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Tavolino con elettricità

Un tavolino con elettricità, una pratica soluzione che ci consente di avere prese di corrente molto vicine alle apparecchiature grazie a una multipresa incassata nel tavolino.

Il computer c’è, l’hard disk esterno, il router e l’hub pure… non resta che collegare il tutto alla corrente, ma la presa è lontana alcuni metri per cui si forma la solita matassa di cavi.
La soluzione a questo problema c’è: consiste nell’installare una multipresa (la cosiddetta ciabatta) direttamente nella struttura del tavolo, in modo da poter collegare tutti gli utilizzatori con il minimo sviluppo di cavi elettrici.
L’intervento principale consiste nel realizzare la sede per l’installazione della ciabatta: nel caso proposto si è utilizzata la sega a tazza azionata dal trapano, per aprire un foro iniziale nella traversa corta sotto il piano, ed il seghetto alternativo per sagomare ed ampliare l’apertura, in funzione della forma della presa. Per togliere di mezzo anche il cavo di alimentazione della ciabatta si realizza un lungo foro all’interno della gamba più vicina utilizzando una punta per legno di adeguata lunghezza.

Materiali per la costruzione del tavolino con elettricità
Materiali per la costruzione

  • Tavolino di recupero;
  • multipresa componibile e relativo cavo di alimentazione con spina;
  • primer universale;
  • smalto acrilico;
  • viti autofilettanti;
  • rullo per pittura.

Preparazione della sede per la presa
Come inserire una ciabatta elettrica nel tavolino

  1. Utilizzando la ciabatta come dima, tracciamo sul bordo del tavolino una sagoma di riferimento utile per eseguire il taglio che ci consentirà di realizzare la sede in cui incassare la presa multipla.
  2. Pratichiamo un foro in corrispondenza della parte curva della traccia. Per quest’operazione utilizziamo il trapano munito di sega a tazza di diametro opportuno.
  3. Completiamo l’apertura della sede con il seghetto alternativo, asportando per intero la parte interna.
  4. Rifiniamo eventuali imperfezioni e sbavature utilizzando una raspa per legno. Cerchiamo di lisciare i bordi senza allargare eccessivamente la sede.
  5. Realizziamo una scanalatura, in prossimità della zona curvilinea della sede, che permetterà il corretto posizionamento del cavo di alimentazione della presa multipla. Utilizziamo il trapano munito di fresa cilindrica.
  6. Per inserire il cavo di alimentazione della presa multipla all’interno di una gamba del tavolino, dobbiamo praticare un foro longitudinale, utilizzando una punta per legno di  lunghezza adeguata.
  7. L’uscita del cavo si ottiene forando la gamba in diagonale per intercettare il foro effettuato in precedenza. Successivamente occluderemo il foro che rimane a vista.­­­

 

Finitura colorata del tavolino con elettricità
Ricolorare il tavolino restaurato

  1. Stendiamo, su tutte le superfici, il primer universale e lasciamo asciugare per almeno 24 ore.
  2. Occultiamo alla vista il foro esterno (effettuato per intercettare quello interno alla gamba) inserendo, solo per alcuni mm, una spina di legno. A colla vinilica asciutta asportiamo l’eccedenza con la sega.
  3. Rifiniamo la zona in cui abbiamo inserito la spina con uno strato di stucco per legno, utilizzando una spatola.
  4. Coloriamo il tavolino con uno smalto acrilico. Utilizziamo il rullo per una finitura più uniforme.

Assemblaggio della presa
Come assemblare una ciabatta elettrica

  1. Le prese multiple assemblabili presenti in commercio possono essere di varie tipologie: scegliamone una che sia abbastanza sottile e poco ingombrante.
  2. Utilizzando la pinza spellafili, asportiamo un pezzo di guaina dai cavi interni, portando in evidenza i conduttori di rame.
  3. Fissiamo i fili nell’apposita sede e serriamo le viti di bloccaggio.
  4. Smaltiamo il coperchio della ciabatta nello stesso colore con cui abbiamo smaltato il tavolino.

Inserimento cavo alimentazione

  1. Inseriamo, all’interno del foro praticato longitudinalmente nella gamba, una sonda per cavi elettrici.
  2. Colleghiamo alla testa della sonda i tre fili del cavo di alimentazione, inserendoli nell’apposito foro.
  3. Blocchiamo momentaneamente in posizione i fili alla testa della sonda con alcuni giri di nastro isolante.
    cavo-elettrico
    Completamento tavolino con elettricità
  4. Tiriamo la sonda in modo da far penetrare e stendere il cavo di alimentazione lungo il foro interno.
  5. Inseriamo, dall’interno,  la ciabatta nella sede e chiudiamola avvitando le viti di bloccaggio.
  6. Colleghiamo il cavo di alimentazione alla spina tripolare che verra inserita in una presa a muro.
A lavoro ultimato, il tavolino presenta, lungo un bordo, una serie di prese di corrente (sei in questo caso), in cui possiamo inserire le spine di alimentazione di vari apparecchi.
A lavoro ultimato, il tavolino presenta, lungo un bordo, una serie di prese di corrente (sei in questo caso), in cui possiamo inserire le spine di alimentazione di vari apparecchi.

