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Manutenzione della terrazza | Interventi passo-passo

Periodicamente occorre effettuare un lavoro di manutenzione della terrazza per ripristinarne l’estetica e la funzionalità 

danni sul terrazzoTerrazzi e balconi sono zone a rischio di degrado in quanto sono permanentemente esposti alle intemperie. Gli agenti atmosferici causano un continuo logoramento di superfici calpestabili, finiture delle pareti, ringhiere, infissi, ecc. Periodicamente dobbiamo effettuare la manutenzione della terrazza, passando in rassegna le strutture per controllarne lo stato di decadimento e decidere se è il caso di intervenire. La manutenzione della terrazza fatta si risolve in poche e rapide operazioni: se, invece, si lascia andare avanti il danno, prima o dopo dovremo sostenere una spesa maggiore. In questo articolo affrontiamo alcune situazioni tipiche come, ad esempio: il ripristino dell’aspetto di un muretto ormai ammuffito e scrostato, la sostituzione di un interruttore non più funzionante, la riparazione di alcune piastrelle rotte del pavimento, la pulizia e protezione di un cancelletto di ferro. Predisponendo mezzi e materiali ed organizzando la manutenzione della terrazza con una successione logica, si risolve l’intervento in una giornata e con una spesa di pochi euro. Nel nostro caso il terrazzo si trova in località marina dove piccole problematiche come la muffa sui muri, la formazione di crepe, gli scrostamenti e la ruggine tendono ad essere accentuate dalla presenza di variazioni termiche e di umidità più elevate rispetto ad altri luoghi. Inoltre la salsedine presente nell’aria contribuisce a danneggiare gli elementi metallici e di legno che devono essere particolarmente controllati e protetti. 

È possibile evitare molti degli interventi sopracitati se si utilizza regolarmente (una volta al mese) un’ottima idropulitrice in grado di eliminare sporco, muffa e quindi di mantenere sani i materiali nel tempo evitando il loro deterioramento.

Manutenzione della terrazza: Ripristinare il muretto

ripristinare un muretto

  1. Come prima operazione eliminiamo tracce di muffa e di sporco utilizzando un buon detergente spray a base di ipoclorito di sodio e una spazzola di saggina a setole dure.
  2. Con un raschietto o una spatolina eliminiamo completamente eventuali parti di vecchia idropittura o dell’intonaco che non sono più ben ancorate. Con un spazzola si pulisce la superficie.
  3. Risaniamo le scrostature utilizzando un buon stucco riempitivo, da stendere e rasare con una spatolina metallica. Quando lo stucco è indurito si carteggia per pareggiare la superficie.
  4. Utilizzando un nastro per mascheratura di buona qualità, copriamo i bordi del muretto e parte del pavimento in modo che non vengano macchiati durante la tinteggiatura.
  5. Trattiamo il muro con un’idropittura traspirante per esterni contenente antimuffa. Utilizziamo il rullo per velocizzare il lavoro, stendendone due mani.
  6. Rifiniamo i bordi e le zone poco accessibili utilizzando un piccolo pennello piatto. A tinteggiatura ultimata rimuoviamo i nastri per mascheratura.

Sostituire l’interruttore

sostituire un interruttore

Gli interruttori installati in esterno, anche se di buona qualità, tendono a deteriorarsi con il tempo, compromettendo la loro funzionalità. In genere non conviene procedere con operazioni di ripristino: è più utile sostituire integralmente il corpo del comando e la sua mascherina isolante. Tutti gli interruttori a norma per esterno riportano l’indice di protezione indicato con “IP” seguito da due numeri. Il primo di questi  è una cifra da 0 a 6 ed indica la protezione contro i corpi solidi (dalla completa assenza per lo 0 fino alla totale protezione dalla polvere per il 6). Il secondo numero va da 0 a 8 ed indica la protezione contro l’acqua. Ad esempio: se un interruttore è “IP68” significa che l’apparecchio può lavorare in totale immersione. Per gli impieghi esterni usuali basta di solito un IP44.

  1. Dopo aver staccato la corrente dall’interruttore generale, possiamo lavorare tranquillamente sull’interruttore svitando le viti che lo tengono fissato alla sede.
  2. Estraiamo delicatamente l’interruttore dalla sede e allentiamo le viti dei morsetti presenti sul frutto in modo da poter sfilare i cavi elettrici.
  3. Configuriamo la nuova mascherina portafrutti inserendo un nuovo frutto-interruttore. Gli spazi vuoti si chiudono con i coperchietti a scatto.
  4. Inseriamo e fissiamo nel frutto i cavi elettrici stringendo le viti dei morsetti. A questo punto si può reinserire nella sede a muro il corpo dell’interuttore, avvitare le viti di bloccaggio e riattivare la tensione elettrica per provare il funzionamento.

Manutenzione della terrazza: riparare le piastrelle

sostituire una piastrella

Gli sbalzi termici e l’usura portano, con il tempo, alla formazione di crepe e rotture lungo le fughe delle piastrelle. L’infiltrazione dell’acqua piovana che ne consegue causa il distacco (o la rottura se la temperatura scende sotto lo zero) delle piastrelle. L’intervento deve essere tempestivo, in quanto il danno si estende rapidamente.

  1. Incidiamo con uno scalpello le fughe in prossimità delle piastrelle rotte e asportiamole utilizzando una spatola. Facciamo attenzione a non danneggiare le piastrelle vicine, ancora sane.
  2. Asportiamo i residui di colla ed eventuali detriti dal massetto, in modo da disporre di una sede pulita per il fissaggio di nuove piastrelle.
  3. Per il fissaggio delle piastrelle utilizziamo una colla poliuretanica impermeabile per edilizia, da estrudere sulle crepe del massetto con l’apposita pistola. Gli adesivi di montaggio per uso esterno sono a base poliuretanica o di gomme neopreniche; si presentano come paste morbide di colore giallognolo o grigio. I migliori risultati si ottengono erogando il mastice su entrambe le superfici per poi attendere la parziale evaporazione del solvente che, in condizioni normali, richiede 5-10 minuti. Trascorso il tempo di attesa, l’oggetto va sistemato in posizione e premuto con forza per una presa tenace. Si incolla legno, pietra, laterizio e vari altri materiali.
  4. Stendiamo un cordone di colla anche sotto le nuove piastrelle e premiamole in posizione per alcuni secondi. Poi ripristineremo le fughe con una pasta riempifughe

Manutenzione della terrazza: Eliminare la ruggine dal cancelletto

eliminare la ruggine

I manufatti di ferro necessitano di cure particolari, soprattutto quando sono installati all’esterno. Una periodica manutenzione che consiste nel rinnovo della pittura protettiva, quando è il caso, va preceduta da ulteriori interventi come la pulizia, la carteggiatura e l’eliminazione della ruggine, passaggi fondamentali se vogliamo preservare a lungo il metallo.

