.

Supporti già verniciati o impregnati, in cattivo stato legno: grattare le parti non aderenti, carteggiare e spolverare. Ferro: spazzolare la ruggine e grattare il resto della vecchia vernice per poi sgrassare con acetone.

Pvc – alluminio – zinco metalli galvanizzati – rame: carteggiare leggermente con carta vetro grana 150 e lavare assolutamente e generosamente con un detergente a base di soda (alcalino) e sciacquare.

Applicazione

Condizioni ideali di applicazione: tra i 12° e i 25°C, senza pioggia, umidità e vento. 
Prima e durante l’applicazione mescolare il vostro smalto con l’aiuto di una bacchetta lunga e larga insistendo sul fondo della confezione per ben rendere omogeneo lo smalto.
Smalto pronto all’uso, non diluire:

  1. Iniziare a smaltare gli angoli e le scanalature della superficie. Continuare poi con strati incrociati e regolari evitando le 
sovrapposizioni.
  2. Lasciare seccare per 24 ore. Carteggiare leggermente e spolverare.
  3. Applicare la seconda mano di smalto con gli stessi accorgimenti.

Per le tinte vive, uno strato supplementare potrebbe essere necessario.
La performance e la resistenza ottimale sono ottenute dopo 15 giorni dall’essiccazione.

Resistenza

Nel rispetto di un modo di utilizzo unicamente su supporti verticali.
La garanzia può essere ridotta su delle superfici sottoposte a forte umidità e non si applica su superfici soggette ad acqua stagnante. La garanzia concerne esclusivamente l’aspetto della vernice ed è limitata al rimborso del prodotto (su presentazione di scontrino di acquisto).

Precauzioni d’uso

ATTENZIONE – EUH208: Contiene metiletilchetossima. Può provocare una reazione allergica. H226 : Liquido e vapori infiammabili. H412 : Nocivo per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata. EUH066 : L’esposizione ripetuta può provocare secchezza o screpolature della pelle. P101 : In caso di consultazione di un medico, tenere a disposizione il contenitore o l’etichetta del prodotto. P102: Tenere fuori dalla portata dei bambini. P210 : Tenere lontano da fonti di calore, superfici calde, scintille, fiamme libere o altre fonti di accensione. Non fumare. P271: Utilizzare soltanto all’aperto o in luogo ben ventilato. P501: Smaltire il prodotto/recipiente presso una discarica (contattate il vostro comune per conoscerne l’indirizzo). Valore limite UE per questo prodotto (cat A/i): 500g/L (2010). Questo prodotto contiene max 312g/L COV. 
Non gettare i residui nella fogna. Richiudere la latta dopo l’uso.

Protettivo Completo per legno Protezione Classica V33

ASPETTO: Satinato

ESSICCAZIONE: Al tatto : 4 ore Tra 2 mani : 6 ore Completa : 24 ore

RESA: 1L= ± 12 mq/l

ATTREZZI: Pennello, spruzzo o rullo

PULIZIA DEGLI ATTREZZI: Acquaragia

FORMATI: 0.75L – 2.5L – 5L – 10L

  • Alta resistenza ai raggi UV ed alle intemperie
  • Microporoso: non screpola
  • Facile applicazione: non cola

Destinazione d’uso

  • Persiane, cancelli, serramenti, travi – perline, mobili.
  • Pronto all’uso
  • Idrorepellente e traspirante
  • Non si sfoglia – Non richiede ulteriori trattamenti di finitura

Caratteristiche

Prodotto unico che consente in sole due mani di impregnare, colorare e proteggere il legno dagli agenti atmosferici. Non forma pellicola, non si screpola. Il PROTETTIVO COMPLETO PER LEGNO Protezione Classica V33 penetra in profondità nel legno, nutrendolo e proteggendolo da muffe e marcescenze. Grazie all’alta concentrazione di resine, costituisce inoltre una protezione esterna di eccezionale efficacia e durata contro i danni causati da acqua e sole. Esiste in diverse tonalità che valorizzano la naturale venatura del legno conferendogli un bell’aspetto satinato (6 ore tra la prima e la seconda mano) oppure lucido (24 ore tra due mani). Si rinnova facilmente senza carteggiare né sverniciare.

Preparazione

Il supporto deve essere pulito, asciutto e privo di polvere. Legni nuovi o precedentemente trattati con impregnante : se possibile, carteggiare leggermente quindi eliminare la polvere. Legni già verniciati : spazzolare per eliminare le parti non aderenti, sgranare con carta vetrata in modo da ottenere una superficie liscia ed infine eliminare la polvere.

