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Forare il legno

Per forare il legno in modo netto e preciso occorrono le punte più adatte

Per eseguire fori nel legno la normale punta elicoidale, quella per ferro, va bene anche per il legno fino al diametro di 4 o 5 mm. In fori più grandi è facile che sia in entrata sia in uscita strappi le fibre lasciando un foro irregolare.
È per questo che le punte elicoidali da legno, disponibili nei diametri dai 3 ai 20 mm sono sempre dotate di taglienti laterali che troncano di netto le fibre assicurando la regolarità del foro in entrata.
Maggiore il diametro del foro, minore la velocità di rotazione dell’attrezzo, tanto che spesso i carpentieri preferiscono montare le punte nella menarola.

UN, DUE, TRE… VELOCE ROTAZIONE PER UN AVANZAMENTO GRADUALE

Premesso che la velocità da impartire alla punta dipende sia dal suo diametro sia dal legno (o derivato) su cui si lavora, va detto che i taglienti laterali sono più delicati di quanto sembri e a velocità eccessiva è facile che si arroventino e si stemperino.

FORI INCLINATI

Meglio progettare le nostre realizzazioni evitando la necessità di eseguire fori inclinati. Se proprio occorrono, meglio lavorare sulla colonna inclinandone il piatto o sul banco, con la guida bloccata sul pezzo.

Per farlo a mano libera occorre creare la sede d’invito con un foro a squadra profondo quanto il diametro della punta.

SEGHE A TAZZA

  1. Ci sono seghe a tazza, come queste della Bosch, di uso semiprofessionale, monopezzo in cui la sega vera e propria fa corpo unico col piattello che ospita la punta di guida col codolo da stringere nel trapano. Molto robuste, sono disponibili in vari diametri e si fissano senza attrezzi sulla punta di guida.
  2. La misura più usata è quella Ø 68 mm, con cui si preparano le sedi per le scatole portafrutto da incasso. Più a portata di mano e molto più economiche le seghe con lame intercambiabili, da montare su un platorello, fissandole a scatto o con prigionieri. Si trovano corte e lunghe.
  3. Ci sono due misure di platorello una per fori fra i 16 ed i 68 mm ed una per fori fino a 95 mm.

UTENSILI
Trapano, punta

Armadio a muro

Buongiorno, ho costruito questo armadio a muro per sfruttare un’angolo dell’ingresso altrimenti inutilizzabile. Ho usato legno di olmo, tavole grezze da cm 3 e cm 5. I pannelli delle portine sono assemblati orizzontalmente e non verticalmente,con l’effetto che noterete dalle foto. Per la tinta ho usato rolla di noce e la finitura a nitro effetto cera.  Questo é uno dei miei progetti,arrivederci al prossimo
Franco Debernardi

Parapetto in plexiglas

Nella casa in ristrutturazione della figlia, dovendo inserire sul vano di una scala un parapetto dal difficile profilo curvo, Roberto Marchesi ha ideato un’elegante soluzione autocostruita  che è costata circa 500 euro, quando per la stessa opera, più semplice e in vetro non curvato, il preventivo dell’artigiano era di ben 3500 euro.
Le strisce si ricavano da fogli per impiallacciatura, tagliandole con la sega circolare e aiutandosi con un’asta come guida e sostegno al taglio.
Seguendo il profilo della scala si costruisce la dima per la curvatura, sovrapponendo e incollando tre fogli di truciolare, forati per poter agganciare i morsetti. Si incollano 26 strisce di mogano, lasciandone al centro 4 di 10 mm più basse, creando così la scanalatura per alloggiare il plexiglas. Si incurvano con l’aiuto della dima, lasciandole in trazione. Si procede nello stesso modo per i profili orizzontali superiore e inferiore.
Ugualmente mediante incollaggio si creano i quattro montanti, prevedendo le scanalature per il plexiglas: una per quello principale e quello a muro, due su lati opposti per quello intermedio, due su lati vicini per quello ad angolo.
Il montante principale prevede un foro centrale a tutta altezza per il passaggio di un tirante filettato da serrare in cima con un dado incassato, in basso a pavimento con tassello a espansione. Si rifiniscono i profili e le scanalature con pialletto e fresatrice. Sul lato esterno del profilo di base si incollano altre due strisce di mogano alte 80 mm come zoccoletto. I pezzi dei due profili  si assemblano  fra loro con spine e colla vinilica.
Si fissano la base e il montante principale con barra al pavimento; il montante finale al muro mediante tasselli. Si inserisce il plexiglas forzandolo e interponendo gli altri montanti fissati con spine in legno, si completa con il corrimano superiore fissato ai montanti con spine cieche e colla.
Si inseriscono le strisce in plexiglas incastrate e incollate con colla iniettata nella fessura della scanalatura mediante siringa

