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Regole base per la progettazione della scala

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Nella progettazione della scala si possono fare molte disquisizioni riferite a casi singoli, ma la regola base rimane questa: 2a + p = 60~65 cm (a = alzata, p = pedata).
Progettualmente, una scala ripida è imposta quando non c’è sufficiente sviluppo in lunghezza. Per guadagnare spazio, si può considerare il solaio di arrivo come ultima pedata: la scala avrà quindi un’alzata in più rispetto al numero delle pedate vere e proprie. Se lo spazio è ancora scarso, ovvero l’inclinazione supera i 45°, bisogna ripiegare su una forma ad angolo.

Per le scale a chiocciola occorre un altro approccio: la forma trapezoidale della pedata impone che questa venga misurata sulla linea di percorso, a circa 30 cm dal corrimano.
Le scale di piccolo diametro risultano comunque ripide perché bisogna rispettare l’altezza di 2 metri tra uno scalino e quello corrispondente del giro superiore; non potendo inserire più di 12 gradini a giro per non avere pedate poco profonde, le alzate saranno decisamente maggiori rispetto alle scale diritte. Per i diametri maggiori è più facile rispettare la formula suddetta.

La normativa che regolamenta le scale ad uso privato (UNI 10800)
stabilisce le misure ottimali che caratterizzano una scala a regola
d’arte.
Un individuo di statura normale percorre circa 60-65 cm ad
ogni passo su un piano inclinato e questa lunghezza deve corrispondere
alla somma di due alzate più una pedata: se una delle due grandezze
aumenta, l’altra deve diminuire per mantenere una lunghezza compresa
nell’intervallo suddetto. Chi fa bricolage deve attenersi scrupolosamente a questa “regola del passo”.
Ad esempio:

  • pedata 29 cm + 17 cm x 2 alzate = 63 cm (30°)
  • pedata 21 cm + 21 cm x 2 alzate = 63 cm (45°)

  1. La scala delimitata da due muri non è una situazione usuale nell’architettura contemporanea: se non è prevista una fonte di illuminazione naturale appare cupa e buia, occorre sopperire con una buona illuminazione artificiale. Pur essendo protetta lateralmente, deve comunque disporre di un corrimano almeno su un lato per avere un appiglio durante il percorso.
  2. Se la scala è addossata ad un muro comunica con l’ambiente circostante dal quale trae luce, tranne nella parte superiore; dev’essere provvista di ringhiera e corrimano sul lato che dà verso il vuoto.
  3. In assenza di muri confinanti, completamente “a giorno”,  la ringhiera o il parapetto diventano indispensabili almeno su un lato e l’illuminazione artificiale dei due piani deve potersi comandare da entrambi i locali.
  4. La scaletta a chiocciola, anche se un po’ scomoda, è ideale negli spazi angusti, anche a centro stanza, in situazioni in cui non si ha a disposizione molto spazio per l’installazione.

Come rivestire una scala con legno

Sfruttando listoni avanzati dalla copertura del pavimento, possiamo rivestire la scala: alzate e pedate con un piacevole effetto coordinato.

Pur se il materiale è lo stesso, la sua posa è del tutto diversa: intanto perché i listoni dell’alzata vanno posti in verticale e poi perché ognuno va tagliato a misura dei gradini. Prese le misure necessarie (da rilevare con molta cura) e preparati tutti i pezzi occorrenti fissiamo, su ogni alzata e pedata, pannelli di truciolare da 10 mm. Il fissaggio si può effettuare con tasselli o con una buona colla di montaggio.
Applicati i listoni (magari con tappetini ammortizzanti di sottofondo), in prossimità degli spigoli applichiamo gli speciali profilati di alluminio (li possiamo trovare, in versioni differenziate nei magazzini per materiali edili) che proteggono lo spigolo.

Profilati paraspigoli

I profilati paraspigolo per gradini si trovano con diverse finiture e sono studiati per adattarsi alle varie tipologie di gradini.

