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WD-40 – Lubrificante multiuso multiuso

Il lubrificante sbloccante WD-40 multiuso è un punto di riferimento importante per tutti i lavori di fai da te, manutenzione, riparazione, protezione

Forse non tutti sanno che il suffisso “40” sta a significare la 40a formulazione elaborata nel lontano 1953 dalla Rocket Chemical nella realizzazione di un prodotto utile alla NASA per risolvere i problemi di corrosione e di protezione dei contatti elettrici sui suoi razzi. Ne provarono 1,2….. 39. La 40a fu quella giusta. Inizialmente il prodotto venne impiegato nell’industria aerospaziale e militare, ma la formulazione risultò così versatile che gli impiegati della Rocket Chemical lo utilizzavano anche a casa.

Letteralmente, quindi, WD-40 significa “Water Displacement 40th, ovvero la 40a formula idrorepellente all’acqua.

Sin dal 1958  WD-40 multiuso viene utilizzato sia a livello industriale (aerospaziale, automobilistico, meccanico, etc ) che a casa, diventando un alleato insostituibile nei lavori di bricolage, fai da te, manutenzione, riparazione, protezione.

Wd-40 Multiuso – Sistema Spray a doppia azione

Basta perdere la cannuccia rossa proprio quando ci occorreva per spruzzare la giusta quantità di WD-40 o per raggiungere un punto di difficile d’accesso. Basta riporre la bomboletta senza tappo, perché sparito o rotto. Tutto ciò che poteva essere scomodo è diventato facile: adesso, con un tocco, potrete passare da una lubrificazione per superfici ampie, a una lubrificazione mirata e precisa o viceversa.
Basta perdere la cannuccia rossa proprio quando occorre per spruzzare la giusta quantità di WD-40 o per raggiungere un punto di difficile d’accesso. Basta riporre la bomboletta senza tappo, perché sparito o rotto. Tutto ciò che poteva essere scomodo è diventato facile: adesso, con un tocco, è possibile passare da una lubrificazione per superfici ampie, a una lubrificazione mirata e precisa o viceversa.

 

 Wd-40 Multiuso – Idrorepellente

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L’elevata aderenza di WD-40 al metallo permette il formarsi di una barriera perfetta contro l’umidità. WD-40 si infiltra sotto l’umidità e ricopre completamente qualsiasi superficie, anche quelle che presentano micro irregolarità. È così che WD-40 elimina rapidamente i cortocircuiti da umidità.

 

Wd-40 Multiuso – Anticorrosivo

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La pellicola formata da WD-40 garantisce una protezione contro acqua, umidità, gelo e relativi effetti corrosivi. WD-40 protegge dall’ossidazione e da qualunque forma di corrosione anche nelle condizioni più critiche. Questa sua azione è duratura e preventiva.

 

Wd-40 Multiuso – Lubrificante

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Uno dei principali componenti di WD-40 è un lubrificante attivo e permanente. WD-40 non contiene silicone, lanolina o additivi che possano attirare polvere o sporcizia. I meccanismi vengono perfettamente lubrificati in modo pulito.

 

Wd-40 Multiuso – Detergente

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WD-40 elimina facilmente macchie di grasso, catrame, colla, ecc. da qualunque superficie non porosa. WD-40 penetra sotto la sporcizia eliminandola, senza lasciare residui di agenti corrosivi. WD-40 può essere utilizzato su tutte le superfici metalliche e in plastica.

 

Wd-40 Multiuso – Sbloccante

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WD-40® sblocca le parti grippate e i meccanismi arrugginiti, bloccati o congelati. L’aderenza al metallo di WD-40 gli permette di penetrare molto rapidamente per capillarità nelle minime porosità del metallo, attraversando così ruggine e strato corrosivo. Le proprietà lubrificanti di WD-40 garantiscono poi il funzionamento costante delle parti sbloccate.

Cantinetta vino da un cassettone

Le bottiglie di pregio trovano posto in una cantinetta vino ricavata da un vecchio cassettone recuperato.

