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BLACK+DECKER – Utensile multifunzione MT300KA

Il nuovo attacco rapido brevettato Superlok™ permette veramente di effettuare in un attimo la sostituzione dell’accessorio, garantendo comunque la necessaria coesione con l’alberino oscillante del motore per trasmettere tutto il moto sulla parte attiva

Uno degli ultimi prodotti per il settore del fai da te è l’utensile multifunzione BLACK+DECKER MT300KA, cimento nel quale l’azienda americana dimostra di aver trovato valide soluzioni per incrementare ulteriormente la funzionalità di uno strumento già di per sé molto versatile e, in molti casi, insostituibile. L’utensile multifunzione BLACK+ DECKER MT300KA si presenta compatto, con la tipica forma allungata del corpo, per contenere ingranaggi e motore, e fungere nello stesso tempo da impugnatura. Il bilanciamento della macchina è perfetto e molto vantaggioso alla presa risulta anche il diametro del corpo; qui le misure in gioco sono di compromesso tra dimensioni del motore da una parte e rigidità e garanzia di robustezza dall’altra, elementi necessari per uno strumento che sviluppa sulla parte attiva un regime di 22.000 oscillazioni al minuto. Proprio per questo, la scocca deve permettere l’assorbimento delle vibrazioni o comunque il loro isolamento, in modo che non si ripercuotano sulle mani dell’utilizzatore; questo avviene grazie anche ai generosi inserti di gomma sull’impugnatura. Le prestazioni sono permesse da un motore da 300 W di assorbimento, controllato elettronicamente e regolabile dall’operatore, a seconda del materiale e dell’accessorio montato, mediante una rotella con scala da 1 a 6, che consente di passare dal numero minimo di giri (10.000/min) al massimo (22.000/min) con alcuni step intermedi. Ottimo anche il Superlok™, innovativo sistema di attacco rapido, che permette una sostituzione veramente veloce degli accessori, senza usare alcuna chiave, garantendo nel contempo la massima tenuta e rigidità dell’insieme. Questo è un importante obiettivo raggiunto, che rappresenta invece un punto dolente per molte macchine multifunzione, la cui potenza resta in parte inespressa a causa della non perfetta coesione fra accessorio attivo e piastra d’attacco. Approfondisci e leggi la valutazione degli utenti BLACK+ DECKER

Consigli per un buon utilizzo dell’Utensile multifunzione BLACK+ DECKER MT300KA

multifunzione Black&decker

Utensile black&decker

  1. L’utensile multifunzione BLACK+DECKER  MT300KA è fornito in valigetta rigida con una dotazione di accessori fra cui una lama di precisione per taglio a filo e ad affondamento, una lama semicircolare segmentata, 2 raschietti di cui uno rigido e uno flessibile, il platorello per levigare con tubo per connessione ad aspirazione esterna, alcuni fogli di carta vetrata, e infine vite e ghiera di montaggio per accessori universali.
  2. L’attacco Superlok™ si aziona tirando la leva che allontana la flangia di tenuta, permettendo l’inserimento o la rimozione dell’accessorio;
  3. in caso di montaggio, al rilascio della leva, la serie di rilievi della flangia controlaterale immobilizza in modo molto efficace quello inserito.
  4. La regolazione della velocità di oscillazione si effettua mediante la rotella posta sul retro dell’impugnatura. La scala va da 1 a 6.
  5. E’ sempre consigliato tenere la macchina con due mani, soprattutto per ottenere la massima precisione (negli utilizzi in cui è richiesta) oppure per un minore affaticamento nei lavori continuativi come la levigatura di ampie superfici; tuttavia, il peso contenuto, il bilanciamento della macchina e l’alto livello ergonomico della sua impugnatura ne rendono possibile il manovramento anche con una sola mano.

elettroutensile black+decker

Quando si richiede lo smontaggio senza causare danni di elementi sigillati con silicone (per esempio top di banconi cucina, lavabo e sanitari) è necessario staccare e rimuovere meglio possibile il cordone prima ancora di abbordare gli altri fissaggi presenti. Ideale è il raschietto a lama flessibile, molto sottile, con cui si riesce a scalzare il silicone rimanendo aderenti al piano, procedendo rapidamente e senza difficoltà. La piastra a delta è la scelta migliore quando si devono levigare superfici articolate su vari piani e contornate da cornici o altri elementi strutturali. Questo è il caso per esempio delle porte, in cui si riesce a raggiungere ogni anfratto, inclusi gli angoli, gli spigoli chiusi, i piani inclinati della fodrina ecc. Con l’ausilio di un buon aspiratore si limita enormemente la dispersione della polvere nell’ambiente di lavoro.

lama di precisione utensile multifunzione

La lama di precisione ha la peculiarità di poter lavorare a filo di superfici limitrofe e di essere estremamente sottile. Ciò risulta molto utile in tantissimi frangenti in cui sia necessario tagliare un elemento già applicato stabilmente nella sua sede definiva, e già rifinito di tutto punto, quindi da non rovinare. La possibilità sull’utensile multifunzione BLACK+DECKER MT300KA di montare la lama anche a 90° (o altra angolazione intermedia) facilita ulteriormente il lavoro. Per la troncatura di tubi, listelli e altri elementi di varia sezione si utilizza la lama semicircolare segmentata. La sua estensione permette anche di affrontare tagli in lunghezza su pannelli e listoni di parquet concedendo molto controllo nel mantenere la lama sulla linea guida tracciata, mentre si procede. Anche in questo caso, la lama sottile e tagliente aiuta molto nell’ottenimento di tagli precisi, con lembi puliti e senza sbavature.

 

Anche per lame e accessori non originali

attacco superlok

In testa, l’attacco Superlok™ ha una conformazione tale da permettere, mediante l’applicazione di due piccoli accessori, inclusi nella confezione dell’utensile multifunzione BLACK+DECKER MT300KA, di montare lame e altri accessori non originali, che abbiano quanto meno il classico foro centrale.

