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Max system color | Cambiar colore senza macchia

Fare bene, presto e senza sporcare! Questo è garantito dal kit Max System Color, un’attrezzatura completa per dipingere pareti e soffitti in cui ogni dettaglio è attentamente studiato per risultati eccellenti senza schizzi, colature e gocciolamenti

Pitturare a rullo è semplice, rapido, persino divertente. Ridando il colore alle pareti, l’ambiente si rinnova profondamente, restituendo subito una grande sensazione di pulizia e di “nuovo”; ancor maggiore è l’effetto se si cambiano radicalmente le tinte, cosa capace di incidere positivamente anche sull’umore e la dinamica di vita dei residenti. L’unica stonatura con tutta questa positività è il pericolo (quasi certezza) di sporcare i pavimenti e i mobili, solitamente accatastati a centro stanza, con schizzi e sgocciolamenti.

Il kit Max System Color è un set completo di attrezzi capaci di semplificare ulteriormente la stesura a rullo del colore adatto sia per chi è già capace sia per il neofita. Gli elementi che compongono il kit Max System Color sono coordinati e apportano ognuno un vantaggio nell’utilizzo: il sistema a doppio rullo garantisce una resa perfetta e uniforme della stesura, mentre la scocca che lo racchiude impedisce macchie e sgocciolamenti. Analogo principio è applicato sull’altro doppio rullo, espressamente conformato per trattare gli angoli.

Il contenitore della pittura ha una valvola dosatrice brevettata che permette di erogare volta per volta la giusta quantità di colore; la vaschetta è fatta in modo da permettere che si impregni solo il rullo anteriore e nel modo corretto. Come risultato si ha la bassa probabilità di sporcare, quindi si può coprire il pavimento in modo sommario, senza minuziose e pedanti sessioni di mascheratura.

kit max system color

Il kit Max System Color, costituito da sistema a doppio rullo per pareti e soffitti, secchio con valvola dosatrice, vaschetta di impregnazione, costa euro 55,00. Max System Corner, sistema a doppio rullo per angoli, opzionale, costa euro 35,00

Il kit Max system color è rapido ed efficace

pitturare a rullo

  1. premendo con l’attrezzo la valvola dosatrice del secchio, la pittura entra nella vaschetta e il rullo anteriore si imbeve bene. Si inizia sempre a colorare gli angoli: il rullo anteriore cede molto prodotto, mentre quello posteriore, meno intriso, distribuisce e raccoglie l’eccedenza del primo.
  2. anche nella doppia rulliera larga i due elementi contenuti sono diversi, ma in questo caso hanno stessa larghezza e differente diametro. Quello anteriore è più grosso e ha capacità di raccogliere molto colore. La vaschetta è conformata appositamente per dare appoggio laterale alla scocca della rulliera; dato il diverso diametro dei due rulli, scorrendo avanti e indietro, solo quello grande raccoglie la pittura, mentre il secondo non arriva a lambirla. Al passaggio sulle pareti, il rullo grosso cede colore mentre quello piccolo raccoglie l’eccedenza e uniforma la stesura, limitando le possibili colature.

Guarda il video di max system color

Installazione di una lampada fotovoltaica

Installare una lampada fotovoltaica senza bisogno di improvvisarsi elettricisti richiede un paio d’ore di lavoro e si ha la certezza di avere la luce quando serve, senza costi aggiuntivi.

Può capitare infatti, dopo il tramonto, di aver bisogno di rovistare nel capanno degli attrezzi fai da te alla ricerca di un utensile o di varia minuteria. Significa partire con una torcia elettrica ed essere comunque limitati nel compito, con una mano già impegnata… se la batteria non ci lascia al buio.

FACILE, EFFICACE, RISOLUTIVO
Il kit illustrato della lampada fotovoltaica è funzionale per piccole strutture (300×300 cm) ed assicura un’ora di autonomia luminosa ad ogni ricarica, ma se ne trovano nei centri bricolage anche per strutture medio-grandi, come gazebo e carport, con doppie luci e 6 ore di autonomia. Dopo il montaggio della lampada fotovoltaica e del pannello solare, anche se la batteria dispone di un minimo di carica, non si deve accendere la luce per 24 ore. La lampada fotovoltaica a basso consumo da 7 W fornisce una luce pari ad una comune lampadina ad incandescenza da 45 W.

installazione cassetta per lampada fotovoltaica

    1. Tolto il coperchio che chiude la centralina si scollega la batteria per estrarla e si appoggia il contenitore a parete per copiare la posizione dei fori di fissaggio.
    2. I cavi non possono essere prolungati, pertanto occorre verificare che la posizione scelta permetta il collegamento alla lampada ed al pannello fotovoltaico.
    3. In base alla natura del supporto si fissa la centralina con viti o tasselli; l’interruttore è già montato al corpo del contenitore che racchiude la batteria.
    4. I cavi elettrici sono provvisti di connettori isolati: è importante che il cavo bianco (o rosso) vada inserito sul positivo della batteria e quello marrone (o nero) sul negativo.
    5. Terminato il fissaggio si richiude la centralina montando il coperchio; l’interruttore deve sempre rimanere in OFF per consentire alla batteria di ricaricarsi.
    6. La plafoniera è gia collegata elettricamente all’interruttore. Valutando la lunghezza del cavo ed il percorso da seguire, la si fissa con viti in posizione opportuna

 

IL POSIZIONAMENTO DEL PANNELLO

pannello lampada fotovoltaicaposizionamento del pannello lampada fotovoltaica

Il pannello va collegato nel punto ben raggiunto dalla luce solare, orientato a Sud ed inclinato di circa 30°, tenendo conto di eventuali ostacoli che possono creare zone d’ombra durante la giornata. Il cavo d’ingresso della centralina va collegato al pannello fotovoltaico che, captando i raggi solari, carica la batteria

Come costruire un violino | Dossier completo passo-passo con illustrazioni

La costruzione di un violino rappresenta la più alta rappresentazione delle lavorazione del legno, cui ci sia arriva solo attraverso una vita dedicata ad essa

Perché mai ci si dovrebbe porre la domanda di come costruire un violino? Beh… è semplice, perché dietro a tale quesito nella maggior parte dei casi non si cela un bisogno reale, ma più realisticamente l’interesse per scoprire e ammirare le varie fasi di lavorazione del legno che portano alla creazione di un oggetto straordinario, unico, inimitabile. Quindi il quesito di come costruire un violino risponde essenzialmente a un desiderio di curiosità, di interesse per uno strumento per cui l’Italia è famosa in tutto il mondo.

Il violino nella tradizione artigiana italiana

La più alta tradizione artigiana italiana, quella che ha visto i laboratori di liutai di Cremona come Antonio Stradivari, Andrea Amati e Giuseppe Guarneri sfiorare le eccellenze artistiche delle botteghe dei pittori e degli scultori di prima grandezza, viene perpetuata oggi da nuove generazioni di liutai e da scuole che insegnano come costruire un violino, la manualità e le competenze di una volta, necessarie per produrre strumenti a corda di fattura superlativa che nessuna macchina moderna sa fare

La liutera: vera forma d’arte

La costruzione di un violino, così come per tutti gli di strumenti a corda è uno dei lavori più specializzati cui si possa dedicare l’amante del legno; è una vera e propria arte con un suo nome particolare: liuteria. Un’arte che unisce diverse difficoltà, dato che richiede alti livelli di competenza tecnica, conoscenza dei legni, capacità manuali, lunga esperienza, amore viscerale per il lavoro che si svolge e, non ultimo, che il prodotto finito non sia solo perfetto a vedersi, ma sia dotato anche di ottima intonazione, suonabilità e magnifica emissione sonora.