 

Liquore al basilico

Il liquore al basilico è un ottimo digestivo per il dopo pasto… ecco come prepararlo

Liquore al basilico – Le erbe aromatiche si utilizzano in cucina, non solo per insaporire i piatti, ma anche per preparare gustosissimi liquori dal gradevole sapore da sorbire come rimedi naturali per alleviare lievi disturbi digestivi.

Anche con il basilico, notissimo ingrediente base del pesto genovese, si può ottenere un liquore.  Gli ingredienti sono quelli classici di qualsiasi tipo di liquore: zucchero, alcool a 95 gradi, e una bella manciata di foglie di basilico (da 80 a 100).

La semplicità della preparazione del liquore al basilico ci può spingere anche alla coltivazione della pianta: basta un vaso capiente, anche da tenere sul terrazzo. Lo riempiamo di terriccio per vasi e seminiamo il basilico ad aprile, tenendo il vaso in mezza ombra.

Liquore al basilico – la preparazione

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  1. I pochi ingredienti per preparare il liquore al basilico in casa: •1 litro di acqua distillata • 700 g di zucchero • 1 litro di alcool per dolci a 95° • 80 foglie di basilico lavate e ben asciugate.
  2. Mettiamo le foglie di basilico in un recipiente di vetro. Lo colmiamo di acqua distillata calda, ma non bollente e lasciamo le foglie in infusione per un giorno intero.
  3. Ci procuriamo  un vaso di vetro, ben pulito, con chiusura a scatto e guarnizione di gomma. Mettiamo sull’imboccatura del vaso un imbuto con filtro e versiamo l’infuso trattenendo le foglie di basilico.
  4. Aggiungiamo 1 litro di alcool nel vaso di vetro (che deve essere abbastanza capiente da contenere tutti gli ingredienti).
  5. Uniamo all’infuso e all’alcool 700 grammi di zucchero semolato. Chiudiamo ermeticamente lasciando riposare ii preparato in un luogo buio e asciutto per due giorni. Il vaso va agitato ogni tanto.
  6. Trascorsi i due giorni filtriamo il liquore aiutandoci con un apposito filtro di carta (o di tulle) e travasiamo definitivamente il liquido così ottenuto in una bottiglia. Prima di servirlo lasciamo riposare per almeno quattro mesi.

 

Vetro – Tecniche di taglio e lavorazioni

Tagliare, incollare, forare, dipingere… tutto ciò che c’è da sapere sulla lavorazione del vetro

Il taglio del vetro richiede pochi e semplici attrezzi, ma è molto importante la preparazione della zona di lavoro. Abbiamo bisogno di un piano privo di asperità e di avvallamenti che va rivestito da una vecchia coperta o qualsiasi altro materiale che possa garantire un supporto abbastanza morbido e non scivoloso.

Prima di iniziare sgrassiamo per bene la superficie e lubrifichiamo l’attrezzo di taglio con petrolio. Nel caso di vetri stampati si deve operare sempre sulla faccia liscia, appoggiando quella lavorata sul piano. La rotella va tenuta verticale e appoggiata al riscontro di guida, il taglio dev’essere continuo e deciso per incidere in modo uniforme la lastra. Spostandola poi sul bordo del piano e ponendo un listello sotto l’incisione le due parti si separano.

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Cosa serve: Rotella; ventose reggilastra; Punta a lancia; martello; compasso da vetraio; colori specifici; Minitrapano con frese

Forare

lavorare il vetro

Serve una punta a lancia con taglienti in widia montata sul trapano a colonna e fatta ruotare a velocità molto bassa. La punta va lubrificata con qualche goccia di petrolio.

Incollare

incollare il vetro

Esistono colle apposite caratterizzate da un’elevata trasparenza, pronte all’uso o a due componenti da miscelare. Le parti da congiungere vanno prima sgrassate con un solvente.

Dipingere

dipingere sul vetro

I colori si applicano con pennelli morbidi e a punta fine. Esistono anche in gel per decorazioni particolari e alcuni tipi possono essere fissati con il calore, in forno a 200 °C.

Incidere

incisione del vetro

Con un minitrapano provvisto di punte in­­­ widia o diamantate possiamo realizzare incisioni superficiali, seguendo un disegno tracciato in precedenza con una matita vetrografica.