  1. Lo speciale anello si adatta alla forma non circolare dell’attacco di testa, così fatto per ricevere alcuni particolari tipi di lama; l’anello serve per aumentare la superficie d’appoggio, utile, invece, per le normali lame con il foro rotondo da 10 mm di diametro.
  2. Si posiziona la lama e si inserisce la vite con testa a brugola, in dotazione, che porta una rondella di contenimento spessa e larga, fatta così appositamente per impedire alla lama di scivolare lateralmente, una volta serrata la vite.
  3. Per il serraggio si usa la chi
    ave a brugola in dotazione
    . Il fatto che con questo sistema l’accessorio non goda di rilievi specifici per rimanere immobilizzato, ma debba affidarsi soltanto al serraggio della vite a brugola, porta con sé il vantaggio di poter impostare l’inclinazione laterale, dell’accessorio stesso, più consona al lavoro che ci si appresta a eseguire.

Levigatrice a delta con aspirazione

levigatrice a delta

  1. Caldamente consigliata, se è necessario sporcare il meno possibile, è l’applicazione alla piastra di levigatura del suo raccordo per il collegamento a un aspiratore esterno. La piastra ha una specie di intercapedine con sbocco posteriore atto a ricevere un tubo di gomma (in dotazione), da inserire e bloccare a mano con il suo collare.
  2. La piastra di levigatura ha lo stesso sistema di fissaggio degli altri accessori, quindi si monta e si smonta in pochi secondi, mediante l’attacco Superlok™.
  3. In dotazione con l’elettroutensile c’è una campionatura di dischi abrasivi per la piastra di levigatura: due a grana 60, due a grana 80 e due a grana 120. L’adesione alla suola è affidata al velcro.
  4. Il tubo-raccordo di aspirazione ha una lunghezza di circa 40 cm e termina con una riduzione per tubi flessibili da aspiratore con diametro 34 mm. Ottima la comodità fornita dagli aspiratori con attacco elettrico per macchine utensili: all’avvio della macchina si attiva automaticamente l’aspiratore e allo stesso modo si disattiva quando la macchina viene spenta.

Valex

Fin dal 1980 Valex é un punto di riferimento per i professionisti e le imprese, per gli appassionati del fai da te, del giardinaggio e delle più diverse attività legate al tempo libero

Una lunga esperienza nella produzione industriale, nella scelta-selezione-controllo della produzione internazionale e nella distribuzione. Un presente ricco di successi, solidità e dinamismo, un domani già scritto nel segno della certezza e del continuo sviluppo.

Valex Produce prodotti per professionisti, fai date, giardinaggio. I prodotti sono funzionali, pratici e sicuri e sono controllati in Italia. Sono distribuiti nelle ferramenta, centri bricolage e garden center.

Claber

Claber è un’azienda italiana di riferimento nel mondo dell’irrigazione per il giardino, l’orto, il terrazzo e il balcone, con sistemi all’avanguardia nell’innovazione, nella facilità d’utilizzo e nell’eco-sostenibilità

La filosofia Claber è rendere accessibile a tutti la scienza dell’irrigazione, esplorando le nuove frontiere della tecnologia, del design e della qualità. I prodotti Claber rappresentano la gamma di soluzioni più completa e versatile, per garantire ad ogni pianta  la giusta irrigazione, nell’orario migliore e senza sprecare una risorsa indispensabile alla vita dell’intero pianeta: l’acqua.

La qualità prima di tutto

Fondata nel 1969, Claber è stata la prima azienda italiana del settore ad avere ottenuto la Certificazione UNI EN ISO 9001. Questo significa che l’intero sistema aziendale, dalla selezione delle materie prime alla progettazione, dalla produzione ai servizi, soddisfa dei criteri di qualità rigorosamente definiti e controllati. I prodotti Claber durano di più, hanno performance migliori, sono più versatili e facili da usare,  sono realizzati con materiali riciclabili e rispettosi dell’ambiente e permettono di risparmiare acqua preziosa. Inoltre Claber è sempre a disposizione di tutti gli appassionati di giardinaggio e orticoltura, con i suoi servizi di progettazione e assistenza tecnica. Questa è la Qualità Totale Claber: qualità dell’irrigazione, qualità della vita.

La Scuola dell’Acqua

Claber ha creato una realtà unica a livello mondiale: La Scuola dell’Acqua. Un centro di ricerca e formazione, ma anche una centrale per la produzione di energia rinnovabile, un presidio per la tutela dell’ambiente naturale, un luogo di incontro per l’azienda, gli specialisti del settore, il mondo della ricerca scientifica e le nuove generazioni. Claber crede che un’azienda veramente moderna e responsabile, deve avere la volontà e gli strumenti per incidere positivamente sull’ambiente e sulla società La Scuola dell’Acqua nasce per contribuire ad una nuova cultura dell’acqua e dell’irrigazione: sempre più rispettosa dell’ambiente e più funzionale alle esigenze delle piante e delle persone.

Lamello per unire il legno | Guida completa all’utilizzo

Forme, misure e utilizzo dei giunti lamello, fondamentale sistema di fissaggio del legno

Nell’ormai lontano 1945 un falegname svizzero, Hermann Steiner, apre una sua bottega a Liestal, non lontano da Basilea. Dieci anni dopo, dovendo lavorare su pannelli di spessore limitato cerca un sistema di unione che sia pratico come la spinatura, ma funzioni anche su spessori inferiori ai 10 mm ed inventa il lamello, detto giunto lamello o biscotto falegname . Dal 1956 al 1968 il sistema richiede una scanalatrice fissa, tipo toupie ma nell’anno in cui gli studenti d’Europa sciamano per le strade invocando la fantasia al potere, il nostro Hermann inventa la fresatrice portatile che mette il sistema lamello alla portata di tutti. Oggi i tasselli piatti lamello si trovano in ogni negozio per chi fa da sé e vengono usati con la massima soddisfazione da professionisti e non.

tipologie di lamello
Il primo lamello era lungo 56, largo 23 e spesso 4 mm e fu siglato come n°20. Negli anni, per adattarsi a nuove esigenze nacquero il n°10 di 53x19x4 mm, il n° 0 di 47x15x4 mm e, per spessori minimi o per giunzioni soggette a sforzi gravosi, l’H9 di 38x12x3 mm (ci vuole una fresa particolare) e l’S6 di 85x30x4 mm. A questi di base (1), si sono via via aggiunti il Simplex (2) in alluminio per unioni smontabili, il C20 (3) in polipropilene per pannelli di plastica, il K20 (4) di plastica autobloccante, con nervature che evitano l’uso della colla dove sarebbe difficile mettere in pressa i pezzi.

