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Nutrire il pianeta … virtualmente

Editoriale tratto da In Giardino n.52 di Giugno-Luglio 2015

Autore: Nicla de Carolis

Nutrire il pianeta, tema dell’EXPO 2015, forse dovrebbe essere cambiato in nutrire i visitatori, peraltro già ben nutriti, di questa imponente e suggestiva fiera dell’agroalimentare.
La sensazione è che le motivazioni dei partecipanti siano due: avere una vetrina per promuoversi e vendere (per le multinazionali che si contendono la prima fila, per i ristoranti e le bancarelle di cibo e anche per produttori e “artisti” che nessun legame hanno con il tema e che, con funambolismi, cercano di crearli) e scoprire nuovi e speciali sapori, ammirare le architetture dei vari padiglioni (per la maggior parte dei visitatori). Due obiettivi più che legittimi, ma non legati al tema, un tema vitale… che più vitale non si può.

Per non parlare dell’inconsistenza del manifesto di EXPO per nutrire il pianeta, “La carta di Milano”, partorito da centinaia di esperti in sei mesi di lavoro. Tra i numerosi punti del documento alcuni sono davvero lapalissiani: chi potrebbe essere contrario alla disponibilità di cibo sano e sufficiente, sempre e per tutti, chi non condividerebbe la lotta allo spreco, alle frodi, al lavoro minorile e aumentare l’educazione a un consumo corretto? E comunque ben vengano anche queste 16 pagine di parole e promesse, a patto che si traducano in qualcosa di tangibile.
Questa mancanza di contenuti concreti è denuciata, tra altri, anche da un nome di peso come quello di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food: “Ma ad Expo dove sono pescatori, contadini, formaggiai e trasformatori, tutti quelli, insomma, che insieme fanno la più grande economia del mondo? Se questi soggetti non sono protagonisti, costruiamo sulla sabbia la manifestazione”.

Forse siamo talmente drogati dalle soluzioni virtuali che pensiamo di poter affrontare la fame nel mondo solo con le parole e con la costruzione di “eventi”, prescindendo dalla concretezza. E stride vedere che giovani disoccupati e popolazioni in fuga dalla povertà siano capaci di digitare sulla tastiera del cellulare o del computer e, quasi sempre, incapaci di coltivare un orto come di fare tutte quelle cose legate alla terra e alla produzione del cibo.
Chi ha la passione per il verde di casa non si è allontanato dalla terra, conosce le gioie dei suoi frutti, ma sa che questi costano impegno, sudore e fatica fisica; per far sbocciare un fiore e per far nascere un ortaggio non basta una tavola rotonda o una fantastica APP…

Piano scorrevole per tavolino

Con questo semplice piano scorrevole per tavolino da salotto facilitiamo il servizio di aperitivi e caffè ai nostri ospiti: si mette e si toglie con facilità

Quando più persone siedono su divani e poltrone attorno a un tavolino, non tutti riescono ad accedere agevolmente a ciò che vi è appoggiato: alcuni possono farlo da seduti, altri devono alzarsi oppure occorre porgere manualmente vassoi, ciotole, bicchieri eccetera. Possiamo costruire piano scorrevole per tavolino che non comporta alcuna modifica del tavolino esistente: è realizzato su misura, ma è indipendente da esso in quanto scorre sul pavimento grazie a 4 ruote fisse di diametro ridotto che permettono di spostare ciò che vi si appoggia sopra da un’estremità all’altra del tavolino.

Sta a noi decidere se utilizzare il piano scorrevole per tavolino stabilmente come complemento o metterlo in funzione solo quando è necessario, per toglierlo basta sollevarlo. l In questo modo, chi siede in posizione favorevole può avvicinare ad altri tutto il necessario con una semplice spinta laterale del piano scorrevole per tavolino; questi, a loro volta, restituiranno il favore senza che nessuno debba alzarsi dal proprio posto.

Cosa serve per costruire un piano scorrevole per tavolino

piano scorrevole per tavolino

  • MDF spessore 25 mm: 2 pezzi da 200×400 mm, un pezzo da 965×400 mm (misure indicative per il tavolino raffigurato, devono rimanere 30 mm di luce tra questo e il pezzo da costruire)
  • 4 ruote fisse a cavalletto alte 35 mm;
  • 8 viti Ø 4×20 mm;
  • 6 spine di faggio Ø 10 mm;
  • colla vinilica;
  • fondo e smalto

Finitura e ruote

piano scorrevole per tavolino

  1. Dopo aver assemblato i tre pannelli che compongono l’aggiuntivo, bisogna smussare leggermente tutti gli spigoli a vista per non avere superfici troppo nette; volendo, si possono anche stuccare le linee di giunzione per ottenere un aspetto monolitico. L’MDF assorbe molto, occorre stendere una mano di fondo abbastanza consistente per preparare le superfici all’applicazione della finitura.
  2. A fondo asciutto una leggera carteggiatura rende le superfici lisce e pronte a ricevere lo smalto, da stendere in due mani.
  3. I cavalletti di metallo che incorporano le ruotine devono essere larghi quanto lo spessore del legno o poco meno. Esternamente vanno mantenuti a filo dei fianchi, si fissano con viti poco più all’interno delle estremità dei pannelli.

