Pregiati vasi in ceramica? L’effetto visivo trae in inganno: in realtà si tratta di semplici vasi di carta fai da te realizzati con tubi di cartone avvolti da carta spiegazzata
Realizziamo degli originali vasi di carta fai da te per impreziosire i nostri ambienti con un tocco creativo: servono pochi materiali e l’effetto è garantito!
Vasi di carta fai da te – Fasciare i cilindri
Cosa serve per realizzare i vasi di carta fai da te:tubi di cartone, fogli di carta bianca, tempere o colori acrilici, colla vinilica, forbici, pennelli, matita e righello.
Ritagliamo un pezzo di carta della dimensione necessaria a rivestire il tubo di cartone maggiorata di un paio di centimetri in altezza e in larghezza. Spiegazziamo bene la carta con le mani.
Stendiamo un velo di colla vinilica su tutta la superficie del tubo e rivestiamolo con la carta stropicciata; in alto e in basso ripieghiamo all’interno.
Prima che la colla faccia ben presa accentuiamo con le dita alcune delle pieghe della carta rendendole più a rilievo. Più pieghe ci saranno più forte sarà l’effetto finale.
Vasi di carta fai da te – La decorazione
Stendiamo sulla carta incollata uno strato di colla vinilica. Quando indurirà conferirà al portavasi una certa solidità. Lasciamo asciugare bene.
Coloriamo tutto il vaso di una tinta (in questo caso rosa) dando, se necessario, più mani fino a quando il colore non è uniforme.
Intingiamo il pennello in un colore contrastante con quello dato come base (in questo caso giallo), puliamolo dal colore in eccesso e passiamolo velocemente sulla superficie da colorare in maniera tale che il colore si depositi solo sulle zone a rilievo.
Ritagliamo una bottiglia di plastica e infiliamo il fondo dentro al vaso di cartone per poter mettere i fiori in acqua. Per rendere il tutto più resistente, possiamo anche dare una mano finale di flatting.
Per colorare le pieghe a rilievo si utilizza un pennello asciutto che viene prima intinto nella pittura, poi passato su un foglio di carta fino a quando non ci sia quasi più colore tra le setole. A questo punto, passandolo su un oggetto che presenta rilievi, deposita il colore solo su di essi.
Installare un miscelatore monocomando è un’operazione che possiamo svolgere in autonomia. Vediamo come fare a sostituire il rubinetto con video e foto
Per installare un miscelatore monocomando è fondamentale chiudere l’afflusso d’acqua all’utenza interessata. Se non ci sono valvole intermedie bisogna chiudere la valvola principale, con la conseguenza che mentre effettuiamo la riparazione non è possibile utilizzare l’acqua neppure dagli altri rubinetti: per questo installare un miscelatore monocomando è l’occasione per montare, tra i tubi di mandata dell’acqua calda e fredda e i rispettivi flessibili collegati all’erogatore, un rubinetto che permetta, in futuro, di chiudere la mandata soltanto alla singola utenza, mentre nel resto dell’abitazione rimane fruibile.
Installare un miscelatore monocomando comporta il collegamento del rubinetto alle tubazioni di adduzione, ma anche al meccanismo del salterello che consente di otturare il lavello con il tappo metallico mobile.
Se attualmente disponiamo di un rubinetto a tre fori (una bocca e due manopole laterali) e vogliamo inserirne uno a monocomando, dobbiamo chiudere i fori laterali del lavabo con coperchi cromati a vite. Facciamo attenzione a posizionare correttamente le guarnizioni. Affidiamoci a prodotti di alta qualità.
Come si sviluppano i collegamenti
Cosa serve per installare un miscelatore monocomando:
Rubinetto monocomando completo di tubi flessibili e guarnizioni
Tappi cromati a vite
Meccanismo del salterello
Chiave regolabile a rullino
Pinza a pappagallo
Chiave a forchetta
Installazione miscelatore monocomando
Per rimuovere i vecchi rubinetti bisogna asportare la placca superiore o la manopola bloccata da una vite. Sfilato il corpo esterno cromato appare il vitone che regola il flusso.
Asportiamo i vitoni utilizzando una chiave a pappagallo, poi stacchiamo i flessibili di acqua calda e fredda e allentiamo la ghiera di fissaggio posta sotto il lavabo, ora si può asportare il rubinetto.