  1. Asportiamo la ruggine e lo sporco utilizzando una spazzola metallica rotativa montata su trapano. Sulle superfici maggiori impieghiamo una spazzola radiale, negli spazi stetti, come le volute, una cilindrica.
  2. Rifiniamo a mano la pulizia del cancelletto, utilizzando la spazzola metallica con setole d’ottone, che sono particolarmente flessibili e resistenti.
  3. Prepariamo il cancelletto alla successiva fase di smaltatura carteggiando accuratamente il metallo e insistendo sulle zone arrugginite. Poi puliamo tutto con uno straccio inumidito con acqua ragia.
  4. Trattiamo il cancelletto con un buon antiruggine. Quando questo è asciutto si possono applicare due mani di smalto. Se la ruggine fosse molto avanzata ed estesa conviene iniziare con l’applicazione di un convertitore. Il convertitore è un liquido speciale in grado di trasformare la ruggine in un composto protettivo contro ulteriori ossidazioni. Il convertitore va applicato a pennello in uno strato continuo, versando in un contenitore (di solito il tappo di chiusura) la quantità di prodotto che si prevede di usare. L’eventuale rimanenza non va reimmessa nel contenitore originale, perché le inevitabili tracce di ruggine innescherebbero il processo di conversione e renderebbero inutilizzabile tutto il liquido. Poi bisogna procedere a una buona smaltatura, in più mani, in quanto il convertitore non resiste all’aria.

Cuffie antirumore Ryobi RP4530

La protezione dell’udito dai rumori delle macchine utensili viene incrementato grazie all’applicazione dell’elettronica alle cuffie, cui si aggiunge la possibilità di collegare un dispositivo esterno, utile per sentire musica e avvertire le chiamate telefoniche

Fra gli utensili della gamma TEK 4 di Ryobi, ovvero quelli alimentati da una batteria agli ioni di litio da 4 V, ci sono anche le cuffie antirumore Ryobi RP4530 che presentano caratteristiche particolari. Cosa può mancare alle normali cuffie? E a cosa può servire l’alimentazione di una batteria ricaricabile? Quale diavoleria si cela nelle morbide imbottiture di queste cuffie che ancor prima di mettere le batterie già rendono accettabile anche il più fastidioso e potente rumore? Le Cuffie antirumore Ryobi RP4530 hanno una sezione elettronica che amplifica i suoni rilevati da due minuscoli microfoni posti anteriormente sugli auricolari; la grande efficacia della loro imbottitura, infatti, in molte situazioni può risultare persino eccessiva, impedendo di sentire segnalazioni, suonerie e comunicazioni vocali. Con le RP 4530 si può regolare il volume dei suoni provenienti dall’esterno, calibrandoli in modo da lavorare confortevolmente, ma in piena sicurezza. Fatto 30, Ryobi ha fatto 31 aggiungendo la possibilità di ascoltare musica con le cuffie stesse, collegando un qualsiasi lettore mp3 o, ancor più utile, uno smartphone che permette di avvertire, senza dubbio alcuno, lo squillo di una chiamata telefonica mentre si sta lavorando. Ryobi

Cuffie antirumore Ryobi RP4530 nel dettagli

Ryobi RP 4530

  1. La batteria è quella tipica della gamma di utensili TEK 4, quindi ha la stessa configurazione delle altre, con il caratteristico alloggiamento a inserimento obbligato, che non consente errori di polarità, e il tappo di chiusura a vite, per una perfetta tenuta.
  2. A lato dell’alloggiamento della batteria si trova la presa per il collegamento di un lettore MP3 o uno smartphone. Anche questa ha un tappo, questa volta di gomma, messo a pressione e vincolato al corpo cuffie per non perderlo, che protegge l’apertura dalla polvere e dall’umidità.
  3. In dotazione con le RP 4530 c’è anche il cavetto stereo, jack-jack da 3,5 mm, per la connessione audio con la presa cuffie di un dispositivo esterno.
  4. L’accensione e la regolazione del volume sono agevoli anche con i guanti, grazie alle generose dimensioni della manopola. Sempre per la salvaguardia dell’udito, la potenza dell’amplificatore interno è regolata elettronicamente in modo che dagli auricolari non possa uscire un volume superiore a 82 dB.
  5. Le cuffie hanno in dotazione il pratico caricabatterie della serie TEK 4 che si innesta direttamente in una presa della corrente a muro e ha una scala di led indicatori di carica.
  6. I due microfoni delle cuffie, coperti da spugnette protettive, sono posti sull’involucro esterno degli auricolari, rivolti in avanti.
  7. Con lo smartphone collegato, per esempio, si possono ascoltare i brani della propria playlist musicale mentre sono in funzione macchine utensili rumorose e, all’arrivo di una chiamata, sentire in cuffia lo squillo e fermare tutto per rispondere.

Cantinetta vino fai da te | Come costruirla

Ordine e pulizia, semplicità e funzionalità per una realizzazione che non è difficile, ma richiede tanta precisione

Costruire una cantinetta vino fai da te è davvero un’utile attività perché, il fine ultimo, può essere un risultato davvero bellissimo. Sistemare adeguatamente la raccolta di vini preziosi da conservare per le grandi occasioni e di quelli da consumare ogni giorno era il sogno di Paolo Padovani ed è riuscito a realizzarlo quando, nella villetta a schiera in cui ha traslocato, ha trovato una tavernetta ideale per realizzare la sua cantinetta vino fai da te . La parete di fondo, con una cassapanca in muratura rustica (ottima per dedersi a “meditare” con un buon bicchiere di vino in mano), è sembrata la collocazione giusta. Rilevate le misure della parete, steso a tavolino un accurato progetto (il disegno pubblicato è del lettore che ha proposto la sua opera con una documentazione encomiabile!), acquistato il legno di abete, la costruzione della cantinetta vino fai da te risulta fattibile anche da chi abbia un’attrezzatura essenziale: in fondo servono solo un trapano con seghe a tazza di diverso diametro, una macchina da taglio, un avvitatore e tantissimi morsetti dal braccio lungo e corto. La cantinetta a muro viene integrata (visto che il vino non basta mai!) da alcune cantinette vino acquistate che, trattate con lo stesso mordente, ben si amalgamano con l’insieme. Le etichette appese al collo di ogni bottiglia, per conoscerne immediatamente il contenuto senza doverla scomodare dal suo sonno, danno alla cantinetta vino fai da te un ulteriore tocco di ordine e completezza.

