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Come scegliere i pannelli fonoassorbenti Mappy Italia

Una gamma di pannelli fonoassorbenti dalle caratteristiche specifiche permette di porre rimedio ai problemi di insonorizzazione degli ambienti, anche senza affrontare pesanti lavori di ristrutturazione

La scelta dei pannelli fonoassorbenti dev’essere fatta molto attentamente. fatta Se il tema dell’isolamento termico, al giorno d’oggi, è argomento cui si è tutti sensibilizzati, va detto che non si può più sottovalutare l’impatto con la qualità della vita che fornisce un buon isolamento acustico. Come nel caso dell’isolamento termico, anche per quello acustico le soluzioni più semplici ed efficaci sono quelle adottate al momento della costruzione dell’edificio.

Affinità tra isolamento termico e acustico
Gli interventi di isolamento termico e acustico presentano affinità per quel che riguarda il metodo, la forma dei materiali e spesso anche la loro composizione; in alcuni casi prodotti specifici per il trattamento del rumore sono parimenti validi anche in ambito termico. Tuttavia, si tende a considerare l’isolamento termico come parte dell’involucro della casa, con l’intento di contrastare il passaggio del calore da dentro a fuori d’inverno e da fuori a dentro d’estate. L’isolamento acustico, invece, va considerato sia come barriera ai rumori che provengono da fuori della casa, sia a quelli che sorgono dentro all’abitazione, che possono disturbare gli occupanti in altri ambienti della medesima; quindi si deve intervenire anche sulle pareti interne e sulle solette fra i piani.

Per quel che riguarda l’isolamento acustico, inoltre, è necessario considerare due aspetti importanti: uno governa l’isolamento vero e proprio, che consiste nella riduzione del passaggio delle onde sonore attraverso una parete (per esempio), un altro è la fonoassorbenza, cioè l’attenuazione delle riflessioni delle onde sonore all’interno di un ambiente, che migliora l’acustica e la qualità del suono, abbassando la percezione di fastidio al sistema uditivo. Mappy Italia

I pannelli fonoassorbenti Mappy Italia

Mappysil CR 400

Mappysil CR 400

È un pannello fonoisolante, fonoassorbente e termoisolante composto a sandwich da due strati in fibra di poliestere con interposta una guaina elastomerica ad alta densità. La fibra di poliestere è ottenuta riciclando bottiglie in Pet, è riciclabile ed è quindi un prodotto ecologico; è imputrescibile, inattaccabile da muffe, batteri e roditori, è anallergica (non crea alcun problema a contatto diretto con la pelle a differenza di altre fibre) e non degrada nel tempo. Il pannello non necessita di guanti e mascherine durante l’istallazione ed è adatto all’applicazione sia nelle nuove costruzioni, dove può essere inserito all’interno delle intercapedini previste, sia nelle ristrutturazioni, applicandolo sotto un rivestimento di cartongesso. Misure 1200×1000, spessore 30 mm. Fonoisolamento Rw = 56 dB Conduttività termica ג = 0,0321 W/mK

Mappysilent

Mappysilent

È un materiale fonoisolante costituito da una massa elastomerica ad alta densità studiato appositamente come alternativa atossica rispetto alla lamina di piombo. Non contiene né bitume né piombo ed è disponibile su richiesta in versione adesiva per supportare l’installatore nella fase di posizionamento. Può essere facilmente tagliato o modellato con l’utilizzo di un cutter. Il pannello è ideale come barriera fonoimpedente tra ambienti contigui nelle situazioni in cui è richiesto il minimo ingombro. Può essere facilmente accoppiato alle lastre per pareti a secco (cartongesso, legno ecc) per aumentarne le prestazioni acustiche antivibranti ed essere utilizzato a parete oppure a soffitto, quindi è particolarmente indicato nei casi di ristrutturazione. Misure 1200x2000x2 mm. Fonoisolamento Rw = 56 dB

Silsonic

Silsonic

È un pannello termoisolante e fonoassorbente realizzato in fibra di poliestere, ottenuto riciclando bottiglie in PET, quindi riciclabile ed ecologico. è imputrescibile, inattaccabile da muffe, batteri e roditori, è anallergico e non degrada nel tempo. Il pannello è indicato per isolare termoacusticamente pareti, contropareti e controsoffitti; è autoportante e non richiede fissaggio. Misure 2000×1000, spessori 20-30-40-50 mm. Fonoisolamento Rw = 62 dB Conduttività termica ג = 0,0321 W/mK

Doccia filo pavimento | Soluzioni e idee

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La doccia filo pavimento è sempre più diffusa, ovvero senza piatto doccia, non solo per esigenze estetiche, ma anche funzionali

Questa soluzione garantisce maggiori agibilità e comodità, e permette anche libertà e flessibilità nella disposizione degli elementi in bagno.
In questa scelta gioca un ruolo ancor più fondamentale il sifone: deve consentire un’installazione in spazi ridotti ed al contempo smaltire efficacemente l’acqua, evitando ristagni e cattivi odori che possono risalire attraverso lo scarico.
La scelta estetica può prevedere uno scarico tradizionale con griglia oppure una caditoia laterale; Geberit propone sifoni dedicati ad entrambe le possibilità, concepiti per l’installazione in strato sottile. Il corpo del sifone ha un ingombro ridotto a soli 8 cm per facilitare il montaggio ed è provvisto di griglia standard priva di viti, tubo di scarico snodato da 50 mm, PE di impermeabilizzazione e chiusura idraulica di 50 mm, garanzia di affidabilità anche in caso di variazioni di pressione dello scarico. Le griglie di finitura, disponibili con diverse estetiche, possono essere regolate in altezza ed inclinazione in fase di montaggio.
Una soluzione ancor meno visibile per i piatti doccia filo pavimento è data dalle caditoie laterali, per le quali Geberit propone la canaletta Uniflex. Le coperture sono disponibili in due versioni: una fascia di acciaio inossidabile spazzolato oppure un telaio che può essere piastrellato con lo stesso rivestimento del pavimento o con altri materiali.
La portata di scarico è garantita da due corpi sifone da 60 mm che permettono uno smaltimento pari a 0,8 litri al secondo, una vera e propria cascata d’acqua.
Anche nel caso di docce tradizionali provviste di piatto i sifoni Geberit si rivelano affidabili e di facile installazione: sono realizzati in polipropilene resistente ad alte temperature ed alle sostanze chimiche. Tra le caratteristiche più importanti spiccano l’autopulizia ed il minimo di chiusura idraulica di 50 mm.