Realizzare un’apertura circolare

tagliare vetro con rotella

  1. Quando dobbiamo realizzare un’apertura circolare in una lastra e il disco interno non serve, conviene tracciare una serie di cerchi concentrici partendo da quello più esterno.
  2. Colleghiamo le incisioni circolari realizzando alcune incisioni radiali . Per tutte queste operazioni appoggiamoci su un supporto morbido e piano.
  3. Spostiamo la lastra fuori dal piano e battiamo delicatamente con il martello iniziando dal centro e spostandoci verso l’anello più esterno. Gli anelli preincisi si frantumano senza interessare la lastra.
  4. Se rimane qualche frammento attaccato ai bordi lo possiamo asportare con una pinza a becchi piatti. Al termine il bordo del disco va rifinito passando una tela abrasiva per eliminare le sbavature.

Ratafià al caffé e vaniglia

Il ratafià è un liquore a base di infusi ed alcol. Lo prepariamo al caffé e vaniglia.

Il ratafià è un liquore tipico della tradizione piemontese ed abruzzese. Solitamente viene prodotto con le amarene, ma proponiamo una variante a base di caffé aromatizzato alla vaniglia. Si serve alla fine dei pasti, preferibilmente ad una temperatura di 8-10°, ma può anche essere consumato a temperatura ambiente.

ingredienti per il ratafià

Per la preparazione del ratafià al caffé servono:

  • 250 g di chicchi di caffè tostati; 
  • una stecca di vaniglia;
  • 1,5 litri d’alcool a 60°;
  • mezzo kg di zucchero.

 

caffe-per-ratafia

  1. Mettiamo il caffè, poco alla volta in un mortaio e lo pestiamo con il pestello fino ad ottenere un trito grossolano. Ripetiamo il passaggio fino ad averlo pestato tutto.

    vaniglia per ratafià

  2. Laviamo ed asciughiamo un grosso vaso con il tappo a chiusura ermetica e vi trasferiamo il caffè. Incidiamo la vaniglia con un coltellino ed apriamo leggermente il baccello in modo che l’aroma possa diffondersi meglio nel liquore.

    ratafia-preparazione

  3. Uniamo la vaniglia al caffè, versiamo l’alcool, chiudiamo il coperchio del barattolo ermeticamente e lasciamo riposare l’infuso per un mese il luogo fresco e buio. Trascorso il tempo di riposo versiamo lo zucchero in una casseruola, uniamo mezzo litro di acqua, portiamo ad ebollizione e cuociamo lo sciroppo per un minuto fino a che lo zucchero si è completamente sciolto.

    filtrare il liquore ratafià

  4. Lasciamo raffreddare lo sciroppo completamente, lo aggiungiamo al liquore, lasciamo riposare il tutto per un altro mese e, al momento opportuno, filtriamo il tutto attraverso un colino a maglie fini. Versiamo in bottiglie da liquore e lo serviamo a temperatura ambiente o possiamo riporlo nel freezer un’oretta prima della degustazione per poterlo consumare fresco.

 

Sistema a pannelli XLAM

Le caratteristiche fisiche e biologiche del legno, associate alle più recenti tecnologie di cui si avvale la prefabbricazione, tracciano la strada da seguire per realizzare edifici rientranti nelle più elevate classi energetiche con costi certi, elevato comfort, ampia possibilità di personalizzazione. Scopriamo il sistema a pannelli Xlam

Il termine XLam nasce prendendo come riferimento la natura dei pannelli, costituiti da tavole di legno massiccio incrociate in modo longitudinale e trasversale. Il legno può essere di abete, larice o pino e l’incollaggio delle tavole incrociate con uno speciale adesivo poliuretanico (senza formaldeide) garantisce un’elevata stabilità dimensionale e ottime proprietà di ripartizione dei carichi. Il peso specifico di 500 kg/mc (contro i 2500 del cemento armato e i 7850 dell’acciaio) ne fa una valida soluzione per ampliamenti e sopraelevazioni.

I pannelli Xlam sono realizzati con legno proveniente da foreste certificate e gestite in modo responsabile e sono composti da almeno tre strati di tavole reciprocamente incollati e incrociati. L’elevata ingegnerizzazione del processo produttivo garantisce montaggi rapidi e di grande precisione, totalmente a secco tramite connessioni meccaniche; il collegamento tra la struttura lignea e le fondazioni di calcestruzzo armato avviene tra piastre speciali e barre filettate d’acciaio o sistemi analoghi.

Gli spessori ridotti garantiscono un forte beneficio in termini di superficie netta fruibile, con un’isolamento termico sei volte superiore a quello dei laterizi pieni e quindici volte superiore rispetto ai conglomerati cementizi. Le dimensioni massime dei pannelli Xlam sono di 13,5×3,5 metri e gli spessori complessivi variano in base al numero di strati: da 57 a 120 mm (3 strati), da 85 a 200 mm (5 strati), da 189 a 252 mm (7 strati) e 297 mm per il tipo a 9 strati. Il numero degli strati è sempre dispari, per controbilanciare i movimenti del legno; con l’aumentare del numero degli strati, aumentano anche la portata e la stabilità del pannello.