Il piano scorrevole per tavolino si costruisce tramite unioni con spine e colla

piano scorrevole per tavolino

piano scorrevole per tavolino

  1. Pratichiamo al centro dello spessore dei due fianchi i fori per la spinatura, profondi poco più della metà delle spine; poi, per far sì che quelli da eseguire sulla faccia inferiore del pannello più grande siano esattamente corrispondenti, allineiamo con precisione uno dei fianchi sotto il pannello grande e utilizziamo la guida per spinatura. Questa dispone di un perno calibrato che si inserisce nel foro già praticato e, facendo passare la punta del trapano nella boccola, la guida esattamente in linea con il foro corrispondente e alla stessa distanza dal bordo.
  2. Stendiamo un poco di colla vinilica su metà lunghezza delle spine e inseriamole nei fori ciechi del pannello grande, spingendole a fondo.
  3. Applichiamo un cordoncino di colla su tutta la superficie di contatto, stendiamone un po’ sulla porzione di spine che affiora dal pannello e inseriamo il fianco; assestiamo l’unione battendo con un mazzuolo di gomma in modo non troppo energico, poi ripetiamo l’operazione sull’altro lato.
  4. Verifichiamo che i pannelli siano correttamente in squadra, poi lasciamo che la colla faccia presa.

piano scorrevole per tavolino

Kit di spinatura

piano scorrevole per tavolino

In una pratica confezione blister possiamo trovare tutto l’occorrente per l’esecuzione di spinature senza commettere errori: c’è un buon numero di spine di faggio Ø 6 mm, un flaconcino di colla vinilica, la giusta punta da legno per eseguire le forature calibrate, il collarino da fissare sullo stelo della punta per limitarne l’affondamento nel caso di spinature del legno cieche e i marcatori a cappellotto.

Questi hanno un’estremità cilindrica che va inserita nei fori praticati in uno degli elementi da unire, l’altra estremità è sagomata a punta. L’altro elemento da unire va appoggiato e premuto, esattamente a filo e con i bordi allineati, su quello forato in precedenza: le punte affondano nel legno e marcano i punti esatti in cui praticare i fori corrispondenti. Bosch 

Briggs & Stratton nelle 10 aziende più affidabili d’America

Il Reputation Institute nomina le 100 aziende con i più elevati standard di innovazione, sostenibilità aziendale, etica del lavoro e qualità dei prodotti

La rivista Forbes ha pubblicato la lista stilata dal Reputation Institute sulla base di un’indagine condotta tra oltre 70.000 consumatori americani intervistati, che vede Briggs & Stratton Corporation posizionarsi al decimo posto tra le società più stimate ed affidabili d’America, davanti a nomi come Microsoft, Nike, Apple. Il Reputation Institute è il più rinomato istituto a livello mondiale di consulenza in materia di valutazione della reputazione delle più note aziende al mondo e classifica la percezione del consumatore in base a criteri quali l’innovazione, la leadership, l’etica e la trasparenza dell’organizzazione aziendale, il rispetto dell’ambiente, i prodotti ed i servizi.  Grazie ad un monitoraggio continuo il Reputation Institute conosce i fattori che determinano la reputazione ed il successo di oltre 7.000 aziende in più di 25 settori e più di 50 paesi.

“Siamo molto onorati di questo prestigioso riconoscimento”, ha affermato Alessandro Durante, Sales Director e Consumer Engines. “Briggs & Stratton prende molto seriamente il suo ruolo di fornitore a livello mondiale di prodotti di alta qualità, con forti valori di etica del lavoro e responsabilità aziendale nei confronti dell’ambiente e delle comunità nelle quali siamo inseriti. È per noi un vero onore essere stati riconosciuti tra le migliori aziende al mondo dal Reputation Institute per queste qualità, nelle quali da sempre crediamo”.

Briggs & Stratton ha costruito la sua forte reputazione investendo nelle prestazioni dei suoi motori e nella qualità dei suoi servizi e rafforzando, in maniera crescente, il proprio impegno per minimizzare il suo impatto sull’ambiente perseguendo principi globali di sostenibilità quali il rispetto della natura e la qualità della vita dei dipendenti, delle comunità locali, e degli utilizzatori finali. Il lancio della nuova gamma di motori E-SERIES è stato, in effetti, fatto con l’intento principale di stabilire dei nuovi standard per i motori di piccola cilindrata ad albero verticale, con una riduzione delle emissioni inquinanti al di sotto dello standard europeo di almeno il 25%. I motori di questa gamma sono equipaggiati con tecnologie brevettate Briggs & Stratton quali il ReadyStart™, il DOV (Direct Overhead Valve) e il nuovissimo sistema di avviamento InStart®, accorgimenti che hanno reso l’utilizzo dei motori Briggs & Stratton molto più semplice, alleggerendo il lavoro degli utilizzatori e migliorandone quindi la qualità della vita.