Inseriamo il rubinetto a monocomando nel foro centrale. Lungo i due tubi che fuoriescono dal rubinetto inseriamo la guarnizione e la ghiera di fissaggio facendoli risalire fino all’erogatore.
Per il fissaggio dell’erogatore le case produttrici adottano sistemi differenti. In questo caso si tratta di stringere un dado che fissa la ghiera e blocca il monocomando rendendolo solidale al sanitario.
I tubi flessibili si avvitano agli attacchi a muro delle tubazioni di adduzione di acqua calda e fredda. In questo caso, è stato installato precedentemente un rubinetto che permette di chiudere l’acqua solo a questa utenza.
Una coppia di tappi cromati occulta le sedi dei vecchi rubinetti. Prima di riaprire l’acqua per controllare che non ci siano perdite regoliamo la corsa del salterello in modo che tirandolo verso l’alto chiuda il foro di scarico.
Non è certo difficile trovare la lampada che sia di nostro gusto, ma possiamo anche ricorrere a oggetti “estranei” al mondo delle lampade e adattarli a questo impiego.
È il caso di questo abat jour di porcellana realizzato riciclando un vaso decorato. Il sistema di illuminazione è composto da un portalampada fissato al collo del vaso da cui parte il cavo di alimentazione. Il portalampada è avvitato su un tige che è, a sua volta, inserito longitudinalmente in un coperchio di plastica posto sul collo del vaso. Il cavo di alimentazione entra nel portalampada attraverso il tige e fuoriesce dal vaso attraverso un foro alla base di questo.
Il portalampada blocca l’anello centrale del paralume mantenendo questo in posizione. Utilizziamo una lampadina di bassa potenza, max 40 W, oppure una luce “fredda” per non surriscaldare troppo l’insieme. Il conduttore di terra non serve perché la base è in materiale isolante.
Cosa serve per realizzare l’abat jour di porcellana fai da te:
Vaso di porcellana decorato
Paralume in stoffa
Coperchio di plastica rigida di dimensioni adatte a chiudere la bocca del vaso
Cavo bipolare elettrico con interruttore passante
Tige filettato con due dadi di bloccaggio
Portalampada e lampadina standard (E 27)
Trapano, forbici, attrezzi per elettricità
Abat jour di porcellana fai da te
Pratichiamo un foro nella parte inferiore del vaso con una punta da muro di piccolo diametro; poi allarghiamo il foro con una punta Ø 6 mm per permettere al cavo elettrico di passare senza difficoltà.
Inseriamo il cavo facendolo fuoriuscire dalla bocca del vaso. Pratichiamo un nodo nel cavo (nella parte che sta dentro al vaso) in modo che non possa essere tirato verso l’esterno.
Con la punta delle forbici, foriamo al centro il coperchio di plastica. ll foro deve essere abbastanza largo da consentire il passaggio del tige. Per rifinire l’apertura possiamo utilizzare una raspa tonda.
Introduciamo il tige nel foro e lo blocchiamo avvitandovi, da entrambe le parti, due dadi che serriamo con le pinze. Non stringiamo eccessivamente per non deformare il coperchio.
Avvitiamo la parte inferiore del portalampada al tige. Solo successivamente, dopo il fissaggio del cavo di alimentazione, fisseremo gli altri elementi che costituiscono il portalampada.
Facciamo passare il cavo elettrico nel tige attraverso il portalampada, facendolo fuoriuscire di qualche centimetro. Asportiamo una parte di guaina per scoprire le trecciole (utilizzando la pinza spellafili) conduttrici di rame.
Inseriamo i conduttori nei morsetti del portalampada serrandoli bene con un cacciavite. I cavi devono conservare intatto il rivestimento isolante fino ad appoggiarsi ai morsetti del portalampada.
Dopo aver assemblato i componenti elettrici inseriamo il paralume e lo blocchiamo con la ghiera che si avvita al portalampada. Avvitiamo quindi la lampadina e testiamo il funzionamento.
Se dobbiamo spellare numerose estremità di conduttori isolati, non conviene affidarci alle forbici da elettricista, ma alla pinza spellafili che esegue questo compito con rapidità e precisione.
La pinza spellafili ha le estremità delle due ganasce dotate di una dentatura affilata; serrando le impugnature le ganasce si stringono e incidono il rivestimento isolante mentre, scorrendo all’indietro, asportano il pezzetto di guaina, lasciando libero e scoperto il conduttore interno. La finitura dei conduttori con capicorda può essere eseguita con un altro attrezzo che è in grado di serrare fortemente tali elementi sulla parte nuda del conduttore.
