Home Blog Page 155

Come fissare uno specchio a parete

Vediamo come fissare uno specchio a parete con una sospensione sicura e invisibile

Ritrovandoci in uno spazio come la mansarda, dove le pareti hanno uno sviluppo verticale limitato e volendo fissare uno specchio a parete, dovremmo considerare attentamente alcuni fattori di ingombro e di spazio.

Per fissare uno specchio di grandi dimensioni si richiede una cornice adeguata che ne aumenta l’ingombro, si può però ridurre la dimensione dello specchio ed accontentarsi di una cornice molto sottile.

Ricorrendo ai sostegni dedicati allo scopo abbiamo diversi vantaggi: fissare lo specchio rapidamente, nessun problema di abbinamento con l’arredamento esistente, non appesantiamo la parete con una specie di “mobile”, anzi, otteniamo una sensazione di maggior spazio grazie alla superficie riflettente dello specchio.

Probabilmente con questa soluzione risparmiamo anche: dobbiamo solo acquistare lo specchio nelle dimensioni volute se non ne abbiamo uno da recuperare da un vecchio guardaroba. I lati verticali dello specchio rimangono liberi; normalmente bastano due coppie di sostegni collocate una decina di centimetri all’interno rispetto ad essi.

La cornice, ottenuta con quattro bordini sagomati di polistirolo, si adatta al ridottissimo spessore dello specchio e aderisce al muro su cui viene incollata.

Cosa serve

Occorente necessario per fissare uno specchio

  • specchio della dimensione desiderata
  • sostegni per specchi
  • tasselli ad espansione

Sospensione sicura

Vediamo come fissare uno specchio, rapidamente e facilmente.

fissare lo specchio a parete con i tasselli

  1. Un paio di tasselli sarebbero occorsi anche per fissare uno specchio con cornice; si tratta di prendere  una misura in più per fissare i sostegni inferiori. Ci si aiuta con una livella a bolla appoggiata ad un’asta, sulla quale è segnato l’ingombro dello specchio in orizzontale, e si marcano i fori per i sostegni inferiori, più interni di circa 10-15 cm. Sempre con la livella e l’asta, questa volta in verticale, si traccia la posizione dei sostegni superiori, tenendo presente che i fori di fissaggio si trovano circa ad 1,5 cm all’interno rispetto all’effettiva altezza dello specchio, pertanto la distanza tra i fori inferiori e quelli superiori deve essere di 3 cm minore di essa. Si fora nei punti segnati. I materiali sono reperibili nei centri bricolage.
  2. Si inserisce il corpo di nylon del tassello nel foro.
  3. La differenza tra i sostegni superiori e quelli inferiori è individuabile a colpo d’occhio: quelli inferiori hanno un foro di diametro tale che la testa della vite rimanga all’esterno, bloccando per intero il sostegno che presenta una svasatura nella zona centrale.
  4. In quello superiore la vite penetra bloccando solo la piastrina interna, permettendo alla parte ricurva di flettersi per appendere lo specchio al muro o rimuovere spingendolo verso l’alto.
UTENSILI
Livella, trapano, avvitatore o cacciaviti, tasselli

Guarda il video

Maschera autoscurante per saldatura

Se è utile ai professionisti, ancor più lo è per il far da sé che salda saltuariamente; la maschera autoscurante garantisce una facilitazione del compito soprattutto al momento dell’innesco dell’arco, quando è importante vedere cosa si fa, ma essere immediatamente protetti non appena scocca la prima scintilla

Il funzionamento della maschera autoscurante (diversa dagli occhiali da saldatore) si fonda sulla reazione di uno schermo a cristalli liquidi all’emissione di luce dell’arco voltaico innescato dalla saldatura. L’azione è istantanea e automatica, per cui non è richiesto alcun intervento dell’operatore, tanto meno alcuna abilità, non essendo obbligati a fare il balletto del “ti vedo-non ti vedo” negli attimi antecedenti l’innesco, necessario con la maschera da saldatore convenzionale.

Perché è necessario utilizzare un casco per saldatura

Per capire come saldare bene il neofita deve affrontare diverse difficoltà contemporaneamente: l’elettrodo che tende a incollare, la visibilità scarsa e distorta dei lembi da saldare, la sincronizzazione del movimento della mano che tiene la maschera con quello dell’altra che muove il portaelettrodo. Se per il professionista l’uso di una maschera autoscurante è principalmente una questione di comfort durante le lunghe sessioni di lavoro, per il dilettante, invece, è estremamente utile per affrontare la saldatura nel migliore dei modi, concentrandosi sulla corretta posizione dell’elettrodo e del suo movimento lungo i lembi, con la massima visibilità della scena sino al momento in cui si attiva l’arco e il conseguente adattamento al mutato livello della luce.

