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Protettivo idrofobico all’acqua per legno e pietra Sayerlack HF 2100 | Presentazione

Il protettivo idrofobico è in grado di creare una barriera invisibile sul supporto chiudendo i pori; questo respinge l’acqua che è obbligata a scorrere via, ma nulla toglie alla bellezza della superficie che rimane del tutto naturale, che sia legno o pietra

Analizziamo nel dettaglio il protettivo idrofobico all’acqua per legno e pietra Sayerlack HF 2100. Nell’ampio panorama dei protettivi per manufatti collocati in esterni, c’è un prodotto che si distingue dagli altri nella difesa contro i danni dell’acqua. Fra le tante cose che inevitabilmente rimangono esposte alla pioggia battente, non essendo possibile spostarle, ci sono gazebo, staccionate, pergole, tettoie ecc; tuttavia capita spesso che anche gli arredi per esterni subiscano acquazzoni improvvisi, perché non sempre si è in grado di prevedere il maltempo o metterli al riparo tempestivamente.

Guarda il video di applicazione del protettivo idrorepellente Sayerlack HF 2100

Il protettivo idrofobico all’acqua HF 2100 appartiene alla gamma Linea Blu Sayerlack; è un impermeabilizzante per materiali porosi, trasparente e incolore che contiene UV absorber. Il prodotto penetra in profondità e forma uno strato idrofobo all’interno dei pori e dei capillari del supporto, respingendo l’acqua. La composizione del prodotto permette un’elevatissima idrofobicità, ma nel contempo concede al supporto di scambiare con l’esterno l’umidità relativa, prolungandone la durata nel tempo e riducendo drasticamente la possibilità di attacco da parte di microrganismi. Il protettivo HF 2100 è ideale per le superfici verticali o inclinate, dalle quali l’acqua può scorrere via liberamente; è estremamente valido anche per pareti rivestite in pietra e/o cemento.

Il protettivo è pronto all’uso

protettivo idorfobico

1 – Due le confezioni disponibili: flacone da 0,5 litri con erogatore a spruzzo oppure barattolo da 2,5 litri, con tappo a vite per richiuderlo comodamente dopo ogni utilizzo. Il flacone da 0,5 litri costa euro 12,90; il barattolo da 2,5 litri costa euro 57,00.

apertura membrana barattolo

2 – Sotto il tappo, il barattolo da 2,5 litri ha la sigillatura a tenuta stagna, da rimuovere al primo utilizzo. Tenendo fermo il barattolo si prende l’anello e si tira verso l’alto sino al totale distacco della membrana

Come si applica il protettivo idrofobico all’acqua per legno e pietra

levigatura manuale del legno

1 – I manufatti di legno già trattato vanno carteggiati con carta vetrata medio-fine (grana 180-240) per predisporre la superficie alla migliore assorbenza.

levigatrice orbitale

2 –  Se il manufatto ha superfici piane, non soggette ad abrasione e calpestio, si può lavorare velocemente con una levigatrice orbitale. Bisogna anche rimuovere completamente eventuali tracce di cera. Nel caso di legno nuovo, se piallato, si applica direttamente il prodotto.

protettivo idrorepellente

3 – L’applicazione del protettivo idrofobico contenuto nella confezione a spruzzo, ha un erogatore con posizione on-off che nebulizza il prodotto nel modo corretto.

4 – Dopo l’erogazione il liquido va comunque distribuito uniformemente con il pennello. I migliori risultati si ottengono con applicazioni multiple di protettivo (da 2 a 4 mani) e si ottiene dopo la totale essiccazione del prodotto (non prima di 24 ore dalla sua applicazione). Questo prodotto non è pigmentabile, né sovra-verniciabile con altre vernici. Può essere applicato su sé stesso e su impregnanti Linea Blu Sayerlack della serie HI20XX.

Fontana fai da te con autobloccanti

Utilissimo in giardino il punto acqua per riempire l’innaffiatoio, attaccare la canna e lavarsi le mani; lo si può fare con una fontana fai da te realizzata con blocchetti di recupero

Una fontana fai da te è una realizzazione molto utile se si ha a disposizione un giardino, la possiamo realizzare anche con materiali di recupero. Ogni lavoro si può fare in diversi modi, a parte “bene” o “ male”. Il professionista usa l’approccio dettato da precise regole tecniche; il far da sé tende ad arrangiarsi con i mezzi e i materiali che ha a disposizione, e usa quello straordinario strumento che è l’inventiva.

In nostro lettore Luciano Bucci, nel costruire una fontana fai da te per il giardino, non ha usato l’inventiva soltanto per l’aspetto estetico (cosa ovvia, peraltro), ma soprattutto per alcune soluzioni adottate nella costruzione. Abitando in una zona dove d’inverno sono frequenti le gelate, ha pensato di utilizzare al posto dei mattoni pieni, degli autobloccanti per pavimentazioni, che risultano molto più resistenti al gelo.