L’eccellenza italiana nella costruzione dei violini

L’Italia, manco a dirlo, è uno dei Paesi di più alta tradizione nella storia di come costruire un violino; i motivi sono storici e hanno radice nella grandezza toccata dalla nostra terra, feconda di artigiani fuoriclasse nel periodo tra il XVI e il XVIII secolo; veri e propri artisti, perché i loro prodotti sono diventati capolavori. I nomi Amati, Stradivari, Guarneri del Gesù (Cremona) oppure Gasparo da Salò e Giovanni Paolo Maggini (Brescia) sono famosi in tutto il mondo. Nonostante oggi sia una realtà la costruzione di strumenti di liuteria alla catena di montaggio della grande industria, con il notevole risparmio sui costi della produzione seriale, la liuteria rimane una delle poche arti a preservare la tradizionale lavorazione manuale per la produzione di strumenti di alto livello.

Cremona nella storia del violino

A Cremona c’è un’alta concentrazione di laboratori di liuteria ed esistono scuole dove si segue un rigoroso percorso didattico per imparare l’arte liutaia con approccio artigiano. Se un tempo nella bottega del liutaio si entrava da garzoni e si imparava il mestiere nel corso degli anni, oggi si tende a concentrare in un periodo più contenuto l’apprendimento per poi raggiungere l’eccellenza con il lavoro in bottega e la passione. Famoso in tutto il mondo il museo del violino Cremona.

Parti del violino

parti del violino

Nel caso dei violini sono molto utilizzate forme che riprendono i modelli storici di Stradivari, Guarneri e Amati. Ogni liutaio si costruisce e conserva le speciali dime da cui partire per dare forma agli strumenti.

Come costruire un violino – La costruzione della cassa

1 – Per capire come costruire un violino si inizia dalla fascia perimetrale, formata da 6 strisce di legno spesse da 1 a 1,5 mm, della stessa essenza del fondo. Queste strisce, nel punto in cui si congiungono, vanno rinforzate con altrettanti blocchetti di legno dolce, detti zocchetti, che, per prima cosa, vanno fissati alla dima con adesivo che permetta poi di staccarli agevolmente.

sgorbia costruzione violino

2 – Gli zocchetti vanno conformati per riprodurre la forma del modello in quello specifico punto. Questi elementi non sono orientati a caso: dato che al termine lo zocchetto va staccato della dima, mentre dovrà mantenere la massima adesione con le fasce, il suo orientamento è valutato dal liutaio in modo che verso le fasce sia esposta la fibratura più favorevole alla tenuta della colla.

3 –  La fase più delicata è la piegatura delle fasce che devono formare la C. Si usa la piegatura a caldo adattando il pezzo al modello scelto per l’occasione.

4 –  La fascia piegata si mette in posizione sulla dima e si incolla alle facce dei due zocchetti di riferimento. Per bloccarla si usano anelli di acciaio armonico che fanno da strettoi, esercitando forza sugli zocchetti e su altri blocchetti di legno dolce conformati appositamente.

come si costruisce un violino

5 – Completato tutto il perimetro unendo le fasce, si aggiungono le controfasce, listelli di legno, anch’essi piegati a caldo, che vanno incollati sui bordi delle fasce per rinforzarle e per aumentare la superficie di incollaggio con il fondo e con il top dello strumento.

6 –  Di solito, il fondo è costituito dall’unione di due tavole ricavate dallo stesso pezzo tagliato lungo lo spessore e incollate in testa a vena invertita. Centrando sul pannello ottenuto la dima con le fasce montate precedentemente, si traccia il perimetro corretto del fondo, per il taglio.

7 –  Il fondo si taglia con una sega ad arco qualunque che permetta di seguire con una certa precisione la tracciatura, ma stando leggermente abbondanti, esternamente alla linea.

bombatura fondo violino

8 –  Il pannello di legno del fondo è spesso perché se ne deve ricavare la classica bombatura rimuovendo materiale in eccesso su un lato e sull’altro (stessa cosa avviene per il top). Si inizia con la sgorbia, sgrossando la parte che resterà all’esterno, ovvero quella convessa, poi si passa a quella interna, concava.

9 –  La rasiera permette di uniformare i solchi fatti con la sgorbia uniformando la superficie e poi di “calibrare” lo spessore nel modo più progressivo, perché può asportare anche spessori sottilissimi a ogni passaggio.

10 – Completato il fondo, si procede allo stesso modo per il top. Su quest’ultimo vanno realizzate le aperture a “f”, la cui forma è caratteristica per ogni liutaio; per il posizionamento e per tracciarne i contorni, anche in questo caso si usano particolari dime.

11 –  Le aperture si tagliano con un seghetto da traforo, ma i bordi si rifiniscono con coltelli affilatissimi.

12 –  All’interno del top si incolla la “catena”, un listello di legno messo in posizione leggermente disassata, verso le corde di maggior spessore.

13 – Fondo, fascia perimetrale e top si incollano e si mettono in pressione fra loro con una serie di morsetti fatti apposta per applicare la forza dove serve in questo caso.

14 – Per inserire il filetto decorativo si deve fare prima uno scavo parallelo al bordo, usando un apposito truschino che, invece di marcare, incide. Incollato il filetto, si rimuove l’eccedenza lasciando nel contempo che il bordo dello strumento risulti in rilievo.

15 – L’arrotondamento del bordo è fatto con estrema cura usando anche lime rotonde molto fini.

Come realizzare le volute del riccio di un violino

1 – Anche per iniziare la realizzazione del riccio o chiocciola, che fa un tutt’uno con il manico, si segue lo schema preciso di una dima con la quale si traccia la sagoma su un blocco unico di acero. I fori presenti sulla dima indicano i rilevi delle volute a spirale che caratterizzano la testa del riccio.

come fare riccio violino

2 – Dopo le operazioni di taglio si passa alla sgrossatura con la quale riccio e manico iniziano a prendere forma; man mano che si procede si devono usare strumenti da taglio sempre più leggeri e aumenta la cura dei dettagli. Notare che per fare forza il pezzo è tenuto saldamente sul bancone, ma sotto c’è un morbido e pulitissimo panno.

3 – Fatta la cassetta per i piroli e completata la lisciatura delle volute del riccio con piccole rasiere, si incolla la tastiera sul manico. La tastiera solitamente è un pezzo d’ebano, come tutte le altre parti del violino sottoposte a maggior usura (cordiera, piroli, mentoniera).

4 – La sede dei piroli nella cassetta va perfezionata con uno strumento apposito, che allarga la coppia di fori, in cui va a fare tenuta un singolo pirolo, con una conicità corrispondente a quella dei piroli stessi. Due si inseriscono da un lato e due dall’altro in modo che le chiavi non vadano a interferire fra loro girandole per tendere le corde e accordare lo strumento.