E’ utile sapere che, è bene procurarsi:
pinza spellafili
tronchesino
cutter
capicorda
Come utilizzare la pinza spellafili
Se i conduttori da spellare sono all’interno di una guaina che li contiene, dobbiamo inizialmente portarli allo scoperto, incidendo con cautela la guaina con un cutter, e asportarne alcuni centimetri.
Inseriamo il conduttore da spellare tra le ganasce della pinza spellafili facendolo arrivare a battuta. Stringiamo le impugnature per tagliare la guaina isolante e asportarla, liberando il conduttore.
La forza di incisione può essere regolata, in modo da tagliare solo lo spezzone di guaina che viene poi “tirato” dalle lamelle. I conduttori vanno successivamente attorcigliati con le dita.
Che cosa sono i capicorda?
I capicorda (capocorda) sono elementi metallici di varia foggia che permettono di collegare un cavo ad apparecchiature diverse, su cui sono presenti opportuni elementi in cui i capicorda si incastrano o si bloccano per avvitatura, con ottimo contatto, stabilità nel tempo e possibilità di rapido scollegamento.
La pinza per capicorda
La pinza per capicorda permette anche di sguainare i cavi grazie a una serie di incavi, presenti nella parte interna delle impugnature, che riportano il diametro del cavo da spellare.
Nella parte anteriore della pinza sono presenti due sottili ganasce taglienti che ci consentono di tranciare i conduttori per adeguarli all’inserimento nei diversi tipi di capicorda metallici.
Le parti interne delle ganasce sono sagomate in modo da poter afferrare e stringere i capicorda deformandoli quanto basta per bloccare saldamente al loro interno i conduttori.
Scintillanti creazioni geometriche per insoliti addobbi natalizi fai da te con l’utilizzo di un docile materiale
Creare addobbi natalizi fai da te è un’attività divertente, soprattutto se svolta in compagnia dei più piccoli! Il filo di ferro è un materiale creativo per eccellenza in quanto si può sagomare, piegare e curvare in piano o in tre dimensioni per ottenere composizioni di varia forma e colore limitate solo dalla nostra fantasia. Ebbene, realizzando alcune sagome e dotandole di perline colorate, creiamo spettacolari addobbi natalizi fai da te. Ci serve del filo di ferro dello spessore di 1 millimetro abbastanza robusto ma sufficientemente malleabile da poter essere modellato facilmente con le mani o con le pinze. Le perline si acquistano in merceria o nei negozi di bigiotteria: sono disponibili in molte versioni, dimensioni e colori.
Fare una dima Per creare gli addobbi natalizi fai da te con il filo di ferro dobbiamo inizialmente disegnare le forme che desideriamo eseguire: stelle, casette, anelli, greche. Poi per poterle creare è necessario costruire una dima su cui sagomare il filo di ferro. La realizziamo con una tavoletta di legno su cui riportiamo la forma da eseguire. In corrispondenza di ogni spigolo del disegno piantiamo sulla tavoletta un chiodo che lasciamo sporgere di circa due terzi della sua lunghezza. Infine con un tronchesino tagliamo la testa ai chiodi e la dima è pronta. Fissiamo un’estremità del filo di ferro ad un chiodo, e “percorriamo” con il filo tutti i lati del perimetro mentre infiliamo le perline (completando ogni tratto prima di arrivare al chiodo successivo). Possiamo realizzare gli addobbi natalizi fai da te anche senza l’uso della dima, ma aiutandoci con un paio di pinze con i rebbi lunghi e sottili con cui eseguiamo le pieghe.
Il progetto degli addobbi natalizi fai da te
Con l’aiuto della dima possiamo progettare decorazioni diverse, dalle più semplici a quelle più complesse. L’importante è tendere il fil di ferro tra un chiodo e l’altro, seguendo il contorno della figura. In corrispondenza di ogni chiodo il filo di ferro va ritorto a occhiello, dopo avervi inserito le perline necessarie. Per realizzare decorazioni tonde usiamo come dima un elemento cilindrico. Il lavoro si presenta più delicato in quanto i chiodi che fanno da guida sono in numero più ridotto rispetto alle altre forme e occorre più pratica per dare al filo di ferro la giusta piegatura. Per questo lavoro è preferibile acquistare fil di ferro robusto, ma duttile.