Applicazione

Mescolare il prodotto nel barattolo prima dell’applicazione. Applicare due mani con il pennello o la pistola a spruzzo. Lasciare asciugare da 6 a 24 ore a seconda dell’aspetto desiderato. Se possibile, carteggiare leggermente con carta vetrata fine prima di applicare la seconda mano. Condizioni ideali d’applicazione: temperatura compresa tra i 12° e i 25C°, su un legno non troppo caldo per evitare qualsiasi traccia di essiccazione. Pulizia del materiale : acquaragia. Attenzione: il colore della tinta nel barattolo non corrisponde alla tinta ottenuta dopo alcuni minuti di essiccazione. Significa che la tinta finale dopo essiccazione sarà quella scelta. Il protettivo incolore si utilizza soltanto per rinnovare legni già impregnati e tinti o per diluire le altre tinte.

Consigli pratici V33

Legni esotici o molto resinosi: sgrassare preventivamente il supporto con diluente nitro. Legni contaminati: per eliminare insetti già presenti nel legno, o per prevenire un’eventuale contaminazione, applicare una mano di Trattamento prima di procedere all’applicazione del protettivo come indicato sopra.

Precauzione d’uso

R10: INFIAMMABILE. R66: L’esposizione ripetuta può provocare secchezza e screpolature della pelle. S2: Conservare fuori dalla portata dei bambini. S23: Non respirare i vapori. S29: Non gettare i residui nelle fognature. S46: In caso d’ingestione consultare immediatamente il medico e mostrargli il contenitore o l’etichetta. S51: Usare soltanto in luogo ben ventilato. Contiene carbossilati di cobalto e metiletilcetossime. Può provocare una reazione allergica. Il valore limite UE per questo prodotto (cat. A/e): 400 g/l (2010). Questo prodotto contiene al massimo 400 g/l di COV. Per conservare una latta iniziata, versare il prodotto che resta in un recipiente accuratamente chiuso. Contribuite a preservare l’ambiente non gettando i residui alla fogna ed portare il recipiente vuoto in discarica. Richiudere la latta dopo l’uso

Protettivo Completo per legno Acqua Gel V33

ASPETTO: Satinato

FORMATO: 0.75L, 2.5L

ESSICCAZIONE: Al tatto: 30 min / Tra 2 mani: 3 ore / Completa: 12 ore

RESA: 1L= ± 12 mq/l

ATTREZZI: Pennello, spruzzo o rullo

PULIZIA DEGLI ATTREZZI: Acqua

  • Alta resistenza ai raggi UV e alle intemperie
  • Senza odore, senza emanazioni nocive
  • Facile applicazione: tenuta anti-goccia
  • Effetto Cera

Destinazione

Persiane, cancelli, recinzioni, finestre, perline, travi…

  • Essenze europee ed esotiche.
  • Compatibile su tutti i tipi di legno e tutti i protettivi precedenti, già applicati.

Caratteristiche

  • Protegge, decora ed impermeabilizza il legno in modo duraturo.
  • Alta resistenza ai raggi UV e alle intemperie.
  • Molto facile da applicare in senso verticale o in altezza: sistema antigoccia.
  • Rapida essiccazione per ottenere una protezione ottimale in mezza giornata.

Preparazione

Il legno deve essere pulito ed asciutto. 

  • Legni grezzi: carteggiare ed eliminare la polvere. Trattare precedentemente il legno con una mano di TRATTAMENTO per proteggerlo meglio.
  • Legni già protetti: spazzolare per eliminare le parti non aderenti, sgranare con carta vetrata in modo da ottenere una superficie liscia ed infine eliminare la polvere.
  • Legni esotici: applicazione diretta, tranne su legno grasso.

Applicazione

Mescolare il prodotto nel barattolo prima dell’applicazione. 

Attenzione: il colore della tinta nel barattolo non corrisponde alla tinta ottenuta dopo alcuni minuti di essiccazione. La tinta scelta si otterrà solamente dopo l’essiccazione del prodotto.

  • Applicare due mani con il pennello, il rullo o la pistola a spruzzo (diluito al 10%).
  • Condizioni ideali d’applicazione: temperatura compresa tra 12 e 25°C, su un legno non troppo caldo per evitare qualsiasi traccia di essiccazione.
  • Sui legni nuovi o molto esposti si consigli di applicare una terza mano per le tinte chiare.