Se il cassettone della bisnonna non è proprio un pezzo nobile e raro possiamo anche permetterci di scherzarci su e, dopo averlo restaurato, dotarlo di un cassetto molto particolare, in modo da realizzare una cantinetta vino che riceva le bottiglie della nostra piccola riserva. In pratica si tratta di realizzare un grande cassetto che abbia il frontale trasparente (o traslucido), in modo da lasciar vedere, dall’esterno, le bottiglie di vino. Rifinisce il tutto un’illuminazione interna realizzata con un tubo fluorescente di bassa potenza. Tralasciando le attività di restauro vero e proprio, passiamo ad esaminare la costruzione della cantinetta vino. Utilizziamo pannelli di MDF (ma anche il multistrato va bene) dello spessore di 20 mm che è sufficiente per dare una buona rigidità all’insieme. Dobbiamo tagliare quattro pezzi: il piano di base che sarà identico, come dimensioni, a quello del cassetto originale; i due fianchi (lunghi quanto la profondità del piano di base meno 5 mm); il fondo (uguale all’originale). Assembliamo i quattro pezzi a formare il corpo del cassetto, utilizzando colla vinilica. Se vogliamo aumentare la robustezza possiamo utilizzare qualche vite autofilettante ma per questa costruzione, che non deve sopportare sforzi particolari, può bastare la colla. Quando la struttura è pronta, stendiamo una mano di fondo e due mani di smalto acrilico bianco.

Il frontale trasparente
Il cassetto viene dotato di un profilato sagomato di alluminio applicato per incollaggio (con colla di montaggio), lungo il bordo anteriore del piano di base. Il profilato funge da maniglia. Il pannello frontale è costituito da un foglio di plexiglas traslucido dello spessore di 5 mm. La sua lunghezza è pari a quella del piano e la sua altezza è pari a quella dei fianchi Il fissaggio si effettua posizionandolo e bloccandolo con due angolari di alluminio incollati sia ai fianchi che ad esso. Il lavoro termina con l’applicazione di un tubo fluorescente (completo di plafoniera dotata d’interruttore) sul bordo posteriore della traversa che sovrasta il cassetto: la sua luce illuminerà la nostra cantina facilitandone la visione. 

Cantinetta vino – Il progetto

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Il cassetto trasparente

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  1. Dopo aver tagliato tutti i pezzi che compongono il cassetto passiamo all’assemblaggio utilizzando colla vinilica. Alcuni morsetti lasciati in posizione per 24 ore garantiscono una forte presa. 
  2. La finitura del cassetto viene realizzata con l’applicazione di una mano di fondo. Ad asciugatura avvenuta si carteggia accuratamente e quindi si applicano due mani di smalto acrilico bianco
  3. L’impugnatura del cassetto è costituita da un profilato in alluminio. Tagliamo questo elemento, e gli angolari che bloccano il plexiglas, con il seghetto da ferro guidato dalla cassetta tagliacornici.
  4. Il profilato di alluminio si applica lungo il bordo anteriore del piano di base del cassetto e si fissa a questo tramite un cordone di colla di montaggio.
  5. Un grosso morsetto blocca saldamente il profilato di alluminio. Nei 5 mm di spazio restante possiamo applicare il frontalino in plexiglas
  6. Il frontalino si fissa ai fianchi per mezzo di due spezzoni di angolare di alluminio. Il tutto viene bloccato da alcuni cordoni di colla universale. 

La luce interna

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  1. Per illuminare le bottiglie nel cassetto montiamo una luce fluorescente al neon (completa di plafoniera e di interruttore). La avvitiamo sul bordo posteriore della traversa che sovrasta il cassetto. 
  2. Il cavo di alimentazione fuoriesce dal mobile grazie ad un’apertura realizzata con alcuni fori praticati con il trapano. Il cavo è bloccato al telaio con graffette. 

 

 

 

 

 

 

Smaltare vasca da bagno

Guida passo-passo per smaltare vasca da bagno correttamente con smalto epossidico

Le vasche in ghisa ed in acciaio smaltato sono state sostituite da quelle in vetroresina, materiale decisamente più resistente, versatile e leggero. Le vasche in ghisa però, sono comunque ancora diffuse e tendono, con il tempo a scheggiarsi e creparsi.

Con l’uso, la vasca può danneggiarsi a causa di oggetti caduti dentro di essa. Le scheggiature e le crepe vanno riparate subito per non trasformarsi in danni maggiori.

