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Palazzetti Ecofire – La gamma

La gamma di stufe a pellet Palazzetti Ecofire racchiude modelli capaci di rispondere alle diverse necessità imposte dagli spazi abitativi e dalle abitudini delle persone, con tutto il piacere della fiamma a vista e la certezza di essere in perfetto equilibrio con la natura.

Scegliere una stufa a pellet come forma di riscaldamento esclusivo o integrativo per la propria casa vuol dire assicurarsi un comfort naturale e facile da gestire: per la sua installazione occorrono soltanto una presa d’aria esterna, un tubo di uscita fumi Ø 80 o 100 mm, che per legge deve arrivare a tetto, e il collegamento a una presa elettrica. Le stufe Palazzetti Ecofire hanno rendimenti altissimi (in alcuni casi superiori al 96%) e sono completamente automatiche e programmabili: il sistema di caricamento dei pellet, l’accensione, lo spegnimento e la gestione del calore negli ambienti vengono gestiti in modo autonomo dalla stufa. Come tipologia di riscaldamento, si può scegliere tra i modelli Aria o Idro: i primi possono riscaldare la casa per irraggiamento, per convezione naturale oppure, tramite apposite canalizzazioni, portare l’aria in altre stanze; i modelli Idro, invece, possono scaldare l’acqua per tutte le necessità domestiche, sia per i termosifoni sia per uso sanitario. Il tutto racchiuso in un’estetica ricercata che ne fa non soltanto un elemento funzionale, ma un componente integrabile in qualsiasi tipi di arredamento. Ci sono poi da tenere in considerazione le diverse esigenze dell’utilizzatore in termini di spazio per l’installazione, dei volumi da riscaldare, della silenziosità: per scegliere il modello giusto occorre valutare questi aspetti e gli eventuali vincoli per l’installazione.

Palazzetti ecofire – Sabina

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Il rivestimento di legno (teak, wengè, laccato bianco o nero) della stufa Sabina la rende un complemento d’arredo adatto sia agli ambienti classici sia a quelli moderni e contemporanei. A partire da euro 4.280 + iva.

Palazzetti ecofire – Denise

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Denise è ideale per piccoli spazi o corridoi: installabile a filo muro, garantisce altissimi rendimenti e minimi consumi. Ha una portina estetica in vetro a specchio che, a focolare spento, rende invisibile il braciere. A partire da euro 2.380 + iva.

Palazzetti ecofire – Lola

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La ventola di Lola può funzionare solo per scaldare la casa velocemente, poi può essere esclusa e la stufa riscalda solo per convezione naturale, in modo totalmente silenzioso. Ideale per riscaldare nelle ore notturne. Euro 3.280 + iva.

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Perfetta come integrazione di un impianto esistente senza interventi murari, Rossella diffonde l’aria calda tramite un ventilatore, velocemente e in modo omogeneo; ideale per scaldare un unico ambiente o più ambienti in relazione tra loro. A partire da euro 1.830 + iva

Maggiori informazioni sul sito Palazzetti www.palazzetti.it

Acquista altri modelli della linea Ecofire Palazzetti

I valori che producono talento

Editoriale tratto da “Far da sé n.439 Giugno 2014”

