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Sudare, per un benessere totale

Tratto da “Far da sé n.474 – Luglio 2017″

Autore: Nicla de Carolis

Durante la campagna elettorale per la presidenza degli Stati Uniti del 1960, Nixon e Kennedy si sfidarono in TV. A detta di alcuni esperti di comunicazione Nixon, fino a quel momento dato per vincente, durante il confronto perse il gradimento di molti elettori a causa del sudore: la sua fronte perlata lo rese insicuro agli occhi degli Americani, che preferirono il più asciutto Kennedy. Ma si sa che sudare fa bene e lo sapevano già gli antichi Greci con la loro anticipatrice, impareggiabile e raffinata civiltà, cui dobbiamo ancora oggi essere grati, come lo sapevano ancor prima gli Egizi e poi i Romani. I nostri celebri antenati crearono le terme dalla fusione del ginnasio greco (composto da una palestra dove i giovani facevano intensi esercizi fisici, un bagno e un’esedra dove i filosofi dissertavano con i loro discepoli) con il bagno a vapore egizio.

Fu così che i Romani, dal fare il bagno una volta ogni nove giorni, passarono a frequentare quotidianamente gli stabilimenti balneari per lavarsi e per sudare in quello che chiameremmo oggi un “bagno turco” (sudatio), nel quale la temperatura era mantenuta altissima da un forno sistemato sotto il pavimento. Che bella vita, visto che questo rituale si ripeteva ogni giorno nelle prime ore del pomeriggio, orario in cui terminava il lavoro! Con il sudore eliminiamo i nostri “scarti” attraverso i pori della pelle, respiriamo più velocemente, il cuore lavora di più, migliora la circolazione e il metabolismo accelera.

Uno dei sistemi migliori per sudare è fare una “sauna”: la nota stanzetta, grande o piccola, di legno, con all’interno una temperatura che va dagli 80 ai 100 °C, ha origini finlandesi. “Prima costruisci la tua sauna, in seguito la tua casa” questo è un antico detto dei popoli nordici che ne fanno grande uso (solo in Finlandia pare che ce ne siano 1,6 milioni, una in ogni casa) e considerano un semplice bagno di aria calda e secca il centro vitale del proprio benessere quotidiano, il rimedio a tutti i mali, dal raffreddore alle scottature. Se credete in questa teoria, caposaldo della medicina naturale, da pagina 22 c’è un bel servizio sulla costruzione di una sauna da montare in esterno, ottimo spunto per un bravo far da sé che si voglia cimentare nella realizzazione di qualcosa di originale e molto utile per tutta la famiglia. Ma il sudore è anche qualcosa di piacevole se provocato dall’intenso impegno necessario per costruire qualcosa e portare a termine un progetto che ci soddisfa e ci gratifica, quindi qualcosa che fa bene al fisico e anche alla mente, non è così?

Bassorilievo fai da te del legno | Attrezzi, tecnica ed esempi

Il bassorilievo è una tecnica di intaglio del legno (ma anche di marmo e pietra) che si realizza sulla superficie di un blocco di materiale.

Il nome bassorilievo significa “contrasto rialzato” in quanto consente la percezione delle tre dimensioni. Ottenere buoni risultati con questa tecnica non è difficile, ma occorre pazienza e precisione. Si parte da una tavola di legno tenero o di media durezza (larice, cipresso, pero, tiglio, ecc.) spessa alcuni centimetri, a fibra compatta, senza nodi né fenditure, lasciata stagionare almeno due anni.

La tavola va spianata con la pialla in modo da evidenziare l’andamento delle venature e stabilire l’esatta posizione del disegno che, tracciato su lucido, per meglio orientarlo sull’asse, viene ricalcato sul pezzo da intagliare con carta carbone per ottenere una tracciatura facile da seguire con sgorbie e scalpelli per legno.

Bassorilievo – Cosa serve

attrezzi per bassorilievo

  • Tavola di legno di media durezza
  • Scalpelli da 3, 5, 8 e 14 mm
  • Sgorbie a gola semicircolare da 10 e da 15 mm, una quasi piatta da 12 mm, una sgorbia a cucchiaio da 6 mm, un set
    di sgorbiette da rifinitura
  • Raspe di varia sagoma e dimensione
  •  Mazzuolo in legno
  • Se disponiamo di un minitrapano con albero flessibile, possiamo realizzare intarsi e bassorilievi montando su di esso uno scalpellino e alternando i diversi tipi di frese dedicate a questo scopo.

Bassorilievo – La tecnica

scolpire il legno

  1. Dopo aver riportato sulla tavola, con la carta carbone, il profilo del bassorilievo che intendiamo realizzare (nel nostro caso due pappagalli), iniziamo ad asportare porzioni di legno esterne alle figure, con uno scalpello di larghezza contenuta. L’angolazione dello scalpello è importante: tenendolo quasi verticale si asporta poco materiale, ma non si rischia di asportarne in eccesso. Tenendolo inclinato, si lavora più velocemente.
  2. Con lo scalpello o una sgorbia poco arcuata apriamo, attorno alla sagoma, un canale, partendo dalla parte da togliere e dirigendo la lama verso la sagoma. Lasciamo sempre visibile la traccia.
  3. Continuiamo a lavorare nella stessa direzione, allargando e approfondendo tutto lo scavo. Utilizziamo preferibilmente sgorbie di varia larghezza, fino ad aver ottenuto il rilievo generale delle figure.
  4. Per quanto si sia ben lavorato di scalpello, può essere necessario approfondire o rettificare un margine o un intaglio; serve un accurato lavoro di rifinitura, con una piccola raspa triangolare.
  5. Se desideriamo eliminare l’effetto della superficie sfaccettata che lasciano i ferri da taglio, alcune passate di carta abrasiva la renderanno liscia. Utilizziamo una carta a grana molto fine.
  6. Un pennello a setole lunghe e morbide, ben pulito, è l’ideale per eliminare dal pannello ogni traccia di polvere e scoprire pregi e difetti della lavorazione, per eventuali rifiniture.
  7. Finito, pulito e spolverato, il pannello riceve una mano di cera per mobili, uniformemente stesa e tirata con una spazzola a setole morbide che la fa penetrare in ogni sagomatura del legno.

