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Come riciclare pneumatici

Riciclare pneumatici? Ecco cosa possiamo farne di due usati, un originale complemento d’arredo, un pouf decisamente avveniristico

PARTIAMO…

  1. Costruiamo prima il top del pouf: posizioniamo il disco di MDF  (Medium Density Fibreboard o pannello di fibra a media densità), che possiamo tagliare noi stessi o farci tagliare in un centro bricolage, al centro del foglio di gommapiuma spessa circa 50 mm e segniamo con precisione il contorno con il pennarello.
  2. Tagliamo con le forbici la gommapiuma seguendo il segno tracciato con il pennarello, cercando di eseguire un taglio il più preciso possibile.
  3. Con le forbici pratichiamo un taglio inclinato regolare lungo il contorno del cerchio di gommapiuma, per arrotondare il bordo del cuscino.
  4. Collochiamo adesso il disco di MDF sul tessuto e ritagliamo un cerchio più grande, lasciando una decina di centimetri tutto attorno al disco.

FODERIAMO IL SEDILE

  1. Appoggiamo il cuscino di gommapiuma sul disco di MDF e capovolgiamoli al centro del tessuto.
  2. Ripieghiamo il tessuto sul disco e fissiamolo con la graffatrice.

COLORIAMO LA BASE

  1. Spruzziamo sulle gomme il primer trasparente per plastica, tenendo la bomboletta a circa 30 cm di distanza e proteggendo il pavimento con un giornale. I primer aggrappanti sono prodotti utilizzati come base su superfici non porose come la plastica.Quando le gomme sono asciutte, spruzziamo uno strato di vernice al solvente metallizzata nera per ottenere un colore di fondo uniforme.
  2. Rifiniamo le gomme verniciando con il colore argento: utilizziamo un piccolo rullo sintetico ben sgocciolato. Il rullino deve essere quasi asciutto per mettere in evidenza il disegno del battistrada. Sovrapponiamo le due gomme e posizioniamo su di esse il cuscino: possiamo accomodarci! Bastano pochi utensili: forbici e graffatrice (ne troviamo diverse in qualunque centro bricolage) e pochi materiali (stoffa, gommapiuma, colori acrilici).

Porte scorrevoli a scomparsa – Come si montano

Ecco come procedere per montare le porte scorrevoli a scomparsa

Dove la sua installazione non è stata prevista in fase progettuale, c’è chi pensa ancora che montare porte scorrevoli a scomparsa a posteriori non sia possibile o che richieda particolari opere; in realtà, l’unico fattore che può impedire o rendere difficoltosa la trasformazione è un muro portante, in quanto per far sparire la porta dentro la muratura bisogna prima sfondare la struttura muraria per sostituirla con un cassonetto internamente vuoto.
Se il muro non ha soltanto la funzione di separare gli ambienti, ma ha anche quella di sostegno strutturale, bisogna sostituire l’architrave e puntellare l’apertura durante i lavori.
Il montaggio del cassonetto, sottile ma molto robusto, non richiede manodopera specializzata: basta, come ogni fai da te sa fare, essere in grado di mettere dei tasselli ad espansione e di stendere un po’ di intonaco, oppure raccordare pannelli di cartongesso con la restante muratura. Le dimensioni del cassonetto devono essere commisurate alla porta a scomparsa che si vuole montare: vi sono delle misure standard, ma è possibile avere su richiesta controtelai di dimensioni maggiori sia come altezza sia come luce.
Appoggiato il controtelaio sul pavimento se ne controlla l’allineamento a piombo ed in piano; se vi sono discrepanze è meglio dare preminenza al piano interponendo piccoli spessori.
Prima di fissarlo bisogna incastrarvi il traverso con il binario di scorrimento da congiungere al montante opposto, tenendo il tutto fermo con i distanziatori forniti nel kit acquistato nel centro bricolage.
Si procede intonacando il controtelaio e successivamente al montaggio della porta, che potrebbe essere quella preesistente modificata in maniera opportuna.
Tuttavia, spesso si fa meno fatica a costruirne una nuova, leggera ed essenziale, piuttosto che montare una porta scorevole a lavori di ristrutturazione fini, in quanto si tratta di preparare un telaio di listelli con un paio di rinforzi trasversali, rivestirlo sulle due facce con fogli di compensato incollato e fissato con chiodini ed applicare impugnature incassate e ganci di sospensione.
Tutto sommato è superfluo il montaggio di una serratura, a meno che la porta permetta di comunicare con un locale destinato alla privacy.

PREPARARE IL CASSONETTO DELLE PORTE SCORREVOLI A SCOMPARSA

  1. Si estraggono le zanche dal pannello del cassonetto, tirandole verso l’esterno con un paio di pinze o di tenaglie per poi adattarle in un’apertura della muratura, che bisogna sigillare con malta di cemento.
  2. Con gli accessori distanziatori in dotazione e l’aiuto di squadra e livella, sistemiamo il cassonetto puntellandolo provvisoriamente in posizione verticale nelle due direzioni, a formare un perfetto rettangolo.