Maschera per saldare Einhell

La maschera autoscurante Einhell è indicata per la saldatura con elettrodi rivestiti, saldatura MIG/MAG, saldatura WIG, scanalatura ad arco con elettrodo di carbone, taglio al plasma per fusione, saldatura al microplasma. A riposo ha un livello di protezione 4, mentre in condizione di lavoro (con innesco dell’arco) la protezione è regolabile su valori da 9 a 13. Il tempo di commutazione da chiaro a scuro è di 1/30000 di secondo; la commutazione da scuro a chiaro è regolabile fra i valori di 0,25 e 0,8 secondi. Il funzionamento è alimentato a energia solare.

Oscuramento istantaneo

casco per saldatura

  1. Lo schermo nella situazione di riposo offre una protezione di livello 4. Tuttavia la zona di lavoro risulta ben visibile e si distinguono perfettamente le distanze e i particolari quando si procede con l’avvicinamento della punta dell’elettrodo.
  2. Nel momento in cui scocca l’arco è immediato l’oscuramento dello schermo mediante l’azione dei cristalli liquidi.
  3. Resta visibile solo la zona nella fusione e poco più, mentre tutta l’area circostante, la cui visione non è utile al fine della saldatura, si oscura completamente.

Come regolare la maschera autoscurante

maschera per saldare

  1. Esternamente alla maschera, una rotella permette di regolare il livello di protezione, da impostare in base al metodo e alla corrente di saldatura utilizzati, seguendo una tabella stampata sul manuale d’uso.
  2. Altre due regolazioni sono interne alla maschera: a sinistra la manopola che regola la sensibilità alla luce e a destra quella del ritardo del passaggio allo stato chiaro.
  3. ll visore può assumere diverse posizioni rispetto alla fascia di vestizione,
  4. regolabile per il migliore adattamento alle proprie misure.
  5. In dotazione c’è anche uno schermo protettivo di ricambio, da sostituire solo in caso di danneggiamento di quello montato.

Cavalletto moto fai da te: due soluzioni passo-passo

Ecco come costruire un cavalletto moto anteriore e posteriore per cross e da strada

Come scriveva J.K.Jerome più di un secolo fa parlando dei ciclisti, anche i motociclisti si dividono in due categorie: quelli che preferiscono stare sopra al veicolo e nulla vogliono sapere di cilindri, catene, cannotti, bulloni e rondelle, e quelli che passerebbero tutto il loro tempo sotto l’adorata macchina, ingrassandola, regolandola e mettendone a punto ogni minimo particolare.

Anche se la divisione è un po’ drastica ed esagerata, un fondo di verità ce l’ha ed è alla seconda categoria di appassionati che il nostro lettore Alessandro Porcu propone il suo cavalletto moto fai da te, chiaramente ispirato a quelli da competizioni sportive e studiato in modo da poter sollevare da terra moto da cross e moto da strada di quel tanto che basti a cambiarne le gomme, lavarne la catena, controllare snodi e cuscinetti ecc.

La sicurezza del cavalletto moto fai da te si basa sul principio del superamento di un “punto morto”. La moto viene sollevata da un leveraggio di forma tale che il peso del veicolo, superato il fulcro, viene a gravare sulla leva stessa impedendole di rialzarsi.

Cosa serve per costruire un cavalletto moto fai da te:

  • Tubo quadro 25×25 mm per il telaio di base, l’alloggiamento delle colonnine di sollevamento, i manicotti per i supporti orizzontali, i piedi dell’accessorio.
  • Tubo quadro 20×20 mm per gli stanti della leva, le colonnine di sollevamento ed i bracci dei supporti orizzontali.
  • Tubo quadro 20×30 mm per il braccio orizzontale dell’accessorio.
  • Tubo idraulico da 1/2” per la leva e per l’accessorio.
  • Ferro piatto 10 x20 mm per i tiranti d’irrigidimento.
  • Ferro a L 30×30 mm per i supporti orizzontali.
  • 4 ruote piroettanti 50 mm con attacco a piastra (2 con freno).
  • Bulloni, dadi, rondelle, spezzoni vari per raccordi e rinforzi. 
  • Guarnizioni di gomma.
  • Troncatrice,
  • Smerigliatrice
  • Saldatrice,
  • Trapano,
  • Chiavi, metro, squadra, pennelli

disegno cavalletto per moto

Cavalletto moto per sollevamento anteriore

Il cavalletto, normalmente usato per impegnarsi nei mozzi delle ruote, può anche servire, con un telaio di prolunga che regge uno stelo a fungo, a sollevare la moto da sotto il cannotto dello sterzo, così da permettere lo sfilamento delle canne della forcella, il controllo dei cuscinetti ecc.

Apposite guarnizioni di gomma evitano di danneggiare le parti verniciate.

Cavalletto moto per sollevamento posteriore

Il cavalletto è formato da una base all’incir­ca quadrata di tubi quadri, montata su robuste ruote piroettanti e da un leveraggio snodato, in parte di tubo idraulico ed in parte di ferro piatto.

Il movimento della leva, qui completamente abbassata a terra, solleva due supporti che scorrono verticalmente in tubi che si alzano dalla base, dotati di agganci scorrevoli adattabili ai vari tipi di moto.