Rifiniture e verniciatura del violino

1 – La finitura dello strumento inizia con la stesura di un fondo di metasilicato sodico o potassico, che “inossa” il legno rendendolo più duro.

verniciatura violino

2 – Seguono vari passaggi: per la verniciatura di un violino si possono fare anche 40 passate consecutive di gommalacca preparata con resine vegetali e animali sciolte in alcool etilico e colorate con pigmenti naturali. Ogni passata va intercalata da una levigatura leggera, a vernice perfettamente asciutta. L’ultima mano va levigata con un tampone imbevuto d’olio paglierino e intriso di polvere abrasiva finissima.

3 – Per la coloritura delle zone difficili si usano piccoli artifici come i tamponcini fissati su steli, con i quali si lavora anche nei punti quasi inaccessibili.

4 – Ci sono particolari che i liutai, oggi, non costruiscono più personalmente, come per esempio la cordiera di ebano (che può anche essere di bosso o di palissandro) e il ponticello di acero. Quest’ultimo, però, necessita di un adattamento per assumere con precisione la curvatura impressa dal liutaio al top dello strumento, cui il ponticello deve aderire perfettamente.

come accordare il violino

5 – Con il montaggio delle corde e l’accordatura del violino lo strumento diventa finalmente “sonoro” e si può ascoltare la sua voce, rendendosi conto del risultato, frutto di tanto lavoro (circa 220 ore di mani esperte). Per ottenere il risultato voluto e determinati standard qualitativi, l’esperienza vuol dire molto, ma va anche considerato che ogni strumento debba essere unico e irripetibile, sia nell’aspetto sia nella sonorità.

Alcuni link utili per capire meglio il “mondo” del violino

Consigli per l’acquisto di un violino a basso prezzo per imparare a suonare

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Morsa da banco fai da te in acciaio | Come costruirla con materiale di recupero

La morsa da banco è uno dei più comuni e indispensabili utensili da lavoro. Ecco come costruito da zero con avanzi di altri lavori utilizzando solo una mola con disco da taglio, una saldatrice a filo continuo e un trapano

La morsa da banco, in tutte le sue interpretazioni, è uno strumento fondamentale per qualsiasi lavoro che richieda di mantenere saldamente bloccato un pezzo durante le più svariate lavorazioni: più il lavoro è “pesante”, più la morsa deve essere strutturata in modo da garantire forza di serraggio e resistenza alle sollecitazioni. Naturalmente, anche il sistema di fissaggio al supporto e il supporto stesso devono essere commisurati al suo utilizzo.

Come progettare una morsa da banco fai da te

progetto morsa da banco

Avendo a disposizione diversi avanzi di semilavorati in ferro e acciaio, il nostro lettore Aureo Graca Machado ha pensato di costruirne una morsa da banco fai da te per i suoi lavori: un modello simile di tipo commerciale ha indubbiamente costo superiore alla maggior parte delle morse per uso hobbistico. Progettare una morsa da banco fai da te di questo tipo è meno semplice di quanto sembra: ogni pezzo che lo compone deve essere dimensionato e collegato agli altri in modo da garantire resistenza a forze di diverso genere, ma il nostro lettore sembra conoscere bene la materia ed essere a suo agio anche nella saldatura a filo continuo.

Come costruire una morsa da banco

cosa serve per costruire una morsa da banco

1 – Tutti i pezzi che compongono la morsa sono ricavati da materiale di recupero. Il manubrio è costituito da un tondino di acciaio inox Ø 16×240 mm con alle estremità dadi da 20 mm; gli stessi sono utilizzati anche per la testa della vite di manovra, rappresentata da una barra filettata Ø 20×340 mm.

morsa da banco fai da te

2 – Per dare un’idea delle proporzioni, la piastra di fissaggio al banco è realizzata a partire da una piastra da 210x110x8 mm a cui vengono asportati agli angoli frontali due pezzi profondi 30 mm e larghi 20 mm; le ganasce e il cannotto su cui è fissata la ganascia mobile sono ricavati da tubolare 60×60 mm con lunghezze rispettivamente di 350 e 160 mm.

saldare a filo continuo

3 –  Alla piastra di base si saldano due piastrine laterali, frontalmente, in cui sono aperti i fori per il fissaggio al banco; altri due fori vengono praticati lungo il lato posteriore.

Consigli per l’acquisto di una morsa da banco

Levigatrici BLACK+DECKER | Recensione modelli KA199 e KA2000

Abbiamo testato “sul campo” le levigatrici BLACK+DECKER KA199 E KA2000, mettendone in luce peculiarità, differenze e finalità d’uso. Ecco il nostro responso

Prima di parlare nello specifico delle levigatrici Black+Decker premettiamo che ci sono delle valutazioni che vanno sempre fatte sull’oggetto che si sta per levigare, che servono sicuramente per decidere quale sia la carta abrasiva più adatta all’occasione, ma anche se sia più indicata una levigatrice orbitale oppure una rotorbitale.

Differenza tra le levigatrici BLACK+DECKER KA199 e KA2000

La levigatrice orbitale KA 2000 ha la piastra che effettua un movimento rotatorio attorno all’asse verticale, mentre la levigatrice rotorbitale KA199 unisce al movimento orbitale anche una vera e propria rotazione della piastra. Il vantaggio della prima è che la piastra può avere diverse forme (rettangolare, quadrata e a delta), adattandosi perfettamente a lavorare negli angoli e, con elementi aggiuntivi, anche nei punti difficilmente accessibili (fra le stecche delle persiane); inoltre la sua azione è facilmente gestibile, essendo più delicata. La levigatrice rotorbitale KA199 può avere soltanto la piastra rotonda, ma l’unione dei due movimenti sviluppa una potenza di levigatura enormemente più elevata, permettendo di procedere veloci sulle ampie superfici; inoltre l’unione di due movimenti impedisce la formazione dei classici segni circolari che restano sulle superfici, specialmente quelle dure, usando le orbitali. Entrambe hanno la piastra con attacco a velcro per la carta abrasiva; quella orbitale può averlo anche a molla.

levigatrici black+decker
  • Levigatrice rotorbitale KA199: Il doppio movimento della levigatrice permette di lavorare le superfici senza lasciare segni, ottenendo rifiniture di alta qualità. La rimozione del materiale è molto rapida e il lavoro si completa in fretta e senza sforzi grazie anche a numerose aree gommate di impugnatura (superiore, laterale e sul corpo). Sacchetto raccoglipolvere filtrante, per un’area di lavoro più pulita. Sistema di attacco carta a velcro; in dotazione un foglio abrasivo a lunga durata. Potenza 240 W, velocità a vuoto 14.000 giri/min, diametro orbite 3 mm, diametro platorello 125 mm, lunghezza cavo 2 m, freno. Costa euro 59,95.
  • Levigatrice orbitale a delta KA2000: Levigatrice orbitale con piastra a delta (Mouse®) la cui punta raggiunge bene gli angoli a 90°, con possibilità di montare il puntale aggiuntivo di levigatura dettagli. Ottimo controllo grazie al design compatto e alle 3 aree di impugnatura gommate, contenitore con sistema a microfiltri per la raccolta della polvere. In dotazione 3 fogli di speciale carta abrasiva (+ 2 fogli per il puntale) che dura fino a 4 volte di più rispetto alla carta standard; confezione in borsa morbida. Potenza 120 W, velocità a vuoto 14.000 giri/min, diametro orbite 2 mm, lunghezza cavo 2 m. Costa euro 49,95.

