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Tavolino per divano fai da te

Ecco come realizzare un pratico tavolino per divano!

Questo tavolino per divano è costruito con una struttura mista di legno e metallo, il piano d’appoggio applicato sul retro del divano non addossato alla parete costituisce un’intelligente idea per avere a portata di mano posacenere, bicchieri, tazzine e altro: può sostituire il tavolino basso da salotto.

Il tavolino per divano è ricavato da un pannello di bilaminato tinta rovere, spesso 20 mm, va tagliato a semicerchio (Ø 600 mm) con il seghetto alternativo; sul bordo accuratamente levigato si applica il nastro termoadesivo della medesima essenza. La staffa di appoggio, in ferro quadro da 6×6 mm e in piattina 3×15 mm richiede un lavoro di piegatura su morsa (lo schema quadrettato ingrandito quattro volte consente di avere un utile tracciato da seguire).

Affinché il piano sia perfettamente orizzontale può essere necessario adattare le pieghe al divano. Con la saldatrice si salda uno spezzone di piattina lungo 300 mm collegando le due staffe; altre due piattine, lunghe 100 mm e forate, saldate sul lato lungo delle staffe, ricevono le viti che bloccano il piano.

Più complessa è la realizzazione del listello scanalato che ricopre la piattina trasversale e che appoggia contro la stoffa del divano. Con la fresatrice, munita di fresa cilindrica, si realizza la scanalatura larga 15, profonda 10 su un listello 20×40 mm; si può evitare l’uso della fresatrice incollando tre listelli a formare lo stesso profilo a U.

Come realizzare il tavolo da divano

Applicazione del bordino melaminico

Il bordo di bilaminato, tagliato con il seghetto alternativo, viene levigato, per eliminare ogni scheggia, con carta vetrata montata su un tampone di gomma.
Il bordino termoadesivo si applica passandovi sopra un ferro da stiro; tra il metallo del ferro e il legno è bene interporre una pezza di tela.

Ferro su legno

Bloccando la staffa già sagomata nella morsa saldiamo sul lato lungo la piattina forata a cui andrà fissato il ripiano; una pinza grip tiene la piattina in posizione mentre diamo i primi punti di saldatura.

Nella scanalatura del listello, sagomato a C, entra con precisione la piattina di sezione 3×15 mm (2) e due viti lunghe 10 mm uniscono i due elementi.

Stendino verticale da soffitto | Come costruirlo fai da te in acciaio

Costruire uno stendino verticale non è difficile: occorre solo un po’ di abilità nel taglio del’acciaio

Uno stendino in casa può risultare spesso ingombrante. Il vantaggio di una struttura a stendino verticale saliscendi sta nel fatto che, una volta stesi i panni, questa si può sollevare, recuperando spazio utile. Deve essere però sufficientemente solida e robusta, e anche il sistema di sollevamento deve essere adeguato, in modo che non ci siano inceppamenti e che il piano non ondeggi, non si inclini, o peggio, cada per il peso della biancheria.

Stendino fai da te con acciaio e corda

Lo stendino verticale fai da te  per il soffitto ideato dal nostro lettore Fabrizio Valli è tutto in acciaio e per il saliscendi utilizza un ingegnoso sistema, che trasferisce il movimento della manovella, tramite una corda, a una serie di nastri in nylon, fermati sulle barre di avvolgimento mediante sezioni di tubo metallico. I nastri, arrotolandosi e srotolandosi, sollevano e abbassano il piano di stenditura, che quindi rimane sempre ben stabile, anche perché è sorretto da due larghe staffe di supporto a soffitto.

L’insieme dei materiali occorrenti costa circa 38 euro e l’assemblaggio non richiede più di 16 ore di lavoro. La lavorazione consiste soprattutto nel tagliare i pezzi a misura, forare dove necessario con il trapano a colonna e saldare.

Cosa serve per costruire uno stendino verticale da soffitto

Gli utensili:

  • Troncatrice rapida per metalli
  • trapano a colonna
  • saldatrice elettrica ad arco
  • smerigliatrice angolare.

