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Il nastro per mascherature

In comodi rotoli si stende e si rimuove con facilità

Protegge porte, finestre, interruttori e prese dalla pittura che vogliamo stendere sulle pareti: è di carta, in comodi rotoli, si stende e si rimuove con facilità.
Come in tutti i lavori di bricolage, anche in quelli semplici come la pittura a pennello o rullo delle pareti di casa, non vanno dimenticate alcune indicazioni che ci permettono di ottenere il migliore risultato finale spesso risparmiando tempo.
Magari vorremmo fidarci della nostra mano ferma e pensare che sapremo passare con pennello o rullo vicino agli ostacoli senza sporcarli; se siamo tentati di saltare la fase di protezione convinciamoci che è un errore.
Meglio dotarci di teli di nylon o di carta di giornale e procedere con pazienza a coprire cornici di porte e finestre, interruttori elettrici, applique e altri oggetti fissi su pareti e soffitto: il nastro per mascheratura è ideale per fissare queste coperture, ma molto spesso basta da solo a definire i contorni di una presa o di un battiscopa.
Alla fine basta rimuoverlo e il lavoro è finito al meglio senza dover pulire macchie o sbavature.

PARTICOLARI IMPORTANTI

  1. Il nastro per mascheratura deve aderire perfettamente alla muratura, ma al tempo stesso non deve intaccarla quando viene rimosso: Metylan Pittura Perfetta è ideale in casi come questo. La porta va protetta con il telo lasciando scoperti i cardini, da colorare come il muro in quanto visivamente sovrapposti ad esso.
  2. Per un buon risultato è bene stendere due mani di smalto, mescolando ogni tanto il prodotto per mantenerlo omogeneo. 
  3. Non si arriva allo spigolo con il colore, bensì ci si tiene circa 1 cm all’interno; per lo zoccolo si colora soltanto la parte perpendicolare al pavimento, lasciando intatto lo spessore superiore.

Carrello porta utensili

Ogni cosa al suo posto

Mantenere in ordine gli utensili manuali da bricolage agganciandoli a pannelli a parete per individuarli a colpo d’occhio è indubbiamente una valida soluzione, ma quando ci si deve spostare dal banco per eseguire un lavoro si fanno spesso passi avanti e indietro per prendere di volta in volta il ferro giusto.

Se queste condizioni di lavoro sono ricorrenti, meglio farci seguire da un capiente carrello su ruote con cassetti, scomparti ed un ampio piano d’appoggio.

NEL CARRELLO PORTA UTENSILI C’È POSTO PER TUTTO

I cassetti hanno profondità diverse per disporre utensili e minuterie suddivisi per gruppi e dimensioni. Sono provvisti di tappetini antiscivolo e scorrono su guide telescopiche a doppia estrazione. Ai lati trovano posto prodotti per la pulizia e la lubrificazione ed un rotolo di carta da officina.

La struttura autoportante è in acciaio ad alta resistenza, con i bordi arrotondati, ed è montata su ruote in gomma del diametro di 125 mm, due fisse e due piroettanti provviste di blocco di stazionamento.

Nel complesso il carrello misura 915x480xh920 mm ed ha una portata statica di 900 kg.

Bloccando le ruote, l’altezza è ideale anche per utilizzare il carrello come piano di lavoro: il top è costituito da una robusta tavola in lamellare di faggio spessa 25 mm che però non occupa tutto il piano, dal lato rivolto verso il maniglione di trasporto rimane una vaschetta larga circa 100 mm in cui collocare piccoli attrezzi e minuteria senza il rischio che scivolino a terra.

IL MONTAGGIO DEL CARRELLO PORTA UTENSILI

  1. Si inizia montando le ruote munite di piastra sotto il cassone, fissate con 4 viti a brugola
  2. Sul lato destro si avvitano le piastre munite di incastro per l’inserimento del tondino che supporta il rotolo di carta.
  3. Sullo stesso lato, inserito nella sede predisposta e bloccato con viti autofilettanti, si monta il maniglione di trasporto.
  4. Il fianco opposto accoglie i profilati per la collocazione di flaconi, cartucce, bombolette spray ed altre confezioni di prodotti per il bricolage.