Data la modalità costruttiva a torre, che lascia l’apertura del cavo alla sommità, invece di acquistare gli elementi di finitura, se li è costruiti usando come calchi le vaschette di plastica per alimenti, che hanno forma adeguata e non aderiscono per nulla al cemento. Volendo fornire un minimo di armatura ai getti di cemento, ha impiegato alcuni attaccapanni di fil di ferro rigido. Ecco come nasce una vera fontana fai da te!

Come costruire una fontana

fontana fai da te 2

  1. La piattaforma di sostegno viene realizzata con una gettata di cemento su un letto di ghiaione, con inserimento di un pezzo di rete elettrosaldata; poi inizia la stesura del primo corso di mattoni, da piazzare con la dovuta precisione poiché da quello dipende il buono sviluppo di tutta la parte soprastante.
  2. Man mano che si sale, trattandosi di pareti facciavista, è necessario controllare continuamente gli allineamenti e non esagerare con il cemento, ovvero non farlo debordare in modo eccessivo, per non sporcare troppo l’esterno dei mattoni. Il tubo dell’acqua va messo in posizione finché la parte posteriore della colonna è aperta, quindi all’inizio; quando si arriva all’altezza giusta, si blocca frontalmente in mezzo ai mattoni il tubo, che può avere il rubinetto già montato.
  3. Ad un lato della colonna principale della fontanella vengono eretti due basamenti più bassi, con funzione estetica e per reggere vasi ed altri oggetti ornamentali.

Copertura in cemento

fontana fai da te 3

  1. La vaschetta per alimenti è leggermente rettangolare e ha il fondo con spigoli arrotondati; nell’impasto vengono inseriti alcuni attaccapanni di metallo, come quelli che fornisce la tintoria ritirando gli abiti lavati. Prima di metterli, vanno ripiegati su se stessi in modo irregolare.
  2. Una volta asciutto, il blocco di cemento si stacca senza alcun problema dalla vaschetta ed appare perfettamente liscio. Se nell’impasto sono rimasti dei vuoti lasciati da bolle d’aria, si stende a pennello sul blocco un impasto di sola d’acqua e cemento con densità sufficiente a ricoprire il tutto.

Costruire un letto in stile giapponese

Costruire un letto in stile giapponese: questo letto fai da te dal design essenziale è pensato per riposare sano; la struttura risulta leggera e la sua realizzazione richiede troncatrice e trapano a colonna. La testiera si allarga ai lati del letto formando i due comodini fai da te

Per realizzare questo progetto di bricolage dobbiamo assemblare una serie di telai a forma di U rovesciata; ogni telaio è formato da tre listelli in legno di abete o pino di Svezia. I listelli, da 45×45 mm di sezione, formano il corpo del letto: la classica rete metallica non serve.

La testiera forma una U rovesciata più larga, che lascia ai lati lo spazio per un ideale comodino; non esistono cassetti, ma solo uno scomparto libero sotto la testiera e un piano di appoggio al di sopra; tutta la struttura si regge grazie all’unione dei telai a U uno con l’altro per mezzo di barre filettate in acciaio da 8 mm di sezione. Distanziatori da 30 mm, realizzati tagliando un tubo di alluminio  Ø interno 15 mm, sono inseriti nelle barre filettate e tengono i telai alla giusta distanza. 

Dobbiamo formare l’ossatura del letto, procurandoci un numero sufficiente di listelli di abete sezione 45×45 mm nei centri fai da te. Il taglio trasversale alla misura voluta si effettua con la stessa sega circolare, munita di guida a squadrare; l’attrezzo ideale è la troncatrice, che consente di lavorare velocemente e con precisione.

Cosa occorre per costruire un letto in stile giapponese:

  • listelli in abete sezione 45×45 mm (60 pezzi A da 450 mm; 24 B da 1600 mm; 6 C da 2600 mm);
  • barre filettate Ø 8 mm (15 pezzi da 1000 mm);
  • spine Ø 8×40 mm o lamello;
  • colla vinilica;
  • dadi;
  • rondelle piane;
  • copridadi;
  • boccole filettate;
  • tubo tondo in acciaio o alluminio Ø interno 15 mm

Costruire un letto in stile giapponese – il Progetto

costruire un letto 9

Le giunzioni

Per far sì che le giunzioni delle U rovesciate non presentino segni di tagli, il sistema più pulito, il miglior tipo di incastro, cioè, è quello di eseguire delle giunzioni ad angolo, di 45°. Questo genere di taglio non può essere eseguito a mano, perché richiede una precisione estrema: qui l’uso della troncatrice è veramente obbligatorio. Il sistema più moderno per effettuare la giunzione è quello dei lamelli, che si inseriscono in scanalature effettuate sui lati a 45° con l’ accessorio per smerigliatrice angolare. In alternativa, possiamo effettuare la spinatura forando i listelli, assemblati per mezzo di una morsa a squadra, dall’esterno.