INTONACARE E RIFINIRE

  1. Il cassonetto in cui sparisce la porta sostituisce una porzione di muro e, una volta intonacato, diventa tutt’uno con la parete. Per montare la struttura in bolla e lasciare una
    luce di misura giusta, si adottano gli stessi accorgimenti che servono per il fissaggio dei controtelai delle porte.
    Il controtelaio pronto va appoggiato direttamente sul pavimento e fissato a questo con tasselli ad espansione. Per questo scopo sul lato inferiore dei pannelli ci sono delle alette forate, in corrispondenza delle quali vanno praticati i fori ed inseriti i tasselli.
  2. La rete metallica che riveste entrambe le facce permette un facile ancoraggio dell’intonaco, quindi un’ottima finitura; il primo strato si stende con la cazzuola e si regolarizza con una riga di legno; la superficie risultante deve essere ruvida ma priva di vuoti o di eccedenze di intonaco. Il lavoro è alla portata di un buon fai da te.
  3. Ad intonaco rappreso, ma non essiccato, si passa alla rasatura, rifinendo la superficie con una malta più fine ottenuta con grassello di calce, da stendere mediante un frattazzo. In questo modo il rivestimento risulta robusto, ben ancorato alla struttura metallica.

Per tinteggiare o tappezzare la parete dobbiamo attendere la completa essiccazione dell’intonaco. Prima di montare la porta si toglie la mascherina che chiude lo spazio interno del cassonetto, si blocca il nasello di guida, si fissa parte del telaio maestro e si inseriscono i carrelli nelle guide di scorrimento. Solo al termine si può appendere il pannello scorrevole alla guida del cassonetto.

Scopri le porte scorrevoli a scomparsa Eclisse

Mobili decapati passo-passo

Oggetti e mobili decapati:  poche operazioni per esaltare il calore e la creatività proprie del legno.

decapageFino a non molti anni fa, per far risaltare le venature del legno, si usava trattare la superficie con la “biacca” (da sempre tradizionalmente bianca). Oggi, per ottenere dei mobili decapati, possiamo trattare qualsiasi oggetto con una tecnica particolare definita “decapé o décapage”. Il procedimento prevede quattro passaggi che consistono in una importantissima fase preparatoria dell’oggetto da trattare in modo da rendere lievemente scabre e incavate le venature più evidenti del legno affinché assorbano decisamente la prima colorazione che deve trasparire anche dopo le successive colorazioni. L’applicazione di una tinta colorata che imbeve le venature, di una mano di cera colorata e di una finitura con cera incolore (da eseguire con un panno morbido) completano questo lavoro che non è certo difficile, ma va eseguito con attenzione e nei tempi giusti per ottenere l’effetto desiderato. Andiamo alla scoperta dei mobili decapati.

prodotti per decapare
Due prodotti per  ottenere mobili decapati. La tinta colorata (da scegliere nelle tonalità preferite) e la cera per la finitura. Possiamo scegliere anche le cere dorate e argentate.

 

La tecnica nei mobili decapati

decapare un mobile

  1. Per ottenere mobili decapati portiamo in evidenza le venature del legno con alcuni passaggi di spazzola con setole morbide di ottone.

  2. Applichiamo la tinta colorata con uno straccio di cotone eseguendo una sola passata.

  3. Dopo aver fatto asciugare la tinta stendiamo la cera colorata effettuando piccoli movimenti circolari per farla penetrare meglio nel legno. 

  4. Dopo 10 minuti eliminiamo l’eccesso di cera colorata stendendo (con un panno morbido) la cera incolore per ottenere l’effetto satinato.

Decapare un mobile

decapè

Se possediamo un vecchio mobiletto inutilizzato (o che semplicemente ci appare spento e monotono), possiamo restituirgli nuovo vigore trattandolo con la tecnica decapé. Otterremo non solo un nuovo pezzo di arredo, ma potremo collocarlo in qualsiasi ambiente della casa perché farà sicuramente bella figura. L’importante è che il mobile sia in buone condizioni (eventualmente eseguiamo qualche trattamento di piccolo restauro prima di intervenire).

  1. Tingiamo il legno  con una tinta specifica (facoltativo)  usando un panno morbido ed evitando di applicare troppe passate.
  2. Stendiamo con un tampone la cera colorata (in questo caso bianca). Una sola passata è più che sufficiente. Lasciamo asciugare bene per almeno 5-10 minuti.