  1. Profilo per gradini a blocco, che copre interamente gli spigoli, proteggendoli dall’usura del calpestio.
  2. Su gradini dotati di pedata con aggetto (il cosiddetto “naso”) si applica un profilato più complesso e col bordo a vista più robusto.
  3. Assai meno visibile (solo una sottile striscia metallica) il tipo che permette di creare l’aggetto della pedata.

Rivestire una scala, l’importanza dell’alzata e della pedata

  1. Su alzata e pedata di ogni gradino incolliamo i pannelli di rivestimento di truciolare utilizzando adesivo strutturale che estrudiamo dalla cartuccia tramite l’apposita pistola.
  2. Dopo aver applicato il listone sull’alzata (sempre con adesivo), avvitiamo il profilato di alluminio che serve per rinforzare lo spigolo.
  3. Uno strato di materiale morbido posto tra truciolare e listone di parquet evita scricchiolii e rumori di calpestio.
  4. Fra le pareti di rivestimento che si incontrano sullo spigolo del gradino va lasciata una fuga di 3 o 4 mm da tenere aperta con qualche biettina.
  5. Quando la colla è indurita si tolgono le biette e si può incastrare il coprifilo di alluminio che si posiziona a livello della pedata e la collega all’alzata con continuità.
  6. Non sempre alzata e pedata dei vari gradini sono uguali o perfettamente regolari. è quindi necessario prendere con la massima cura le misure per tagliare pannelli e listoni.

Come lavorare il cemento cellulare

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Per lavorare il cemento cellulare, i blocchi possono essere portati a misura o sagomati utilizzando un comune segaccio, eventuali crene per il passaggio degli impianti o fori per interruttori e prese possono essere aperti con frese e seghe a tazza; per smussare gli spigoli sono sufficienti una raspa da legno o una carteggiatrice: tutte operazioni alla portata di chi pratica il bricolage.

I PASSAGGI DELLA LAVORAZIONE

  1. La posa avviene per mezzo di un collante specifico, simile a quello utilizzato per le piastrelle, che serve anche per nascondere le linee di giunzione ed effettuare le stuccature del caso. Per la distribuzione sui bordi si utilizza una cazzuola dentata a forma di cucchiaio.
  2. Dovendo realizzare un muretto o una tramezza, prima di posare il primo blocco incollato a pavimento si pratica una scanalatura al centro del bordo superiore profonda quanto basta ad annegarvi uno spezzone di barra, inserito in un tassello che penetra nella parete perpendicolare, ad altezza opportuna. Questo conferisce maggior rigidità alla costruzione fai da te, che altrimenti rimarrebbe vincolata in modo sommario alla muratura esistente. L’operazione si ripete sugli altri blocchi a salire, sfalsandoli come con i mattoni.
  3. La superficie è già sufficientemente liscia, tanto che, per locali di secondaria importanza, si può evitare l’intonacatura. Se occorre, l’intonaco va steso in strato sottile ed in una sola mano, uniformandolo poi con il frattazzo.
  4. Nessun trattamento è necessario se si sceglie di rivestire la parete con piastrelle; le tracce lasciate da eventuali crene o sedi per gli utilizzi elettrici si livellano con il collante utilizzato per la posa dei blocchi.

Come montare una porta

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Montare una porta nuova rinfresca l’aspetto dell’appartamento con poche ore di lavoro. Se poi il lavoro può essere fatto direttamente da un buon fai da te, si risparmia anche una cifra considerevole.
Le porte in kit permettono un facile assemblaggio con l’ausilio di pochi attrezzi che chi fa bricolage ha sicuramente nel suo laboratorio.
E´ necessario solamente un cacciavite ed eventualmente un paio di pinze per avvitare le cerniere anuba. I fori premarcati e gli incastri rendono elementare il posizionamento relativo delle parti. Il fissaggio a muro si realizza con viti passanti e schiuma poliuretanica.