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Le pareti vengono già predisposte in azienda con le aperture per porte e finestre previste a progetto e, come avviene per altri sistemi che utilizzano il legno come materiale di base, vengono trasportate in cantiere e movimentate con una gru per procedere all’assemblaggio; il sistema xlam prevede anche la realizzazione di solai e coperture, così da costituire elementi scatolari che si prestano ottimamente alla costruzione di edifici multipiano con elevate qualità antisismiche: al momento l’edificio più alto finora costruito è di 10 piani, ma sono in corso progetti di edifici ancora più alti, utilizzando in modo mirato anche il calcestruzzo nei punti che potrebbero generare flessioni. I pannelli X-Lam possono poi essere completati con qualsiasi finitura interna ed esterna, per cui l’abitazione può apparire esteticamente come frutto di un sistema costruttivo tradizionale.

Anche su ruote…

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Le case mobili Legnocase Trentino sono vere e proprie case composte da una stanza matrimoniale, una doppia o tripla, due bagni completi, una cucina-soggiorno, il tutto arredato e corredato di illuminazione a led, riscaldamento e climatizzazione. Dimensioni, forma e colori sono personalizzabili e il montaggio avviene direttamente in cantiere.

Maggiori informazioni  X-Lam Dolomiti e Legnocase

Mini sega circolare Bosch PKS 16 Multi

Abbiamo testato la mini sega circolare PKS 16 Multi, incuriositi dalle caratteristiche di una macchina che coniuga le prestazioni di una sega circolare, con la precisione di un cutter, una grandissima maneggevolezza e la versatilità di taglio su qualsiasi materiale.

Tagliare a misura laminato, profilati in plastica o rame, tagliare piastrelle in ceramica o grès porcellanato, parquet o plexiglas, praticare intagli nell’alluminio, segare truciolato pressato o cartongesso, tagliare dal pieno: queste sono solo alcune delle applicazioni possibili con la mini sega circolare Bosch.

La PKS 16 Multi ha dimensioni compatte che le conferiscono grandi doti di maneggevolezza, sicurezza e comodità in qualsiasi situazione. Le tre lame in dotazione – per piastrelle, legno e materiale composito – consentono l’utilizzo con i più svariati materiali, facendo sì che la macchina meriti a pieno titolo l’appellativo di multifunzione. Sono soddisfatte praticamente tutte le esigenze; sono tantissimi i progetti in cui la macchina si rivela insostitubile: dalle piccole riparazioni ai tagli più complessi in legno, metallo o plastica, dal taglio a misura del laminato al taglio preciso di piastrelle.

Grazie alle dimensioni compatte e alla pratica impugnatura ad archetto, la mini sega circolare PKS 16 Multi si maneggia senza difficoltà, anche con una sola mano. Lo speciale design del corpo macchina e la posizione della lama, che resta molto vicina al bordo laterale della piastra d’appoggio, permettono di operare in situazioni critiche, come per esempio tagliare in posizione d’angolo. La lama diamantata in dotazione permette di eseguire tagli diritti e senza scheggiature su qualsiasi ceramica e, con il pratico attacco per aspiratore, l’area di lavoro resta pulita. 

Mini sega circolare versatile e precisa

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  1. La velocità di rotazione (6400 giri/min) è perfettamente rapportata alle tre tipologie di lama in dotazione e alla particolare dentatura. Questo si traduce in una grande efficacia d’azione tagliando i più disparati materiali, anche i più duri, mentre con i più morbidi, come la plastica, si riesce a calibrare bene la velocità d’avanzamento per evitare che fonda e bruci a contatto con i denti. In considerazione del diametro delle lame di 65 mm, i 400 W di potenza della macchina si rivelano veramente esuberanti. Costa euro 129.

  2. Per poter accedere più comodamente al vano della lama, per provvedere alla sostituzione, si agisce sulla levetta laterale che libera la piastra d’appoggio. Sganciandosi, la piastra si apre a compasso oltre il normale range di escursione operativa; il corpo si distanzia molto dalla piastra, lasciando spazio a sufficienza per manovrare liberamente nell’alloggiamento della lama.

  3. La lama va messa in sede con i denti girati nel corretto senso di rotazione, seguendo la chiara indicazione posta sul carter di protezione. La boccola centrale fornisce un alloggiamento preciso assicurando la centratura della lama.

  4. La rondella esterna si incastra nella cavità dell’asse di rotazione completando il sistema di immobilizzazione della lama.

  5. Una vite con testa a brugola attua il serraggio mettendo in pressione la rondella sulla lama. Per impedire la rotazione dell’asse mentre si agisce sulla vite, a stringere o a svitare, va premuto il pulsante rosso collocato sotto il corpo della sega, in posizione accessibile solo con la piastra aperta.

  6. La profondità di taglio è data dall’apertura a compasso della piastra d’appoggio rispetto al corpo sega. Quando è completamente aperta, la lama non sporge affatto, mentre quando la piastra è completamente chiusa, in appoggio sul corpo, la lama ha la sua massima sporgenza e permette la profondità di taglio di 16 mm. Una manopola, posta anteriormente all’impugnatura, permette di limitare il movimento a compasso, impedendo alla lama di superare una profondità prestabilita. La piastrina sottostante ha un marcatore laterale che indica la sporgenza della lama su una scala millimetrata serigrafata sul corpo macchina.