Strettoi e morsetti per il fai da te

Indispensabili in molti lavori di bricolage

Strettoi e morsetti sono indispensabili in molti lavori di bricolage che interessano edilizia, meccanica, falegnameria e hanno la funzione di serrare insieme saldamente due o più pezzi mentre si eseguono altre lavorazioni.

Nella sua struttura di base lo strettoio è formato da un piatto d’acciaio ricurvo ad una estremità su cui è saldata la ganascia fissa. 

La parte mobile è formata da una robusta staffa munita di una vite di manovra con un’impugnatura tipo cacciavite o una manovella scorrevole che permette di trasmettere maggior forza; forza che, per un morsetto con l’asta da 25×6 mm, può arrivare fino a 1000 kg. 

La parte scorrevole, posta sotto sforzo, si pone leggermente di sbieco e si incastra sull’asta bloccandosi in posizione.
I tecnopolimeri hanno rimpiazzato molte parti metalliche rendendo il morsetto leggero e maneggevole. In alcuni l’impugnatura è montata sulla ganascia mobile e scorre con essa, tanto che il morsetto può essere manovrato con una sola mano anche in posizioni scomode: un´opzione interessante, considerato che chi pratica il fai da te opera prevalentemente da solo.

VERSATILE PRESA 

  1. L’incollaggio di una cornice, di un cassetto o anche di un mobile di grandi dimensioni non sempre è comoda a causa della difficoltà nel trovare i morsetti della giusta dimensione (almeno 4) e montarli mantenendo i lati dell’oggetto in squadra e ben centrati. Il serraggio a nastro è nato proprio per questo utilizzo. Possiede tre ganasce scorrevoli su di un robusto nastro in nylon lungo quattro metri, più un´ impugnatura con la quarta ganascia munita di un doppio bloccaggio laterale a leva, che permette di registrare la posizione del nastro, e una vite a filettatura quadra con impugnatura a cacciavite che lo mette in tensione. 
  2. Con i morsetti ad angolo si riescono a tenere in posizione con un angolo di 90° i lati di un elemento da assemblare, come un cassetto o una scatola, in modo da poter aggiungere un singolo elemento durante il montaggio senza smontare gli altri. Il posizionamento è rapidissimo grazie ad un pressore a molla.
  3. La versatilità è la caratteristica principale del classico strettoio a vite: si possono sia serrare pezzi da pochi millimetri, sia tenere insieme interi mobili. Tra ganasce metalliche e pezzo, se non hanno già una protezione in materiale plastico, va interposta una tavoletta per non incidere la superficie del legno quando vengono strette con forza.

Raspe e lime per il fai da te

Attrezzi antichi ma insostituibili nei lavori di precisione

Raspe e lime sono state le prime macchine utensili che, nelle mani di artigiani esperti, producevano oggetti di meccanica fine. Attrezzi antichi, ma insostituibili nelle lavorazioni di precisione, realizzano forme che nessuna macchina utensile è in grado di imitare.

L’importanza che rivestiva questo settore è testimoniata addirittura da Leonardo da Vinci che nel foglio 24 del Codice Atlantico ci presenta il progetto di una macchina automatica per intagliare le lime. Tutti gli utensili di questa famiglia sono dotati di rilievi taglienti che “graffiano” le superfici con produzione di trucioli più o meno fini.
La raspa ha una dentatura spaziata fatta di lunghe ed acuminate punte che affondano facilmente nel legno asportando grandi quantità di trucioli.
La dentatura delle lime, invece, viene ottenuta con incisioni diagonali incrociate che creano una fitta rete di basse asperità che “spazzano” le superfici metalliche e ottengono superfici piane e levigate.