Levigatrici BLACK+DECKER nei dettagli – Orbitale a delta KA2000

sistema a microfiltri black+decker

1 –  Molto efficace il cassetto di aspirazione polvere con sistema a microfiltri, che cattura anche le particelle più minuscole. L’innesto del cassetto è a pressione, con o-ring di gomma che lo trattiene e impedisce alle polveri di fuoriuscire.

2 – Tolto l’intero corpo filtrante, si svuota separando i due gusci che lo compongono.

3 – 4 Per applicare il puntale aggiuntivo in dotazione, va tolta e poi rimessa la vite che blocca il tassello di punta romboidale della piastra.

5 – Sia il tassello sia il puntale hanno due scontri che si innestano in spazi della piastra, atti a rendere molto solida la loro giunzione; cosa necessaria visto che la punta è la zona solitamente più sollecitata della piastra.

6 –  L’attacco per la carta abrasiva fa affidamento sul velcro, molto comune e molto comodo per una sostituzione rapida del foglio consumato.

7 – L’avviamento della levigatrice avviene tramite il pulsante a scorrimento posto sul dorso dell’impugnatura.

Leggi la scheda tecnica sul sito BLACK+DECKER

Levigatrici BLACK+DECKER nei dettagli – Rotorbitale KA 199

  1. Il sistema di filtraggio

    Il sistema di filtraggio della KA199 ha un corpo filtrante che si estende posteriormente al suo raccordo di plastica che si innesta nel tubo di uscita delle polveri. Il blocco/sblocco avviene con sistema a baionetta.

  2. Piastra a velcro forata

    La piastra con sistema a velcro ha i classici fori, che deve avere anche la carta abrasiva, per l’aspirazione delle polveri; ma non quella ad alto rendimento, in dotazione, che è formata da un reticolo in cui l’aria passa liberamente.

  3. Sistema di avviamento dietro l’impugnatura

    Il sistema di avviamento della macchina è direttamente collegato a un’ampia porzione dell’impugnatura, sotto la quale è situato un interruttore a molla. Con la spina scollegata dall’alimentazione, se si preme il dorso, si avverte il clik di intervento dell’interruttore.

  4. Pulsanti di blocco/sblocco

    La macchina, tuttavia, ha anche un altro interruttore di blocco/sblocco, con una duplice funzione: una è quella di impedire l’accensione involontaria della macchina, nel caso si prema inavvertitamente il dorso, con la spina inserita; l’altra è quella di bloccare accesa la macchina durante le sessioni di lavoro più lunghe.

  5. Impugnatura della levigatrice

    La levigatrice va avviata impugnandola in questo modo, senza toccare la superficie da lavorare, ma avvicinandosi a essa quando ha raggiunto la velocità massima; mai applicare eccessiva forza in appoggio.

Leggi la scheda tecnica sul sito BLACK+DECKER

Borsa morbida per il trasporto delle levigatrici BLACK+DECKER

borsa portalevigatrici

La borsa morbida per il trasporto della levigatrice è un’ottima soluzione per raccogliere elettroutensile, accessori e carta abrasiva in un unico contenitore e portare, come si suol dire, “in cantiere” tutto ciò che serve. Questo tipo di borsa si apprezza soprattutto per la praticità e rapidità con cui si ripone ogni cosa al suo interno, senza dover avvolgere perfettamente il filo tutte le volte, come necessario per chiudere le valigette rigide.

Conclusioni

In conclusione possiamo dire che con le levigatrici BLACK+DECKER ortbitale e rotorbitale si ottiene un identico risultato, usando carta abrasiva con stesse caratteristiche, ma quello che fa una, l’altra non è in grado di farlo. Quindi, sono necessarie entrambe.

Incastro a tenone e mortasa

L’incastro a tenone e mortasa è il classico incastro maschio-femmina per giunzioni solide e portanti

Quando il falegname ha a che fare con strutture da unire solidamente senza l’uso di chiodi, viti o cavicchi, l’incastro a tenone e mortasa è l’unico sistema davvero utilizzabile in sicurezza di tenuta.

Esistono molti modi per eseguire un incastro a tenone e mortasa: il più semplice e classico prevede l’uso di attrezzi comuni come il seghetto a dorso, lo scalpello e la raspa; un truschino e una matita sono necessari per tracciare le linee di taglio.

Di solito questo l’incastro a tenone e mortasa si ottiene per unire montante e traversa di un telaio: quindi la mortasa è ricavata nel montate e il tenone nella traversa. In ogni caso si sta parlando di uno dei più classici tra gli incastri in legno

La mortasa

Prima di iniziare un lavoro, dobbiamo eseguire la tracciatura delle linee di taglio: si parte dalla mortasa, dopo aver squadrato e allineato gli spigoli della tavola o del listello.

Tracciate le linee trasversali con la squadra a cappello (ha un lato di spessore maggiore dell’altro con cui si appoggia e scorre lungo il listello da tracciare), segniamo quelle longitudinali, nel senso della fibra del legno, con il truschino.

Eseguiamo tre o quattro fori di riferimento con un trapano e una punta di diametro uguale alla larghezza della mortasa per facilitare la successiva operazione di scavo con scalpello.

Possiamo realizzare delle mortase anche costruendo una mortasatrice fai da te.

Il tenone

Si usano sempre squadra a cappello, matita e truschino: dopo aver tracciato le linee che dividono lo spessore della traversa in tre parti uguali e quelle che indicano la lunghezza del tenone (serve una squadra), si stringe il pezzo in morsa per eseguire il taglio con la sega a dorso.

Si comincia a tagliare lungo le due linee longitudinali, mantenendo il pezzo leggermente obliquo; quando si è raggiunta la profondità voluta si continua con i due tagli trasversali che creano la spalla del tenone (devono essere ben in squadra con le facce) asportando un pezzo di legno per parte.

Lavorando lungo vena, durante il taglio, facciamo attenzione alle fibre del legno che possono far deviare la lama. Restringiamo il tenone anche lateralmente, asportando una piccola parte di materiale sempre con il seghetto; rifiniamo con la raspa.

Proviamo diverse volte il pezzo nella mortasa apportando gli aggiustamenti necessari o con lo scalpello o semplicemente con la carta vetrata.

Incastro a tenone e mortasa a mano

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  1. Per realizzare tenoni e mortase a mano Eseguiamo una leggera bisellatura degli spigoli con scalpello o carta vetrata in modo da facilitare l’ingresso del tenone; il suo spessore deve essere pari a un terzo dello spessore del pezzo da cui si è ricavato.
  2. Un velo di colla vinilica rende ancora più solida la giunzione che, molte volte, come nel caso della gamba di un tavolo con i fascioni laterali, ha carattere portante ed è sottoposta a sforzi.
  3. Il tenone deve entrare nella mortasa senza ballarvi dentro, ma non deve neanche forzare troppo, con il rischio di fendere la mortasa; in teoria, non dovrebbe occorrere neanche la colla, se l’incastro è perfetto!