TELAIO E CORNICE TUTTO IN UN KIT

Tutte le parti sono prefinite e non richiedono altro che un attento montaggio. Alcune parti della cornice sono già unite al telaio per accelerare l’assemblaggio.
Prima dell’acquisto, anche nei centri bricolage, è necessario controllare la larghezza del falso telaio nascosto sotto la vecchia porta per assicurarsi che sia di dimensioni standard (70, 80 o 90 cm di luce interna e 215 cm di altezza). Il telaio già composto viene inserito nel vano e fissato con viti e schiuma poliuretanica.

I PEZZI PREFORATI GARANTISCONO RAPIDITA’ E ROBUSTEZZA

  1. L’unione delle parti del telaio è assicurata da viti passanti in corrispondenza delle tavole. Sui margini sono sagomati degli incastri che rendono molto preciso l’assemblaggio.
  2. Il telaio è tenuto insieme in corrispondenza dei vertici da una speciale vite con cilindretto del tipo usato per l’assemblaggio dei mobili che rende l’unione particolarmente robusta.

NESSUN COMPROMESSO SU ANGOLI E VERTICALITA’

  1. Il telaio assemblato viene posizionato all’interno del vano grezzo e messo a piombo sui due lati bloccandolo con morsetti o con cunei.
  2. Si monta la porta sulle cerniere e si controlla che chiuda bene senza spazi eccessivamente ampi in corrispondenza della battuta o, al contrario, attriti.

PER IL FISSAGGIO DEFINITIVO VA IMMOBILIZZATA OGNI PARTE

  1. La corretta posizione del telaio viene mantenuta grazie ad un “registro” cioè un listello posizionato tra telaio e falso telaio che viene attraversato dalla viti di fissaggio alla larghezza nominale. I cunei di legno, inseriti tra parete ed esterno telaio, bloccano il telaio in posizione.
  2. Con altri cunei si immobilizza il telaio contro l’architrave tenendo sempre sotto controllo la verticalità con una livella sia sulla parete interna sia di lato.
  3. I telai molto larghi si fissano con schiuma poliuretanica iniettata nell’intercapedine con il lungo beccuccio. Bastano alcune strisce intervallate di 50 cm circa.
    La schiuma si comporta da adesivo, elimina il rimbombo e l’indurimento avviene in poche ore.

 

Come fare un controsoffitto

Sono molte le situazioni in cui si rivela utile e vantaggioso ricorrere ad una controsoffittatura di cartongesso, specie nel caso di ristrutturazione di vecchie abitazioni, spesso caratterizzate da soffitti molto alti o intonacati su strutture in canniccio, incurvate o sbrecciate dal tempo.

Fare un controsoffitto è utile anche per casi in cui tra soffitto e controsoffitto possono correre tubazioni ed impianti elettrici altrimenti da incassare, oppure possono essere collocati pannelli per migliorare l’isolamento termico ed acustico. Ma l’aspetto pratico sfocia anche in molteplici soluzioni estetiche, quelle preferite dal fai da te, ottenute ad esempio realizzando controsoffitti su diversi livelli, con ribassamenti perimetrali e cornici per includere fonti luminose visibili o nascoste.
In questo caso, la zona centrale è più alta di circa 150 millimetri rispetto a quella perimetrale, diversamente tinteggiata e nella quale sono collocati i faretti incassati, soluzione volta a concentrare la luce sulle pareti per evidenziare quadri e mobili.
Il cartongesso si riveste come una qualsiasi parete: può essere tinteggiato o rivestito con carta da parati. La struttura portante in metallo è più leggera rispetto ad una analoga in legno, è più facile da montare anche se un po’ più onerosa; è costituita da tiranti metallici ad U provvisti di fori da appendere al soffitto, con tasselli se questi sono in laterizio o con tirafondi se si tratta di una travatura di legno.
Ai tiranti si appendono le travi portanti orizzontali, profilati leggeri; a queste si appendono le traverse per mezzo di piastre metalliche e quindi i pannelli di cartongesso, tramite viti autoperforanti. Tutti i materiali sono reperibili nei centri bricolage.
Scendendo nei particolari del montaggio, i tiranti verticali vanno bloccati sulle piastre a cursore con copiglie; successivamente si appendono in fila a circa 900 mm uno dall’altro, distanziando le file di 900-1000 mm se il soffitto è in laterizio. In presenza di travi in legno, la distanza è determinata dall’interasse delle travi stesse.
La distanza tra i profilati trasversali che supportano i pannelli è vincolata dalla larghezza di questi: la linea di giunzione deve correre lungo l’asse della trave, per non rischiare che le stuccature formino crepe. Per tutti questi motivi, prima di iniziare è necessario disegnare una pianta del soffitto e determinare distanze e posizioni in base alle dimensioni dei pannelli.
A lavoro ultimato, occorre rifinire le linee di giunzione applicando uno speciale nastro a rete che favorisce la tenuta e la regolarizzazione dello stucco.
La stuccatura fai da te riguarda anche le teste delle viti incassate, seguita da una leggera carteggiatura e dalla tinteggiatura finale. 