DI COSA SONO FATTE?
Le raspe per legno sono ottenute da acciaio al carbonio di durezza intermedia ma esistono anche raspe più dure per pietra e alabastro. Le lime invece sono realizzate in acciaio legato ad alto tenore di carbonio e hanno ragione di quasi tutti i materiali metallici eccetto le leghe da utensileria. La classificazione della dentatura delle lime è rappresentata da curiose definizioni: grossa, bastarda, mezza dolce, dolce, dolcissima, che rimandano alla sensazione tattile che le nostre mani percepiscono passando sulle asperità.
Anche le forme sono le più varie: piatte, triangolari, a coltello, tonde e mezzetonde.

RASPE E LIME SUL LEGNO

  1. La raspa viene impugnata con la destra, ma premuta sul pezzo dalla mano sinistra in modo da “caricare” di più l´utensile ed ottenere un´asportazione più rapida.
  2. Raspe e lime si confondono nell’estremamente piccolo: le “code di topo” sono adatte a lavori di alta precisione come modellismo, orologeria e riproduzione chiavi con forme estremamente varie.
  3. La fogge della raspa sono molto variate per ottenere facilmente ogni forma dal legno: sono molto diffuse le mezzetonde e le tonde, ma alcuni artigiani costruiscono raspe su misura per la creazione di modelli per fonderia.

RASPE E LIME SUL FERRO

  1. Con la lima si possono ottenere superfici perfettamente piane lavorando con passate incrociate di 90°. La dentatura lavora solo in un senso per cui durante la passata di ritorno la lima non deve essere premuta sul pezzo.
  2. La sbavatura dei pezzi tagliati con la smerigliatrice o il cannello è un lavoro ideale per una lima  che permette di ottenere finiture precise ed esteticamente soddisfacenti anche su pezzi di forma irregolare.
  3. Sulle superfici tonde la lima viene usata con un movimento a dondolo: durante la spinta l’impugnatura viene abbassata e la punta rialzata in modo che la parte del pezzo soggetta all’asportazione cambi continuamente e non si producano scalini sul pezzo.

Restauro di un lume a petrolio

Restauro di un lume a petrolio: riportiamo a nuovo splendore un oggetto antico

Il bricolage è soprattutto recupero, tanto più se si tratta di riportare a nuovo un oggetto antico; il vecchio lume a petrolio può essere pulito, riparato, pitturato e, magari, rimesso in funzione.  Per prima cosa smontiamo il meccanismo. Puliamo bene il corpo del lume con una spazzola di ottone che non riga, asportando polvere e incrostazioni. Stendiamo una mano di fondo a solvente e aspettiamo che asciughi. Copriamo con due o più mani successive di vernice brillante di finitura. Per un effetto finale impeccabile è bene stendere ad ogni mano uno strato di smalto sottile: asciuga più velocemente e non genera colature e gocce. A parte ripuliamo bene il meccanismo e, poiché è soggetto a scaldarsi a lume acceso, vi stendiamo una mano di vernice argentata per alte temperature, facile da trovare nei centri fai da te anche in barattoli di piccolo formato.

Sostituiamo lo stoppino con uno nuovo. Inseriamo, con un imbuto, un po’ di petrolio all’interno del serbatoio, senza riempire eccessivamente. 

IL LUME A PETROLIO TORNA NUOVO

  1. Asportato il meccanismo dello stoppino, puliamo bene dalla polvere il supporto, con l’aiuto di una spazzola di ottone che elimina sfogliature presenti sul metallo. Dobbiamo essere delicati ed energici al tempo stesso, ripulire senza rigare o danneggiare la superficie.
  2. Stendiamo su tutta la superficie metallica una base di primer a solvente, ideale sottofondo alla successiva finitura. Questo prodotto protegge, ricopre e facilita l’ancoraggio della vernice. 
  3. A fondo perfettamente asciutto stendiamo lo smalto nel colore che preferiamo. Anche se il primer facilita l’operazione, dobbiamo comunque stare attenti ad avere una mano delicata e omogenea, in modo che a vernice asciutta non si notino le pennellate.
  4. Il meccanismo necessita di cure a parte. Va pulito bene e trattato con smalto protettivo per superfici metalliche ad alte temperature. Ci assicuriamo che il meccanismo di svolgimento sia funzionante e inseriamo uno stoppino nuovo.