Da vasca a forno

Le idee originali suscitano scetticismo e derisione, ma un vero fai da te prosegue imperterrito, convinto che sarà il risultato a parlare per lui e zittire gli increduli. Così pensa Antonio Bordon, e con ragione, visto che è riuscito a usare con successo una vecchia vasca a seduta in ghisa per costruire un forno a legna, con basamento e rivestimento in mattoni, per una spesa totale di soli 120 euro, a fronte dei costi significativi dei forni prefabbricati.

Le modifiche alla vasca

Si allarga il buco dello scarico con seghetto e smerigliatrice fino a portarlo al diametro del tubo, che si salda mediante elettrodi di ghisa o acciaio con preriscaldatura, utilizzando un cannello da bitume, saldando a tratti opposti di massimo 20 mm ed evitando assolutamente di raffreddare con acqua. Sempre con la smerigliatrice si crea lateralmente la bocca del forno. E’ bene predisporre una valvola a farfalla nel tubo per poterlo chiudere quando si cuoce e non c’è fuoco all’interno, evitando dispersione eccessiva di calore in cottura.

Basamento e rivestimento

Si innalzano i due muretti paralleli, creando per comodità un ripiano a metà altezza. Si fissano con cemento le lastre come base d’appoggio e su questo le mattonelle refrattarie, con la malta anch’essa refrattaria. Si fissa la vasca rovesciata e predisposta con tubo e apertura. Si prosegue con il rivestimento in mattoni ad arco interponendo l’isolante in lana di roccia.

Botte rovere, porta bottiglie

“Botte rovere” porta bottiglie, nove posti piu quattro sulla porticina, cerniere fatte artigianalmente con gancio chiusura, disegni scolpiti a mano, figura sardegna, con ruote per essere spostata, maniglie che permettono lo spostamento con facilita’.

Cantinetta porta bottiglie in legno fai da te

Una cantinetta porta bottiglie è sempre utile in casa, ma spesso sono costose e di difficile ambientazione nella propria casa. Ecco come un nostro follower ha realizzato fai da te questa cantinetta di legno

Ho realizzato questo mobiletto porta bottiglie in legno su richiesta di un amico che aveva già visto altre mie realizzazioni. La cantinetta può contenere 25 bottiglie ed ha un comodo e robusto cassetto, dove riporre tutti gli eventuali “accessori”.
Le incisioni sui lati, sul cassetto e sulla sponda posteriore del mobiletto porta bottiglie, sono state realizzate con frese e minitrapano su un disegno da me modificato e riportato sul legno con carta copiativa.  Misure:125x60x40

Materiali per la realizzazione di una cantinetta porta bottiglie in legno fai da te:

  • lamellare abete
  • compensato
  • tasselli per legno
  • viti di varie misure
  • colla vinilica
  • mordente noce scuro
  • vernice trasparente opaca.

Attrezzi:

  • seghetto alternativo
  • minitrapano con prolunga flessibile
  • trapano/avvitatore
  • raspe e carta vetro.

Ciao
MAURO Daniele

Cantinetta portabottiglie

Il copione del fai da te è perfettamente rispettato: vedendo, in casa di amici, un oggetto acquistato già pronto, ritenuto interessante, ma fragile e non bello, la mente si mette subito all’opera per capire come costruirne uno migliore, più bello e più solido. Naturalmente con materiale di recupero, a costo irrisorio. Così Davide Palermo ha realizzato questo supporto per bottiglie: con una struttura portante in piattina, ricavata da una ringhiera dismessa, e gli appoggi dalle solite assi di bancali, spendendo solo pochi euro per l’acquisto di ferramenta e vernici.