Che cos’è il lamello

Il tassello piatto è, in sostanza, una pratica evoluzione della linguetta riportata, già usata da Egiziani e Romani. Si tratta di piastrine di legno di faggio pressato, esattamente calibrate per entrare di misura in scanalature aperte da una fresa circolare di 100 mm di diametro e 4 di spessore. Sotto l’azione dell’acqua contenuta nella colla, il legno si gonfia aderendo strettamente alle pareti della scanalatura e garantendo un’ottima tenuta. Il lamello, nato per essere impiegato nei pannelli di truciolare e simile, si è dimostrato vincente anche nei multistrati, nel legno pieno e in molti materiali sintetici. La sua resistenza alla rottura è pari a quella di una spina Ø 8 mm e l’assai maggior superficie di contatto su cui agisce la colla rende la piastrina praticamente un tutto unico col legno in cui è inserita.

I vantaggi del lamello

Il limitato spessore dei tasselli piatti ed il loro sistema di montaggio permettono di inserirli anche in pannelli di soli 8 mm di spessore senza pericolo di indebolire il materiale come avverrebbe con le spine anche perché lo sforzo è ripartito su una superficie assai maggiore. Con i tasselli piatti, usati solo per unioni non in vista, non occorrono né guide né maschere di foratura: l’uso dell’intestatrice (ci vuole ed è l’unico svantaggio del sistema) fa sì che a garantire la perfezione dei giunti bastino solo una squadra ed una matita con cui segnare sui due pezzi interessati la linea di riferimento sulla quale guidare la freccia o la tacca che segna il centro della fresatura.

Unire finemente il legno

biscotto falegname

Chi è abituato a realizzare unioni nascoste a spinatura cieca, con tutto il relativo corredo di misurazioni, marcatori, guide e via discorrendo, quando passa all’uso dei tasselli piatti rimane sconcertato e perfino un po’ seccato per la facilità con cui in un decimo del tempo che gli sarebbe occorso col sistema precedente riesce ad ottenere u­nioni a T, ad L ed a filo piano. Le giunzioni, se proprio non ha lavorato alla carlona, riescono subito perfette, senza i purtroppo spesso necessari aggiustamenti legati all’uso amatoriale delle spine. Qui bastano squadra, matita, un minimo di attenzione e mezz’ora di pratica su pezzi di scarto per farsi la mano ed il gioco riesce al primo colpo (o almeno al secondo).

Macchine e accessori per lamello – Aggiuntivo per smerigliatrice

aggiuntivo per smerigliatrice

fresatrice multiuso per legno

Ottimo aggiuntivo per trasformare la smerigliatrice in intestatrice è questo della Wolfcraft (meglio però cambiare la fresa in HSS con una in HM), che permette di scanalare a 90° ed a 45°. Il montaggio richiede una o due chiavi e garantisce uno stabile e preciso accoppiamento. Dalla suola sporge all’ indietro il pomello che permette di regolare l’affondamento della fresa per i tre lamelli di base.

Intestatrice professionale per unioni a lamello

fresatrice frontale

Per poter usare i tasselli piatti occorre l’apposita fresatrice prodotta dalle maggiori case del ramo. Le macchine professionali, studiate nei minimi particolari e destinate ad un uso intensivo e gravoso, sono piuttosto costose, ma di grande precisione e, come più volte ripetuto in altre occasioni, è proprio la precisione a far lievitare i costi. L’artigiano ne ammortizza il prezzo includendolo, giustamente, nella mano d’opera addebitata al cliente; chi fa da sé può ammortizzarlo solo se intende costruirsi un intero arredamento. A chi vuole godere dei vantaggi del sistema lamello senza sobbarcarsi a spese troppo gravose, il mercato offre degli aggiuntivi per le smerigliatrici angolari da 115 mm, uniche altre macchine in grado di sviluppare la velocità necessaria al lavoro.

intestatrice
La velocissima lama sporge dalla suola della macchina solo durante il lavoro, quando si spinge avanti la testa motrice sulla slitta (nella fo­to in alto è mostrata sporgente solo a scopo illustrativo) per cui è praticamente impossibile farsi male. A tergo della carrozzeria, come nel­l’aggiuntivo, c’è (1) il regolatore di affondamento tarato sulle misure dei tre tasselli di base e per l’intestatura. La squadra mobile (2) che regola la distanza tra la lama e la superficie dei pezzi lavorati, presente anche nell’aggiuntivo, qui è dotata di una scala millimetrica che ne permette l’aggiustamento con estrema precisione. Evidenti e precise tacche o frecce di riferimento alle marcature di partenza facilitano le operazioni.

Cacciaviti | Panoramica sulle varie tipologie e finalità d’uso

I cacciaviti vengono utilizzati molto spesso: è bene conoscerli a fondo

Tra tutti gli attrezzi manuali, i cacciaviti sono quelli che stanno conoscendo la più importante evoluzione. Pensare ad un cacciavite come ad un’ impugnatura collegata ad un’asta che termina con una punta è estremamente riduttivo. Cominciamo dalla punta: vi siete accorti che, pian piano, stanno sparendo le viti con intaglio diritto? Tutto a causa dell’avvento degli avvitatori elettrici la cui punta, azionata rapidamente dal motore, sfugge dalla testa della vite se questa è ad intaglio diritto, mentre vi rimane ben salda se ha intaglio a croce. Lo stesso vale per i cacciaviti manuali.

Impugnature dei cacciaviti
Le impugnature sono diventate in materiale morbido che accompagnano dolcemente la mano. Gli steli sono in acciaio di alta qualità e le punte (piatte o a croce) sono in materiale extra duro. Naturalmente stiamo parlando di cacciaviti di qualità e non di quelli da bancarella che, lo ricordiamo, sono pericolosi e durano lo spazio di poche avvitature.  In casa dobbiamo avere una piccola dotazione di almeno tre cacciaviti con punta piatta e tre con punta a croce di dimensioni differenti. Un cacciavite medio con stelo da 15 cm non deve costare meno di 5 euro: in caso contrario c’è da insospettirsi della sua qualità e funzionalità.