Rinnovare la vasca da bagno

Se si presenta opacizzata o con aloni che denotano l’erosione dello strato superficiale di smalto possiamo riportarla al candore della ceramica, senza doverla sostituire

Per rinnovare la vasca da bagno possiamo utilizzare un prodotto specifico: diverse volte abbiamo già testato l’efficacia dei trattamenti di rinnovamento possibili con i prodotti della gamma SottoSopra, su mobili e complementi, piani cucina, in verticale e in orizzontale. Questa volta, per rinnovare la vasca da bagno, ci occupiamo del prodotto Ceramizzante, una resina concepita appositamente per il rinnovo dei sanitari e per questo proposta in due sole versioni: bianco, per ridare “smalto” alle superfici ingiallite, e trasparente, per situazioni in cui è sufficiente ripristinare la lucentezza venuta meno per l’azione di detergenti e calcare. La vasca è un ambiente particolare, soggetto a immersione in acqua calda e fredda, oltre che ai detergenti: il Ceramizzante forma un film assolutamente impermeabile e inattaccabile da oli e grassi, resiste all’acqua calda fino a 55 °C, all’abrasione e ai detergenti. La confezione da 250 ml permette di trattare 3 mq di superficie entro 4 ore dalla miscelazione dei componenti; dopo 10 ore il prodotto è asciutto al tatto e sovraverniciabile, pronto per un’eventuale seconda mano entro 72 ore. L’asciugatura completa richiede 7 giorni, in questo lasso di tempo è bene evitare l’uso di detergenti e pulire la superficie solo con un panno bagnato.

Rinnovare la vasca da bagno fai da te

rinnovare la vasca da bagno 2

  1. La superficie va sgrassata a fondo con un detergente, eventualmente ripassandola con acetone. Bisogna evitare di indossare indumenti che possano rilasciare fibre, per esempio maglioni di lana.
  2. Il prodotto aderisce perfettamente anche sulla superficie liscia, ma una leggera passata con una spugnetta abrasiva non guasta: ovviamente poi occorre spolverare.
  3. Tutte le superfici che devono rimanere estranee al trattamento vanno isolate con nastro di carta o altre protezioni.
  4. Aperta la confezione, si versa il componente B nel barattolo del componente A e si miscela con cura per 3 minuti utilizzando una spatolina piatta per raschiare bene le pareti e il fondo del barattolo. Il composto va fatto riposare per altri 3 minuti, poi lo si vuota in una vaschetta per applicazione a rullo.
  5. Il rullo di spugna, intinto e ben sgrondato, va passato più volte sulla superficie per tirare bene il prodotto ed evitare accumuli. Una confezione da 250 ml è più che sufficiente per una vasca di grandi dimensioni; la stesura fatta a regola d’arte richiede non più di 20-25 minuti, un tempo ben lontano dalla soglia di indurimento della resina. Con vasche a ceramica bianca una sola mano è quasi sempre sufficiente a garantire un risultato eccellente; nel caso di vasche colorate come quella del servizio, o se restano imperfezioni, si può ripetere il trattamento a distanza di 10-72 ore per rendere perfettamente uniforme il risultato.
  6. Si ripetono le operazioni di pulizia e preparazione, rispettando i tempi di miscelazione e di attesa.
  7. Si applica la seconda mano sempre evitando accumuli di prodotto.
  8. Al termine del trattamento si rimuove il nastro protettivo dalle superfici limitrofe e, con molta attenzione, si raschiano con un cutter eventuali sbavature di resina.

Come installare un dimmer

Per ridurre i consumi energetici e per modificare l’illuminazione degli ambienti in base alle necessità possiamo sostituire i normali comandi a pulsante con quelli a rotazione che regolano l’intensità luminosa, ma… occhio al tipo di lampadina!

Un variatore di luce (detto anche dimmer) permette di scegliere manualmente, secondo le nostre esigenze, l’intensità di luce emessa da una lampada contribuendo a modificare l’atmosfera dell’ambiente a seconda di quello che dobbiamo fare, per esempio aumentarla per leggere un libro o renderla più soft per guardare la TV.

Per installare un dimmer al posto di un normale comando a pulsante non occorrono conoscenze tecniche: si tratta di togliere prima di tutto tensione alla linea elettrica, poi eliminare l’interruttore che aziona il punto luce e sostituirlo con il variatore. Per poter utilizzare il dimmer con lampadine a risparmio energetico o a led occorre che siano “dimmerabili” e questo dev’essere indicato in modo chiaro sulla loro confezione; diversamente possono essere danneggiate dal variatore di luce.

Dopo aver fatto tutti collegamenti e aver inserito e avvitato la mascherina nella scatola a muro, fissiamo la manopola sul perno centrale: ciò permette di ruotare il regolatore interno e variare l’intensità luminosa.

Schema impianto dimmer

dimmer, come installare un dimmer, varialuce

Sostituire il dimmer all’interruttore

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L’inserimento del dimmer nel circuito di alimentazione non è complicato: in pratica lo si sostituisce all’interruttore e lo si collega ai due cavi, presenti nella cassetta. Ruotando la manopola, la luminosità della lampadina va dal massimo allo spegnimento completo.

Va tenuto presente che il dimmer, in genere, non deve essere utilizzato con le lampadine a risparmio energetico perché non sono “a resistenza”; tuttavia, alcune di recente produzione accettano questo dispositivo.