Il supporto
Tagliate le aste in piattina dalla ringhiera, con la smerigliatrice angolare o un seghetto si ricavano i pezzi necessari.
I quattro montanti vanno curvati ad un capo con l’aiuto di una dima per ottenere i piedi; i due elementi sommitali hanno invece una curvataura molto dolce.
I piedi a ricciolo devono essere il più possibile uguali tra loro. Per evitare asimmetrie conviene lasciare i montanti più lunghi del necessario e tagliarli a misura giusta solo dopo aver ricavato i piedi. L’altezza da terra del supporto è di 480 mm.
Le sponde
Nelle tavolette di legno tagliate a misura e levigate si tracciano, con il compasso o una dima in cartone, i quattro semicerchi con diametro 85 mm distanziati di 10 mm, per le due poggiafondo, e i quattro con diametro 35 mm, a distanza di 60 mm, per le poggiacollo.
Una volta rifinite si fissano al telaio con bulloni a legno muniti di dado cieco in ottone.

LA STRUTTURA DI PIATTINA METALLICA
1. Per piegare i pezzi a cerchio o ad arco ci si aiuta con una dima metallica, autocostruita con spezzoni di profilati, piattine e tondino saldati, bloccata sul banco mediante un morsetto inserito nel foro del tubolare. Il tubolare quadro fa da fermo e il tondino da appoggio per la curvatura.
2. I pezzi di ciascun fianco si saldano fra loro tenendo in posizione con strettoi e aiutandosi con distanziali in legno o ferro e pinze a scatto.
3. Collegati i fianchi con il longherone si smerigliano i punti di saldatura; si procede a rifinire con una mano di antiruggine e, il giorno dopo, con una di antichizzante.

Cisterna per il giardino

Quest’anno mi è stata regalata una cisterna che ho usato per la raccolta di acqua piovana dalla gronda ma con mio dispiacere la valvola di plastica che montava era rotta…
In zona non ho trovato nessun negozio di materiale edile o agricolo che ne vendesse uno nuovo cosi ho studiato il modo per autocostruirlo.
L’unica parte buona che ho riusato della vecchia valvola e il dado per l’avvitamento.
Da una tanica bucata ho ricavato il pezzo di plastica che regge a incastro il rubinetto, quest’ultimo acquistato al brico center assieme al raccordo per una cifra di 10€.
Assemblato il tutto con ausilio di guarnizioni fra gli elementi ho montato la nuova valvola alla cisterna. Soddisfatto per aver a disposizione 1000 litri di acqua da usare nel mio giardino per i prossimi mesi. ;)