  3. Eliminiamo l’eccesso di cera bianca e, sempre col tampone, stendiamo della cera incolore, in pasta o liquida. 

Colori e tonalità particolari per i mobili decapati

tinte per decapare
Eseguendo le tecniche descritte nelle pagine precedenti si può avere l’esigenza di ottenere colori e tonalità particolari. A questo scopo utilizziamo i pigmenti in polvere che vanno aggiunti miscelati alle varie tinte (specifiche per la tecnica che si sta eseguendo) fino all’ottenimento dell’esatto colore desiderato.
Maggiori informazioni sui prodotti specifici a questo link

Come realizzare bomboniere fai da te

Le bomboniere segnano alcune tappe della nostra vita: battesimo, matrimonio, laurea, nozze d’argento, d’oro… Realizziamo queste allegre e dolci bomboniere fai da te con le nostre mani

bomboniere fai da te

Materiali di recupero per realizzare le bomboniere fai da te:

  • vasetti di vetro di piccole dimensioni;
  • diversi ritagli di tessuto a fantasia e in tinta unita;
  • un cartoncino per ricavare la sagoma del coperchio;
  • compasso;
  • forbici, preferibilmente con lame seghettate;
  • nastrini di seta in colori assortiti;
  • elastici di piccolo diametro.
Come realizzare bomboniere fai da te
Come realizzare bomboniere fai da te

Come realizzare passo passo le bomboniere fai da te

realizzazione bomboniere

  1. Con il compasso tracciamo su un cartoncino un disco di diametro più grande rispetto al coperchio: ci serve per realizzare la sagoma di tessuto che riveste il coperchio.
  2. Pieghiamo in quattro parti il disco e appoggiamolo sul ritaglio di stoffa piegato a sua volta in quattro parti. Tagliamo seguendo il contorno e ricavando così un cerchio perfetto.
  3. Collochiamo i confetti all’interno del vasetto e chiudiamo con il coperchio. Quindi appoggiamo il ritaglio di tessuto che fissiamo con un elastico appena sotto il coperchio.

Occultiamo l’elastico con un nastro di seta colorata che può essere della stessa tinta del tessuto o in una contrastante. Chiudiamo con un piccolo fiocco a larghe volute. Le nostre bomboniere fai da te sono pronte!

decorazione-bomboniera

Come applicare le perline

Le perline sono delle liste di legno con un lato lavorato a linguetta e l’altro scanalato a misura della linguetta

Solitamente le perline vengono montate su un’intelaiatura fissata alla parete per realizzare un rivestimento di grande bellezza e “calore”,  mentre il telaio permette di inserire fra il rivestimento e la parete pannelli di polistirolo espanso o simili, con un eccezionale effetto di isolamento sia termico, sia acustico. I rivestimenti di pareti di perline di buona qualità se ben montati hanno una lunga durata e non richiedono alcuna manutenzione se non una spolveratura periodica. Il montaggio è un’attività abbastanza semplice alla portata di ogni fai da te. Gli scopi principali un rivestimento di perline sono due: coibentare e rifinire pareti irregolari o con vizi. A questi si aggiunge il fatto che una perlinatura ben ancorata al muro si presta ottimamente a reggere scaffalature, ripiani, bacheche ed armadietti, contribuendo a migliorare tanto l’estetica quanto la razionalità della parete.

Ancoraggio delle perline
Il rivestimento di perline non dovrebbe mai essere fissato direttamente alla parete perché assorbirebbe l’umidità ambientale o quella residua della muratura, deformandosi e riempiendosi di muffe. La regola d’arte prevede quindi che alla parete sia saldamente fissato un telaio di listelli più o meno spessi (comunque non meno di 10 mm) e che le perline vengano ancorate con chiodini o con le speciali piastrine al telaio che, per aumentare l’isolamento, può essere riempito di fogli di polistirolo espanso.

Quale direzione di posa?
Le perline di solito si posano in verticale, ma nulla vieta di sistemarle orizzontali o inclinate. Anche nella posa in verticale, comunque, i listelli d’ancoraggio non debbono essere continui ma a tratti che lascino liberi un paio di centimetri di muro, sempre per favorire la risalita e l’eliminazione dell’umidità.

Incastrare le perline
Nella posa in orizzontale, che ovviamente comincia dal basso, si tenga il maschio in alto. In quella verticale i destri cominciano dal lato sinistro della parete tenendo la scanalatura femmina a destra. Si fissa al telaio la prima perlina e vi si incastra il maschio della seconda, che si fissa a sua volta, e si continua fino ad arrivare a fine parete. L’ultima perlina viene tagliata per il lungo secondo lo spazio lasciato dalla penultima.

Come si posiziona il telaio che riceve le perline

telaio perline

Il telaio di supporto da applicare alla parete va realizzato con listelli di legno ben piallati e regolari. L’installazione dev’essere tale da non impedire all’aria di circolare dietro alla perlinatura per mantenere la parete sempre ben asciutta.