UTENSILI

Spazzola, carta vetrata, pennello

Divano di cemento cellulare

Realizzazione fai da te di costo limitato

Realizziamo un divano di cemento cellulare; con questa tecnica possiamo anche realizzare sedie, sgabelli e tavoli.

Nel progettare l’arredo va tenuto conto del fatto che una volta costruiti questi non sono “mobili” ma blocchi assolutamente stabili (è il loro pregio) e del tutto inamovibili.

Se lo vogliamo montare sul terreno del prato dobbiamo prima spianare e sarchiare il terreno e poi stendervi un telo di tessuto non tessuto coperto da un altro telo di robusto PVC (quello per le serre o la copertura dei ponteggi), il primo per evitare la ricrescita dell’erba ed il secondo per fermare la risalita dell’umidità che alla lunga potrebbe sgretolare il materiale.

I blocchetti di cemento cellulare e la speciale malta adesiva per unirli tra di loro sono reperibili nei magazzini per edilizia e nei più grossi centri bricolage.

 

IL PROGETTO

Stabilite, secondo il disegno qui riportato o secondo i propri gusti, le misure dei vari pezzi, prepariamo la dima di montaggio con un pannello di truciolare di 800×600 mm con inchiodati o avvitati i listelli d’appoggio.

La costruzione di tutti i pezzi richiede solo tagli a 90° tranne che per i supporti degli schienali, tagliati a 100°.

 

 

 

TUTTO FATTO CON ATTREZZI MANUALI

  1.  Poggiato lo schienale sul pannello, gli accostiamo contro il primo elemento della seduta dopo averne spalmato il bordo con abbondante malta adesiva stesa con una manara a denti larghi.
  2. Montato il primo rango di pannelli vi incolliamo sopra, se del caso sfalsando le giunte, il secondo rango. Le lastre della seduta si rinforzano inserendovi listelli longitudinali.
  3. Quando la malta adesiva ha fatto sicuramente presa ed è ben secca rifiliamo col saracco tutti i bordi sporgenti (la foto è solo indicativa: per tagliare senza rischio di distacco il pannello verticale occorre bloccarlo con strettoi o con l’aiuto di un volenteroso).
  4. Tutti gli spazi interni vanno riempiti con frammenti di betoncell e schiuma poliuretanica.
  5. Completato il montaggio di tutti i pannelli e, come prima, a malta adesiva perfettamente secca, tutti i bordi si lisciano ed eventualmente si smussano con una pialla Surform o una raspa a dentatura media.
  6. Raddrizzato il “mobile” lo completiamo incollando i restanti pannelli contro il lato finora appoggiato alla dima di montaggio e, a colla asciutta, pennelliamo tutta la superficie con uno strato di malta piuttosto fluida.
  7. Quando la prima mano è quasi asciutta stendiamo col frattazzo americano una seconda mano, spessa tre o quattro millimetri, di malta adesiva che poi…
  8. …quando è quasi asciutta lisciamo accuratamente con un frattazzo di spugna inumidita che dovrebbe lasciare una superficie a specchio o quasi. Idropitture o smalti da esterni completano il lavoro.

UTENSILI
Metro, segaccio, spatola dentata, manara, raspa, stretoio, fratazzo

Sbloccante lubrificante WD-40

Stessa potenzialità ma formato diverso

lubrificante wd-40

Liquido sintetico che, applicato su dadi e bulloni ostinati, ha la capacità di penetrare negli interstizi delle filettature e ammorbidire eventuali incrostazioni di ossido o di pittura facilitando la successiva azione di sbloccaggio.

Una grande idea! Unire lo spruzzo di precisione e la vaporizzazione a largo raggio: due azioni riunite nel nuovo ed esclusivo spray doppia posizione WD-40 da 250 ml.