Autore: Carlo De Benedetti

Traiamo alcune frasi dall’intervista che Gian Luca Sghedoni (47 anni, amministratore delegato del gruppo Kerakoll, fondato dal padre Romano nel 1968 e leader mondiale nei prodotti per l’edilizia sostenibile, il restauro storico e l’interior design) ha rilasciato il 26 marzo scorso a Panorama. “Io cerco quelli che nessuno vuole: neolaureati in economia privi di esperienza, ma ricchi di talento, under 26 con perfetta conoscenza dell’inglese”. “In 25 anni di lavoro ho fatto più di 3.000 colloqui e penso che il tempo dedicato alla ricerca dei talenti sia quello speso meglio”. “Ho parlato con tantissimi ragazzi che lavorano per mantenersi e per studiare, con grande determinazione e cercano solo una chance per costruirsi un futuro”. “Per me i valori sono fondamentali. Il talento senza i valori non funziona”. Sono parole forti e inconsuete in un Paese come il nostro in cui la disoccupazione giovanile ha toccato livelli record molto vicini al 50% e in cui ogni tanto qualcuno sente il bisogno di descrivere i giovani come una massa di pelandroni che si fanno mantenere dai genitori. Certo ci sono quelli che, mantenuti nella bambagia dalla famiglia, si laureano oltre i 30 anni e poi aspettano che il “posto di lavoro” piova dal cielo, ma non sono la maggioranza. Molti affrontano lo studio con impegno (anche se la scuola molto spesso ha col mondo reale rapporti poco concreti), cercano o si inventano una professione, sono pronti a esperienze forti come andare all’estero, sono consapevoli che ci vuole costanza e inventiva. Ma alla base di tutto ci stanno i valori: perché se la famiglia e la scuola hanno saputo inculcare nei giovani i valori dell’umiltà, della pazienza, dell’ingegnosità, dell’onestà, della fatica (qualcuno ha scritto che solo nel dizionario successo viene prima di sudore), della collaborazione, della capacità di fare gruppo, allora anche al problema del lavoro si trova soluzione. Se invece, magari per avere talento, si pensa che tutto sia dovuto, che l’unico obiettivo sia un robusto stipendio e un lungo periodo di ferie, che si debba passare sugli altri per fare carriera, che la grinta supplisca allo studio e all’esperienza, allora è facile incorrere in successi momentanei che alla lunga non si consolidano. Meglio dunque, anche per un’azienda, investire su giovani ricchi di valori e aiutarli a farsi l’esperienza in un ambiente sano dove il talento trova il giusto habitat per sbocciare!

Gian Luca Sghedoni posa davanti al GreenBuilding Campus dove Kerakoll organizza corsi professionali e seminari. www.kerakoll.com
Gian Luca Sghedoni posa davanti al GreenBuilding Campus dove Kerakoll organizza corsi professionali e seminari. www.kerakoll.com

Lampade Tiffany

Impariamo la tecnica del Tiffany per creare oggetti ricercati per la nostra casa, come queste lampade Tiffany in vetro soffiato, realizzate con una modesta attrezzatura di base

Le lampade Tiffany sono senza dubbio tra gli oggetti che meglio si prestano ad essere realizzati in vetro con la tecnica Tiffany. Si tratta di lavorazioni che spesso risultano più semplici di quanto potrebbe sembrare a prima vista; ciò che occorre è la capacità di seguire scrupolosamente le indicazioni e, per ottenere un piacevole effetto estetico, il gusto di scegliere la decorazione giusta.
In primo luogo bisogna tracciare, su robusto cartoncino, la sagoma delle varie parti, in scala 1:1 e con tutte le suddivisioni interne; ogni tessera del mosaico va ritagliata con precisione con un cutter ben affilato e poi riportata sul vetro, dove serve da guida per il tagliavetro.
Per meglio scegliere gli accostamenti è opportuno colorare nelle tinte volute le diverse zone da ritagliare, contrassegnando anche i vari pezzi con un numero.
Il taglio del vetro richiede un minimo di manualità e, almeno all’inizio, evitiamo linee troppo tortuose e complesse; piccole modifiche si ottengnono molando le tessere.

Il contorno delle tessere
Ogni singolo pezzo va contornato con l’apposito nastro autoadesivo di rame ed accostato agli altri: quando tutto è pronto si passa alla saldatura, da eseguire con una lega di stagno e con un saldatore  elettrico. Per ottenere una robustezza a tutta prova dobbiamo evitare le cosiddette saldature “fredde”, che si riconoscono dal fatto che le gocce di metallo fuso, raffreddandosi, rimangono opache: questo significa che il supporto (in pratica il nastro di rame) non aveva ancora raggiunto una temperatura sufficiente quando vi è stata fusa la lega di stagno.
Quando tutti i pezzi sono stati assemblati e formano un insieme solido e privo di punti deboli o malfermi si lava accuratamente l’oggetto con acqua e sapone e lo si asciuga con cura prima con uno straccio pulito e poi con un phon per capelli; l’ultima fase richiede una passata d’acido sulle saldature, da erogare con un pennellino, in modo che lo stagno diventi più scuro e rimanga protetto da eventuali formazioni di ossido.