Cacciaviti – Tipi diversi

tipologie diverse di cacciavite

  1. L’impugnatura è un elemento fondamentale del cacciavite in quanto influisce sulla praticità d’uso dell’utensile. Nella foto sono visibili: impugnatura a T, tradizionale cilindrica, quadrata per presa migliorata e morbida ergonomica.
  2. I cacciaviti per uso elettrico o elettronico presentano un manico isolato molto allungato rispetto allo stelo metallico, per ridurre i rischi di contatti.
  3. Il tradizionale manico in legno cede il passo alle materie plastiche modellate secondo la forma della mano o zigrinate per migliorare la presa. I cacciaviti di alta qualità sono dotati di impugnature “morbide” che hanno particolare rispetto delle mani e delle dita.
  4. Una corona esagonale posta alla base dello stelo serve da presa per una chiave a forchetta e consente di esercitare sull’utensile una grande forza di torsione, utile per avviare una difficile svitatura.

Cacciaviti – Punta a croce Phillips o Pozidrive?

philipps pizidrive

Noi li chiamiamo cacciaviti con punta a croce ma, tecnicamente, essi si dividono in due famiglie: i Phillips e i Pozi-drive. I primi hanno le alette della punta leggermente coniche. I secondi hanno le alette piatte e presentano un’unghiatura che ne facilita il centraggio sulla testa della vite. I due tipi andrebbero utilizzati sulle viti con intaglio relativo ma possono essere intercambiabili anche se l’avvitatura (o la svitatura) risultasse un po’ meno agevole. Entrambi, però, non sfuggono dalla testa della vite durante l’azione.

Cacciaviti – Gli inserti

inserti per cacciavite

Per avere a disposizione punte di misure diverse senza doversi dotare del relativo cacciavite sono stati inventati i “bit” (o “inserti”): corte punte con attacco esagonale che possono essere inserite nei mandrini degli avvitatori e negli apposti cacciaviti universali dotati di stelo con incavo portainserti.  In genere i bit sono magnetizzati per facilitare il contatto con la vite (1). La sostituzione nel portainserti dell’avvitatore è molto semplice basta avvitare il mandrino (2). Gli inserti corti si usano col portainserti manuale o con le chiavi a cricchetto, quelli a doppia punta solo con gli avvitatori a mandrino (3).

Le dotazioni

dotazione per cacciavite

Tutte le case produttrici offrono gli inserti anche in serie che comprendono punte di diverso genere e una prolunga magnetica che permette di usate i bit corti con gli avvitatori. Gli assortimenti di inserti (1,2) sono molto comodi come dotazione iniziale. Molto pratico si rivela anche il cacciavite con portainserti che ha nella impugnatura un piccolo magazzino di bit che permette di passare rapidamente da un tipo di vite a un altro (3).

Consigli per l’acquisto di cacciaviti

STANLEY, SET MULTIBIT 34 PZ.STHT0-70885
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  • Materiale: acciaio al cromo vanadio, quantità: 24 driver + 1 manico + 1 custodia in...
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Brüder Mannesmann Set di cacciaviti elettrici...
  • 1187-M, Set di cacciaviti professionali da elettricista, a norma VDE, 7 pezzi

Tenda da sole a scomparsa fai da te | Come costruirla in 32 passaggi

In alternativa al solito ombrellone costruiamo una tenda da sole a scomparsa molto più solida per dare ombra all’angolo relax

L’idea di base dalla quale siamo partiti per questa realizzazione è la costruzione di una tenda da sole a scomparsa fai da te molto più robusta di un ombrellone. L’area non viene occupata in pianta stabile e con poche operazioni può ritornare a essere prato.

Tenda a scomparsa
Quando non c’è bisogno di ombra si tolgono le due traverse laterali allentando i dadi a farfalla. La tenda ricade in verticale occupando poco posto e offrendo meno superficie all’azione degli agenti atmosferici (1). Il telo può essere rapidamente arrotolato attorno alle barre tonde in previsione di giornate ventose o per il periodo invernale. Con qualche spago si tiene unito l’involto che resta saldamente incastrato nella scanalatura dei montanti (2).

Cosa serve per costruire una tenda da sole a scomparsa fai da te:

  • Travetti 95×45 mm: 2 pezzi (A) da 2800 mm
  • Tavole 19×70 mm: 4 pezzi (B) da 1270 mm, 2 (C) da 400 mm
  • Listelli 19×45 mm: 4 pezzi (D) da 400 mm.
  • Aste tonde Ø 35 mm: 3 pezzi (E) da 2850 mm
  • Telo polietilene leggero: 1 pezzo (F) da 3000×3000 mm
  • Tubi di cemento Ø interno 100 mm: 2 pezzi (G)
  • Ferramenta: 2 viti M10x100 mm, 2 dadi a farfalla M10, 2 rondelle 10 mm, viti da legno 4,0×40 mm, vernice bianca e nera, graffette

progettare una tenda a scomparsa

 

 

Struttura Smontabile
Per rendere smontabile la tenda da sole a scomparsa fai da te, i due pali che sostengono il padiglione sono inseriti in due tubi di cemento interrati al di sotto del livello del prato per non essere d’intralcio quando la tettoia è smontata. Durante l’inverno è consigliabile coprire i tubi con un coperchio per mantenere sempre puliti i fori. Sono adatti anche tubi in acciaio o plastica, la cosa importante è che il diametro interno sia approssimativamente uguale alla diagonale dei pali. Il bloccaggio è affidato a semplici, ma efficaci, cunei di legno inseriti tra tubo e palo, adottati sempre per facilitare lo smontaggio.

Come sagomare le estremità dei montanti

foratura con mecchia

Prepariamo la sede per la barra del colmo all’estremità delle due tavole che usiamo come pali: centriamo il foro a 50 mm dal bordo e tracciamo un semicerchio di circa 100 mm di diametro. Poi pratichiamo il foro con una mecchia da 35 mm usando un trapano a colonna a bassa velocità. Per evitare di strappare le fibre all’uscita mettiamo sotto la tavola un pezzo di scarto.[/box]

taglio con seghetto alternativo

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]2[/dropcap] Con il seghetto alternativo uniamo il foro all’esterno con un paio di tagli paralleli di una larghezza pari a 35 mm e arrotondiamo il bordo seguendo la traccia a semicerchio. Infine levighiamo con carta abrasiva tutti gli spigoli per eliminare le asperità. [/box]

tenda fai da te

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]3[/dropcap] La sede è abbastanza ampia per ospitare due delle tre barre che sostengono il telone quando si desidera richiudere la tenda da sole a scomparsa. La terza, durante l’arrotolamento del telo, si stringe alle altre e si assicura con qualche cordicella affinché non venga gonfiata dal vento.[/box]