GRIGLIE CREATIVE
griglie per doccia
Il vasto assortimento di griglie di copertura di acciaio inox 9×9 cm, dal design moderno, per sifoni dedicati alla doccia a pavimento, permette la più ampia personalizzazione secondo i gusti del cliente.

CANALETTE IN ARMONIA

Le canalette per doccia a pavimento sono disponibili in diverse lunghezze comprese tra 70 e 120 cm; l’ingombro minimo in altezza è 11 cm.
Per installarle basta fissarle sulla pavimentazione grezza tramite 4 piedini di supporto disaccoppianti, brevettati da Geberit, che assicurano la protezione da rumori provenienti dalla struttura, oltre a garantire una posa priva di tensioni meccaniche.
Il telaio è regolabile in altezza e pendenza.

Come Riparare un foro nel tubo idrico e risolvere il problema

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Vediamo come riparare un foro nel tubo idrico e risolvere il problema senza l’intervento dell’idraulico

La prima operazione da fare, dopo aver chiuso la valvola di intercettazione dell’acqua, è di raggiungere il tubo danneggiato asportando la piastrella forata e l’adesivo sottostante. Ovviamente è un’operazione di bricolage da eseguire con delicatezza per evitare di ampliare i danni sui tubi e le piastrelle adiacenti.
Il rame è facilmente riparabile utilizzando un piccolo cannello ossiacetilenico o a gas propano e una bacchetta di materiale d’apporto (come il Castolin o l’argentana).
L’operazione si esegue tenendo aperti i rubinetti per evitare che il vapore che si sviluppa nei tubi umidi possa spingere via la goccia di materiale fuso appena deposta.
Una volta testata la tenuta dell’impianto aprendo la valvola di intercettazione si raschia bene il vecchio adesivo dal muro e dai bordi delle piastrelle e si ricopre la scanalatura con malta di calce: mai utilizzare il gesso o la scagliola in prossimità dei tubi dato che la condensa che spesso si forma sulle superfici fredde è in grado di rigonfiare la riparazione fino a rompere le piastelle che la ricoprono.
TUTTO SOTTO UNA PIASTRELLA
riparare un foro
Per arrestare la perdita si deve chiudere la valvola di intercettazione più vicina e scaricare tutta l’acqua dell’impianto attraverso il rubinetto posto più in basso, in genere quello del bidet.
  1. Con uno scalpello affilato si rompe, partendo dal centro, la piastrella forata per cercare la perdita facendo attenzione a non scheggiare quelle vicine e a non danneggiare ulteriormente il tubo bucato.
  2. Si libera un tratto di tubo lungo circa 10 cm
  3. Si pulisce accuratamente il rame in modo da facilitare l’ancoraggio del metallo di brasatura.
  4. Se il foro non è molto ampio può essere richiuso con una goccia di metallo da brasatura.
  5. Se l’indispensabile prova di pressione conferma la tenuta della riparazione si può coprire il tubo con malta di calce e cemento ripristinando la planarità del muro.
  6. Dopo circa 24 ore si procede alla posa della nuova piastrella utilizzando adesivo per rivestimenti.

 

IL MIGLIORE DEI FORI
incidere le piastrelle
  1. Poniamo di aver individuato un punto in cui praticare il foro che ci serve, ma che sia nelle vicinanze di un tubo: è indispensabile che la foratura sia praticata in un punto preciso senza incertezze dovute a spostamenti indebiti. Per evitare difficoltà nel tenere la punta nella giusta posizione, prima di imbracciare il trapano, dobbiamo praticare una piccola incisione sulla smaltatura delle piastrelle utilizzando un bulino affilato in modo da fornire un punto di attacco all’inserto di widia della punta ed evitare che scivoli sulla superficie all’avviamento della rotazione.
  2. Per forare le piastrelle serve una punta con i taglienti in widia: vanno bene le classiche punte elicoidali, ma anche quelle a lancia adatte per trapanare il vetro.
UTENSILI
Scalpello, mazzuolo, spatola, saldatore, bulino, punta al widia

Come Sostituire il WC senza sbagliare

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Sostituire il wc, anche se non è in programma il rifacimento del bagno, è un’operazione che può capitare di dover fare in tempi brevi.

La ceramica utilizzata per i sanitari, wc e bidet, è robusta e resistente alla corrosione, ma scarsamente elastica: se viene colpita accidentalmente da un oggetto contundente può incrinarsi ed al danno estetico si aggiunge la ben più grave possibilità di perdite d’acqua, può essere quindi necessario sostituire il wc o il bidet.
Se la tazza va solamente sostituita non sono necessari particolari interventi idraulici: occorre possibilmente acquistarne una di pari dimensioni (in un centro bricolage) e fare attenzione nel preparare la guarnizione da inserire tra lo scarico ed il WC.
Per sostituire il wc il sanitario va preparato per l’installazione inserendo la guarnizione nel foro di caduta dell’acqua, dove va innestato il tubo proveniente dalla vaschetta, mentre lo scarico necessita di una guarnizione elastica per compensare la differenza di diametro tra questo ed il raccordo alla base della tazza.
Qualora i precedenti fori di fissaggio non siano combacianti con quelli alla base del nuovo sanitario, prima di praticarne dei nuovi, accertiamoci che non passino tubazioni nelle vicinanze sotto al rivestimento.
Se questo non è possibile o abbiamo dei dubbi, possiamo limitarci ad eseguire il fissaggio soltanto con un cordolo di silicone antimuffa; per ultimo si monta la ciambella provvista di coperchio.