Copritermosifoni

Pannelli traforato copritermosifoni che non impedisce la circolazione dell’aria

La prima cosa che occorre fare è sviluppare il progetto per calcolare quanto legno occorre comprare. Per il mio progetto per la realizzazione di copritermosifoni ho preso 1 mq di lamellare finitura frassino. In base al tipo di finitura che occorre fare, bisogna orientarsi un tipo di legno piuttosto che un altro. Se si pensa di fare una finitura a tinta unita, tipo bianca, ecc… può essere usato anche il comune MDF. Nel mio caso, dato che la finitura doveva essere il più possibile vicina al wenge, ho optato per un lamellare finitura legno naturale frassino. Dato che la tavola dovrà essere tagliata ed i bordi saranno ben visibili, mi sono fatto consigliare un adeguato bordino per rifinire tutti i frontali. Il bordo utilizzato è un legno molto morbido e privo di nodi che si chiama “ayous”. A questo punto si inizia il taglio delle tavole che comporranno i laterali e la mensola superiore.Il mio progetto prevede una parte più sporgente in modo da ricavare una mensola più lunga del termosifone stesso. In questo modo per armonizzare il tutto ho inserito altre due mensole sullo stesso lato.
Per unire il telaio sono stati utilizzati i tasselli dell’otto e con l’aiuto della dima si effettuano i fori su entrambe le tavole e si blocca il tutto con il vinavil.
Dopo aver bloccato tutto il telaio, si procede all’applicazione del listello di rifinitura, il quale viene fornito leggermente più largo dello spessore della tavola in modo che carteggiandolo si fonda con la tavola stessa. Infatti, il listello deve essere incollato calcolando il filo nella parte nascosta della tavola. Per esempio sulla mensola superiore il filo del listello dovrà risultare sulla parte bassa della mensola, in modo che quando verrà carteggiato per allinearlo alla tavola la giunzione sarà praticamente invisibile.
Successivamente si prendono le misure delle mensole da aggiungere calcolando lo spessore del bordino di rifinitura. Si applica il bordo anche sulle mensole. Occorre ricordare che, se presente il battiscopa, deve essere praticata una risega in basso al telaio della misura corretta che permette di accostare perfettamente alla parete la struttura.
Una volta preparato tutto, si carteggia e si passa alla verniciatura. Per effettuare il wenge, ho passato tre mano di vernice all’acqua dei seguenti colori e nel seguente ordine: nero, mogano, nero. Tra una mano e l’altra è stata effettuata una passata di cartavetrata fina.
Per rendere la struttura più stabile sono state inserite delle staffe a “L” e le stesse sono state utilizzate per le due mensoline di lato. Le mensoline oltre alla staffa hanno una vite passante dall’interno del telaio.
Le staffe sono inserite a filo con la tavola e pertanto devono essere praticati delle insenature sul legno in modo che non ci siano sporgenze che poi impedirebbero il corretto posizionamento della struttura.
A telaio ultimato, si procede con la realizzazione del frontale.
Nel mio caso è stata utilizzata una tavola 2 x 6 dello stesso materiale del listello di finitura, cioè ayous e al posto della classica griglia ottonata, un intreccio di legno naturale. Prese le misure si procede al taglio.
Le misure devono essere prese, calcolando un centimetro di sovrapposizione nei lati destro e sinistro, in quanto dovranno essere realizzate delle scanalature che serviranno da battuta. Per unire il telaio, sono state utilizzate due spine per parte del diametro del sei. Prima di assemblare il telaio si devono effettuare le fresature interne ed esterne. Se si opta per la griglia ottonata la fresatura interna non occorre in quanto lo spessore è minimo, ma nel mio caso la griglia in legno naturale occupa 1 cm e occorre fare una fresatina o aiutarsi con la sega circolare.Prese le misure della griglia si procede al taglio. Nel frattempo si blocca il telaio con il vinavil e si attende la completa asciugatura. Si inserisce la griglia nel telaio bloccandola con dei chiodini e della colla e si presenta sulla struttura. Se tutto combacia possiamo iniziare con la verniciatura.Ultimata la verniciatura, utilizzando la stessa tecnica della struttura, ho avvitato sui lati del frontale delle piccole staffe ad “L” che poi a sua volta sono state bloccate alla struttura portante. Ultimato il tutto non resta che posizionarlo. Per fruttare al meglio il calore del termosifone è stato apposto tra la parete e il termosifone un foglio di isolante riflettente acquistabile presso i negozi di bricolage.