Come costruire una cantinetta vino fai da te

disegno cantinetta

sagomatura pezzi di legno

  1. Il legno necessario consiste in travetti di abete e alcune assi di mogano da tagliare a misura.
  2. Le assi vengono forate in mezzeria con seghe a tazza di diametro adeguato al collo e al fondo delle bottiglie.
  3. Con la sega a nastro si tagliano le assi
  4. Forate in mezzeria ricavando i supporti su cui appoggiare le bottiglie.
  5. Il supporto con il foro maggiore, quello per il fondo delle bottiglie, deve essere incollato con colla vinilica a un’asse intera e a un listello posto a 90° che fa da irrigidimento ed evita accidentali cadute di bottiglie (la sella posteriore ha una larghezza di soli 20 mm!).
  6. I montanti laterali hanno una struttura tipo scala a pioli su cui si fissano con viti da legno i supporti posteriori e anteriori; il montante centrale è a sbalzo per utilizzare come seduta la cassapanca in muratura su cui poggia tutta la struttura.
  7. Tutti i pezzi che compongono la cantinetta, prima di essere assemblati, vengono rifiniti con mordente e impregnante.

Montaggio passo-passo

installazione cantinetta vino

  1. La struttura è autoportante e quindi una persona sola la monta senza difficoltà partendo dal piano della cassapanca.
  2. I montanti laterali sono dotati nell’ultima traversa in alto di due bulloni che, stretti, esercitano pressione tra il piano inferiore e il soffitto bloccando il montante in sede.
  3. Prima di stringere definitivamente i bulloni si controlla la verticalità dei montanti con la livella.
  4. Si procede al fissaggio.
  5. Una tavola avvitata sul piano della cassapanca fa da cornice alla cantinetta e irrobustisce l’intera struttura.
  6. Sulle traverse dei montanti si avvitano i supporti per le bottiglie, prima quelli con il foro più grande destinato a ricevere il fondo, poi quelli con il foro più piccolo che accolgono il collo delle bottiglie; servono un avvitatore elettrico e un cricchetto quando il primo non ha spazio di manovra.
  7. La scaffalatura è completa, tutte le bottiglie sono al loro posto, mancano solo le etichette appese al loro collo. Ma si può già essere soddisfatti di un lavoro tanto preciso!

Ordine e pulizia

come è fatta una cantinetta

  1. Il montante laterale è forzato in posizione tra il piano della cassapanca e il soffitto da due bulloni che attraversano l’ultima traversa; non servono tasselli e fissaggi a muro.
  2. I supporti posteriori che reggono il fondo delle bottiglie hanno uno spessore minimo, la tavoletta aggiunta irrigidisce la struttura ed evita la caduta della bottiglia se dovesse scivolare via dal supporto sagomato.
  3. Le traverse centrali sono a sbalzo: in questo modo la cassapanca in muratura rimane accessibile come seduta. La loro estremità libera è smussata per motivi estetici.

Non hai tempo di costruire la tua cantinetta vino fai da te? Ecco qui alcuni modelli in commercio

 

Casetta per conigli fai da te

Costruiamo una casetta per conigli fai da te per dare il massimo comfort al coniglietto nano cresciuto in famiglia

Piano nobile con scala di accesso al piano terra; ruote per il posizionamento sole/ombra e marciapiede/erbetta; una stanza senza finestre per i momenti privati e il tetto ribaltabile per le pulizie e il cibo

Come costruire una casetta per conigli fai da te

Quando si amano, tutti gli animali, anche quelli da cortile come i conigli e le galline ovaiole, diventano speciali, Se n’è accorto anche il nostro lettore Antonio Mordenti, che ha visto l’intera famiglia coinvolta dalla simpatia e dall’affetto che ha saputo corrispondere il giovane coniglietto nano, chiamato Billy.

“Adottato” non appena svezzato, in occasione di una fiera agraria, Billy ha trascorso i mesi invernali in casa, coccolato da tutti, ma, giunta la bella stagione, si è reso necessario destinarlo a un ambiente più consono, all’aria aperta. Si avvia quindi il progetto di costruzione di una casetta per conigli fai da te da sogno per Billy: è spaziosissima, ha due piani ed è dotata di tutte le comodità.

Il piano terreno non ha fondo in modo che il coniglio possa godere del terreno erboso del giardino, contando sul fatto che, grazie alle ruote, l’intera casa è trasferibile in zona asciutta in caso di pioggia. In più, la scaletta di collegamento fra i piani è azionabile con un leveraggio, per impedire a Billy la discesa durante gli spostamenti della gabbia nel giardino. La casetta per conigli fai da te  ultimata è 1000×500 mm e alta 1100 mm col tetto a due falde.

La finitura è con impregnante effetto cera, dato solo esternamente, mentre all’interno è a smalto bianco. è facilmente movimentabile grazie alla maniglia posta su un lato e alle ruote fissate alle gambe di sostegno sul lato opposto.

Casetta per conigli fai da te

conigliera fai da te

  1. Il tetto è completamente rimovibile; la manovra è facile da attuare, in modo che si possa provvedere senza impedimenti al totale riassetto della casetta e all’approvvigionamento del vitto.
  2. Per dare maggiore libertà di movimento, si concede a Billy di scendere al pian terreno della sua abitazione, dove può disporre di erbetta fresca. La parte bassa della rete che circonda il piano terra è ripiegata all’interno per circa 10 centimetri, per ottenere il massimo della tenuta.
  3. La copertura, formata dal tetto a due falde e i due timpani, si solleva interamente, essendo incernierata su un lato. Una stecca di legno, articolata a un’estremità, si ripiega e si apre a compasso, per mantenere nella posizione di massima apertura la parte mobile.
  4. Sul lato opposto alle ruote, per agevolare gli spostamenti della gabbia, c’è la maniglia, fatta di legno.
  5. In un punto della rete si fa un’apertura ritagliandone un riquadro. Con un pezzo di rete leggermente più ampio di quello tagliato si realizza una porticina, completa di chiusura a molla.
  6. Sempre piegando alla bisogna avanzi di rete e sostenendola con listelli di legno, si realizza anche il contenitore dell’erba. 7.
  7. Le ruote, di plastica, sono montate su un asse d’acciaio che passa da parte a parte l’estremità delle gambe posteriori della gabbia.