Carport in legno | Progetto e installazione

Un carport in legno che ripara le auto dalle intemperie si inserisce nell’ambiente con il suo aspetto slanciato e leggero

Il carport in legno è un’ntelligente alternativa ai tradizionali box di lamiera o di muratura, che costringono a rinunciare a una parte di verde e di luce in giardino, la tettoia di legno non ci priva della prospettiva del nostro angolo verde, soprattutto se questo non è molto esteso.

La struttura, che si appoggia su piantoni, rimane aperta sui quattro lati e permette di riparare le auto e di utilizzare il garage collegato all’abitazione (quando è presente) per altre utili funzioni. La struttura (fornita in kit d’assemblaggio,) è di robusto legno lamellare mentre la copertura è in perline e tegole canadesi. Si tratta di una via di mezzo tra una struttura pronta e un carport fai da te

Carport in legno – cosa contiene il kit

carport in kit

  • 9 montanti di altezze diverse
  • 18 traversi longitudinali
  • 6 saette di rinforzo
  • 6 banchine trasversali
  •  3 archi
  • 93 perline di copertura
  • 38 m2 di tegole canadesi
  • Ferramenta, ancorante chimico, accessori vari
    Servono anche:
  • Cemento 325, sabbia
  • Trapano battente, utensili per carpenteria e muratura

Carport in legno – La struttura

progetto carport

Installare il carport

installare un carport

  1. Per preparare le gettate di calcestruzzo per installare il carport in kit per auto (leggi come preparare la malta di cemento) è necessario rimuovere le mattonelle della pavimentazione (se presente) e portare a livello i supporti di cemento che devono sostenere i montanti.
  2. A cemento indurito, lo foriamo per il fissaggio delle staffe con sigillante chimico. Regoliamo in altezza le staffe, in modo che la pavimentazione resti piana, e fissiamo i montanti curandone la verticale.
  3. La collocazione delle arcate frontali conclude la parte strutturale. Il fissaggio al montante va effettuato forando entrambi gli elementi e inserendo un bullone tirafondi da stringere con la chiave.
  4. Dopo aver collocato la serie di arcarecci sui traversi principali, posiamo le perline sugli arcarecci  a formare una copertura continua (senza fessure) e ancoriamole con chiodi d’acciaio inox.

Copertura con tegola canadese

applicazione delle tegole canadesi
Le tegole canadesi, oltre a essere isolanti e durevoli, sono leggere e facilmente adattabili; si posano, inchiodandole, in strisce sovrapposte partendo dal bordo esterno del tetto fino al colmo, che va sigillato con guaina catramata prima delle tegole canadesi.

Come costruire un affilacatene motosega e come utilizzarlo senza sbagliare

Un affilacatene fai da te è utile per eseguire un’efficace e precisa affilatura da banco

Perché la motosega tagli in modo efficiente occorre che la catena sia sempre perfettamente affilata. L’affilatura della catena va fatta quindi con alta frequenza, circa ogni due pieni di carburante.

Per poterla effettuare in tutta comodità alla morsa da banco e anche con le catene di scorta, possiamo costruire un affilacatene fai da te , su cui montare la catena e farla scorrere.

Come è fatta una catena da motosega

come è fatta una catena per motosega
La catena è un sandwich: tra le maglie di collegamento destre e sinistre si alternano i taglienti destri e sinistri e le maglie motrici.

Come costruire l’affilacatene

Su un vecchio portalama per motoseghe, che è possibile trovare di recupero presso un rivenditore, si montano due lamine di piattina 5x30x120 mm, forate per inserire due bulloni inframmezzati da rondelle e serrati con dadi autobloccanti. I bulloni attraversano il portalama in corrispondenza della lunga asola, che consente di fare scorrere l’attrezzo per mettere la catena in tensione.

Al lato opposto le piastre si forano per inserire un terzo bullone, in cui è infilato un rullo, in nylon o legno o ferro; se non si dispone di un tornio lo si può comporre con due rondelle grosse e due centrali più piccole.

affilacatene fai da te

L’affilacatene motosega si blocca al portalama con bulloni passanti attraverso l’asola di questo. Per maggior precisione e per evitare attriti si inframmezzano rondelle 8 x24 mm fra il bullone e la piastra, fra il dado esterno e la piastra, fra i dadi centrali e il portalama.

All’altra estremità le piastre sono forate per inserire il rullo che gira su un altro bullone con rondelle e dado. Il rullo fa da “prolungamento” del portalama e ha una tacca centrale in cui si inserisce la lama, permettendole di scorrere.

affila lama per motosega

 

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Come utilizzare l’affilacatene fai da te

Si monta la catena sull’attrezzo mettendola in tensione tramite il tenditore e bloccandola agendo sui due dadi interni. Si serra il portalama in una morsa e si inizia l’affilatura a lima: si ottengono così maggiore precisione e durata della catena rispetto ad altri sistemi più aggressivi.