  7. L’indicatore della piastrina corrisponde effettivamente alla profondità di taglio che si ottiene.

  8. Sulla parte anteriore della piastra c’è un puntatore che indica la posizione della lama per praticare il taglio nel punto corretto. Una parte rossa è fissa mentre una, di plastica trasparente, si ribalta in avanti per aumentare la precisione.

  9. Sul lato destro, alla radice dell’impugnatura, si inserisce con un innesto a baionetta l’adattatore per il tubo dell’aspiratore. L’adattatore riceve i comuni tubi di diametro 35 mm. Il sistema d’aspirazione risulta molto efficiente.

Difficili tagli nel pieno

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  1.  I difficili tagli nel pieno non sono un problema. Un grande aiuto viene dalla maneggevolezza che permette di manovrare con semplicità e sicurezza la macchina; poi c’è la particolarità del movimento del corpo macchina sulla piastra, con la lama che scende a tuffo. Questo consente di tracciare i tagli sul pannello, posizionare la piastra nel punto giusto, azionare la macchina e affondare la lama nel materiale. La cosa migliore è avere l’accortezza di non disegnare solo il rettangolo del foro da eseguire, ma anche i prolungamenti dei suoi lati; queste righe permettono di avanzare con il puntatore sempre ben centrato.

  2. Mentre le linee servono per collocare e mantenere la lama esattamente sulla linea di taglio, sul lato destro della piastra ci sono delle tacche che indicano dove arriva la lama, anteriormente e posteriormente. Quindi, allineata la piastra in senso laterale (con il puntatore anteriore), si allinea in senso longitudinale, facendo cadere la tacca posteriore sulla linea posteriore del rettangolo.

  3. Azionata e affondata la lama, si procede lentamente seguendo la linea di taglio e ci si arresta quando la tacca anteriore sul fianco della piastra giunge in corrispondenza della linea anteriore del rettangolo.

  4. La stessa operazione si ripete sugli altri tre lati; poi si capovolge il pannello e si completano gli angoli, che data la rotondità della lama, su questa faccia restano ancora uniti, seppure per pochi millimetri.

  5. .6 Le dimensioni della mini sega circolare, le sue doti tecniche e le lame in dotazione, valide sui diversi tipi di materiale, permettono di farne un utilizzo estremamente efficace, libero e creativo.

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Conosciamo l’inverter fotovoltaico

L’inverter fotovoltaico attua la trasformazione della corrente continua fornita dai moduli in corrente alternata, che viene immessa nella rete pubblica e svolge un importante monitoraggio.

La corrente prodotta dai pannelli fotovoltaici per effetto dell’irraggiamento solare non può essere utilizzata tal quale, dev’essere trasformata. L’inverter fotovoltaico è l’elemento preposto a effettuare questa trasformazione affinché la corrente prodotta dai pannelli possa alimentare le apparecchiature elettriche presenti nelle nostre abitazioni. La corrente alternata in uscita dall’inverter fotovoltaico viene immessa nella rete elettrica: la differenza tra i kW prodotti e quelli prelevati costituisce il consumo dell’abitazione, valore che può essere positivo o negativo a seconda che l’autoproduzione sia inferiore o superiore alle necessità. La corrente immessa deve però “andare a tempo” con quella di rete, cioè avere una determinata frequenza, per cui viene trattenuta da un condensatore, una specie di deposito temporaneo, e inviata a impulsi ad alta frequenza nella rete. Questo compito viene svolto da transistor che generano inserimenti e disinserimenti in rapida successione, cosicché la corrente alternata abbia un’onda sinusoidale perfetta. Il collegamento dei pannelli all’inverter fotovoltaico può avvenire in vari modi, ma un fatto è certo: il percorso dei cavi di corrente continua dev’essere relativamente breve, per garantire la massima efficienza sia in termini economici che di rendimento dell’impianto. L’inverter deve essere posizionato possibilmente in un luogo facilmente accessibile con temperature e gradi di umidità costanti per preservarne la migliore funzionalità nel tempo. Difficile stabilire quale sia l’inverter fotovoltaico più adatto, in quanto ogni impianto fotovoltaico ha proprie caratteristiche, in funzione dell’ubicazione, della zona climatica e dei requisiti richiesti. Il rapporto tra la potenza installata e potenza nominale dell’inverter dovrebbe essere idealmente del 100%. Il sovradimensionamento o sottodimensionamento dell’impianto rispetto all’inverter presuppone un funzionamento non ottimale dello stesso. Questo potrebbe influire negativamente sulla sua durata, già stimata intorno ai 10 anni e, pertanto, ben inferiore a quella media dei pannelli fotovoltaici, aspetto da tenere presente. Valenia offre una gamma di inverter fotovoltaici centrata per le esigenze delle installazioni residenziali e commerciali da 1 kW in su. 

