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Come pulire le fughe delle piastrelle: soluzioni pratiche ed efficaci

Sapere come pulire le fughe delle piastrelle significa non solo migliorare l’estetica di pavimenti e rivestimenti, ma anche garantire un ambiente più igienico e sano

Le fughe tra le piastrelle tendono con il tempo a scurirsi e ad accumulare sporco, polvere e umidità, compromettendo l’aspetto generale di pavimenti e rivestimenti. Capire come pulire le fughe delle piastrelle in modo efficace consente di restituire luminosità e igiene agli ambienti domestici, evitando l’insorgere di muffa e macchie antiestetiche.

Perché le fughe si sporcano facilmente

Le fughe, essendo composte da materiali porosi come cemento o stucco, assorbono sporco e residui con facilità. In cucina si impregnano di grasso, mentre in bagno risentono dell’umidità. La scarsa manutenzione porta nel tempo a un ingrigimento difficile da eliminare con una semplice passata di straccio.

Strumenti e prodotti utili

Per ottenere un risultato efficace è utile dotarsi dei giusti strumenti:

  • Spazzolino a setole dure o spazzolino da denti vecchio
  • Panno in microfibra
  • Secchio con acqua tiepida
  • Prodotti specifici per fughe o rimedi naturali

Tra i prodotti più efficaci rientrano:

  • Bicarbonato di sodio, ottimo sbiancante naturale
  • Aceto bianco, ideale contro il calcare e la muffa
  • Acqua ossigenata, utile per macchie ostinate
  • Detergenti professionali a base di cloro o ossigeno attivo

Attenzione: i rimedi naturali vanno bene per la pulizia quotidiana, ma non sostituiscono prodotti professionali nei casi di sporco intenso.

Come pulire le fughe delle piastrelle

Come pulire le fughe delle piastrelle con rimedi naturali

I rimedi naturali possono rappresentare una soluzione pratica ed economica, ma è importante chiarire che risultano efficaci solo in presenza di sporco leggero e non quando le fughe sono molto incrostate o colpite da muffa.

Prodotti come bicarbonato, aceto o acqua ossigenata aiutano a rimuovere aloni superficiali e a mantenere una buona manutenzione ordinaria, ma non sono sufficienti contro macchie profonde o residui particolarmente ostinati, per i quali è necessario ricorrere a detergenti specifici.

Con bicarbonato e acqua

Si crea una pasta densa con bicarbonato e poca acqua, da applicare direttamente sulle fughe. Dopo aver lasciato agire per circa 15 minuti, si strofina con lo spazzolino e si risciacqua.

Con aceto e acqua calda

Un mix di acqua calda e aceto bianco in parti uguali spruzzato sulle fughe permette di sciogliere grasso e sporco. L’aceto ha anche un’azione disinfettante.

Con acqua ossigenata

Per macchie più resistenti, l’acqua ossigenata applicata pura sulle fughe restituisce il colore originale senza rovinare le piastrelle.

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Come pulire le fughe delle piastrelle con prodotti chimici

Quando lo sporco è particolarmente ostinato, è consigliabile ricorrere a detergenti specifici. Sul mercato esistono prodotti a base di cloro o ossigeno attivo che agiscono in profondità eliminando macchie e muffe. È importante però usarli con cautela, indossando guanti e garantendo una buona aerazione degli ambienti.

Errori comuni da evitare

Durante la pulizia delle fughe è frequente commettere alcuni errori che riducono l’efficacia del lavoro:

  • Usare spugne troppo abrasive che possono danneggiare le piastrelle
  • Applicare troppa acqua, favorendo l’assorbimento nei materiali porosi
  • Dimenticare di risciacquare bene, lasciando aloni e residui di detergente
  • Trascurare la manutenzione regolare, rendendo più difficile la rimozione dello sporco nel tempo
Come pulire le fughe delle piastrelle

Ora che abbiamo spiegato come pulire le fughe delle piastrelle, vediamo come effettuare una buona manutenzione per conservare igiene e pulizia.

Manutenzione e prevenzione

Una volta pulite, le fughe possono essere protette con sigillanti specifici che creano una pellicola protettiva, rallentando l’assorbimento di sporco e umidità. Una manutenzione costante con panni umidi e detergenti delicati riduce la necessità di interventi intensivi.

Per mantenere i pavimenti brillanti è consigliabile:

  • Passare l’aspirapolvere regolarmente per evitare che la polvere si depositi nelle fughe
  • Pulire con detergenti neutri e non aggressivi
  • Asciugare bene le superfici per contrastare la formazione di muffa

Costi e soluzioni professionali

Se le fughe risultano irrimediabilmente macchiate, è possibile ricorrere a servizi professionali di pulizia che utilizzano macchinari a vapore ad alta temperatura. Il costo varia a seconda della metratura, ma in media si aggira sui 5-8 euro al metro quadrato.

In alternativa, esistono pennarelli coprifuga che consentono di rinnovare rapidamente l’aspetto delle giunzioni senza doverle rifare.

Come pulire le fughe delle piastrelle

Leggi anche: Rinnovare le fughe delle piastrelle

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Leggi anche: Come fugare le piastrelle

Dal grès rosso del ’900 a quello craquelé con fibra nanotech smalto

Tratto da “Rifare Casa n.101 – Settembre/Ottobre 2025″

Autore: Nicla de Carolis

All’inizio del 1900, in Italia, si cominciò a produrre un tipo di grès chiamato “grès rosso”, molti lo ricorderanno o lo avranno già visto nelle cantine o in esterni di case d’epoca, un prodotto basico e non smaltato, tecnico e resistente ma senza valore estetico. La vera nascita del grès porcellanato, come lo conosciamo oggi, avviene nel distretto di Sassuolo tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80. L’aggettivo “porcellanato” sta a indicare la raffinatezza della finitura data dal mix di argille più pure e da una cottura a temperatura più alta rispetto alla ceramica. Del resto, da sempre la porcellana, proprio per la sua composizione e per la vetrificazione ottenuta dalla temperatura più alta rispetto alla ceramica, è un materiale più prezioso con una superficie non porosa, liscia, brillante e durevole. L’introduzione della stampa digitale poi e di processi di decorazione più sofisticati ha trasformato il grès porcellanato in un prodotto versatile, capace di riprodurre fedelmente materiali naturali come marmo e legno, guadagnando posizioni in termini di bellezza e di eleganza da parte di designer e committenti.
Tra le novità proposte al CERSAIE di quest’anno, a Bologna dal 22 al 26 settembre, troviamo anche decori che traggono ispirazione dalla Milano rinascimentale come fregi, prospetti, geometrie austere e decorative della Ca’ Granda o di Santa Maria delle Grazie, superfici vellutate al tatto, matt e poco riflettenti, che si ispirano al cotto lombardo o addirittura una finitura craquelé ottenuta da smalto artigianale sottoposto a fratture e poi protetto con una fibra nanotech smalto applicata.
Come potrete vedere dallo speciale da pagina 38 dedicato alla rassegna internazionale più importante al mondo nel settore della ceramica e dell’arredo bagno, le aziende italiane non si risparmiano in ricerca tecnica ed estetica, producendo sanitari dalle forme sempre più ergonomiche e colorate e rubinetti ispirati a linee artistiche sottili e leggere che riescono a coniugare prestazioni idrauliche all’altezza.
Ancora una volta dobbiamo con orgoglio riconoscere che la produzione italiana di piastrelle/sanitari/rubinetteria, seppur recentemente superata per quantità da Paesi emergenti, rimane incontrastata leader mondiale per la sua qualità, bellezza e innovazione.

