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Torroncini alla vaniglia

Fanno parte di quella categoria di dolci che molti definiscono “da compagnia”, ideali per concedersi una pausa con una tazza di caffè o di tè: i torroncini alla vaniglia

Servono
500 g di mandorle con la buccia;
2 limoni non trattati;
2 albumi;
200 g di zucchero;
una stecca di vaniglia

  1. Per prima cosa tritiamo le mandorle e trasferiamole in una grossa ciotola. Aggiungiamo la scorza di limone, avendo cura di non grattare in profondità e mettere solo la parte gialla del limone e la vaniglia, grattandola con un coltello
  2. Montiamo gli albumi a neve fermissima con un pizzico di sale: uniamo lo zucchero fino ad ottenere un composto lucido e denso; molto simile al composto per le meringhe
  3. Mescoliamo il composto di mandorle con gli albumi montati, utilizzando una spatola. Mescolando sempre dal basso verso l’alto per evitare di ” smontare” gli albumi appena montati
  4. Stendiamo il composto su un foglio di carta forno e cuociamo in forno preriscaldato a 100 °C per circa 2 ore. Una volta cotto tagliatelo in quadrotti, facili da mangiare

Ricetta di:  Claudia Compagni – home economist

Tipi di pavimenti, possibilità di posa

Tanti tipi di pavimenti

Fino a qualche anno fa le uniche possibilità per compiere questo intervento riguardavano moquette, linoleum o laminati che sapevano di “finto”, poco adatte ad ambienti residenziali di livello medio-alto; oggi si può contare su prodotti (reperibili anche nei centri bricolage) che concentrano in pochi millimetri di spessore sia la qualità, sia il pregio estetico dei pavimenti tradizionali, facendo risparmiare non poco sulla manodopera e limitando l’aumento di carico dei solai: un rivestimento di grès spesso 3 mm pesa poco più di 7 kg/mq.

Sovrapponendo un pavimento ad uno già esistente si ha quasi sempre la certezza di disporre di un supporto perfettamente livellato che non richiede aggiustamenti, per cui la nuova posa è ancor più accelerata. Con un po’ di fortuna, lo spessore totale non rende neppure necessario intervenire sulle porte. 

In molti casi non occorre fissare il pavimento con collanti: le piastrelle, anche quelle di medio formato, possono essere posate con biadesivo o sistemi ad incastro. Il nuovo pavimento può essere smontato, sostituito o riutilizzato e la vecchia superficie può tornare fruibile come in origine. Questi sistemi sono adatti anche per la posa fai da te, per cui il costo finale si riduce al solo acquisto dei materiali.

Più laboriosi dal punto di vista realizzativo, ma interessanti per la bellezza del risultato finale, sono i pavimenti monolitici a base di resine o materiali cementizi, ognuno dei quali garantisce un risultato unico e irripetibile, con infinite personalizzazioni. 

LE GRANDI LASTRE

Tra le piastrelle di formato tradizionale e i rivestimenti monolitici c’è un compromesso che offre interessanti possibilità per realizzare un pavimento sovrapposto ed è rappresentato dalle lastre di grès porcellanato di grande formato che vanno incollate al massetto o al pavimento esistente. Tra tinte uniche, superfici ad effetto spatolato, fedeli riproduzioni di marmi e legni, questi prodotti di dimensioni inusuali si prestano per diverse configurazioni di grande effetto.

I PAVIMENTI SMONTABILI

Un sistema di rivestimento dei pavimenti esistenti, già utilizzato per il parquet, è la posa flottante, dove il pavimento “galleggia” senza essere vincolato alla superficie sottostante con l’utilizzo di collanti. L’aspetto interessante di questa soluzione fai da te è che il pavimento può essere smontato in qualsiasi momento e riposizionato in un’altra stanza o in un’altra abitazione, permettendo di riportare alla luce la vecchia pavimentazione senza lasciare tracce.