Bastano due o tre passate di lima per ciascun dente, molandoli nello stesso senso e facendo avanzare la catena non a mano, ma usando la lima stessa come traino.

come affilare la motosega
La lima tonda deve scorrere con angolo di circa 25-30° rispetto all’asse di taglio e di circa 10° rispetto al piano di lavoro.

Togliendo l’affilacatene autocostruito dalla morsa e bloccandolo al contrario si ripete per i denti nell’altro senso. Dopo tre o quattro affilature il dente si abbassa di livello rispetto al delimitatore di profondità, per cui occorre abbassare anche questo con una passata di lima, secondo il livello di regolazione che si trova stampato sulla catena stessa.

La lima deve scorrere dall’interno verso l’esterno del dente, sporgendo di circa 1/5 del diametro sopra l’angolo superiore. L’esatto livello di regolazione fra dente e delimitatore di profondità di solito corrisponde a 0,025“, circa 0,64 mm.

Rinnovare porte e finestre | Tutti gli interventi fondamentali

Dopo anni di utilizzo può essere necessario rinnovare porte e finestre in legno: ecco come fare!

Rinnovare porte e finestre di legno è un’attività perché si sa, il tempo, sia inteso come il passar degli anni, sia come l’alternarsi di sole e pioggia, caldo e freddo, umidità e siccità non è certo amico del legno o quanto meno del legno lavorato, chè gli alberi vivi, ricchi di difese naturali, sanno come difendersi almeno contro le intemperie (nei millenni muoiono anche le sequoie).

Il trascorrere degli anni, in sostanza, poco influisce sulla resistenza del legno come dimostrano i mobili trovati nelle tombe dei faraoni, fabbricati tremila anni fa e dove, al più, troviamo incastri allentati dal restringersi delle fibre. Neanche l’esposizione all’umidità è di per sé dannosa: Venezia è tutta costruita su palafitte di tronchi infissi da secoli e secoli nel fango della laguna e che nulla hanno perso della resistenza originale.

Il peggior nemico del legno è l’alternarsi di umido e secco che gonfia e contrae le fibre con il conseguente distacco prima di quelle superficiali e poi di quelle interne, provocando fessure dove proliferano muffe e funghi e trovano sicuro ricetto gli insetti xilofagi, dalle termiti al cosso perdilegno le cui gallerie ed il cui appetito causano in breve il collasso delle strutture.

Rinnovare porte e finestre si… ma c’è legno e legno

L’uomo, comunque, ha presto imparato a conoscere quali legni, esposti all’aperto, resistono e quali no e fino dai primordi della falegnameria ha anche trovato sistemi di protezione che o aumentano la resistenza naturale dei legni più adatti o permettono di usare per gli stessi scopi legni di per sé male indicati all’uso in esterno.

I legni più adatti sono quelli, come il larice, ricchi di resine particolari che lentamente trasudano creando in superficie una pellicola impermeabile (la patina nera delle vecchie baite di montagna) o quelli, come la quercia ed il castagno, ricchi di tannino che esercita, in modo non del tutto chiarito, una potente azione protettiva.

Come proteggere il legno

Il primo, ed ancor oggi il più diffuso prodotto di difesa del legno è stato (a parte il catrame usato nelle costruzioni navali) l’olio; fino a qualche decennio fa solo quello di lino che penetra nelle fibre ed all’aria si ossida creando una difesa paragonabile a quella offerta dalla resina del larice, di sintesi più recentemente come l’olio “da ponte”, molto fluido,che impregna il legno in profondità.

La chimica ha poi realizzato prodotti specifici, gli impregnanti, a solvente prima ed oggi anche ad acqua, applicati a caldo e sotto pressione nell’industria, con effetto praticamente definitivo (sono per esempio i semilavorati grigioverdi di Pircher e Unopiù) o a pennello, spugna o stracci dagli artigiani e dagli amatori.

Effetto protettivo ed insieme estetico ha la verniciatura del legno con vernici e gli smalti, trasparenti le prime, incolori o di tinte che evidenziano le venature del legno, opachi e dei colori più vari i secondi con effetto coprente.

Riverniciare

sverniciatura del legno

Fino a non molti anni fa la protezione degli infissi e delle porte era affidata solo alle vernici ad olio applicate mano su mano senza troppo badare ad eventuali imperfezioni del vecchio fondo. Dopo qualche anno le magagne trascurate si prendevano la rivincita e gli strati di vernice saltavano via a chiazze. Per rimettere veramente in ordine una porta (o altro del genere) rovinata bisogna, prima di riverniciarla, eliminare, con la termopistola o con gli sverniciatori chimici ogni traccia delle vecchie pitture.

Cosa fare se il legno è annerito

L’aria aperta farà anche bene alla salute ma non è l’ideale per il legno che, tranne in pochi tipi proprio per questo particolarmente costosi, ne viene danneggiato, sia da organismi viventi come funghi e muffe, sia dall’effetto dei raggi ultravioletti.

Anche se non si arriva a danni permanenti, l’aspetto ne soffre in quanto il materiale risulta più o meno scurito dagli UV e macchiato dagli ospiti. In commercio oggi esistono prodotti specifici per questo tipo di pulizia che non può essere affidata ai comuni detersivi. Tolta con la levigatrice ogni traccia di eventuali vernici sfogliate, il prodotto si dà a pennello e si lascia in posa per circa un quarto d’ora, durante il quale assorbe e gelifica muffe e polvere in una poltiglia da asportare facilmente con spatola o raschietto dopo di che basta lavare con acqua e lasciar asciugare all’aria ed all’ombra.