I materiali:

  • Tubo quadro in acciaio 20×20 mm
  • tubo rotondo Ø esterno 30 mm, spessore 3 mm
  • tondino Ø 6 mm
  • 4 cuscinetti Ø 26 mm
  • spessore 9 mm;
  • piattina 25×8 mm;
  • barre filettate Ø 8 mm;
  • blocchetti in teflon 10x10x40 mm;
  • viti 5×10 mm e 8×35 mm;
  • 8 tasselli a espansione da soffitto;
  • 2 dadi 8 mm;
  • 2 dadi autobloccanti 8 mm;
  • 4 rondelle Ø 8 mm;
  • Per la manovella: piatto 5×30 mm e 5×100 mm; tondino Ø 10 mm; puleggia con fissaggio a parete; nastro in nylon larghezza 45 mm; corda in nylon
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Come costruire la carrucola dello stendino verticale

La carrucola consiste in un disco di fissaggio a muro, su cui è saldata una staffa a U, in cui si infila un tubo su cui è avvolta la corda. Il tubo è saldato a sua volta alla manovella. C’è poi una levetta che ruota su un perno e che funge da dente di bloccaggio per il non ritorno. Quando la levetta è alzata si può girare la manovella e la corda si arrotola.
quando è abbassata la manovella si blocca in posizione…
Dei blocchetti in teflon sulle guide verticali a muro mantengono in posizione l’intelaiatura e impediscono che si righi la parete. La corda passa per una puleggia fissata a muro che fa da guida, e quindi trasferisce la rotazione alla prima barra che gira su cuscinetti; da qui, tramite il sistema di nastri, per trascinamento si trasmette la trazione alla barra opposta. I nastri sono collegati al telaio dello stendino mediante piattine di ferro forate e imbullonate.

FARE, la rivista di bricolage dal 1975

EDIBRICO, la casa editrice italiana specializzata in bricolage, giardinaggio e ristrutturazione edilizia, ha le sue radici nel lontano 1975: è infatti nel novembre di quell’anno che esce in edicola il primo fascicolo della rivista FARE HOBBY. Quella stessa rivista diventa successivamente Far da sé: è rivolta al bricoleur con una certa esperienza che lavora il legno e il ferro con competenza semiprofessionale, che fa manutenzioni e riparazioni in casa sostituendosi al muratore, all’elettricista e all’idraulico, che autocostruisce macchine ed attrezzature per il suo laboratorio.

La EDITRICE FARE (questo il nome che aveva all’inizio la casa editrice Edibrico) diventa EDIFAI nel settembre 1991, acquisisce di lì a poco la rivista FAI DA TE, fino ad allora pubblicata in quel di Verona, diventando l’unica realtà specializzata in bricolage e consolidando la sua autorevolezza in questo settore che in Italia è ancora piccolo e fatica a crescere ai livelli della vicina Francia, Germania e Paesi Nordici.

Nell’aprile del 2000 un nuovo riassetto societario porta la casa editrice al nome definitivo di EDIBRICO, quello che ancora oggi connota una realtà imprenditoriale vivace e altamente produttiva per iniziative e realizzazioni di grande impegno: Nicla de Carolis assume la direzione responsabile di tutte le pubblicazioni diventando l’instancabile motore di tante innovazioni.

La redazione ha sede a Gavi, in mezzo ad una bella pineta; i laboratori in cui si realizzano le costruzioni e gli arredi, che poi vengono pubblicati nelle sue pagine, sono dislocati nella zona.

Mobile da stiro fai da te | Come realizzarlo in legno d’abete

Per stirare veramente in comodità possiamo costruire un mobile da stiro fai da te dotato di ruote

Mediante soluzioni ingegnose, in questo mobile da stiro fai da te, il nostro lettore Gianni Massarenti ha concentrato attività di taglio, cucito e stiratura, e sui ripiani interni lo spazio sufficiente per riporre gli oggetti che servono a tale scopo. Il mobile da stiro fai da te da chiuso misura solo 586x470x873 mm ed è un luogo d’ordine veramente prezioso.

