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Manutenzione saliscendi doccia | Interventi passo-passo

La manutenzione del saliscendi doccia è un’operazione che dev’essere effettuata periodicamente

I problemi della doccetta a telefono” dipendono, spesso, da due classici fattori: l’occlusione dei fori del soffione da parte di corpi estranei o calcare e il deterioramento, fino alla perdita della tenuta, delle guarnizioni del tubo flessibile di alimentazione. Gli interventi da eseguire, per effettuare la manutenzione del saliscendi della doccia e riportare tutto a un buon funzionamento, sono semplici e veloci: basta trovare mezz’ora di tempo per effettuarli. Un punto debole è il flessibile che va dall’attacco a parete (o al gruppo bagno) alla doccetta. Se il tubo interno si è fessurato e perde va sostituito tutto il flessibile svitando le ghiere alle sue estremità (attenzione a non lasciare brutti segni con le pinze).

Scopri come installare un set asta-doccia in pochi passaggi

É utile sapere che:
Le doccette mobili sono installate sia a parete, sia collegate algruppo bagno con comando a deviazione. Nelle docce con saliscendi sono
collegate a un elemento mobile e dotate, come le precedenti, di tubo flessibile.

 Disegno illustrato

disegno doccetta doccia

Manutenzione saliscendi doccia

svitare flessibile doccetta

  1. Svitiamo l’attacco a muro del flessibile della doccetta agendo sulla ghiera, dopo aver interposto uno straccetto per non segnarlo con le pinze giratubi. Non bisogna stringere troppo.
  2. Scolleghiamo il flessibile anche dalla doccetta allentando la ghiera che lo collega. Se non si svita proviamo a bagnarla con aceto o con un preparato anticalcare e facciamo passare acqua calda.
  3.  Alle due estremità del flessibile vi sono delle guarnizioni anulari che vanno sostituite. Esaminiamo le sedi delle guarnizioni, se sono danneggiate o troppo incrostate si sostituisce anche il tubo flessibile.
  4. Il calcare che si deposita nei forellini e nei filtri riduce notevolmente il deflusso dell’acqua e rende irregolare il getto. L’intervento consiste nello svitare l’erogatore centrale e accedere alla vite che tiene assemblato l’insieme.
  5. Dopo averla smontata, i componenti della doccetta si pongono a bagno in acqua tiepida in cui abbiamo versato un liquido anticalcare. Altro anticalcare può essere spruzzato sui filtri fino all’eliminazione delle incrostazioni. In questo modo, tutti i forellini erogano regolarmente l’acqua.

Rosa dei venti fai da te per il giardino

La rappresentazione schematica della rosa dei venti campeggia nel nostro giardino grazie ad un semplice, ma paziente e preciso, lavoro di mosaico.

Abbelliamo l’angolo di verde con una rosa dei venti fai da te che non stona assolutamente, anzi impreziosisce il prato.  La rosa dei venti fai da te con le sue quattro punte principali indica il nord, l’est, il sud e l’ovest; con le sue quattro punte minori altre quattro direzioni secondarie: il nord-est, il sud-est, il sud-ovest, il nord-ovest. Da ogni punto cardinale soffia un particolare vento e quindi, con la nostra rosa dei venti sotto gli occhi, possiamo anche sapere se soffia tramontana o maestrale. Otteniamo l’aspetto tridimensionale delle punte con due colori simili, ma uno più scuro dell’altro; il disegno, nella sua elementare simmetria, è facile da riprodurre su qualsiasi supporto. Essendo la nostra rosa dei venti collocata a terra, dobbiamo realizzarla con materiale resistente e inalterabile; il basamento è in calcestruzzo gettato in uno scavo poco profondo, rinforzato con rete elettrosaldata. Le campiture colorate delle punte si ottengono con piastrelle di ceramica spezzate in forme casuali, il fondo esterno e i contorni con sassolini tondeggianti. Colla per piastrelle e stucco per fughe ci consentono di ottenere un risultato e bello e duraturo.