SOSTITUIRE IL WC CON SCARICO A PAVIMENTO

sostituzione wc

  1. Nel caso di un bagno nuovo o di un totale rifacimento la braga dello scarico viene lasciata affiorare abbondantemente dal pavimento.
    Terminata la piastrellatura si misura l’altezza del raccordo di scarico della tazza, per adattare in maniera opportuna la braga, riportando su di essa la misura rilevata.
  2. La braga viene tagliata a misura dopo aver asportato il coperchio di protezione.
  3. Prima di collocare la tazza raccordandola allo scarico, anche se i tasselli fissano stabilmente il sanitario, è buona cosa stendere un cordolo di silicone antimuffa lungo la superficie di appoggio, per impedire infiltrazioni di acqua e di umidità tra WC e pavimento.

COLLEGARE IL WC ALLA CASSETTA

collegamento wc cassetta

Il cannotto dello sciacquone può essere a filo della parete o fuoriuscire da essa.
Va inserito contemporaneamente mentre si posiziona la tazza sulla braga dello scarico, dopo aver messo la guarnizione nel foro situato nella parte posteriore del sanitario, in alto.
In alcuni modelli con cassetta appoggiata, bisogna prima collegare la cassetta alla tazza per mezzo di una ghiera filettata ed una guarnizione di gomma, quindi si colloca la tazza nella giusta posizione; solo al termine, se è previsto, si fissa la cassetta alla parete.

AL TERMINE DELLA SOSTITUZIONE DEL WC

come sostituire il water

In corrispondenza dei fori laterali alla base della tazza si inseriscono nel pavimento due tasselli, interponendo tra la ceramica ed il bullone una guarnizione in teflon per evitare che la ceramica si spezzi durante il serraggio.
I copriwater sono formati da due parti incernierate tra loro: il coperchio vero e proprio e la ciambella  provvista di distanziali in gomma dura sul lato a contatto con la ceramica.
Adottano tutti lo stesso sistema di fissaggio: le cerniere presentano sulla faccia inferiore un foro cieco nel quale si avvita il perno filettato interponendo la basetta in teflon.
Si inseriscono i perni nei fori presenti sulla tazza, vi si infilano le rondelle e si serrano i dadi.

come sostituire il wc

Restaurare un baule antico

Ecco come restaurare un baule ottocentesco in modo da riportarlo al suo primitivo e dignitoso aspetto eliminando lo sporco, l’ossidazione e i danni dei tarli

Restaurare un baule antico è un’operazione affascinante. Rimasto per decenni in soffitta a prender polvere e ghiotto cibo per i tarli (per fortuna pochi per la natura del legno usato), questo baule, tipico contenitore da imbarcare col completo corredo dei viaggiatori che attraversavano gli oceani con le navi a vapore e con gli ultimi grandi velieri, aveva un aspetto tanto squallido da sembrar pronto per il caminetto.

Per aprirlo, finita chissà dove la chiave originale, c’è voluto un grimaldello, ma si è avuta la gradita sorpresa, svuotatolo dai vecchi vestiti di cui era colmo, di scoprire che il suo interno non presentava tracce di marciume; il legno, probabilmente eucalipto, il che farebbe pensare che il baule sia stato costruito in qualche lontano Paese, ha retto bene il trascorrere degli anni al punto da non mostrare sconnessioni fra le tavole delle pareti e del coperchio (testimonianza dell’eccellenza del falegname che lo costruì). In perfetto stato anche le tre cerniere d’ottone massiccio sulle quali si articola il coperchio, la cui leggerissima ossidazione testimonia la perfetta tenuta all’aria del coperchio. Proprio malconcio appariva l’esterno, ormai di un colore indefinibile e con tutte le parti metalliche o verniciate o apparentemente corrose dall’ossidazione. Solo apparenza, quindi, che ha giustificato il lungo e paziente restauro.

Restaurare un baule – Com’era prima

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Il nostro baule, evidentemente destinato a lunghi viaggi, è costituito da una cassa di assi spesse sui 20 mm, perfettamente calettate fra loro. L’unione fra le assi della cassa è rinforzata dalle strisce di ottone verticali che formano anche la cornice attorno all’apertura. Il coperchio, bombato, è rinforzato da strisce trasversali che sui bordi corti coprono anche la testata delle tavole. I listelli piatti di legno hanno più che altro funzione ornamentale. Le parti ammalorate sono solo all’esterno e i guasti consistono solo nel sudiciume, nell’ossidazione delle parti metalliche e nell’opera dei tarli sui listelli ornamentali, di legno evidentemente diverso da quello di cassa e coperchio rimasto indenne dagli attacchi dei parassiti. L’esterno del baule, come consuetudine dell’epoca, è rivestito di una robusta tela d’olona (quella usata per le vele), probabilmente impermeabilizzata con gommalacca, che contribuisce a proteggere il contenuto dall’umidità. Restaurare un baule… è ora di iniziare