Può essere spostato su ruote retraibili con un sistema tipo “carrello d’aereo”. A mobile aperto le ante costituiscono gli appoggi, il coperchio ribaltabile diventa piano di lavoro, e sollevando lo spezzone reclinabile si ricompone l’asse da stiro. Il materiale per costruirlo è tutto facilmente reperibile a costo zero: tali possono essere, infatti, le ruote piroettanti, i piani e l’asse in truciolare, il tubo di ferro e l’angolare in alluminio. Il corpo del mobile è costituito da pannelli e listelli d’abete spesso 18 mm e da due ante a persiana che si comprano già pronte nei bricocenter.

Tutte le rotazioni avvengono su cerniere a metro, fissate con viti autofilettanti, mentre le giunzioni si fanno con colla e spine. Il legno naturale può essere trattato con turapori e verniciato con flatting trasparente o impregnante naturale.

Cosa serve per costruire un mobile da stiro fai da te

Gli utensili: Sega circolare; trapano; levigatrice; piegatubi.

I materiali:

  • Asse da stiro in truciolare 1200×370 mm;
  • copriasse in stoffa 1300×450 mm;
  • truciolare da 10 mm (2 pezzi 420×200 mm, 1 da 434×472 mm);
  • abete spesso 18 mm (1 pezzo 85×434 mm, 1 da 85×430 mm, 1 da 60×430 mm, 1 da 60×820 mm, 2 da 60×470 mm, 1 da 100×434 mm, 1 da 30x434mm, 1 da 35×2100 mm);
  • abete spesso 25 mm (1 pezzo 55×430 mm);
  • abete spesso 6 mm (1 pezzo 68×430 mm);
  • pannello abete spesso 18 mm (1 pezzo 434×508 mm, 1 da 434×802 mm, 1 da 434×490 mm, 1 da 550×620 mm, 1 da 424×670 mm);
  • 2 ante a persiana (destra-sinistra) 470x760x18mm;
  • tubo in ferro Ø 14 mm (1 pezzo lungo 800 mm);
  • angolare in alluminio 40x20x2 mm (1 pezzo lungo 420 mm);
  • cerniera a metro da 15 mm (1 pezzo da 430 mm; 1 da 400 mm; 2 da 420 mm; 1 da 670 mm);
  • 1 chiusura a molla;
  • viti autofilettanti 3×25 mm e 3×12 mm;
  • 4 ruote piroettanti;
  • spine in legno 8×30 mm;
  • 4 cerniere a molla;
  • piedini in gomma Ø 10/4 spessore 3 mm;
  • colla vinilica

Supporto per tre macchine

Non solo ben tre macchine trovano posto nell’interno del mobile da stiro fai da te, ma sul ripiano aperto c’è spazio sufficiente per il loro utilizzo, permettendo di avere tutto in funzione e a portata di mano.

Quando il mobile è in uso può essere facilmente spostato al centro della stanza, e viceversa riposto quando non serve, mediante un sistema che utilizza quattro ruote piroettanti (si trovano facilmente di recupero, da qualche carrello o sedia dismessi). Per evitare che il mobile scivoli e si sposti durante l’utilizzo, la soluzione è veramente ingegnosa.

Le ruote non si collegano direttamente al fondo, ma a due supporti mobili in truciolare, su cui sono bloccate da un angolare in metallo. Al centro i due supporti sono collegati da una cerniera a metro a una traversa in abete, sottostante al piano di fondo del mobile, in cui si inserisce una barra di comando formata da un tubo di ferro piegato a 90°, di cui il lato più corto costituisce la leva di comando del sistema, che sporge dal fianco interno.

Abbassando in orizzontale il tubo, le ruote salgono e il mobiletto resta fisso. Alzando la leva, invece, le ruote scendono e il mobiletto si può spostare.

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Mangiatoia per uccelli fai da te in legno | Come costruirla in pochi passaggi

Possiamo costruire delle mangiatoie per volatili utilizzando dei comuni pannelli di multistrato

Realizzando una mangiatoia per uccelli fai da te possiamo gioire del­la presenza degli uccellini senza far loro soffrire una penosa schiavitù.

Si tratta di invitarli a pranzo, in una saletta loro riservata, a portata dei nostri occhi e delle nostre orecchie ma dove i commensali siano liberi di andare e venire come meglio credono: una mangiatoia per volatili da appendere al ramo di un albero o da montare su un palo in prossimità delle nostre finestre, abbastanza lontana perché gli uccelli prendano confidenza ma non tanto da non poterli osservare.