Scopri di più sui punti cardinali della rosa dei venti

Cosa occorre

colla per piastrelle e cemento
Piastrelle di scarto di vari colori; sassolini chiari; cemento bianco; colla per piastrelle; cemento; sabbia; tavole per cassaforma; cazzuola; manara; tenaglie; martello; mazzuolo.

 

Preparare la base per la rosa dei venti fai da te

basamento di cemento

  1. Prepariamo un telaio-cassaforma con quattro tavole con lato di 1 metro e collochiamolo sul terreno; con una bussola lo posizioniamo in modo che una coppia di lati sia in direzione Nord-Sud e l’altra Est-Ovest.
  2. Il terreno all’interno della cassaforma va scavato per 5-10 cm di profondità asportando innanzi tutto la zolla erbosa e poi approfondendo in modo che l’armatura scenda di qualche centimetro. In questo spazio deve essere realizzata la gettata che funge da base per la rosa dei venti.
  3. All’interno della cassaforma collochiamo una rete elettrosaldata tagliata di misura che faccia da armatura. Effettuiamo la gettata con calcestruzzo che allarghiamo con la cazzuola in modo che copra bene il terreno anche sotto la rete e poi aggiungiamo calcestruzzo fino a coprire di qualche centimetro la rete stessa.
  4. La superficie della gettata va spianata accuratamente prima con la manara. Possiamo usare la cassaforma solo come indicatore del riquadro e quindi mettere solo pochi centimetri di calcestruzzo (come qui) oppure riempirla fino al bordo e usare il filo superiore della cassaforma per spianare il cemento usando la staggia.
  5. Se con la gettata siamo stati al filo del manto erboso lisciamo con la staggia dopo aver aperto e rimosso l’armatura.
  6. La gettata va lasciata indurire bagnandola un paio di volte il giorno per garantirsi che il cemento asciughi lentamente ed evitare la formazione di crepe.

 Il mosaico

realizzare un mosaico

  1. Prepariamo le tessere del mosaico riducendo a pezzettini le piastrelle colorate.
  2. Dopo aver tracciato sulla superficie del cemento la rosa dei venti, collochiamo le tessere “a secco” per controllarne la disposizione e la disponibilità.
  3. Prepariamo un impasto di acqua e cemento bianco in quantità limitata per poterlo utilizzare come base di applicazione delle tessere. L’impasto non deve essere troppo fluido.
  4. Stendiamo uno strato di cemento sulla superficie entro i limiti di una campitura e iniziamo a collocarvi le tessere. Tra una e l’altra lasciamo uno spazio vuoto di 2-4 millimetri.
  5. Man mano che procediamo spianiamo le tessere con una delicatissima azione del mazzuolo di gomma.
  6. Quando le tessere e i sassolini di alcune campiture adiacenti sono stati collocati e il cemento bianco è indurito, prepariamo un impasto di colla per fughe e lo stendiamo sulla superficie. Con una spatola o una racla lo facciamo penetrare negli interstizi tra tessera e tessera.
  7. Con una spugna umida si pulisce la superficie a mosaico, passando più volte. Si procede nello stesso modo con le altre campiture.

Tassellatore a batteria Ryobi

Il tassellatore a batteria Ryobi è Compatto, ergonomico, potente e consente di lavorare in piena libertà e con grande controllo per forare legno e acciaio, senza percussione, calcestruzzo e pietra, con percussione, demolire con o senza la rotazione libera della punta