Incastro a tenone e mortasa con la combinata

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  1. quando una realizzazione richiede molte unioni con mortase e tenoni che, fatte a mano, ci impegnerebbero ore e ore di lavoro faticoso, la combinata ci viene in aiuto. Una precisa impostazione delle guide e degli attrezzi ci permette di ottenerli, tutti uguali e perfetti, in poco tempo. Poniamo che sul capo dei listelli orizzontali dei due telai, sezione 30×40 mm, di piatto, si voglia ricavare un tenone lungo e largo 40 mm e spesso 16. Trenta meno 16 fa 14 che diviso 2 fa 7. Solleviamo la lama della circolare di 7 mm rispetto all’altezza del carrello e mettiamo la guida parallela a 40 mm dalla faccia opposta della sega. Montati i listelli sul carrello col capo poggiato contro la guida parallela, li incidiamo di traverso.
  2. montiamo sull’albero della toupie una lama da circolare o una fresa a disco
  3. con una sola passata per lato di sega o qualcuna di più di fresa realizziamo il tenone.
  4. alzando il pianetto della mortasatrice fino a che la punta Ø 16 mm corrisponda al tenone poggiatovi accanto e regolando la corsa laterale a 40 mm, apriamo la mortasa. Le facce strette sono arrotondate in modo da calzare bene.

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Tracciare e scavare una mortasa di precisione

tenone e mortasa

  1. una mortasa precisa e funzionale può anche essere realizzata senza attrezzature particolari: si tratta in primo luogo di individuare la mezzeria del pezzo (molto comodo il truschino) e di tracciare i confini della scanalatura da creare: il truschino va passato in modo da lasciare una traccia ben evidente.
  2. servendosi del trapano montato sulla colonna si praticano alcuni fori: i due esterni devono coincidere con il limite della mortasa e tutti devono essere allineati sulla mezzeria; in questo caso non serve la punta per mortasare, ma va bene un normale esemplare per legno e ferro. E’ meglio iniziare il lavoro con fori di piccolo diametro.
  3. montiamo il trapano su colonna quando vogliamo ottenere fori precisi, perfettamente ortogonali al pezzo, e magari non passanti; con la colonna, disponendo opportuni scontri che tengono il pezzo sempre nella medesima posizione, effettuiamo con grande precisione e senza bisogno di ripetute tracciature serie identiche di fori su pezzi uguali. Si prosegue con altri fori vicini fino a scavare l’intera superficie della mortasa.
  4. sgrossata la mortasa col trapano, si pareggiano i bordi con uno scalpello da legno, asportando di volta in volta piccole quantità di materiale: si tratta di un lavoro molto delicato, da eseguire quindi con la massima attenzione e sfruttando quanto è possibile la direzione della vena per evitare scheggiature.

Per teste di gambe

incollaggio gamba legno
Una lavorazone banale, come inserire un tenone nella sua mortasa ha bisogno, oltre che degli strumenti per ottenere l’incastro, di un martello in resina e di una raspa per effettuare l’ultimo aggiustamento del tenone.

incastro legno
Anche per fissare le gambe al telaio del tavolo il metodo della linguetta può costituire un’alternativa al sistema a tenone che resta però la soluzione più valida. Occorre, in ogni caso, che il legno in cui si pratica la mortasa abbia una sezione sufficiente: tra le due mortase ortogonali, infatti, il materiale deve garantire una struttura robusta, in grado di resistere agli sforzi di torsione cui è normalmente sottoposto un tavolo.

Humidor fai da te per sigari

Per mantenere i sigari sempre al giusto grado di umidità costruiamo un humidor fai da te a doppio fondo, che contiene una spugna da mantenere sempre umida

Un diaframma di legno, provvisto di tanti piccoli fori, isola la spugna dall’estremità inferiore dei sigari, collocati nel vano superiore dell’humidor fai da te. Attraverso i fori del diaframma il microclima denso di umidità si diffonde all’interno. L’humidor fai da te è un prisma esagonale realizzato in legno compatto: l’iroko è l’essenza ideale, perché lavorabile con facilità, dalle venature intense, resistente all’umidità.

Per gli stessi motivi, l’assemblaggio dei pezzi deve essere effettuato con colla marina: è bianca, si acquista in polvere, è economica e l’essiccazione si completa in circa 8 ore. Trattandosi di un prisma esagonale, le sei pareti verticali dell’humidor fai da te devono avere i bordi longitudinali tagliati a 30°.Chi desidera accedere con più facilità al doppio fondo e alla spugna, può costruire il contenitore in due pezzi che si uniscono a incastro; la giunzione è a 40 mm dalla base.

Cosa serve:

  •  Un listello di iroko sezione 10×45 mm lungo 1200 mm, da cui ricavare 6 pezzi lunghi 190 mm
  • Un pezzo di compensato marino 200x200x6 mm
  • Colla marina alla cascamite
  • Un pomolo in bronzo con perno filettato
  • Rondella e dado
  • Gommalacca
  • Sega circolare, strettoio a nastro
  • Sega a dorso, trapano con supporto a colonna

Humidor fai da te – Il progetto

progettare humidor

La realizzazione

humidor fai da te

  1. Per tagliare i bordi del listello con un’inclinazione di 30° serriamolo al piano di lavoro. Con la sega circolare, inclinata a 30°, sagomiamo i due bordi longitudinali della tavoletta di iroko.
  2. Dopo avere tagliato in sei pezzi il listello sagomato ai bordi, stendiamo su tutti i bordi inclinati un sottile filo di colla marina. Usiamo un pennello sottile, evitando di creare colature.
  3. Lo strettoio a nastro è adatto per esercitare una pressione uniforme su perimetri di qualsiasi forma. Posizioniamo il nastro al centro del contenitore e mettiamolo in trazione agendo sulla leva.
  4. Usiamo il perimetro esterno di una dima esagonale per tracciare il coperchio del contenitore. Il perimetro interno della stessa dima serve per tracciare il sottocoperchio, il fondo e il diaframma interno.
  5. Sull’esagono che utilizzeremo come diaframma pratichiamo una serie di fori con punta Ø 4 mm. Per un lavoro migliore ci conviene serrare il pezzo nell’apposita morsa per colonna.
  6. La finitura si effettua all’esterno della scatola, perché all’interno odori e sapori di colorante possono influire sul gusto dei sigari. Usiamo allo scopo la gommalacca, che aggiunge una sfumatura ambrata.

Humidor, umidificatore per circa 15 sigari, colore...
  • Dimensioni: larghezza: 23 cm, profondità: 22 cm, altezza: 6 cm.
GERMANUS Humidor Armadietto contenitore per sigari...
  • GERMANUS Humidor Armadietto contenitore per sigari marrone
Germanus - Cristalli per umidificatori Humidor...
  • Germanus, polimeri acrilici in cristalli per umidificatori Humidor.

Tavolo allungabile fai da te con panca

Un tavolo allungabile fai da te dalle linea moderna, insieme alla sua panca, offre abbastanza posto per l’intera famiglia e, all’occorrenza, anche per gli amici

Nelle case più fortunate, quelle dove pranzi e cene con amici e parenti sono molto frequenti, il tavolo da pranzo non ha mai un numero di commensali costante. Il mobile ideale in questi casi è un tavolo allungabile fai da te, da aprire alla bisogna e richiudere con un semplice gesto. Mettiamo anche di voler arricchire la sala da pranzo con un bel legno di noce: non ci resta che mettere mano agli attrezzi e costruircene uno con la propria panca.

Quale legno scegliere per costruire il tavolo allungabile fai da te

La materia prima per il tavolo allungabile fai da te è il lamellare di noce scuro, spessore 26 mm, venduto in larghi pannelli. La forma del tavolo e della panca è la più semplice e lineare possibile, con le gambe a filo del piano per mettere in evidenza il massello che le compone. L’unione di tutti i pezzi è affidata alle lamelle domino, che sono molto robuste e, usando l’apposita fresatrice, anche molto precise.