Sostanzialmente si tratta di una capanna a forma di tenda canadese, costituita da una base di circa 300×500 mm e due falde inclinate di 45°. Il materiale più idoneo è il legno naturale, al più impermeabilizzato sulle falde con qualche mano di olio di lino. Le falde si uniscono fra loro ed al pavimento con listelli triangolari (ottimi quelli delle cassette da frutta).

Il pavimento/vassoio della mangiatoia per uccelli fai da te sporge simmetricamente rispetto alle falde (molti uccelli avrebbero paura di entrare a mangiare sotto il tetto) e le due parti sporgenti sono bordate da listelli per evitare che il mangime caschi prima di essere consumato.

Per gli uccelli meno coraggiosi occorre che il cibo non si trovi sotto il tetto ma all’aperto. E’ per questo che il pavimento della mangiatoia sporge rispetto al tetto. Se non abbiamo tempo per la costruzione possiamo sempre optare per le mangiatoie per uccelli in kit

Noi sai cosa dare da mangiare agli uccelli? scopri quali sono i mangimi più adatti

Cosa serve per costruire una mangiatoia per uccelli

mangiatoia per uccelli fai da te progetto

  • Legno naturale o multistrato di pioppo spesso 25 mm: un pavimento di 300×500 mm;
  • due falde tetto di 220×320 mm
  • Listello di sezione triangolare con angoli a 45°: tre pezzi da 220 mm
  • Listello sezione 10×40 mm: circa 1,2 metri.
  • Chiodi o viti inox;
  • un occhio a vite con gambo M6x60 mm con due dadi e due rondelle
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  • In legno massiccio piallato con superficie fiammata
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Costruzione fai da te

cassetta tagliacornici
L’uso di listelli a sezione triangolare o trapezoidale facilita l’unione fra i tre pezzi principali: questi si segano con la cassetta tagliacornici per smussarli a 45°.
Gli uccelli non si comportano molto bene a tavola per cui occorre bordare il desco con listelli da inchiodare tutto attorno così che il mangime non finisca in giro
Piano, falde e rinforzi si uniscono con chiodi o viti inox; è preferibile evitare l’uso di collanti, così come di vernici o di impregnanti, che risulterebbero sgraditi agli ospiti pennuti.
L’occhio, cui appendere la mangiatoia, attraversa il colmo delle falde ed il sottostante listello triangolare ed è bene fissarlo con dado e controdado.
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  • Il posatoio circolare permette agli uccelli di nutrirsi da diversi punti ed...
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  • Coperchio ad avvitamento per tenere la mangiatoia ben chiusa ed i semi asciutti

Meno consumo del suolo e case più sicure

Tratto da “Rifare Casa n.52 – Luglio/Agosto 2017″

Autore: Nicla de Carolis

«…la spesa per adeguare sismicamente un edificio va dai 100 ai 300 euro a metro quadro, vuol dire 30 mila euro per appartamento di dimensioni medio-grandi… non poco, ma è evidente che non ha senso rifare la cucina se poi le strutture della casa sono a rischio»

Matilde Casa, sindaco di Lauriano, nel Torinese, al secondo mandato, eletta in una lista civica nel 2013, aveva approvato una variante al piano regolatore in cui si diminuivano le superfici edificabili. Uno dei proprietari dei terreni la denunciava alla Procura e il 10 luglio 2015 veniva rinviata a giudizio subendo un processo penale.

Dopo un anno, assolta con formula piena, ha vinto meritatamente il premio ambientalista dell’anno 2016, visto, tra l’altro, che nella sua amministrazione ha preferito ristrutturare un vecchio edificio nel centro storico anziché costruire una nuova scuola gettando cemento in un bel prato, ha fatto abbattere un ecomostro di tre piani, ha fatto installare, prima in Piemonte, la casetta dell’acqua per risparmiare plastica, ha vietato gli impianti fotovoltaici a terra.

Esemplare questa vicenda e vorremmo che nel nostro Paese ci fossero tanti sindaci così puri e determinati nel salvaguardare il territorio e conservare il patrimonio edilizio esistente.