Flatting: utilizzarlo oppure no?

Per quanto economico, di facile applicazione e di bell’effetto estetico, il flatting è delicato e regge male le intemperie. Anche il migliore può durare senza problemi non più di pochi anni dopo di che comincia a creparsi e sfogliarsi esponendo il sottofondo.

Dopo aver rimosso il vecchio prodotto, si stucca.
Si spazzola accuratamente la superficie.
Si dà una nuova mano di flatting.
Le parti in ferro si trattano con prodotti appositi come un antiruggine.

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Manutenzione ordinaria

Anche se è molto noioso e spesso faticoso, è necessario non lasciare che i primi impercettibili danni diano inizio alla sequenza distruttiva prima citata. Alla fine di ogni estate, prima che inizino le piogge autunnali, occorre controllare accuratamente le condizioni del legno esposto all’aperto e provvedere subito alle piccole eventuali riparazioni delle vernici danneggiate: i punti critici sono la base delle ante ed il loro attacco ai cardini.

Interventi drastici

Se l’infisso o la porta sono stati trascurati troppo a lungo e i danni si sono fatti gravi al punto di far marcire il legno, il lavoro di ripristino diventa più complesso e difficile: occorre procedere con calma ad un attento esame della situazione, allo smontaggio e alla sostituzione delle parti rovinate ricostruendole con legno simile per colore e venatura.

I guai degli infissi

Il discorso che facciamo per rinnovare porte e finestre vale a tutti gli effetti anche per i mobili da giardino, tavoli, sedie e panche, soggetti alle stesse vicende degli infissi. Per quanto ci abbia provato, l’industria delle vernici e degli smalti non è ancora riuscita a crearne una da legno che sia veramente impermeabile, resista agli ultravioletti e, soprattutto, sia abbastanza elastica da seguire, senza creparsi, i pur minimi movimenti del supporto.

Ne consegue che anche il migliore dei prodotti, dato nel migliore dei modi, prima o poi si degrada, sfogliandosi prima e crepandosi in striscioline poi. Se l’intervento riparatore per rinnovare porte e finestre non è tempestivo, l’acqua e l’umidità penetrano sotto la vernice dove non riescono ad asciugare e impregnano il legno che di conseguenza marcisce.

Il tempo, le muffe ed il vento hanno semidistrutto la persiana che va tolta dai cardini (controllare ed eventualmente rinsaldare i maschi sul telaio).
Tolte tutte le ferramenta, si svernicia il meglio possibile e si asportano le parti ammalorate, sostituendole, previa regolarizzazione della sede, con pezzi nuovi tagliati a misura. Si stuccano tutte le fessure.
Rifatte e rimesse in sede le stecche mancanti (più o meno ogni regione ha il suo tipo particolare, reperibile in loco come semilavorato) si copre l’incastro con un listello sagomato.
Riverniciato il legno e rimontate le ferramenta, la persiana è tornata (5) come nuova.

Manutenzione doccetta bagno | Come portarla a nuovo in pochi passaggi

Quando la doccia diventa un supplizio mano alle pinze: risolviamo il problema ed eseguiamo la manutenzione doccetta

La doccia è troppo piacevole per lasciarcela rovinare da getti scarsi, giunti gocciolanti e così via, occorre fare subito un’approfondita manutenzione doccetta.

I problemi dipendono, quasi sempre, da due classici fattori

  • l’occlusione dei fori della doccetta da parte di corpi estranei o calcare
  • deterioramento, fino alla perdita della tenuta, delle guarnizioni del tubo flessibile di alimentazione.

Come è fatta una doccetta?

Quali interventi eseguire per una corretta manutenzione della doccetta

Gli interventi da eseguire per la manutenzione doccetta, per riportare tutto a un buon funzionamento sono semplici e veloci: basta trovare una mezz’ora di tempo per eseguirli. Un punto debole è il flessibile che va dall’attacco a parete alla doccetta.

Se il tubo interno si è fessurato e perde va sostituito tutto il flessibile svitando le ghiere alle sue estremità (attenzione a non lasciare brutti segni con le pinze). Se gocciola in corrispondenza degli attacchi significa che le guarnizioni sono deteriorate: dopo averlo smontato si sostituiscono con altre uguali.

Il calcare che ottura il soffione può anche aver causato danni irreparabili: in tal caso più che una manutenzione doccetta dobbiamo sostituiamo il rubinetto e il tubo flessibile. Se invece pensiamo il danno non sia così grave interveniamo con un anticalcare (vedi box a lato).

L’attacco a muro del flessibile della doccetta va svitato agendo sulla ghiera dopo aver interposto uno straccetto per non segnarlo con le pinze giratubi.
Il flessibile va scollegato anche dalla doccetta allentando la ghiera che lo collega. Attenzione a non deformarla facendo troppa forza.
Alle due estremità del flessibile vi sono delle guarnizioni anulari che vanno sostituite.

Come eliminare il calcare

Il calcare che si deposita nei forellini e nei filtri delle doccette è in grado di ridurre notevolmente il deflusso dell’acqua e rendere irregolare il getto. Se notiamo malfunzionamenti di questo tipo dobbiamo smontare il soffione della doccetta. I modelli sono molto diversi uno dall’altro: molti, come quello visibile in foto, hanno una ghiera anulare che può essere ruotata in varie posizioni per modificare la forma del getto.