Per ottenere la prolunga, il tavolo è diviso in due parti collegate da un paio di guide scorrevoli su sfere molto robuste e silenziose. La prolunga normalmente è nascosta sotto il piano e si estrae, a tavolo aperto, ruotandola su di un’asta che fa anche da chiusura di sicurezza per bloccare il movimento del tavolo.

Gli attrezzi necessari per la costruzione sono pochi:

  • un trapano con supporto ortogonale e qualche punta
  • una sega a disco,
  • levigatrice
  • la fresatrice,
  • trapano avvitatore
  • qualche strettoio

Tavolo allungabile fai da te – La prolunga ingegnosa

Tavolo allungabile fai da te, costruire un tavolo, tavolo allungabile

Le guide di alluminio ancorate all’interno dei fianchi del tavolo allungabile fai da te possono scorrere avanti e indietro su piste a sfere. Le due gambe mobili sono munite di ruotine incassate che permettono al tavolo di allungarsi senza strisciare sul pavimento. La prolunga ad ala normalmente riposa piegata in due sotto il piano del tavolino che misura, nella configurazione ristretta, 900×1850 mm. Sfilando di lato le gambe si può ribaltare la prolunga facendola ruotare attorno all’asta che corre sotto il tavolo. I quattro tasselli sporgenti dalla prolunga si inseriscono sotto il piano del tavolo, bloccando insieme le parti. Il tavolo in questa configurazione è diventato 2650 mm di lunghezza.

La costruzione della panca

Tavolo allungabile fai da te, costruire un tavolo, tavolo allungabile

Tavolo allungabile fai da te, costruire un tavolo, tavolo allungabile

 

Cosa occorre per costruire la panca

  • Lamellare noce spesso 26 mm: 12 pezzi (1) da 480×78 mm; 1 pezzo (2) 400×1444 mm; 2 pezzi (3) da 244×78 mm; 1 pezzo (4) da 1440×60 mm; 2 pezzi (5) da 244×60 mm; 4 pezzi (6) da 60×50 mm;
  • Bulloneria: 4 viti M6x60 mm; 4 fondelle per M64 inserti filettati M6;
  • Viti da legno autofilettanti.
  • Colla resistente all’acqua
  • Lamelle domino

Tavolo allungabile fai da te, costruire un tavolo, tavolo allungabile

  1. Facendo scorrere la sega a disco su una guida, si tagliano dodici tavolette da 78×480 mm dal lamellare di noce per costruire le gambe della panca.
  2. Utilizzando colla resistente all’acqua si uniscono a tre a tre le tavolette con un buon numero di morsetti in modo da ottenere quattro travetti a sezione quadrata.
  3. Una volta essiccato l’adesivo, si rimuove la colla debordata passando le superfici con una levigatrice.
  4. Con tavolette lunghe 244 mm montate a “T” (3 e 5) si realizzano i rinforzi che collegano le gambe della panca. Per l’unione è sufficiente un po’ di colla e qualche morsetto.
  5. La giunzione con le gambe è irrobustita dalle lamelle domino, la cui sede si ottiene mortasando le due parti con una speciale fresatrice e inserendo spine di faggio piatte e colla nei fori.
  6. Prima dell’assemblaggio si smussano gli spigoli vivi delle tavole con una leggera passata di fresa.
  7. Molto importante in questo progetto è il rispetto dell’ortogonalità: la precisione dei tagli rende il lavoro di assemblaggio molto semplice, perché si trova perfetta corrispondenza nell’unione dei pezzi controlaterali.
  8. A questo proposito è necessario centrare con la massima precisione il foro sede degli inserti filettati M6 con quello passante nel rinforzo del longherone, dove si infila poi la vite.
  9. Per unire le coppie di gambe alla seduta bastano quindi due sole viti per parte, che vanno a fare salda presa nell’inserto filettato. A garantire l’accoppiamento e la rigidità della panca contribuiscono in modo determinante le quattro lamelle domino, che si inseriscono senza laschi nelle relative sedi.

La struttura del tavolo allungabile fai da te

Tavolo allungabile fai da te, costruire un tavolo, tavolo allungabile

Cosa occorre per realizzare la struttura del tavolo allungabile fai da te:

  • Lamellare noce spesso 26 mm: 16 pezzi (1) da 750×104 mm; 1 pezzo (2) da 900×1642 mm; 2 pezzi (3) da 104×692 mm; 2 pezzi (4) da 800×450 mm; 2 pezzi (5) da 1642×85 mm; 4 pezzi (6) da 692×85 mm; 2 pezzi (7) da 1320×75 mm; 3 pezzi (8, 9 e 10) da 570×75 mm; 1 pezzo (11) da 80×692 mm; 2 pezzi (12) da 85×50 mm; 2 pezzi (13) da 170×70 mm; 3 pezzi (14) da 45×40 mm; 9 pezzi (15) da 75×15 mm;
  • Ferramenta: 2 viti M6x60 mm, 2 rondelle per M6, 2 inserti filettati M6
  • viti da legno autofilettanti
  • 2 guide scorrevoli lunghe 1290 mm
  • 3 cerniere invisibili 50×38 mm (aperte)
  • 2 rotelle
  • 2 piedini in plastica dura
  • chiodi da 40 mm
  • carta abrasiva di varie grane
  • colla resistente all’acqua
  • lamelle domino 10x24x50 mm
  • olio indurente
  • solvente per olio

1

  1. Si costruiscono due blocchetti di montaggio (12) per fornire un solido ancoraggio tra gambe e longheroni. Il foro deve essere perfettamente in squadra e passante.
  2. Per unire solidamente tavola e blocchetto si piantano due chiodi nel longherone (5) e si taglia via la testa con un tronchesino. Si allinea il blocchetto, si spalma la colla e con qualche martellata si fanno aderire i pezzi.
  3. Il comodo morsetto ad eccentrico si occupa di tenere accostate le due parti finché la colla non è asciutta.
  4. Utilizzando un paio di blocchetti da 40 mm come riscontro, si collegano i longheroni sotto il piano del tavolo (2) con il sistema dei chiodini e della colla.
  5. La testa del piano, verso il lato fisso, viene provvista di una serie di mortasature per le lamelle domino che vengono inserite, ma non incollate, per permettere un successivo smontaggio in occasione di traslochi.
  6. Gambe e piano vengono messe insieme provvisoriamente per poter segnare sulla gamba la posizione del foro del blocchetto, quindi si pratica un foro da 10,5 mm per l’alloggiamento dell’inserto filettato di ottone.
  7. L’inserto si avvita nel foro usando una vite M6 e un controdado. I sottili filetti esterni all’inserto affondano nelle pareti del foro e forniscono l’ancoraggio per il longherone.
  8. Si prepara la tavola di supporto che sostiene il peso del piano del tavolo praticando 8 fori da 5 mm.
  9. La tavola di supporto è avvitata sotto la coppia di gambe fisse con quattro viti 4×40 mm.
  10. Usando una fresa forstner e un trapano con supporto ortogonale si pratica un incavo sotto due delle gambe del tavolo.
  11. Gli incavi servono per ospitare una rotellina che facilita l’allungamento dell’estensione del piano. La profondità deve essere tale da far risultare l’altezza delle due gambe identica a quella delle altre due, sotto le quali si applica una coppia di piedini.
  12. La coppia di gambe fisse, con struttura molto simile a quelle della panca, si fissa al piano del tavolo con quattro viti da 4×40 mm.