Combi 4, combinata 4 lavorazioni in un’unica macchina

Probabilmente questo nome sarà stato usato tante altre volte, ma lo uso anch’io per la mia costruzione; avrete già capito che indica quattro lavorazioni su una sola macchina.
Questa primavera avevo acquistato una fresa a mano per il legno con poche decine d’euro; dopo averne saggiato l’utilità era maturata nella mia mente l’idea di costruire una semplice squadra da applicare ad un cavalletto oppure alla morsa per avere le mani libere.
Mentre mi trovavo in un brico, vidi il vostro manuale “Fresare il legno” e non me lo feci certo scappare!
Sul vostro manuale ho cominciato ad osservare le costruzioni proposte sempre con molta chiarezza, sia professionali che per hobbisti.
Dopo un paio di giorni, al mattino in attesa della colazione, ecco un’idea!
Ho notato che possedevo due carrelli a due ruote che avevo usato quando anni fa facemmo il trasloco.
Anche loro li avevo costruiti artigianalmente; ne ho fatto a pezzi uno ed è saltato fuori il piano di lavoro.
Il carrello era dotato di una robusta cerniera per il ribaltamento del fondo su cui caricare lavatrici ecc.
Esaminai il pezzo smontato e notai che era molto robusto; un piano abbastanza largo e con ben 2 mm. di spessore poi le nervature sui quattro lati lo rendevano adatto al mio lavoro.
Dopo averlo montato sul telaio, compreso la cerniera, ho valutato la praticità del ribaltamento per il montaggio o lo smontaggio degli elettroutensili ed ecco che ho pensato di applicare dei pistoncini idraulici per facilitare il tutto.
Mentre cercavo la giusta collocazione degli elettroutensili, ho notato che ne potevo sistemare quattro; tutti montabili o smontabili in pochi minuti.
La sega che potrebbe intralciare con assi larghe, ho pensato di farla rientrare sotto al piano, svitando una manopola da un lato; dall’altra parte è incernierata.
La guida delle due frese è stata costruita sovrapponendo tre tubi quadri da 40 e scorre per 30 mm. Altre due guide ottenute da un tubo quadro da 15 si muovono a piacimento per guidare listelli o assi. Ho applicato anche due aste millimetrate ottenute da due metri rotti, per la misura veloce.
Per l’aspirazione dei trucioli ho voluto esagerare applicando una legge della fisica in cui si dice che un liquido incanalato in pressione all’interno di un cilindro ne determina un flusso; “Principio di Bernoulli”, da quel principio nacque il flussometro di Venturi.
Io ho applicato quel principio alla mia Combi 4, costruendo un tubo adatto al flusso dell’aria, utilizzando inox ed anche una rocca per la lana avanzata alla mia suocera.
Collego la canna del compressore al tubo e solo con un bar di pressione scopro che aspira tranquillamente i trucioli più pesanti; nelle prove mi ha ripulito perfettamente la zona di lavoro del trapano a colonna, pieno di residui metallici che sono ben più pesanti. I trucioli finiscono in una cassetta di plastica che svuoto direttamente nella discarica nell’apposito contenitore.
Una valvola manuale ne regola il flusso al punto giusto per evitare spreco d’aria; così la produzione d’aria è sempre superiore al fabbisogno. L’aria torna ad uscire da tutti i lati del coperchio che rimane sollevato 6 mm. Ho collegato anche un comodo soffietto per la pulizia generale.
Per l’aspirazione delle due frese, si può spostare il bocchello di aspirazione dal coperchio superiore alla parte posteriore della guida, subito sotto alla fresa orizzontale.
Per usare correttamente le macchinette si è reso necessario un quadro elettrico con i relativi interruttori e spie.
Le spie sono un po’ rosse e un po’ verdi perché di recupero dalle mie cianfrusaglie.
Per la sicurezza ho usato due microinterruttori che ho trovato sempre tra i miei materiali.
Ho pensato di far correre una corda lungo i quattro lati su carrucole, (quelle dei fili per i panni), così con una semplice pressione o tiraggio della corda, si fermano tutti gli apparecchi elettrici.
Il secondo microinterruttore l’ho applicato alla copertura superiore in lexan, (policarbonato), con la stessa funzione. In sostanza è impossibile toccare gli utensili girevoli in movimento.
Intanto che ero dietro, ho costruito una lampada; potevo acquistarne una adatta allo scopo, ma ho preferito recuperare un raccordo flessibile per lavandini che mi capitava sempre per le mani.
Ho sagomato un pezzo di lamiera da 0,8 in inox per adattarvi il portalampada e poi ho fissato il flessibile sulla cassetta elettrica.
Per lo scorrimento dei listelli o assi ho pensato di fare dei rulli pressori che scorrono su cuscinetti per generare il minor attrito possibile; cosi è anche per i supporti, sia anteriore che posteriore.
Prende poco spazio e visto che il peso, pezzo dopo pezzo è considerevole e i piedi di gomma col loro attrito ne impediscono il trascinamento, vi ho aggiunto tre ruote che sollevano il tutto per circa 8 mm. e a posizione raggiunta rientrano facilmente manovrando le due leve in basso.
Hanno trovato posto anche due comodi ripiani per appoggiarvi le scatole con le frese ed i suoi attrezzi.