Pareti più sottili, ambienti più grandi con Aquapanel

Il Sistema Aquapanel ® è suddiviso in tre famiglie (Outdoor, Indoor e Floor, rispettivamente per esterni, interni e pavimenti) ed è basato su lastre di cemento fibrorinforzato, un’innovazione interessante rispetto alle lastre realizzate con materiali tradizionali e ai sistemi tradizionali basati sulla muratura piena. Il sistema apre, infatti, nuove prospettive nel campo della costruzione a secco di edifici energeticamente efficienti anche in condizioni di umidità, pioggia ed agenti atmosferici in genere, gelo, sbalzi termici ecc.

I tempi di asciugatura e i costi di cantiere sono solo un ricordo: la lavorazione delle lastre avviene per taglio, incisione e successiva avvitatura e il completamento dell’opera si raggiunge in tempi rapidi, con una drastica diminuzione dell’invasività e una maggiore pulizia.

Aquapanel ® Outdoor viene utilizzato in esterni per pareti, facciate e rivestimenti: non gonfia, non si degrada e non si sgretola. è ideale per applicazioni che richiedono resistenza alle sollecitazioni meccaniche e resistenza all’acqua. Lo spessore delle pareti è di soli 22 cm e garantisce le stesse prestazioni di una parete in muratura di 32-34,5 cm, entrambe con strato isolante di 16 cm.

Aquapanel ® Indoor resiste all’acqua al 100%, è un sistema indicato perfino per le piscine, dove il cloro contenuto nell’acqua si rivela corrosivo. Le lastre hanno elevata resistenza agli urti, alle temperature estreme e buon isolamento acustico; si possono realizzare pareti, contropareti e soffitti ed offre un supporto idoneo all’applicazione di rivestimenti ceramici.

Aquapanel ® Floor è il primo massetto cementizio realizzabile senza acqua, una grande innovazione per la posa dei pavimenti a secco. È compatibile con qualsiasi rivestimento, resistente a impatti costanti e di elevata intensità (è stato utilizzato per uno stadio!) e può essere utilizzato in combinazione con i sistemi di riscaldamento a pavimento. L’utilizzo combinato dei tre sistemi garantisce maggior spazio fruibile, velocità di montaggio e prestazioni superiori.



PERCHE´ SCEGLIERE AQUAPANEL
Sostenibilità

Nonostante siano molto più sottili, queste soluzioni offrono prestazioni in termini di comportamento al fuoco, isolamento acustico e isolamento termico pari o superiori a quelle delle costruzioni tradizionali, producendo minori emissioni di CO2.

Solido, durevole e resistente agli agenti atmosferici

Le pareti esterne realizzate con il Sistema Knauf AQUAPANEL ® sono robuste, durevoli e in grado di sopportare anche le condizioni atmosferiche più avverse. Le facciate esterne (AQUAPANEL® Outdoor) rappresentano l’ultima innovazione nei sistemi di rivestimento a secco e combinano i vantaggi di maggiore economicità, prestazioni e sostenibilità.

Soluzioni creative per pareti e soffitti in ambienti umidi
Grazie alle soluzioni Knauf AQUAPANEL ® Indoor è possibile realizzare pareti, contropareti e soffitti anche negli ambienti umidi o bagnati, dove le lastre in gesso rivestito non avrebbero sufficiente efficacia. Non è più necessario ricorrere ai metodi di costruzione massiccia, troppo onerosi in termini di tempo.

Semplice e veloce

Le costruzioni realizzate con il Sistema Knauf AQUAPANEL ® offrono elevate prestazioni ed efficienza energetica; in più, fino ad un 27% di incremento della velocità di installazione.
Infine, il peso ridotto e la forma sottile di queste pareti rendono più facile la logistica, con il vantaggio per progettisti e imprenditori di colloquiare con un fornitore unico.