L’intervento consiste nello svitare l’erogatore centrale ed accedere alla vite che tiene assemblato l’insieme (1). Dopo aver smontato i componenti della doccetta si pongono a bagno in acqua tiepida in cui abbiamo versato un liquido anticalcare. Altro anticalcare può essere direttamente spruzzato sui filtri erogatori fino all’eliminazione delle incrostazioni (2).

Guarda come effettuare la sostituzione del flessibile e manopola doccia

 

Sdraio decorata fai da te e idee utili per la spiaggia

In estate, cosa c’è di meglio che trascorrere una giornata sulla spiaggia a prendere il sole accarezzati da una lieve brezza, magari su una sdraio decorata da noi!

Una sdraio decorata fai da te può rivelarsi un’idea originale da “sfoggiare” durante la permanenza in spiaggia, oppure semplicemente per godersi un po’ di sole in balcone o giardino. Quale sia il suo uso, la realizzazione di una sdraio decorata non prevede particolari difficoltà ed è alla portata di tutti.

In estate però, si sa, è la spiaggia la vera protagonista; essa può essere un’autentica beauty farm a cielo aperto: l’esposizione al sole, con le dovute precauzioni, è salutare per la pelle e le articolazioni, camminare a piedi scalzi sulla sabbia riattiva la circolazione, lo iodio libera  le vie respiratorie, una bella nuotata scioglie tutti i muscoli… Tutto questo divertendosi in compagnia o isolandosi in una piacevole lettura.

Peccato che non sempre il relax possa essere totale, specialmente in spiagge libere: c’è un bel po’ di roba da portare, bisogna sorvegliare gli effetti personali, i granelli di sabbia possono rigare lo schermo dello smartphone e infilarsi ovunque… ecco quindi alcuni suggerimenti per trascorrere la giornata più serenamente, utilizzando semplici trucchi e concedendoci qualche comodità in più.

Come realizzare una sdraio decorata per prendere il sole

Stendiamo sul legno un colore azzurro e, volendo, arricchiamo braccioli e testata con decori a stencil in tonalità turchese.
Con un tampone in spugna stendiamo la cera per patinature turchese, poi passiamo un panno morbido; se la sdraio decorata va all’esterno proteggiamola, dopo tre giorni dall’asciugatura, con uno strato di vernice effetto cera.
Mascheriamo col nastro adesivo in carta il tessuto creando due linee di larghezza diversa e dipingiamole in due tonalità verde mare con un pennello piatto.
Applichiamo lo stencil a ridosso delle righe ottenute e tamponiamo con il colore azzurro. Per fissare il colore stiriamo il tessuto al contrario.

Credits: Creazioni di Raffaella Barbieri per FERRARIO – Fotografie di Giovanni Manzoni

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Idee intelligenti per la spiaggia

 

Usiamo il flacone vuoto della crema solare, ben ripulito, per nascondere cellulare, soldi, documenti e chiavi.
Ripariamo il cellulare dalla sabbia in un sacchetto con zip a pressione.
Risvoltiamo e cuciamo un lembo del telo mare per ottenere pratiche tasche.
I fermagli da inserire nella sabbia mantengono il telo in tensione.
Un lenzuolo con i bordi elasticizzati forma un bacino protetto dalla sabbia.
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Cuccia per gatti da esterno fai da te | Come costruirla con materiale di recupero

Utilizzando materiale di recupero possiamo costruire cucce per gatti da posizionare in esterno

Dei pannelli coibentati di recupero possono essere un ottimo materiale per realizzare una cuccia per gatti da esterno fai da te, confortevole, calda e asciutta, come ha fatto il nostro lettore Vincenzo Parata.

Come progettare una cuccia per gatti da esterno

cuccia fai da te progetto

Questa cuccia per gatti da esterno fai da te è divisa in due scomparti, uno è la cuccia vera e propria, l’altro ospita la vaschetta per i bisogni.

La base è 550×650 mm: vi aggiungiamo le due pareti laterali inclinate, la tramezza centrale e i due elementi del tetto, la parete anteriore e posteriore. I pannelli si uniscono all’interno con profili metallici fissati con rivetti e silicone. Nel lato anteriore c’è il foro per l’ingresso del micio, rifinito con guarnizione di gomma incollata.

Il taglio avviene con il seghetto alternativo, mentre le unioni sono fatte mediante rivettatrice e rivetti Ø 3 o 5 mm.

Non hai tempo di costruire una cuccia per gatti? Ecco alcuni consigli per gli acquisti

Leggi anche come realizzare una casetta per gatti per il terrazzo.

Come costruire una cappa cucina fai da te rustica

Guida alla costruzione di una cappa cucina rustica in legno

Nelle cucine in stile rustico o in muratura la cappa cucina è un elemento importante di arredo: si usano per lo più cappe in mattoni, o cappe cucina in pannelli prefabbricati, con forma a tronco di piramide, impreziosite da un bordo in legno.

La valida alternativa realizzata dal nostro lettore Ciro Esposito è interamente in legno, leggera e robusta al tempo stesso, usa materiali poco costosi, non necessita di utensili particolari, di nessuna opera in muratura.

Può essere montata anche in assenza di camino, corredata di un sistema di aspirazione, filtraggio e riciclo dell’aria, nascosto all’interno. Le misure variano in funzione dello spazio a disposizione: indicativamente possiamo pensare, come ingombro, a un larghezza massima di 1200 mm, profondità 500 mm, per un’altezza di 900 mm.