Addobbi natalizi fai da te passo passo
Una tavoletta dello spessore di 20 mm è la base su cui realizzare la dima. Su ogni spigolo del disegno tracciato sulla tavoletta conficchiamo un chiodo lungo 30 mm che lasciamo leggermente sporgere. Per poter estrarre la decorazione ultimata senza dover scomporre la dima asportiamo con un tronchesino le teste a tutti i chiodi.
Dopo aver eseguito la sagoma e infilate le perline, togliamo la decorazione dalla dima che è pronta a ricevere un altro filo da sagomare. Se vogliamo possiamo fissare stabilmente le perline sul filo di ferro incollandole in posizione con una goccia di adesivo universale oppure con colla cianoacrilica che ha una grande rapidità di presa.
Possiamo realizzare forme diverse, anche senza l’impiego della dima, usando pinze con i rebbi lunghi. Accertiamoci, prima di ogni piega, che le perline siano distribuite in giusto numero lungo il tracciato ed eventualmente regolarizziamo la forma geometrica.
Realizziamo un piano girevole fai da te da utilizzare come portavivande centrotavola
Un piano girevole fai da te posto a centrotavola è un’idea simpatica e funzionale che permette a ogni commensale di accedere a diversi contenitori con stuzzichini e salse, semplicemente facendolo ruotare. Il disco superiore può ruotare liberamente e senza attrito su un altro disco inferiore, più piccolo e provvisto di piedini, sul quale è fissato un cuscinetto a sfera tramite un tondino di legno inserito nel suo diametro interno. Questo blocca a pressione la parte interna del cuscinetto e lascia quella esterna. Il disco superiore si appoggia sul cuscinetto e rimane premuto su di esso da un bullone che attraversa tutta la struttura al centro.
Da sapere circa il piano girevole fai da te:
Il tondino di legno che inseriamo nel cuscinetto ha tre fori: due laterali, per fissarlo con viti al disco inferiore, uno centrale, attraverso cui passa il bullone che funge da perno di rotazione. Lo spessore del tondino di legno deve essere inferiore di 1 mm a quello del cuscinetto, per non strisciare contro il disco superiore.
Cosa serve per costruire il piano girevole fai da te:
Due dischi di MDF da 19 mm Ø 350 e Ø 200 mm
Cuscinetto Ø interno 40 mm,
tondino di legno,
bullone a testa tonda,
rondella,
dado a cupola
Carta vetrata, smalto
Piano girevole fai da te – il progetto
Come costruire il piano girevole fai da te
Per entrambi i dischi tracciamo il cerchio con un compasso, tagliamo con il seghetto alternativo e foriamo esattamente al centro, dove deve passare il perno. Regolarizziamo i tagli con carta vetrata.
I profili esterni dei due dischi vanno leggermente smussati con la carta vetrata. Avvitiamo sul piano inferiore il disco di legno inserito nel cuscinetto, quindi posiamo sopra di esso il disco superiore per il fissaggio definitivo.
Inseriamo il bullone a testa tonda nel piano superiore e lo fissiamo al piano inferiore con rondella e dado a cupola. Dobbiamo tenere fermo il disco mentre stringiamo il dado, in quanto la rotazione rimane libera per via del cuscinetto.
Da un tondino di legno tagliamo quattro dischetti uguali che fungono da piedini, poco più alti del dado a cupola. Pratichiamo un foro al centro e fissiamoli con una vite sotto il disco inferiore, in posizione simmetrica.
Come estrarre i cuscinetti a sfera
Se disponiamo di un estrattore possiamo facilmente smontare il cuscinetto, grazie a un perno centrale che, avvitando, preme ed estrae il cuscinetto dalla sua sede. Altrimenti dobbiamo appoggiare il diametro esterno sulle ganasce divaricate della morsa, procurarci un punzone di diametro adeguato e battere perpendicolarmente con il martello senza rovinare i bordi.
L’ampia gamma disponibile di cornici in polistirolo o in gesso ci permette di trasformare e nobilitare gli ambienti
Le cornici in polistirolo o in gesso per la decorazione degli ambienti (dette anche greche in polistirolo) hanno la prerogativa di interrompere la monotonia di una parete (o di un soffitto) e ci consentono di eseguire tinteggiature differenziate o altre finiture che rendono più piacevole l’insieme. L’applicazione delle cornici in polistirolo o in gesso sulle pareti è un’attività alla portata di tutti, ma esige una certa precisione, soprattutto nelle giunzioni e negli angoli.