Smaltare vasca da bagno – La procedura

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  1. dopo aver lavato bene la vasca con una soluzione acida si carteggia la zona scheggiata per eliminare le ultime impurità.
  2. per smaltare vasca da bagno si prepara uno smalto epossidico ceramico bicomponente miscelando la resina e l’indurente.
  3. con una spatolina si applica lo smalto sulla zona scheggiata. Durante questa operazione vanno sempre indossati i guanti.
  4. dopo aver lasciato indurire ed essiccare lo smalto epossidico, si carteggia la zona trattata manualmente o con una levigatrice con suola vibrante.
  5. utilizzando carta vetrata a grana fine, si rifinisce per pareggiare il profilo della zona trattata.
  6. per ripristinare il colore “bianco sanitario” si utilizza uno smalto bianco spray che va spruzzato attraverso il foro di un cartoncino.

Vasi decorati

Realizziamo dei vasi decorati per impreziosire i nostri ambienti.

I vasi di terracotta sono pratici e utili finché si vuole, ma sono anche piuttosto anonimi. E’ chiaro che a noi non sta bene e troviamo il sistema di abbellirli, meglio se con un tocco di vivace personalizzazione. Come? Con gli smalti all’acqua e qualche piccola decorazione, ma di buon effetto estetico. Se il vaso è anche un po’ datato meglio ancora, il trattamento gli conferirà un nuovo e splendido look.

Vasi decorati – Come procedere
Utilizziamo gli smalti acrilici all’acqua; da preferire sono quelli adatti per interno ed esterno in modo che se vogliamo disporre i vasi all’aperto non avremo problemi.  Prima di applicare lo smalto all’acqua carteggiamo con carta vetro fine. Se necessario stendiamo una mano di cementite livellando bene la superficie un po’ ruvida della terracotta. Poi stendiamo una o più mani di smalto leggermente diluito in acqua. Passiamo quindi alla fase della decorazione che possiamo realizzare a mano libera effettuando disegni geometrici o volute, oppure utilizzando una mascherella (quelle per stencil vanno bene) e riprodurre sul vaso motivi floreali, decori stilizzati, farfalle e quant’altro la nostra fantasia ci suggerisce. Se desideriamo appendere i vasi è necessario praticare con il trapano due fori per potervi inserire una corda, sufficientemente grossa, in modo che possa sostenere il peso del vaso e bloccandola alle due estremità con un nodo. 

Vasi decorati – Materiali

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Servono: vasi di dimensioni e forme diverse; smalti all’acqua per esterno-interno di colori vari; pennelli; una cordicella ø circa 1 cm; un cutter. La spesa è contenuta (in tutto circa 15 euro).

Vasi decorati – Procedimento

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  1. Per poter sospendere il vaso pratichiamo due fori in prossimità del bordo superiore che serviranno per farvi passare la cordicella. 
  2. Procediamo dipingendo il vaso con uno smalto all’acqua stendendone almeno due mani per uniformare bene il colore.
  3. Con le mascherelle tipo stencil personalizziamo a piacere il vaso. Utilizziamo smalti le cui tonalità contrastino con il colore di base.
  4. Passiamo la cordicella nei due fori e facciamo due nodi alle estremità per fissarla in modo stabile al vaso.
  5. Per non far colare un colore sopra l’altro utilizziamo smalti poco diluiti all’acqua e, stendendone almeno 2 mani. Se il vaso è vecchio e presenta piccoli difetti conviene applicare preventivamente una mano di cementite e successivamente carteggiare.

 

Installare una vasca idromassaggio

Tutto quello che bisogna sapere per montare la vasca idromassaggio e godersi tutto il suo impareggiabile relax.