VISITA IL SITO >> Knauf.it

Come scegliere il parquet

Il parquet è il pavimento ecologico per eccellenza, cosa c’è di più naturale del legno? Ma quello del parquet è un mondo dove è facile perdersi, se non si è debitamente consigliati, e la meravigliosa sensazione che si prova camminando scalzi su un pavimento in legno può diventare un incubo.
Come scegliere il parquet? La prima scelta da effettuare è tra parquet tradizionale o prefinito, in stretta relazione con il tipo di posa che si ritiene di voler seguire. Il primo generalmente si trova grezzo, in legno massello non ancora levigato e spesso, questo permette di rilevigarlo e riverniciarlo più volte nel tempo.
Difficile stabilirne il prezzo medio, in quanto varia a seconda delle essenze, dello spessore e delle dimensioni delle doghe. Conta anche il disegno: quello a venatura regolare (rigatino) è più pregiato, ci sono poi le prime e le seconde scelte, e le tavole con venatura irregolare, compresa le presenza di nodi (nodino).
Il prefinito è costituito da un supporto in legno povero e da uno strato di legno nobile di 3-5 mm, già levigato e verniciato, con incastri che ne facilitano la posa, che risulta più veloce ed il pavimento è immediatamente calpestabile (se galleggiante), ma accetta meno levigature, è meno isolante e lo strato di legno povero è facilmente attaccabile da muffe ed insetti. All’acquisto costa di più rispetto ad uno di tipo tradizionale, soprattutto perché lamatura e verniciatura sono già eseguite durante il processo produttivo. Nei centri bricolage ne troviamo un vastissimo assortimento.
Il parquet è un pavimento a mosaico ed è possibile seguire diverse geometrie di posa: regolare in linea o in diagonale, sfalsata in linea o in diagonale, a spina di pesce lineare o diagonale. All’acquisto bisogna sempre considerare un’abbondanza del 5-10% per fronteggiare lo scarto possibile a seconda della geometria del locale ed il materiale va lasciato “acclimatare” nel locale da rivestire per almeno 72 ore: il legno è vivo, si muove e va posato dopo che si è… stiracchiato. Anche in seguito sono possibili dilatazioni: per questo è bene lasciare 7-8 mm di distanza dalle pareti, spazio che l’applicazione del battiscopa nasconde senza lasciare traccia.
La posa fai da te va eseguita con temperature non superiori a 20°C, iniziando dalla parete più dritta; nella posa lineare bisogna tener conto della presenza delle finestre e disporre le liste perpendicolari alla fonte luminosa, rendendo meno visibili le giunzioni. Il parquet tradizionale, dopo la posa, necessita di levigatura, sigillatura dei pori e finitura di superficie con cera o vernice; con alcuni legni, specialmente con il teak, è consigliabile un’oliatura che ne esalta la naturalità.

LE ESSENZE

scqgliere il parquet

Oltre che scegliere il parquet in base alle nostre preferenze estetiche, bisogna anche tenere conto di alcune cose; negli ambienti scarsamente illuminati è meglio orientarsi su tonalità chiare, ma prima ancora è importante considerare in quale locale va posato il parquet. Bagno e cucina sono luoghi notoriamente umidi, i legni più idonei allo scopo sono quelli esotici (teak, iroko, doussié); specialmente in cucina può essere utile un legno più duro, ad esempio il padouk, vanno evitate le specie europee che sono caratterizzate da una durezza decisamente inferiore.
Per evitare sorprese, bisogna sapere che il legno tende generalmente a scurirsi con l’esposizione alla luce, ma il teak si comporta esattamente al contrario.
Le stesse essenze menzionate in precedenza si sposano bene con i riscaldamenti a pavimento, situazione inadatta, ad esempio, per un parquet di rovere; come regola, sia nella zona giorno che nella zona notte andrebbero mantenuti la stessa essenza e lo stesso tipo di posa.

POSA FLOTTANTE

Permette di riutilizzare i listoni eventualmente in altri ambienti, in quanto sono svincolati dal supporto. Si incastrano con una combinazione maschio-femmina, ma i listoni vanno comunque isolati dalla base del pavimento con un tappetino spesso circa 2 mm, con un telo di nylon o con polietilene a cellule chiuse; lo scopo è quello di limitare la risalita di umidità ed attenuare i rumori da calpestio. Il montaggio è decisamente rapido e questo tipo di posa può essere applicato solo per parquet prefiniti; inoltre, non occorre attendere i tempi di asciugatura della colla ed il pavimento è subito calpestabile.

Il telo fonoassorbente è reperibile in rotoli da svolgere sul supporto affiancando le strisce, da mantenere unite applicando nastro adesivo sulle giunzioni.
Sul dente dell’incastro, si applica un velo di colla vinilica per stabilizzare l’unione e formare uno strato impermeabile; va stesa sul bordo inferiore.
La lista di legno va incastrata e l’unione va resa stabile percuotendo il bordo con un martello di gomma, interponendo un tacco di legno.