Libertà di movimento, potenza e versatilità, sono le principali doti offerte dal nuovo tassellatore a batteria RYOBI che risponde alla sigla R18SDS+. L’utensile si avvale della batteria al litio da 18 V e 2,5 Ah che rientra nella gamma ONE+, l’innovativo sistema che comprende 29 elettroutensili, più 7 dedicati al giardino, azionabili da una sola batteria. La gamma ONE+ gode di identici attacchi e medesima tensione di alimentazione: questo significa per esempio che con un paio di batterie, massimo 3 in tutto, si può affrontare qualsiasi lavoro continuativo, senza interruzioni, oltre al consistente risparmio nel completare la dotazione, visto che gli utensili ONE+ sono disponibili all’acquisto anche senza batterie e stazione di ricarica.  A questi vantaggi, l’alimentazione a batteria porta anche quello di potersi muovere senza impedimenti nelle frequenti condizioni disagevoli, come su una scala o un trabattello, oppure dove non siano presenti prese di corrente elettrica. Il tassellatore a batteria Ryobi dispone di 3 funzioni principali, più una che, se non si può definire una vera e propria funzione, è comunque un’importantissima impostazione intermedia. La prima è la normale foratura, la seconda aggiunge la percussione (autentici colpi da 1,3 J), la terza è quella di demolizione con punta libera di ruotare passivamente, la quarta è la demolizione con punta bloccata nella posizione desiderata. L’attacco al mandrino è di tipo rapido SDS+. Un LED in posizione frontale illumina l’area di lavoro a utensile attivo. Ryobi

3+1 funzioni

tasellatore r18SDS+

  1. Con la punta a scalpello piatto si rimuovono rapidamente e senza sforzo le piastrelle dalla parete, soprattutto se si blocca la punta impedendole la libera rotazione. In questo modo è più semplice orientare la lama agevolandone al massimo la penetrazione sotto la ceramica.
  2. La particolare conformazione del corpo del tassellatore, con le impugnature in tandem, permette una grande naturalezza d’uso sia ai destrorsi sia ai mancini. Le impugnature brevettate Gripzone+™ garantiscono il massimo controllo dell’elettroutensile e un eccellente comfort.
  3. Nonostante il tassellatore sia a batteria, la notevole potenza della percussione deriva dal meccanismo interno che sviluppa la sua azione in modo dinamico con un’escursione importante dell’attacco al mandrino; questo raggiunge una frequenza massima di 5000 colpi al minuto, con un’intensità di 1,3 J.
  4. L’elettroutensile è molto compatto e l’alloggiamento della batteria alla base lo stabilizza durante l’uso contrastando il movimento torcente che si sviluppa nella foratura quando le punte dei trapani trovano improvvisa resistenza e tendono a bloccarsi di colpo
  5. Semplici pittogrammi indicano le impostazioni selezionabili sulla macchina e le sue peculiarità. Per esempio la capacità di foratura nel calcestruzzo sino a 16 mm di diametro e la disponibilità opzionale di una batteria da 4,0 Ah, che fornisce un’esuberante riserva di carica.

Sostituire una spina elettrica senza errori

Analizziamo, passo-passo, quali sono i corretti passaggi per sostituire una spina elettrica.

Sostituire una spina elettrica non è un’operazione che si effettua necessariamente in seguito a un danneggiamento: per esempio, se la presa di corrente si trova dietro a un mobile, può essere conveniente sostituire la spina convenzionale con una cosiddetta “a pipa”, così da ridurne l’ingombro in profondità e recuperare spazio. Se invece si è verificato un corto circuito, cerchiamo di capire prima cosa lo ha provocato. Le bruciature denotano un surriscaldamento dei conduttori durante il passaggio di corrente, segno che la sezione dei fili o il tipo di spina non sono idonei a sopportare l’assorbimento, specialmente per gli elettrodomestici.