Nulla è cambiato nella formulazione le cui note potenzialità vanno dalla lubrificazione di meccanismi di precisione allo sbloccaggio di ingranaggi arrugginiti; un vero partner nel fai da te, capace anche di azione detergente, anticorrosiva e idrorepellente.

WD-40 è quindi perfetto per la manutenzione di serrature, mappe e cerniere, di cui agevola movimento e scorrimento, eliminando fastidiosi cigolii e preservandoli dall’umidità, senza lasciare tracce.

SVARIATI IMPIEGHI NEL BRICOLAGE DI CASA

  1. Con il beccuccio inserito direttamente nel cilindro, bastano minime quantità di prodotto per sbloccare la serratura.
  2. Nel caso delle cerniere il prodotto va dato solo dove serve; l’erogatore consente il perfetto e preciso dosaggio.
  3. Nelle guide di una tendina a scorrimento, WD-40 rende fluido il movimento senza macchiare.
  4. Nei meccanismi di precisione WD-40 penetra e si distribuisce mantenendo un film lubrificante e protettivo.

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La levigatrice orbitale

La levigatrice orbitale, elettroutensile di semplice funzionamento

La levigatrice orbitale è un elettroutensile integrale portatile il cui funzionamento è semplice: una “suola” rettangolare, che porta un foglio di carta abrasiva, vibra rapidamente descrivendo piccole orbite, sotto la spinta del motore elettrico.

Questo movimento produce una potente azione levigatrice che può essere più o meno delicata in funzione della rapidità del moto orbitale e della grana dell’abrasivo che viene montato. In alcune levigatrici il foglio di abrasivo viene montato grazie ad una coppia di mollette alle estremità della suola, in altre la suola è dotata di Velcro e su di essa vanno montati gli abrasivi.

Questo sistema permette un velocissimo cambio e posizionamento dell’abrasivo.

Orbitale

La maggior parte dei modelli è dotata di aspirazione del polverino prodotto: sia il foglio abrasivo, sia la suola, presentano dei fori attraverso i quali il polverino viene aspirato e convogliato in un sacchetto o nel contenitore di un aspiratore.

I FOGLI DI ABRASIVO

  1. Fogli normali, disponibili in diverse grane, adatti per la collocazione su levigatrici senza aspirazione e con bloccaggio del foglio a molletta.
  2. Fogli di abrasivo forati adatti ad essere applicati su suole di levigatrici dotate di aspirazione del polverino. Questi abrasivi sono sempre forniti di Velcro sul retro.
  3. Le levigatrici con aspirazione fornite di suola con Velcro, permettono un velocissimo posizionamento del foglio di abrasivo.

LE CARATTERISTICHE

levigatrice orbitale funzionamento

  1. Alcune levigatrici dispongono di una rotella graduata per impostare il regime di rotazione del motore, adeguandolo al materiale e al tipo di levigatura da eseguire.
  2. Molte levigatrici permettono di variare la velocità di orbitazione della suola premendo più o meno a fondo il pulsante di azionamento.
  3. La maggior parte dei modelli senza aspirazione è fornita di sistema di bloccaggio a molletta del foglio di abrasivo.
  4. Nei modelli con aspiratore si innesta sul retro un filtro raccoglitore che va periodicamente svuotato.

Il dilettante e il professionista

Il dilettante è inferiore al professionista nella capacità, nella cultura e nei mezzi, ma gli è superiore nella libertà e ingenuità con cui fa quanto gli dà gioia, ed esprime ciò che per lui è importante, senza gli scrupoli e senza l’ambizione del professionista, senza le sue inibizioni”.
Se non l’avesse già scritta Hermann Hesse, questa frase vorremmo averla scritta noi, tanto magnificamente sintetizza la filosofia del nostro lavoro, l’idea base dell’essere un far da sé.