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In uscita dall’inverter c’è un primo contatore dell’energia prodotta e immessa in rete, un secondo contatore rileva la quantità prelevata dalla rete per gli utilizzi.

 Inverter fotovoltaico – Montaggio e avvio

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  1. per poter effettuare il montaggio occorre aprire il guscio laterale che nasconde i collegamenti, rimuovendo una coppia di viti.

  2. questo permette anche di separare la staffa metallica dall’apparecchiatura, rimuovendo la vite di sicurezza che unisce i due elementi. L’inverter può essere sfilato dai binari guida laterali della staffa.

  3. prima di fissare a muro la staffa di supporto, in bolla e a piombo, occorre accertarsi che rimangano almeno 200 mm di spazio libero su entrambi i lati e 50 mm sul lato superiore. Si marcano i fori per i tasselli a espansione attraverso le asole presenti sulla staffa, la si fissa a parete e si reinserisce l’inverter sulle guide, ribloccandolo con la vite di sicurezza tolta in precedenza.

  4. si inserisce il cavo attraverso la boccola pressacavo e si collegano i conduttori alla morsettiera, rispettandone la posizione; si rimonta il guscio.

  5. ora si inseriscono i connettori CC MC4 nelle apposite sedi, chiudendo con tappini quelle inutilizzate.

  6. si porta il dispositivo CC in posizione ON e si fornisce tensione all’appecchiatura.

  7. seguendo le istruzioni, si effettua la messa in funzione impostando i vari parametri.

I compiti dell’inverter fotovoltaico 

inverter fotovoltaico, inverter, fotovoltaico, inverter per fotovoltaicoL’inverter dev’essere in grado di trasformare l’energia prodotta dai moduli in maniera efficiente. L’efficienza dell’inverter è determinata, oltre dal dato tecnico dichiarato dal costruttore, dal corretto dimensionamento dell’impianto tenendo conto di orientamento impianto, inclinazione dei moduli, localizzazione geografica, areazione moduli ecc. Infatti l’intensità d’irraggiamento e la temperatura dei moduli variano continuamente e tra i compiti dell’inverter c’è quello di estrarre dall’impianto la maggior potenza possibile in ogni situazione: deve perciò “inseguire” il punto di funzionamento ottimale, il Maximum Power Point (MPP) e mantenerlo. L’inverter svolge una funzione di monitoraggio dell’impianto e della rete pubblica, intervenendo in caso di anomalie, ad esempio scollegando l’impianto in caso di black out per evitare che, al ripristino, possano verificarsi discordanze di fase, tensione o frequenza rispetto alla rete, fonte possibile di shock per le apparecchiature coinvolte.

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Privacy in poche mosse

Nell’ampia gamma dei rotoli di plastica adesiva tavola&co distribuiti da Sodifer, ce n’è anche uno specifico per l’applicazione sui vetri; nel caso di una stanza da bagno permette di ottenere la necessaria privacy togliendo poco o nulla alla naturale luminosità del locale.

tavola&coPer discrezione e privacy, spesso le finestre dei bagni hanno vetri satinati o lavorati, in modo che nulla sia visibile dall’esterno. Chi si trovasse nella situazione di avere vetri del tutto normali e volesse una volta per tutte provvedere a rendere cieca la finestra per sentirsi più tranquillo e a proprio agio, non deve necessariamente ricorrere alla sostituzione del vetro, intervento piuttosto oneroso soprattutto nel caso di vetri camera.

Una soluzione valida al problema è quella di applicare una pellicola di plastica adesiva sulla superficie interna del vetro, scegliendone una fra quelle dell’ampia gamma tavola&co di Sodifer, azienda leader nelle forniture di utensili manuali ed elettrici, articoli per il fai da te e per la casa.

Della gamma di queste plastiche adesive, prodotte in Europa con i più elevati standard qualitativi, fa parte una serie studiata proprio per l’applicazione sui vetri, con lo scopo di impedire la visione attraverso il cristallo, mantenendo tuttavia un elevato grado di trasmissibilità della luce per non penalizzare la naturale luminosità del locale. Il rotolo utilizzato ha una larghezza di 67,5 cm e una lunghezza di 2 metri.