Come costruire un letto in ferro | Realizzazione passo passo

Un letto in ferro fai da te che unisce estetica e praticità: ecco tutti i passaggi per costruirlo, lavorare i dettagli e rifinire la struttura

Per lavorare il ferro spesso non servono attrezzature particolari. Lo dimostra il progetto di questo letto in ferro fai da te a due piazze, per il quale utilizziamo solo una smerigliatrice angolare, un trapano a colonna e una saldatrice a filo continuo (parlando di elettroutensili), e anche fra gli attrezzi manuali non vi è nulla che non si trovi comunemente nell’attrezzatura di un bravo fardasé.

Come spesso accade nelle costruzioni (non solo quelle con il ferro), ci troviamo nella necessità di realizzare alcune dime, tre per l’esattezza, delle quali una ci è utile per fare una giunzione precisa fra pezzi che dobbiamo unire con saldatura, posizionati a 90° e allineati correttamente, mentre le altre due servono per dare curvature differenti alle piattine collocate alle gambe del letto e alla parte alta della testiera.

Quelle alle gambe, di spessore e larghezza inferiori, possono essere docilmente indotte alla piega con una dima formata da pezzi di legno sagomati secondo necessità. Quelle della testiera, invece, con uno spessore dell’acciaio di 5 mm e una larghezza di 20 mm, richiedono un supporto più robusto, quindi la dima è da costruire con pezzi d’acciaio di buon spessore, provvedendo anche ad alcuni rinforzi nei punti giusti.

Come sempre, consigliamo di prendere le misure nel modo più preciso possibile, anche se il taglio dei pezzi fatto con la smerigliatrice angolare può risultare approssimativo: nel caso di questa costruzione risulta molto più importante che corrispondano i fori effettuati per unire gli elementi fra loro con viti a testa svasata, almeno per quel che riguarda i piatti; mentre per i vari tubi consigliamo di lasciarli più lunghi di un millimetro o due e rifinirli adeguatamente con uno svasatore (per togliere lo sbavo interno), quindi passare all’esterno con la lima, rifinendo anche su questo lato lo spigolo e portare a misura perfetta il segmento.

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La costruzione è fatta in modo che non soltanto si possano smontare i longheroni del letto per il necessario trasporto ma, volendo, si possono separare anche i pezzi della testiera e della pediera. La finitura è minimale: dopo un accurato sgrassaggio delle parti in acciaio, da eseguire prima del montaggio, è sufficiente dare una mano o due di vernice trasparente opaca, in modo che non si formi ossido. Tuttavia, nulla vieta di applicare uno smalto antichizzante o colorato a piacere.

Una dima per saldare a 90°

Marchiamo almeno su due lati il tubolare con una squadretta e con la penna incisore (1), per troncare alcuni segmenti che poi saldiamo su una spessa piastra di acciaio in posizione tale da costituire la dima (2), necessaria per saldare le piastre del letto con angolo di 90° e ben allineate fra loro.

Il progetto

La struttura del letto in ferro fai da te è caratterizzata da tre parti fondamentali e indicate nell’immagine sottostante con le lettere A, B e C. Nei paragrafi seguenti illustreremo passo passo la realizzazione delle diverse parti.

progetto letto in ferro fai da te

A: le piastre angolari che includono la gamba

Per dare forma alle piastre, dopo la tracciatura dei contorni, usiamo la smerigliatrice angolare con un disco sottile; i pezzi vanno tenuti fermi durante l’operazione di taglio, per esempio bloccandoli nella morsa da banco.
Regolarizziamo i bordi del pezzo prima di procedere con le giunzioni; possiamo usare una semplice lima o ancora la smerigliatrice angolare, ma questa volta montando un disco da sbavo o un disco con carta abrasiva per metalli.
letto in ferro fai da te
Alloggiate nella dima le due piastre da unire a 90°, diamo alcuni punti di saldatura nel loro angolo interno poi completiamo l’unione esternamente con una saldatura sottile, per lasciare lo spazio necessario alla fase successiva.
letto in ferro fai da te
Messa la piastra angolare nella morsa, saldiamo nello spigolo esterno un segmento di tubo, realizzando uno dei 4 corpi che, messi agli angoli del letto, lo tengono insieme e danno supporto ai montanti, oltre a costituire le gambe.

B: il motivo decorativo alla base dei montanti

Per fare l’elemento di abbellimento delle gambe, dopo aver tagliato una serie di 16 spezzoni di piattina (20×3 mm) lunghi uguali, iniziamo a piegarli, uno alla volta, montandoli sulla morsa, in modo da lasciare fuori sempre un’estremità per circa 50 mm, e pieghiamo con il martello.
letto in ferro fai da te
Per far assumere a ogni pezzo la forma di “omega” e ottenerli tutti uguali, fissiamo sul banco due pezzi di legno, uno squadrato e uno con la curvatura di raggio 86 mm; incastriamo un’estremità del pezzo e tiriamo a mano sino in fondo. Al termine diamo un’ulteriore curva all’insù ai primi 10 mm di ogni estremità.
letto in ferro fai da te
Bloccato sulla morsa un montante, girato con il piede all’insù, teniamo all’altezza voluta un ferro a omega con morsetti e saldiamolo con il tubo tondo. Posizionando il primo accertiamoci di metterlo in squadro con la piastra angolare.
A scopo puramente estetico fasciamo le due zone di saldatura con diverse spire di filo di ferro ben tirate.
letto in ferro fai da te
Il piedino d’appoggio del letto in ferro lo realizziamo con un pezzo di piatto spesso 5 mm, di forma quadrata, con foro centrale svasato, in modo da ricevere la testa di una vite M8x30 mm. Al di sopra, un dado M8 normale e uno lungo, poi una barra filettata M8.
letto in ferro fai da te
Serrato tutto molto bene, inseriamolo interamente nel tubo della gamba, lasciando fuori soltanto il piedino quadrato, ovviamente.
Prepariamo i profilati angolari traversi, tagliandoli a misura e praticando i fori corrispondenti a quelli già fatti nelle piastre angolari di rinforzo. Svasiamo i fori per le viti a testa conica M8, con impronta esagonale.
letto in ferro fai da te
Sopra il tubo montante, da cui fuoriesce la barra filettata, appoggiamo un primo traverso a sezione piatta 20×5 mm. I due fori alle estremità, per il passaggio della barra filettata, sono di Ø 9 mm, mentre quelli intermedi, in cui dovrà passare una barra M6, si fanno da 6,5 mm di diametro.
Dopo i due dadi M8 ben serrati, avvitiamo il dado lungo (sempre M8) cui abbiamo preventivamente saldato un bullone M6x20 mm. Quest’ultimo serve per applicare, al termine, la biglia che completa la sequenza. Lo nascondiamo alla vista calzando uno spezzone di tubo lungo 50 mm, quel tanto che basta.
L’ultimo elemento lo blocchiamo con la biglia di ottone con foro filettato M6. Rivestiamo con nastro maschera le ganasce della pinza a pappagallo, per poter stringere la biglia senza rovinare la superficie lucida della sfera.