Per questo, dopo aver marcato la loro posizione sulla superficie ed aver rilevato le singole misure, bisogna tagliare le aste per poter effettuare i diversi raccordi. Utilizziamo una cassetta per tagli angolati ed una sega a dorso con lama a denti fini. Per l’applicazione delle cornici in gesso usiamo adesivo acrilico, mentre per le cornici in polistirolo o poliuretano o resina occorre usare l’adesivo raccomandato dal produttore.
Dopo aver ben pulito la parete si applica l’adesivo “a punti” sul retro della decorazione da fissare, senza abbondare. Si effettua quindi il posizionamento a parete premendo per facilitare l’adesione.
Possiamo suddividere le cornici in polistirolo o in gesso in due gruppi:
listelli, modanature, rosoni
capitelli, nicchie, decori vari
Cosa serve per applicare cornici in polistirolo o in gesso
Gli adesivi adatti per l’applicazione delle cornici in polistirolo o in gesso sono solitamente dispersioni acriliche o poliviniliche in pasta. Ottimo si rivela l’adesivo di montaggio tipo “Millechiodi”. In alcuni casi conviene utilizzare l’adesivo proposto dalla casa produttrice dei decori. Il taglio si effettua con una sega a dorso che non subisce curvature durante il lavoro, con l’aiuto di una cassetta per tagli angolati che guida la lama e permette di ottenere una notevole precisione negli accostamenti.
Cornici in polistirolo o in gesso tra parete e soffitto
Per occultare la giunzione tra pareti e soffitto possiamo applicare una cornice angolare che tagliamo nelle misure adeguate, con la sega a lama rigida.
Possiamo trattare la parte a vista della cornice modanata con la medesima tinteggiatura delle pareti o utilizzare una tinta contrastante.
Sul retro stendiamo un cordone di adesivo acrilico a zigzag o a punti senza abbondare troppo.
Collochiamo in posizione la cornice e premiamo per qualche istante attendendo una prima adesione.
Cornici in polistirolo o in gesso a parete
Iniziamo tagliando a 45° le estremità degli elementi da applicare. Aiutiamoci con una guida di taglio che consente di effettuare giunzioni perfette.
Con lo smalto satinato bianco dipingiamo accuratamente la cornice, applicandone due mani e rifinendo bene le parti interessate dai tagli.
Stendiamo sul retro della cornice un cordoncino ondulato di adesivo tenendoci lontani dai bordi.
Posizioniamo il primo spezzone premendolo con le mani per qualche istante. Gli spezzoni successivi vanno collocati facendo combaciare perfettamente i tagli a 45°.
Doppia cornice e decori angolari
Se intendiamo applicare uno specchio a parete per poi incorniciarlo, distribuiamo l’adesivo adatto per specchi formando una serie di cordoni verticali distanti 5-6 centimetri uno dall’altro.
Lo specchio va premuto contro la parete e fissato con nastro adesivo per 24 ore, per dare il tempo all’adesivo di polimerizzare ed indurire definitivamente.
Appoggiamo una prima cornice lungo il contorno dello specchio e premiamo su tutta la superficie per farla aderire bene. Puliamo eventuale adesivo fuoriuscito.
Ritocchiamo le giunzioni lungo il perimetro dello specchio con lo stucco o con l’adesivo di tipo acrilico. Utilizziamo una spatolina e poi puliamo con uno straccio.
A 10 cm dalla prima cornice ne realizziamo una seconda con angoli decorati. Ritocchiamo con un pennello le giunzioni.
Tinteggiamo lo spazio compreso tra le due cornici con idropittura bianca. Alla vista sembrerà una cornice unica larga diversi centimetri.
Exclusive coprire diametro rosetta polistirolo 53 x 43 cm
Rosoni in gesso rosoni in polistirolo
I rosoni in gesso, così come i rosoni in polistirolo sono elementi di decoro che hanno conosciuto periodi di successo e di oblio, per ritornare alla carica in questi ultimi anni in cui il desiderio di avere case sempre più decorate, anche nei minimi particolari, è in aumento. Possono essere, appunto, in gesso o in materiale sintetico: si collocano al centro del soffitto a incorniciare il lampadario o anche da soli, come elementi di abbellimento.