  1. Dopo aver tolto la tensione all’impianto elettrico stacchiamo dalla parete l’interruttore e allentiamo le viti dei morsetti.
  2. Il variatore di luce è costituito da un’unità centrale inserita in una piastrina metallica che serve per il fissaggio a muro.
  3. Inseriamo i fili conduttori nelle sedi dei morsetti. Avvitiamoli e inseriamo l’insieme nella scatola murata.
  4. Con il cacciavite serriamo le viti presenti nella scatola del variatore evitando di stringere troppo.
  5. Posizioniamo la nuova mascherina che si fissa a incastro esercitando una leggera pressione con le dita.
  6. La manopola si colloca sul perno centrale, a pressione; ruotandola nei due sensi si regola l’intensità luminosa.

Vari tipi di dimmer

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I variatori possono essere installati su cassette sia tonde sia rettangolari ed esistono anche dimmer a forma di frutto che si in­­­­­castrano in una placca portafrutti.

  1. Con potenziometro.
  2. Frutto a un posto con potenziometro.
  3. Digitale
  4. A sfioramento per scatola a tre posti.

Ti piace l’idea di poter regolare l’intensità luminosa? Ecco una serie di ottimi dimmer

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Tavolo da salotto design

Una struttura composta da elementi rettangolari identici, disposti orizzontalmente e verticalmente per ottenere un’alternanza di vuoti e di pieni, diventa il supporto per un piano di cristallo e dà vita a un inedito tavolino da salotto

Costruire un tavolo da salotto design è molto semplice: tutto ha origine da una quindicina di blocchetti di legno tutti uguali che il nostro lettore Stefano Spigarelli si è ritrovato in laboratorio, con dimensioni abbastanza simili a quelle dei mattoni per edilizia, ma decisamente più spessi: troppo corti, troppo tozzi, troppo pochi per poterli utilizzare tali e quali per una qualsiasi costruzione, pur presentando facce regolari e piacevolmente lisce. Pensandoci su, lunghezza e larghezza apparivano piuttosto equilibrate, era lo spessore a risultare eccessivo e a conferire ai blocchetti un peso rilevante. L’idea di tagliarli esattamente a metà nel senso della lunghezza, ha trasformato i pezzi in tavolette spesse poco meno di 40 mm, tenuto conto del legno “mangiato” dalla lama; sicuramente le dimensioni erano più equilibrate, gli elementi risultavano comunque molto robusti e, cosa non da poco, il numero dei pezzi disponibili raddoppiava, ampliando le possibilità di utilizzo. Provando e riprovando ad accostarli, finalmente c’è stata l’ispirazione per realizzare un tavolo da salotto design . Tre tavolette unite a formare una sorta di H si sono rivelate un’ottimo punto di partenza per ottenere i piedi, poi si è trattato di mantenere quella larghezza e salire fino all’altezza necessaria, concludendo con un appoggio affidabile per un piano di cristallo. Osservando più nel dettaglio la base completa, notiamo che i lati non sono tutti uguali: ogni faccia è asimmetrica, ma in modo differente dalle altre, cosicché vuoti e pieni danno vita a una struttura complessa, anche se geometricamente squadrata. I lati verticali non sono diritti: gli elementi superiori e inferiori rientrano o sporgono di una misura pari allo spessore delle tavolette, quindi anche il montaggio a correre appare sfalsato alla sommità rispetto alla base; insomma, un bel gioco di geometrie che si susseguono. 

Come costruire un Tavolo da salotto design

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  1. In origine, i “mattoni” di legno erano piuttosto tozzi: misuravano circa 250x160x80 mm. Con un taglio longitudinale si riducono a metà spessore, ottenendo pezzi più facilmente utilizzabili per costruire un tavolo da salotto design.
  2. Si inizia ad accostare, in modo asimmetrico, i diversi pezzi per ottenere un primo lato; trovata una composizione di vuoti e pieni piacevole, si segnano i punti per l’apertura dei fori in cui inserire le spine Ø 8 mm.
  3. Dopo aver aperto i fori necessari su tutti i pezzi che formano un lato, si effettua un montaggio in bianco per verificare le corrispondenze degli incastri.
  4. Lo stesso procedimento va eseguito per gli altri lati, effettuando un ultimo montaggio a secco della base completa; si separano nuovamente tutti i pezzi e si passa alla loro finitura.
  5. Soltanto quando il colore è asciutto si può passare al montaggio definitivo dell’intera struttura, spennellando di colla vinilica le spine e la zona di contatto tra gli elementi. La finitura è a due mani di cementite alla quale è stata aggiunta una piccola quantità di colorante ocra; sopra si colloca un cristallo da 10 mm fatto tagliare e molare dal vetraio, facendolo appoggiare su ventose trasparenti.