La vasca idromassaggio può essere di tipo lineare o angolare. Prima del montaggio è necessario posizionare le connessioni di alimentazione e scarico in funzione della sua forma, consultando la scheda allegata ad ogni singola vasca idromassaggio. Si tratta degli attacchi dell’acqua calda e fredda, dello scarico e del collegamento elettrico di alimentazione del compressore. Durante la fase d’installazione, occorre fare attenzione a non danneggiare le tubature ed i componenti elettrici già predisposti nella parte inferiore della vasca che va posizionata e quindi livellata perfettamente agendo sui piedini a vite che ne regolano la stabilità con precisione. La vasca idromassaggio può essere provvisoriamente spostata in modo da perfezionare i collegamenti elettrici e di scarico a parete e a pavimento. Ricollocata in posizione si fissa a pavimento con alcuni tasselli che attraversano la base dei piedini per stabilizzarla. I cavi elettrici vanno collegati nel quadro-morsettiera presente nell’apposita scatola stagna che va poi richiusa. Ogni altro collegamento dell’idromassaggio è già predisposto nell’impianto annesso alla vasca. Si monta il gruppo di alimentazione idrica completo di tubo flessibile (doccetta) e si passa alla chiusura del pannello frontale.  Si inserisce a scatto sotto alla vasca agendo su particolari molle che lo fermano saldamente. Alcune viti, dotate di cappellotto coprivite permettono il fissaggio stabile del pannello di chiusura che può essere anche composto da più elementi a seconda del modello. l Se la vasca è installata ad incasso bisogna prevedere delle aperture con pannelli asportabili in prossimità delle parti meccaniche per consentire l’ispezione del vano sottostante

Vasca idromassaggio – Come è fatta

La parte non in vista della vasca idromassaggio è solo apparentemente complessa. Tutto è già predisposto: basta effettuare i necessari collegamenti elettrici e idrici.  Prima di procedere alla chiusura del pannello conviene verificare il funzionamento e la tenuta del sifone e dei giunti dello scarico.
La parte non in vista della vasca idromassaggio è solo apparentemente complessa. Tutto è già predisposto: basta effettuare i necessari collegamenti elettrici e idrici. Prima di procedere alla chiusura del pannello conviene verificare il funzionamento e la tenuta del sifone e dei giunti dello scarico.

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Vasca idromassaggio – Il posto giusto in cui installarla

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La predisposizione dei collegamenti idrici, dello scarico e della cassetta a parete per i collegamenti elettrici va eseguita prima dell’installazione della vasca idromassaggio. A questo scopo è utile consultare la scheda di montaggio allegata a ogni vasca. 

Vasca idromassaggio – Montaggio e collegamenti

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  1. Utilizzando una livella a bolla si pone la vasca perfettamente in piano. Allo scopo si ruotano i piedini a vite.
  2. Si effettuano i collegamenti elettrici e si applica il gomito con il tubo in PVC che dal sifone della vasca va allo scarico a pavimento.
  3. Si bloccano i piedini con alcuni tasselli a espansione inseriti nel pavimento. La vasca risulta assolutamente stabile.
  4. Il pannello di chiusura si presenta lungo il bordo e lo si inserisce sotto di esso bloccandolo con alcune molle. 
  5. Il pannello si blocca definitivamente per mezzo di viti che vengono poi occultate da cappellotti coprivite.
  6. Lungo le linee di contatto tra la vasca e le pareti si stende un cordone di silicone trasparente per evitare infiltrazioni d’acqua. 

Come sostituire il filtro dell’aria

Sostituire il filtro dell’aria dell’auto, è un’operazione che va fatta regolarmente. Vediamo come.

Cambiare o pulire spesso il filtro dell’aria permette al motore di funzionare meglio e inoltre fa consumare all’automobile meno carburante a parità di condizioni.
filtri-aria-autoIl filtro andrebbe sostituito ogni due anni al massimo, a prescindere dai chilometri percorsi, perché residui di polline, smog, polvere si accumulano anche se l’auto viene lasciata a riposo. Chi abita in zone agricole dove pollini e polvere di terra abbondano, dovrebbe sostituirlo ogni anno. Per acquistare il filtro adatto conviene portarsi il libretto di manutenzione per facilitarne l’individuazione.

I filtri di carta (sono i più diffusi) non possono essere puliti in alcun modo e vanno sostituiti con un tipo identico. Cerchiamo di procurarci il tipo di filtro consigliato dalla casa automobilistica, per essere certi di qualità ed efficacia.