Prima  di sostituire una spina elettrica è utile sapere che…

disegno spina elettrica
Gli elettrodomestici che hanno elevato assorbimento adottano spine da 16 A (ampére), quelle con gli spinotti maggiormente distanziati, oppure le Schuko. La sostituzione va fatta con un tipo analogo, in quanto la spina standard più piccola (10 Ampére) non può reggere carichi elevati di corrente. Il guscio di alcune spine è in un unico pezzo, che si ripiega su se stesso. Le viti di chiusura e quelle dei morsetti è bene abbiano tutte il taglio a croce, per usare un solo cacciavite; in alcuni casi i morsetti sono divisi da separatori sporgenti che garantiscono l’isolamento di ogni conduttore.

 

 Sostituire una presa passo-passo

come sostituire una spina
  1. Se utilizziamo le forbici da elettricista per eliminare da ogni conduttore circa 1 cm di guaina,  sfruttiamo la gola presente su una delle lame per evitare di tagliare i filamenti di rame.
  2. L’operazione riesce meglio se disponiamo di una pinza spellafili, le cui ganasce sono calibrate per incidere l’isolante e asportarne il pezzetto terminale portandolo in trazione.
  3. Verifichiamo che i conduttori non siano bruciati, quindi attorcigliamo con le dita i filamenti di rame fino a ottenere una treccia compatta e allungata della minima sezione possibile.
  4. Il cavo giallo-verde di terra deve essere posto nel morsetto centrale, mentre i cavi fase (rosso) e neutro (blu) vanno inseriti indistintamente in quelli laterali. Serriamo le viti  e controlliamo, con una leggera trazione, la stabilità dei conduttori.
  5. Disponiamo ciascun conduttore tra le guide presenti nel guscio, quindi serriamo il ponticello a ridosso del cavo: la sua funzione è di evitare che, tirando accidentalmente il cavo, lo sforzo si ripercuota sui conduttori.
  6. Chiudiamo con il coperchietto facendo attenzione che lo spinotto si incastri senza difficoltà e che i conduttori non vengano pizzicati: ora possiamo bloccare il tutto serrando la vite centrale, senza eccedere con lo sforzo

 Spine elettriche BTicino

Come costruire un portoncino per l’ingresso

Molto ampio, tanto da richiedere la divisione in due ante, il nuovo portone di casa prende forma utilizzando una combinata per lavorare tavole e pannelli di abete

Uno dei lavori più utili e portatori di risparmio per un fai da te è la realizzazione in proprio delle porte di casa; imparare Come costruire un portoncino d’ingresso è un’ attività alla portata di tutti. Notoriamente questi fondamentali accessori sono molto costosi, soprattutto se realizzati in legno massello e di misure fuori standard.

Per questo, il nostro lettore Salvatore Roveto, incoraggiato dall’attrezzatura a disposizione, ha intrapreso il progetto di come costruire un portoncino per la propria abitazione. Avendo la luce dell’apertura una dimensione orizzontale piuttosto elevata, ha deciso per la realizzazione di una porta a due ante, una di dimensioni regolari ed una più stretta, da aprire solo per far passare gli oggetti molto ingombranti.

La porta è interamente fatta di tavole e pannelli di lamellare di abete; sono state applicate tre cerniere anuba da 16 mm di diametro, un’elettroserratura, un pomello ed un maniglione battiporta di ottone; finitura con impregnante noce e vernice effetto cera.

Progettare una porta

come costruire una porta

Come costruire un portoncino in legno

taglio con combinata

telaio porta

  1. Le tavole della cornice già piallate, tutte di identica sezione vengono tagliate delle giuste lunghezze; con la cavatrice della combinata si realizzano le scanalature per gli incastri dei traversi.
  2. I tenoni si realizzano con la circolare, regolando opportunamente la distanza della guida parallela e l’altezza di taglio della lama.
  3. La tavola di lamellare di abete, bloccata sul carro della combinata, viene tagliata e squadrata con la circolare, ricavando i quattro pannelli della porta.
  4. Il passaggio di questi alla toupie permette di fare le modanature dei profili su tutto il perimetro.
  5. I profili così lavorati permettono ai pannelli di trovare incastro e fare battuta nella cornice della porta, ognuno nella propria posizione.
  6. Facendo battuta, i pannelli possono essere bloccati posteriormente con listelli inchiodati sul contorno.
  7. Il passaggio conclusivo è quello della realizzazione del telaio attorno alle due ante unite della porta. Il telaio non deve aderire alle ante: si usa una serie di distanziali di minimo ed eguale spessore per il montaggio dei pezzi. Col telaio bloccato in posizione si approfitta anche per montare le cerniere anuba, usando l’apposito truschino per fare i fori nei punti giusti.