A proposito di conservare il patrimonio edilizio, è preoccupante sapere che oltre il 40% del territorio italiano è a rischio sismico elevato e il 60% degli edifici è stato costruito prima del 1974, quando sono entrate in vigore le prime norme antisismiche, quindi almeno un terzo degli immobili andrebbe adeguato sismicamente; ma per i non addetti ai lavori è molto difficile avere anche solo un’idea di cosa questo adeguamento possa significare in termini di opere e in termine di spesa.

In questo numero abbiamo cercato di affrontare l’argomento spiegando quelli che sono gli interventi che variano a seconda dell’edificio e della diagnosi fatta da ingegneri abilitati. Comunque la spesa va dai 100 ai 300 euro a metro quadro, vuol dire 30 mila euro per appartamento di dimensioni medio-grandi e 200-600 mila euro per un classico condominio di quattro piani. Non poco, ma si tratta di cifre che spesso vengono spese per una serie di interventi di altro tipo, assai meno importanti: è evidente che non ha senso rifare la cucina se poi le strutture della casa sono a rischio.

Chi effettua lavori di adeguamento sismico in zone a elevata pericolosità può recuperare il 65 per cento della spesa, ma in dieci anni, e qui il governo potrebbe incentivare maggiormente l’operazione rendendo il periodo più breve.

Per quanto riguarda la ricostruzione degli edifici lesionati e distrutti dal terremoto in centro Italia la buona notizia è che il Fondo europeo di solidarietà metterà a disposizione 1,2 i miliardi di euro e questo è un dono, il denaro non dovrà essere rimborsato. La speranza è che il governo non si perda in lungaggini burocratiche e che spenda bene e rapidamente questa montagna di denaro nella ricostruzione, ottenendo un ulteriore duplice effetto: aumentare l’occupazione e rilanciare l’economia. Vedremo.

Casetta per cani bricolage | Come costruirla con scarti di perline

Questa casetta per cani fai da te si ottiene assemblando pannelli di perline ad una struttura di listelli

La realizzazione di questa casetta per cani bricolage, del nostro lettore Paolo Panizzi si presenta molto curata, somigliante più a certi prefabbricati che si usano come casette o depositi attrezzi, che a un semplice riparo.

Pur avendo impiegato materiali di prima qualità per la costruzione della casetta per cani la spesa è di poco più di 170 euro. Le misure, tetto escluso, sono 700x800x800 mm.

Cosa serve per costruire una cuccia in legno per cani

cuccia cane progetto

  • Gli utensili: Trapano a colonna, troncatrice, avvitatore, seghetto alternativo, bolla, squadra, fresatrice, levigatrice orbitale, pennello.
  • Materiali: Listello sezione 100×100 mm (lunghezza totale circa 500 mm); listello sezione 20×30 mm (lunghezza totale circa 30 m); perlina sezione 20×100 mm; perlina sezione 10×100 mm; guaina spessore 40 mm (circa 4 m); compensato spesso 6 mm (circa 4 mq); polistirolo spesso 30 mm (circa 4 mq); paraspigoli in legno lato 60 mm (circa 6 m); 200 viti da legno, 1 barattolo catramina; colla marina; impregnante tinta neutra; impregnante tinta noce; gomma trasparente.

Listelli e perlinato

I vari pezzi, pavimento, fianchi, tetto, sono assemblati separatamente e poi uniti a formare la casetta per cani. Il rivestimento è in perline 20×100 mm, tranne per il tetto e il pavimento interno che impiegano perline più sottili 10×100 m; sono fissate con viti da legno a una intelaiatura di listelli 20×30 mm, uniti fra loro con squadrette metalliche.

Sui bordi dei pannelli sono inseriti e incollati gli spinotti per l’assemblaggio definitivo della cuccia. Anche se si usa la colla per fissare le spine, queste servono solo come perni di irrigidimento e la cuccia risulta comunque smontabile, infatti tutti i pannelli sono uniti tra loro soltanto con viti.

La base prevede due piani sovrapposti: su un primo strato di perline si avvitano, sul lato inferiore, quattro piedi in legno e sul piano superiore tre listelli paralleli ed equidistanti.