 

Se il filtro dell’aria si intasa sono guai!

filtro-aria
Il filtro impedisce alla polvere di penetrare nel condotto di aspirazione del sistema di alimentazione del motore.  Se il filtro è sporco oppure ostruito,  vi è un eccessivo consumo di carburante oppure una regolazione incerta della miscela aria/carburante.
Il mo­to­re ten­de a spe­gner­si al mi­ni­mo, an­che a mo­to­re cal­do e inol­tre, du­ran­te le ac­ce­le­ra­zio­ni, presenta delle discontinuità perché al car­bu­ra­to­re ar­ri­va po­ca aria e quin­di la mi­sce­la con la ben­zi­na è trop­po ric­ca.

Come sostituire il filtro

sostituzione-filtro

  1. Per accedere al filtro dell’aria dobbiamo allentare le viti o le mollette che bloccano il coperchio del contenitore e, talvolta, scollegare questo dal tubo di aspirazione allentando le relative fascette.
  2. Estraiamo dalla sede con attenzione il filtro da sostituire. Prima di inserire quello nuovo puliamo il contenitore con uno straccio imbevuto di gasolio. Mettiamo il filtro e richiudiamo.
  3. Alcune auto, ma soprattutto le moto, sono dotate di filtro in schiuma di poliuretano, che estraiamo allentando le relative viti. Se è compromesso lo si sostituisce, altrimenti è possibile pulirlo.
  4. Il filtro, preventivamente sbattuto per ridurre la polvere, va immerso in una bacinella con petrolio raffinato o gasolio. Lo lasciamo a bagno per una decina di minuti in modo che i residui grassi si sciolgano.
  5. Togliamo il filtro dalla bacinella e lo strizziamo per bene. Possiamo immergerlo in acqua con detersivo per piatti per eliminare le residue tracce di sporco e grasso non completamente sciolte.
  6. Prima di rimontare il filtro è indispensabile asciugarlo perfettamente. Il metodo migliore è sottoporlo al soffio di aria compressa che elimina acqua e residui. Poi lo rimontiamo in sede.

sostituire-il-filtro

 

Tavolo di recupero con tubi delle stufe

Un tavolo di recupero costruito con tubi della stufa e un piano di vetro di recupero.

I tubi utilizzati per espellere i fumi di scarico delle stufe possono sembrare elementi insoliti per realizzare complementi d’arredo; eppure, grazie alla loro componibilità, ben si prestano a ottenere strutture alternative come, per esempio, il supporto per un tavolino di vetro temprato. La sua forma si ottiene mediante l’inserimento dei tubi in quattro gomiti fissati per mezzo di rivetti. Quattro ruote piroettanti consentono, inoltre, di spostare agevolmente il tavolino per collocarlo dove più ci aggrada. Il piano in doppio vetro (anche di recupero)
è poggiato sulla struttura e protetto nei punti di contatto grazie a quattro feltrini adesivi.

materiali tavolo di recuperoCosa serve per realizzare questo tavolo di recupero

✓ 4 tubi per stufa ø 150 mm
✓ 4 curve ø 150 mm
✓ Profilato di alluminio a “L” da 20×20 mm
✓ Lastra di doppio vetro 1000×1000 mm spessa 18 mm
✓ Ruote piroettanti ø 40 mm
✓ Viti per metallo, chiave a brugola
✓ 8 rivetti, 4 feltrini
✓ Smerigliatrice angolare, trapano, pinza rivettatrice
✓ Adesivo di montaggio trasparente

 

tavolino-ghisa

  1. Per tracciare la linea di taglio  aiutiamoci con una guida costituita da un listello di legno alla cui estremità è fissato un pennarello. Seguendo la traccia tagliamo il tubo utilizzando la smerigliatrice.
  2. Segniamo, sulle quattro curve, in posizione centrale, i punti da forare per potervi fissare le ruote piroettanti. In corrispondenza dei segni pratichiamo i fori per l’inserimento delle viti.
  3. Collochiamo in posizione le ruote piroettanti e fissiamole serrando le quattro viti a brugola nei rispettivi dadi. Non esercitiamo una forza eccessiva, per evitare di deformare la curva di alluminio.
  4. Lungo il tratto d’unione tra tubi e curve pratichiamo due fori che ci permettono di inserire i rivetti e bloccare la struttura. Serriamo i rivetti nei fori con la pinza rivettatrice che li deforma e li trancia.
  5. Proteggiamo i punti di contatto tra la struttura di alluminio e il vetro utilizzando piccoli feltri adesivi di forma rotonda. In commercio possiamo trovarli di differenti grandezze (almeno 2 cm di diametro).
  6. Tagliamo a misura i profili di alluminio con cui rivestire lo spessore del vetro e incolliamoli  al vetro utilizzando un adesivo di montaggio trasparente che garantisce presa immediata.