Ecco alcuni esempi di Tavolo da salotto design presenti in commercio

Lampada con materiale riciclato

Costruiamo una lampada con  materiale riciclato i cui componenti elettrici sono gli unici a essere coerenti con l’oggetto da realizzare, tutti gli altri avevano in origine una funzione completamente diversa e sono stati adattati allo scopo

Costruire una lampada con materiale riciclato è un’operazione divertente: ormai anche nelle officine le lampade portatili sono modelli a batteria ricaricabile, con luci al neon o a led, costituite da un involucro robusto e, soprattutto, esenti da rischi di folgorazione; tuttavia in commercio si trovano ancora quelle classiche che funzionano solo se collegate alla rete, quindi con l’ingombro del cavo, equipaggiate con una lampadina a bulbo racchiusa tra una parabola riflettente che evita l’abbagliamento e una griglia frontale che protegge la lampadina ed evita scottature durante l’utilizzo. Costano tra i 12 e i 17 euro; i modelli ricaricabili hanno prezzi superiori. Dunque, per costruire una lampada con materiale riciclato, non si tratta di voler risparmiare a tutti i costi: quasi tutti gli oggetti che non possono più svolgere una determinata funzione, pensandoci, possono tornare utili per altri scopi, perfino la lattina di una bibita. Questa lampada con materiale riciclato è un pout pourri di componenti che hanno ben poco in comune: l’impugnatura di una vecchia smerigliatrice, materiale elettrico proveniente da altre applicazioni, la corona dentata di un motorino e la necessaria minuteria hanno però trovato un legame in questa realizzazione, portata a termine senza spendere un solo euro. Questo, però, per un far da sé, ha valore solo in seconda battuta: la soddisfazione che si prova nell’arrangiarsi non si può spiegare a chi non ha voglia di tentare. 

Lampada con materiale riciclato fai da te

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  1. I distanziali che ricoprono lo stelo dei bulloni M5 di collegamento tra l’impugnatura e la corona superiore si ottengono tagliando a misura tubetti di alluminio recuperati da un vecchio stendibiancheria. La rotella tagliatubi effettua un taglio pulito e senza sbavature.
  2. Con una moletta montata sul minitrapano si allarga la sede dell’interruttore originale per potervi inserire un altro interruttore bipolare funzionante, anche se di recupero.
  3. I bulloni e i relativi distanziali, tagliati a una misura tale da adattarsi alla lattina-parabola, possono essere provvisoriamente inseriti sfruttando le sedi già presenti all’estremità dell’impugnatura, in precedenza destinate al bloccaggio del motore elettrico.
  4. La chiusura superiore della lattina va completamente asportata, quindi si rifilano i bordi con un paio di forbici. Oltre a diffondere la luce anche verso l’alto, questa apertura servirà per poter inserire e rimuovere la lampadina.
  5. Sul fondo della lattina, ben centrato, si copia il contorno dell’elemento inferiore del portalampada e si apre la sede con una piccola fresa per ottenere un bordo regolare e privo di sbavature. La porzione di metallo rimanente è sufficiente a fornire l’appoggio per bloccare il portalampada con il proprio anello a vite, dall’interno.
  6. Badando di non schiacciare il sottile involucro di alluminio, si apre un’ampia finestra per la diffusione della luce, larga poco meno di metà circonferenza e mantenendo circa un centimetro di metallo in alto e in basso.
  7. Si fa passare il cavo elettrico, recuperato da un vecchio aspirapolvere, nel corpo dell’impugnatura e si collega l’interruttore; da questo partono i fili da collegare allo zoccolo del portalampada.
  8. Inserita la lattina e bloccato il portalampada tramite la ghiera filettata, si fanno passare i bulloni, si calzano i distanziali e si posiziona il “cappello”, costituito dalla corona della messa in moto di uno scooter. Sfruttando i fori di cui è provvisto lungo la circonferenza, lo si calza sui bulloni bloccandolo con dadi e rondelle piuttosto larghe.
  9. Non rimane che avvitare la lampadina in sede e far passare in una coppia di fori contrapposti un filo di ferro robusto, sagomandolo per realizzare l’impugnatura. Ecco fatto! La nostra lampada con materiale riciclato è ora pronta all’uso!

Hai bisogno di un minitrapano multiuso portatile? Eccolo!

Bosch PMF

Utile e versatile, la gamma Bosch PMF consente di lavorare in piena libertà

La versatilità è uno degli ingredienti che più sono richiesti nel mondo del fai da te. Talvolta questa caratteristica non si sposa con altre quali efficacia, potenza, professionalità. Questo non è il caso della gamma Bosch PMF che si colloca a pieno titolo nella categoria utensili multifunzione e dove spicca per le soluzioni innovative adottate, che ne esaltano l’efficacia e, in molti casi,possono agire dove altri utensili non sarebbero in grado.

La gamma è composta da tre utensili multifunzione:

  • Bosch PMF 250 CES
  • Bosch PMF 190 E
  • Bosch PMF 10,8 LI (a batteria)

bosch pmf

Gli utensili, dalla forma allungata, sono estremamente leggeri e possono essere impugnati con una mano, per lavori delicati, oppure saldamente con due, per quelli più gravosi o di precisione. Grazie alla modalità di lavoro (gli utensili vibrano, non ruotano) non si sviluppano forze di torsione, né effetto giroscopico, né forza motrice al contatto con i materiali, né tantomeno proiezione di schegge ad alta velocità. Per completare un quadro che mostra già una grande libertà d’azione, il PMF 250 CES e il PMF 190 E sono stati affiancati da un quasi identico modello alimentato a batteria. Il PMF 10,8 Li pesa solo 0,9 kg ed ha la batteria estraibile, al litio, da 1,3 Ah; la durata è notevole grazie al nuovo sistema Eco-Electronic che riduce la velocità al minimo quando l’utensile non è sotto sforzo, risparmiando fino al 50% di carica, riducendo le vibrazioni e migliorando la precisione. Sull’impugnatura c’è l’indicatore di carica e la rotella di regolazione della velocità (da 5.000 a 20.000 oscillazioni al minuto su un angolo di ±1,4°, 2,8° totali) per la massima efficacia in relazione al materiale da lavorare. Più informazioni sulla gamma Bosch PMF