Il leveraggio è studiato in modo che, superato il punto di massimo sollevamento, il peso stesso della moto blocca la leva impedendone un accidentale sollevamento.

Per costruire un cavalletto moto fai da te servono 20 saldature

saldature

La realizzazione è piuttosto impegnativa e riservata a chi abbia molta confidenza col taglio e la saldatura dei metalli (4) anche se la leva, in tubo idraulico da 1/2” (1) può essere realizzata con l’uso di raccordi filettati (due gomiti f/f a 90° e due curve f/f aperte).

La leva si impernia su due stanti saldati alla base e in due tiranti a loro volta imperniati nelle colonnine di sollevamento. Abbassando fino a terra l’impugnatura della leva, i tiranti si allineano con le sue estremità creando un parallelogramma di forze contrastanti che sotto carico irrigidisce il leveraggio, così da impedirne l’accidentale sollevamento.

Basta però sollevare l’impugnatura per sbloccare senza alcuno sforzo il sistema. Le colonnine di sollevamento sono destinate a reggere i supporti orizzontali su cui è possibile montare anche l’acces­sorio (2), che è quello che, grazie al bullone visibile in primo piano, inclinato di circa 25°, permette di sollevare inserendolo sotto il cannotto dello sterzo la parte anteriore della moto (3) in basso permettendo la completa manutenzione di tutti gli organi meccanici.

Alzamoto fai da te con cric

Le moto da strada sono tutte piuttosto pesanti da sollevare e per esaminarle dal basso occorre sdraiarsi a terra, scomodi per lavorare. Possiamo però costruire un alzamoto fai da te, simile a quelli da officina, ma di dimensioni ridotte. Il ponte ha base 400×400 mm e altezza minima 220 mm. Si saldano i due quadrati superiore e inferiore.

Agli angoli di ciascuno si saldano poi i quattro verticali, con sezioni rispettivamente 30×30 mm sul superiore, 25×25 mm sull’inferiore, che scorrendo gli uni negli altri costituiscono la guida telescopica.

In mezzo ai due quadrati si saldano i traversi rettangolari che costituiscono gli appoggi per il cric avvitato, di recupero da automobile.

Il piano fissato con viti sul quadrato superiore è in multistrato da 25 mm. Si limano le sbavature di saldatura con la smerigliatrice, si vernicia la parte metallica, si tappano i fori laterali con gommini e si aggiungono feltrini antiscivolo sotto la base.

Come costruire una pedana alzamoto

alzamoto con tubo di ferro

  1. Con tubo quadro 30×30 mm si realizza il telaio; con quello di sezione 25×25 mm gli scorrevoli interni, con due rettangolari 20×50 mm i rinforzi.
  2. Si saldano le basi quadrate tenendo i pezzi in posizione con morsetti a squadra; si aggiungono poi i verticali.
  3. Sul piano in multistrato si praticano quattro fori passanti per fissarlo al quadrato superiore con viti autofilettanti per metallo.
  4. I traversi a sezione rettangolare sulle due basi servono sia da rinforzo sia da appoggio per il cric, fissato con due viti 5×30 mm.

alzamoto con crick fai da te

Ecco un’altra interessante soluzione per costruire un sollevatore moto fai da te

Cruizer Cavalletto Posteriore Alza Moto Attacchi a...
  • [ALTA QUALITÀ]: Da oltre 10 anni ci prendiamo cura degli appassionati delle due...
BOUDECH Coppia di supporti alzamoto anteriore e...
  • Realizzati in resistente acciaio inossidabile verniciato a polveri
HOMCOM Cavalletto Solleva Moto Altezza Regolabile...
  • Sollevatore universale adatto a tutte le tipologie di moto. Perfetto per i servizi di...

Compa

Compa, la gamma più ampia col profilo più professionale

Le abilità e i caratteri dinamici, se purlegati alla tradizione, mutano nel tempo attualizzandosi, senza modificare però la loro essenza.Da sempre produttrice di troncatrici, da oltre 50 anni attiva nel settore delle macchine per la lavorazione del legno, Compa è l’unica impresa che può vantare una specializzazione così marcata e una gamma di modelli tanto estesa e qualificata. Professional Range propone diverse linee di troncatrici professionali studiate per rispondere alle più diverse esigenze.

Dal 2005 con l’acquisizione del marchio e della tecnologia OMS, Compa ha raccolto una prestigiosa tradizione e ha voluto salvaguardare e valorizzare un patrimonio storico del comprensorio meccanico locale.

E inoltre con la famiglia Men at Work impeccabilial lavoro e contenute nel prezzo; Compa ha enormemente allargato la scelta con prodotti garantiti e posizionati su diversi livelli di prezzo, che spaziano nei più ampi settori, dalla lavorazione del legno a quelle del ferro (con la linea Steelcut), dal settore dell’edilizia fino all’ultima linea di elettroutensili “Compa Tools”.