Le perline del tetto sono sorrette dall’intelaiatura in listelli e dalle capriate.
Prima di applicare il tetto si frappone un piano in compensato intelaiato su listelli, per maggiore isolamento.
Il basamento è montato su solidi piedi in legno per sollevarlo dal terreno, è incatramato sul lato inferiore ed è isolato con polistirolo fra i due strati di perline.
I pezzi assemblati a parte si fissano alla base uno alla volta con spinotti, e fra loro con viti.

Come isolare termicamente la casetta per cani

Si inseriscono per l’isolamento due pannelli di polistirolo e si riveste con il secondo strato di perline, fissato al primo tramite i listelli. Il piano inferiore si impregna di catramina per isolare dall’umidità del terreno.

I fianchi e il fondo si assemblano su una cornice di listelli tagliati a 45° più un listello centrale di rinforzo; il frontale prevede altri listelli a sostegno dell’apertura. Su ciascun pannello si lasciano le perline laterali più lunghe in basso, a coprire i piedi; questo accorgimento ha una funzione estetica, ma anche quella di non far scorrere l’acqua piovana lungo il pavimento.

Lungo i timpani le perline si tagliano seguendo il profilo del tetto. Per il tetto è prevista una vera e propria intelaiatura a capriata, con listelli tagliati a 30°. Completati i telai, si fa un assemblaggio di prova sul basamento, controllando la perpendicolarità, quindi si smonta e si completano le varie parti. Il rivestimento interno è in compensato; il tetto è rivestito da una guaina impermeabile, ai profili del tetto e dell’apertura si aggiunge una cornice. La “porta” è in gomma trasparente.

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Barbecue artigianali | Come ricavarli da fusti metallici

Voglia di barbecue fai da te? Nessun problema, se non siamo troppo esigenti per quanto riguarda l’estetica possiamo facilmente ricavarli da fusti metallici

L’idea di creare barbecue artigianali per cuocere alla brace all’aria aperta solletica la fantasia di molti; sarà perché i modelli in commercio sono poco robusti, o troppo piccoli, o troppo costosi, o poco versatili, o sarà solo perché fa sempre piacere trovare una soluzione originale e a basso costo, ma il fatto è che molte sono le soluzioni proposte (consulta, ad esempio le nostre guide per costruire un barbecue fai da te in ferro, un barbecue in acciaio inox, un barbecue in cemento armato).

Barbecue artigianale da un fusto metallico

Il nostro lettore Basilio Lozza ha utilizzato uno di quei bidoni di recupero, che contengono di solito oli per uso industriale, e che non è difficile trovare a costo zero. Lo ha attrezzato in modo da poter far fuoco a diverse altezze, per i differenti tipi di cottura, sistemandolo su un telaio per barbecue fai da te di sostegno apposito.

E’ un sistema pratico e assolutamente sicuro, visto che il fuoco rimane tutto contenuto all’interno del bidone.

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Cosa serve per costruire barbecue artigianali

  • Gli utensili: Scalpello, martello, seghetto alternativo con lama per metalli, saldatrice, smerigliatrice, trapano, pennello.
  • Materiali: 1 fusto metallico di recupero da litri 180; piattina metallica 2×80 mm; quadrello in ferro 10×10 mm; supporto griglia per cottura con manici; tondino in ferro sezione 8 mm lunghezza 2000 mm; 2 spezzoni di tondino in legno Ø 28 mm; 2 ruote; bulloni; vernici per metalli resistenti al calore.

Taglio e saldatura

Il disco di base del fusto viene asportato, incidendo con uno scalpello per far entrare la lama del seghetto alternativo e tagliando tutto intorno. Una volta ribattuta e saldata la frastagliatura del taglio, questo diventa il nostro coperchio portabrace.

Per la realizzazione dei barbecue artigianali asportiamo poi un’altra sezione del cilindro, procedendo con due tagli verticali opposti e congiungendoli con uno orizzontale.