Realizzazione di Lampade Tiffany

Sagoma tessere lampada tiffany Tagliavetro professionale Pinza a becchi piatti

  • La sagoma delle tessere si riporta sul vetro con un pennarello a punta finissima o con una matita (ma poi bisogna tagliare a mano libera) oppure si utilizza come dima per il tagliavetri.
  • Un tagliavetro professionale rende assai più facile tutto il lavoro; si passa più volte sulla traccia prima di usare le pinze.
  • Incisi i contorni sulla lastra, le varie tessere vanno staccate con una pinza a becchi piatti che forza a cavallo della linea di incisione.

 

  1. La molatura dei bordi consente sia di eliminare le asperità più evidenti, sia di sagomare con maggior precisione i contorni.
  2. Il nastro di rame si modella con facilità e, essendo autoadesivo, aderisce ai contorni delle tessere con la semplice pressione delle dita, ma va posizionato con molta cura.Molatura tessere per Tiffany Nastro di rame 

    Saldatura lampada Lavaggio Soluzione acida

  3. L’assemblaggio delle lampade Tiffany si realizza prima con alcuni punti di saldatura poi con cordoni continui di stagno fuso applicati su tutte le linee di giunzione.
  4. Si lava con acqua e sapone l’oggetto finito, da rifinire con una passata di acido.
  5. Ripassando con una soluzione acida (meglio usare i guanti) i vari punti di saldatura, si ottiene il duplice risultato di scurire lo stagno e proteggere il metallo ad essi adiacente dal processo di ossidazione.

Ecco alcuni esempi di lampade Tiffany.

Lampade Tiffany Lampade Tiffany

 

Sciroppo di rose

Lo sciroppo di rose, legato alla tradizione della Valle Scrivia e delle zone limitrofe, si ottiene dalla lavorazione dei petali delle rose: alcune sono più adatte allo scopo

Rosanna, titolare dell’agriturismo La Traversina di Stazzano (AL), si considera una predestinata dal suo nome, composto da Rosa e Anna. Le talee di rosa, infatti, si effettuano tradizionalmente nel giorno di S. Anna (26 luglio).
Oltre a una coltivazione di rose che conta 250 varietà, un appezzamento con 403 piante e 50 varietà è destinato alla produzione di rose per farne il dolcissimo sciroppo di rose che, oltre ad avere  proprietà dissetanti e rinfrescanti, è anche ottimo come aperitivo (un dito di sciroppo in un bicchiere di vino bianco Cortese), sul gelato, sulla panna cotta, nelle torte; seguiamone passo passo la preparazione, arricchita con qualche consiglio dettato dall’esperienza.

Quali sono le rose più adatte

Rose adatte per lo sciroppo
La specie più idonea in assoluto, per avere uno sciroppo di rose dal profumo intenso e dal colore rosso rubino acceso, è la Madame Isaac Pereire, una specie rampicante e arbustiva che produce grandi fiori. In senso più generale, per lo sciroppo si utilizzano rose muscose, centifolie e damascene.
I fiori vanno raccolti al mattino, poi i petali vanno distesi sopra un piano pulito per effettuarne la cernita e verificare la presenza di insetti o altre impurità.