Come progettare una cappa cucina fai da te

progetto cappa cucina

Come costruire una cappa per muratura fai da te

Si parte dal telaio di base, ricavato da 2 assi di pino lunghe 2000x100x25 mm. Su un lato lungo pratichiamo con la fresa una scanalatura lunga 10 mm e profonda 10, che serve per alloggiare il pannello di base all’interno del telaio, quindi tagliamo a lunghezza tutti i listelli del perimetro; su quello anteriore realizziamo con il seghetto alternativo un motivo ad arco.

Uniamo i pezzi con colla vinilica e spine, serrando con un morsetto a nastro. La base è in multistrato di pioppo spesso 12 mm. Le misure per il taglio le ricaviamo sul lato interno del telaio, al quale viene poi incollata. Al centro ha un foro rettangolare per alloggiare la griglia filtrante.

Il camino

Utilizziamo compensato di pioppo spesso 8 mm, tagliandone 5 pezzi trapezoidali che assemblati insieme danno la forma alla cappa: quattro laterali, a due a due uguali, più quello anteriore. Da un asse di pino spessa 50×25 mm, che tagliamo a metà nel senso della lunghezza con taglio obliquo a 30°, ricaviamo dei listelli con cui costruiamo il profilo di appoggio del camino: deve essere parallelo al perimetro della base, spostato verso l’interno di 120 mm.

Il lato obliquo dei listelli, posto all’esterno, fa da guida per l’inclinazione degli elementi della cappa, che si assemblano su questo telaio con colla e viti, partendo da quelli laterali, e fra loro con colla e chiodini senza testa. Durante l’incollaggio teniamo in posa con strettoi.

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Stucco e abrasivo

La cappa cucina, prima di verniciare e di applicare le modanature, viene preparata smussando i profili con pialla e carteggiatrice, stuccando le teste delle viti e le imperfezioni del legno, e ripassando con cartavetro. Il camino, una volta verniciato, non si distingue da uno in muratura.

Il cappello

Le misure del cappello si ricavano poggiando il piano in compensato da 12 mm sulla parte alta del camino, e tracciando dal basso il profilo interno con una matita. Tagliamo con la sega circolare predisposta per il taglio a 30°, tenendo presente che, per l’inclinazione delle pareti del camino, a 60° rispetto all’orizzontale, la sagoma si riferisce ai lati corti del taglio obliquo.

L’incollaggio avviene per incastro: mettiamo colla vinilica sui bordi, lo inseriamo dal basso e lo spingiamo verso l’alto fino in cima. Il tutto è rinforzato con listelli tagliati con un lato obliquo a 30°, fissati con colla e viti. Pratichiamo al centro il foro per il passaggio del tubo di scarico. Sull’esterno del camino si tinteggia con pittura bianca da pareti. La parte interna della base e il telaio di fondo si rifiniscono invece a legno, mediante mordente tinta noce, turapori e vernice laccata di finitura.

Le modanature

Applichiamo una modanatura di listelli di mogano sezione 30×30 mm, con un lato tagliato a 30° per migliore adesione, sia alla base del camino sia in cima, e la verniciamo a legno come il telaio. La parete di fondo, in compensato da 5 mm, si applica per ultima fissandola con viti, e porta montato un telaio in legno per il fissaggio del motore aspirante.

Luce e motore

La parete di fondo della cappa cucina ha un telaio di rinforzo in legno a cui è fissato il motore aspirante.

Alla base del telaio fissiamo con viti il sistema filtrante munito di luce.

Come costruire una macchina giocattolo fai da te | 36 foto illustrate

La fantastica costruzione di una macchina giocattolo per bambini che imita una Mazda rossa: una realizzazione piuttosto impegnativa ma dal risultato eccezionale!

Esibirsi per le strade del quartiere su una macchina giocattolo fai da te che imita nelle forme una Mazda rossa fiammante, modello cabriolet così ti vedono meglio, riempie a chiunque il cuore di orgoglio, anche se la vettura è lunga poco più di un metro e mezzo, se il “chiunque” in questione è in età prescolare, e se la forza motrice è fornita da coetanee volenterose.

All’autista della macchina giocattolo fai da te restano comunque grosse responsabilità: azionare con perizia un vero sterzo, collegato alle ruote attraverso una classica barra di accoppiamento; frenare con tempismo azionando la leva del freno a mano, che agisce sull’asse posteriore come in tanti modelli veri.

Il modello della macchina giocattolo è infatti molto realistico e la sua realizzazione richiede senza dubbio tanta pazienza, ma pochi e comuni attrezzi che non mancano nella dotazione di un far da sé: un seghetto alternativo, un trapano, qualche strettoio.