Restaurare un baule – Trattare il metallo

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  1. Le maniglie di ottone massiccio, incassate nello spessore delle pareti, sono avvitate ciascuna con sei viti corte e grosse che tempo e sudiciume hanno praticamente saldato all’ottone. Per estrarle, quindi, è necessario sbloccarle con un disossidante spray.
  2. Lasciato allo sbloccante Wd-40 il tempo di agire, allentiamo le viti con un mezzo giro di cacciavite con la lama esattamente a misura del loro taglio (che verrebbe rovinato da una lama sbagliata), poi possiamo terminare il lavoro più rapidamente con un avvitatore elettrico.
  3. Usandolo con molta cautela per non incidere il legno, sblocchiamo la maniglia inserendo sotto i suoi bordi la punta dello scalpello e muovendolo in su e in giù fino a poterla sollevare dalla sede.
  4. Contrariamente alle cerniere del coperchio, che la sua chiusura stagna ha preservato dall’ossidazione, vediamo come la posizione esterna delle maniglie ha permesso che l’umidità ne ossidasse anche il verso (da notare il particolare del risalto cilindrico in primo piano che, incastrandosi in uno scarico aperto nello spessore della tavola, contribuisce a bloccare la maniglia nella sua sede).
  5. L’ottone si ossida solo superficialmente, per cui bastano i normali prodotti casalinghi, usati con pazienza e magari in più passate, per riportarlo alla lucentezza originale.
  6. Per pezzi sciolti, come appunto questa maniglia, si può usare l’acido cloridrico – detto anche muriatico – mettendovi i pezzi a bagno per uno o due minuti strofinandoli con una spugnetta di fibra abrasiva, ovviamente indossando guanti antiacido, e risciacquandoli poi accuratamente.
  7. Le strisce metalliche di rinforzo, inconsultamente verniciate, richiedono il lavoro più lungo in quanto vanno ripulite dalla vernice con lavoro di raschietto, magari aiutandosi con una termopistola che ammorbidisca la vernice o trattandole con uno sverniciatore.
  8. Si lucidano con il Sidol (o altro prodotto simile) e si fanno brillare con un panno asciutto. Più radicale, ma assai più lungo e faticoso, sarebbe svitarle e disossidarle con l’acido, approfittando della loro assenza per il lavoro di pulizia del legno.

Restaurare un baule – Trattare il legno

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  1. Restaurare un baule significa soprattutto porre molta attenzione allo stto del legmo. I tarli del legno hanno attaccato solo i listelli esterni di legno più appetibile di quello della cassa e del coperchio e, dopo il loro sviluppo, sono usciti lasciando aperte le gallerie che, la natura non spreca niente, possono diventare sede per altri parassiti, per cui è sempre opportuno iniettare, foro per foro, qualche goccia di insetticida che le renda inospitali per ogni altro insetto.
  2. I fori poi si chiudono con lo stucco dato con una spatolina cercando di farlo penetrare quanto più a fondo possibile. Una goccia di mordente, ad acqua o a solvente secondo il tipo di stucco usato, mimetizza la riparazione.
  3. I listelli di legno (qui vediamo quelli paralleli alle assi del coperchio) sono un po’ di ingombro nell’operazione di pulizia delle strisce di ottone, ma non conviene neppure provare a staccarli. Si procede con la sverniciatura delle strisce, iniziando con uno sverniciatore Solvet dato a pennello (da usare con attenzione e rispettando alla lettera le istruzioni).
  4. La sverniciatura delle strisce di ottone continua con l’uso di spatole e raschietti, prima, e crema per metalli poi, fino a renderle brillanti.
  5. I listelli ornamentali, in sede o, se era possibile rimuoverli, sul banco da lavoro, vanno levigati uno per uno con carta abrasiva di grana adatta al loro stato di degrado. Se ve ne fossero di troppo rovinati per riportarli a nuovo è facile trovare nei magazzini di legname o nei reparti dei negozi per il far da sé, listelli identici o facilmente adattabili con un po’ di lavoro di sega e/o fresatrice.
  6. La tela impermeabile che riveste l’esterno della cassa e del tetto è abbastanza robusta da sopportare una pulizia eseguita con una spazzola circolare a setole di nylon che ne elimini le eventuali incrostazioni di polvere e sudiciume. Una o due mani di vernice, ad acqua o a solvente, completano il lavoro per restaurare un baule.

Lavoro completato, ora sappiamo tutto su come restaurare un baule!

WD40 Specialist Moto

È nata una nuova linea dedicata esclusivamente alla motocicletta e allo scooter. I prodotti, di altissima qualità, specifici per i diversi utilizzi volti alla manutenzione e alla cura delle due ruote, sono frutto della professionalità di un brand storico e rinomato in tutto il mondo

La Linea Wd40 Specialist Moto è frutto di intense ricerche per soddisfare le esigenze di un comparto importante, com’è quello motociclistico, in cui sono richiesti prodotti altamente evoluti per garantire il miglior funzionamento degli organi in movimento, spinti a elevate performance. È una vera squadra di alleati a sostegno di tutti i motociclisti e meccanici, dai semplici appassionati ai professionisti, abituati a prendersi cura del proprio mezzo, mantenendolo sempre perfetto e in grado di assicurare le migliori prestazioni. Wd 40

pulitore freni wd40

Caratterizzata dalla semplicità nell’applicazione e dalla garanzia di una protezione di lunga durata ed efficienza, la linea WD40 Specialist Moto è entrata nei box del team Pramac Racing, impegnato nel MotoGp 2016. Le due Ducati Desmosedici GP, guidate dai piloti Danilo Petrucci e Scott Redding, saranno supportate nella cura e nella manutenzione dai prodotti WD40, affinché possano performare al meglio e ottenere grandi soddisfazioni professionali. La linea WD40 Specialist Moto è composta da 7 prodotti di qualità ideali per pulire, lubrificare, detergere, lucidare e proteggere la moto. Dalle soluzioni per la catena con il Pulitore Catena, Lubrificante Catena e Grasso Catena al Pulitore Freni e Detergente Universale fino alle due proposte Lucidante al Silicone e Cera Lucidante, per rendere le due ruote brillanti e perfette.