Pulire i pennelli | I segreti per conservarli a lungo

Pulire i pennelli a fine lavoro è fondamentale per la loro conservazione e un uso prolungato

La manutenzione  dei pennelli è diversa a seconda del tipo di pittura utilizzata. Se abbiamo utilizzato pitture oleosintetiche o alla nitro, bisogna pulire i pennelli con un lavaggio delle setole utilizzando il solvente adeguato. Quando il solvente ha asportato la maggior parte di pittura, il pennello va posto sotto l’acqua corrente, in modo da asportare la pittura rimanente. Se abbiamo pitturato con smalti all’acqua o idropitture murali, basta pulire i pennelli con un accurato lavaggio sotto l’acqua del rubinetto per eliminare le tracce della pittura. Per tentare di recuperare la piena funzionalità di pennelli con setole indurite possiamo metterli in un barattolo in cui abbiamo immesso una miscela di solvente sintetico, solvente nitro e olio di lino (40% + 40% + 20%).

Fasciatura di conservazione

fasciatura pennello

Se facciamo un lavoro che si protrarrà per alcuni giorni, invece di pulire i pennelli di volta in volta, avvolgiamoli in un foglio di carta stagnola o di pellicola e mettiamoli nel frigorifero.

Lavaggio finale

lavare pennello

Dopo la prima pulizia poniamolo sotto l’acqua corrente tenendolo con le setole rivolte verso l’alto, in modo che il getto d’acqua cada all’interno delle setole e le lavi, allargandole.

Per mantenerlo morbido

olio pennello

Ad asciugatura avvenuta poniamo alcune gocce di olio minerale da lubrificazione sulle setole, schiacciandole con le mani per distribuirlo uniformemente. 

Setole incollate

separare le setole

Piccole tracce di smalto sfuggite al lavaggio possono unire le setole a fasci. Basta inumidirle con poco solvente e separarle singolarmente utilizzando la lama della spatola. 

Pulire la fascetta

pulizia fascetta pennello

Asciughiamo per bene, dopo il lavaggio, la fascetta metallica fermasetole per non farla arrugginire; eventuali tracce di pittura secca o ruggine si eliminano con la carta vetrata.

Pulizia con solvente

solvente

Dopo averlo pulito con carta o uno straccio, se abbiamo utilizzato una pittura a solvente versiamo il solvente sulle setole e premiamole in un barattolo con altro solvente..

Compattare le setole

compattare le setole

Se le setole si allargano nella parte terminale possiamo, quando perfettamente lavato e asciutto, stringere le setole con un elastico in modo che rimangano compatte.

Pettinatura

pettinare le setole

 

Utilizzando una spazzola di plastica possiamo riportare le setole in posizione ordinata ed eliminare piccole incrostazioni, oppure possiamo strofinarle con un pezzetto di carta vetrata.

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Rimuovere un tassello | Trucchi e soluzioni

La giusta procedura per rimuovere un tassello e rispristinare il foro con stucco.

Capita spesso di dover cambiare posto a un quadro, a una mensola o a un gancetto: soprattutto in bagno, dopo la rimozione dei vari accessori, il tassello inutilizzato, messo a nudo, risulta più evidente. All’interno del muro il tassello si è deformato aprendo le alette e per estrarlo dobbiamo inserire una vite o qualcosa di simile che si aggrappi alle pareti del tassello e vincere la tenuta con un’energica trazione verso l’esterno che può causare lo sgretolamento della finitura attorno al foro. Questo, se di profondità e diametro considerevoli, non può essere chiuso solo con stucco che, ritirandosi, lascerebbe una depressione superficiale sulla parete.