La bollitura e la macerazione

limone-spremuto

  • Le proporzioni per la preparazione dell’infuso prevedono un litro di acqua ogni 400 g di petali.
  • Per questa dose dobbiamo avere a portata di mano due limoni da cui ricavare il succo per spremitura: di uno di essi utilizziamo anche la buccia.petali-di-rosa-per-sciroppo
  • Prendiamo una pentola di capienza adeguata, mettiamo l’acqua necessaria e aggiungiamo delicatamente i petali di rosa.
  • Dopo una prima amalgamazione aggiungiamo le scorze e il succo di limoni: mescoliamo e portiamo a ebollizione il tutto.preparazione sciroppo
  • Dopo la bollitura, la base per lo sciroppo va chiusa ermeticamente e posta in un luogo caldo (chi ha una serra, può utilizzarla allo scopo) dove va lasciata riposare per 24 ore.
  • Si può utilizzare una pentola a pressione, oppure chiudere una pentola normale con un coperchio adatto e rivestire la zona di chiusura con pellicola trasparente.

Spremitura e filtrazione

Preparazione sciroppo di rose

  • Dopo un’intera giornata di riposo, possiamo dedicarci alla preparazione dello sciroppo vero e proprio.
  • I petali vanno estratti e “strizzati” per recuperare tutta l’acqua che hanno assorbito: allo scopo è molto utile uno schiacciapatate.
  • Sia la parte liquida rimasta nella pentola, sia quella recuperata dai petali, vanno filtrate attraverso un colino. Meglio far defluire il liquido direttamente in un contenitore graduato, per verificarne la quantità.
  • Poniamo il liquido in una pentola e, per ogni litro di questo, aggiungiamo un chilo e mezzo di zucchero.
  • Per ottenere lo sciroppo dobbiamo far sobbollire la miscela per una ventina di minuti. Attenzione: il fuoco va regolato in modo da non raggiungere il punto di ebollizione, ma molto vicino a esso.
  • L’imbottigliamento avviene quando lo sciroppo è ancora caldo, poi lo si pone in un luogo fresco e buio in attesa del consumo, per il quale è pronto appena raffreddato. In questo modo la bottiglia integra si conserva a lungo, ma una volta aperta, trattandosi di un prodotto privo di conservanti, va tenuta in frigorifero.

Sciroppo di rose limpido

L’aggiunta di succo di limone all’acqua in cui si mettono a bollire i petali conferisce allo sciroppo il tipico colore rosato e contribuisce a renderlo più limpido.

Realizzazione di Rosanna Varese

Barattoli da cucina

Barattoli da cucina in stile Manhattan ottenuti recuperando varie scatole di latta.

Riutilizziamo le scatole di latta delle caramelle, del caffè o del the per ottenere un pratico e allegro contenitore a scomparti per gli attrezzi da cucina.
Arrediamo con originalità il nostro piano di lavoro della cucina, basta con quei barattoli da cucina comuni e senza personalità. L’idea che vi proponiamo è personalizzabile in base alle proprie esigenze di spazio e di colore. Per dipingere le latte vi consigliamo smalti a solvente in modo da essere facili da pulire e resistere all’acqua.

Barattoli da cucina per riporre posate e utensili

pattex

  1. Ritagliamo da una striscia di gomma, compensato sottile o cuoio alcuni spezzoni che serviranno per portare a contatto i barattoli, compensando lo spessore del bordo in cui si incastra il coperchio.
  2. Su una faccia della striscia applichiamo un cordone di Pattex 100% Colla, l’adesivo universale forte e flessibile, resistente all’acqua e al calore. Formiamo una sorta di onda che ci consenta un’adesione uniforme.
  3. Applichiamo la striscia sul fianco di un barattolo, al di sotto del profilo sporgente.
  4. Stendiamo un secondo cordone di 100% Colla sull’altra faccia della striscia e premiamovi contro un secondo barattolo, di altezza diversa rispetto al precedente.

 

incollare barattoli da cucina

Continuiamo in questo modo con gli altri barattoli: possiamo sfruttare anche gli altri lati e conferire al nostro contenitore a scomparti uno sviluppo più elaborato.