Riprendendo una vecchia tradizione risalente agli anni ‘60/’70 Compa propone Kompacta, una serie ampia e diversificata di combinate per la lavorazione del legno: dalle professionali “Kompacta” alle efficienti “Baby Kompacta” fino alle manegg evoli ed eclettiche “Mini Kompacta”. Con i prodotti Compa gli operatori professionali, di fronte a situazioni di lavoro esterno o in laboratorio, possono sempre contare su strumenti di alta qualità e precisione, frutto di una costante innovazione tecnologica e di una continua ricerca della funzionalità.

Bosch

Il gruppo Bosch è leader mondiale nella fornitura di tecnologie e servizi

Nei campi della tecnologia industriale e automobilistica, dei beni di consumo e delle tecnologie costruttive, 302.519 collaboratori circa hanno contribuito a generare vendite per 51,494 miliardi di euro nell’anno fiscale 2011. Il gruppo Bosch comprende Robert Bosch GmbH e le oltre 300 società controllate e sedi regionali sparse in oltre 60 Paesi. Se si includono Sales e Service Partners, Bosch è presente in circa 150 Paesi.

Questa rete di sviluppo, produzione e vendita, operante a livello mondiale, pone le basi per un’ulteriore crescita. Ogni anno Bosch investe oltre 3,6 miliardi di Euro, o il 9,4% del suo fatturato, in ricerca e sviluppo e ha fatto richiesta per ottenere oltre 3.800 brevetti in tutto il mondo. Con i suoi Prodotti e Servizi, migliora la qualità della vita fornendo soluzioni innovative e vantaggiose.

La società fu fondata a Stoccarda nel 1886 da Robert Bosch (1861-1942) nascendo come “Officina per la meccanica di precisione e l’ingegneria elettrica”.La particolare struttura garantisce la libertà imprenditoriale del gruppo Bosch, consentendo alla società di fare progetti a lungo termine e di intraprendere considerevoli investimenti diretti nella salvaguardia del proprio futuro.

Il novantadue per cento del capitale azionario di Robert Bosch GmbH è detenuto da Robert Bosch Stiftung GmbH, una fondazione non a scopo di lucro. La maggioranza dei diritti di voto sono detenuti da Robert Bosch Industrietreuhand KG, un consorzio industriale, che governa le attività gestionali e operative del Gruppo. Le rimanenti quote e diritti di voto sono detenuti dalla famiglia Bosch e da Robert Bosch GmbH.

https://www.youtube.com/watch?v=JQPg4cJOoT4

Porte filo parete Eclisse per progettare in libertà gli impianti elettrici

Sistema Syntesis di Eclisse, l’innovativa linea di prodotti che comprende sistemi scorrevoli senza finiture esterne e porte filo parete a battente.

Il rigore e il minimalismo dello spazio architettonico molto spesso sono legati ai dettagli. Un tema che ispira la linea Syntesis, l’innovativa gamma di sistemi scorrevoli e porte a battente che non necessitano di finiture esterne come stipiti e cornici coprifili.

Porte filo parete

Syntesis Luce racchiude una molteplicità di prestazioni, combinando estetica e praticità. Si integra perfettamente con la parete nascondendo la porta alla vista, ed è predisposto per l’inserimento di cablaggi elettrici. Syntesis Luce è l’esclusivo sistema Eclisse capace di combinare il perfetto risultato estetico della linea Syntesis Line con il know-how di Luce, tecnologia esclusiva Eclisse che permette di inserire termostati, prese e scatole elettriche sulla parete dove alloggia il controtelaio.

Syntesis Line Scorrevole è il controtelaio per porte a scomparsa senza finiture esterne. Grazie alla totale integrazione nella parete che lo ospita e all’assenza di cornice, il sistema raggiunge una perfetta sintesi tra tecnica e design per un risultato estetico sorprendente. Forte di elementi strutturali interni particolarmente robusti ma totalmente invisibili, la porta si mimetizza completamente con la parete e può essere pitturata con lo stesso colore o decorata allo stesso modo. Una soluzione ideale per chi ama lo stile minimal e linee di arredamento semplici ed essenziali.

Syntesis Line Battente è la soluzione che permette di installare una porta tradizionale a filo muro senza stipiti e coprifili. Le porte SYNTESIS® LINE battente sono disponibili in versione grezza con primer oppure in poliestere grezzo e possono essere dipinte in modo da nascondersi perfettamente alla vista diventando un tutt´uno con la parete. Lo speciale fondo poliesterato garantisce un´elevata resistenza all´acqua e grande stabilità nel tempo. Inoltre, una volta dipinto, assicura una perfetta resa estetica.

Dettagli tecnici:
Gli accorgimenti costruttivi quali i profili a struttura integrata (i montanti verticali, la traversa superiore e il montante di battuta preintonacati o da stuccare), permettono di ottenere un risultato di assoluta omogeneità della parete, nascondendo completamente la porta. La robustezza di tutti i modelli Syntesis è garantita da montanti rinforzati, giunzioni di rinforzo e un sistema di squadrette irrobustito.
Nel modello Syntesis Luce è stata applicata la tecnologia che ha reso famoso Luce di Eclisse consentendo di predisporre il controtelaio per l’illuminazione. In base alle esigenze è possibile applicare fino a 10 scatole elettriche per anta (5 da un lato e 5 dall’altro).