POSA INCOLLATA E INCHIODATA
È indicata soprattutto per parquet in massello o per prefiniti da 10 mm; sul pavimento viene stesa una colla specifica utilizzando una manara dentata, procedendo a settori non superiori a 2 metri quadrati.
La colla può essere mono o bicomponente, poliuretanica o vinilica a seconda del supporto e del legno da incollare. Questo tipo di posa è da preferire, ad esempio, per una collocazione in bagno: si evita il pericolo che una discreta quantità d’acqua rovesciata accidentalmente possa infiltrarsi attraverso il battiscopa. La posa inchiodata si utilizza solo per doghe in massello spesse almeno 18 mm, che necessitano, in questo caso, di un’intelaiatura sottostante di legno, che aumenta notevolmente lo spessore complessivo.

I listoni sono provvisti di un sistema di incastro che ne facilita il corretto posizionamento, in modo che rimangano tutti allo stesso livello e ben accostati.
La colla va applicata su porzioni di pavimento ridotte, in dose abbondante, ma non eccessiva; le fuoriuscite sul lato a vista vanno immediatamente pulite.
Nell’appoggiare la lista a pavimento, la si fa scorrere un centimetro avanti-indietro senza premere troppo, per impastarla bene di colla prima di incastrarla.

Vedi l’articolo specifico sulla posa incollata.

Telecomando del garage e nuove soluzioni

I telai d’acciaio per basculanti possono essere richiesti “nudi”, con o senza portoncino laterale, per essere completati con la stessa finitura della facciata per un aspetto più armonioso ed una maggiore invisibilità.

Anche se si tratta di un locale di servizio, al garage spesso bisogna riservare la stessa attenzione che si presta agli ambienti domestici, specialmente se è integrato nell’abitazione ed è direttamente comunicante con l’esterno. Questo vuol dire che, a differenza dei box interrati o separati dalla casa, con la macchina si entra letteralmente tra le mura dell’abitazione, pur limitandosi ad accedere ad un locale secondario. Diventa indispensabile che l’accesso possieda requisiti in linea con la struttura che lo ospita.

Il primo aspetto da considerare riguarda la sicurezza: il portone dev’essere concepito in modo da scongiurare i tentativi di effrazione. Oltre agli automatismi che consentono l’apertura e la chiusura solo agli aventi diritto, anche la struttura del portone stesso deve possedere requisiti antintrusione. Fermo restando che gli spazi del garage confinano con quelli domestici, bisogna che il portone d’accesso disponga di una valida coibentazione, al pari degli altri serramenti, per non essere responsabile di dispersioni termiche che possano influire negativamente sui consumi energetici. L’importanza di questo secondo aspetto è maggiore se la volumetria del garage consente di utilizzarlo anche per altre attività, come laboratorio o lavanderia, per questo i portoni da garage dispongono di uno strato di materiale isolante di circa 40 mm, inserito nella struttura, e di guarnizioni che garantiscono una perfetta tenuta all’aria.

I requisiti appena citati non possono prescindere dal fattore estetico: il portone del garage si trova ad altezza d’uomo, più in vista rispetto ai particolari architettonici dei livelli superiori, perciò occorre che si integri al meglio con la facciata. Qui le possibilità sono veramente molte, dai materiali alle finiture superficiali, dalle finestrature al colore; le tante combinazioni previste di serie non escludono la possibilità di personalizzazioni mirate a conferire al portone l’estetica della superficie adiacente, così che la sua presenza si intuisca semplicemente dal profilo del telaio. 

A completamento di queste peculiarità ci sono motorizzazioni sempre più fluide e silenziose e dispositivi di sicurezza per le persone che si trovassero nel raggio d’azione del portone; il tutto coperto da garanzie anche oltre i 10 anni. 