Come procedere per applicare i rosoni
La messa in opera è semplice e non richiede particolari attrezzature. Il fissaggio si effettua per mezzo di adesivo acrilico da distribuire con la pistola da estrusione. Per un lavoro ancora più rapido scegliamo un rosone in materiale sintetico perché più leggero e praticamente non abbisogna di essere sostenuto. Se, invece, è più pesante lo manteniamo a contatto del soffitto con un’asta sufficientemente lunga o con un paio di nastri adesivi di carta. I rosoni in gessoo o in poliuretano si acquistano presso i centri di bricolage o nei colorifici più forniti. Disponibili in un’ampia gamma di fregi e misure: si va da 16 cm fino a 80 cm di diametro. I Prezzi sono a partire da euro 7,50. Un grande assortimento di rosoni è disponibile dalla Bovelacci.
Dopo aver forato il soffitto in prossimità della guaina con i conduttori elettrici, inseriamo il tassello ad ancoretta che ruotiamo fino a bloccarlo saldamente al suo gancio appenderemo il lampadario, dopo aver applicato il rosone al soffitto.
Con una punta da trapano con diametro adatto foriamo il centro del rosone facendo attenzione a non scheggiarne la superficie. Il gesso si scalfisce molto facilmente.
E’ bene regolarizzare il foro con una raspa a denti fini o una lima. Si può rifinire anche con la carta vetrata a grana fine. E’ bene lavorare su un piano protetto perché si produce molta polvere.
Sulla parte di rosone che va a contatto col soffitto stendiamo abbondanti cordoni di adesivo acrilico con l’apposita pistola. Una buona quantità di colla consente un ottimo fissaggio.
Se il rosone è di tipo sintetico (es. poliuretano) rimane da subito aderente al soffitto. Se invece è in gesso è necessario collocare un elemento di sostegno per qualche ora. Per una applicazione perfetta è necessario dotarci di alcuni attrezzi con cui eseguire le varie rifiniture. Servono: spatoline di dimensioni diverse per applicare gesso lungo il bordo del rosone quando questo non aderisce perfettamente al soffitto; una spugna per pulire sia il rosone sia la parete; un pennello per ritocchi alla tinteggiatura
Consigli pratici per imparare a lavorare il ferro battuto
Il ferro battuto può essere, entro certi limiti, lavorato a freddo, ma per ottenere particolari sagomature è necessario lavorarlo a caldo tra 650-900 °C. A temperature più basse il metallo si “crepa” sotto l’effetto della martellatura, a temperature superiori c’è il rischio di inizi di fusione o di bruciature. In questo arco di temperatura il ferro assume un colore rosso-bianco e può essere battuto con il martello sull’incudine, appiattito e sagomato in vario modo. I pezzi, così elaborati, possono essere uniti per saldatura (elettrica o a gas) oppure assemblati con sistemi tradizionali quali fascette, perni ribattuti o altro, ottenendo manufatti in ferro battuto.
Cosa bisogna sapere circa il ferro battuto:
La forgia è l’attrezzo base per eseguire lavorazioni con il ferro battuto in quanto consente di accendere il carbone e mantenere un fuoco vivace che raggiunge alte temperature. Il carbone si colloca su un piano leggermente sagomato a tramoggia. Al centro c’è la bocca di un condotto da cui esce l’aria inviata da una ventola ad alette, azionata a mano o elettrificata. L’aria alimenta in continuo le braci di carbone in cui viene inserito, per il tempo necessario, il pezzo di ferro da lavorare.
Manteniamo il pezzo di ferro di cui va riscaldata un’estremità per poterla lavorare, immerso nella brace della forgia. Muoviamo il ferro in modo che il calore lo raggiunga da ogni parte.
Battiamo l’estremità del pezzo sull’incudine appena lo togliamo dalla forgia, in modo da appiattirlo, curvarlo e sagomarlo. Non battiamo troppo forte per non spaccare il metallo ancora tenero.
Le piattine che devono assumere una determinata curvatura le lavoriamo a freddo, bloccandole nella scanalatura di un elemento cilindrico e piegandole con le mani grazie a elementi di riscontro.
I riccioli sui tondini li eseguiamo a freddo piegando il ferro entro una cavità praticata in un blocchetto di ferro. A seconda della spinta esercitata possiamo ottenere curvature di raggio diverso.