C: due ampie curve per la testiera del letto in ferro

letto in ferro fai da te
Per la costruzione della testiera è necessario realizzare anzitempo una dima per la piegatura dei due elementi curvi. La dima è formata da un tubo di diametro esterno 90 mm, alto 80 mm, cui va saldato un piatto spesso 5 mm curvato alla bisogna e rinforzato con raggi intermedi che ne permettano la necessaria rigidezza.
Ponendo i pezzi sul banco da lavoro in modo che siano rispettate le simmetrie, uniamoli con saldatura mediante uno spezzone di piatto cui abbiamo preventivamente eseguito 3 fori equidistanti, lungo la mezzeria.
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La testiera del letto in ferro si completa montando i tubetti di ottone verticali, che sono tenuti in posizione mediante altrettante barre filettate M6 e i relativi dadi ciechi con testa semisferica. La pediera è più semplice da fare, visto che manca la parte alta con gli elementi curvi. Per il resto la preparazione è del tutto analoga a quella della testiera, salvo la minore altezza dei montanti e, di conseguenza, dei tubetti di ottone. Il letto in ferro prende la sua forma definitiva con la realizzazione di tre longheroni di cui quelli esterni sono fatti con un singolo profilato angolare, mentre quello centrale con due profilati.
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Annovi Reverberi per Modena FC

Annovi Reverberi annuncia con orgoglio la propria presenza al fianco del Modena Football Club in qualità di sponsor ufficiale per la stagione calcistica 2025/2026.
L’accordo segna un passo importante e significativo nel percorso di collaborazione tra due realtà storiche del territorio modenese, entrambe accomunate da un forte senso di appartenenza e da valori condivisi come l’innovazione, l’impegno costante, la passione e il radicamento profondo nella comunità locale.
Il logo Annovi Reverberi, che campeggia sulla parte frontale della maglia ufficiale del Modena FC, diventa così simbolo visibile di una partnership che unisce tradizione e futuro, rafforzando ulteriormente il legame con i tifosi e con l’intera città di Modena. È un segno di vicinanza, di sostegno concreto e di fiducia nelle potenzialità di una squadra che rappresenta con orgoglio i colori gialloblù.

Per Annovi Reverberi, sostenere il Modena FC significa andare oltre il semplice concetto di sponsorizzazione: vuol dire contribuire attivamente alla crescita di un progetto sportivo e sociale che coinvolge migliaia di persone, condividere emozioni ed esperienze, e sentirsi parte integrante di una comunità che vive di calcio, passione e identità.
L’azienda intende accompagnare il Modena FC in questo percorso non solo come sponsor, ma come vero e proprio partner, pronto a condividere valori e obiettivi comuni. La stagione 2025/2026 si annuncia ricca di sfide ed emozioni, e Annovi Reverberi è fiera di poter vivere questa avventura al fianco della squadra, dei tifosi e della città, con la convinzione che insieme si possano raggiungere traguardi straordinari.

Arredare e organizzare con stile e funzionalità gli spazi esterni

Gli spazi esterni sono un valore aggiunto per qualsiasi abitazione, offrendo la possibilità di ampliare la vivibilità della casa oltre le mura interne. Un progetto ben studiato può trasformare un terrazzo, un giardino o un patio in un’area accogliente e funzionale, in grado di soddisfare esigenze di relax, convivialità e rappresentanza. La scelta dell’arredo da esterno è determinante per mantenere armonia ed eleganza nel tempo:è la filosofia delle collezioni di Giulia Grillo, brand italiano che si distingue per la qualità dei materiali, l’eleganza delle forme e un design studiato nei minimi dettagli. L’obiettivo è creare ambienti che combinino estetica e praticità, garantendo durata e armonia in ogni stagione.

Spazi esterni: elementi decorativi di tendenza

Le soluzioni per arredare gli spazi esterni del brand Giulia Grillo non si limitano alla semplice scelta di mobili, includendo una pianificazione accurata degli elementi decorativi, in grado di conferire personalità e stile all’ambiente. Tra le proposte spiccano, infatti, dei prodotti di pregio realizzati in teak massiccio certificato FSC e completati da cuscini impermeabili resistenti ai raggi UV. Un esempio concreto di come design e durata possano convivere in un unico prodotto.

Un arredo da esterno di tendenza, si integra facilmente con altri elementi che vanno oltre il semplice tavolo o set di sedie: le pergole bioclimatiche con lamelle orientabili, sistemi di illuminazione a LED integrati, fontane decorative e pannelli frangivista in metallo o legno per creare un ambiente ricercato e funzionale. In un contesto di questo tipo, la cucina outdoor assume un ruolo centrale, trasformando lo spazio in un’area perfetta per pranzi e cene all’aperto, completa di piani di lavoro, barbecue integrati e sistemi di refrigerazione.

La palette cromatica è ispirata alla natura, con tonalità terrose, palette del beige e accenti neutri che si armonizzano con l’ambiente circostante. L’inserimento di vasi di grandi dimensioni, sculture contemporanee e oggetti di design può rafforzare la sensazione di continuità tra interno ed esterno, creando un filo conduttore estetico che percorre tutta l’abitazione.

Arredi e nuance per l’outdoor

La selezione di arredi per l’esterno firmata Giulia Grillo è studiata per resistere e durare, aggiungendo un impatto estetico di valore. Via libera al teak, selezionato appositamente per garantire prestazioni elevate in ogni condizione climatica.

Le collezioni propongono nuance ricercate, in particolar modo le tonalità neutre e luminose che donano carattere e modernità.

Un arredo da esterno ben progettato parte dalla scelta di materiali che assicurino longevità e ridotta manutenzione. Il teak è ricco di oli protettivi e mantiene intatta la sua bellezza anche dopo anni di esposizione agli agenti atmosferici. È resistente ai raggi UV, garantendo una resa estetica di alto livello.

La scelta delle nuance è altrettanto determinante: tonalità neutre e chiare, come sabbia, grigio perla o bianco opaco, conferiscono luminosità e amplificano la percezione dello spazio. Si passa ai colori intensi quali antracite, verde salvia o blu notte, per creare un effetto scenografico e sofisticato, particolarmente indicato per contesti moderni. La cucina outdoor si inserisce quale elemento strategico, consentendo di sfruttare al massimo lo spazio senza dover rientrare in casa durante la preparazione dei pasti.

Come si ottimizzano gli spazi a disposizione?

L’ottimizzazione degli spazi esterni è una fase determinante per massimizzare la funzionalità e non sacrificare l’estetica. La disposizione degli arredi deve tenere conto delle zone di passaggio, delle aree dedicate al relax e delle funzioni specifiche che si desidera includere. A metà tra estetica e praticità, le proposte di Giulia Grillo aggiungono un tocco di lusso semplice, combinando design e funzionalità per adattarsi a ogni contesto abitativo.