APPROFITTIAMO PER METTERE LE LUCI A INCASSO

1. Il fai da te deve stabilire la posizione e la distanza tra i singoli faretti prima di iniziare a praticare i fori, controllando che la loro posizione non vada ad intercettare la struttura metallica che sostiene i pannelli.
2. I faretti alogeni vanno alimentati con corrente a 12 V e possono essere di tipo fisso oppure orientabile. Si inseriscono i portalampade nei fori, praticati preferibilmente con una sega a tazza di diametro appropriato, e si collega al trasformatore.
3. I morsetti a cappuccio rappresentano un collegamento elettrico sicuro e stabile. Dopo aver inserito il faretto basta allargare le alette metalliche che lo mantengono bloccato al pannello.

COME SI ATTACCA AL SOFFITTO

1. Pur nascondendo il vecchio soffitto, conviene eliminare tutte le parti di intonaco in fase di distacco. Si procede quindi alla tracciatura del livello del controsoffitto su tutto il perimetro; si regola quindi la lunghezza dei tiranti tenendo presente lo spessore dei pannelli e delle due travi metalliche.
2. La piastra che sostiene la trave si fissa al tirante con una copiglia; l’altezza si regola grazie ai fori sullo stelo.
3. Il collegamento tra la trave portante e quella trasversale avviene con una piastra incastrata nel profilo ad U della trave trasversale, munita di alette laterali.
4. Una piastra applicabile direttamente a soffitto con viti, senza bisogno di tiranti verticali, consente, qualora si voglia, di applicare il nuovo controsoffitto aderente a quello esistente.

RIVESTIMENTO FAI DA TE CON LASTRE DI CARTONGESSO

1. Le travi metalliche devono arrivare a contatto delle pareti opposte.
2. Prima di avvitare il cartongesso alla struttura portante si collocano sopra di essa i pannelli in lana di roccia per l’isolamento acustico.
3. Un supporto a T, regolabile in altezza, permette di sostenere il pannello mentre si avvita, senza alcun aiuto.

Rubson Waterproofing, la soluzione per tutti i problemi di umidità

Henkel lancia in Italia il marchio Rubson. Un marchio nato in Francia nel 1957, e che da più di 50 anni è sinonimo di prodotti certificati che rispondono ai più elevati standard di qualità e che garantiscono risultati altamente professionali  nella prevenzione ed eliminazione dei problemi di umidità fuori e dentro casa.