Come realizzare lo snodo dei due spioventi

viti autofilettanti

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]1[/dropcap] Le traverse che sostengono le estremità delle barre tonde in realtà non sono due pezzi unici, ma sono divisi ciascuno in due parti. L’unione, in corrispondenza del palo centrale, è irrobustita da una guida formata dalle tavolette C e D a loro volta fissate con numerose viti 4,0×40 mm su una sola delle traverse. [/box]

fissaggio listello in legno

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]2[/dropcap] Si fissano anche i due listelli laterali D su ciacuna tavoletta lasciandoli sporgere di qualche millimetro oltre lo spessore della traversa in modo da ottenere una guida sufficientemente ampia per poter inserire l’altro senza intoppi. [/box]

dado a farfalla

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]3[/dropcap]  Dopo aver praticato al centro della tavoletta che fa da guida un foro da 11 mm si deve cercare l’esatta posizione per forare il palo centrale. Questa operazione si compie a tenda montata: molto semplicemente si rilasciano i morsetti che sostengono le traverse e si mette in tensione il telone, poi si pratica un foro sul palo verticale in corrispondenza di quello presente sulla tavoletta della traversa. Infine si bloccano insieme i due pezzi con una vite e un dado a farfalla M10.  [/box]

Come montare la struttura della Tenda da sole a scomparsa

pali di legno

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]1[/dropcap]Al termine della preparazione preliminare si verniciano tutte le parti del padiglione con impregnante e pittura bianca opaca a eccezione delle barre che reggono la tenda, colorate di nero. [/box]

pioli di legno

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]2[/dropcap]Dopo aver individuato la posizione nella quale montare la struttura, si piantano due pioli a una distanza di 275 cm. [/box]

trivella manuale

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]3[/dropcap]In corrispondenza dei pioli si praticano due fori nel terreno con una trivella a mano fino a una profondità di 50 cm. [/box]

tubo di cemento

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]4[/dropcap]Nel foro si inserisce un tubo in cemento con diametro interno di almeno 95 mm, battendolo con un pezzo di legnb finché l’imboccatura non scende al di sotto del livello del prato. [/box]

fissaggio palo in legno

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]5[/dropcap]Sul fondo del foro si pone una grossa pietra o del cemento in modo da offrire un punto di appoggio solido, poi si inserisce il palo verticale, arrotondandone gli spigoli se la misura eccedesse leggermente rispetto a quella del tubo di cemento [/box]

messa in bolla

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]6[/dropcap]Usando un paio di cunei di legno, si puntella il palo controllando la verticalità con una livella o un filo a piombo sui due lati. [/box]

padiglione fai da te

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]7[/dropcap]Con una lunga tavola e la bolla si controlla l’altezza del secondo palo, tagliando via qualche centimetro dalla base o aggiungendo uno spessore fino al giusto livellamento. [/box]

Tettoia con telo in polietilene

La tettoia è coperta con un telo in tessuto di polietilene, molto robusto ed economico che non si sfrangia facilmente dopo il taglio; è comunque consigliabile eseguire i tagli e le asole con un saldatore per elettronica che fonde i margini del taglio ed è rapido quanto le forbici. L’asolatura attraverso cui passano le aste permette di evitare cuciture e occhielli; per mantenere teso il telo bastano solo poche graffette.

Come montare il telone della tenda da sole a scomparsa

misure telo tenda

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]1[/dropcap] Le misure del telone tengono conto della massima larghezza tra i pali e anche della lunghezza della frangia che ricade in verticale. Le misure corrispondono ai tagli da realizzare per il passaggio delle aste di sostegno. [/box]

telo di polietilene

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]2[/dropcap] La copertura è affidata a un economico, ma robusto, telone di polietilene tessuto del costo inferiore ai 10 euro. Non è necessario cucire orli o asole dato che il passaggio delle aste avviene attraverso tagli fatti nella tela. [/box]

taglio del telo

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]3[/dropcap] 3. Per avere un riferimento preciso per i tagli, si tracciano sul telo, con un pennarello, la linea mediana (il colmo) e due linee a 150 mm dai bordi per tutta la larghezza del telo. [/box]

segnatura

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]4[/dropcap] Si tracciano i segni distanti 100 mm su una tavola larga 5 cm che servono da riferimento per la successiva apertura delle asole. [/box]

saldatore per elettronica

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]5[/dropcap] Si tende il telone con la mezzeria disposta sulla trave. I segni tracciati sul legno restano visibili attraverso il telo. Con un saldatore per elettronica si pratica un taglio lungo 5 cm per ogni segno: il calore fonde la plastica sigillando le singole fibre che altrimenti rischierebbero di sciogliersi sfilacciando il tessuto. [/box]

tenda da sole per giardino

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]6[/dropcap] Quando i tagli lungo le tre linee sono pronti si inseriscono le barre alternativamente sopra e sotto il telo e poi si sistema la copertura nei fori da 35 mm praticati alle estremità delle traverse. [/box]

Installazione definitiva

montaggio padiglione

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]1[/dropcap] Anche sul secondo palo si esegue la messa a piombo con l’inserimento di due cunei di legno nel tubo per bloccare ogni oscillazione del padiglione. Non bisogna riempire le cavità per mantenere sempre smontabile la struttura. [/box]

montaggio tenda

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]2[/dropcap] Con l’aiuto di una scaletta si alloggia l’asta centrale nell’incavo dei pali lasciando ricadere le altre due in verticale. [/box]

traverse tenda fai da te

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]3[/dropcap] Le traverse a cui è affidato il compito di sostenere la tenda si montano provvisoriamente con morsetti a leva a circa una ventina di centimetri al di sotto del colmo. Importante la centratura del blocchetto della guida sul palo. [/box]

tenda da giardino

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]4[/dropcap] Per sistemare il telo nella posizione definitiva si fa scorrere un’estremità dell’asta in uno dei fori delle traverse fino ad avere lo spazio per inserirla anche nell’altro. Poi si distende il telo eliminando le pieghe e centrando l’asta tra i supporti. [/box]

graffatrice automatica

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]5[/dropcap]Dato che non ci sono elementi che impediscano lo sfilamento, si blocca il telone sulle aste con una graffatrice lasciando all’esterno un piccolo spazio non fissato per facilitare l’estrazione delle aste. [/box]

sega per legno

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]6[/dropcap] Si tagliano le parti sporgenti delle aste a circa 2 cm dalle traverse controllando che non si sfilino facilmente. [/box]

ombreggiante da giardino

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]7[/dropcap] La struttura è terminata e mancano soltanto alcune pennellate di colore sui tagli e sulle abrasioni della vernice. [/box]