Le parti appiattite con il martello le possiamo ulteriormente elaborare e sagomare con la lima, per conferire una curvatura costante ed eliminare eventuali bordi taglienti che possono essersi formati.
La torcitura dei quadrelli si realizza a caldo. Estratto il pezzo dalla forgia lo inseriamo in un tubolare quadro e lo torciamo con una chiave a forchetta. Se si raffredda, lo riscaldiamo nuovamente.
Fascette e perni in ferro battuto
Le unioni di elementi in ferro battuto possono essere realizzate a freddo. Una piattina nervata viene saldamente avvolta intorno ai pezzi da collegare e stretta in posizione con una chiave a pappagallo. Qualche colpo di martello rifinisce l’unione rendendola ben salda (1). Un altro sistema tradizionale consiste nel forare i due pezzi e inserire un perno di ferro le cui teste vengono ribattute sull’incudine (2).
Un’esplosione cromatica in casa con un vaso pieno di spighe di tife decorative fai da te dall’insolito colore
La Tifa (Typha latifolia) è una pianta forte e invasiva che cresce lungo i corsi d’acqua. Una volta raccolta, la sua caratteristica infiorescenza sfiorisce presto: trattiamola e coloriamola per fissare perennemente tutto il suo splendore.
Cosa serve per realizzare Tife decorative fai da te:
tife
fondo coprente all’acqua bianco
pennello
bombolette spray colorate
nastri colorati di rafia
Tife decorative fai da te
Raccogliamo le tife lungo le rive di un fiume o di un corso d’acqua e tagliamole della lunghezza desiderata. Trattiamo le spighe con un generoso strato di fondo bianco, il quale viene completamente assorbito dalla spiga preservandone definitivamente la forma.
Coloriamo ogni spiga con colori diversi usando le bombolette spray in qualità acrilica e lasciamo asciugare bene.
Avvolgiamo gli steli delle spighe con alcuni giri di rafia opaca colorata, avendo cura di associare ad ogni tifa il medesimo colore di nastro.
Pensiero far da sé di Nicla de Carolis Novembre 2014
Quando nel 1973Massimo Casolaro, fondatore di FAR DA SÉ, allora dirigente alla Fratelli Fabbri editori, propose di realizzare una rivista di bricolage (in Italia non ne esistevano) la risposta fu no. Il pensiero dominante allora era quello di affrancarsi totalmente dalla manualità, dai lavori che la prevedessero; poter dire “… non sono capace di piantare un chiodo…” era il vanto di chi aveva studiato, come se lo studio fosse incompatibile con qualsiasi altra attività manuale. Con il passare del tempo questa mentalità si è andata ancora più radicando ed è degenerata fino al punto di far credere di poter sostituire al lavoro, sia pure dietro a una scrivania, la finanza, ossia poter vivere di rendita finanziaria, denaro che genera denaro. Questa crisi ci sta facendo tornare con i piedi per terra e si comincia a sentire un’inversione di tendenza, ci sono giovani laureati che si dedicano alla coltivazione della terra, che fanno il vino o che realizzano oggetti di arredo, unendo la teoria alle capacità pratiche del FARE con grande entusiasmo e con ottimi risultati. Forse anche i nostri governanti si sono resi conto che il lavoro si crea anche puntando sull’artigianalità delle eccellenze italiane, quindi orientando i giovani a scuole che, accanto alle indispensabili nozioni, insegnano a costruire, realizzare, senza aver paura di usare le mani. “Non saper far niente non è più l’aristocratica insegna dell’intellettuale moderno, ma il marchio di una sudditanza patita, di una servitù che dura, di una libertà non riconquistata”. Così scrive oggi il professor Cesare De Michelis, un intellettuale, splendido editore che con la sua Marsilio pubblica solo le perle più rare nell’inutilmente vasto panorama editoriale che affolla le nostre librerie. Alla luce dei fatti, la materia e il pensiero divulgati nella nostra rivista sono stati nel tempo caparbiamente controcorrente e lungimirantemente anticipatori. Nelle pagine di FAR DA SÉ abbiamo sempre sostenuto con forza la valenza della manualità; ci siamo entusiasmati costruendo e smontando per proporvi realizzazioni in cui nulla è lasciato al caso; ci siamo entusiasmati analizzando i vostri progetti unici, ingegnosi, intelligenti, stupefacenti; ci entusiasmiamo ogni giorno per le scoperte, per le migliorie tecniche ed estetiche che riusciamo a ottenere e siamo ansiosi di condividerle con voi. E grazie a tutti voi che ci seguite con affetto e partecipazione, giunti alla tappa dei 40 anni, portiamo avanti con immutata gioia e soddisfazione il credo del sapere FARE.