Privacy in poche mosse – L’applicazione

tavola&co

 

  1. Srotolando la pellicola adesiva si nota che il dorso della carta di protezione riporta stampati disegni, istruzioni in diverse lingue e una moltitudine di elementi grafici che aiutano nelle operazioni di taglio, permettendo di andare diritti, senza sbagliare misure, dato che sono disseminati di misure, scritte e riferimenti.
  2. Presa l’altezza del vetro, si riporta la misura sul retro della pellicola e si taglia lasciando un po’ d’abbondanza. Conviene sempre stare più larghi e praticare il taglio in corrispondenza di una delle frequenti righe. Appena aperta un’incisione sul bordo, le forbici fendono rapide la pellicola anche senza fare l’atto di chiudere le lame.
  3. Prima dell’applicazione bisogna pulire bene il vetro sgrassandolo con un comune prodotto per cristalli, poi, per agevolare l’operazione, si bagna leggermente la superficie irrorandola d’acqua con un nebulizzatore.
  4. La pellicola e la carta protettiva si staccano molto agevolmente. Conviene iniziare da un angolo e separarle solo per un breve tratto su tutto il lato superiore.
  5. Appoggiando le nocche delle dita sulla cornice di legno della finestra, si attacca la pellicola prima in un angolo e poi nell’altro, mantenendola tesa e allineandola contemporaneamente al bordo superiore.
  6. A questo punto si può scendere verso il basso. Bisogna progredire lentamente, pezzo per pezzo, facendo uscire aria e acqua ai lati della pellicola usando una spatola di gomma oppure un rullo, anch’esso di gomma. Mano a mano che si scende si rimuove la carta di protezione; non bisogna toglierne troppa tutta in un colpo perché si rischia che la pellicola si ripieghi su se stessa aderendo fortemente e rovinandosi.
  7. Giunti al bordo inferiore della finestra si insiste bene nel fare aderire la pellicola sino in fondo. La carta di protezione si può togliere del tutto e si ripassa bene l’angolo fra il vetro e la cornice della finestra.
  8. Ciò che cresce va tolto usando un cutter ben affilato, tenendolo inclinato quel tanto da toccare con la punta il vetro, ma nella fessura fra questo e il legno.

Visita il sito Sodifer 

Masselli autobloccanti

Vialetti, marciapiedi e piazzole che arricchiscono il giardino si possono realizzare velocemente con i masselli autobloccanti

Quotidianamente vediamo cortili, vialetti e marciapiedi pavimentati con masselli autobloccanti  in cemento che creano interessanti geometrie ed hanno anche un aspetto gradevole, soprattutto quando sono arricchiti con inserti in pietra. Possiamo anche posarli in proprio, con l’opportuna procedura. La base della pavimentazione dev’essere ferma e livellata, ma la semplice posa a terra degli autobloccanti non impedisce che, con l’uso, i blocchetti in prossimità del bordo si distanzino uno dall’altro. Se non c’è un bordo di contenimento preesistente (muro della casa, muretto di recinzione) dobbiamo costruirlo noi, di tipo permanente. Se ne possono realizzare di diversi tipi: con blocchi di cemento che si acquistano già pronti e si fissano su una piccola gettata di cemento lungo il perimetro, oppure posando mattoni “in costa”, anch’essi su una gettata di calcestruzzo. Una volta livellato e compattato il terreno di fondo e sistemati i bordi di contenimento, possiamo preparare il letto di posa utilizzando la sabbia. Allarghiamola uniformemente sul fondo, all’interno dei bordi e con uno spessore di 5-6 cm, utilizzando un rastrello, quindi livelliamo la superficie con una staggia lunga quanto la larghezza della pavimenta­zione.

La posa dei masselli autobloccanti
Cominciamo la posa contro il bordo di contenimento, ad un’estremità della zona da pavimentare. Ogni blocchetto dev’essere appoggiato a quelli più vicini senza lasciare spazi. Man mano che l’area pavimentata aumenta, dobbiamo lavorare appoggiandoci su una tavola posata di traverso sui blocchetti già posti in opera, allo scopo di distribuire il nostro peso. Mettiamo alcune tavole anche per consentire il passaggio della carriola. In generale, per dare a tutto il pavimento la massima robustezza, è opportuno usare blocchetti interi, ma non è improbabile doverne tagliare a misura alcuni se, all’interno dell’area da pavimentare, vi sono ostacoli, come un pozzetto di ispezione o un drenaggio, e nei punti in cui la pavimentazione incontra il bordo di contenimento. È possibile marcare i blocchetti a misura e tagliarli usando un martello e uno scalpello da muratura. In alternativa possiamo usare la smerigliatrice con disco “da pietra”. In tal caso facciamo attenzione perché si tratta di un’operazione non priva di qualche pericolo. Una volta posata una superficie abbastanza ampia di blocchetti di calce­struzzo è necessario fare in modo che penetrino saldamente nel letto di sabbia. Per questo lavoro l’ideale è impiegare un vibratore a piastra con una suola di gomma (che si può noleggiare). La macchina stabilizza i blocchetti nel letto di sabbia e forza la sabbia dentro i giunti senza danneggiare la pavimentazione. Infine versiamo della sabbia asciutta sulla pavimentazione compattata e, con una scopa, allarghiamola sul pavimento per facilitarne la penetrazione nelle commessure tra i singoli elementi. Dopo alcune settimane controlliamo la superficie per vedere se, in qualche punto, si sono verificati cedimenti. Le zone eventualmente fuori livello possono essere sistemate sollevando i blocchetti interes­sati e aggiungendo sabbia sotto di essi. La verifica va fatta specialmente dopo forti piogge, soprattutto se l’area coperta ha una certa pendenza, in quanto lo scorrere dell’acqua può aver dilavato la sabbia e scalzato dei blocchetti. In ogni caso versiamo ancora sabbia e allarghiamola come all’atto della posa.