Adattamenti per la casetta

conigliera in legno

  1. La foto ritrae la casetta in una fase intermedia di costruzione; ciò permette di notare molti dettagli costruttivi. In particolare, la scaletta che porta dal piano terra al primo piano, che appoggia sul risalto marcapiano e dispone di una serie di listelli trasversali per permettere al coniglio di non scivolare.
  2. La “soletta” del primo piano è posizionata a incastro, in modo da poterla sempre rimuovere, in caso di pulizie di fine stagione. L’apertura per la discesa alla scala, ha il bordo rilevato per il contenimento della sabbietta cosparsa sul pavimento.
  3. Per concedere a Billy la dovuta privacy, al piano si realizza anche una stanzetta-tana, con una sola apertura, quella per entrare. Anche questa si posiziona a incastro e resta rimovibile per qualsiasi particolare necessità.
  4. Al primo piano tre pareti sono del tutto chiuse con tavole di abete, mentre la quarta lo è solo per un breve tratto, corrispondente alla stanzetta. I pannelli si realizzano avvitando le tavole ai travetti strutturali e ai longheroni perimetrali.
  5. Tenendo in posizione i timpani sulle pareti perimetrali, si posizionano e si fissano le falde del tetto, costituite da pannelli di lamellare di abete.
  6. I robusti travetti posti verticalmente ai quattro angoli della gabbia si estendono sino a terra, andando a formare le lunghe gambe di sostegno dell’intera costruzione. Alle due posteriori vengono fissate le ruote per la movimentazione.

Altre guide utili:

Coibentare tubi con chiusura “a cerniera”

Un sistema molto pratico e completo per mettere il “cappotto” alle tubazioni, anche quelle già installate, grazie ad una innovativa chiusura a cerniera.

Le condutture del riscaldamento e dell’acqua calda, specie se di metallo, sono soggette a enormi dispersioni di energia se non sono ben isolate. Il semplice montaggio di un rivestimento isolante è in grado di ridurre del 50% le perdite di calore.

Sistema Climasnap
Coibentare tubi con 
Climasnap è utile perché si beneficia delle eccellenti proprietà isolanti della schiuma di polietilene estruso a celle chiuse, morbido e prodotto senza far uso di CFC e HCFC. In più ha un’esclusivo sistema di chiusura ad incastro che ne permette il montaggio attorno a tubazioni già installate, senza doverlo tagliare longitudinalmente; è prodotto per nove dimensioni di tubo: 12, 15, 18, 22, 28, 35, 42, 48 e 60 mm, con uno spessore della parete di 15 mm, uguale per tutti i diametri. La conducibilità termica risulta essere molto bassa, solo 0,045 W/m°K. Gli incastri, una volta chiusi, diventano praticamente invisibili e non necessitano di adesivi per rimanere in posizione. Per i giunti di testa, nella linea di prodotti Climasnap, sono previsti l’adesivo liquido Climacoll e il nastro autoadesivo di vinile Climatape, che sigillano le aree prive di incastro. Per le zone poco accessibili e per le riparazioni è disponibile il nastro autoadesivo in schiuma Climaband. Maggiori informazioni sul sito Nmc-Italia

Coibentare tubi con sistema a cerniera

coibentare con sistema a cerniera

Per facilitare l’individuazione del calibro corretto e del quantitativo di isolante necessario, su un lato della brochure della linea di prodotti Climasnap è presente una dima di cartoncino con intagli semicircolari con cui si misura molto facilmente il diametro dei tubi; con un metro se ne calcola lo sviluppo complessivo e lo si annota sulla tabella riportata a fianco, sullo stesso cartoncino.

Come coibentare una tubazione curva

coibentazione tubo curvo

Un pratico sistema per rivestire anche i gomiti consiste nel misurare il raggio della curva (1); per raggi molto stretti, al di sotto di 2 cm, basta un unico intaglio di 90° (2); da 2 a 5 cm servono due intagli a 45° e oltre 5 cm, tre a 30° (3). Avvolgendo l’isolante attorno al tubo, gli incastri sono abbastanza tenaci da tenere chiusa la curva (4). Per una tenuta perfetta si incollano le giunte con il nastro di vinile Climatape (5).

Isolare un raccordo a T

isolamento raccordo a t

Si inizia forando l’isolante con un coltello a 90° rispetto alla linea degli incastri (1), quindi si pratica un taglio dal foro alla cerniera (2) e si calza il Climasnap sulla tubazione facendo scattare gli incastri (3). Dal tubo verticale si asportano due semicerchi di raggio corrispondente all’isolante (4) poi si richiude il pezzo sul tubo spingendolo a contatto con la parte orizzontale (5).

Mattoni porizzati Poroton

Con il termine Poroton o mattoni porizzati si intende un laterizio studiato per realizzare pareti portanti di edifici fino a 4/5 piani, con buona resistenza termica, permeabilità al vapore, buon assorbimento dei rumori e resistente al fuoco.

Questi blocchi sono disponibili in diversi spessori che consentono di realizzare murature dai 10 ai 38 cm, anche in zona sismica (superiori a 20 cm). I mattoni porizzati rappresentano una reale difesa in caso di incendio e trovano un impiego ideale anche come muri tagliafuoco nelle partizioni dei garage. La particolare struttura, le dimensioni, la posa a fori verticali e la notevole massa conferiscono alla parete elevata rigidezza e resistenza, consentendo un sicuro fissaggio di mensole, ganci ecc, rendendo facile e veloce la posa in opera e garantendo grande lavorabilità nella realizzazione delle tracce degli impianti. L’uso dei blocchi porizzati va incontro alle esigenze, ormai diffuse, di migliorare le caratteristiche intrinseche delle divisioni interne tra vano e vano e le prestazioni delle doppie pareti esterne di tamponamento.

Per diverse applicazioni

blocchi porizzati

  1. Blocco di laterizio porizzato a setti sottili per muratura portante con elevate prestazioni termiche.
  2. Blocco di laterizio porizzato in grado di agevolare la realizzazione delle tracce per gli impianti.
  3. Blocco a “tramezza” di laterizio porizzato, caratterizzato da giunti verticali ad incastro.

Come si posano i mattoni porizzati

applicazione mattoni poroton

 

  1. si procede alla posa del primo corso sul letto di malta di base provvedendo alla messa in bolla degli elementi.