detergente moto

Linea Wd40 specialist moto

wd 40 specialist moto 5

  1. Il “Detergente Universale” è un prodotto concepito per eliminare rapidamente i depositi causati da inquinamento e sporco provenienti dalla strada. è particolarmente indicato per la pulizia della carrozzeria, delle parti meccaniche e della fibra di carbonio.
  2. Il “Pulitore Freni” è la soluzione specifica per freni a disco, pinze e comandi della frizione da cui, in pochi istanti, elimina la polvere, i residui di liquido, lo sporco e l’olio. Non lascia residui ed è ideale per prolungare l’efficienza e la durata del sistema frenante.
  3. Nel formato da 400 ml, il terzo prodotto dedicato alla moto è il “Lubrificante Catena”, raccomandato per catena, trasmissioni e O-X-Z Rings, particolarmente adatto in condizioni asciutte, grazie alla sua azione prolungata. Asciuga in pochi istanti e garantisce una lubrificazione a lunga durata.
  4. Ancora specifico per la lubrificazione della catena, il “Grasso Catena” è ideale per la cura e la manutenzione di catena, trasmissioni e O-X-Z Rings. La sua eccezionale protezione anticorrosione e la sua formula al PTFE lo rende particolarmente ideale per condizioni umide, garantendo pertanto una lubrificazione duratura nel tempo.
  5. Il “Pulitore Catena” elimina rapidamente sporco, polvere e olio dalla catena. è ideale per ridurre l’usura della catena e mantenere inalterate le prestazioni nel tempo.
  6. Il “Lucidante al Silicone” è un prodotto specifico per donare alle superfici brillantezza e rendere la finitura perfetta: è indicato per l’utilizzo su fibra di carbonio, metallo e plastica.
  7. La “Cera Lucidante” è ideata per donare una brillantezza perfetta e a lunga durata, senza lasciare alcuna traccia. Oltre a rendere ancor più brillante la moto, la Cera Lucidante esercita un’azione protettiva, facilitando lo scivolamento delle gocce d’acqua.

cera lucidante

Nella cura e manutenzione delle due ruote non può certo mancare la storica bomboletta gialla e blu di WD40 Multifunzione, ideale per proteggere dalla corrosione causata dagli agenti atmosferici e dall’inquinamento, per facilitare lo smontaggio delle parti e i loro movimenti e infine per eliminare i residui. Con il nuovo sistema brevettato di erogazione, WD40 Multifunzione unisce lo spruzzo di precisione e la vaporizzazione a largo raggio.

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Avvitatore a impulsi Einhell TE-CI 18 Li

L’avvitatore a impulsi Einhell TE-CI 18 Li è piccolo, compatto e leggero, ma con una forza sorprendente che permette di serrare e svitare le viti più dure

La tecnologia a impulsi per le applicazioni di avvitatura è applicata da molti anni nel settore cosiddetto “automotive”, ovvero nelle catene di montaggio delle industrie automobilistiche, nelle officine meccaniche e presso i gommisti (la pistola con cui smontano e rimontano le ruote), dove il sistema propulsivo dello strumento è sempre stata l’aria compressa. Da qualche anno, grazie anche all’evoluzione elettronica degli elettroutensili, si sta diffondendo tale tecnologia anche fra i trapani avvitatori elettrici e a batteria. A parte la presenza del motore elettrico al posto dell’aria compressa, il principio non cambia: si genera una sequenza di impulsi al moto rotatorio dell’albero, nel momento in cui la resistenza dell’elemento da muovere supera certi valori. I “colpi” che gli impulsi scaricano su un bullone (per esempio) sono molto più efficaci della pressione continua che il motore sarebbe in grado di fornire. Al lato pratico succede che, quando si inizia a tirare un bullone, finché questo gira abbastanza libero, il motore permette all’albero di girare velocemente e a velocità costante; quando il bullone inizia a fare maggior resistenza, il controllo elettronico cambia la modalità di lavoro e si inserisce il moto a impulsi con il quale la velocità di rotazione scende brutalmente, ma altrettanto brutalmente cresce la forza applicata all’albero. Questo permette di avvitare o svitare anche bulloni molto duri come quelli delle ruote delle auto (coppie di serraggio dai 90 ai 120 Nm) con un avvitatore a impulsi leggero e snello, come l’Einhell TE-CI 18 Li, alimentato da una batteria al litio della famiglia Power X Change, estremamente compatto ed ergonomico.

Massima efficacia dell’avvitatore a impulsi Einhell

Power X Change

avvitatore einhell

avvitatore a batteria

Tutto, nell’avvitatore a impulsi Einhell TE-CI 18 Li, è progettato per svolgere il lavoro nel modo più efficace, libero e non affaticante. La potenza data dalla batteria a 18 V 3,0 Ah permette una velocità di rotazione a vuoto regolabile da 0 a 2300 giri/min; il numero di impulsi va da 0 a 2900 colpi/min, con una coppia di serraggio di 140 Nm. Gli ingranaggi sono di metallo e il peso dell’avvitatore è di soli 1,4 kg.