Come procedere per rimuovere un tassello

eliminare tassello
  1. Avvitiamo nel tassello una vite di diametro appropriato, facendo penetrare il filetto per il doppio del suo diametro. Afferriamo la testa della vite con le pinze e tiriamo, mantenendola perpendicolare.
  2. Per ridurre la quantità di stucco necessaria e ottenere una chiusura del foro più efficace possiamo inserirvi una spina di legno, da lasciare lunga e rifilare poi a livello del rivestimento.
  3. Un altro sistema consiste nell’appallottolare pezzetti di carta di giornale e pressarli all’interno del foro, fino a un paio di millimetri dalla superficie. In entrambi i casi si completa con la stuccatura.
  4. Gli stucchi preparati al momento sono più resistenti. L’impasto si ottiene miscelando due parti di stucco in polvere e una parte di acqua fino a ottenere una pasta priva di grumi.
  5. Lo stucco si liscia facilmente, ma questo è in contrasto con l’aspetto leggermente “bucciato” del muro e il rattoppo rischia di rimanere visibile. Premiamolo bene nel foro con la spatola e, da fresco, tamponiamo con una spazzola.
  6. Nei muri di mattoni forati il materiale di riempimento rischia di disperdersi nelle cavità. Possiamo utilizzare un sacchetto di plastica riempito di stucco, tagliare un angolo e spremerlo nel muro, per arrivare in profondità.

 Trucco

Se il tassello fa molta resistenza e non riusciamo a estrarlo con pinze e vite possiamo usare un cavatappi avvitato per un paio di giri nel tassello. L’impugnatura offre una presa più sicura per la trazione. Nonostante i tentativi, può capitare che il tassello non abbia intenzione di lasciare il foro. Non serve accanirsi e rischiare danni maggiori, basta tagliare il collarino esterno con un cutter, lasciare il tassello in sede e procedere con la stuccatura. Se il tassello è metallico, estratta la vite, dobbiamo cercare di ribattere in fondo il cono di ottone che lo mantiene dilatato e poi cercare di estrarlo utilizzando le pinze.

cavatappi tassello

Cerasa

Cerasa, presente sul mercato dal 1983, è da sempre tra i protagonisti del settore, punto di riferimento progettuale, tecnologico e qualitativo di una realtà che ha fatto dell’arredobagno la propria vocazione.

Protagonista di un’avventura imprenditoriale di grande successo, l’azienda ha contribuito alla trasformazione del concetto di “stanza da bagno”, oggi espressione della bellezza e del benessere, offrendo collezioni innovative, personalizzate ed emozionanti. Dal 2001 la sede si trova a Godega di Sant’Urbano (tv), nel cuore del nord-est, dove l’economia ha saputo svilupparsi e trasformarsi. Nel 2011 è stata completamente ristrutturata ed ampliata.  I 65 addetti negli attuali 10.000 mq di superficie industriale sanno caratterizzare l’evoluzione dei prodotti, nel rigore e nell’innovazione, nella ricerca, nella funzionalità e nel design. Conquistare e soddisfare il consumatore con prodotti sempre nuovi ed un servizio accurato sono i principi su cui si basa la mission dell’azienda.