In versione scorrevole per anta singola (Syntesis Line e Syntesis Luce unico) e per due ante speculari (Syntesis Line Estensione e Syntesis Luce estensione).
In versione battente si possono associare pannelli in poliestere grezzo e grezzo con primer. Tutti i sistemi sono disponibili sia per intonaco che cartongesso.
Larghezze a partire da 600 mm e altezze fino a 2700 mm.

L’insieme di soluzioni tecniche particolari consentono l’installazione anche in misure fuori standard senza incorrere in deformazioni o crepe lungo la linea del foro porta.

Per saperne di più:
>> VISITA IL SITO

 

Sonda passacavi | Come utilizzarla senza sbagliare

Il passaggio dei conduttori all’interno dei tubi corrugati (guaine) si effettua dopo aver ripristinato l’intonaco, attorno alle scatole elettriche ricoprendo le guaine stesse. Ecco come utilizzare la sonda passacavi

sonda passacavoPer il passaggio dei cavi si utilizza la sonda passacavi, un cavetto di materiale plastico flessibile, ma non pieghevole, che permette di tirare i conduttori da una scatola elettrica all’altra. I conduttori, di sezione appropriata e di colore differente secondo le regole convenzionali, sono in bobine da 25 a 100 m e gli spezzoni vengono tagliati soltanto ad avvenuto passaggio nei tubi, lasciando un’abbondanza di 15 cm per parte in modo da tagliare l’eccesso solo al momento di effettuare i collegamenti, senza difficoltà.

Cosa bisogna sapere circa la sonda passacavi:

  • La sonda passacavi è un lungo cavo di fibra flessibile con un’estremità dotata di occhiello arrotondato e all’altra un terminale elastico. Serve per infilare i cavi elettrici nei tubi corrugati. Le misure più adatte sono 5 e1 0 m. Nei tratti di circuito brevi è inutile usare la sonda passacavi lunga perché tende ad attorcigliarsi impedendo un lavoro scorrevole.
  • È meglio infilare i cavi che riguardano un tratto di impianto in un’unica soluzione, altrimenti la sonda passacavi potrebbe essere ostacolata nel passaggio dai conduttori già presenti. Inoltre, l’occhiello metallico potrebbe spellare i conduttori, esponendo al rischio di corto circuiti.

Come utilizzare la sonda passacavi

come utilizzare una sonda

  1. La sonda passacavi va inserita all’interno di uno dei tubi corrugati sotto traccia che parte da una scatola elettrica fino a farla fuoriuscire dall’estremità opposta, in un’altra scatola. Nel suo occhiello si inseriscono i conduttori, ancora da spellare.
  2. I conduttori vengono raggruppati e ripiegati all’indietro per alcuni centimetri oltre l’occhiello della sonda. Per evitare che questa possa sfilarsi si avvolgono occhiello e conduttori con un paio di giri di nastro isolante. 
  3. Mentre tiriamo indietro la sonda  con la necessaria cautela, è bene che un’altra persona spinga i conduttori all’interno del tubo corrugato per evitare impuntamenti, fino a quando la sonda non è completamente uscita.
  4. Il percorso viene fatto al contrario: dalle scatole elettriche degli utilizzi i conduttori, a gruppi di tre (terra, fase e neutro), vengono tirati all’interno delle scatole di derivazione, dove si effettuano i collegamenti delle diramazioni.
  5. Sia per i tratti principali di impianto che vengono stesi sul massetto, sia per quelli secondari che risalgono e attraversano le pareti, è importante che i tubi corrugati mantengano un percorso il più possibile lineare e privo di bruschi cambi di direzione che impedirebbero il passaggio della sonda passacavi.

Esiste anche la sonda per sgorgare

sonda per lavandini
Un tubicino di plastica munito a un’estremità di un ugello e dall’altra di un attacco filettato da avvitare al posto del rompigetto del rubinetto può essere utilizzato per sgorgare lo scarico intasato. Se la piletta è provvista di griglia il tubicino deve potersi inserire attraverso i fori per raggiungere l’intasamento, se è presente il salterello basta sollevare il tappo di chiusura del foro di scarico. Facendo uscire acqua calda, ma non tanto da deformare la plastica, si può agire vicino all’intasamento con un getto localizzato e reso più penetrante dall’ugello, che contemporaneamente può essere usato per perforare l’occlusione.

Consigli per l’acquisto di una sonda passacavi

Portattrezzi trasformato

Da un semplice mobiletto ricaviamo il carrello porta utensili per il laboratorio

Da bravi fai da te trasformiamo un mobiletto d’acciaio, con ruote piroettanti, in un pratico portattrezzi con banchetto da lavoro e dispenser interno per riporre attrezzi e minuterie che ci occorrono per i nostri lavori di bricolage.