  2. la preparazione del collante avviene miscelando con acqua il prodotto (dosaggio circa 6-7 litri d’acqua ogni 25 kg di prodotto).

  3. il collante è in grado di aderire perfettamente al blocco formando uno strato sottile su tutta la superficie dell’elemento. Per ottenere questo risultato basta immergere il blocco per pochi millimetri all’interno di una bacinella contenente il collante preparato.

  4. i blocchi vengono posati velocemente, con uno sfalsamento di circa metà della lunghezza del blocco stesso rispetto al corso sottostante.

  5. con l’impiego di una sega a disco è possibile tagliare i blocchi al fine di ottenere pezzi speciali per completare gli angoli ed i fianchi della muratura o per realizzare le mazzette di porte e finestre.

  6. per garantire ottime prestazioni acustiche è importante effettuare un’efficace sigillatura della parete lungo tutto il suo perimetro.

I blocchi poroton sono ideali per l’isolamento

isolamento con mattoni porizzati

  1. L’incremento delle prestazioni termiche di pareti portanti di laterizio può essere ottenuto accoppiando a tali elementi strutturali uno strato di materiale isolante.
  2. I mattoni porizzati a tramezza permettono di realizzare tamponamenti di facciata con massa superficiale tale da migliorare sensibilmente la prestazione termica durante il periodo estivo.
  3. Interponendo pannelli fonoisolanti all’interno di pareti accoppiate è possibile garantire il rispetto dei requisiti acustici passivi previsti per le pareti divisorie tra diverse unità abitative.

Maggiori informazioni al sito Fornaci Laterizi Danesi

Le tracce preincise

tracce preincise
Le tracce preincise su alcuni tipi di blocchi nascono con lo scopo di agevolare l’apertura delle scanalature necessarie per il passaggio degli impianti. Su entrambe le facce del blocco sono presenti incisioni verticali: una volta costruita la parete, si può procedere alla realizzazione delle tracce semplicemente per mezzo di un martello, andando a rompere in modo agevole e veloce la superficie esterna delle tramezze in corrispondenza della pre-incisione.

Mattoni coibentati

mattoni coibentati

blocchi coibentanti

  1. vi sono mattoni porizzati nati per ottenere eccezionali pareti di tamponamento. La loro geometria presenta fori nei quali sono inseriti vari tipi di materiali isolanti di tipo sintetico.

  2. laterizi con inserti di sughero naturale.

  3. le pareti erette con i blocchi rendono inutile la posa di un cappotto a lastre o di un termointonaco.

  4. le fasce prive di isolante, che naturalmente si vengono a creare accostando un blocco all’altro, permettono alla parete di mantenere una buona permeabilità al vapore.

  5. la sporgenza degli inserti dalla faccia superiore del blocco, oltre a ridurre del 50% i quantitativi di malta da impiegare, offre un riscontro al corso di blocchi successivo, permettendo di ottenere giunti orizzontali di altezza costante, il tutto a garanzia del risultato finale.

  6. lo spessore dei blocchi permette di procedere in maniera corretta all’isolamento dei ponti termici di travi e pilastri, ricoprendoli con pannelli isolanti e successivamente con elementi di laterizio di piccolo spessore. 

Troncatrice radiale Strike 305

Uno strumento completo nelle funzioni (taglio a troncare, radiale, pianetto superiore) in cui ogni elemento è studiato per lavorare senza indugi con qualsiasi materiale, garantendo il massimo delle possibilità anche in fatto di taglio obliquo e inclinato

taglio listelloCi è già capitato di provare troncatrici che si definiscono “a taglio universale” solo per avere a bordo una lama particolarmente resistente. Nel caso della troncatrice radiale Strike 305, che testiamo in queste pagine, le cose sono molto diverse. Ci troviamo di fronte a uno strumento studiato per essere universale nella sua interezza, con riferimenti di standard professionali, che sorprende veramente per le possibilità che offre. La capacità di tagliare a secco alluminio, acciaio, legno, plastica e materiali edili è garantita dal perfetto connubio fra le caratteristiche della lama e quelle del motore. La lama, 305 mm di diametro, ha denti riportati in CERMET, uno speciale materiale composto di una parte in metallo duro (TCT – Tung-sten Carbide Tipped) e una ceramica che contiene la temperatura rendendo i denti estremamente resistenti. Inoltre è caratterizzata da uno speciale profilo e da uno spessore di 2 mm, inferiore alla larghezza delle comuni lame per seghe circolari. Tutto questo fornisce il vantaggio di tagliare senza surriscaldamenti, quindi nessuno stress con l’acciaio (che non fa quasi scintille), con le plastiche (che non fondono), con il legno (che non si brucia). Per ottimizzare le funzionalità di taglio con tutti i materiali, il motore a induzione ad alta coppia ha una velocità a vuoto di soli 1800 giri/min e una potenza di assorbimento di 2000 W.  A questo si uniscono altre eccellenze, come la possibilità di ruotare il basamento per tagli inclinati sino a 60° a destra e 50° a sinistra; di inclinare la testa di 47°; di montare comuni lame per circolare sino a diametri di 315 mm; di offrire una lunghezza di taglio radiale di ben 335 mm. La troncatrice radiale strike 305 è davvero un ottimo utensile. Nuova Flip

tagli inclinati troncatrice

Taglio radiale e taglio su pianetto

taglio radiale e su pianetto

Per acciaio e materiali edili

taglio acciaio

Le parti della troncatrice radiale Strike 305

Troncatrice radiale

Numeri riferiti al disegno in bianco e nero:

  1. Blocco di sicurezza;
  2. Impugnatura;
  3. ON/OFF interruttore di accensione;
  4. Blocco lama;
  5. Motore;
  6. Pista scorrimento braccio;
  7. Perno per la chiusura dello scorrimento del braccio;
  8. Leva per il blocco di inclinazione della sega;
  9. Scontro d’appoggio rimovibile;
  10. Scontro d’appoggio fisso;
  11. Piastra di taglio;
  12. Manopola blocco rotazione;
  13. Pulsante consenso rotazione;
  14. Sede scorrimento lama radiale;
  15. Pulsante sblocco estensione laterale;
  16. Estensione laterale d’appoggio pezzo;
  17. Protezione lama; 
  18. Manopola regolazione altezza di taglio su pianetto.