 

Modelli esemplari

Editoriale tratto da “Fai da te in Giardino n.48 Giugno-Luglio 2014”

Autore: Nicla de Carolis (Direttore Editoriale)

Molti Italiani sono ormai sfiduciati ed amareggiati per lo spettacolo che quotidianamente offre una parte della politica e della società, anche perché solo questi argomenti hanno costantemente l’onore delle cronache. E le dinamiche delle singole vicende fanno concludere che corrotti e malavitosi fanno la bella vita, non devono lottare con tasse, mutui da pagare e difficoltà quotidiane, ma hanno popolarità e avvocati di grido che, grazie anche ai tempi e ai modi della giustizia italiana, consentono loro di non “pagare dazio”. Fatti che potrebbero disorientare e per un attimo far pensare che sia questo il nuovo modello da seguire. A volte sembra che il nostro Paese sia capace di produrre solo scandali, fatti cruenti, malaffare; ma l’etica, la serietà, la professionalità, la voglia di fare bene, esistono ancora, eccome, ma se ne parla troppo poco.

Personalmente sono affascinata da storie semplici come quella del nostro lettore della provincia di Udine, Armando Sabot, che dopo essere andato in pensione ha deciso di farsi un orto e di rimettersi in gioco imparando “come si fa”. Nel servizio da pagina 64 abbiamo pubblicato le foto che ci ha mandato e il racconto di come ha realizzato questo suo orto veramente ben progettato, partendo dall’irrigazione per poi passare, con metodo, a tutto il resto. Il risultato è sorprendente e gratificante anche per noi della redazione di IN GIARDINO.

Sono altrettanto affascinata dalla innovativa scoperta dell’avvocato Carlo Cignozzi, che più di 10 anni fa, a sessant’anni, abbandonata la toga e la sua Milano, ha avuto il coraggio di cambiare vita per seguire il suo sogno: dedicarsi alla terra e in particolare alla viticoltura. E questo già sarebbe una notizia interessante, ma la storia non finisce qui. L’avvocato Cignozzi, appassionato di musica, ha pensato di “irrorare” con la musica di Mozart i vitigni della sua tenuta “Paradiso di Frassina”in Val D’Orcia, in Toscana e spiega perché: “Come nella medicina il suono può contribuire a curare o alleviare le sofferenze di una persona aumentando la sua gioia di vivere, così anche nel mondo vegetale il suono può accrescere vitalità e vigore, in special modo sulla vite, pianta tra le più complesse e misteriose. Crescere la vigna con note musicali significa, in concreto, avere una piantagione più sana e protetta da agenti patogeni, insetti e predatori.” Non è fantasia, è una teoria che ha riscontri oggettivi, studiata da fior fior di università e premiata dalle Nazioni Unite che l’hanno inserita nei 100 progetti più eco-sostenibili del mondo.
Amar Bose, lo scienziato indiano fondatore della famosa azienda Bose di Boston, leader mondiale nel settore dei diffusori acustici, ha offerto a Cignozzi 56 diffusori professionali resistenti alle intemperie che diffondono musica in oltre 2 ettari di vigna.
Sabot e Cignozzi, modelli esemplari di uomini concreti e sereni e di una realtà che ancora esiste, lontana da intrighi e malaffare.

sabot Paradiso di Frassina

Armando Sabot mostra orgoglioso un bel cavolfiore e Carlo Cignozzi con la figlia all’interno dei vigneti inondati di musica classica dai diffusori Bose.

Pavimento in tessuto

Molto utilizzato nei grandi alberghi è, al contrario della moquette, una soluzione all’avanguardia.

Il pavimento in tessuto consiste in una trama vinilica colorata fusa con un supporto costituito da PVC integrato con fibre di vetro. Questo tipo di materiale è disponibile in rotoli larghi 2×25 metri, in piastrelle da 50×50 cm e in altre forme (triangolari, esagonali, rettangolari ecc) che permettono di rivestire i pavimenti ottenendo effetti ottici e cromatici di grande effetto, specialmente alternando la direzione delle trame durante la posa: si possono così ottenere effetti tridimensionali.