Un arredo da esterno ben organizzato consente di delimitare visivamente le diverse aree, ad esempio mediante tappeti tecnici per evidenziare la zona pranzo, pergolati per coprire la zona lounge o fioriere di grandi dimensioni come divisori naturali.

Il concetto di flessibilità valuta dei set armoniosi ed eleganti che adattano lo spazio a diverse esigenze, dal ricevimento di molti ospiti alla fruizione più intima e privata. La cucina outdoor può essere progettata in versione compatta per spazi ridotti, oppure come area completamente attrezzata per giardini di grandi dimensioni, integrando elettrodomestici, lavelli e vani contenitori per utensili e stoviglie.

Il microclima con l’inserimento di pergole, tende a caduta o frangisole aumenta il comfort termico e contribuisce a proteggere gli arredi, prolungandone la vita utile. La scelta di posizionare i mobili in modo da sfruttare al meglio luce e ombra naturali è una strategia che migliora la vivibilità dell’ambiente e riduce la necessità di soluzioni artificiali invasive.

Vivere l’ambiente esterno: sistemazione di fiori e piante

L’integrazione di elementi vegetali è una delle strategie che rendono uno spazio esterno armonioso e accogliente. La scelta delle essenze deve essere coerente con il clima locale, l’esposizione solare e lo stile complessivo del progetto di arredo da esterno. Via libera alle piante sempreverdi, alle siepi fiorite e agli arbusti aromatici per delimitare i percorsi o aggiungere colore all’ambiente. La filosofia del brand Giulia Grillo è mirata ad impreziosire l’ambiente outdoor in modo sofisticato, con un tocco di design lussuoso e funzionale allo stesso tempo.

La disposizione strategica delle piante migliora oltremodo il microclima, offrendo zone d’ombra naturale e riducendo la temperatura percepita nei mesi estivi. Per un risultato di alto livello, la vegetazione deve dialogare con gli altri elementi d’arredo: per esempio, una cucina outdoor circondata da piante aromatiche come rosmarino, salvia o menta migliora l’impatto visivo e offre un valore funzionale, permettendo di utilizzare erbe fresche durante la preparazione dei pasti.

Pannelli in legno OSB: caratteristiche, utilizzi e lavorazioni

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Versatili, resistenti e dal costo contenuto, i pannelli in legno OSB sono la soluzione ideale per molteplici applicazioni, dall’edilizia al design d’interni

I pannelli legno OSB rappresentano una delle soluzioni più diffuse nel settore dell’edilizia e della falegnameria moderna. Realizzati con scaglie di legno orientate e compattate con resine, uniscono robustezza, stabilità dimensionale e un’estetica industriale che negli ultimi anni è stata apprezzata anche in ambito di arredo.

Grazie alla loro struttura a strati incrociati, offrono un’elevata resistenza meccanica e una buona durata nel tempo, rendendoli adatti sia per impieghi strutturali che decorativi.

Come sono fatti i pannelli legno OSB

La produzione di questi pannelli avviene attraverso la pressatura di sottili scaglie di legno (generalmente provenienti da conifere) orientate in strati alternati. Ogni strato è disposto con un orientamento diverso, creando una struttura compatta e stabile.

La pressatura avviene a caldo, con l’aggiunta di resine sintetiche che conferiscono resistenza e impermeabilità parziale. Questa composizione dona al materiale robustezza e uniformità, riducendo le deformazioni dovute all’umidità.

Tipologie di pannelli OSB

Sul mercato esistono diverse classificazioni di pannelli OSB, determinate dalle norme EN 300, che ne indicano la resistenza e l’idoneità d’uso:

  • OSB/1: per impieghi generici in ambienti asciutti
  • OSB/2: per usi strutturali in ambienti asciutti
  • OSB/3: per usi strutturali in ambienti umidi
  • OSB/4: per usi strutturali ad alta resistenza in ambienti umidi

La scelta della tipologia corretta è fondamentale per garantire le prestazioni ottimali del progetto.

Utilizzi in edilizia

I pannelli legno OSB trovano largo impiego nel settore edilizio, sia in nuove costruzioni che in ristrutturazioni. Grazie alla loro resistenza e leggerezza, vengono spesso utilizzati per: rivestimenti di pareti interne ed esterne, pavimentazioni provvisorie e sottofondi, coperture e tetti ventilati, strutture di case prefabbricate in legno.

Inoltre, la loro lavorabilità consente di tagliarli e sagomarli facilmente con attrezzi comuni, rendendoli ideali per cantieri e interventi rapidi.

pannelli legno OSB

Utilizzi nell’arredamento e nel design

Negli ultimi anni, i pannelli legno OSB sono entrati anche nel mondo dell’arredo e del design d’interni. La texture grezza e il colore naturale offrono un aspetto contemporaneo e industriale, ideale per ambienti moderni. Possono essere impiegati per realizzare:

  • Mensole e scaffalature
  • Banchi da lavoro
  • Rivestimenti decorativi per pareti
  • Elementi di arredo per negozi e uffici

Una finitura con vernici trasparenti o impregnanti può esaltarne il colore e proteggerli dall’usura.

Tecniche di lavorazione

La lavorazione dei pannelli OSB è relativamente semplice, ma richiede alcuni accorgimenti per preservarne l’integrità. È possibile segarli, forarli e fresarli con utensili per legno tradizionali. Per un risultato ottimale:

  • Utilizzare lame a denti fini per tagli puliti
  • Applicare sigillanti sui bordi in caso di esposizione all’umidità
  • Predisporre fissaggi con viti a legno o chiodi ad aderenza migliorata
  • Verniciare la superficie per migliorarne l’aspetto estetico e garantire una protezione aggiuntiva contro umidità e usura

In caso di applicazioni in ambienti esterni o umidi, è consigliabile scegliere pannelli OSB/3 o OSB/4 e trattarli con prodotti impermeabilizzanti.

Resistenza e durata nel tempo

Uno degli aspetti più apprezzati dei pannelli OSB è la loro longevità. Se protetti adeguatamente dall’acqua e dagli agenti atmosferici, possono mantenere le proprie caratteristiche per molti anni.

Inoltre, la resistenza alla flessione e alla compressione li rende idonei a sopportare carichi importanti, motivo per cui vengono spesso usati in contesti strutturali.

Vantaggi rispetto ad altri materiali

Rispetto ad altri pannelli in legno, come il compensato o l’MDF, l’OSB offre diversi vantaggi:

  • Maggiore resistenza meccanica
  • Migliore comportamento in ambienti umidi (nei modelli OSB/3 e OSB/4)
  • Prezzo più contenuto a parità di prestazioni
  • Provenienza da legno riciclato o scarti di segheria, con minor impatto ambientale

Queste caratteristiche lo rendono un materiale sostenibile e competitivo.

pannelli legno OSB

Costo dei pannelli legno OSB

Il prezzo dei pannelli OSB varia in base allo spessore, alla tipologia e alla qualità del materiale. In linea generale, i pannelli OSB/1 e OSB/2 sono più economici, mentre quelli OSB/3 e OSB/4, destinati a usi strutturali e in ambienti umidi, hanno un costo leggermente superiore.

Il prezzo al metro quadrato può oscillare tra i 5 e i 25 euro, rendendolo comunque accessibile rispetto ad altre soluzioni.