Cosa serve per costruire una macchina giocattolo fai da te

Gli utensili

I materiali

  • Multistrato spesso 16 mm (1 pezzo (1) da 1515×630 mm);
  • multistrato spesso 18 mm (2 pezzi (2) da 1285×140 mm; 2 pezzi (3) da 470×30 mm; 2 pezzi (4) da 515×60 mm; 1 pezzo (5) da 430×50 mm; 3 pezzi (6) da 430×30 mm; 2 pezzi (7) da 210×40 mm);
  • multistrato spesso 10 mm (5 pezzi (8) da 272×110 mm; 2 pezzi (9) da 273×80 mm; 4 pezzi (10) da 120×80 mm; 8 pezzi (11) da 280×80 mm; 2 pezzi (12) da 275×80 mm; 2 pezzi (13) da 260×80 mm; 2 pezzi (14) da 82×80 mm; 2 pezzi (15) da 80×53 mm; 2 pezzi (16) da 180×80 mm; 5 pezzi (17) da 176×100 mm; 4 pezzi (18) da 290×186 mm; 4 pezzi (19) da 290×170 mm; 1 pezzo (20) da 240×130 mm; 1 pezzo (21) da 515×458 mm; 2 pezzi (22) da 515×40 mm; 2 pezzi (23) da 165×40 mm; 1 pezzo (24) da 458×420 mm; 1 pezzo (25) da 458×180 mm; 1 pezzo (26) da 480×60 mm; 2 pezzi (27) da 480×35 mm);
  • multistrato spesso 15 mm (2 pezzi (28) da 130×80 mm; 4 pezzi (29) da 90×65 mm; 1 pezzo (30) da 470×60 mm; 1 pezzo (31) da 626×65 mm; 2 pezzi (32) da 50×50 mm; 2 pezzi (33) da 180×40 mm; 2 pezzi (34) da 200×200 mm; 2 pezzi (35) da 50×50 mm);
  • multistrato spesso 18 mm (2 pezzi (36) da 275×220 mm; 1 pezzo (37) da 434×66 mm; 1 pezzo (38) da 434×20 mm);
  • legno massello (4 pezzi 50x50x70 mm; 1 pezzo 80x50x550 mm; 2 pezzi 100x50x130 mm; 1 pezzo 20x10x432 mm; 2 pezzi 100x80x180 mm; 2 pezzi 110x80x280 mm);
  • compensato spesso 3 mm: circa 4 metri quadrati;
  • plexiglas;
  • 4 ruote per carrelli;
  • bulloni;
  • barre di alluminio diametro 20 mm;
  • viti 3×40 mm;
  • ferro piatto 2×20 mm;
  • tubo quadro 20x20x3 mm;
  • colla vinilica;
  • stucco epossidico;
  • smalto

La struttura della macchina giocattolo fai da te

E’ a scheletro centinato e rivestito, come quella delle imbarcazioni e degli aerei; questa soluzione rende il mezzo sufficientemente leggero, ma robusto dove occorre. Lo scheletro assorbe tutte le sollecitazioni e a questo sono ancorate le componenti vitali del veicolo, come lo sterzo, la tiranteria del freno, gli assi di tutte le ruote, indipendenti proprio come nei veicoli veri.

Nel nostro caso abbiamo un pianale delle dimensioni del veicolo, fatto in compensato da 16 mm; a questo sono incollate lungo tutto il perimetro le centine di forma variabile, su cui poi si applicano i pannelli della carrozzeria; le centine sono in compensato da 10 mm; sono collegate tra loro, lungo tutto il perimetro, da una barra di unione in compensato da 18 mm, che appoggia sui denti di cui ogni centina è provvista sul lato superiore interno.

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Come costruire una macchina per bambini

Tutte le giunzioni si effettuano con chiodi e colla o, se disponiamo di un avvitatore a batteria, con sottili viti autofilettanti 3×40 mm e colla: questa soluzione è preferibile perché su una struttura delicata e in costruzione risulta più facile, preciso e veloce intervenire con un avvitatore che non con un martello.

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Sul pannello del pianale ricaviamo con il seghetto alternativo le quattro sedi delle ruote; sugli angoli interni è necessario praticare un foro di diametro lievemente superiore alla larghezza della lama.

I due tacchi di rinforzo in cui si inseriscono i semiassi posteriori vanno preparati con un foro cieco al centro, da praticare con il trapano montato su colonna e punta a mecchia.

Tutte le centine vengono posizionate sulla loro traccia e tenute ferme provvisoriamente con chiodi a spillo; questo ci consente di sagomare nella giusta forma il listello di collegamento superiore.

I due pannelli verticali dei passaruota anteriori sostengono il sistema di perni dell’avantreno: due supporti forati entro cui ruota (un bullone fa da perno) il blocco di legno collegato al semiasse anteriore.

Per mezzo di due piattine metalliche sagomate a forma di Z i due blocchi che tengono i semiassi sono imperniati alla barra di accoppiamento: la sua funzione è quella di fare sterzare in modo identico e simultaneo la ruota destra e quella sinistra, mantenendole parallele.

La barra di accoppiamento scorre nei due fori rettangolari ricavati sui passaruota anteriori;
i fori consentono alla barra di muovere in ogni direzione, per accompagnare la rotazione delle barre a Z. I semiassi posteriori sono incollati tra i due tacchi.

Il freno agisce sulle ruote posteriori per mezzo di una barra trasversale, azionata da un cavetto d’acciaio;
la barra scorre in due asole ricavate sui pannelli del passaruota, al livello dei semiassi; due molle di richiamo fissate al pianale riportano la barra in posizione di riposo.

I due cavetti del freno, tenuti in tensione e registrabili grazie al tendicavo filettato centrale, si collegano con un morsetto al cavetto unico azionato dalla leva del freno a mano; questa è imperniata su due supporti solidali con il pannello che regge il sedile. La leva, montata, ruota su un bullone munito di dado e controdado.

Il cavo del freno scorre sotto il pannello reggisedile; questo, sagomato a forma di T, si regge su quattro centine avvitate al pianale e disposte in senso longitudinale; tagliate a due a due di diversa lunghezza, le centine sono larghe 40 mm.

Il piantone dello sterzo in tubo metallico, a cui è collegato un volante sportivo tagliato nel compensato, si regge sulla traversa del cruscotto, forata e sagomata nella parte centrale, e su un tacco di rinforzo anteriore, fissato alle centine del frontalino.