Il pavimento in tessuto è un rivestimento che migliora l’isolamento acustico dai rumori di calpestio, resiste bene alle sollecitazioni, comprese quelle delle sedie a rotelle degli uffici (purché siano di gomma); è indicato per spazi soggetti a calpestio continuo, con una garanzia di 10-15 anni a seconda del prodotto. É resistente all’acqua, ma non può ritenersi impermeabile, pertanto non può essere utilizzato nei bagni o in ambienti simili.

Bolon (www.bolon.com). Distribuito in Italia da Liuni (www.liuni.com)

Pavimento in tessuto – Il rivestimento

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Su massetti grezzi occorre stendere uno strato sottile di malta autolivellante, successivamente carteggiata a macchina. La superficie va aspirata e ripulita; poi si divide la stanza in quattro parti tracciando due linee perpendicolari e si inizia a stendere la colla su una di queste. Le piastrelle possono essere posizionate affiancate, sfalsandone la trama, partendo dal centro e procedendo verso il perimetro di un primo settore, per poi passare agli altri. Prima che la colla asciughi, ciascuna fila va rullata.

Pavimento in tessuto – Manutenzione

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La pulizia ordinaria si effettua passando un’aspirapolvere; in base alle dimensioni dell’area, si può poi utilizzare una macchina lavasciuga o uno spazzolone, con acqua calda in cui diluire una dose minima di detergente multiuso (pH 7-8,5) per evitare di dover risciacquare. Se si usa lo spazzolone manuale, occorre ripassare l’aspirapolvere per asciugare.

Pavimento in sughero

Difficilmente si pensa al sughero al momento di realizzare una pavimentazione, forse perché non viene ritenuto “all’altezza” per tale impiego. Il pavimento in sughero ha, invece, una resa estetica e funzionale straordinaria

Le caratteristiche di questo materiale sono perfette per realizzare un pavimento in sughero, in quanto assicura superfici calde e piacevoli da calpestare a piedi scalzi, essendo in grado di deformarsi sotto pressione per riprendere istantaneamente alla forma originale, come la pelle umana, quindi è molto resistente agli urti: una soluzione validissima se in casa ci sono bambini, anche perché è un materiale anallergico, resistente ai batteri e non assorbe la polvere. Può essere utilizzato nei bagni e nelle cucine perché è totalmente impermeabile, può resistere in immersione per anni senza alterazioni; è un ottimo isolante termico e soprattutto acustico.

In commercio lo si trova sotto forma di piastrelle, listoni o lastre da incollare o da posare flottanti anche su pavimenti preesistenti. Per la finitura di un pavimento in sughero possono essere utilizzate vernici, cere o anche prodotti coloranti, se l’aspetto naturale non si addice agli ambienti; oltre a essere un materiale ecologico e naturale, si mantiene con estrema facilità, è sufficiente l’uso di un’aspirapolvere o una pulizia con stracci umidi e detergenti adeguati al tipo di finitura.

L’unico neo è il prezzo, poco superiore a quello di un parquet, sia per il materiale sia per la posa in opera. Haro (www.haro.com)

Pavimento in sughero – Una resa sorprendente

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Pavimento in sughero – La pianta da cui decorticato

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Il sughero si ricava in natura dalla corteccia di un particolare tipo di quercia, definita appunto “da sughero”. La prima decorticazione, su una pianta di 15-20 anni, produce il sughero “maschio”, di scarsa qualità; il sughero “femmina” si ottiene con le successive decorticazioni, da effettuarsi a cicli pressoché decennali per avere spessori sufficienti e di buona qualità. Cicli più ravvicinati di decorticazione producono qualità scadenti.

Portaombrelli fai da te

Sembra un ombrello e accoglie 6 parapioggia con un minimo ingombro – ecco il portambrelli fai da te

Questo capace portaombrelli è costituito da tasche coniche di diversa altezza, ognuna delle quali accoglie un solo ombrello, che quindi si posiziona e si estrae con facilità. La struttura consiste in una base circolare in legno, che sorregge un’asta costituita da un tondino in legno scanalato, a cui sono fissate sei tasche ricavate da fogli di plastica trasparente.