Esempi di applicazione

Il brand Rubson offre soluzioni in grado di prevenire risolvere e contrastare in modo definitivo tutti i problemi di umidità: infiltrazioni, crepe, muffe e salnitro – che possono deteriorare gravemente le diverse parti interne ed esterne degli edifici, generare cattivi odori e rendere gli ambienti in cui si vive poco salubri.
L´applicazione di questi prodotti è davvero semplice e garantisce un risultato perfetto e duraturo senza la necessità di effettuare costosi interventi di riparazione e ristrutturazione.

La gamma Rubson Waterproofing si articola in 5 soluzioni

Rubson Suolo invisibile-Impermeabilizzante Pavimenti:
è un trattamento idro e oleorepellente, perfettamente invisibile e calpestabile, che protegge da acqua e macchie tutti i pavimenti porosi di interni ed esterni (in pietra, cotto, clinker, gres, marmo, laterizi, cemento) preservandone l´aspetto naturale.
Disponibile nei formati da: 750ml – 20.90€ / 2,5L – 49.90€

Rubson Impermeabilizzante Invisibile:
è un trattamento idrorepellente, completamente trasparente.  Protegge da muffa, licheni e salnitro i muri in interni ed esterni costituiti da materiali porosi non pitturati lasciando traspirare le pareti.  E´ particolarmente indicato per facciate in mattoni a vista, pietra, terracotta, cemento, intonaco e calcestruzzo.
Disponibile nei formati da: 750ml – 12.90€ / 2,5L – 39.90€ / 5L – 59.90€

Rubson Anti-Muffa:
elimina muffe, licheni e altri tipi di alghe presenti su qualsiasi tipo di superficie soprattutto su pareti e pavimenti esterni, tetti, terrazze, balconi, pilastri. Non contiene solventi e non altera l´aspetto dei supporti.
Disponibile nei formati da 1l – 12.90€

Rubson Pittura Anti-umidità:
è ideale per impermeabilizzare i muri interni di locali interrati come cantine, garage, taverne. Applicabile su superfici umide, ha una formula completamente priva di solventi e aderisce in modo eccellente su tutti i tipi di supporto.
Disponibile nei formati da: 750ml – 16.49€ / 5L – 74.90€
PERMEABILIZZANTE SUOLO INVISIBILE SX 9000

Rubson Anti-Salnitro – Muri umidi:
é un trattamento preventivo, privo di solventi, consigliato prima dell´applicazione di carta da parati e pittura. Elimina il salnitro, impermeabilizza e consolida le superfici evitando il distacco di intonaco, pittura e rivestimenti murali che potrebbe verificarsi sotto l´azione dei sali di salnitro.
Disponibile nei formati da: 1l – 12.90€ / 5L 49.90€

Sostituzione dei copriwater

Sostituire i copriwater è un’operazione semplice e veloce. Occorre procurarsi naturalmente la nuova ciambella perfettamente compatibile con la forma del wc.

  1. Dopo aver eliminato la vecchia ciambella mettiamo in posizione la nuova inserendo i perni filettati all’interno dei fori presenti sulla tazza.
  2. Avvitiamo sui perni l’inserto di bloccaggio che include un dado di serraggio di nylon rinforzato con fibre di vetro ed una rondella integrata; tutto il necessario è incluso nella confezione acquistata in un centro bricolage. Possiamo eventualmente utilizzare il sistema Sta-Tite
  3. Asportiamo, aiutandoci con una chiave a forchetta, l’estremità inferiore del supporto  in modo da ottenere un serraggio sicuro e duraturo.

 

…SE LO SCIACQUONE NON è AD INCASSO

I WC dotati di sciacquone a cassetta montata direttamente sulla tazza non consentono un accesso diretto ai perni filettati per l’inserimento del supporto di bloccaggio; è dunque necessario utilizzare una ciambella dotata di “tasselli” ad espansione: avvitando l’apposita vite si comprime la guaina di gomma che oppone resistenza lungo le pareti dei fori di invito.