Numeri riferiti alle foto:

  1. Utilissima la regolazione dell’altezza di taglio sul pianetto: mediante una manopola si regola in modo fine la sporgenza della lama sul piano d’appoggio, per fare (per esempio) scanalature di altezza calibrata; poi la si blocca saldamente con un’altra manopola laterale.
  2. La lama è sostituibile con quelle di tipo standard sino a 315 mm di diametro; dato che le comuni lame hanno spessore superiore a quello del disco universale in dotazione con la Strike 305, nella confezione si trova anche un cuneo fendilegno adeguato al maggior spessore. La sostituzione del cuneo è operazione molto rapida.

Operatività

componenti troncatrice

  1. L’avviamento accidentale della macchina non è possibile perché per poter tirare la leva di accensione è necessario prima aver premuto con il pollice il pulsante di consenso posto all’estremità dell’impugnatura. Sotto l’impugnatura si nota il pulsante rotondo di blocco in posizione acceso, necessario per le lavorazioni di taglio su pianetto.
  2. Sulla sinistra della macchina ci sono due leveraggi regolabili: uno serve per bloccare in basso la testa della troncatrice, utile per il trasporto e quando si deve lavorare al taglio su pianetto. L’altro serve per regolare e limitare, quando serve, la profondità di taglio della lama.
  3. Per ruotare il piano di taglio (inclusa la testa della troncatrice) si svita appena la manopola e si preme il pulsante laterale di sblocco. Scorrendo lungo la scala graduata, che arriva sino a 60° da un lato e 50° dall’altro, la molla del pulsante scatta più volte, in corrispondenza delle inclinazioni solitamente più utilizzate.
  4. Per il taglio con la testa obliqua, invece, si tira un perno con manopola ad ancoretta, posto al centro del braccio, e si orienta a destra o a sinistra la testa tenendola per il motore.
  5. Per le lavorazioni di taglio su pianetto va inserita una vaschetta di protezione della lama, da inserire prima di bloccare la testa della troncatrice verso il basso.
  6. L’estensione reggipezzo laterale, presente in entrambi i lati, si estrae premendo un pulsante di sblocco posto nel basamento della macchina.
  7. In dotazione con la macchina c’è anche un morsetto pressore che si può montare indifferentemente all’estremità sinistra o destra del basamento. Un pulsante sul dispositivo permette di sbloccare immediatamente lo scorrimento della lunga vite, per accelerare le operazioni di serraggio del pezzo e viceversa.
  8. Messa la piastra del pressore a contatto con l’elemento da tagliare, si sposta lateralmente per centrare la lama sulla marcatura di taglio, quindi si stringe la manopola per immobilizzare il pezzo.

Guarda il video di come lavora la troncatrice Strike 305

 

Garage in legno fai da te

Costruire un garage in legno fai da te è possibile… anche in 48 ore grazie a un kit completo con tanto di porta basculante; nasce come ricovero per l’auto, ma può servire anche per riporre le attrezzature e le macchine da giardino

Anche per chi un garage in legno ce l’ha già, una costruzione fai da te come questa può essere un’idea interessante: in garage, oltre la macchina, si stipano attrezzature di utilizzo stagionale (sci, biciclette, tavolo da ping pong, arredi esterni…) e si tenta anche di riservare un piccolo spazio al necessario per le riparazioni domestiche. Con il passare del tempo, ad una parte degli occupanti va dato lo sfratto esecutivo, o non ci si gira più.

Montare il garage

Il garage in legno 07070 di Alce offre un ampio spazio coperto in meno di 48 ore, senza l’intervento di personale specializzato.

Il kit è corredato di chiare istruzioni di montaggio; la costruzione finita misura 330×530 cm (interno 300×500) ed è corredata di una porta basculante 235xh200 cm rivestita con perline da 20 mm. Le pareti del garage in legno sono di abete sono spesse 45 mm, con sporgenza agli angoli esterni di 10 cm e la copertura del tetto si effettua con guaina tipo tegola canadese in rotoli.

Alle pareti l’altezza è di 230 cm ed arriva a 280 cm (esterno) al colmo. La struttura si monta su un basamento piano, orizzontale e stabile, che non sia soggetto a successivi abbassamenti o a ristagni d’acqua. Per questo anche nel nostro caso, pur essendoci una superficie asfaltata pressoché piana, è stata realizzata una piattaforma di cemento rialzata rispetto al terreno circostante, con una minima rampa d’accesso.

Risulta anche più facile ancorare la struttura a terra. L’imballo comprende normalmente due colli di peso ed ingombro notevoli: uno racchiude la basculante in parte preassemblata, l’altro tutto il legname, quindi con una lunghezza superiore ai 5 metri, largo poco più di un metro ed alto altrettanto.

Conviene farseli consegnare da un mezzo provvisto di braccio di sollevamento, così da poterli posizionare in un luogo abbastanza vicino al basamento, senza ostacolare la transitabilità e con spazio sufficiente attorno per aprire gli imballi e suddividere i pezzi.

Come sempre, l’inizio del montaggio è fondamentale: le travi di fondazione vanno posizionate eseguendo le necessarie verifiche, senza fretta; una volta inquadrata la struttura, il montaggio procede velocemente grazie ai sistemi ad incastro, ma bisogna essere sempre almeno in due.

Tutte le parti di legno, ad eccezione delle travi di fondazione, vengono fornite grezze: questo perché gli incastri del sistema “block house” sono estremamente precisi ed il processo di impregnazione in autoclave, comportando movimenti significativi del materiale, potrebbe causare difficoltà di assemblaggio, a meno di lasciar stagionare il legno per diversi mesi.

Bisogna perciò procedere in proprio al necessario trattamento protettivo del garage in legno fai da te. Alce

Prezzi dei garage in legno

Il garage 07070 costa 4.905 euro. Per altri modelli i prezzi variano da 1.700 a 6.000 euro.