Base e asta
Il materiale di base è il lamellare da 28 mm di spessore da cui ricaviamo un disco Ø 250 mm che tagliamo col seghetto alternativo. Al suo centro pratichiamo un foro del diametro di 28 mm. La parte portante della struttura è costituita da tondino di legno Ø 28 mm, lungo 750 mm. All’atto dell’acquisto facciamo praticare un taglio longitudinale passante largo 3 mm che vada dall’estremità inferiore fino a 80 mm da quella superiore.

I coni di plastica
Il contenitore si realizza con sei fogli di plastica tagliati a triangolo e ripiegati a formare dei coni. La misura dei triangoli deve rapportarsi, naturalmente, all’altezza dell’asta. • I fogli di plastica rigida si trovano nelle cartolerie o presso i centri di bricolage e costano pochi euro al mq.

Inserire i coni
Quando abbiamo tutti i triangoli tagliati di misura (3 grandi e 3 piccoli) li pieghiamo a cono e li graffettiamo con qualche punto per tenerli ben uniti. Il lembo di plastica che sporge longitudinalmente, cioè quello graffettato, va inserito nel taglio longitudinale dell’asta (infilandolo dal basso) e incollato in sede con adesivo di montaggio.

Il bloccaggio
L’asta va, infine, inserita nel foro della base, dopo aver cosparso le parti combacianti con colla vinilica. L’inserimento permette di bloccare la plastica, stringendo l’asta che, a sua volta bloccata nel foro di base con l’aiuto della colla, viene trattenuta saldamente come in una morsa. Sulla parte superiore inseriamo e incolliamo un pomolo di legno (opportunamente forato) Ø 70 mm.

Portaombrelli – Schema illustrativo

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Portaombrelli – La realizzazione

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  1. Per la realizzazione servono: 1 pezzo di legno lamellare spesso 28 mm da cui ricavare un tondo Ø 250 mm. Un tondino di legno Ø 28 mm lungo 750 mm. Fogli di plastica rigida (per realizzare 3 coni ricavati da triangoli da 650×400 mm; 3 coni da 300x240mm); un pomolo di rifinitura.
  2.  Individuato il centro del lamellare tracciamo un cerchio Ø 250 mm. Per tagliare con il seghetto alternativo la base del portaombrelli, assicuriamo il pezzo al banco per mezzo di uno strettoio. Poi rifiliamo il taglio con raspa fine e carta vetro.
  3. Con una comune graffatrice da ufficio cuciamo i lembi dei fogli di plastica triangolari in modo da formare dei coni. Fissiamo i punti in modo da lasciare un margine di circa 10 mm per l’inserimento nella scanalatura.
  4. La flessibilità del legno ci consente di allargare la scanalatura praticata longitudinalmente al tondino per inserire tutti i lembi di plastica all’interno; con adesivo di montaggio rendiamo solidale il tutto.

 

 

Lampada alogena – Panoramica completa

Luminosa, duratura e versatile, la lampada alogena si adatta ad ogni impiego… bisogna però sapere quale tipo usare. Scopriamolo.

La lampada alogena si chiama così perché all’interno dell’ampolla invece di esservi il vuoto o un gas inerte (come nelle normali lampadine a incandescenza) c’è una miscela di gas “alogeni” che hanno la proprietà di proteggere il filamento allungandogli considerevolmente la vita.

L’ampolla, inoltre, non è in semplice vetro, ma è in vetro al quarzo molto resistente anche a lunghissimi periodi di accensione. Alcune di queste lampade alogene sono dotate di un proiettore “dicroico” che crea una luce particolarmente “fredda” e la moltiplica notevolmente.  Le lampade alogene vengono prodotte in due famiglie distinte: quelle che funzionano a bassa tensione (e che quindi abbisognano di un trasformatore) e quelle a normale tensione di rete (220 V) ; alcune sono anche dotate di “virola” (cioè l’attacco a vite) come nelle classiche lampadine a incandescenza. Le prime, a bassa tensione, hanno potenze limitate e sono adatte per illuminare mobili, quadri, vetrine, perché non scaldano. Le seconde, invece, hanno potenze anche rilevanti e sono adatte a ogni tipo di illuminazione ambientale, fari, proiettori, ecc. 