La rotazione del piantone si trasmette alle ruote con un meccanismo ingegnoso che sostituisce benissimo una vera scatola dello sterzo: un cavetto di acciaio è fissato alla barra, a destra e a sinistra del piantone, con due redance; al centro è avvolto più volte sulla barra, in modo incrociato per aumentare l’aderenza.

Ruotando il piantone, il cavo si avvolge o si svolge, effettuando una trazione a destra o a sinistra: la barra si sposta lateralmente e modifica l’orientamento delle ruote. Il vano ricavato nel pianale permette uno stretto raggio di sterzata.

Tutta la meccanica della macchina giocattolo per bambini è montata sullo scheletro ed il veicolo è ora in grado di spostarsi, di sterzare, di frenare, a condizione che gli venga fornita dall’esterno la forza motrice, sotto forma di spinta, oppure che venga utilizzato in discesa.

Il movimento avviene senza rumore e senza vibrazioni eccessive su ruote gommate semipiene; possiamo trovarle dai ferramenta o tra i ricambisti di carrelli industriali. La carrozzeria in legno, da applicare allo scheletro incollandola alle centine, ha solo la funzione di rivestimento.

Il parafango è in compensato da 3 mm lungo come la semicirconferenza del passaruota; piegato lo inseriamo tra il pianale e il listello di collegamento longitudinale, lo incolliamo e avvitiamo al passaruota.

La parte a vista del parafango, da raccordare con il resto della carrozzeria, è una corona circolare di compensato spesso 10 mm, che avvitiamo e incolliamo al pannello curvo in modo da irrigidirlo; per effettuare il montaggio conviene rimuovere i semiassi e le ruote.

Facciamo aderire il pannello curvo e la corona esterna del parafango con un numero sufficiente di strettoi; nelle zone di estremità, dove gli strettoi non arrivano, usiamo dei cunei di legno ricavati da pezzi di scarto.

Per distribuire più uniformemente la pressione degli strettoi è sempre bene interporre dei listelli robusti tra questi ed i pannelli che intendiamo incollare; qui si incolla alle centine il frontalino anteriore che regge il piantone dello sterzo.

I pannelli che formano la carrozzeria devono essere tagliati parzialmente nelle zone in cui cambia la curvatura delle centine, eliminando dei sottili triangoli; in questi punti si stucca con cura; gli strettoi più adatti sono quelli a nastro, che vengono messi in tensione con un particolare meccanismo a cricchetto.

Nelle superfici più estese la distanza tra le cinghie può essere aumentata; alcuni listelli trasversali, posti tra le cinghie ed il pannello da incollare, ripartiscono la pressione e assicurano un’incollatura uniforme.

I quattro spigoli vengono ricavati da pezzi di legno massello sagomati: con tre pezzi, applicati in successione, si ottiene lo spigolo intero; effettuiamo una sgrossatura approssimativa prima dell’incollaggio.

A presa avvenuta, con raspa e carta a vetro, pareggiamo lo spigolo e la carrozzeria attorno, in modo che le giunzioni risultino invisibili. La stuccatura finale su tutta la carrozzeria, e una successiva carteggiatura con grana molto fina, renderanno la superficie perfettamente uniforme.




Il paraurti posteriore, sagomato in modo da raccordarsi in modo armonico con la carrozzeria, è avvitato; facciamo in modo che le viti passanti si trovino in corrispondenza di due centine.

Il cofano

Il cofano della macchina giocattolo autocostruita è naturalmente apribile e ruota su due perni ricavati da tondino di legno; i perni attraversano due fori passanti praticati sullo scheletro del cofano stesso, ed entrano in due fori ciechi praticati sui listelli di collegamento del telaio.

Il cofano è composto da quattro centine longitudinali sagomate, per ottenere una forma tondeggiante; da due traverse diritte, dal solito pannello di rivestimento, avvitato e incollato alle centine. E’ conveniente assemblare il cofano in base alle misure reali dell’apertura lasciata tra i parafanghi anteriori.

Il bagagliaio

Lo scheletro del bagagliaio è composto di soli quattro listelli diritti rivestiti da un pannello; il sistema di apertura è uguale a quello del cofano; poiché non è prevista una maniglia, per ottenere l’apertura è sufficiente spingere verso il basso il lato posteriore del coperchio per fare una sufficiente leva; la posizione dei perni è infatti spostata di circa 100 mm verso il centro del veicolo.

Il parabrezza

I due telai dei finestrini, tagliati nel compensato, presentano sul lato curvo una scanalatura in cui si inserisce il parabrezza; quattro listelli servono a fermare dall’interno il plexiglas.

I finestrini si collegano per il lato superiore alla traversa con due spine per parte; anche la traversa presenta sul lato inferiore una scanalatura da 4×4 mm, praticata con la fresatrice, per ricevere il parabrezza.

Il parabrezza è in plexiglas, materiale che si taglia con il seghetto alternativo e una lama a denti fini; va inserito nelle scanalature predisposte sul telaio.

Installiamo il parabrezza completo, avvitandolo alle fiancate dall’interno della carrozzeria; il cruscotto era già predisposto e la fessura tra questo e il parabrezza viene sigillata con un listello.

Schienale con poggiatesta

Lo schienale del sedile è provvisto di poggiatesta ed è ribaltabile, per accedere al bagagliaio senza alzare il coperchio posteriore; la rotazione è data da due cerniere avvitate al fondo reggi sedile. Per agevolare la rotazione lasciamo un lasco di almeno 5 mm per parte tra lo schienale e la pannellatura interna della carrozzeria.