Consigli per la posa

Una corretta posa dei pannelli OSB è determinante per le loro prestazioni. È importante:

  • Lasciare un piccolo spazio tra un pannello e l’altro per consentire la dilatazione
  • Utilizzare viti o chiodi con passo regolare per garantire la stabilità
  • Sigillare i bordi esposti se collocati in zone soggette a umidità

Nel caso di rivestimenti interni, si può applicare un primer prima della verniciatura per migliorare l’adesione della finitura.

pannelli legno OSB

Impatto ambientale e riciclo

I pannelli legno OSB sono considerati una scelta sostenibile, poiché vengono realizzati con legno di scarto o proveniente da foreste gestite in modo responsabile.

A fine vita, possono essere riciclati o riutilizzati in altri progetti, contribuendo a ridurre gli sprechi e l’impatto ambientale.

Lavabo fai da te in multistrato marino di betulla

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L’uso di legno multistrato marino, unito con adesivo adatto al contatto con l’acqua e, soprattutto, il sostanzioso trattamento delle superfici, permette di utilizzare per anni questo lavabo fai da te, senza alcuna deformazione e ammaloramenti

Questo articolo farà subito sgranare gli occhi alla maggioranza dei lettori… Il progetto nasce come esercizio ed esperimento, ma siamo certi che, grazie agli accorgimenti presi, questo mobile lavabo fai da te possa durare anni e anni. È fatto interamente di legno, più esattamente con il multistrato marino di betulla per la vaschetta, il top e la fascia laterale, mentre per le gambe è stato usato lamellare di abete.

Essendo fatta con pannelli piani, la vaschetta non può avere le canoniche rotondità che favoriscono la pulizia e impediscono i ristagni (ecco un punto debole del progetto): la sua forma è quella di un tronco di piramide irregolare, dato che le pareti inclinate sono soltanto due. Infatti, dal fondo del lavello, di forma rettangolare, salgono due pareti verticali (quelle lunghe) e due orientate verso l’esterno di un certo angolo (le corte). Questo impone che le due pareti lunghe abbiano forma trapezoidale.

Tagliati questi due pannelli, si usa come riferimento l’angolazione del lato inclinato per preparare correttamente le due pareti corte. A vaschetta montata, si incollano lungo i bordi superiori più lunghi due listelli che permettono un’unione salda con il top del mobile, sotto il quale la vaschetta viene fissata con viti e adesivo in classe D3, lo stesso utilizzato anche per l’assemblaggio di pareti e fondo.

Segue l’applicazione della fascia laterale e delle gambe. Completato il montaggio dell’intero mobile, si procede con una lunga sessione di trattamento e finitura delle superfici, in questo caso, più che mai doverosa. La tenuta all’acqua viene ottenuta innanzi tutto con la precisione dei tagli lungo le giunzioni della vaschetta, cui l’abbondante adesivo D3 concorre con la sua capacità riempitiva.

Ma successivamente interviene anche il trattamento esterno che, oltre a impermeabilizzare il lavabo fai da te, ha lo scopo di rendere le superfici adeguatamente lisce, in modo che risultino anche più semplici da detergere.

Misure

Le misure in larghezza di questo mobile sono del tutto arbitrarie, quindi facilmente adattabili al contesto esistente; unica cosa, va assecondato l’ingombro della vaschetta, le cui dimensioni, seppur contenute, devono permettere un’adeguata fruizione del lavabo fai da te, lasciandole tutto intorno uno spazio adeguato per la rubinetteria e per appoggiare il set da bagno.

Per l’altezza del mobile, ci si deve attenere alle linee guida che indicano come misura confortevole circa 83-85 cm da pavimento a bordo lavabo. Di questo va tenuto conto al momento della realizzazione delle gambe.

Realizzazione passo passo

Taglio dei pezzi e costruzione della vaschetta

Tagliati i due lati lunghi della vaschetta, con forma trapezoidale, ne utilizziamo uno per regolare la lama della sega circolare sul medesimo grado di inclinazione.
Con la lama impostata sull’angolazione corretta, biselliamo i lati inferiori dei due pannelli che costituiranno le pareti inclinate della vaschetta del lavabo fai da te.
Sui due lati corti del fondo vaschetta, tiriamo una linea parallela al bordo, a 10 mm di distanza poi, nello spessore del pannello, tracciamo una linea inclinata con lo stesso angolo della bisellatura precedente. Con quella inclinazione, pratichiamo una serie di 4 fori passanti con punta di diametro pari a quello delle viti da legno.
Iniziamo il montaggio della vaschetta proprio avvitando le pareti inclinate, dopo aver spalmato la superficie di contatto di adesivo vinilico in classe D3, con l’inserimento delle 4 viti da legno dalla parte sotto del pannello.
Usando sempre la colla e le viti da legno, applichiamo i pannelli lunghi (verticali), andando a formare la vaschetta. Per le viti, oltre ai fori passanti sul pannello superiore, è necessario fare prefori anche nel pannello ricevente; i prefori devono avere diametro pari al nocciolo della vite.
Posizioniamo la vaschetta sul top integro e tracciamone i contorni, senza considerare i due listelli incollati lateralmente. Tolta la vaschetta disegniamo un secondo rettangolo rientrando di 20 mm rispetto al primo. Come si può notare dalle foto 5 e 6, nel fondo e nella parete posteriore sono già presenti i fori per la piletta e il troppopieno; la spiegazione della loro realizzazione è a pagina 50.

Applicazione della vaschetta al top

Realizziamo l’apertura necessaria alla vaschetta con il seghetto alternativo: con il trapano facciamo un foro da 10 mm in un punto interno alla marcatura; usiamolo quindi per inserire la lama del seghetto e iniziare a tagliare. Seguiamo il tracciato ma arrotondiamo gli angoli, che raddrizzeremo subito dopo, uno per volta, a campo libero.
Fissiamo la vaschetta del lavabo fai da te al top, mettendo una serie di viti sul listello a sezione quadrata che abbiamo preventivamente incollato di fianco al bordo delle due pareti diritte.
Le fasce hanno le estremità di giunzione bisellate a 45°. Il modo più semplice e preciso per fare un tale taglio è con una radiale che possa inclinare la testa. Le fasce sono unite fra loro e al top mediante colla e chiodini senza testa, affondati bene nel legno con un cacciachiodi.

Gambe rastremate e fissate agli angoli

Facciamo le gambe partendo da travetti a sezione rettangolare; li tagliamo a misura, poi li rastremiamo solo su un lato, con un taglio inclinato che parte da un’estremità in cui la sezione in pianta deve apparire quadrata; salendo verso l’alto la sezione del travetto torna a essere rettangolare sino a riprendere la misura originale a circa 150 mm dall’altra estremità. Attenzione: si tratta di un taglio impegnativo; usare lo spingipezzo.
Una per volta, incolliamo ogni gamba del lavabo fai da te in un angolo interno della fascia, mettendola bene in appoggio sotto il piano del top.

Trattamento e finitura

Sul legno diamo un paio di mani di impregnante color noce, intercalate da una rigorosa passata con carta vetrata medio-fine: anche il multistrato marino di betulla alza un po’ il pelo quando il prodotto asciuga ed è necessario lisciare bene, prima di stendere la seconda.