Il traverso centrale

Tavolo allungabile fai da te, costruire un tavolo, tavolo allungabile

  1. Centrando la punta a 14 mm dal bordo, si pratica un foro da 17 mm nel traverso esterno del telaio mobile (10). Il foro serve per supportare l’estremità del tubo su cui ruota la prolunga a scomparsa.
  2. Dato che le punte da 17 non si trovano in tutti i laboratori, si può forare con una punta da 16 mm alesando poi il foro con una spina tonda su cui si avvolge un pezzo di carta abrasiva grossolana.
  3. Sul traverso interno (9) si procede con la stessa operazione forando e alesando fino al diametro di 17 mm, poi, con una sega a pettine, si taglia il foro fino ad ottenere un’asola aperta che facilita il montaggio della barra di supporto della prolunga.

Il sostegno della prolunga

Tavolo allungabile fai da te, costruire un tavolo, tavolo allungabile

Le guide per l’estensione del tavolo (prodotte da Hettichsono composte da un paio di profilati esterni che si collegano con le parti del tavolo e un componente ad H, nel quale le sfere in solido acciaio scorrono con precisione all’interno di quattro binari, fornendo una stabilità laterale e una scorrevolezza eccellenti anche con carichi elevati.

Queste guide sono disponibili con estrazione parziale, totale e maggiorata. L’asta da 3/8” ha una doppia funzione: grazie alla leva nera può essere manovrata per agganciarsi in un paio di incastri, rappresentati dai lamierini trapezoidali, e bloccare il tavolo in posizione chiusa o aperta. In più fornisce il supporto per la rotazione del piano supplementare ripiegato all’interno del telaio.

Le particolari cerniere a scomparsa consentono il ripiegamento a libro della prolunga e le rotelle consentono il movimento delle gambe senza danni per il pavimento. Infine il grosso angolare fornisce il supporto per lo scivolo di legno (13) che sostiene il piano durante il ripiegamento.

Tavolo allungabile fai da te, costruire un tavolo, tavolo allungabile

  1. Le tavole che formano il telaio mobile sono mortasate per l’inserimento delle lamelle domino. Le due parti lunghe (7) sono forate anche per far passare le viti che assicurano le giunzioni.
  2. I collegamenti con le spine sono spalmati con una giusta quantità di colla che, al momento del serraggio tra i morsetti, deve essere rimossa per non macchiare il legno.
  3. Il telaio mobile completo presenta il foro e l’intaglio per il passaggio del tubo di supporto ed è la componente che mette in collegamento la parte fissa e quella mobile del tavolo.
  4. Si collegano le guide di scorrimento al telaio mobile attraverso una serie di forature laterali. Le parti esterne, invece,  si uniscono al piano tramite l’aletta superiore.
  5. Il tubo viene inserito nel telaio dopo avere smontato con una chiave da 8 mm il pernetto che sporge ad un’estremità.
  6. Sul lato opposto del telaio il tubo è ancorato ad una piastrina che ne impedisce il movimento assiale. La maniglia nera è orientata a 90° rispetto al pernetto.
  7. La parte fissa del tavolo è ormai completa.
  8. Le parti interne delle guide, quelle collegate con il telaio mobile, sono leggermente più basse delle controparti esterne collegate al piano del tavolo in modo da poter scorrere liberamente senza strisciare sul legno.
  9. Per ultimo si unisce il telaio alle gambe munite di ruote inserendo quattro viti 5×40 mm, curando con attenzione la centratura delle due parti e l’allineamento con il piano.

Montare la prolunga

Tavolo allungabile fai da te, costruire un tavolo, tavolo allungabile

Tavolo allungabile fai da te, costruire un tavolo, tavolo allungabile

  1. La prolunga è formata da due tavole (4) che misurano 450×800 mm unite al centro da tre cerniere invisibili. L’incasso che le ospita è costruito con un’ingegnosa mortasatrice casalinga formata da blocchetti di legno di lunghezza tale da far fuoriuscire la punta solo per la profondità della cerniera (dettaglio 2).
  2. I due pannelli si sovrappongono per controllare il perfetto allineamento dei fori. Se le cerniere non dovessero entrare facilmente nei fori occorre mettere mano allo scalpello per i necessari aggiustamenti che evitano dannose sollecitazioni al legno e al metallo.
  3. Si sistema la prolunga in posizione aperta sotto il tavolo capovolto e si allinea con il resto del piano di appoggio lasciando uno spazio libero di un paio di centimetri per parte.
    Poi si fissano le piastrine poste sul tubo alla prolunga con quattro viti da 4×25 mm.
  4. Dopo aver accostato la prolunga al piano si montano i tasselli (15) che allineano le due parti. il loro compito è di sostenere la prolunga ed evitare che si richiuda quando viene caricata al centro. Questa “sicurezza” viene saltata durante il ripiegamento aprendo un po’ di più il tavolo.

Tavolo allungabile fai da te, costruire un tavolo, tavolo allungabile

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5. Il bloccaggio del tavolo allungabile fai da te in posizione chiusa o aperta è affidato alla rotazione della barra di sostegno. Con la punta forstner si praticano due incavi nei punti dove arriva il piolo della barra quando il tavolo ha la prolunga e quando è senza.
6. Calcolando il gioco che possono avere le varie parti in movimento, si montano le piastrine trapezoidali sul foro in una posizione in cui il piolo possa entrare nel foro solo strisciando sul margine inclinato della piastrina.
7. La leva nera posta all’altra estremità della barra, nascosta dietro la tavola che unisce le gambe, comanda la rotazione della barra di sostegno del piano: quando si vuole aprire il tavolo si abbassa la leva in posizione verticale sganciando il perno dal suo alloggiamento.
8. Una volta portato il tavolo nella nuova posizione si richiude la leva agganciando di nuovo il perno nell’altro incastro.
Con questo meccanismo si assicura la solidità del tavolo anche quando lo si deve reggere o tirare. Per compensare i piccoli giochi che si possono generare con l’uso, le piastrine possono scorrere di alcuni millimetri lungo le asolature dei fori ed essere regolate alla perfezione.

Sostegno sagomato

Tavolo allungabile fai da te, costruire un tavolo, tavolo allungabile

La finitura del tavolo allungabile fi da te

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  1. Usando carte via via più fini, fino alla grana 280, si levigano tutte le superfici del tavolo, quindi si elimina ogni traccia di polvere.
  2. Il legno viene bagnato abbondantemente con olio indurente diluito in solvente, in modo da far penetrare il prodotto in profondità. Dopo 30 minuti si passa un panno morbido per asciugare l’olio in eccesso e dopo 12 ore il mobile è già utilizzabile.

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Consigli per l’acquisto di un tavolo allungabile

Cartongesso curvo | Come si lavora e come si ritaglia a nostro piacimento

Il cartongesso curvo non esiste, ma lo possiamo ritagliare per ottenere qualsiasi tipo di curva

Risulta opportuno partire proprio da qui, ovvero nell’affermare che non esiste il cartongesso curvo pronto all’uso: il cartongesso si acquista solo in lastra rettangolare, solitamente da 2,50×1,50 metri. Gli spessori differenti possono incidere su una minore o maggiore flessibilità. La predisposizione di un opportuna intelaiatura metallica ne consente l’applicazione per la realizzazione di superfici curve, ovviamente dopo averlo tagliato a misura con il seghetto alternativo.