Bosch Pmf, un utilizzo a 360°

bosch pmf

La conformazione della lama permette di lavorare a filo muro senza impedimenti. Il sistema Eco-Electronic spinge i giri al massimo non appena viene esercitata pressione sull’accessorio. La vibrazione della lama, al contrario della rotazione, non proietta ad alta velocità polvere e detriti che si formano lavorando sulla muratura. In più, come accessorio opzionale, c’è l’adattatore per aspirazione.

bosch pmf

Con la spatola si rimuove facilmente il vecchio cordone di silicone. La vibrazione consente di avanzare velocemente senza impuntamenti anche nei punti di contatto più stretti fra i sanitari (1). Nel caso del parquet non è raro che problemi si manifestino anche a distanza di mesi dalla posa, dopo l’assestamento del legno. In pochi minuti si rimedia a errori di calcolo anche a posa avvenuta (2).

bosch pmf

Tutti gli hobbisti, anche i più esperti, hanno più volte “sognato” di poter fare aperture quadre nel legno in modo rapido e preciso. Il Bosch PMF permette di tagliare nello spessore senza prefori. Le panchine lungo il viale, il cancello, la recinzione sono sempre esposti agli agenti atmosferici; anche senza alimentazione elettrica si interviene rapidamente con una passata di carta abrasiva.

Diamo a Renzi quel che è di Renzi

Editoriale tratto da Far da sé n.451 di Giugno 2015

Editoriale Far da sé Autore: Nicla de Carolis

Musica per le nostre orecchie le parole che il Presidente del Consiglio, in visita in Alto Adige, ha pronunciato parlando della scuola di questa regione dove quasi tutto è perfetto. «Copieremo il modello di formazione duale del Sudtirolo», ha annunciato il premier dopo la visita della Stahlbau Pichler, azienda di Bolzano specializzata nella lavorazione dell’acciaio che ha collaborato alla realizzazione di nove padiglioni dell’Expo e ad altre numerose strutture e facciate di edifici modernissimi progettati dalle nostre archistar (www.stahlbaupichler.com). «Qui in Alto Adige la disoccupazione giovanile è il 12%, solo un quarto di quella nazionale e un sesto, oppure addirittura un settimo, di quella di alcune Regioni del sud». «Non vogliamo cancellare l’istruzione classica, ma puntare sull’alternanza scuola-lavoro». Forse qualcuno di voi ricorderà quando, già nel 2010, col nostro progetto MANUALITà, UN GIOCO DA RAGAZZI (progetto volto a diffondere la manualità creando laboratori per bambini e ragazzi dalle elementari alle medie con l’obiettivo di aprire nuovi orizzonti e magari anche prospettive lavorative, vedi il servizio da pag 54), ci ispiravamo alle scuole dell’Alto Adige dove, contrariamente al resto d’Italia, non solo le “applicazioni tecniche” restano ben presenti nei programmi di studio, ma ogni scuola è dotata di laboratori attrezzatissimi. Qui i ragazzi, seguiti da insegnanti preparati, si possono cimentare a costruire, assemblare, capire come si fa e come funziona e, grazie a ciò, riescono ad avere un panorama più vasto riguardo a quello che faranno da adulti. Il loro orizzonte non si limita a lavori come l’avvocato, l’impiegato di banca o un qualsiasi altro impiego nel terziario dietro a una scrivania, davanti a un computer (in questi campi, si sa, è molto difficile trovare un’occupazione), ma si estende alle tante attività che includono l’uso del saper fare con le mani. Dagli infiniti lavori della moda a quelli della produzione e della cucina di cibo buono, alla produzione di mobili di legno massello e alle centinaia di altre eccellenze del nostro made in Italy che tutto il mondo vuol comprare. è importante che finalmente la politica capisca quello che è il vero potenziale economico della nostra Nazione, è importante che capisca come questa ricchezza non si possa disperdere in nome di una globalizzazione e di una concorrenza che può vederci solo perdenti. Le nostre capacità e tradizioni nell’ambito dell’artigianato specializzato e del lusso, arricchite dalle innovazioni tecnologiche, devono essere insegnate e tramandate ai giovani. è importante che la politica si attivi per abbattere il modello culturale che vuole i lavori fatti con mente e mani inferiori rispetto a quelli “intellettuali”. Quindi, in questo caso, onore a Renzi che, con il suo confortante proclama, sembra voglia ridare dignità ai lavori manuali. Per i risultati concreti, ovviamente, bisognerà aspettare…

Come costruire una botte di legno

Nel cuore del Monferrato si costruiscono botti in rovere come vuole la tradizione per arricchire vini e liquori con aromi che acciaio e vetroresina non possono dare

come costruire una botte di legno, barrique, costruire un barrique, costruire una botte, botte di legno fai da teCapire come costruire una botte di legno (rovere) offre spunti interessantissimi sulle tecniche di lavorazione del legno e rappresenta un’attività le cui radici vanno ricercate sin nei tempi più remoti. L’uomo, fin dai tempi di Noè, produce vino e cerca di conservarlo a lungo nelle migliori condizioni e anche di migliorarne il gusto. Di tutti i contenitori possibili, le botti di legno sono quelle che meglio aiutano le complesse reazioni chimiche alla base della maturazione del vino.