IL TELECOMANDO DEL GARAGE DICE SE IL PORTONE E’ CHIUSO O APERTO

Con il sistema radio BiSecur non c’è più bisogno di scendere per accertarsi di non aver lasciato aperto il portone: il telecomando per il movimento motorizzato dispone anche di un tasto che permette di verificare lo stato di apertura o chiusura; basta premerlo, richiamare il tasto funzioni ed il LED emette una luce verde se il portone è chiuso, rossa se è aperto. In questo caso si può provvedere premendo il tasto funzioni ed il LED diventa verde non appena il portone si è chiuso.
Il segnale radio è immune da interferenze ed ha una codifica a 128 bit, sicura come per le transazioni bancarie on-line.
>> VISITA IL SITO

I portoni per il garage

Un’apertura carrabile occupa uno spazio rilevante in facciata, di conseguenza può influire in modo significativo sull’aspetto dell’edificio che la ospita: un particolare importante, specialmente nel recupero di abitazioni che conservano il fascino estetico dei secoli passati.

Molteplici installazioni in contesti architettonici vincolanti dimostrano che la qualità dei portoni per il garage Hörmann non è ristretta alla robustezza della struttura d’acciaio, alla sicurezza dello scorrimento, sia esso orizzontale o verticale, ad una doppia parete coibentata che isola termicamente ed acusticamente l’interno dall’esterno: la versatilità dei rivestimenti possibili favorisce la miglior integrazione estetica del portone con qualsiasi tipologia di edificio.

Per fare un esempio, il portone per il garage sezionale LPU 40 si contraddistingue per l’apertura verticale e lo scorrimento a soffitto per il massimo utilizzo della zona antistante l’ingresso; si può scegliere tra 16 colori preferenziali e, a richiesta, è realizzabile in qualsiasi tonalità RAL. Ci sono poi molte varianti estetiche: finestrature, casserature, grecature, porte pedonali, effetto legno, effetto seta e la nuovissima finitura Micrograin® con microprofili ondulati. I pannelli isolanti sono spessi 42 mm ed è disponibile in dimensioni che possono raggiungere 5500 mm di larghezza e 3000 mm di altezza.
Hörmann

Telaio rasomuro per porte filo parete

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Una porta che si presenta come un grande pannello senza cornici o altri elementi visibili, fatta eccezione per la maniglia, necessaria, ma ridotta all’essenziale, è una superficie che può essere utilizzata in diversi modi: per chi vuole farla “sparire” nel muro può essere acquistata grezza o rifinita come la parete, altrimenti è possibile farla risaltare con una diversa finitura, in tinta unita contrastante o attraverso rivestimenti esclusivi e di grande effetto.

Le porte rasomuro sono disponibili a battente, scorrevoli o a bilico verticale, per muratura tradizionale o per cartongesso; non solo in versione cieca, ma anche a tuttovetro con diverse finiture. In quest’ultimo caso, dato il peso maggiore, il sottile telaio d’alluminio è sostituito con uno di acciaio inox. Per un effetto di maggior mimetismo con la parete si può adottare una chiusura magnetica e sostituire la maniglia con una semplice impugnatura incassata, oltre ad applicare il battiscopa anche alla base della porta.

La precisione del telaio e dei meccanismi delle cerniere a scomparsa ha un’importanza rilevante in questa tipologia di serramenti: anta e telaio sono preassemblati e non vanno separati durante il fissaggio nel vano porta, ma soltanto al momento di rasare il perimetro.

ELEMENTI NASCOSTI

Le porte rasomuro non hanno bisogno di alcuna cornice coprifilo, pertanto, in chiusura, l’unico particolare che ne segnala la presenza è la maniglia, la fessura che rimane tra la porta e la parete è veramente minima. Il falso telaio, infatti, è sostituito da uno stipite di alluminio anodizzato che va murato con zanche, se la parete è in muratura, oppure fissato con piastre ed altri sistemi a corredo se si tratta di cartongesso.

Il telaio è provvisto di una guarnizione di battuta di gomma, le cerniere sono a scomparsa, solitamente fissate al telaio in prossimità dello stipite e del pavimento da un lato, annegate a filo dello spessore della porta dall’altro.
Per modelli di dimensioni maggiori rispetto allo standard alcune case adottano una terza cerniera.