Tutte le superfici visibili e a contatto con l’acqua vanno levigate con grande cura: in particolar modo quelle interna della vaschetta, superiore del top ed esterna della fascia laterale.

Poi applichiamo la finitura con vernice trasparente per barche di cui dobbiamo dare nuovamente più mani intercalate da passaggi di carta vetrata o paglietta d’acciaio sempre più fini; ogni volta bisogna attendere che la vernice sia carteggiabile. Ripetiamo sino a ottenere le superfici totalmente lisce, lucide e riflettenti. Fondamentale è l’utilizzo di un ottimo pennello in quest’ultima fase.

Montaggio piletta, troppopieno e rubinetto

Per il foro della piletta nel pannello di fondo della vaschetta bisogna realizzare una battuta, quindi misuriamo due diametri: quello esterno della ghiera cromata (attorno ai 66 mm) e quello della parte filettata della piletta (attorno ai 41 mm). Facciamo le stesse misurazioni per il raccordo del troppopieno.
Iniziamo con il pannello di fondo, segnando il centro del foro per la piletta, tenendolo a debita distanza dal retro, assecondando la curvatura del tubo di troppopieno.
Con la sega a tazza pratichiamo una serie di 3 tagli profondi 5 mm circa, di misura decrescente, partendo da un diametro appena maggiore della ghiera cromata. Infine, con un diametro appena maggiore della parte filettata, effettuiamo il foro passante. Usando uno scalpello ben affilato facciamo saltare i risalti intermedi e spianiamo bene la battuta in cui sarà alloggiata la piletta.
A lavabo fai da te finito, per assecondare le lievi imperfezioni presenti sulle superfici d’appoggio delle guarnizioni, possiamo applicare un velo di silicone prima di montare il tutto.

Simple Drain: il sifone universale e auto-sgorgante che si installa in pochi minuti

Tra i piccoli imprevisti domestici, pochi risultano fastidiosi quanto uno scarico che non funziona come dovrebbe: l’acqua che defluisce lentamente, odori sgradevoli che risalgono dalle tubature, il rischio di un ingorgo improvviso. Episodi che trasformano un gesto quotidiano in una fonte di disagio, spesso attribuibile a un componente essenziale ma problematico: il sifone.

Per decenni le soluzioni non hanno lasciato molte alternative: prodotti chimici aggressivi, strumenti di fortuna o interventi professionali costosi. Oggi, però, il panorama cambia grazie a Simple Drain®, un sifone in gomma EPDM brevettato che unisce semplicità d’installazione, resistenza e capacità auto-sgorgante. Un’innovazione che semplifica lo scarico domestico, offrendo un sistema affidabile, duraturo e senza complicazioni.

Cos’è Simple Drain e perché rappresenta una rivoluzione?

Simple Drain® non è un semplice sifone, ma un kit di scarico completo progettato da Crushproof Tubing Co., azienda statunitense specializzata in soluzioni idrauliche avanzate.
Il prodotto ha già riscosso grande successo negli USA, con vendite che hanno raggiunto le 10.000 unità a settimana ed è stato finalista come “Prodotto innovativo dell’anno 2022” nella catena Home Depot. Ora è disponibile anche in Europa, pronto a offrire una soluzione definitiva ai problemi dei sifoni tradizionali.

Realizzato in gomma EPDM antibatterica e atossica, resistente agli urti, agli acidi e alle alte temperature, Simple Drain® è praticamente eterno: non si corrode, non si spacca e garantisce sempre una perfetta tenuta stagna. La sua flessibilità consente di adattarsi a ogni configurazione di lavabo, in bagno come in cucina, anche in spazi ridotti o impianti fuori standard.

Le caratteristiche che lo rendono unico

Installazione fai da te in pochi minuti, senza attrezzi

L’installazione di Simple Drain® è pensata per tutti: non richiede colle, sigillanti o competenze idrauliche particolari. L’unico strumento necessario è un paio di forbici per tagliare il tubo flessibile alla lunghezza desiderata.

Il kit europeo include tutto il necessario:

  • Tubo flessibile in gomma EPDM (76 cm), resistente e sagomabile.
  • Anello formatore di ansa per modellare la curvatura a “P” o “S”.
  • 2 raccordi filettati (per collegamento al lavabo e allo scarico a parete).
  • 2 riduttori opzionali per tubazioni da 32 mm.
  • Bocchettoni di scarico per il collegamento diretto al muro.

Grazie a questi componenti, l’installazione si completa in pochi minuti, riducendo drasticamente tempi e possibilità di errore.

Procedura di montaggio in 6 passaggi

  1. Scegliere i raccordi in base al diametro della tubazione e inserire i riduttori da 32 mm se necessari.
  2. Tagliare il tubo alla lunghezza desiderata, con un taglio diritto e pulito tra due coste.
  3. Avvitare il raccordo al tubo, verificando la corretta posizione della guarnizione.
  4. Collegare il tubo al bocchettone di scarico e fissarlo.
  5. Usare l’anello formatore di ansa per modellare la curva in posizione.
  6. Far scorrere acqua per verificare la tenuta.

La funzione auto-sgorgante: addio ingorghi

Con i sifoni tradizionali, gli intasamenti richiedono smontaggi, prodotti chimici o l’intervento di un idraulico. Simple Drain®, invece, offre una soluzione ecologica e immediata: in caso di accumulo di residui, basta manipolare e comprimere il tubo con le mani per creare una pressione che libera l’ostruzione all’istante, senza smontaggi, senza sostanze nocive e senza sporcare.

Universalità e adattabilità totale

Grazie agli adattatori inclusi, Simple Drain® è compatibile con scarichi da 32 mm e 40 mm, adattandosi a parete o pavimento. La sua struttura flessibile permette di superare disallineamenti e spazi ristretti, rendendolo ideale sia per nuove installazioni sia per ristrutturazioni.

Punti di forza certificati

  • Durata a vita: la gomma EPDM non si deteriora, non si corrode, resiste agli urti e non si spacca se si schiaccia.
  • Installazione rapida: bastano forbici e pochi minuti, senza esperienza idraulica.
  • Compatibilità universale: funziona con la maggior parte degli impianti.
  • Igienico e sicuro: antibatterico e conforme agli standard internazionali ADA 606.5, ASME A112.18.2 e CSA B125.2-2020.
  • Resistenza chimica e termica: sopporta sostanze acide e alte temperature.
  • Facile da mantenere: auto-sgorgante senza smontaggi né prodotti chimici.

A chi si rivolge Simple Drain?

La versatilità del prodotto lo rende ideale per:

  • Appassionati fai da te: una soluzione affidabile e autonoma per la casa.
  • Idraulici : un kit che riduce tempi di installazione e garantisce risultati duraturi.
  • Architetti e progettisti: una soluzione moderna, minimalista e funzionale per i propri progetti.

Specifiche tecniche

  • Marca: Simple Drain®
  • Materiale: gomma EPDM anti-schiacciamento, antibatterica e atossica
  • Colore: bianco
  • Dimensioni tubo: 76 cm x 3,2 cm
  • Peso: 400 g
  • Componenti inclusi: tubo EPDM, raccordi filettati, riduttori, anello di curvatura, bocchettoni di scarico
  • Produttore: Crushproof Tubing Co.