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Gli autobloccanti (1) sono blocchetti di calcestruzzo di dimensione limi­tata che possono essere posati (in esterno) in combinazioni molto diverse. Ogni elemento viene bloccato per mutuo contrasto di forze con quelli adiacenti. Le pietre da pavimentazione (2) sono reperibili sotto forma di blocchetti e lastre in varie dimensioni. Ideali sono il porfido, il granito, la luserna ed il serizzo in quanto molto resistenti.

Masselli autobloccanti – Preparazione e livellamento del terreno

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  1. la zona che decidiamo di pavimentare va liberata dal manto erboso (ove questo ci fosse) e scavata per una profondità tale da poter accogliere un eventuale riempimento di ghiaione, per costituire un sottofondo solido.

  2. sul fondo in ghiaione versiamo 5-6 centimetri di sabbia asciutta che allarghiamo e livelliamo con il rastrello.

  3. la sabbia va accuratamente livellata passando su di essa una staggia di alluminio. Una leggera compattatura con il vibratore serve per la spianatura finale.

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Nel disegno: vista in sezione dei vari strati che compongono la posa degli autobloccanti.

Masselli autobloccanti – La posa

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  1. la zona da pavimentare con gli autobloccanti va delimitata con un cordone in pietra o in cemento che posiamo su una piccola gettata di calcestruzzo.

  2. Stabiliamo con precisione il livello della pavimentazione con lenze tese su cui facciamo correre una livella a bolla.

  3. Procediamo con la posa poggiando gli elementi ben accostati l’uno all’altro secondo la geometria preferita (lineare, alternata, a spina di pesce, a cortina, ecc).

  4. In presenza di cordoli preesistenti verifichiamo che il livello della pavimentazione non li superi.

Masselli autobloccanti – Taglio e finitura

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  1. quando si necessita di mezzi blocchetti possiamo ottenerli incidendo la linea di taglio con la smerigliatrice e poi utilizzando lo scalpello a punta piatta.

  2. per tagli particolari o sagomati bisogna usare la sega circolare con disco diamantato che si può noleggiare presso i centri di bricolage.

  3. la compattatura finale si effettua col vibratore. Per riempire le commessure si sparge sabbia asciutta e la si scopa ripetutamente. La sabbia stabilizza gli autobloccanti.

Vele ombreggianti

Creiamo un angolo fresco in giardino per dilatare i tempi in cui possiamo godercelo, installando vele ombreggianti. 

Il sole cocente dà fastidio come il freddo intenso e non ci lascia godere del nostro spazio esterno, ma è più facile da contrastare in quanto bastano vele ombreggianti di buona efficienza. La scelta non potrebbe essere più ampia: dal tradizionale ombrellone, oggi ingrandito fino a misure veramente imponenti grazie ai nuovi materiali rigidi e resistenti, si affiancano le tende a vela, anche arrotolabili, e le tende a bracci estensibili, sia da da terrazzo, sia su supporti che possono essere installati in mezzo al giardino. Poi un’infinta varieta di tende fisse a doppia falda, da spostare dove si vuole, e le grandi coperture a pacchetto che si allungano coprendo ampi spazi.

Vele ombreggianti – varie tipologie 

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  1.  l’ombrellone a pacchetto Porticombrellone ripara da sole, pioggia e vento. Installato in semplice appoggio non necessita di alcun fissaggio, né al suolo, né agli edifici adiacenti risultando quindi mobile. L’apertura e la chiusura si effettuano manualmente, in pochi secondi. Il telo, composto da fasce indipendenti, in unico strato oppure doppio con illuminazione centrale, può essere sfilato completamente e velocemente dai traversi scorrevoli per la pulizia, manutenzione o sostituzione. (www.porticombrellone.com)

  2. ombrellone Montecarlo di mogano con palo quadrato completo di base. Copertura acrilica idrorepellente con volants e antivento. Un meccanismo telescopico permette di chiudere l’ombrellone senza dover spostare i mobili sottostanti. (www.halnet.it/fim)

  3. la tenda Thalia è realizzata con doppi gamboni di Iroko da mm 120×120. Grazie al sistema apri-chiudi può essere manuale o motorizzata. Il telo regolabile in acrilico o PVC, una volta chiuso, grazie al sistema rapido di riavvolgimento, è a scomparsa. (www.giardiniveneti.it)

  4. tenda a bracci estensibili con cassonetto integrale ad inclinazione variabile. Minimamente invasivo, protegge telo e meccanismi dalle intemperie. Pratic (www.pratic.it) 5: tenda di grande estensione con bracci telescopici anziché a snodo. (www.stobag.ch)