Secondo noi si usa anche così…

tenda a scomparsa

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]8[/dropcap] Con una falda rilasciata, l’altra rimane comunque in tensione permettendo di godere l’ombra anche durante le giornate ventose.[/box]

Chiodatrici a batteria Rapid

Le nuove chiodatrici a batteria Rapid sono concepite per offrire il massimo in termini di mobilità, manovrabilità ed efficienza operativa

Le nuove chiodatrici a batteria Rapid, la BN50 e la BN64 garantiscono alcuni vantaggi che sono assolutamente cruciali in comparazione con le loro concorrenti a gas. Il lavoro di finitura – a volte chiamato anche “secondo fissaggio” – richiede alcune specifiche caratteristiche da parte sia dell’operatore che dell’utensile. Delicati lavori su coprifili, battiscopa, modanature, pannelli e cornici richiedono sparachiodi di finitura di alta qualità. Sebbene le chiodatrici pneumatiche svolgano il loro lavoro egregiamente, esse possono andare bene per un lavoro stazionario ma quando è necessario muoversi esse diventano molto scomode per l’operatore. La costante necessità di essere collegati ad un cavo elettrico o a un tubo pneumatico, la presenza di un compressore, il rumore eccessivo o il notevole costo delle ricariche di gas ed il cattivo odore del gas combusto sono tutte spiacevoli limitazioni. Queste erano le cose che gli sviluppatori di Rapid avevano in mente quando hanno realizzato chiodatrici  a batteria innovative. Rapid

Peculiarità delle nuove chiodatrici a batteria

Le nuove chiodatrici a batteria rappresentano una svolta tecnologica verso utensili più maneggevoli e leggeri. La BN50 e la BN64 utilizzano batterie agli ioni di litio da 18V e 2Ah, capaci di 500 spari per singola ricarica e di ricaricarsi fino all’80% in soli 45 minuti. Tutto ciò permette loro di eliminare cavi e tubi in modo da garantire la massima libertà di movimento e performance arrivando senza alcuna limitazione in ogni posto dove siano necessarie. Queste caratteristiche rendono uniche le chiodatrici a batteria Rapid per chi deve lavorare in movimento e soprattutto per lavori veloci che richiederebbero di più tempo e fatica per portarsi dietro e istallare compressori, tubi e cavi che per effettuare il lavoro stesso.

sparapunti a batteria

Durante lo sviluppo di questi prodotti Rapid è rimasta in continuo contatto con diversi operatori professionali per rendersi conto di quali fossero le caratteristiche di maggiore importanza per chiodatrici a batteria di questo genere. Le risposte sono state univoche, leggerezza, utilizzo con una sola mano, veloce risposta del grilletto, e nessuna marcatura delle superfici da inchiodare.

 

Mensola fai da te luminosa | Come costruirla

Ecco come costruire una mensola fai da te dalla triplice funzionalità: sostenere oggetti, illuminare e mostrare le nostre “vecchie” ma sempre belle diapositive!

mensola luminosa
Un cassone di 150 cm può contenere 30 diapositive; i fianchi di compensato chiudono le guide a pressione, ma possono essere rimossi per sfilare le diapositive ed inserirne altre.

Il digitale ci ha quasi fatto dimenticare come regolare i parametri fotografici, gli scatti ripetuti per sicurezza con esposizioni diverse per avere una speranza in più di un buon risultato, l’ansia di qualche giorno di attesa prima di poter vedere “com’era venuta” (la foto), senza la possibilità, spesso, di avere una seconda chance per una situazione non ben fotografata. Le pellicole erano di due tipi: per stampe da un’immagine negativa riprodotta sulla pellicola, o per diapositive, direttamente visibili (lo dice il nome), ma attraverso un visore provvisto di luce o, ancor meglio, un proiettore che le ingrandisse su uno schermo. O le stampavi o passavano anni nei cassetti, condanna oggi tramutata in ergastolo dalle nuove tecnologie.

Questa mensola fai da te e ci permette di ottenere una sorta di album per diapositive e di avere i nostri ricordi a portata di… occhio. Si tratta di realizzare una mensola fai da te che contiene al suo interno un paio di luci fluorescenti: le diapositive inserite in una guida posta anteriormente alla mensola vengono così illuminate da dietro (come in un visore) e diventano visibili in trasparenza; non potremo ottenere l’effetto lente di un visore tradizionale, ma almeno ci sarà possibile rivedere luoghi e situazioni che abbiamo vissuto e, in molti casi, non ricordavamo neanche più.

Come costruire la mensola fai da te

colla di montaggio

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””]Dopo aver tagliato tutti i pezzi di truciolare bilaminato li assembliamo con colla di montaggio in cartuccia. Con il medesimo adesivo fissiamo anche la piattina d’alluminio frontale. [/box]

come costruire una mensola

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””] Sul piano interno stendiamo un cordone di adesivo sul quale collochiamo il profilato angolare di alluminio che, insieme alla piattina, crea la guida in cui inserire le diapositive. Utilizziamo alcuni ritagli di plastica, appena più spessi dei telaietti dia, come distanziali per incollarlo alla giusta distanza dalla piattina frontale.[/box]

marcatori a cappellotto

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””]Sui due supporti laterali pratichiamo un foro ø 8 mm. Inseriamo al suo interno un marcatore a cappellotto che ci permetta di tracciare il punto da forare anche sul coperchio.[/box]