Manutenzione lavatrice | Pulizia e riparazioni passo-passo

La lavatrice svolge un servizio indispensabile, ma ogni tanto ha bisogno della nostra assistenza. Vediamo quali sono tutti i passaggi per effettutare una manutenzione lavatrice perfetta

Pur essendo diventata indispensabile, la lavatrice è quasi sempre confinata in un locale secondario ed utilizzata, quindi, solo quando necessario. Eppure ci sono controlli fai da te tanto semplici quanto necessari che possono farci risparmiare l’intervento di un tecnico. Effettuare una manutenzione lavatrice periodica è di fondamentale importanza per garantire un utilizzo prolungato

Occhio al filtro e al calcare

Per effettuare una manutenzione lavatrice corretta Dobbiamo tenere sotto controllo in particolar modo i possibili danni derivanti dal calcare contenuto nell’acqua e verificare il filtro ogni qual volta si effettua il lavaggio di tappeti o altri complementi simili, soggetti a sfrangiarsi e a intasare il filtro, con difficoltà da parte della macchina a espellere l’acqua e a effettuare correttamente i lavaggi successivi.

Come pulire la lavatrice e i componenti interni

Durante il funzionamento della lavatrice o al termine dei lavaggi può capitare di notare qualche piccolo laghetto d’acqua ai piedi della macchina.

L’uso di detersivi a basso costo e il calcare possono aver deteriorato le guarnizioni, oppure il vecchio tubo di scarico non riesce a svuotarsi del tutto e, essendo inserito nella macchina in un punto più basso rispetto allo scarico nel sifone, una minima parte di acqua refluisce verso la macchina ed esce da una cattiva giunzione.

Senza aspettare che il danno peggiori è bene controllare gli innesti, specialmente all’uscita del tubo di scarico dalla pompa. L’azione di serraggio della molletta che lo tiene bloccato al bocchettone si esercita su una porzione ridotta di tubo e può lentamente inciderlo e provocare perdite. Si tratta di controlli facili da effettuare e la sostituzione di particolari usurati si esegue senza alcuna difficoltà. Manutenzione lavatrice – è ora di iniziare!

Come è fatta la lavatrice?

schema lavatrice
Nel disegno sono indicati gli elementi principali della lavatrice. Non è stata raffigurata la zavorra che la stabilizza per maggiore chiarezza dei dettagli.

Abbassare la durezza dell’acqua

durezza dell'acqua

La prima regola di una manutenzione lavatrice corretta è l’abbassamento della durezza dell’acqua. La presenza di calcio e magnesio nell’acqua ne determina la durezza che si misura in gradi francesi. Più alta è la durezza dell’acqua (oltre i 25 gradi francesi) maggiore è la quantità di detersivo necessario per ottenere risultati accettabili dal punto di vista della pulizia e dell’igiene. L’acqua è “dolce” con una durezza minore di 15 gradi francesi.

  1. è possibile misurare il grado di durezza dell’acqua utilizzando particolari “strisce-test” (in vendita nelle ferramenta e nei negozi di acquari) che cambiano colore quando sono immerse nell’acqua.
  2. per correggere un’acqua troppo dura è bene installare, sulle tubature di adduzione, un addolcitore> che trattenga il calcare.

 Oblò e guarnizione

L’inconveniente più ricorrente è la perdita d’acqua, a causa di un danno o del degrado della guarnizione anulare situata tra l’oblò e la vasca del cestello. Le vibrazioni possono causare l’allentamento delle viti dell’oblò.

Tempo richiesto: 30 minuti

  1. Staccare il labbro anteriore della guarnizione della carcassa

    Staccando il labbro anteriore della guarnizione dalla carcassa si accede alla fascetta che blocca il labbro interno e si individua il bullone di serraggio. É utile un cacciavite a bussola col gambo flessibile; la testa del bullone si tiene ferma con una chiave a forchetta.manutenzione lavatrice

  2. Estrarre la guarnizione

    La guarnizione si estrae con attenzione per evitare che si laceri.manutenzione lavatrice

  3. Asciugare e controllare le pieghe della guarnizione

    Nelle pieghe della guarnizione si possono nascondere oggettini metallici che arrugginiscono e macchiano il bucato; il deposito d’acqua con detersivo corrode la guarnizione: bisogna asciugare dopo ogni lavaggio.manutenzione lavatrice

  4. Bloccare la guarnizione in sede

    Per montare il soffietto nuovo si segue la procedura inversa: per favorire il corretto inserimento della guarnizione nei suoi alloggiamenti la si può lubrificare con spray al silicone o con sapone liquido. Per bloccarla in sede si stringono le estremità di un anello metallico.manutenzione lavatrice

Se queste operazioni non risolvono il problema occorre cambiare guarnizione lavatrice.

Manutenzione lavatrice: la vaschetta del detersivo

vaschetta detersivo
  1. Il detersivo in polvere viene prelevato dalla vaschetta tramite l’acqua di alimentazione e spesso forma croste che possono ostacolare il deflusso dell’acqua: si controlla e si pulisce.
  2. Si versa aceto nella vaschetta del detersivo e, per eliminare le incrostazioni di calcare formatesi nel tempo all’interno delle condutture, si esegue un ciclo completo con acqua tiepida.
  3. Estratta la vaschetta lavatrice del detersivo la si lava in acqua corrente, eliminando le incrostazioni depositatesi negli angoli.
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La mandata e lo scarico

Se la lavatrice non scarica occorre controllare attentamente la mandata e il tubo di scarico.

Risulta fondamentale controllare il filtro all’ingresso della mandata, che frequentemente si intasa con il calcare. E’ sufficiente staccare il tubo di mandata dalla lavatrice e togliere i detriti, come si fa abitualmente con i rubinetti. La presenza di calcare e detriti impedisce il carico dell’acqua e i programmi di lavaggio si bloccano. Prestare attenzione a queste problematiche è una fase fondamentale della manutenzione della lavatrice.

scarico lavatrice
  1. l’acqua del lavaggio viene espulsa attraverso il tubo di scarico, che dev’essere allacciato all’attacco a parete ad almeno 600 mm dal pavimento. Se così non fosse, l’acqua del lavaggio defluirebbe da sola, senza bisogno della pompa e senza aver lavato la biancheria. Il calore dell’acqua e le vibrazioni possono, col tempo, danneggiare il tubo, di solito in prossimità del bocchettone di collegamento.
  2. Per sfilare il tubo usurato basta allargare con una pinza la fascetta elastica. Meglio smontare prima la pompa di scarico.
  3. Si sostituisce il tubo di scarico di gomma rigida con un modello flessibile: offre una durata superiore ed è più maneggevole.
  4. La guarnizione di gomma dura del tubo di mandata, se usurata, provoca perdite.
  5. Infine occorre stringere le fascette sui tubi di mandata e scarico.