Come costruire una botte di legno a regola d’arte
Le barrique prodotte dalla Fabbrica Botti Gamba sono il frutto di una solida tradizione e di una lunga ricerca dei migliori legni di rovere. Si producono con capacità da 114 a 700 litri: i piccoli volumi sono giustificati dal più efficace scambio di sostanze e ossigeno tra vino e legno. La produzione di vini barricati richiede un continuo avvicendamento delle botti: l’invecchiamento dura da sei mesi a due anni e in questo periodo il legno trasmette al vino tutti i suoi aromi, tanto da esaurirsi nel giro di due-tre cicli. Considerato che le botti devono essere rinnovate periodicamente e non possono essere sostituite da contenitori in altri materiali, come acciaio e vetroresina, la produzione non accusa cali.

Perché è opportuno utilizzare botti di legno
L’invecchiamento in barrique è stato ideato per favorire la maturazione del vino tramite l’ossigeno che permea attraverso i pori del legno e la cessione di sostanze aromatiche da parte delle doghe di rovere, opportunamente tostato per rilasciare quelle fragranze delle quali è così ricco il vino barricato. Importantissima è la scelta del legname, che la Botti Gamba ricerca in specifiche foreste francesi.

Il ruolo del “merrandier”
Fondamentale è anche la capacità del “merrandier”, il legnaiolo, di ottenere tavole dai tronchi di rovere centenari, esclusivamente a spacco, per non interrompere la fibra del legno ed evitare trasudamenti di vino dalla botte.  La tostatura, insieme alla provenienza del legno e alla stagionatura, rappresenta una fase importante del processo di produzione. È in questo stadio che si producono le vaniglie e molti degli aromi di frutta che si percepiscono all’olfatto e al palato. Essa comporta il riscaldamento dell’interno della barrique con un braciere per circa 40 minuti, necessari sia a fissare la curvatura della doga sia a degradare il patrimonio fenolico del legno. La rifilatura delle doghe, con la loro tipica forma a doppio trapezio, è opera di esperti bottai che sanno dare alle tavole le giuste inclinazioni per ottenere contenitori a tenuta stagna. l’esperienza viene affiancata dalla tecnologia che, con l’uso di speciali macchine accelera i processi di incisione e rifinitura con risultati qualitativi più costanti e aderenti alle esigenze della moderna enologia.

Per realizzare una botte di legno si parte dal fondo

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  1. Le assi che compongono il fondo sono maschiate, secondo le più recenti metodologie, per incastrarsi tra loro e rimanere solidamente unite durante le fasi di lavorazione. Il bottaio le sceglie in base alla misura mettendo le più corte all’esterno in modo da non sprecare il prezioso rovere nei punti dove lo scarto è maggiore.
  2. Una macchina idraulica serra le tavole insieme fino a compenetrare le maschiature, premendo contemporaneamente dall’alto con un telaio che mantiene la planarità del pannello.
  3. Un proiettore laser disegna sulle tavole un cerchio di luce per aiutare il mastro bottaio a centrare il pannello lasciando le parti difettose delle tavole nello scarto. Con un colpo di punzone di segna il centro, seguendo un apposito punto luninoso, come riferimento per le successive lavorazioni.
  4. La catasta di pannelli di rovere viene avviata a un’altra macchina che ne leviga la superficie.
  5. Il pannello si monta sul mandrino di questa speciale fresatrice ad asse verticale centrandolo rispetto alla bulinatura praticata in precedenza. La macchina è munita di molti pressori a molla che bloccano ogni singola asse al piano girevole senza permettere che le giunte si allentino.
  6. Sul lato opposto della macchina è presente una fresa che taglia via il legno fino a lasciare un disco perfetto con il bordo intagliato a V. Il perimetro del fondo è destinato a incastrarsi nella capruggine, cioè l’intaglio praticato nelle estremità della botte, e a essere serrato solidamente dalla pressione dei cerchi.

Le doghe sono costituite da selezionato legno di rovere francese

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  1. Il legno da cui la Fabbrica Botti Gamba trae le doghe per le sue creazioni è ottenuto da due sole specie di rovere provenienti da ristrette aree di poche regioni francesi. Il legname viene attentamente selezionato dal produttore che seziona le doghe esclusivamente a spacco per non fendere le fibre. Il legno viene lasciato a stagionare all’aperto per anni affinché la pioggia, il sole, la neve e il gelo portino a compimento l’eliminazione delle componenti fenoliche e la maturazione dei tannini del legno. Le doghe grezze sono inserite in una macchina che le intesta e toglie lo strato ossidato.
  2. La forma a doppio trapezio si ottiene con la rifilatura delle teste su una levigatrice a nastro con la quale si restringe la tavola alle estremità e si inclinano i fianchi per migliorare l’aderenza. è necessario comunque che le doghe si tocchino in corrispondenza dello spigolo interno. La compressione provocata dai cerchi provvede ad assestare ciascuna doga su quella adiacente garandendo la tenuta stagna.
  3. Dopo la rastrematura, le tavole vengono poste a strati successivi su una pedana la cui larghezza corrisponde allo sviluppo di una barrique. Si alternano doghe larghe e strette fino a trovare una combinazione che copra esattamente la lunghezza in modo da ottenere botti dello stesso diametro.
  4. Non è solo il rovere per il corpo delle barrique a essere curvato: anche i fondi dei tini e delle botti di dimensioni maggiori devono essere bombati verso l’interno per poter resistere alla pressione idrostatica del vino. Questa caratteristica richiede una particolare cura nella curvatura a caldo e nell’unione delle doghe che, a lavoro finito, risultano essere un settore di un’enorme sfera. Ancor più difficile è l’incisione della capruggine e la costruzione del fondo a forma di ellisse, tipica delle grandi botti piemontesi, settore in cui è richiesta una grande esperenza.