La filosofia produttiva

Per garantire la qualità, la sicurezza e la durata nel tempo di un mobile, sono necessari una serie di collaudi che testino adeguatamente tutti materiali e gli elementi che compongono un arredamento bagno. In particolare sono fondamentali la resistenza all’umidità e alle sollecitazioni che normalmente si verificano durante la vita del prodotto.
Cerasa si avvale, per i test sui materiali impiegati, del centro di ricerca e sviluppo indipendente Catas, il quale opera in ottemperanza alle normative previste dall’ottenuta certificazione UNI EN ISO 9001:2008, rispettando il criterio delle severe procedure organizzative e produttive rispondenti agli standard qualitativi di un mercato sempre più esigente e che Cerasa soddisfa da tempo. I prodotti godono della garanzia biennale su difetti e vizi di produzione, a dimostrazione dell’elevato standard qualitativo con cui sono sviluppati e costruiti.
A tutela del consumatore e dell’ambiente vengono adottati materiali e cicli produttivi che non creano squilibri ambientali e rispettano le normative che minimizzano l’emissione di sostanze nocive.

Cerasa punta ad offrire ai propri clienti non solo progetti dalle linee esclusive e ricercate, ma anche prodotti destinati a durare nel tempo perché costruiti con materiali di comprovata affidabilità.

Bagni – Arredo bagno – Mobili bagno

www.youtube.com/watch?v=uRPlzvd4YGY

Maestri Artigiani Italiani

www.youtube.com/watch?v=USLiyf2drNs

Certificazioni

Cerasa ha ottenuto la certificazione ISO 9001 che attesta la professionalità e la qualità dell’intero processo produttivo. Tutti i componenti ed accessori elettrici sono conformi alle direttive europee in materia di sicurezza elettrica (2006/95/CE) e compatibilità elettromagnetica (2004/108/CE). I mobili Cerasa sono sottoposti a prove di qualità e sicurezza secondo norme UNI presso il CATAS (laboratorio prove, centro ricerche e sviluppo settore legno e arredo).


ignifugo qualitaCeCatasicicla

Come pulire il marmo senza rovinarlo

Nobile, naturale ed eterno, il marmo è adatto a qualsiasi ambiente, ma la sua superficie, talvolta, necessita di cure. Vediamo insieme come pulire il marmo.

Il marmo è un materiale naturale, bellissimo per la varietà dei colori e delle venature: duro, solido, pesante, ma anche molto delicato: basta osservare il piano del tavolo della cucina, o l’antico lavello, per rendersi conto della facilità con cui queste superfici si coprono di macchie di sporco e di piccoli graffi. La superficie del marmo, anche se lucidata, rimane tuttavia porosa e tende ad assorbire le sostanze liquide che vi si posano: gli acidi, in particolare, tendono a sciogliere i sali di calcio di cui il marmo è composto e possono provocare seri danni.

Non tutte le macchie sul marmo si trattano allo stesso modo
In generale è il tipo di sporco che determina qual è il migliore sistema per la sua rimozione: ad esempio l’alcol scioglie l’inchiostro, quindi è indicato per pulire il marmo da questa sostanza. In alcuni casi è necessario usare un abrasivo delicato per rimuovere le tracce di un liquido assorbito dal marmo nel suo strato più superficiale. Per riparare scheggiature, spaccature e fessurazioni del marmo ( a tal proposito leggi la nostra guida su come riparare il marmo) sono indicate le resine epossidiche, magari mescolate a polvere di marmo: una volta indurite si prestano alla carteggiatura.

Come pulire il marmo – La pulizia

come pulire il marmo
  1. Per pulire e riaparare il marmo dalle comuni macchie di grasso si eliminano con ammoniaca, stesa e strofinata con una spazzola di saggina; lavoriamo nel locale ben aerato e risciacquiamo subito la superficie trattata.
  2. In alcuni casi risulta efficace anche l’acqua ossigenata a 20 volumi, che è sufficiente versare abbondantemente sulla macchia; si attende che la macchia sbianchi e si strofina con un panno umido.
  3. Alcune sostanze che aggrediscono il marmo si eliminano facilmente con l’uso di alcol ed un abrasivo leggero come la pasta dentifricia. Applichiamo l’impasto con un panno morbido ed insistiamo con movimenti rotatori.
  4. La cera solida ha la capacità di colmare alcune piccole fessure e porosità evidenti della superficie del marmo. Per farla penetrare e aderire meglio va ammorbidita con un asciugacapelli; poi si lucida con un panno morbido.