  1. Tagliati a misura i listelli del telaio vi si aprono i fori per le viti dei tasselli con una punta dotata di svasatore. Se si intende inserire il polistirolo, conviene distanziare i listelli orizzontali di mezzo metro. L’orizzontalità dei listelli non è funzionale alla tenuta del rivestimento di perline, ma è comoda perché offre un robusto appiglio per appendervi armadietti, attraversando anche la perlina, o fissare mensole per applicare ripiani. Opportuno studiare la sistemazione prima di fissare il telaio.
  2. La sede per i tasselli si marca con un bulino attraverso i fori. Quindi si toglie il listello e si praticano tutti i fori necessari. I listelli vengono forati a misura dei tasselli che si vogliono (o che si possono, in rapporto al tipo di parete) usare. Qui foro Ø 6 mm per i tasselli fischer con fissaggio a martello. Se si usano tasselli di tipo diverso, il foro nel listello va fatto con una punta maggiore di 0,5 mm rispetto al diametro della vite, la cui testa va incassata sino a rimanere a filo del piano. La tenuta della perlinatura dipende solo dal corretto montaggio del telaio di supporto.
  3. Piccoli dislivelli della parete (frequenti nelle case meno recenti) si compensano inserendo dietro i listelli alcune zeppe di legno o di plastica che la pressione della vite mantiene in posizione.
  4. Per garantire, su pareti umide, una migliore circolazione d’aria a tergo del rivestimento, i listelli del telaio vanno applicati non direttamente a parete, ma su corti listelli che mantengono il telaio distaccato dalla parete. Su pareti asciutte (generalmente tramezze divisorie) e regolari si può fare a meno di tasselli, usando gli adesivi strutturali. Tutti i materiali si trovano nei centri bricolage.

Tagliare le perline

tagliare perline

  1. Per contrastare l’umidità le perline non vanno tagliate all’esatta altezza delle pareti, ma almeno un paio di centimetri più corte, per lasciare in basso e in alto lo sfogo per l’aria.
  2. Col saracco si taglia sulla faccia a vista in modo che eventuali sbrecciature interessino solo quella non a vista.
  3. Se si taglia con il seghetto alternativo la suola va poggiata sulla faccia non a vista.
  4. Il taglio più preciso si ottiene con la troncatrice che permette anche di tagliare con angolo costante perline che debbano seguire una linea inclinata come lungo una rampa di scale.

Applicazione al telaio

applicare perline

  1. La regola d’arte prevede che si parta da sinistra (da destra per i mancini) ed incastrando il dente della perlina libera nel canale di quella già fissata.
  2. Un pezzetto di legno di scarto è molto utile per aiutarsi ad incastrare una nell’altra le perline; meglio ancora se si tratta di un pezzo di perlina, con il dente intatto.
  3. In un laboratorio non ha molta importanza l’estetica per cui vediamo le perline fissate con viti a vista. In questo caso Ø 3,5×20, abbastanza piccole che l’avvitatore le mandi a filo piano. Sistema meno visibile ma altrettanto sicuro, l’inchiodatura con la graffatrice, col chiodino inserito alla traditora alla base del dente.
  4. Ancora più semplice l’applicazione dello zoccolino con un adesivo strutturale.

Applicazione con piastrine metalliche

perline

Una buona perlinatura fai da te esige di non avere alcun elemento di fissaggio in vista (a meno di utilizzare gli speciali chiodi con testa a borchia). Per farlo occorre utilizzare le apposite piastrine sagomate o procedere con una graffatura nascosta.

  1. Nel montaggio invisibile (o “cieco”) le perline si montano incastrando il maschio nella femmina e non viceversa. L’incastro si rafforza battendo dentro la scanalatura una striscia di perlina col dente.
  2. Si utilizzano le piastrine metalliche a dente da fissare al telaio.
  3. Si incastra la piastrina a dente dentro la femmina e la si fissa sul telaio con due chiodini. Il lavoro riesce meglio con l’apposito attrezzo.
  4. In alternativa alla piastrina si possono usare graffe lunghe e strette da piantare con una graffatrice elettrica che le faccia penetrare a fondo nel telaio.

Conclusioni
L’uso di un impregnante a protezione totale ed a solvente permette di trattare il rivestimento di perline dopo il montaggio, solo sulla faccia esterna. Volendo usare prodotti a base d’acqua occorre darli, su entrambe le facce, prima del montaggio da fare a vernice perfettamente asciutta.

Come costruire un banco da lavoro in ferro

È fondamentale disporre di un ampio banco da lavoro in ferro per il bricolage

Il primo passo è fare un disegno preciso e ordinato del grande banco da lavoro per il bricolage che vogliamo realizzare, dove si possano delineare con chiarezza le giunzioni dei singoli pezzi e tutte le misure necessarie: qui ci serve sia per procurare il tubolare necessario e tagliarlo nelle giuste lunghezze, sia per prevedere una corretta sequenza di montaggio.

Fondamentale è disporre di un ampio piano di lavoro. Questo è indispensabile per l’allineamento dei pezzi, tenuto conto che, man mano, la costruzione aumenta in dimensioni.

Pezzi ben bloccati

Prima di saldare due pezzi questi vanno messi in posizione e così bloccati saldamente con i morsetti. Nelle fasi iniziali, per garantire il mantenimento degli angoli corretti fra i segmenti da unire, è bene utilizzare anche una squadretta, sempre tenuta da morsetti, mentre diamo alcuni punti di saldatura, prima del passaggio definitivo.