Fissaggio a parete e copertura

livella a bolla

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””]Utilizziamo i fori praticati in precedenza sul dorso per marcare la posizione dei tasselli sulla parete. Foriamo il muro, inseriamo i tasselli e stringiamo le viti bloccando la struttura al muro. Controlliamo con la livella a bolla la perfetta orizzontalità.[/box]

luce fluorescente

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””]Sul dorso avvitiamo le due lampade fluorescenti da 20 W con zoccolo e sistema di accensione. I cavi che escono dalle lampade pervengono ad un morsetto e ad un cavo con interruttore passante e spina elettrica.[/box]

fissaggio mensola

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””]Ripetiamo l’incollaggio della piattina frontale e dell’angolare anche sul coperchio ed assembliamolo alla struttura senza incollarlo (può capitare di sostituire i neon). Inseriamo le diapositive e blocchiamo le estremità con due fianchi di compensato da 5 mm sulla cui faccia interna va fissato un tacco di legno che si incastra esattamente nello spessore della mensola fai da te.[/box]

Collegamenti elettrici

mensola illuminata

collegamenti elettrici

Sedia con pallet | Costruzione fai da te utilizzando i bancali

Come costruire sedie recuperando bancali di legno

[dropcap]E[/dropcap]sistono oggetti così semplici e geniali da lasciare stupiti: la sedia con pallet fai da te appartiene a questa categoria, ma è solo apparentemente semplice. In realtà la proporzione tra la lunghezza delle gambe anteriori e posteriori deve essere tale da impedire il ribaltamento della sedia con bancali. Inoltre deve offrire una seduta della giusta lunghezza per un comodo appoggio delle gambe e uno schienale reclinato abbastanza per scaricare il peso dalla colonna vertebrale, ma non così tanto da rendere difficile il rialzarsi. Il tutto, nel nostro caso, proporzionato alla lunghezza standard delle tavole da bancale (1200 mm) dai quali abbiamo tratto la materia prima. Con i bancali recuperati possiamo ovviamente costruire moltissime cose, ad esempio questo tavolo fai da te per il giardino

A metà strada tra una chaise-longue e una sdraio da spiaggia, la nostra seggiola pieghevole unisce la semplicità costruttiva alla leggerezza e anche alla praticità

 

sedia con bancali

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””]La sedia con pallet si “aziona” con una sola mano semplicemente trascinandola sul terreno: le gambe posteriori, più lunghe, appoggiano per prime provocando l’abbassamento della seduta. La sporgenza laterale dei listelli è particolarmente adatta ad accogliere e trattenere un materassino, qualora le nude tavole risultassero scomode. [/box]

Progetto sedia con pallet

progetto sedia con pallet

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Preparare il legno recuperato dai bancali

recuperare legno pallet

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]1[/dropcap]Il legname che serve è facilmente reperibile a costo nullo da qualche bancale di recupero, meglio se del tipo pesante, usando una sega e un piede di porco per togliere le parti inchiodate. Un trucchetto per schiodare le tavole senza romperle: basta molare con la smerigliatrice la testa dei chiodi per renderli facilmente sfilabili.

[dropcap]2[/dropcap]Scegliamo le tavole migliori, scartando quelle con macchie e scheggiature, e raggruppiamole per larghezza. Una volta controllato che non ci siano resti di chiodi, pietre o punti metallici, le passiamo alla pialla fino a portarle a uno spessore uniforme. Il fabbisogno totale corrisponde a nove tavole lunghe 500 mm e quattro lunghe 1200 mm. [/box]

La struttura della sedia
La struttura della sedia con pallet è composta da due coppie di listelli a cui è collegata una serie di tavolette. La composizione delle parti sembra essere fatta a rovescio rispetto al buonsenso, poiché le tavole sono attaccate sotto i listelli anziché sopra. In realtà questa collocazione è giustificata da due buoni motivi: il primo è che i due listelli di sostegno devono potersi richiudere fino a diventare paralleli. La seconda ragione riguarda le due tavolette più vicine al perno che fanno da arresto e, appoggiandosi alle gambe, determinano la massima apertura della sedia con bancali di recupero.

Come costruire una sedia con pallet

recuperare pallet

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]1[/dropcap] Rimanendo fedeli all’uso di materiale recuperato dai bancali, costruiamo le gambe della sdraio utilizzando le tavole più lunghe, circa 1200 mm nei bancali standard. Ne incolliamo due insieme usando uno strato di colla vinilica distribuito uniformemente su tutta la tavola. [/box]

morsetti per legno

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]2[/dropcap]Accoppiamo e stringiamo insieme le tavole con una serie di morsetti per ottenere un “pannello lamellare” supereconomico. Questa operazione va fatta con adeguato anticipo per dare tempo alla colla di fare presa. [/box]

taglio con sega circolare

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]3[/dropcap]A colla asciutta tagliamo le tavole nel senso della lunghezza con una sega da banco in modo da ottenere due listelli uguali di circa 55×40 mm, in base alle tavole che si hanno a disposizione. La lunghezza è di 1200 mm per entrambe le gambe di ogni lato: a cambiare è solo la posizione del perno di rotazione e l’inclinazione dell’appoggio a terra. [/box]

piallare il legno

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]4[/dropcap] I listelli sono ancora ruvidi e hanno bisogno di una piallatura sul lato sezionato dalla sega. Inserendoli paralleli sotto la pialla, in una sola passata si levigano entrambi ottenendo uno spessore identico. A questo punto si ripete il procedimento per costruire le gambe necessarie per l’altro lato. [/box]

taglio a 45°

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]5[/dropcap] Con la troncatrice angolata si intestano i piedi tagliando le due gambe anteriori a 45° e quelle posteriori a 60°. Per questa angolazione, non presente sul banco girevole della macchina, usiamo un piccolo trucco: spessoriamo l’appoggio della tavola all’estremità della guida controllando l’esatta angolazione con un goniometro oppure con una comune squadretta da disegno. [/box]

punta trapano per legno

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]6[/dropcap]Ora dobbiamo unire le gambe con un bullone per poterle articolare: pratichiamo un foro da 8 mm su ciascun listello a una distanza di 280 mm dall’appoggio per le gambe anteriori e a 650 mm per quelle posteriori. [/box]

perno di rotazione

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]7[/dropcap] Uniamo le gambe con un bullone a testa tonda e quadro sottotesta da 8×100 mm. Sul filetto montiamo un dado autobloccante, interponendo una rondella, stringendolo solo fino al contatto per permettere una rotazione libera dei due pezzi. [/box]

sedia in legno fai da te

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][dropcap]8[/dropcap] Collochiamo le gambe nella corretta angolazione, cioè circa 105°, e sistemiamo la prima tavoletta dello schienale facendola scendere finché non appoggia alle gambe posteriori. Blocchiamo la tavola con un paio di morsetti e controlliamo con una squadra la corretta ortogonalità. Con un paio di viti da legno per lato fissiamo la tavola e ripetiamo l’operazione per la prima tavola della seduta facendola scorrere fino ad appoggiarla alle gambe verticali. Tutte le altre tavole si fissano a distanza di circa 30 mm dalla precedente usando colla vinilica e viti da legno.[/box]

Letto a castello fai da te | Guida dettagliata alla costruzione

La costruzione di un letto a castello solido come i mobili di una volta, tutto in castagno massello e incastri classici.