MATERIALI PER IL PROGETTO
Mobiletto; trapano; seghetto alternativo; punta Forstner; tavola di legno lamellare per il banchetto da lavoro; tavola di multistrato per realizzare il ripiano interno; tavola di MDF per il dispenser da applicare alla porticina del mobiletto; nastro biadesivo; cintino per tapparella.

TUTTI I PASSAGGI

  1. Per suddividere lo spazio interno del mobiletto, utilizziamo un pannello di multistrato tagliato a misura, nel quale realizziamo un’apertura ad “U” in modo tale che la chiusura e l’apertura della porta (nella quale installeremo il dispenser con cacciaviti, martello e pinze), possa avvenire senza problemi e senza forzature. A tale scopo utilizziamo il seghetto alternativo, tagliando la porzione necessaria di multistrato e nobilitando i profili d’angolo con una leggera curvatura: questa la si ottiene, prima del taglio, forando il pannello in prossimità degli angoli della traccia.
  2. Per ricavare ulteriore spazio utile, attrezziamo il retro della porticina del mobiletto con un pannello di MDF da 15 mm.
  3. Su di esso applichiamo un cintino per tapparella, in modo da ottenere diverse “tasche” in cui inserire gli utensili. Il cintino è fissato al pannello di MDF con viti autofilettanti; applicate ad una distanza l’una dall’altra che è in funzione dell’utensile che dovrà ospitare. Dobbiamo prevedere, inoltre, uno scasso (da eseguire con una punta Forstner) profondo circa la metà dello spessore del pannello, in modo da garantire il movimento alla leva di chiusura della serratura. Fissiamo il pannello di MDF alla porta con viti autofilettanti.
  4. Il piccolo banco da lavoro, realizzato con una tavola di legno lamellare, ha una larghezza uguale a quella del mobiletto, ma una lunghezza leggermente superiore: questo perché potrebbe essere utile poter fissare dei morsetti al banchetto. Il lamellare è unito al mobiletto con nastro biadesivo.

portattrezzi fai da te

Altre idee per mobili unici da kit

Costruire una sedia a dondolo in legno

Ecco una robusta sedia a dondolo fai da te studiata per stare all’aperto, di costo limitato e di realizzazione non troppo complicata

Fra le tante invenzioni attribuite al poliedrico genio di Benjamin Franklin (parafulmine, stufa di ghisa, lenti bifocali ecc) qualcuno include anche la sedia a dondolo (o poltrona a dondolo), mobile che in effetti si diffonde in America e proprio nel ‘700.

Sia o non sia giusta l’attribuzione a Franklin, la sedia a dondolo (che evidentemente deriva dalle culle per neonati) è un mobile simpatico sul quale è piacevole stare, più da soli che in compagnia per non far venire il mal di mare a chi ci sta accanto.

Cosa serve per costruire una sedia a dondolo in legno

  • Abete, anche impregnato a caldo e sottovuoto: listelli sezione 20×70 mm
  • Tavole sezione 25×115 mm e 30×250 mm
  • Materiale protettivo e di finitura;
  • viti Ø 4×35 mm, 4×50 mm, 6×60 mm (o spine Ø 8 mm da tagliare a misura dello spessore dei pezzi da unire)

Come costruire una sedia a dondolo

La versione di sedia a dondolo fai da te che presentiamo in queste pagine è forse la più semplice fra tutte quelle proposte ed è studiata in modo da poter essere realizzata anche da chi non possiede un’attrezzatura particolarmente ricca: per il lavoro bastano infatti una sega per tagli diritti e sbiechi, una per tagli curvi, raspa, trapano e cacciaviti (o avvitatore).

Come eseguire il lavoro

Il lavoro consiste solo in tagli e avvitature; le viti possono essere sostituite da spine zigrinate, magari di colore contrastante per dare vivacità alla poltrona. Due soli i punti critici della lavorazione: la smussatura dei capi della traversa inferiore dello schienale per potervi appoggiare in piano la coda dei braccioli, semplice ma preciso lavoro di raspa, ed il taglio delle “banane” su cui si dondola la poltrona e dei supporti lateriali della seduta.

Tutta la poltrona a dondolo fai da te è realizzata in abete:

  • listelli sezione 20×70 mm per la spalliera, la seduta e alcune traverse;
  • tavole 25×115 per i braccioli e le gambe anteriori,
  • tavole sezione 30×250 per i due pezzi sagomati il cui profilo, indicativo è riportato nei disegni quadrettati misure a piacere

Di solito un mobile del genere ha una larghezza attorno ai 600 mm con una spalliera abbastanza alta da potervi appoggiare la nuca (meglio se c’è un cuscino) e la seduta abbastanza profonda da ospitare le cosce fino alla piegatura del ginocchio, diciamo un mezzo metro.

Allungandone la seduta, e di conseguenza i dondoli, la poltrona può avvicinarsi ad una sdraio tanto più se aumentiamo l’inclinazione all’indietro dello schienale. Si può aggiungere, incernierato alla traversa anteriore della seduta e munito di fermi, anche un poggiapiedi: due listelli 20×70 mm in verticale uniti da listelli orizzontali.