Lampada alogena- Differenti modelli

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  1. Lampada con riflettore dicroico. A bassa tensione (12 V). Potenze da 20 a 45 watt, durata 5000 ore.

  2. Lampada senza riflettore. A bassa tensione (12 V). Potenze 20 e 50 watt. Durata 2000 ore.

  3. Lampada con fascio di luce fredda. A bassa tensione (12 V). Potenze da 50 a 100 watt. Durata 3000 ore.

  4. Faretti di elevata emissione luminosa. A bassa tensione (6 e 12 V). Potenze da 20 a 50 watt. Durata 2000 ore.

  5. Lampada con proiettore. A tensione di rete (220 V). Pot. 20 watt. Durata 5000 ore.

  6. Lampada con riflettore con fusibile incorporato. A tensione di rete (220 V). Potenza da 40 a 100 watt. Durata 2500 ore.

  7. Lampada con proiettore dicroico. A tensione di rete (220 V). Pot.40 e 50 watt. Durata 2000 ore.

  8. Lampada a capsula senza proiettore. A tensione di rete (220 V). Pot.100 e 150 watt. Durata 2000 ore.

  9. Lampade compatte senza proiettore con finitura chiara e smerigliata. A tensione di rete (220 V). Pot. 40-60 watt. Durata 2000 ore.

  10. Lampada lineare per proiettori. A tensione di rete (220 V). Potenza da 60 a 2000 watt. Durata 2000 ore.

  11. Lampade con normale attacco a vite e involucro di sicurezza. A tensione di rete (220 V). Potenze da 40 a 150 watt. Durata 2000 ore.

  12. Faro riflettente. A tensione di rete (220 V). Potenza 60 watt. Durata 2000 ore.

  13. Lampada doppio involucro per proiettori di sicurezza A tensione di rete (220 V). Pot. 500 watt. Durata 2000 ore. Il costo delle lampade alogene è più elevato delle normali lampadine a incandescenza ma la loro durata è tale da renderle comunque molto vantaggiose.

Lampada alogena – Veri e propri punti luce

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Le lampade alogene, disponibili in diverse forme e finiture, sono particolarmente indicate per creare illuminazioni distribuite su molti punti luce, ognuno dei quali può diffondere la luminosità oppure concentrarla in una direzione ben definita grazie alla forma della lampada o al suo inserimento in un opportuno proiettore. Uno degli impieghi più comuni è l’illuminazione da controsoffitto sia con modelli a bassa tensione sia con proiettori a tensione di rete. Alcune sono dotate di sistemi ad incasso da fissare al soffitto, inserendo poi la lampada a pressione o a scatto, oppure avvitandola con una normale “virola” a vite.
Le diverse tipologie consentono di realizzare sistemi che alternano lampade a luce diffusa e faretti a luce concentrata che evidenziano particolari architettonici come quadri, piante, mobili, ecc.

Lampada alogena – I circuti

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Esistono modelli a bassa tensione che devono essere dotati di un trasformatore che riduce la tensione da 220 a 12 volt (o altro valore, a seconda del tipo). Il trasformatore può servire più lampade e va collocato in un punto non in vista.

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I  modelli con attacco a vite sono disponibili con virole E27 (larghe 27 mm) ed E14 (14 mm) per essere avvitati in tutti i portalampade delle normali lampadine a incandescenza (rispetto alle quali sono molto più durature).

Lampada alogena – Situazioni differenti

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Alcune lampade a tensione di rete con attacco a vite sono dotate di un fusibile incorporato e sono disponibili con ampolla trasparente o opalina. 

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Nei proiettori per esterno si utilizzano alogene lineari a tensione di rete che raggiungono potenze di illuminazione molto elevate.

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I faretti (definiti “d’accento”) a bassa tensione (o a 220V) servono per illuminare una parte limitata di spazio per valorizzare un elemento dell’arredamento.