Mentre il lavoro procede, anche se ci sembra che le parti stiano ferme da sole, serriamo comunque con morsetti i segmenti, diamo i soliti punti di tenuta e controlliamo i parallelismi prima della saldatura finale.

Costruzione del banco da lavoro in ferro

costruire banco da lavoro

  1. Diamo una passata di lima alle estremità del tubolare: oltre a rimuovere la sbavatura del taglio, riportiamo al vivo la superficie del ferro ottenendo un migliore innesco dell’arco nelle fasi d’attacco della saldatura. Il tubolare ha uno strato di lubrificazione che per comodità conviene rimuovere prima delle operazioni di montaggio. Usiamo fogli di carta assorbente ben imbevuti con diluente nitro.
  2. Prendiamo le misure con il metro flessibile e segniamo con un gessetto bianco i punti di collegamento di due elementi. Tracciamo le linee con una squadretta a sbalzo, diversa da quella più robusta che usiamo poi, bloccandola con i morsetti, per mantenere l’angolo corretto durante la saldatura.
  3. Dopo la fase di puntatura dei pezzi, verificato anche che l’angolo fra i due sia rimasto di 90°, procediamo con la saldatura completa dei lembi da unire. Dato che, nonostante la puntatura, la parte saldata del banco da lavoro tende a tirare ancora, facciamo un lato, poi giriamo i due pezzi e facciamo quello opposto, poi andiamo sul terzo lato e infine sul suo opposto.
  4. Rimossa la scoria formatasi sulla saldatura, usando prima la martellina e poi la spazzola di ferro, possiamo rifinire meglio il cordone spianandolo con la smerigliatrice angolare. Stiamo molto leggeri in quest’operazione evitando di andare troppo a fondo.

morsa

UTENSILI

Saldatrice, maschera, elletrodo, spazzola di ferro, lima, smerigliatrice, morsetto, squadra.

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Costruire una levigatrice a nastro

Un motore di lavatrice recuperato, due rulli per nastri trasportatori, spezzoni di lamiera e di profilato bastano per costruire una levigatrice a nastro fai da te dalle prestazioni industriali

Come costruire una levigatrice a nastro?

Un paio di rulli per nastro trasportatore e un motore di lavatrice recuperato sono il punto di partenza per realizzare un’ottima levigatrice a nastro autocostruita da montare sul banco. Si prepara una culla rettangolare di tubo quadro, lunga a piacere e larga quanto la misura dei rulli con i loro supporti a cuscinetto; ad un’estremità della culla si salda un pezzo di robusta lamiera grande quanto occorre per imbullonarvi sopra uno dei due rulli al cui asse, prolungato, calettiamo la puleggia di trascinamento, a sua volta collegata col motore con una cinghia trapezoidale.

Sempre col tubo quadro si prepara un’altra culla, più piccola, che entri di misura fra i lati lunghi della prima e, dopo avervi saldato sopra un pezzo di lamiera, vi si fissa l’altro rullo. Questa culla deve scorrere, agevolmente ma senza gioco, fra i lati della prima alla quale è collegata con un’asta filettata che, attraversato uno dei lati corti, si avvita in un bullone saldato al corrispondente lato del carrello.

Il piano di scorrimento della levigatrice a nastro autocostruita

Per finire il lavoro basta inserire al centro della cornice maggiore un piano di scorrimento per il nastro abrasivo, costituito da un paio di supporti a “L” saldati alle traverse della culla, sormontati da legno, a misura, meglio se in truciolare nobilitato che assicura una maggiore scorrevolezza al nastro. Due testate in lamiera o compensato o masonite, che possano essere facilmente smontate hanno funzione sia di protezione sia di raccolta della segatura.

In questa levigatrice a nastro la polvere generata (e nella levigatura è veramente tanta!) viene aspirata da un sistema di tubi idraulici in PVC collegato ad un aspiratore; soluzione questa adottabile solo nel caso in cui la macchina sia montata su un suo specifico sostegno. Puleggia e motore vanno protetti con un carter dal grosso della segatura.

Cosa serve per realizzare una levigatrice a nastro autocostruita

  • Tubo quadro (1 da 30x20x1500 mm, 1 da 25x 10×460 mm);
  • 2 piastre ferro 5x70x220 mm;
  • 1 puleggia Ø 40 mm gola a V;
  • 1 cinghia trapezoidale;
  • 1 tenditore a vite;
  • 1 tavolino di recupero a misura;
  • tubo gas (2 pezzi da 3/4” 120 mm; 2 da 1/2” 180 mm);
  • 1 motore lavatrice completo;
  • 2 rulli per nastro trasportatore completi di cuscinetti e supporti 80×100 mm;
  • truciolare nobilitato da 18x130x500 mm
  • 1 carter in lamiera;
  • rivetti; tubi e raccordi PVC Ø 30 mm;
  • viti; bulloni; dadi; cerniere;
  • 1 manopola; nastro abrasivo;
  • interruttore bipolare; cavo 3×0,75; spina

 Il progetto

schema levigatrice a nastro

levigatrice fai da te

  1. Il carrello di tensione del nastro abrasivo è azionato da una barra filettata, con un pomello, che, avvitandosi trascina il carrello verso la testata della levigatrice.
  2. La puleggia, all’altra estremità della levigatrice a nastro, va coperta con un carter, qui in lamiera forata. Sotto il nastro si intravede il piano di sostegno montato su supporti ad L capovolta. La levigatrice a nastro autocostruita è pronta per entrare in azione

Per garantire un buono scorrimento è sempre fondamentale lubrificare nastri trasportatori.