Il protettivo incolore è raccomandato per interni. In esterni si utilizza solo per diminuire la concentrazione delle altre tinte.

Consigli

  • La tinta ottenuta dipende dal colore iniziale e dall’età del legno. Più il legno è vecchio, più la tinta ottenuta sarà scura.
  • Tra una mano e l’altra sgranare il legno con la carta vetrata allo scopo di ottenere una superficie liscia.
  • Se il legno è grasso, sgrassare con il Solvente Pulitore V33 prima di applicare il protettivo completo per legno.
  • Per conservare un barattolo aperto, travasare il prodotto rimanente in un recipiente adeguato alla qual rimasta (sotto vuoto).

La normale resistenza agli agenti atmosferisci, osservata in 6 anni, può risultare inferiore in presenza di particolari condizioni climatiche o di esposizione e nei casi di applicazione del prodotto su superfici porose. La garanzia e limitata al rimborso del prezzo del prodotto (dietro presentazione della latta e dello scontrino fiscale).

Azulejos fai da te | Come decorare le piastrelle portoghesi

Normalissime piastrelline bianche 10×10 cm, dipinte nei toni del blu e dell’azzurro con disegni geometrici e lineari tipici del Portogallo e della Spagna, per decorare l’ingresso e la cucina. Ecco come realizzare azulejos fai da te

ceramiche portoghesi

Le azulejos sono piastrelle di ceramica decorate a mano tipiche del Portogallo e di alcune zone della Spagna. La caratteristica principale di un azulejo è la tonalità di colore utilizzata (sfumature di blu e azzurro) con una trazizionale forma quadrata di 12 cm e soggetti decorativi caratteristici.

Il termine Azulejo deriva dalla lingua araba az-zulaiŷ, ovvero pietra lucidata.  Per ricreare in casa delle azulejos fai da te possiamo utilizzare dei colori per ceramica da fissare in forno e, ovviamente piastrelle di ceramica (possibilmente di forma quadrata)

Occorrente

decorare piastrelle
Piastrelline in ceramica bianca 10×10 cm, Idea Smalti a forno casalingo (Blu primario Cyan e Bianco), pennelli sintetici piatti e tondi, una matita grassa per ceramica, disegni tipici degli Azulejos. (Prodotti Maimeri)

Decorare la ceramica per creare azulejos fai da te

azulejos fai da te
azulejo
  1. Si disegnano con la matita grassa i soggetti direttamente sulle piastrelle; il lavoro è più semplice e veloce se ci si aiuta nel trasferimento con la carta copiativa.
  2. Si mescola un poco di Blu primario Cyan al Bianco ottenendo un azzurro e si dipingono le parti che devono essere chiare. Si lascia asciugare bene. Le più comuni generalmente sono dipinte con 2 toni.
  3. Con il colore blu e un pennello sottile si disegnano contorni, ombre e filetti, rendendo il soggetto a due colori. Le piastrelle decorate vanno messe nel forno di casa ad una temperatura di 160° per 40 minuti circa. Si lasciano raffreddare e si incollano dove si desidera con colla rapida per piastrelle.
ceramica decorata
Esempio di azulejos Decorative

Tavolini da salotto fai da te

Ecco come costruire passo-passo due bellissimi tavolini da salotto fai da te, con top scorrevole

materiale per fai da teQuesti due tavolini da salotto fai da te provvisti di top scorrevole, collocati uno di fronte all’altro, forniscono un piano d’appoggio con un’altezza ideale per collocarli in salotto, tra divano e poltrone. Lo spazio occupato  non va perso perché all’interno  dei due moduli possono trovare posto libri, videocassette o DVD, telecomandi e tutto ciò che si deve avere a portata di mano. I due top scorrono su guide per cassetti montate sul bordo superiore  del telaio. Quelle che appaiono come quattro gambe quadrate  agli angoli, in realtà non sono altro che riporti incollati e inchiodati alla struttura portante costituita  da un cassone in MDF, sollevato  da terra di una decina di millimetri grazie a quattro spessori.