  1. Svitiamo la ciambella da sostituire e asportiamo le vecchie guaine e i dadi dai fori ciechi utilizzando una vite con profilo a gancio (ci aiuta nella presa).
  2. Inseriamo le nuove guaine e i dadi lungo i perni filettati della ciambella che abbiamo scelto per la sostituzione.
  3. Inseriamo i tasselli della ciambella all’interno dei fori ciechi della tazza del water.
  4. Con il cacciavite avvitiamo la vite che, richiamando i dadi verso l’alto, espande la guaina di gomma offrendo così un fissaggio duraturo e un esito soddisfacente al nostro lavoro di fai da te.

 

Pannelli fotovoltaici

Il flusso solare agisce con gli strati generando una differenza di potenziale elettrico. L’insieme di una serie di celle solari compone un modulo o pannello fotovoltaico, l’insieme dei pannelli fotovoltaici un campo fotovoltaico.
Un impianto fotovoltaico può essere di due tipi: a isola oppure connesso alla rete. L’impianto a isola è autosufficiente e rifornisce utenze elettriche isolate da altre fonti energetiche. Si compone di un campo fotovoltaico, deputato a raccogliere energia, di un regolatore di carica, che stabilizza l’energia raccolta, di una batteria di accumulo, costituita da una o più batterie ricaricabili, opportunamente connesse (serie/parallelo), che permettono di conservare la carica elettrica raccolta dal campo durante l’irraggiamento solare e utilizzarla quando serve; un inverter infine converte la tensione continua (12-24 V) in tensione alternata (230 V – 50 Hz).
L’impianto connesso alla rete è quello che immette la sua produzione nella rete nazionale in corrente alternata. Strutturalmente è più semplice di quello a isola, col quale condivide solo il campo fotovoltaico e l’inverter; di diverso ha una speciale quadristica di protezione e controllo, da situare in base alle normative vigenti tra l’inverter e la rete nazionale.
I campi fotovoltaici possono essere situati su terreno, su tetto o in facciata.
Fondamentale in tutti i casi è la migliore esposizione possibile al sole; questo porta da un lato lo sviluppo di tecnologie di automazione per fare pannelli motorizzati capaci di orientarsi verso il sole sull’orizzonte, e dall’altro celle sempre più sensibili ai raggi che le colpiscono con angolazioni non ideali.

SEMPRE PIU´ INTEGRATI
La tendenza è quella di integrare sempre più il campo fotovoltaico nelle superfici di copertura o di facciata delle costruzioni, alla ricerca di un minor impatto negativo sull’estetica della casa.

 

Come funziona la geotermia

Pompa di calore geotermica

Su questo si fonda il principio di funzionamento degli impianti geotermici: sia di quello verticale (SGV), che lavora in profondità andando a recuperare la più alta temperatura possibile, sia di quello orizzontale (SGO) che lavora a bassa profondità ed essendo condizionato dalle escursioni termiche stagionali, sopperisce al minor differenziale termico con una più estesa superficie di scambio.
La geotermia in verticale si attua con perforazioni verticali comprese tra i 50 e i 150 metri di profondità ed oltre; nel foro viene inserito un tubo di polietilene che forma un circuito chiuso nel quale scorre un liquido che cattura il calore del sottosuolo.
Il ciclo del riscaldamento si chiude con il recupero di questo potenziale termico da parte di una pompa di calore che riesce ad “amplificarlo”, restituendo circa 4 kW di caldo per 1 kW di energia elettrica spesa.

GEOTERMIA IN SUPERFICIE

In presenza di un terreno sufficientemente ampio, i due circuiti orizzontali SGO vengono posizionati sottoterra a bassa profondità. Hanno a disposizione meno quantità di calore e di conseguenza devono estendersi in superficie: si stimano dai 25 ai 50 mq di ingombro per kW di potenza termica ottenibile. La resa delle SGO è più bassa perché la temperatura dello strato poco profondo (5-6°C circa) varia con le condizioni atmosferiche, a differenza delle SGV che lavorano, inverno ed estate, in ambiente a temperatura costante.
La scelta dei due tipi di sonda non è facile e deve essere fatta consultando un esperto messo a disposizione dalle ditte installatrici. Il suo giudizio finale determina quale tipo è il più vantaggioso, in base al fabbisogno ed alle caratteristiche geologiche del luogo.