Un letto a castello, specie in camera dei ragazzi, occupa meno spazio: ma spesso non si è affatto persuasi da quelli in truciolato, sgargianti, pesanti ma al tempo stesso poco solidi che si trovano in commercio: molto meglio costruirselo su misura! L’intero lavoro richiede circa un totale di 78 ore, a partire da misurazioni e progetti, al taglio delle tavole in listelli da piallare e sagomare, fino alla verniciatura e al montaggio. La spesa si aggira sui 500 euro. Tutta la struttura è in castagno massello, tranne le reti con doghe in faggio, più leggero e flessibile, e i longheroni in abete.

Progetto e pezzi

Si parte dalla misurazione dello spazio a disposizione, si fanno degli schizzi e dei modelli di cartone, fino a valutare esattamente dimensioni, lunghezza e numero di pezzi occorrenti. Le lunghezze devono tener conto, dove occorrono, dei tenoni per l’assemblaggio. Si realizzano gli incastri: sono quasi tutti tenoni e mortase per i telai del letto e degli scalini, tranne nei punti dove i listelli si sovrappongono, in cui si usano incastri a mezzo legno.

Assemblaggi

Separatamente si assemblano i due telai laterali del letto. Quello esterno ha un terzo longherone in più, come ringhiera. Si assembla anche il telaio della scaletta, partendo dal lato a muro, e si completa con i piani.  A parte si costruiscono il cassetto, con fondo in compensato, e le due testiere doppie, dove nella cornice costituita dalla traversa di base e dal listello superiore ad arco si inserisce un pannello in compensato. Prima dell’incollaggio conviene fare delle prove a secco. Gli spigoli vengono fresati e smussati. Completata la rifinitura, le varie parti si assemblano con bussole filettate e viti a brugola, per essere smontabili.

Materiale necessario

Listello castagno sezione 30×80 mm (4 pezzi da 1800 mm; 7 da 2055 mm; 4 da 995 mm; 2 da 740 mm; 2 da 485 mm; 2 da 2515 mm; 2 da 1755 mm; 4 da 390 mm);

Listello castagno (4 pezzi da 2000x50x50 mm; 4 pezzi da 1800x35x80 mm; 4 pezzi da 820x35x 70 mm; 4 archi sagomati da 820x35x70 mm; 2 pezzi da 485x30x70 mm; 2 da 995x30x70 mm)

Tavola castagno (4 pezzi da 690x120x280 mm; 1 pezzo da 1765x25x460 mm; 1 da 2065 x25x460mm; 1 da 2525x25x460 mm; 1 da 460x25x460 mm; 1 pezzo da 460x20x230 mm; 2 pezzi da 440x25x230 mm; 1 pezzo da 420x20x225 mm; 3 pezzi da 420x20x215 mm)

Listello abete sezione 30×50 mm (4 pezzi da 2000 mm);

Listello faggio sezione 15×100 mm (28 pezzi da 830 mm);

Compensato spesso 3 mm( 1 pannello 410×410 mm)

Colla vinilica resistente all’acqua; bussole filettate; viti a brugola; 1 guide metalliche per cassetto; mordente; vernice di finitura; gommalacca

 Il progetto

progetto letto a castello

 Telai dei letti e spalliere

  1. Longheroni e montanti dei due telai laterali dei letti si assemblano predisponendo dei tenoni alle estremità dei longheroni e delle mortase sui montanti, utilizzando per maggiore solidità quasi tutto lo spessore del legno.
  2. I pezzi si assemblano con colla vinilica, tenendo in posizione con morsetti ad asta fino a incollaggio avvenuto, proteggendo i pezzi dalle ganasce con linguette di legno e controllando che il telaio rimanga in squadra.
  3. Con il traforo si taglia il pannello in compensato nelle dimensioni richieste dalle cornici della testata e con il profilo superiore curvo, per inserirlo nella cornice.
  4. Con la fresatrice si realizza, all’interno della cornice, una scanalatura dove inserire il pannello. Ciascuna testiera è composta da due montanti e quattro traverse, di cui due curve, con relativi pannelli fra traversa piana e curva, in corrispondenza dei letti.

Scanalature e mortase

mortase

  1. I vari incastri devono essere piuttosto precisi e privi di gioco. Per questo è bene fare prima una prova di assemblaggio a secco. Nei montanti del telaio-testiere, in corrispondenza appunto di ciascuna testiera, si realizzano sia le mortase sia la scanalatura per il pannello.
  2. Una volta assemblato il pannello con le testiere, stondati i bordi e i profili a vista con la fresatrice, lo si monta ai telai laterali mediante bussole filettate inserite in fori predisposti e viti a brugola.

La scaletta

scala letto a castello

  1. Nel caso dei listelli del telaio che sorregge i piani della scaletta, le giunzioni di estremità sono del tipo tenone-mortasa, mentre quelle agli incroci sono con incastri a mezzo legno.
  2. Poco per volta si costruisce la struttura, a partire dal lato a muro, completando il telaio in listelli e aggiungendo i tre piani sovrapposti di diversa lunghezza.
  3. Terminato il montaggio i pezzi vanno verniciati. La struttura è studiata in modo da essere rinforzata con listelli doppi o traversine dove serve e da assicurare la necessaria solidità.

 Le doghe di faggio

  1. Per sostenere le reti si predispongono due longheroni d’abete composti da due listoni a L; si fissano a intervalli regolari dei blocchetti in mezzo ai quali inserire le doghe. I longheroni a L si avvitano con bussole e viti a brugola ai telai laterali dei letti.
  2. Diversi studi attestano che le doghe in legno sono più salutari e indeformabili rispetto alle vecchie reti metalliche: assicurano una certa elasticità senza che il materasso si pieghi e il corpo affondi, con problemi per la schiena.