Cosa serve per realizzare i tavolini da salotto fai da te: (materiali per uno dei due tavolini da salotto):

  • MDF da 19 mm: 2 fianchi 850×300 mm + 2 da 400×300 mm; 1 fondo 812×400 mm; 1 divisorio interno 281×400 mm; 1 coperchio 420×850 mm
  • MDF da 10 mm: 2 pezzi da 45×850 mm e 2 da 45×350 mm (bordi superiori); 4 da 45×320 mm (angoli verticali); 2 da 45×450 mm e 2 da 45×850 mm (bordi coperchio)
  • Listelli 25×45 mm: 2 da 420 mm e 2 da 400 mm; spine di faggio ø 6 mm; viti 3×40 mm; chiodini 1,5×20 mm
  • guide metalliche per  cassetti con viti; fondo acrilico; carta vetrata; smalto acrilico

Tavolini da salotto fai da te – il progetto

tavolino da salotto progetto

Tavolini da salotto fai da te – assemblaggio con spine

incollaggio con spine

  1. Il contenitore è realizzato interamente con la tecnica della spinatura cieca. Per praticare fori corrispondenti lungo i bordi delle parti da unire, dobbiamo ricorrere alla guida specifica, allineando con esattezza ogni pannello al profilo del fondo.
  2. I pannelli laterali corti vanno forati in basso sulla faccia interna, per essere collegati al fondo, e sui due bordi verticali, per il collegamento ai fianchi maggiori. Cospargiamo di colla le sedi per le spine ed i bordi a contatto.
  3. Utilizziamo un mazzuolo con testa gommata per far combaciare con esattezza i pannelli, rimuovendo con uno straccio l’eccesso di colla finché questa è ancora fresca.
  4. Prima di mettere in pressione spine e colla, dobbiamo inserire il divisorio, operazione che risulterebbe difficoltosa da eseguire in tempi successivi.

L’importanza dei morsetti

morsettatura

Il “cassone” che forma il corpo centrale del tavolino  va poi bloccato con alcuni di lunghi strettoi o con cinghie fino ad incollaggio stabilizzato. La fase del serraggio è fondamentale per la perfetta riuscita di ogni assemblaggio in legno o suoi derivati. La colla vinilica esplica la sua tenuta con tanto maggiore resistenza quanto più i pezzi sono stati pressati durante il periodo di presa, che non deve essere inferiore alle 24 ore.

Finitura e smaltatura

smaltatura del legno

  1. Incolliamo due listelli 400x25x45 mm a filo dei bordi superiori dei fianchi corti per ottenere uno spazio sufficiente al fissaggio delle guide; per lo stesso motivo anche i lati corti del coperchio vanno rinforzati con listelli. Il perimetro del cassone è rivestito con liste di MDF da 10 mm incollate ed inchiodate allo spessore. Allo stesso modo rivestiamo il coperchio.
  2. Ai quattro spigoli inchiodiamo ed incolliamo le coppie di tavolette in verticale, sporgenti di 10 mm alla base; sotto, negli angoli, incolliamo 4 quadratini di MDF da 10 mm di scarto, per ottenere i piedini d’appoggio.
  3. Dopo aver applicato una mano di fondo e aver passato la carta vetrata fine, possiamo trattare il mobiletto con smalto acrilico all’acqua che applichiamo in due mani con un piccolo rullo; rifiniamo invece i particolari con un pennellino.

Montare le guide

come montare le guide

  1. Sui lati corti del coperchio capovolto fissiamo le guide metalliche di scorrimento per mezzo di viti, ad opportuna distanza dal bordo ed esattamente allineate.
  2. Capovolgiamo il coperchio collocandolo sopra il contenitore, sempre ben allineato, e, aprendolo quanto basta, inseriamo la prima vite su ciascun lato, poi le altre.

Creare dei tavolini da salotto fai da te è un procedimento divertente e di facile realizzazione: saranno utilissimi quando abbiamo molti ospiti o amici.

Tavolini da salotto
Il tavolino rappresentato in questo articolo,  ha il non trascurabile pregio di poter essere ribaltato e fissato al muro diventando un “quadro” di vele in mezzo al mare.

La sua struttura è in MDF dello spessore di 19 mm: si tratta di tagliare due pezzi rettangolari larghi 785 mm e alti uno 600 (il tavolo) e l’altro 175 mm (la tavoletta di ancoraggio). Questi due pezzi vanno collegati lungo i lati maggiori per mezzo di una cerniera a metro fissata con una serie di vitine.

Il tavolino, ribaltato verso l’alto, lascia molto spazio libero. Tutto il bordo viene elaborato con una smussatura a 45° per rendere meno “spigoloso” l’insieme. Questa elaborazione, da realizzare con una fresa, si può far effettuare al momento dell’acquisto del foglio di MDF.