I cerchi

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  1. I cerchi che serrano le barrique sono ricavati da una piattina di ferro dolce, chiamata moietta, larga generalmente 60 mm per le piccole botti e 90-100 mm per le grandi, e lavorati su una calandra a rulli disassati per conferire loro una forma tronco conica. La giunzione è affidata a una doppia chiodatura eseguita con chiodi di ferro ribaditi a macchina.
  2. Alla chiodatura segue una rifinitura a mano per eliminare tutte le sporgenze dei chiodi sul lato interno del cerchio che potrebbero raschiare sulle doghe e rovinare il legno durante le operazioni di calzatura. Il fabbro pone il chiodo sul foro dell’incudine e lo batte dall’interno del cerchio fino a far deformare localmente la lamiera.
  3. Prima della cerchiatura finale le botti subiscono numerose lavorazioni che potrebbero rovinare la zincatura delle superfici metalliche. Per questo si usa un gran numero di cerchi in ferro “da lavoro”, saldati anziché chiodati, utilizzati per tenere insieme le doghe delle botti durante le operazioni di montaggio, serraggio con le corde, tostatura e levigatura. Solo alla fine vengono estratti con una speciale macchina e sostiuiti, uno alla volta, con i cerchi definitivi.

Come costruire una botte di legno passo dopo passo

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  1. Per capire come costruire una botte di legno occorre dire che si comincia da un cerchio su cui si pone un fermo di legno. Una dietro l’altra si appoggiano le doghe all’interno tenendole premute con una mano in modo che non cadano.
  2. Al termine del “giro” si incastra l’ultima doga in maniera da chiudere esattamente lo spazio rimasto sul cerchio. Nel caso la tavola fosse eccedente o scarsa, se ne cerca una di larghezza più adatta.
  3. Si monta un secondo cerchio nel punto più largo della barrique e si pone un bracere acceso all’interno del cono formato dalle doghe. Il calore del fuoco riscalda il legno rendendolo flessibile. Nel frattempo il bottaio bagna l’esterno della botte per inumidire il legno e facilitare la piegatura. Poi si avvolge una corda d’acciaio sulla base più larga e, con un verricello, si chiudono le doghe fino a ottenere una forma simmetrica. Si termina calzando un altro cerchio sull’estremità inferiore.
  4. Il legno di quercia della barrique è il responsabile dei sapori e delle fragranze che assume il vino dopo l’invecchiamento. Lo sviluppo del sapore di vaniglia e del bouquet avviene con la tostatura del legno, in parte durante la curvatura delle doghe, in parte con un riscaldamento delle botti già assemblate.
  5. Il riscaldamento avviene con braceri posti nelle barrique e alimentati con scarti della lavorazione delle doghe. Il coperchio metallico forato uniforma la trasmissione del calore e la temperatura del legno. Il processo dura circa 40 minuti.
  6. L’assestamento delle barrique avviene in una prima fase a mano per ottimizzare la posizione delle doghe e dei cerchi, (da cui il detto “un colpo al cerchio e uno alla botte”). Poi, con questa speciale pressa, si possono togliere senza sforzo i cerchi da lavoro e calzare quelli definitivi in maniera controllata mantenendo un’esatta centratura del legname.
  7. La rifinitura esterna avviene su uno speciale tornio attrezzato con grossi mandrini che calzano esattamente sul fondo e sulla bocca della barrique. Il braccio non è altro che una grossa levigatrice a nastro che scorre lungo tutta la superficie. L’operazione avviene in due fasi, spostando i cerchi, per raggiungere tutta la superficie della barrique.
  8. Dopo la tostatura l’interno della barrique diventa di un nocciola più o meno intenso. Nella fase successiva una macchina apposita, munita di frese e dischi di taglio, ottiene in un unico passaggio la capruggine (la scanalatura che corre all’interno del bordo della botte) e la parte sporgente, detta pettine.
  9. Il fondo si appoggia nella capruggine dopo aver allentato il cerchio in modo da far aprire leggermente le doghe.
  10. Aiutandosi con un tubo ricurvo si fa salire il fondo fino incastrarlo nella scanalatura. Grazie all’elasticità delle doghe, il fondo scatta e resta bloccato nel suo alloggiamento.
  11. Con un punzone si assesta l’ultimo cerchio in modo da serrare strettamente il fondo tra le doghe e fare in maniera che la chiusura sia stagna.