Come riferimento si prende la prima nervatura presente sul fusto, tenendosi circa 100 mm più alti. Anche qui ribattiamo il bordo all’interno e saldiamo lungo tutto il taglio. Appena sopra l’altezza della nervatura, realizziamo sulla parete cilindrica due fori da 9 mm, a distanza tale fra loro che le stecche in tondino inseritevi possano fare da supporto per il coperchio portabrace.

Le due stecche di tondino munite di manici in legno sono l’appoggio per il coperchio portabrace, e si possono infilare a diverse altezze grazie alle due file parallele di fori, per regolare i diversi tipi e momenti di cottura.

Si aggiungono altre coppie di fori equidistanti e a diverse altezze. Simmetricamente, dalla parte opposta, pratichiamo i fori corrispondenti per sostenere le estremità dei tondini. Il telaio d’appoggio è costituito da spezzoni di piattina saldati a quadrato per la base, cui si aggiungono quattro montanti in quadrello di ferro. Sono previste due ruotine posteriori per gli spostamenti. Si verniciano separatamente telaio ed esterno dei barbecue artigianali con vernici atossiche e resistenti al calore.

Il fusto rimane appoggiato sul suo telaio e non c’è rischio che si rovesci o che il fuoco possa uscire. La sezione non asportata si posiziona sul lato opposto all’operatore e costituisce il parafuoco-paravento per la griglia come nei sistemi tradizionali.

Il diametro del bidone è paragonabile a quello di un barbecue di grandi dimensioni, che può offrire un discreto volume di fuoco e quantità di braci, ospitare una griglia piuttosto ampia e cuocere molti pezzi alla volta.

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  • Sistema di cottura a Pietra Lavica (in dotazione)
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La base del telaio è costituita da spezzoni di piattina saldata; davanti si salda anche una “linguetta” d’appoggio per compensare l’altezza delle due ruote posteriori, che rendono il barbecue mobile. I quattro quadrelli in verticale fanno invece da sostegni per tenere il fusto in posizione. I due anteriori sono muniti di maniglie, sempre in quadrello saldato, per spostare il barbecue quando occorre.
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  • Barbecue iconici: cucina alla griglia con Weber Compact Kettle, adatto per provare...

Arredamento rustico fai da te

L’arredamento rustico è tornato molto di moda negli ultimi anni: realizzando soluzioni fai da te possiamo dare campo alla creatività

La materia prima di cui è costituito l’arredamento rustico, il legno, è facilmente lavorabile e presenta in molti casi pieghe e volute naturali che rappresentano un ottimo punto di partenza per creare soluzioni di arredamento rustico fai da te

Stile rustico: la natura fornisce la materia prima

La natura non si ripete ed ogni albero è diverso da ogni altro sia nelle dimensioni, sia nella disposizione dei rami e delle radici. Nel taglio, di solito, prima si fa il lavoro facile di tagliare i tronchi a pezzi diritti e poi ci si dedica alle parti più articolate e qui ci si trova davanti alle tante e diverse combinazioni di curve e spuntoni che gli dei dei boschi si divertono ad inventare.

A questo punto l’impegno della raccolta del combustibile ha ceduto il passo alla curiosità di osservare e studiare i pezzi più irregolari, cercando di scoprire dentro a ciascuno la sua “vocazione” a trasformarsi in qualcosa di utile o di ornamentale senza però mortificare con pesanti interventi di sega e pialla l’originalità naturale del pezzo.

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Complementi d’arredo rustici

Qui non ci sono suggerimenti tecnici da proporre. Quello che serve, cioè l’occhio e la fantasia, non si può insegnare; o si hanno o non si hanno.

È così che da tronchi bitorzoluti e rami storti dove gli altri vedrebbero solo della roba difficile e scomoda da tagliare, c’è chi vede il pezzo portante di una sedia, la cornice di una specchiera, gli elementi di una panca o un portasalviette o un’angoliera e, con paziente lavoro d’ascia e menarola, la prima per fendere per il lungo i pezzi, creare i cavicchi e le poche zone piane necessarie, la seconda per aprire le mortase in cui inserire i cavicchi, talora aiutandosi col coltello da potatore per i particolari più delicati, come generati dal bosco nascono decine e decine di oggetti unici ed irripetibili, come unici ed irripetibili erano gli alberi da cui provengono.