TELAI AFFIDABILI

Il telaio rasomuro delle porte Syntesis è progettato per una facile installazione: la sezione di alluminio assicura solidità alla struttura ed i pannelli distanziali scongiurano eventuali torsioni. Eclisse

Pavimentazione stabilizzata esterna

Per quanto la si possa compattare e rullare per renderla planare e percorribile, una superficie terrosa, strada o piazzale che sia, presenta difetti tipici: se piove si inzuppa e forma pozze fangose, quando è asciutta è polverosa e soggetta a crescita erbosa nei punti di minor calpestio.

Esistono composti che permettono di eliminare questi inconvenienti ed assicurare una pavimentazione stabilizzata, una superficie compatta e naturale: non si tratta di leganti veri e propri, ma di catalizzatori migliorativi delle caratteristiche del cemento e della calce normalmente utilizzati per legare il materiale terroso da consolidare, senza alterare l’aspetto finale ed impedendo alla superficie di formare polvere o favorire crescite indesiderate. 

Quello prodotto da Azichem si chiama Stabilsana ed è una miscela di sali inorganici atossici, a base di silicati, fosfati e carbonati di calcio e potassio, grazie alla quale i leganti possono essere utilizzati in quantità minore, ottenendo una superficie stabilizzata che mantiene il colore originale della terra battuta. Non tutti i terreni sono idonei, ad esempio devono presentare basso contenuto di argilla e terra vegetale; meglio ricercarli in cava nella quantità occorrente, anche per evitare differenze di colore a scapito dell’uniformità del risultato.

Un chilo di catalizzatore in polvere, disciolto preventivamente in 30 litri d’acqua, è sufficiente per stabilizzare un metro cubo di pavimentazione; il liquido va poi aggiunto all’impasto (terra + cemento o calce) e ad ulteriore acqua fino ad arrivare complessivamente a 80-100 litri.
L’impasto va steso su un sottofondo livellato e compattato, poi viene rullato per espellere l’aria e l’acqua; per un buon risultato, la superficie va compresa tra cordoli o cunette. Il lavoro può essere eseguito anche da un buon fai da te.    

  1. Nell’impasto di terra e legante premiscelati a secco si aggiunge il catalizzatore disciolto a parte, quindi si versa la quantità di acqua ancora necessaria per completare le dosi.
  2. Il conglomerato terroso (qui miscelato da una pala mescolatrice) viene versato sul sottofondo e subito distribuito in modo uniforme con rastrellatura manuale, fino alla quota di pavimento finito.
  3. Mentre procede con la stesura, si può eseguire la rullatura sul tratto già rivestito: se la ruota del rullo si bagna in modo omogeneo occorre attendere qualche decina di minuti per favorire l’asciugatura superficiale ed evitare il distacco della parte superficiale della pavimentazione. Bisogna rispettare 4-5 giorni di stagionatura senza percorrere la pavimentazione; se le condizioni ambientali fanno presumere un’asciugatura troppo rapida può rivelarsi opportuno bagnare la superficie e ricoprirla. Azichem

Pavimentazione esterna in legno

I nuovi materiali tecnici possono imitare alla perfezione il legno nell’aspetto, ma non sono in grado di trasmettere la stessa sensazione di calore naturale che si prova nel calpestare a piedi nudi doghe o quadrotte di legno autentico in prossimità di una piscina. 

Le quadrotte sono sicuramente il sistema più semplice e veloce per realizzare una pavimentazione esterna in legno, con il pregio che non si tratta di pavimenti “definitivi” grazie al sistema di montaggio provvisto di agganci che stabilizzano la composizione, ma ne permettono lo smontaggio altrettanto rapidamente.

Questo sistema alla portata di fai da te si presta per diverse configurazioni: la disposizione alternata orizzontale e verticale, la posa in linea, eventualmente contornata da un bordo formato da quadrotte disposte ortogonalmente. In alcuni casi il supporto su cui sono montati i listelli, oltre al sistema di aggancio, dispone di picchetti per consentire la collocazione stabile anche direttamente sul terreno, che può avvenire spontaneamente a pavimento montato, camminandoci sopra.

Pur essendo un sistema economico, il legno è comunque sottoposto a trattamenti preventivi che lo rendono resistente all’umidità, alle intemperie ed all’usura, anche se in caso di esposizione continua ai raggi solari o in località marine è inevitabile che si manifesti un invecchiamento precoce che richiede trattamenti di ripristino.