Perché il bricoleur non è un professionista, non lo è e non vuole esserlo: egli ha già un lavoro e proprio dalla ripetitività di questa occupazione molto spesso fugge o trova momentaneo sollievo nella libera attività manuale.
Il far da sé nella vita è ferroviere, postino, operaio, impiegato, ma anche chirurgo, avvocato, maestro; quando si improvvisa idraulico, falegname, elettricista o fabbro per risolvere qualcuno dei quotidiani problemi che la casa presenta lo fa con entusiasmo, certo che in fondo, comunque vada, il suo pubblico gli riconoscerà impegno e buona volontà.

Libero dall’ansia, poiché la sua prestazione non deve essere monetizzata, poiché non mette in gioco né reputazione né carriera, e nello stesso tempo spinto a far bene perché quel certo lavoro lo fa per sé, per la propria casa, per la propria famiglia, egli certamente rende al massimo conseguendo risultati che talvolta sono preclusi al professionista più esperto.

Certo del professionista egli non ha né i mezzi, né l’esperienza, né le conoscenze teoriche e pratiche: ma a queste carenze sopperisce con quella vena di “ingegnosità” che gli consente di inventare soluzioni assolutamente originali a problemi piccoli e grandi.

Egli si dedica alle attività del far da sé perché gli danno gioia, perché per lui sono importanti: non ha spazio né la voglia di arricchire, né quella di far strada.

Gli basta essere soddisfatto con se stesso, gli basta il bravo di quanti come lui guardano al professionista non con invidia, ma solo con ingenua curiosità, pronti a rubargli un segreto oggi ed uno domani da far ben fruttare.

(febbraio 1989)

Fai da te un balsamo per la mente

L’uso della mani, vero toccasana per la psiche

Siamo tutti in cerca di qualcosa che allevi la pesantezza di questo momento, ricco di notizie deprimenti e povero di speranza, se si esclude lo stupore positivo, anche per i non credenti, dato dall’elezione di un Papa la cui “sobrietà” ripristina la coerenza e l’osservanza del messaggio originale di Gesù Cristo, nato in una stalla.
E così la crisi ci fa anche mettere in discussione tutto ciò che facciamo nel tentativo di ritrovare un equilibrio che ci dia benessere psicologico e materiale. Puntando i riflettori sulle valenze del fai da te sembra proprio che la bontà di questo “fare” vada ben oltre al semplice hobby. Addirittura in un sito di psicologia vediamo scritto:”… se la psicologia è la dottrina dell’anima che studia la morale e l’intelligenza umane, credo che poche cose si avvicinino alla psicologia come l’uso delle proprie mani per costruire utensili, strumenti, risorse e qualsiasi cosa possa essere utile per noi e per gli altri.”
Poi si argomenta dicendo che l’uso delle mani è di per sé un vero toccasana per la psiche: “… i due aggeggi che ci siamo ritrovati alla fine delle braccia, non li abbiamo ricevuti in dotazione per scrivere più velocemente i messaggi su twitter, ma, da quando abbiamo smesso di utilizzarli per aggrapparci di ramo in ramo, per costruire. Questo basta per rinvigorire lo spirito: costruire. Lo sanno bene gli inventori del LEGO e i maggiori guru delle culture occidentali e orientali (un certo Gesù, che per trent’anni della sua vita ha fatto il falegname, vi dice niente?).” Considerazioni forse mai messe a fuoco, ma che corrispondono alla realtà. Riuscire a costruire o montare un mobile, realizzare una decorazione, riparare qualcosa, ci rende sicuri e ci gratifica psicologicamente, ci spinge a migliorarci approfondendo le nostre conoscenze e le nostre capacità. Inoltre il tempo passato con mani e mente impegnate vola in maniera spensierata perché siamo concentrati solo sul raggiungimento dell’obiettivo.
Ma il fai da te è “balsamo” per la mente anche perché fa risparmiare: pensiamo a come “si gode” quando si possono risolvere da soli emergenze o migliorie domestiche, quando si riescono a creare oggetti esclusivi, fatti su misura, quando si fa e si mangia un pane con quegli ingredienti speciali e garantiti che preferiamo; la lista sarebbe davvero lunga. Dunque ci sembra che il fai da te esca da questo esame critico promosso a pieni voti!