Pochi, ma comunque necessari, gli accorgimenti per realizzare le strutture più complesse e per conservare al meglio gli oggetti. E’ consigliabile scortecciare subito i legni per evitare che sotto la corteccia si inseriscano gli insetti e lasciarli asciugare all’ombra ed all’aria. I cavicchi devono essere il più lunghi possibile; il mobile va trattato con impregnante antiumido e finito a flatting o ad olio.

Soluzioni fai da te arredamento in legno

Nella foto di scena possiamo vedere alcune realizzazioni di arredamento rustico fai da te, ad esempio:

  • La lampada: un pezzo di sciavero (o cotica o comunque, con altri nomi regionali, la fetta più esterna di un tronco tagliato per il lungo) regge il fusto della lampada con la base tagliata sbieca e incavicchiata.
  • Il vaso: Qui è bastato allargare il foro di marciume prodotto da un taglio malfatto (i rami non si potano mai con tagli orizzontali) per creare un originale vaso da fiori.
  • La sedia: Un tronco sinuosamente deformato a doppia S con una curva molto accentuata diventa l’elemento portante di una sedia completata da una V formata da due robusti rami abbastanza diritti e da un sedile di stecche rigide con i capi inseriti in un arco ottenuto incurvando un ramo ancora fresco e lasciandolo asciugare; in via del tutto eccezionale il sedile può essere un pezzo metallico di recupero.
panca rustica
Due tronchetti da cui si alza verticalmente un ramo, una tavola ricavata per spacco, due nodosi rami incastrati e inchiavettati negli stanti e due rami storti a fare da sostegno posteriore.
sgabello rustico
Una tavola abbastanza spessa ottenuta per spacco del tronco è retta da quattro rami diritti, profondamente inseriti nello spessore del sedile.

Doccia da giardino fai da te in legno | Come costruirla in un pomeriggio

Con una serie di pali conficcati nel terreno formiamo un box doccia da giardino fai da te a sviluppo curvilineo

Questa doccia da giardino fai da te, fatta con pali impregnati, si costruisce in un pomeriggio. La sua base (in questo caso a ricciolo, ma può avere sviluppi diversi) si realizza effettuando un ribasso di 15 cm nel terreno e depositandovi uno stato di ghiaia.

Su questa va versata la sabbia che accoglie le pietre disposte “all’italiana” e fermate riempiendo gli interstizi con altra ghiaia. Lungo il perimetro della doccia da giardino autocostruita vengono poi conficcati i pali appuntiti nella parte inferiore.

Sono collocati uno accanto all’altro e quindi tagliati con la sega a gattuccio nella parte superiore a creare un profilo mosso, non lineare. La parte idrica è costituita da un normale tubo per annaffiatura che alimenta un tubo in acciaio da 3/8” fissato all’interno, dotato di rubinetto e collegato, tramite due gomiti, a un soffione da doccia.

Vuoi costruire una doccia da giardino ma ti mancano i materiali? Ecco alcuni consigli per gli acquisti

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Come costruire una doccia per giardino

Dopo aver tracciato il perimetro della base ed effettuato uno scavo di 15 cm, versiamo e livelliamo uno strato di circa 5 cm di ghiaino.

 

Sulla ghiaia depositiamo la sabbia (5-6 cm) che dobbiamo livellare accuratamente con la staggia.

 

Collochiamo sulla sabbia alcune pietre piatte (in marmo, luserna, serizzo ecc) che vanno livellate
a loro volta. Negli interstizi disponiamo altra sabbia non troppo fine impastata con cemento.

 

Conficchiamo nel terreno, lungo il perimetro della base, una serie di pali impregnati ø 8 cm, ben accostati. Poi tagliamo le estremità superiori, secondo una linea inclinata e ascendente.

 

Lungo un palo pratichiamo alcuni fori per accogliere i doppi morsetti che bloccano un tubo Mannesmann da 3/8” per realizzare la doccia.

 

Colleghiamo il tubo in metallo a quello idrico del giardino con un attacco rapido e installiamo il soffione con altri due gomiti e un tubo corto.

 

Se lasciamo una finestra nella parete di pali possiamo collocarvi una pianta che va opportunamente sagomata col tagliasiepi