In alternativa alle quadrotte, con misure comprese tra 30×30 e 60×60 cm, si possono trovare nei centri bricolage anche vere e proprie doghe con misure anche superiori a 1200 mm di lunghezza e 100 mm di larghezza, anche in questo caso provviste di sistema di aggancio rapido per una pavimentazione esterna in legno facile e veloce da posare.                 

Legnoluce

Come scegliere la scala interna

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La scala non solo ci permette di spostarci da un piano all’altro, ma ci consente di farlo senza assumere posture innaturali: l’altezza da superare viene spezzata in una serie di piani orizzontali che consentono al nostro corpo di effettuare il percorso con un appoggio sicuro, quasi come se stessimo camminando. Per questo motivo bisogna scegliere la scala per la propria casa considerando bene pro e contro.
Per ottenere questa condizione bisogna conciliare comodità ed ingombro, due necessità contrastanti dal punto di vista dell’inclinazione, perciò occorre trovare un compromesso, eventualmente con un percorso in curva o inserendo ballatoi intermedi tra i cambi di direzione. Nel dimensionamento si deve poi rispettare la “regola del passo”, facendo in modo che pedate ed alzate consentano una salita naturale e costante dalla partenza all’arrivo, potendo effettuare i movimenti in successione anche senza guardare dove si mettono i piedi. Per raggiungere questi scopi anche chi fa bricolage può  ricorrere a diverse configurazioni che devono rispettare criteri di esecuzione ben precisi, indispensabili per ottenere una scala bella, non invasiva, agevole, ma soprattutto sicura.

Questa è la prima differenziazione che suddivide le scale in due grandi famiglie.
Per le scale in muratura solitamente è prevista la realizzazione sul posto ed esiste il vincolo del peso, che non può gravare su una semplice soletta, e dell’ingombro che implica la disponibilità di un ampio spazio. Si tratta di condizioni che non sono così facili da riscontrare in ambienti interni, a meno che non ci sia una progettazione “mirata” a monte; inoltre, particolare rilievo assume il rivestimento che può essere fatto con i più svariati materiali.

Non si tratta di decretare come vincente la scelta di una scala prefabbricata, ma di considerarne la versatilità, soprattutto per un fai da te, a cominciare dal fatto che la stessa può essere rimossa per una successiva ristrutturazione e riutilizzata in un altro contesto; ovviamente stiamo parlando di scale con strutture di legno o di ferro, ma esistono anche scale prefabbricate di cemento con una propria modularità, sfruttabile in sede realizzativa, ovviamente non smontabili.

Quanto ai criteri da seguire, per prima cosa bisogna considerare l’altezza da superare per collegare i due livelli. Nel caso della scala a rampa, la classica da interni, se il dislivello non eccede i 2,5 metri, è sufficiente una scala a rampa continua o lineare; altezze intorno a 3 metri richiedono comunque una forma ad angolo, per altezze superiori si ricorre a due rampe dritte collegate da un tratto in curva, o da un pianerottolo, oppure a rampe miste che alternano tratti curvi e rettilinei. In base a questa valutazione si intuisce quale può essere l’ingombro a terra ed il posizionamento meno invasivo, tenendo conto del peso (specialmente se lontano dalle pareti), della dislocazione di finestre o zone di passaggio e delle possibili limitazioni nella fruibilità degli spazi.

Per legge una scala interna principale, ovvero tra zone ad abitabilità completa, non può avere rampe di larghezza inferiore ad 80 cm (60 cm se secondaria, 110 cm di diametro per le scale a chiocciola) e la sua pendenza dev’essere compresa tra 30 e 45 gradi, anche di più se destinate ad un utilizzo meno frequente.
Per una scala lineare, lo spazio che serve a terra è pari alla sua larghezza; se le rampe sono due, l’ingombro minimo è 160 cm più lo spazio tra di esse.

Molto spesso la scala a rampa unica è preparata da alcuni gradini di invito disposti ortogonalmente; se questi sono disposti a ventaglio, grazie alla parziale sovrapposizione dei gradini, si riduce l’ingombro ad un diametro di 140 cm.