Come Costruire una inferriata di ferro

Costruzione di un’inferriata antieffrazione per una piccola finestra e successiva installazione senza opere murarie distruttive, usando tasselli, viti a impronta torx e rosette di chiusura

Come costruire una inferriata?

dispositivo antieffrazione Quando vogliamo applicare un dispositivo antieffrazione ad una piccola finestra, tipico il caso del box, delle cantine, dei vani scala, non è strettamente necessario ricorrere al fabbro e al muratore, basta costruire una inferriata.  La strada per far da sé è facilmente percorribile e ci fa risparmiare i sempre più onerosi interventi dei professionisti. La costruzione che proponiamo è volutamente essenziale. Si tratta di una soluzione che può realizzare chiunque, usando attrezzature di base. Ognuno, seguendo il proprio estro, può migliorare l’estetica e la complessità dell’inferriata, ottenendo un risultato finale di maggiore impatto. Non forniamo misure perché sono strettamente dipendenti dalla situazione specifica, consigliamo solo di non scendere sotto i 14 mm di diametro del tondino, in modo che sia abbastanza robusto.

Materiali e utensili

tondino e piattina di ferro per inferriata

Il materiali da utilizzare sono tondino e piatto di ferro (1). Si possono acquistare in stecche presso un fabbro, che solitamente dispone di barre intere molto lunghe, oppure in un grande centro fai da te in cui si trovano anche in tagli di misure inferiori. L’abbinamento fra tondino e piatto è uno dei più utilizzati perché forando il secondo si possono combinare molto velocemente i segmenti e comporre l’inferriata. Naturalmente, il piatto deve essere scelto di larghezza e spessore adeguato al diametro del tondino in modo che non sorgano problemi all’atto della foratura e ci sia una proporzione estetica e funzionale fra i due elementi. Per il lavoro di costruzione bastano una smerigliatrice angolare, una saldatrice ad arco, una squadretta di metallo e due strettoi; chi disponesse di una sega a nastro per metalli, può effettuare tagli in serie rapidamente, senza rinunciare ad un’alta precisione. Per il montaggio servono: livella a bolla, flessometro, trapano avvitatore con percussione, martello. L’installazione “a secco” delle inferriate, quindi senza murarne una parte nello spessore della parete, avviene con l’uso di tasselli. Per evitare che un malintenzionato possa svitare il sistema di fissaggio e rimuovere l’inferriata, si usano viti con testa a strappo (la parte con l’esagono salta via a conclusione del serraggio), oppure viti con impronta torx (2) che, una volta completato il montaggio, si rendono non svitabili inserendo a pressione una stellina.

La costruzione

lavorare il ferro

  1.  La larghezza fra spallina e spallina della finestra ci indica quale deve essere la lunghezza delle stecche di piatto. Dobbiamo solo sottrarre il doppio dello spessore del piatto stesso, da saldare a L ai due capi.
  2. Il piatto va forato per il passaggio del tondino. Facciamo tanti fori quanti segmenti di tondino abbiamo deciso di incrociare, mantenendoli equidistanti. Per essere certi della corrispondenza in alto e in basso, foriamo contemporaneamente i due piatti, tenendoli perfettamente sovrapposti e allineati nella morsa del trapano a colonna.
  3. Ad ogni estremità delle stecche di piatto saldiamo un corto segmento a L al quale in seguito pratichiamo un foro corrispondente al diametro del tassello.
  4. Le saldature devono essere robuste e, trattandosi di un piatto di buon spessore, possiamo applicare potenza all’elettrodo senza timore; l’eccedenza di materiale da apporto si rimuove velocemente con la smerigliatrice angolare. Messi nelle loro sedi i tondini, mantenendo l’insieme in squadra, si uniscono anche questi al piatto saldandoli ai contorni dei fori. L’intera inferriata va infine sgrassata e verniciata a piacere.