In occasione dei 40 anni di FAR DA SE’ potrete scaricare gratis il libro pensiero far da sé in versione digitale
Clicca sull’immagine per iniziare il download
La squadra di Far da sé
A partire da sinistra vedete le nostre facce, leggete i nostri nomi, le mansioni e l’anno dal quale abbiamo iniziato a lavorare per FAR DA SÉ
Foto 1 (da sinistra): Piergiorgio Magrassi, architetto, disegnatore (1981); Claudia Cazzulo, segretaria di redazione (2001); Valerio Poggi, redattore capo (1979); Emanuele Bottino, redattore capo (2007); Patrizia Ferrari, segretaria di redazione (1987); Francesco Poggi, redattore web (2012); Nicla de Carolis, direttore editoriale (1992)
Foto 2 (da sinistra): Carlo De Benedetti, direttore esecutivo (1986); Laila de Carolis, coordinatore grafico (2005); Dino Ferretti, fotografo (1978); Clara De Benedetti, responsabile ufficio spedizioni (1995); Marco Carlini, direttore vendite (1986); Ilaria Beretta, responsabile progetto Manualità (2011); Mauro Balbi, redattore tecnico (2005) …e tanti altri collaboratori esterni che non erano presenti quando abbiamo scattato la foto.
Siamo un gruppo di persone che lavorano in un posto splendido in mezzo ai boschi, con i caprioli e gli scoiattoli che si avvicinano alle finestre della redazione e le lucertoline che, quando ci sono le porte aperte, si intrufolano tra i nostri piedi. Infatti la nostra redazione è a Gavi, un paesino circondato dalla campagna, in provincia di Alessandria. Abitiamo tutti in zona e non “perdiamo” tempo in macchina come i cittadini per raggiungere la redazione o il laboratorio. Il nostro è un gruppo affiatato composto da redattori che hanno partecipato alla “costruzione” dei primi numeri di FAR DA SÉ e da giovani che hanno saputo apprezzare e portare avanti il passato arricchendolo delle innovazioni tecniche ed estetiche. Siamo in pochi per gestire una rivista mensile, FAR DA SÉ appunto, e tre riviste bimestrali (Rifare Casa, In Giardino, Fai da te OBI), un portale, i libri, i filmati,e tanto altro: dal nostro lavoro escono ogni anno oltre 4.000 pagine, dal nostro laboratorio migliaia di fotografie, centinaia di nuove costruzioni, decine di filmati, migliaia di articoli su internet. Questo grazie anche a consolidate collaborazioni esterne la cui produzione viene però sempre vagliata e dalla redazione. In questo numero speciale che celebra l’inizio del quarantesimo anno di vita di FAR DA SÉ vorremmo far rivivere a tutti il clima pioneristico dei primi anni di questa longeva rivista, un clima semplice, pulito, ruspante, generoso, un clima che, insieme all’entusiasmo per il lavoro, fa parte del nostro DNA oggi come allora. La nostra vocazione è divulgare, quindi non potevamo non farlo anche attraverso internet, con un sito che è, non solo nel nome, ma anche nella sostanza, il portale italiano del bricolage: il bricoportale.it che, grazie ai suoi contenuti unici, da cui conseguono un numero importante di visite quotidiane, è salito rapidamente nelle prime posizioni su Google. E poi c’è “Manualità, un gioco da ragazzi” il progetto che ha lo scopo di far conoscere ai bambini la bellezza di certi antichi lavori manuali spinti in un angolo dall’avanzare del moderno e di far provare l’emozione di realizzare qualcosa con le proprie mani. Qui, dopo aver aperto e attrezzato decine e decine di laboratori in tutta Italia, l’obiettivo è quello di entrare nelle scuole per diffondere la consapevolezza che la manualità della tradizione italiana, apprezzata in tutto il mondo, unita alle innovazioni tecnologiche, può tradursi in lavoro gratificante e remunerativo per tanti giovani del nostro Paese.