La seduta

Riportato su due tavole sezione 30×250 mm il disegno qui accanto, tagliamo lungo il suo contorno realizzando i lati lunghi del telaio del sedile.
Al capo squadrato dei due pezzi fissiamo, con viti, spine o incastro a coda di rondine, la traversa frontale (maschio dell’incastro ai capi di questa).
Usando dei listelli distanziali (omessi nella foto) fissiamo sul telaio i listelli del sedile.

La spalliera

Per calcolare la larghezza dei listelli distanziali, qui e nel sedile, poggiamo sulle traverse, aderenti fra loro, i listelli da fissarvi, allineandoli contro un capo delle traverse; misuriamo quanto avanza della traversa e dividiamo la misura per il numero dei listelli meno uno. Fissiamo poi i listelli con viti o spine, almeno due, sfalsate per evitare che il legno si fenda e per meglio garantire la perpendicolarità fra listelli e traverse.
Tracciamo col compasso, centrato nella base del listello centrale o sul prolungamento della sua mezzeria (quanto più lungo il raggio tanto meno accentuata la curva finale), il contorno del lato superiore dello schienale e seguiamo la traccia con l’alternativo.
a tergo dell’ultimo listello del sedile fissiamo, opportunamente inclinati all’indietro, due “tacchi” distanti fra loro quanto lo spessore della base dello schienale (traversa più listello).
incastriamo fra i “tacchi” la base della spalliera alla quale poi fissiamo con una coppia di strettoi…
una traversa che ci permette, battendola col mazzuolo, di spingerla a fondo fino ad arrivare al filo inferiore dei tacchi.
Raggiunta la posizione voluta blocchiamo la spalliera con quattro viti Ø 6×60 che attraversano i lati sagomati del telaio ed entrano nel listello (non nella traversa che si presenta lungo fibra e quindi con scarsa tenuta della vite). Usando spine, invece, queste vanno inserite, di testa, nella traversa. Concludiamo il lavoro avvitando a tergo della spalliera l’ultimo listello del sedile.
COLLA VINAVIL NPC
  • Trasparente dopo l'essiccazione
Viti per Legno Viti Autofilettanti, 3 Formati...
  • Viti per legno: 3 misure sono #6 x 3/4 pollici, #6 x 5/8 pollici, #6 x...
Einhell TC-CS 1200 Sega circolare manuale...
  • Presa sicura grazie all'impugnatura ad arco di grandi dimensioni

Il profilo dei pattini

La parte del pattino che tocca terra oscillando ha un ruolo fondamentale nella sedia a dondolo, dovendone garantire più escursione possibile, ma senza il pericolo di ribaltamento. Ecco il perché di un profilo sinuoso e non perfettamente arcuato.

Se per realizzare i dondoli, o pattini che siano, usiamo tavole di legno massello, dobbiamo cercare tavole in cui le venature siano molto strette fra loro così da non interromperle fra l’uno e l’altro dei capi, evitando la sollecitazione di taglio. Più semplice e più robusta la realizzazione se anziché legno massello si usasse multistrato di faggio o betulla da 15 mm (due pezzi incollati fra loro per ogni pattino).

Riportato su una tavola 30×250 mm il disegno ne seguiamo il contorno con l’alternativo (stando un po’ larghi).
Rettificati e levigati (sui due pezzi stretti assieme) i tagli della sega fissiamo i capi dei pattini alla base delle gambe anteriori…
…che poi avvitiamo o spiniamo al telaio del sedile. I pattini poi si fissano alla coda degli altri due elementi sagomati.
L’ultima fase del montaggio è l’avvitamento (o spinatura o incastro a tenone e mortasa) dei braccioli alla sommità delle gambe anteriori ed alla traversa larga della spalliera.

La finitura

La sedia a dondolo è progettata per stare all’aperto almeno per tutta la durata della buona stagione. Nelle zone più siccitose per proteggere l’abete basta usare un impregnante e dare qualche mano di smalto. Là dove le piogge sono più frequenti consigliamo di usare legno impregnato a caldo e sottovuoto (quello grigioverde) e proteggerlo con un paio di mani di fondo ben levigato su cui applicare almeno due mani di smalto da esterno.

La finitura, a parte la scelta del colore, deve tendere soprattutto a proteggere dalle intemperie la nostra poltrona. La cosa dipende anche dal clima e dalla piovosità della zona in cui deve essere collocata. Ad ogni modo è sempre meglio abbondare nel trattamento protettivo.

La sedia a dondolo più famosa

Il dondolo più famoso e conosciuto, costruito in migliaia e migliaia di esemplari, è quello realizzato nel 1850 da Thonet, in faggio curvato a vapore (a tal proposito puoi leggere la nostra guida su come curvare il legno) e rivestimenti in paglia di Vienna, in particolare il modello n°10, ma prima di questo (ed anche dopo) migliaia di artigiani hanno affrontato questo mobile realizzandolo in una grande varietà di versioni più o meno complesse ed articolate, fra cui quella stile Windsor con colonnine tornite che fa bella mostra di sé in tutti i film western.