Il montaggio

costruire una inferriata

  1. L’inferriata va messa e tenuta provvisoriamente nella posizione corretta per fare i fori nel muro per i tasselli. Tagliamo di misura due tacchi di legno che mettiamo sotto, mentre sui fianchi mettiamo sottili cunei verificando attentamente la verticalità delle sbarre.
  2. I fori dell’angolare piatto guidano la punta del trapano per forare la parete nei punti giusti; va fatta attenzione a non forzare di lato per non spostare l’inferriata.
  3. Il tassello si inserisce senza togliere l’inferriata, spingendolo dentro sino a filo del ferro.
  4. Si mette il trapano in posizione di avvitatura, si monta il bit torx di misura corretta e si avvitano una per una le viti, ma senza tirare a fondo. Quando sono tutte messe, si inizia a togliere un cuneo laterale e si tira del tutto la relativa vite; l’operazione si ripete per tutti i fissaggi messi.
  5. Guardando bene nel dettaglio la rosetta antieffrazione, si nota che ha un leggerissimo andamento conico. Per inserirla nella sua sede bisogna orientarla correttamente (con la parte più piccola in avanti) altrimenti non entra. La si manda a fondo con un martello, sino a quando non resta a filo della testa della vite.
  6. L’inferriata può dirsi installata a dovere; non resta che togliere i tacchi di sostegno che eventualmente servono come campione per montare alla medesima altezza l’inferriata nella finestra accanto.

Come eseguire la pirografia del legno

Una punta incandescente passata sul legno lascia una traccia bruciata, come un disegno a matita, ma indelebile: è la pirografia

Trasformare uno scarto di compensato in un quadro, impreziosire con decori una cassetta di legno (tipo quelle per i vini) e farla diventare un elegante cofanetto, sono alcune possibilità per prendere confidenza con la tecnica della pirografia. Il pirografo funziona come un saldatore: una punta metallica viene arroventata da una resistenza elettrica e permette di scrivere e disegnare sul legno; la temperatura è regolabile tramite un potenziometro che la mantiene stabile. La bozza va eseguita a matita, o ricalcando il disegno sul legno tramite un foglio di carta carbone, per poter effettuare eventuali correzioni: un errore durante le fasi di pirografia può essere eliminato solo piallando la superficie. Lo strumento è utilizzabile su qualsiasi tipo di legno, meglio se chiaro ed a fibra compatta, sui legni scuri la traccia bruciata risulta meno evidente. A seconda dell’essenza bisogna anche imparare a trovare la giusta regolazione della temperatura e del movimento della mano; per tracce diritte si possono usare righelli o squadre, purché metallici. 

Il pirografo e decorazione

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  1. Lo stelo isolato può essere impugnato come un pennarello di medie dimensioni, in modo molto sicuro. Si nota l’attacco che permette di sostituire la punta (o ansa).
  2. Il pirografo  ha una manopola di regolazione della temperatura. Quello qui ILLUSTRATO è distribuito da Noitools ed acquistabile on line.
  3. Si traccia prima il disegno a matita, poi lo si segue con la punta ben arroventata, come a ricalco.
  4. Diversi tipi di legno richiedono differenti regolazioni della temperatura: per sicurezza è bene prima fare una prova su un pezzo di scarto dello stesso materiale.

Punte differenti per tracce “ad hoc”

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Se il pirografo è predisposto per intercambiare le punte, si possono ottenere linee più o meno marcate con interessanti effetti di chiaroscuro che valorizzano il disegno: alcune di queste sono utilizzate “a scorrere”, ovvero per seguire il disegno come con una penna, altre funzionano come veri e propri timbri che lasciano un’impronta sagomata in vario modo. Si trovano sui cataloghi di chi fabbrica pirografi.

Multimetro digitale | Guida completa al corretto utilizzo

Il multimetro digitale è uno strumento completo che può affrontare tutte le sfide nel campo della misura delle grandezze elettriche, con ampi sconfinamenti nell’elettronica e nella misura delle temperature. Occorre saperlo utilizzare bene, senza incertezze.

Avere in pugno un multimetro digitale (più comunemente conosciuto come tester) produce un’elettrizzante espansione delle proprie capacità percettive. É come avere un senso in più (oltre ai sei che i far da sé hanno normalmente!) che permette di osservare facilmente fenomeni invisibili legati all’elettricità e alla temperatura. Ovviamente il multimetro digitale dev’essere preciso (oltre che sensibile) e capace di dare una risposta certa per tutti i parametri che può essere necessario misurare.

Il multimetro digitale P10000, top di gamma tra gli strumenti Linea Arancio professionale distribuiti da Valex, ha tutte le funzioni necessarie per dare risposte precise in ogni ambito di misure. Lo strumento rileva la tensione continua e alternata, la frequenza della corrente alternata, le resistenze, l’intensità di corrente in continua e in alternata, la capacità dei condensatori, l’isolamento dei diodi e transistor e legge perfino le temperature con una termocoppia standard. Inoltre, selezionando il buzzer, lo strumento emette un suono se rileva la continuità nel circuito, un utile gadget per quando non si ha la possibilità di controllare direttamente la misura sul display. Lo strumento è protetto da un guscio in materiale elastico capace di assorbire gli urti di una caduta e preservarlo dallo sporco.