  1. La batteria è della famiglia Power X Change, quindi perfettamente intercambiabile con gli altri elettroutensili della gamma. è molto compatta ed è esente da autoscaricamento.
  2. La stazione di carica (anch’essa della serie Power X Change) è di tipo intelligente e gestisce la ricarica nel modo più rapido, ma senza sottopore a stress l’accumulatore, adattando sempre l’erogazione della corrente per riportarlo alla situazione di massima carica, senza pericolosi surriscaldamenti.
  3. Premendo un pulsante sulla batteria è sempre possibile conoscere lo stato di carica residua, indicato da una serie di 3 led.
  4. Appena si preme il pulsante di avviamento si attivano 3 potenti led bianchi, dislocati attorno all’attacco bit, che illuminano molto bene la zona di lavoro e sono molto graditi quando si opera in luoghi scarsamente illuminati.
  5. L’avvitatore è molto compatto; risulta lungo poco più dell’ingombro della batteria. Essendo anche molto leggero, non è scomodo da portare appeso alla cintura mediante il gancio apposito, collocato alla base. Einhell TE-CI 18 Li con una batteria costa euro 154,95.

Attacco portabit

attacco portabit

La potenza dell’avvitatura a impulsi non è gestibile con un semplice mandrino, perché le sue ganasce non riuscirebbero a bloccare in modo assoluto il codolo cilindrico; per scaricare tutta la forza di ogni impulso il TE-CI 18 Li ha un attacco per bit da 1/4” con aggancio e sgancio rapido, di sicurezza: basta tirare in avanti l’anello esterno dell’attacco, per estrarre o inserire liberamente il bit.

Abbattitore polveri per smerigliatrici angolari Aquaflex Montolit

Con l’abbattitore polveri Aquaflex ogni comune “flessibile” diventa un troncatore professionale ad acqua, capace di tagliare qualsiasi materiale edile senza fare il tipico polverone di detriti

Ci sono operazioni che non si possono fare ovunque. Per esempio, il taglio in serie di mattoni, blocchetti o altri componenti che si usano comunemente nelle costruzioni e nelle ristrutturazioni edili si possono eseguire rapidamemte con le smerigliatrici angolari armate di disco diamantato, ma la mole di polvere che si produce è enorme: impossibile farlo in contesti abitati, sia in locali interni, sia in esterni. Il problema si risolve con l‘abbattitore polveri Aquaflex Montolit, una macchina brevettata che permette di abbattere la produzione di polvere delle smerigliatrici angolari, trasformandole in troncatrici professionali ad acqua.

Visita la pagina Montolit con le caratteristiche tecniche di Aquaflex

Particolari tecnici dell’abbattitore polveri per smerigliatrici

abbattipolvere per smerigliatrici

  1. La dotazione prevede, oltre al corpo macchina, il cordone del tubo acqua e cavo alimentazione smerigliatrice, il carter di protezione e diffusione acqua per la smerigliatrice e un raccordo idrico a innesto rapido.
  2. Per la messa in servizio dell’abbattitore polveri Montolit si deve montare il raccordo idrico sulla mandata dell’acqua presente sul frontale.
  3. La presa di corrente sostiene smerigliatrici sino a una potenza di 2500 W; l’avvio dell’elettroutensile attiva immediatamente l’azionamento della pompa di erogazione dell’acqua.
  4. Sul corpo macchina c’è un interruttore differenziale di sicurezza che va resettato per attivare il funzionamento.
  5. Prima di avviare la smerigliatrice bisogna attivare a mano la pompa sino a quando non è stata espulsa tutta l’aria dal percorso idrico.
  6. La tanica ha una capienza di 10 litri d’acqua. Il retro della macchina si ribalta per poter estrarre il contenitore; una feritoia laterale permette di controllarne il livello.

Il dispositivo funziona nebulizzando l’acqua attraverso uno speciale carter aggiuntivo che si adatta a tutte le smerigliatrici angolari ed è disponibile in diversi formati per dischi da 115-125 e 230 mm, inclusi gli scanalatori con doppio disco da 180 mm. Oltre all’abbattimento totale delle polveri, la macchina garantisce una maggior durata dell’utensile diamantato, aumenta la velocità e la finitura del taglio e riduce drasticamente i danni fisici derivanti dall’esposizione ripetuta a polveri ceramiche e detriti. L‘abbattitore polveri Aquaflex è concepito per poter lavorare anche distante da una presa d’acqua, infatti, nel corpo principale è racchiusa una tanica rimovibile e la pompa che la spinge all’erogazione. Un cordone lungo 9 metri racchiude il tubo di mandata acqua affiancato al conduttore elettrico per l’alimentazione della smerigliatrice. Entrambi da un lato si collegano al corpo della macchina, il primo con un innesto rapido per irrigazione, il secondo con una spina schuko. All’altra estremità, il tubo dell’acqua termina con un rubinetto di regolazione e un robusto raccordo di ottone per l’innesto sulla cuffia di protezione universale, da montare sulla smerigliatrice. Il carter ha la funzione di convogliare nel giusto modo lo spruzzo d’acqua nebulizzato durante il taglio.

Il carter aggiuntivo

abbattitore polveri 3

carter smerigliatrice

1 -2-3  Un componente importante del carter in dotazione è l’erogatore dell’acqua di ottone. L’elemento è già montato sulla macchina, all’acquisto; lo smontaggio è mostrato perché periodicamente è necessario pulire il filtro e l’ugello presenti al suo interno.

4 Il carter ha una conformazione tale, grazie anche a due rilievi interni, che permette di trovare perfetto incastro con le cuffie di protezione delle smerigliatrici angolari; l’inserimento va fatto imboccando la curvatura della cuffia fra il primo rilievo e il bordo superiore del carter, facendola poi scorrere sino a raggiungere e superare anche il secondo rilievo.

5 La posizione della cuffia della smerigliatrice e quella del carter aggiunto sono corrispondenti; per immobilizzare il secondo si stringe la manopola posta sul suo bordo superiore. Come normalmente si regola la posizione della cuffia della smerigliatrice per avere la migliore protezione dai detriti e il minimo impedimento nell’utilizzo, anche con il montaggio del carter Aquaflex è necessario posizionare i due elementi protettivi in modo che svolgano al meglio la loro funzione, a seconda che si effettui, per esempio, un taglio orizzontale piuttosto che verticale.