Eseguire eventuali riparazioni

piccole riparazioni marmo
  1. Su una piastrella di scarto uniamo la resina epossidica con la giusta quantità del suo catalizzatore e, se occorre, aggiungiamo anche una percentuale di polvere di marmo della stessa colorazione di quello da riparare.
  2. Stendiamo la pasta ottenuta con la spatola sulla parte danneggiata tirandola bene e senza lasciarne in eccesso.
  3. Ad essiccazione avvenuta levighiamo la resina con carta abrasiva fine ed infine lucidiamo con pomice in polvere.

Ecco come pulire il marmo.

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Come creare oggetti in fimo decorativi

Realizziamo bellissimi e simpatici oggetti in fimo per decorare e abbellire la nostra casa

L’argilla polimerica è una pasta sintetica molto duttile da lavorare che, per le sue peculiarità, dà subito grandi soddisfazioni. Ne esistono di varie marche (Fimo, Cernit e altre), dai colori sgargianti; il grosso vantaggio è che induriscono solo con cottura in forno restando così morbide e malleabili fino a quando non si è completamente soddisfatti del lavoro.

Gli oggetti in fimo possono essere decorati a piacimento e sono una “palestra” ideale per lavorazioni più “complesse” come, ad esempio, gli oggetti realizzati in argilla.

fimoMateriali: mattonelle di pasta sintetica (Fimo) in colori assortiti, cutter, punzone, colla e vernice lucida.

Oggetti in fimo – Quadretto country

striscia di fimo
Prepariamo tre striscioline di pasta colore marrone (ottenuta unendo le paste gialla, rossa e blu) e disponiamole su di un vetro.

incide
Incidiamo i dischetti ottenuti simulando così le nervature delle foglie e arricciamone un’estremità.

taglio fimo
Prepariamo un cilindretto di pasta verde che “affettiamo” con il cutter per ricavare tante foglioline.

foglia di fimo
Ogni fogliolina va appoggiata sui rametti con una leggera pressione. Per farle aderire meglio si usa un velo di vaselina.

Oggetti in fimo – il bocciolo

bocciolo in fimo
Per creare le rose occorre prima preparare i vari petali ovvero una serie di rondelle di pasta rosa che schiacciamo bene con le mani per renderle abbastanza sottili.

rosa
Uniamo i vari petali usando quelli più piccoli per il centro e via via inserendo petali più grandi che inarchiamo verso l’esterno.

fiore
Con il cutter o con il coltello tagliamo la parte in eccesso della rosa che si è formata comprimendo insieme i petali.

attacca il fimo
Appoggiamo i boccioli sui rametti esercitando una lieve pressione per farli aderire perfettamente. Eventualmente      con un punzone ritocchiamo l’inclinazione dei petali.

Oggetti in fimo – La cottura in forno

cottura del fimo
Gli oggetti in fimo induriscono definitivamente con una cottura in forno elettrico tra 100 e 130°C dai 10 ai 30 minuti. L’indurimento si ottiene anche immergendo gli oggetti in acqua bollente per circa 10 minuti. L’argilla polimerica non è tossica, ma si raccomanda comunque di non metterla a contatto con gli utensili o i contenitori che usiamo per gli alimenti.

incolla su cartoncino
Il rametto di rose, ormai indurito, va incollato su un cartoncino facendo attenzione alle parti più piccole per evitare che si frantumino.

vernice trasparente lucida
Per proteggere la nostra realizzazione e renderla allo stesso tempo lucida utilizziamo una vernice trasparente che diamo in abbondanza. Ad asciugatura ultimata il quadretto è quasi pronto, non resta che incorniciarlo con una bella cornice in stile vintage.