Scopri com’è strutturato l’impianto di scarico

La cinghia della lavatrice

cinghia

La cinghia trasmette la rotazione del motore al cestello, attraverso la puleggia. È fatta di gomma telata, a sezione trapezoidale; per sostituirla si devono individuare i numeri di codice che ne definiscono le caratteristiche, stampati sul lato esterno della cinghia stessa.  Si allenta il dado che permette di mettere in tensione la cinghia e, dopo aver montato quella nuova, la si riporta in tensione spingendo il motore verso il basso, controllando che non sia troppo tesa o troppo lasca.

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Lavatrice che puzza – pulire filtro lavatrice

controllo filtri

Il compito del filtro è di trattenere tutti i residui solidi che possono essere mescolati all’acqua di scarico. Infatti, se il filtro è sporco o intasato può causare perdite d’acqua o, peggio, la rottura della pompa di scarico o puzze indesiderate. Ecco perché la pulizia del filtro è una fase importantissima della manutenzione della lavatrice.

Il filtro si trova nella parte frontale della lavatrice, in basso. Lo si smonta svitandolo ed estraendolo dalla sua sede. Una errata pulizia filtro lavatrice è una delle principali causa del fatto che la lavatrice perde acqua

Come pulire il filtro della lavatrice?

  1. Ogni dieci-venti lavaggi si estrae il filtro per rimuovere incrostazioni, sabbia, pelucchi, ecc. Bisogna controllare anche che nella sede del filtro non si siano fermati corpi estranei, come monete, bottoni, ecc. La loro presenza potrebbe impedire il regolare deflusso dell’acqua verso la pompa, sforzandola e danneggiandola.
  2. La pulizia della reticella si fa immergendola in una bacinella d’acqua, rimuovendo i residui solidi con un pennellino o una spazzola morbida e sciacquando abbondantemente.
  3. Un secondo filtrino è posto in genere all’altra estremità del tubo di adduzione dell’acqua che si innesta nella lavatrice.

Manutenzione lavatrice preventiva

Oltre agli interventi di riparazione e pulizia ordinaria, è utile mettere in pratica una manutenzione lavatrice preventiva. Questo approccio riduce l’usura dei componenti e prolunga la vita dell’elettrodomestico. Un’attenzione particolare andrebbe posta a:

  • Utilizzare sempre il giusto dosaggio di detersivo per evitare residui e incrostazioni
  • Effettuare periodicamente un lavaggio a vuoto con prodotto anticalcare
  • Lasciare l’oblò aperto dopo i lavaggi per favorire l’asciugatura interna ed evitare muffe

Frequenza delle operazioni di manutenzione

La periodicità delle operazioni di manutenzione lavatrice dipende dalla durezza dell’acqua e dalla frequenza di utilizzo. Un controllo mensile delle guarnizioni e una pulizia del filtro ogni 15-20 lavaggi sono buone pratiche per mantenere l’efficienza. In questo modo si riducono le probabilità di guasti improvvisi e si mantiene costante la qualità del lavaggio.

manutenzione lavatrice

Errori comuni da evitare

Una parte importante della cura della lavatrice è prevenire comportamenti che ne compromettano l’efficienza. Tra gli errori più frequenti da evitare:

  • Sovraccaricare il cestello
  • Usare una quantità eccessiva di detersivo
  • Ignorare piccole perdite iniziali
  • Trascurare la pulizia della vaschetta del detersivo

Quando è meglio chiamare un tecnico

Non tutti i problemi si risolvono con interventi casalinghi. Se la lavatrice emette rumori metallici persistenti, il cestello non gira, l’acqua non entra o non scarica nonostante la pulizia dei filtri, o se compaiono messaggi di errore, è consigliabile rivolgersi a un tecnico qualificato. Un intervento professionale evita di aggravare il guasto e garantisce una diagnosi accurata.

manutenzione lavatrice

Prodotti utili per la manutenzione

Per una manutenzione lavatrice efficace si possono usare prodotti specifici che aiutano a preservarne l’efficienza:

  • Decalcificanti in polvere o liquidi
  • Spray igienizzanti per guarnizioni
  • Pulitori per vaschette del detersivo
  • Filtri anticalcare da applicare al tubo di carico

Manutenzione lavatrice e risparmio energetico

Una lavatrice ben mantenuta non solo dura di più, ma consuma meno energia e acqua. La rimozione periodica del calcare, la pulizia dei filtri e il controllo dello stato delle guarnizioni riducono i tempi di lavaggio e migliorano l’efficienza energetica, contribuendo anche a un minor impatto ambientale.

manutenzione lavatrice

Concludendo, effettuare una manutenzione lavatrice accurata è un investimento sulla durata e sulle prestazioni dell’elettrodomestico. Dalla pulizia periodica ai controlli preventivi, ogni intervento contribuisce a evitare spese di riparazione e a garantire lavaggi sempre impeccabili.

Negozio di Natale: una festa per cinque sensi

Tratto da “Casastile n.437 – Settembre 2025″

Autore: Nicla de Carolis

Questo numero, come vedrete, è una parata di prodotti pensati per le vendite del Natale, declinati per sottolineare l’affinità con quattro dei nostri sensi: olfatto, vista, udito, tatto. Proposte in grado di soddisfare tutte le richieste di oggetti belli che ci portino a sognare nel momento dell’anno in cui tutti abbiamo bisogno di fare regali speciali alle persone che amiamo. Contenitori di profumi d’ambiente che sono anche oggetti preziosi come il “barattolo“ di Fornasetti, piatti, tintinnanti bicchieri e posate, una gioia per la vista e udito, rallegrati dal rosso e dall’oro, e i decori in rilievo su fini porcellane, i tappeti in 3D, il velo per schermare la luce di una lampada, scolpito addirittura nel marmo, il tutto unico da toccare.
I prodotti selezionati per questo numero offrono una varietà notevole di novità adeguata a soddisfare l’assortimento del periodo che è, per numero di vendite, il più importante dell’anno.
Penso però che questo fil rouge, olfatto, udito, vista, tatto possa essere la ricetta giusta anche per preparare in maniera esclusiva gli ambienti del negozio in questo periodo e avvolgere il cliente in un’atmosfera rilassante che renda speciale anche il momento dell’acquisto dei regali. Le sensazioni olfattive sono la prima cosa che percepisce il nostro cervello e un profumo gradevole, forse legato ai ricordi di quando eravamo piccoli, aiuta a staccare dal quotidiano; quindi profumare il negozio con fragranze associate al Natale come le agrumate, quelle ai chiodi di garofano e cannella, al pino, alle resine, può sicuramente essere un primo passo.
Un sottofondo di musica classica natalizia è indispensabile per introdurre in una dimensione accogliente e ovattata che estranei dalla troppa razionalità. Si passa poi all’illuminazione esterna ed interna, modulata di chiaroscuri, a cui vanno aggiunte decorazioni di luci sobrie e calde che invitano a entrare, valorizzano i prodotti in esposizione e gratificano la vista. In questo delizioso insieme non può mancare il contatto con materiali piacevoli a partire da terra, attraverso morbidi tappeti o moquette, più qualche seduta con cuscini dai tessuti irresistibili al tatto. Ai clienti che vi si accomoderanno, tra un acquisto e l’altro, potremo offrire anche qualche biscottino o una fetta di buon panettone che andrà a soddisfare il piacere dato dal quinto senso, il gusto, rendendo l’esperienza di questo shopping qualcosa di ancor più dolce!

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