tavolino-faidate

 

Costruzione tavolo di recupero

Alpina Italia

Alpina Italia è il marchio del Gruppo DAW dedicato al consumatore faidate, ed è presente nel settore delle pitture da oltre un secolo. Il marchio Alpina è leader di mercato in Germania, Svizzera e Austria ed è riconosciuto per la continua tendenza verso la qualità e la sostenibilità.

A partire dal 2012 Alpina Italia, Divisione di DAW Italia GmbH & Co KG, opera sul mercato italiano del DIY con prodotti di alta qualità, eco-sostenibili e sicuri per la salute, che rendono più sane e protette le abitazioni. L’offerta comprende idropitture classiche e speciali per interni ed esterni, impregnanti e vernici per la cura e la decorazione del legno e del metallo, finiture colorate sviluppate secondo concept creativi che consentono di scegliere i migliori abbinamenti cromatici e decorativi per ogni tipo di ambiente.

Una gamma prodotti con packaging innovativo e accattivante, in continua evoluzione in base alle tendenze del mercato, per soddisfare tutte le richieste di performance e le esigenze estetiche del consumatore fai-da-te. L’azienda sviluppa inoltre strumenti innovativi di comunicazione e merchandising per i punti vendita e, attraverso la DAW Akademie, organizza corsi teorico-pratici di formazione tecnica dedicati a tutti gli operatori del settore fai-da-te, dalle rivendite indipendenti ai minibrico, fino alle catene della grande distribuzione specializzata. Un’offerta ampia e innovativa di prodotti e servizi, studiati e personalizzati appositamente per il mercato italiano.

Costruiamo una poltrona da una bobina

Realizziamo una curiosa e robusta poltrona da giardino utilizzando un rocchetto-bobina per cavi dell’alta tensione.

La parte più importante della realizzazione di questa poltrona-bobina è la costruzione dello schienale della seduta. Il trucco consiste nel tagliare due archi di cerchio dai fianchi del rocchetto per ottenere i due pezzi che vanno accostati e uniti per ottenere lo schienale. Il supporto dello schienale viene realizzato avvitando un listellone di buona sezione tra i due fianchi circolari: su di esso si fissa lo schienale.
La giusta posizione del listellone va determinata collocando il rocchetto sul piano, appoggiato sulle due parti tagliate che offrono un sicuro appoggio a terra senza il rischio di ribaltamento.

Bobina

Cosa occorre per costruire la poltrona-bobina

✓ Rocchetto per cavi alta tensione
✓ Sega circolare
✓ Trapano avvitatore
✓ Levigatrice orbitale (o a delta)
✓ Viti autofilettanti
✓ Carta vetrata
✓ Pennello e smalto acrilico
✓ Bordino di gomma (quello che si usa nei soffitti con finte travi per occultare le giunzioni tra pezzi adiacenti)

La costruzione passo passo

bobina-recupero

  1. Tagliamo ognuna delle due ali del rocchetto alla base, in modo da ottenere due pezzi che, uniti, formano lo schienale della poltrona.  Per l’unione utilizziamo due tavolette fissate all’estremità con viti.
  2. Per tenere in posizione la robusta traversa su cui va appoggiato lo schienale, servono quattro lunghe viti che attraversano l’intero spessore delle ali. Aumentiamo la coppia dell’avvitatore se necessario.
  3. Due viti, avvitate anche sul davanti dello schienale, lo assicurano in modo definitivo al traverso posteriore. Il nostro rocchetto è ora trasformato in un’originale poltrona, molto stabile.

    costruzioni-bobina

  4. Con carta vetrata media (n° 140) carteggiamo il sedile per prepararlo alla successiva mano di finitura. L’operazione di carteggiatura va raffinata utilizzando carta abrasiva più fine (n° 280).
  5. Trattiamo tutta la poltrona, a esclusione del sedile cilindrico, con smalto acrilico, da scegliere in un colore a piacere. Se necessario applichiamone due mani, intervallate di 24 ore l’una dall’altra.
  6. Un nastro di gomma nera con finte borchie, incollato con adesivo tenace sul bordo delle ali del rocchetto, dona un sapore medioevale alla poltrona che assume sempre più l’aspetto del trono.

disegnopoltrona

Misure precauzionali stufa a pellet

Una serie di utili indicazioni per far funzionare la stufa a pellet in totale efficienza e sicurezza.