Gettare la piattaforma di cemento armato

piattaforma di cemento armato

  1. Lo spazio per la piattaforma su cui verra installato il garage in legno va delimitato realizzando un bacino con tavole di legno, ben in squadra e mantenute salde con picchetti infissi nel terreno. Sul fondo si stende un telo di plastica per impedire eventuali risalite di umidità, quindi si posa uno strato di rete elettrosaldata; si preparano più impasti con la betoniera e, iniziando da un angolo posteriore, si trasporta l’impasto con la carriola e lo si versa nel bacino. Un aiutante, “armato” di badile, distribuisce grossolanamente la colata seguendo il livello prestabilito, lungo il perimetro prima che al centro; poi, con una lunga staggia di alluminio utilizzata a ventaglio, si asporta il materiale in eccesso dirottandolo dove è mancante. Appoggiando sulla staggia una livella a bolla si verifica che l’avanzamento avvenga con la necessaria planarità, effettuando correzioni di quota.
  2. Sul lato dell’ingresso, per superare il rialzo, è necessario realizzare una breve rampa d’accesso: per questo viene effettuato un solco nell’asfalto nel punto dove la rampa andrà a sfumare, in modo che il cemento formi un cordolo nel punto dove altrimenti resterebbe troppo sottile per resistere al passaggio dell’auto.
  3. Il solco va abbondantemente bagnato ed al suo interno si annegano barre di ferro da collegare alla rete elettrosaldata per ottenere una solida armatura anche in questo delicato punto.
  4. Alla rampa si conferisce una pendenza adeguata e costante, raccordandola con la gettata principale.
  5. La piattaforma per il garage in legno può dirsi completa: occorre lasciarla stagionare per un tempo variabile a seconda delle condizioni climatiche, bagnandola quotidianamente per i primi giorni nella stagione calda.

Arriva il box in kit

garage in kit

  1. Presso il magazzino o il garden center a cui ci si è rivolti per l’acquisto, bisogna anche accordarsi per la consegna, visto l’ingombro ed il peso degli imballi che sarebbe bene conservare integri fino a destinazione per non rischiare ammanchi accidentali. Non è consueto disporre di un mezzo di scarico come quello che si nota in foto, casualmente fornito da un cantiere attivo nelle vicinanze dell’abitazione.
  2. Tolti i teli di protezione, in un primo imballo si ha la basculante premontata, bloccata in posizione sicura da un telaio di tavole a perdere, con a parte i contrappesi, le grembiuline di lamiera, la guaina di copertura e la scatola con la ferramenta per il montaggio. Tutto il legname è raggruppato in un altro bancale.
  3. Prima di iniziare a suddividere le perline laterali da quelle posteriori ed anteriori, le tavole di copertura e le capriate, è bene procurarsi diversi listelli di supporto, diciamo 50x50x1000 mm, su cui poggiare i pezzi tenendoli sollevati da terra.
  4. La ferramenta, esclusa quella necessaria per fissare a terra la struttura (da acquistare a parte), è racchiusa in una scatola di cartone insieme al kit antivento ed alle istruzioni di montaggio della basculante.

disegno garage in legno

Assemblare il garage

garage prefabbricato

  1. Le travi di fondazione laterali vanno inserite tra quella posteriore e gli spezzoni laterali anteriori. Per avvitarle perfettamente in squadra ci si aiuta con listelli di battuta bloccati con morsetti.
  2. Realizzato il perimetro, bisogna centrarlo sul basamento e porlo a filo della rampa anteriore d’accesso.
  3. Le perline che compongono le pareti sono lavorate con scanalature maschio/femmina longitudinal
    i ed incastri tipo “block house”. Le perline laterali di partenza hanno il lato inferiore piano e quello superiore maschiato; sono di altezza ridotta, cosicché gli elementi di pareti ortogonali risultino sfalsati in altezza. Si fissano alle travi di fondazione con viti inserite nei denti dell’incastro.
  4. Raggiunto il terzo livello di perline si possono posizionare i montanti guida per la basculante, preassemblati con l’architrave ed il profilo d’acciaio a terra.
  5. I montanti guida in posizione.
  6. Ogni tre giri è bene legare la perlina superiore a quelle sottostanti con viti Ø 5×70 mm.

Ancoraggi antivento

kit antivento per garage progetto garage

  1. Il kit antivento per il garage in legno, opzionale, comprende 4 ancoraggi così composti: 2,5 m di cavo d’acciaio, due golfari M8, 2 bulloni testa tonda M8x40, 2 dadi M8, 1 rondella Ø 8×24 mm, 1 bullone TE M8x20, 2 morsetti per cavo Ø 3 mm ed un tendicavo.
  2. La costruzione va ancorata al basamento intercettando le travi di fondazione: si consigliano 3 ancoraggi su ciascuno dei lati lunghi.
  3. Gli ancoraggi antivento vanno predisposti ai quattro angoli interni, forando la tavola inferiore e quella superiore per l’inserimento dei rispettivi fissaggi.
  4. Si inserisce dall’esterno il bullone a testa tonda e su di esso si avvita il golfare, serrandolo in posizione verticale.
  5. Al golfare superiore si aggancia il tendicavo, bloccandolo con il bullone TE, dado e rondella. 6
  6. Si fa passare il cavo d’acciaio all’interno del golfare inferiore e si realizza un cappio, bloccandolo con la coppia di morsetti.
  7. Il cavo va poi portato al tenditore, fatto passare nel foro alla base ed in quello del perno centrale; attorno al perno si passa una seconda volta, per poi far scendere la porzione eccedente. Con una chiave esagonale lo si porta in tensione facendo ruotare il perno, che funziona come un cricchetto: si carica, ma non ruota nel senso inverso, impedendo al cavo di allentarsi.
  8. Con ancorante chimico si fissano gli spezzoni di barra nel basamento; si calza una squadretta ad L da avvitare alla parete di legno e si serra con dado e rondella. Le porzioni di barra e di piastrina eccedenti si tagliano con la smerigliatrice.

Tetto in tegola canadese

tetto in tegola canadese

disegno tegola canadese

  1. Completata la costruzione con i timpani anteriore e posteriore e le travi di collegamento, si può iniziare a realizzare le falde, composte da perline con dente e canale che misurano 1940x100x20 mm; stesso spessore hanno anche i pezzi sagomati che rifiniscono il tetto frontalmente e posteriormente. Si parte dal lato anteriore, in perfetta squadratura ed a sbalzo, e si avvitano le perline alle travi longitudinali.
  2. Completata la copertura, si srotola la guaina di tegola canadese lasciando un’abbondanza tale che permetta di ripiegarla sotto le falde e bloccarla con i listelli avvitati sotto lo spiovente. I tre rotoli da 1×10 metri sono più che sufficienti a realizzare due strisce per parte, partendo dal basso e sovrapponendo quella successiva di una decina di centimetri, più la copertura del colmo.
  3. La guaina va inchiodata alle perline: scaldandosi col sole, aderisce perfettamente ad esse.
  4. Al termine, si rifila la guaina di fronte e sul retro;
  5. Di lato va ripiegata sotto la falda
  6. la si Ferms con lunghi listelli di legno, come pure sulle falde