Nella parte posteriore del tavolo incernieriamo, lungo la sua mezzeria, un triangolo, sempre in MDF, il cui compito è quello di sostenere il piano ribaltato in apertura. Dopo aver smussato i bordi a 45° e aver smaltato il tutto blocchiamo la tavoletta di ancoraggio a parete con 4 tasselli. Per assicurare alla parete il piano nella versione “quadro” conviene predisporre un fermo,come un tassello a gancio che ruota verso il basso.

MATERIALI: • Piano in MDF 19 mm di spessore; 2 cerniere a metro con relative viti; 4 tasselli a espansione a vite; 1 tassello a gancio;  fondo e smalto in due tinte contrastanti.

Tavolini da salotto – La realizzazione

  1. Il piano e la tavoletta d’ancoraggio alla parete vanno uniti con una cerniera a metro fissata di costa su entrambi gli elementi con piccole viti da legno.
  2. Sempre con cerniera a metro si collega il supporto triangolare lungo la mezzeria posteriore del piano del tavolino, per fungere da sostegno.
  3. Trattiamo la superficie del tavolino con smalti acrilici. Smaltiamo la zona di piano triangolare speculare al sostegno con lo stesso blu adottato per questo e per la tavoletta di ancoraggio.

 

Architettura bioclimatica di ieri ed edifici vampiro di oggi

Tratto da “Rifare Casa n.51 – Maggio/Giugno 2017″

«…Due sono le regole base da tenere a mente perché un edificio sia sostenibile e confortevole: la miglior fonte di riscaldamento/raffrescamento è l’isolamento e il miglior isolante è l’aria…»

Quasi il 70% delle case esistenti in Italia sono state costruite tra il 1946 e il 1991, poco meno della metà sono state realizzate tra gli anni ’70 e i ’90 quando il costo dell’energia era ben diverso da oggi e ancora non si parlava di tutela del pianeta e delle risorse. E aggiungerei che non si ragionava in termini di estetica delle città; al contrario, i risultati fanno pensare a una volontà vera e propria di profanare la bellezza dei siti dell’architettura preesistente. Bellezza a parte, oggi questi edifici sono da riqualificare, pena costi di gestione molto elevati e deprezzamento dell’immobile.

Nel 2005, grazie alla normativa europea, gli standard imposti sul risparmio energetico hanno determinato una vera rivoluzione, obbligando a costruire edifici sempre più efficienti, che utilizzano il sole e la terra per riscaldare e raffrescare, progettati in modo da poter trattenere dentro il caldo in inverno e lasciarlo fuori durante l’estate. Ma questi principi non sono stati inventati negli anni 2000, basti pensare ai Trulli, le tipiche costruzioni Pugliesi – i più antichi rimasti sono databili alla fine del XVII secolo ma l’origine è ben più lontana – che, costruiti in muratura a secco di spessore molto elevato con poche e piccole aperture, assicurano un’elevatissima inerzia termica, fresco in estate e caldo in inverno.

Oppure ai dammusi delle isole Pelagie, anch’essi progettati per proteggere dagli agenti atmosferici del luogo, vento, caldo e scarsità di piogge, con i loro tetti a cupola per convogliare l’acqua piovana nelle cisterne, i loro muri spessi fino a un metro e quaranta e le piccole finestre e porte. Per non parlare di edifici come il castelllo della Zisa di Palermo, spettacolare connubio tra architettura normanna e ingegneria araba con un sistema di raffrescamento e ventilazione naturale che anticipa di circa 850 anni le più moderne soluzioni bioclimatiche.

E continuando pensiamo alle case in legno di montagna o addirittura agli igloo degli eschimesi, ottime abitazioni per proteggersi dal freddo; tutti interessanti esempi di bioedilizia passiva ante-litteram. Negli anni del boom edilizio furono ritenute superate le regole sagge ed elementari che adottavano i nostri antenati non potendo disporre di energia e macchine che producessero il caldo e il freddo in qualunque condizione. Adesso dobbiamo piangere sul latte versato e correre ai ripari risanando case che, senza darci un adeguato comfort termico, ci dissanguano. Due sono le regole base da tenere a mente perché un edificio sia sostenibile nei consumi e abbia sempre temperature giuste: la miglior fonte di riscaldamento/raffrescamento è l’isolamento e il miglior isolante è l’aria, come vedremo nell’ampio dossier sul sistema “cappotto”, da pagina 18, in cui analizziamo diversi materiali la cui caratteristica comune è quella di essere composti quasi per la totalità da aria.