Buona parte delle misure precauzionali da prendere per l’installazione di una stufa a pellet sono le stesse delle stufe a legna: lo scarico dei fumi non può essere fatto all’interno di una canna fumaria già utilizzata per altre apparecchiature; se il pavimento è potenzialmente infiammabile, occorre predisporre uno strato di separazione tra questo e la stufa (ad esempio una lamiera). Per la collocazione va tenuto conto che è necessario un passaggio all’esterno per il prelievo di aria, in modo che la stufa non sottragga ossigeno all’ambiente chiuso. Bisogna anche accertarsi che la posizione consenta di effettuare con facilità gli interventi di manutenzione. L’installazione delle stufe a pellet va effettuata vicino a una presa elettrica, già esistente o predisposta allo scopo. Se non si dispone di una canna fumaria libera, bisogna praticare un foro nel muro per il tubo di uscita dei fumi: occorre pertanto verificare che la zona da demolire non sia attraversata da impianti sottotraccia, poi si può praticare l’apertura. 

Stufa a pellet – Apertura per la canna fumaria

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 L’operazione può essere effettuata manualmente, come mostra la sequenza fotografica, ma spesso gli installatori utilizzano potenti trapani con sistema di aspirazione, in grado di far avanzare grosse frese a tazza con riporti diamantati che lasciano un foro pulito e calibrato, da sigillare con cura dopo l’inserimento del tubo. Tutta la procedura di installazione, il collaudo e le successive manutenzioni vanno effettuate da personale qualificato

Stufa a pellet – Installazione sul Parquet con acciaio brunito

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Se il locale in cui installare la stufa ha il pavimento di legno, non si può appoggiarla direttamente su di esso: oltre alla deformazione termica, il rischio di danneggiamenti e bruciature è elevato e bisogna interporre tra stufa e pavimento un appoggio che protegga la superficie di legno e, al tempo stesso, possa apparire come un elemento integrante della stufa piuttosto che un adattamento alla situazione. Pur non essendo il massimo dell’eleganza, una piastra di acciaio brunito che delimiti una zona più ampia rispetto all’effettivo ingombro della stufa può essere una valida soluzione. La verniciatura deve riprendere la tonalità della struttura della stufa e gli angoli a vista vanno ampiamente smussati. Lo spessore consigliabile è 10/10 o 15/10.

Stufa a pellet – Installazione sul Parquet con piastrelloni

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In questo caso si tratta di asportare una porzione di parquet la cui superficie deve tenere conto delle dimensioni dei piastrelloni e di quelle delle fughe, da lasciare anche lungo il perimetro. Il sistema migliore per effettuare questa operazione in modo preciso e senza danneggiare la superficie, se il parquet è incollato, è l’utilizzo di una fresatrice portatile munita di guida. Terminata la rimozione e ripulita la zona da colla e residui, si incollano le piastrelle utilizzando un listello da 10 mm per mantenerle equamente distanziate dal legno e garantire la compensazione di eventuali dilatazioni. Terminato l’incollaggio, si realizza una cornice di profili sagomati, del tipo utilizzato normalmente per raccordare pavimentazioni di diversa natura o il cui livello non è esattamente coincidente. Viene bloccata tramite perni inseriti sulla faccia inferiore dei profili e fatti penetrare in fori praticati allo scopo nel massetto.

Stufa a pellet – Installazione sul Parquet con cristallo termico

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Un cristallo con il profilo frontale stondato, con un raggio simile a quello della stufa (in questo caso), non interrompe la continuità del pavimento. Per evitare lo scalino dato dallo spessore del cristallo, si può riportare la sagoma a pavimento, asportare con precisione la porzione di parquet dalla zona interessata e, se non basta eliminare lo strato di feltro (o di colla), piallarne la faccia inferiore per poi riposizionarle senza alcun fissaggio a pavimento, poggiandovi sopra il cristallo.