Legenda pulsanti tester

multimetro digitale

Multimetro digitale – Le regolazioni

regolazioni tester

  1. Il multimetro digitale è fornito di quattro prese sulle quali inserire gli spinotti in base ai parametri da misurare. Questi ultimi sono identificati dai colori nero per la presa COM e rosso per la misura. Le varie prese sono destinate a misure di intensità diverse con chiare indicazioni su come effettuare il collegamento. Le due prese centrali servono anche per collegare la termocoppia durante le misure di temperatura.
  2. Una volta collegati gli spinotti si preme il pulsante azzurro di accensione e si imposta il selettore di scala sul valore da misurare, sempre nel valore più alto nel caso non fosse nota la probabile grandezza effettiva. Nel caso la misura fosse fuori scala il display mostrerebbe la cifra 1.
  3. Ruotando il selettore è possibile cambiare sia il campo di misura sia il parametro da misurare. Lo strumento è in grado di leggere tensioni fino a 1000 volt in corrente continua e 750 volt in corrente alternata.
  4. Il contatto con i conduttori da controllare è agevolato dai puntali a coccodrillo che possono essere inseriti sopra quelli in dotazione. Inoltre la misura appena letta può essere registrata premendo il pulsante HOLD (il terzo da sinistra).

Multimetro digitale – Controllare batterie, frutti, prese ecc

utilizzo tester

  1. Il test per i transistor si esegue con il microchip scollegato dal circuito: si imposta il selettore di scala sul settore hFE e si accende lo strumento. Si inseriscono i fili dell’emettitore, base e collettore nei fori NPN o PNP appropriati al transistor in misura e si legge il valore sul display.
  2. Con un tester si può controllare lo stato delle comuni batterie per torcia. A circuito aperto (cioè scollegate dal carico) i vari tipi di batterie nuove forniscono tensioni diverse: le zinco-carbone e le alcaline arrivano a 1,6 V; Ni-Cd e Ni-Mh arrivano appena sopra 1,3 V, quelle al litio a 1,7 V.
  3. Con il buzzer si può controllare la continuità dei circuiti, ad esempio di un interruttore, semplicemente appoggiando i puntali ai contatti. Il suono avverte che il circuito è chiuso (c’è continuità).
  4. Anche lo stato delle lampadine può essere controllato con il tester: si imposta il selettore sulla misura delle resistenze (ohm) e si appoggiano i puntali sui contatti. La misura di resistenza di una lampadina nuova da 100 W – 220 V è di circa 500 ohm. Se è bruciata il display indica la cifra 1.
  5. La misura della resistenza permette di controllare anche l’isolamento degli elettrodomestici nel caso l’interruttore salvavita aprisse il circuito frequentemente. Collegando i puntali allo spinotto centrale e alla piastra del ferro da stiro si dovrebbe leggere una resistenza infinita. Se il valore è molto basso, come in questo caso, significa che il ferro scarica a terra ed è da cambiare.
  6. La tensione di rete può essere controllata facilmente attraverso una presa: con molta cautela si inseriscono contemporaneamente i puntali nei fori per aprire la chiusura di sicurezza. La tensione di rete è intorno ai 240 V.

Multimetro digitale – Controllare l’azzeramento

azzeramento tester

Anche se è assai improbabile che lo strumento possa andare fuori taratura, si controlla lo zero prima di ogni misura di resistenza mettendo a contatto i due puntali. Il display deve segnare il valore 0,00. In caso contrario potrebbe essere esaurita la pila o esserci uno o entrambi gli spinotti inseriti nelle prese sbagliate.

Le grosse cifre, alte 31 mm, sono visibili anche da lontano ma, per facilitare ulteriormente la lettura, è prevista anche una retroilluminazione del display che si attiva premendo il tasto in alto a destra. Nelle misure di resistenza il circuito da testare deve essere scollegato dall’alimentazione. Nei puntali non è presente che una tensione minima, quindi innocua, ma è sempre buona abitudine evitare di toccare le parti metalliche durante le misure, in quanto potrebbero essere percorse da tensione.

Multimetro digitale – Sostituire il fusibile

sostituire fusibile tester

  1. Dopo aver rimosso il guscio protettivo di gomma, si apre il dorso svitando le quattro viti sui bordi. Si nota così l’estrema semplicità costruttiva dello strumento, che dispone di un unico circuito stampato su cui da un lato è direttamente saldato il grande display. Al di là della curiosità tecnica, l’unica necessità di aprire il dorso può essere quella di accedere al fusibile per la sostituzione.
  2. Il fusi
    bile, infatti, è montato su supporti saldati direttamente sulla scheda madre dello strumento; è raro che si bruci, a meno di accidentali errori nel collegamento dei terminali alle fonti di tensione.
  3. La sostituzione della batteria, invece, può essere fatta rimuovendo un piccolo sportello posto sul dorso del tester, dopo aver allentato la vite di bloccaggio. è lo stesso strumento che avverte per tempo della necessità di sostituire la batteria, facendo comparire la scritta BAT sul display.

Consigli per l’acquisto di un tester