6 Il terminale del tubo di mandata acqua ha il rubinetto di regolazione che permette di ot∫in modo da avere sempre il potere abbattente giusto per ogni materiale (alcuni producono più polvere di altri) limitando il consumo d’acqua allo stretto necessario, con il vantaggio di una maggiore autonomia del pieno. Va detto comunque che la modalità di nebulizzazione consentita dallo speciale ugello di erogazione, rappresenta già di fatto una concreta parzializzazione del getto e permette una buona durata della sessione di lavoro senza interruzione. In testa al tubo c’è un raccordo rapido di ottone che permette di fare in pochi attimi l’aggancio e lo sgancio dal carter.

L’abbattitore polveri Montolit Aquaflex ha un prezzo consigliato al pubblico di euro 756,40 (versione per disco da 115 mm)

Guarda il video di Aquaflex

Come costruire un banco da lavoro utilizzando componenti IKEA

Per costruire un banco da lavoro possiamo sfruttare elementi preassemblati

Non è scritto da nessuna parte che chi fa da sé debba far da sé tutto quanto: ed è proprio il caso di questo articolo in cui analizziamo come costruire un banco da lavoro utilizzando componenti Ikea. Questo banco da lavoro è concepito in modo da poter essere utilizzato tanto da un bambino quanto da un adulto, abbastanza solido per la maggior parte delle lavorazioni e fornito di una vasta serie di accessori.

Cosa serve per costruire una banco da lavoro fai da te

costruire un banco da lavoro

  • Sega per tagli diritti,
  • trapano,
  • mazzuolo,
  • cacciaviti,
  • mecchie Forstner,
  • morsetti da 100 e 150 mm.
  • 2 cavalletti Finnvard con ripiano;
  • 3 cassettiere Moppe 280x360x 290 mm;
  • 1 cassettiera Moppe 800x280x100 mm;
  • 4 rotelle a piastra Rill
  • 1 piano lamellare abete 28x700x1400 mm.
  • Compensato di legno duro da 6,5 mm: 1 coperchio cassetta/sedile 440×356 mm;
  • 1 fondo 440x 350 mm;
  • 2 pareti 60×440 mm;
  • 2 pareti 60×337 mm;
  • striscie larghe 60 mm per i divisori interni (a misura e quantità);
  • 1 spondina del piano di lavoro 35×1400 mm;
  • listello 20x20x 1400 mm;
  • spina zigrinata Ø 10 o 12 mm: 4 pezzi da 80 mm, 4 da 90 mm, 4 da 100 mm.
  • 2 cerniere ottone a libro 80×28 mm; 12 viti ottone M3x10 mm con dadi;
  • 21 boccole da 20 mm (Ø secondo i morsetti);
  • viti; chiodi; colla.

banco da lavoro in legno

I componenti Ikea

finnvardPer costruire un tavolo da lavoro partiamo da due cavalletti Finnvard Ikea che reggono il piano di lavoro, molto robusti in quanto dotati di un ripiano inferiore che ne unisce le gambe aumentandone anche la stabilità. Altro vantaggio di questi cavalletti è di essere regolabili in altezza da 710 a 930 mm grazie al fatto che fra le traverse sommitali delle due metà scorrono verticalmente due guide, dotate di fori uniformemente distanziati, che reggono l’asse d’appoggio dei pezzi e possono essere bloccate all’altezza più conveniente (anche diversa fra le due).

Il piano di lavoro è una tavola di lamellare d’abete da 28 mm larga 700 e lunga 1400 mm. Contro un bordo lungo del piano si applica una tavoletta di multistrato da 6,5 mm larga 35 mm, facendola sporgere in basso come fermo contro i cavalletti (capovolgendo il piano diventa una spondina ferma pezzi). Negli altri tre bordi si aprono i fori per i morsetti, meglio descritti più avanti. La robustezza dei cavalletti permette di usarli come supporto per gli scaffaletti portattrezzi, articoli Moppe IKEA, due a tre cassetti 280x360x290 mm, da 18 euro

Assemblaggio

sedi per spine di legno

Per poter reggere tavole e listelli sollevati da terra si inseriscono nel bordo esterno dei cavalletti spine di faggio Ø 10 o 12 mm, di lunghezza decrescente, fatte penetrare nelle gambe per circa 30 mm. Per un solido supporto va posta molta attenzione nell’eseguire le coppie di fori alla medesima altezza in entrambi i cavalletti e nel centrarne le sedi nello spessore delle gambe.

avvitare il legno

Dal lato opposto alla rastrelliera si inserisce fra i cavalletti, rendendoli così un corpo unico, una cassettiera Moppe bassa e lunga avvitandola all’ala verticale dei cavalletti previo l’inserimento di un listello di compensazione dello sbalzo. Se si desidera rendere smontabile il banco l’unione va fatta con viti a testa svasata M8x60 mm fatte entrare dall’interno della cassettiera.

punta forstner

boccole metalliche

Per bloccare i pezzi occorrono strettoi a vite del tipo più comune, con apertura di 100 e 150 mm. Ai più lunghi si sfila la ganascia mobile lasciandogli l’asta da far passare nei fori del piano calzandovi poi dal basso la ganascia mobile. Agli altri l’asta si elimina del tutto. Nei fori sul piano si inseriscono piuttosto forzate boccole metalliche in grado di ospitare le code delle ganasce di ghisa così che l’ex ganascia fissa faccia da spalla a quella con la vite di pressione che vi stringe contro i pezzi.