Come costruire superfici con il cartongesso curvo

arco in cartongesso curvoLa linearità architettonica è uno standard per gli appartamenti moderni, dettato soprattutto da un certo rigore economico che porta il costruttore a non discostarsi mai dalla strada più semplice e remunerativa. Questo comporta, ad esempio, la quasi totale mancanza nelle case d’oggi di soffitti a volta ed archi, che tanto hanno reso funzionali (strutturalmente) e belle le costruzioni di un tempo. Per fortuna i moderni sistemi costruttivi con cartongesso curvo vengono incontro a chi volesse assaporare almeno un po’ di quelle antiche atmosfere: il cartongesso è un materiale che non solo è facilmente ritagliabile, ma si può anche flettere, così come è curvabile la struttura d’acciaio che lo deve sostenere.

Queste cose il nostro lettore Massimo Bergo le sa bene e, quando decide di rinnovare il suo appartamento, ne tiene conto, riuscendo a trasformarne l’aspetto con il cartongesso curvo.

L’idea è quella di raccordare alcuni pilastri del soggiorno con ampi archi, costruire un mobile multimediale portaTV modellato con forme sinuose che possa contenere anche i diffusori acustici, realizzare una grande mensola fissa sulla parete di fondo dell’ambiente.

supporto per tv con cartongesso curvato

Come raccordare dei pilastri con cartongesso curvo

intelaiatura metallica per cartongesso

1 – Sulla base della larghezza dei pilastri si costruisce l’intelaiatura di profilato d’acciaio. Si inizia fissando i profili a U sul soffitto, attraversando il locale da una parte all’altra; poi, sempre con profilo a U, si scende lungo gli spigoli dei pilastri quel tanto che basta. Da questo punto il profilato che si usa è quello modellabile ad arco che ogni 60 cm va sorretto con un pezzo a U per seguire la corretta curvatura.

taglio cartongesso con cutter

2 –  Tagliando i vari pezzi di forma irregolare per rivestire il fianco dell’arco si produce parecchio scarto; il bello del cartongesso è che, a parte i pezzi più piccoli, si può riutilizzare facendo qualche giunta in più.

cartongesso curvo

3 – Nella faccia inferiore dell’arco il cartongesso va curvato. Con angoli limitati, come in questo, non è il caso di acquistare il tipo più flessibile e leggermente più sottile, perché anche quello normale riesce a flettere a sufficienza.

arco in cartongesso

4 – Nella faccia inferiore dell’arco il cartongesso va curvato. Con angoli limitati, come in questo, non è il caso di acquistare il tipo più flessibile e leggermente più sottile, perché anche quello normale riesce a flettere a sufficienza.

Come realizzare una mensola sinuosa con gesso rivestito curvo

amerigo vespucci fai da te

1 -Ecco il risultato finale nella parete di fondo del soggiorno dove, oltre al secondo arco, col cartongesso viene realizzata anche una mensola fissa su cui fa bella foggia il modellino in scala dell’“Amerigo Vespucci” costruito dal nostro lettore

telaio per parete curva in cartongesso

2 –  Anche la mensola presenta delle curvature sui lati destinate a raccordarsi perfettamente con la parete. Il telaio viene montato sul banco e, soltanto in seguito, fissato alla parete con tasselli.

cartongesso fai da te

3 – La mensola viene rivestita con pezzi di cartongesso, scarti dei pannelli usati per gli archi; la stuccatura deve raccordare perfettamente mensola e parete soprattutto sui lati curvi.

Come costruire una parete curva in cartongesso per portaombrelli

telaio per cartongesso

1 – La forma del contenitore è dovuta alla necessità di contenere un altoparlante dell’impianto home theatre, posto nella nicchia rivolta verso il soggiorno, mentre posteriormente, verso l’ingresso, un portaombrelli.

2 – In un punto di passaggio, come questo all’ingresso, lo spigolo vivo sarebbe stato d’intralcio, mentre l’andamento curvo del fianco risulta molto meno ingombrante. Da dietro spunta il manico di un ombrello.

Porta tv in cartongesso sinuoso

come curvare il cartongesso

  1.  Anche se il piano d’appoggio, come da progetto, avrà le sue belle curve, la parte sottostante del mobile è un semplice parallelepipedo; la struttura è costruita tutta intorno ad un mobile con ripiani, adatto a contenere decoder, lettore DVD e amplificatore del sistema audiovideo. Sulla sinistra si nota un altoparlante del sistema inserito in una sezione staccata della struttura, con orientamento verso il punto d’ascolto: tutto al suo posto.
  2. Per il piano d’appoggio si usa un pannello di multistrato spesso 15 mm che si appoggia direttamente sulla struttura di profilati; sul pannello viene tracciata la curva, che poi si segue tagliando con il seghetto alternativo, lasciando almeno millimetro di abbondanza.
  3. Lungo il bordo tagliato si modella il profilato curvabile, fissandolo da sotto con le stesse viti usate per il cartongesso. Il millimetro di abbondanza si rimuove lisciando con carta vetrata tenuta con il tampone o un tacco di legno.
  4.  Ai profilati si fissa una serie di spessori distanziali utili a sostenere il secondo pannello di legno da mettere sopra per concludere il piano d’appoggio portaTV. Nella faccia di contorno va messo cartongesso; a protezione degli spigoli, come è buona norma in tutti i punti soggetti a contatti, si mette il profilato salvaspigolo, in questo caso modellabile.
  5. Segue la stesura del nastro a rete, poi la stuccatura e la carteggiatura finale che rende le superfici perfette per ricevere primer e pittura finale.

Stiferite

Stiferite opera nel settore dell’isolamento termico sin dal 1963, anno nel quale è stata installata a Pomezia (Roma) la prima macchina in Europa per la laminazione in continua del poliuretano espanso.

Oggi è leader in Italia nella produzione di isolanti termici.

Il prodotto fu chiamato Stiferite utilizzando la radice del nome della società che allora operava a Roma, la Stifer.
La produzione fu trasferita a Padova ove gli impianti oggi producono annualmente oltre 6 milioni di metri quadri di pannelli per l’edilizia.

Il successo di questo prodotto è dimostrato anche dal fatto che il nome Stiferite è diventato sinonimo dei pannelli in poliuretano espanso.
Dobbiamo comunque ringraziare tutti i progettisti, i clienti e gli utilizzatori che hanno seguito il nostro lavoro con entusiasmo, fiducia e critica costruttiva.

Quest’ultima, in particolar modo, è stata per noi uno sprone al miglioramento continuo dei nostri prodotti, convinti che il successo di un marchio sia strettamente legato all’innovazione e alla capacità di soddisfare le esigenze tecniche del mercato e dei nostri clienti.

Se nel 1963 siamo stati i pionieri della produzione di pannelli in schiuma poliuretanica, nel 2000 abbiamo istallato una nuova linea di laminazione in grado di produrre i nuovi pannelli Stiferite con una schiuma dalle eccezionali caratteristiche fisico meccaniche, la schiuma polyiso.