SONGMICS Sedia a Dondolo con Braccioli in Legno di...
  • [Stabile] Questa sedia a dondolo è realizzata in legno di betulla di qualità e ha...

Cercacentri per tornio Gamma Zinken

Nelle lavorazioni al tornio difficilmente si parte da pezzi calibrati e per garantire la rotazione bilanciata di un pezzo irregolare occorre determinarne il centro con uno attrezzo specifico: il cercacentri

L’utilizzo di uno strumento cercacentri è fondamentale in molte lavorazioni. Molti lavori di tornitura iniziano con il montaggio sul mandrino di un pezzo di legno grezzo, ben stagionato, che presenta ancora le fattezze impostegli da madre natura: una sezione grossolanamente cilindrica e non assiale in lunghezza che rende impossibile impostare a occhio la contropunta sull’esatto centro del pezzo e farlo girare ben bilanciato fra le punte del tornio.

Squadrate le estremità del tronco, serve un sistema per determinare il punto centrale della sua sezione e per questo è indispensabile uno strumento come il cercacentri Gamma Zinken. Il cercacentri è realizzato in acciaio spesso 2 mm ha forma quadrata ed è estremamente preciso: tutte le scanalature di riferimento per circonferenze e angolazioni sono perfettamente calibrate essendo realizzate con taglio laser.

Pratico e indistruttibile, permette di determinare il centro su sezioni cilindriche da pochi millimetri di diametro fino a circa 300 mm e, in più, assicura una serie di verifiche per l’angolazione degli utensili da taglio, su pezzi in lavorazione e sui risultati finali.

Trovare il centro è semplicissimo: si appoggia il cercacentri sulla faccia tonda, spingendo il pezzo contro le due barre a 90°, quindi si traccia la diagonale; sempre con l’attrezzo appoggiato, lo si fa ruotare e si tracciano altre linee che intersecano la prima. Si fa lo stesso sulla faccia opposta e si ottengono così i riferimenti per bloccare il pezzo sul tornio.

Come si utilizza il cercacentri

cercacentri, cercacentri per tornio

cercacentri, cercacentri per tornio

  1. La faccia inferiore presenta due barre d’acciaio a 90° che costituiscono un sicuro riferimento per l’appoggio del pezzo da tracciare e conferiscono grande stabilità durante l’utilizzo dello strumento.
  2. La feritoia centrale ha un lato rettilineo (è questa la diagonale!) e uno con una linea spezzata: se entrambi i lati risultassero rettilinei, l’operatore potrebbe essere indotto in errore e far scorrere la matita sul lato sbagliato. Quello sagomato non ha alcuna utilità pratica, se non quella di non lasciare dubbi su quale sia l’esatta diagonale da seguire. Facendo ruotare il cercacentri, si tracciano più diagonali: anche se il pezzo è irregolare, la piccola superficie delimitata dal loro passaggio rappresenta il centro esatto.

Calibro per pezzi tondi

cercacentri, cercacentri per tornio

Le sedi circolari interne permettono di verificare la costanza del diametro su pezzi cilindrici presumibilmente regolari, facendoli passare da un’estremità all’altra attraverso il foro corrispondente.

La tornitura, però, serve essenzialmente per realizzare forme sagomate con diametri variabili in successione: per questo gli stessi diametri, compresi tra 6 e 40 mm, sono verificabili tramite scanalature calibrate semicircolari ricavate su due lati dello strumento, in modo da poterlo calzare sul pezzo senza smontarlo dal tornio (anzi si può fare anche con pezzo in movimento), e verificare sia la misura, sia la costanza della curvatura del profilo.

Apertura sgorbie e angoli fatti

cercacentri, cercacentri per tornio

Dovendo realizzare scanalature a freccia con una determinata inclinazione è importante che il tagliente della sgorbia abbia l’angolazione giusta: premesso che sulle sgorbie di produzione questo dato è quasi sempre riportato, chi lavora il legno per passione usa anche farsi i ferri necessari in proprio e necessita di una guida per trovare la corretta incidenza. Le scanalature laterali, fatta eccezione per quella a 75°, permettono di verificare l’esattezza dell’angolazione del tagliente, o di apportare le necessarie correzioni nell’autocostruzione.

Verifica angolo presa mandrino

cercacentri, cercacentri per tornio

La scanalatura a 75° è messa in quella posizione del cercacentri perché ha un ruolo importante e specifico: come si può notare, accoppiandola al mandrino corrisponde all’angolazione delle griffe che devono trattenere il pezzo agendo in apertura. Quando si usano questi mandrini, il pezzo deve avere un sottosquadro sufficiente per permettere alle ganasce di fare presa. In questo caso, quella parte del cercacentri permette di controllare se il pezzo è stato preparato a dovere.