Controsoffitti isolanti e traspiranti Knauf

Knauf controsoffittiI controsoffitti isolanti ad orditura metallica e rivestimento in lastre possiedono caratteristiche evidenti di leggerezza che, in rapporto alla loro resistenza meccanica, rendono l’utilizzo dei Sistemi a Secco particolarmente indicato in aree classificate sismiche.
Tra le funzioni di un controsoffitto c’è anche quella di nascondere il passaggio degli impianti e per quelli più complessi è necessario garantire una facile ispezionabilità.
Non per questo, utilizzando sistemi a pannelli, bisogna scendere a compromessi con altre peculiarità tecniche o di finitura: il Sistema Soffitti Knauf raggruppa tre famiglie di prodotti con caratteristiche diverse per far fronte a molteplici esigenze tecniche, in un’ampia scelta di decori superficiali.
Se occorre una spiccata resistenza al fuoco associata ad un buon comfort acustico, i prodotti ideali sono quelli della gamma AMF, realizzati con fibra minerale di altissima qualità ed in una varietà di decori in continua evoluzione. Con la gamma Sofipan® si ottiene invece un’impareggiabile regolazione dell’umidità degli ambienti grazie al gesso alleggerito con perlite che assicura un sensibile miglioramento del comfort abitativo.
I soffitti Danoline® in virtù delle loro caratteristiche climatico-ambientali permettono di realizzare un clima sano nell’ambiente nel quale sono installati e rappresentano un’ottima soluzione contro l’inquinamento acustico.

La vera novità di quest’ultimo gruppo di prodotti è la lastra Cleaneo®, una superficie “attiva”:  svolge un compito importante negli ambienti che, per soddisfare i requisiti di contenimento dei consumi energetici, sono sempre più a tenuta d’aria e non beneficiano di un sufficiente ricambio. In questi luoghi gli odori sgradevoli e le sostanze inquinanti sono presenti a concentrazioni crescenti, ma la composizione di queste lastre permette di catturarli e scomporli.
La particolare struttura a gabbia della zeolite addizionata alla lastra può catturare odori fino al 65% del suo peso; nella versione con bordo battentato FF l’applicazione delle lastre è ulteriormente semplificata, con una riduzione dei tempi di posa del 20%. Knauf 

ARIA PIU´ PURA

Le lastre forate e fessurate Cleaneo® hanno il nucleo costituito da gesso e zeolite, un minerale che assorbe gli odori e migliora la qualità dell’aria negli ambienti poco aerati.
I test hanno dimostrato che queste lastre sono in grado di diminuire le concentrazioni nell’aria di formaldeide, benzene, idrocarburi aromatici e clorurati (combustibili, solventi, detergenti, ecc) ed odori quali pesce, fumo di sigaretta, feci. A differenza di altri prodotti, questo processo non richiede ulteriori condizioni, come ad esempio la luce UV.

LA POSA DEI PANNELLI

  1. La struttura metallica necessaria per la posa dei pannelli dev’essere verificata per garantire la planarità e la regolarità degli angoli. Questa operazione è fondamentale per disporre di un appoggio continuo del pannello sui quattro lati.
  2. L’aggancio dei profili trasversali all’orditura primaria avviene a scatto per contrasto di una linguetta del trasversale sull’anima dei profili primari. Secondo la dimensione dei pannelli occorre rispettare il corretto interasse.
  3. La posa dei pannelli deve avvenire a scacchiera distribuendo il peso in modo omogeneo; i pannelli vanno inseriti lascandoli cadere dall’alto sulla struttura affinché siano ben appoggiati nella propria sede. I tagli dei pannelli perimetrali si eseguono con un segaccio.

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