Montare la basculante del garage in legno

portone garage basculante

  1. Il montaggio della basculante per garage in legno va effettuato dall’interno del box: bisogna centrarla nell’apertura e posizionare le guide a ridosso dei montanti di legno. Occorre fare attenzione in quanto la porta è ancora priva dei contrappesi, pertanto libera nei movimenti se si sblocca la chiusura.
  2. In fase di montaggio bisogna fissare le guide dei contrappesi ai montanti della basculante. Si procede poi con la tracciatura e foratura del fissaggio a terra.
  3. Si utilizza una coppia di tasselli d’acciaio su ciascun lato, dopo aver ripulito accuratamente il foro dai detriti.
  4. Una volta montati i contrappesi, la porta del garage in legno si può aprire e chiudere con la necessaria sicurezza: basta agganciarli alle funi ed inserirli nello scatolato ad U entro il quale scorrono in verticale, quindi si monta il carter di protezione.
  5. Un ultimo controllo con la livella a bolla conferma che il lavoro è stato eseguito a regola d’arte.

La ricercatrice fardasé

Editoriale tratto da Far da sé n.453 di Agosto 2015

Autore: Nicla de Carolis

Quanto voi lettori di FAR DA Sé siate ingegnosi, capaci di coniugare competenze tecniche e abilità manuali, inventiva ed esperienza maturata sul campo, lo verifichiamo quotidianamente con le centinaia di progetti accompagnati da lettere in cui ci gratificate anche rendendoci partecipi di fatti della vostra vita, della vostra famiglia e delle soddisfazioni che vi dà questo hobby/stile di vita, il fardasé appunto. Così, quando prepariamo ogni numero della rivista cerchiamo di tener conto delle osservazioni, delle richieste, dei suggerimenti e spesso ci capita di citare i nomi di quelli di voi che con più assiduità ci scrivono. Personalmente mi capita di emozionarmi, di sorridere, di stupirmi leggendo ciò che ci mandate, tutte cose interessanti e spesso speciali. A tal proposito vorrei rendervi partecipi di alcune frasi scritte alla redazione dalla ricercatrice Emanuela Ughi, nostra lettrice, che ci hanno reso particolarmente orgogliosi. “Cara Redazione, da tempo penso di scrivervi per condividere quello che faccio, poiché credo che certe mie abilità sono state sviluppate anche grazie alla lettura (da tanti anni) di Far da sé. Permettete di presentarmi un po’: sono un ricercatore presso l’Università di Perugia (mi occupo di geometria). Una volta, ero tranquilla e immersa in un mondo di formule. Ma, come dice John Lennon, Life is what happens while you are busy making other plans. A me è successo che ho cominciato a realizzare modelli matematici, in un modo molto semplice, all’inizio con legno, plexiglas, fili di lana, per condividere meglio le mie immagini mentali su concetti matematici con i miei studenti. Gli oggetti vanno toccati, smossi, disassemblati… per comunicare un’idea, un teorema o un algoritmo. Volevo in questo modo trovare un modo nuovo per raccontare la bellezza della matematica, e anche per farla conoscere e comprendere a tutti quelli che si sentono “incapaci”. Volevo raggiungere anche i “disillusi”, in primis la mia mamma, che è il prototipo della persona che dice “tanto io non capisco”. … Io credo che il punto di forza del mio lavoro, così inusuale, è che io sono contemporaneamente una matematica professionista e un falegname (molto) dilettante. Questo mi permette di immaginare, di progettare e di realizzare prototipi (anche se rudimentali, di solito)…” Emanuela Ughi ha messo a punto, negli anni, un articolato e innovativo programma per spiegare formule complesse, premiato e apprezzato, e la collezione degli oggetti matematici da lei realizzati è esposta nella Galleria di Matematica al Polo Museale Universitario di Casalina (Perugia). Che dire? Un applauso a Emanuela Ughi e a tutti voi lettori che non finite di sorprenderci!

Diffusore luminoso fai da te di design

Utilizzando bicchieri di plastica realizziamo un diffusore copri-lampada che trasforma una banale applique in uno spettacolare abat-jour da tavolo o da pavimento.

Dobbiamo realizzare un diffusore luminoso a formaa di calotta sferica con i bicchieri, unendoli stabilmente uno all’altro con la graffettatrice, facendo attenzione che non si rompano. Bisogna partire da un cerchio di base (determinato dalla forma e dalla grandezza del diffusore di vetro della lampada) e salire gradualmente sino alla sommità della calotta, bicchiere dopo bicchiere. Poniamo attenzione nel seguire un andamento geometrico della figura; poi non ci resta che collocarla sopra la lampada che abbiamo preventivamente installato su un disco di legno (MDF o multistrato) del medesimo diametro. Completa il tutto il cavo tripolare, il cavo giallo-verde di terra dev’essere collegato alla base metallica.

Cosa serve per costruire un diffusore

materaili per costruire un diffusore
✓ Bicchieri di plastica
✓ Base circolare di legno
✓ Applique con calotta di vetro
✓ Portalampada e lampadina, cavo tripolare, interruttore passante, spina
✓ Pittura acrilica spray
✓ Graffatrice, cacciavite
✓ Feltrini adesivi

Il progetto

disegno diffusore luminoso

La realizzazione

costruire una lampada con bicchieri

  1. Con la graffatrice uniamo stabilmente fra loro i bicchieri di plastica trasparente. Dobbiamo ottenere un cerchio con il diametro interno leggermente superiore a quello dell’applique utilizzata.
  2. Procedendo allo stesso modo, fissiamo tra loro i bicchieri formando un secondo cerchio, più piccolo, unito al primo. Facciamo cerchi via via più piccoli, fino a ottenere una figura semisferica.
  3. Trattiamo con smalto spray acrilico una base circolare di legno spessa 3 cm, dello stesso diametro dell’applique. Passiamo più mani di smalto per una perfetta finitura della base.
  4. Fissiamo l’applique alla base e montiamo il portalampada con il relativo cavo: utilizziamo una lampadina a bassa potenza o, comunque, che non emetta un calore eccessivo per la plastica.
  5. Terminiamo il montaggio dell’applique fissando la calotta di vetro con un quarto di giro. Alcuni modelli prevedono il fissaggio della calotta mediante viti, da serrare in posizione con il cacciavite.
  6. Collochiamo la semisfera di bicchieri sull’applique e posizioniamola su un tavolino o anche sul pavimento. L’alimentazione è fornita da un cavo tripolare corredato di interruttore passante.