Importanti particolari

tavolo da lavoro

1: caratteristica saliente dei cavalletti Artur di IKEA è di permettere oltre che il sollevamento del piano, la sua inclinazione, comoda per il disegno. Fra le gambe, le cassettiere portaoggetti.

2: una serie di fori praticati su tre lati del piano offre la possibilità, con l’uso di strettoi opportunamente modificati come è descritto nel testo, di bloccare sul tavolo pezzi di ogni forma e dimensione.

3: per il disegno il piano va capovolto tenendo in basso il lato bordato così che la spondina sporga in su impedendo che fogli, squadre e matite rotolino a terra.

cassettiera ikea

Le cassettiere Moppe sono abbastanza robuste da reggere il peso di un ragazzino. Sotto la base si avvitano rotelle piroettanti con attacco a piastra, di portata unitaria attorno ai 45 Kg. Un portaminuterie con coperchio, avvitato sul Moppe, fa da sedile.

ruote piroettanti

Come costruire una inferriata fai da te in ferro con punte lancia

Guida alla costruzione di un’inferriata fai da te con rifinitura a lancia

Abbiamo seguito la realizzazione di una serie di inferriate per finestra, presso l’officina del fabbro artigiano Vito Mininno, scegliendo un progetto di inferriata fai da te che risulta facilmente realizzabile e reputiamo sia uno di quelli che uniscono alla fattibilità anche un certo risultato estetico, cosa che realizzazioni più semplici solitamente non offrono. Elemento caratterizzante questa inferriata fai da te è l’utilizzo delle lance; si tratta di una soluzione molto utilizzata, tant’è vero che per l’occasione si scelgono puntali preforgiati, comunemente reperibili nei grandi centri fai da te. Così concepite, queste inferriate in ferro non richiedono alcuna abilità o tecnicismo specifico della professione del fabbro, se non la saldatura ad arco. La vera difficoltà sta nella cura e nella precisione necessarie per posizionare prima le punte delle lance, quando si fissano sulle aste, poi le lance intere, quando si distribuiscono e si saldano parallele una all’altra: ogni piccolo errore di allineamento, in tali contesti, salta subito all’occhio. Per il resto si tratta di realizzare una sorta di telaio che deve rimanere inscritto nella luce della finestra, a distanza di circa 50 mm su tutti i lati. Il telaio è formato da quattro segmenti di piatto a sezione 35×8 mm, cui si aggiungono 3 segmenti di piatto 25×5 mm, orientati orizzontalmente, posizionati per incrociare e rinsaldare le lance; altri 3 di questi si sovrappongono alla fine.

Creazione del telaio inferriata fai da te

inferriata fai da te 2

Accatastate dopo la costruzione, le inferriate sono pronte per il trattamento protettivo, da fare prima del montaggio. Dato che ci sono zone difficili da raggiungere, a pennello o a spruzzo, in questo caso il bagno di zincatura potrebbe essere la soluzione migliore, ma va effettuato presso officine specializzate.

saldatura a filo continuo

2  Tagliate in serie le stecche di tondino alla lunghezza prestabilita, per saldarvi a un’estremità le punte a lancia, bisogna realizzare una dima che permetta di centrare esattamente i due pezzi, che sono di diametro diverso, e di allinearli perfettamente. Le frecce blu indicano i rilievi, messi ad hoc, per sollevare l’asta; quelle rosse i contenimenti laterali. Anche il puntale ha un suo alloggiamento obbligato.

3  Due punti di saldatura agli opposti e poi si procede con il completamento su tutta la circonferenza di contatto fra i due pezzi.

4 Le bacchette di piatto trasversali sono equidistanti fra loro, ma sono posizionate leggermente più in alto, rispetto al centro della finestra, per non lasciare troppo deboli le punte delle lance, che sopra non sono fissate al telaio.

telaio in ferro inferrita

5 Trovata la posizione, si saldano al telaio le estremità dei piatti trasversali, ovviamente solo dei primi tre.

6 I traversi sono posizionati anche per sostenere le lance ben centrate rispetto al piatto del telaio.

7 Una volta diviso correttamente lo spazio del telaio fra il numero di lance che si devono inserire (queste devono essere assolutamente equidistanti) si possono saldare.

Finitura e completamento dell’inferriata fai da te

saldatura puntiforme

1 A questo punto tutte le operazioni più difficili, ovvero che richiedono la maggior precisione, sono terminate. Basta sovrapporre le altre tre bacchette trasversali in modo che sovrastino correttamente quelle inferiori e saldarne debitamente le estremità al telaio.

2 In prossimità degli incroci fra lance e piatti trasversali si fa una saldatura puntiforme cedendo un bel po’ di materiale.

inferriata fai da te 7

3 L’intenzione è quella di realizzare un rilievo che riproduca la testa di un ribattino, il chiodo di fissaggio da ribattere, che si metteva quando ancora non esisteva la saldatura ad arco. Ideale, per la robustezza dell’insieme, sarebbe fare un foro da 8 mm nella piattina e praticare la saldatura nel foro, in modo che questa rimanga meglio vincolata alla lancia sottostante. La saldatura fra i due elementi, sul bordo della piattina, risulterebbe molto antiestetica e conviene evitare di farla.

Completate le saldature definitive si regolarizzano i cordoni (almeno quelli raggiungibili) usando una smerigliatrice angolare con montato un disco da sbavo. In questa fase va usata molta attenzione per evitare di danneggiare il telaio e le lance, scontrandoli inavvertitamente con il disco in rotazione; se la zona delle saldature è accettabile che sia irregolare, le altre superfici si devono presentare lisce e regolari, perché dopo la verniciatura ogni imperfezione viene accentuata.

inferriata per finestre