Foratura dei listelli

E’ meglio avvenga prima di incollare i telai; i listelli che costituiscono i piedi hanno un foro a 50 mm dall’estremità inferiore; i listelli orizzontali hanno due fori a 50 mm da ogni estremità, tagliata a 45°, e un altro foro per la terza barra filettata, a metà campata. A colla essiccata possiamo assemblare l’intera struttura inserendo le barre filettate nei fori e intercalando tra un telaio e l’altro il distanziatore in tubo metallico; alle estremità di ogni barra, rondella e dado serrano l’insieme.

costruire un letto 2

  1. con un  trapano pratichiamo i fori attraverso i quali dovrà passare la barra filettata da 8 mm.
  2. morsettiamo e teniamo in squadra i listelli uniti con un taglio di testa a 45°.
  3. inseriamo la barra filettata nei fori dei listelli e interponiamo tra un listello e l’altro il distanziatore in metallo.
  4. per irrigidire meglio la struttura, può essere utile serrare un listello ogni tre, quattro, con un dado, che rimane nascosto all’interno del distanziatore.
  5. l’ultimo telaio va fissato con rondella e dado, fatti rientrare a filo del legno; nascondiamo poi quest’ultimo con un copridado

Montare le cerniere a libro

Le cerniere a libro sono dispositivi concepiti per unire stabilmente tra loro due parti, permettendo però lo spostamento angolare di un elemento rispetto all’altro come, per esempio, l’anta di un armadio

La struttura delle cerniere a libro è molto diversificata. La più semplice, utilizzata in vari assemblaggi, è la cerniera formata da due ali forate per il passaggio delle viti e con il bordo interno sagomato a tubetto, all’interno del quale è inserito il perno di rotazione.

Le cerniere a libro si montano sul bordo dell’elemento mobile e, per evitare interferenze con il telaio, le ali si incassano a filo della superficie del legno. Solo il perno su cui ruota la cerniera rimane esterno. I fori presenti sulle ali sono svasati cosicché la testa fresata delle viti affondi completamente e quindi non sporga fuori dalla cerniera. Le cerniere sono realizzate in vari metalli e leghe per ogni impiego.

Cerniere a libro – Cosa serve

cerniere a libro

  • Cerniere metalliche
  • Cacciaviti e matita
  • Sega a lama rigida
  • Scalpello
  • Viti autofilettanti
  • Trapano Avvitatore
  • Morsetti

Buona parte della robustezza di una cerniera è affidata al perno. Il suo diametro va perciò commisurato al peso da sostenere. Per scegliere la cerniera giusta dobbiamo considerare l’ampiezza di apertura che si desidera, lo spessore dell’anta, il tipo di battuta e il sormonto. Ci sono poi valutazioni di carattere estetico: le cerniere in stile rimangono a vista e sono perciò adatte ai mobili antichi, mentre in una cucina moderna sono preferibili le cerniere da incasso invisibili.

Cerniere a libro – Installazione

installazione cerniere

  1. Le cerniere a libro si fissano a circa 10-15 cm dai bordi superiore e inferiore di un’anta (di mobiletto). Accostiamole al bordo laterale e tracciamo con la matita le linee di riferimento.
  2. Per ottenere le sedi ribassate in cui incassare le ali, incidiamo i margini esterni della traccia effettuata, poi pratichiamo tra di essi, con mano leggera, altri intagli a distanza ravvicinata.
  3. In questo modo l’asportazione del materiale, che si effettua con uno scalpello bene affilato, risulta più agevole. Lavoriamo delicatamente per evitare di asportare troppo legno dall’anta.
  4. Avvitiamo una delle ali della cerniera al bordo dell’anta. Affianchiamo i due elementi da unire con la cerniera e blocchiamoli con un paio di morse, quindi ripetiamo le operazioni già descritte.
  5. Dopo aver aperto la sede anche sull’altro pezzo, completiamo il montaggio inserendo le viti sull’ala rimanente. Curiamo che le viti affondino perfettamente nella svasatura del metallo. Impostiamo una bassa velocità di rotazione sul trapano avvitatore.
  6. Materiali delicati: su materiali di basso spessore (per esempio plexiglas o faesite), possiamo fissare le cerniere a libro con bulloncini e dadi ciechi che bloccano saldamente e hanno buona estetica.

Come costruire una chitarra classica | Tutti i passaggi

La costruzione di strumenti musicali a corda fa parte delle grandi tradizioni artigiane del nostro Paese. Comporta un’approfondita conoscenza dei legni da utilizzare e delle modalità di lavorazione e giunzione che in parte si discostano da quelle più comuni per la maggiore presenza di manualità, limitato utilizzo di elettroutensili, assenza totale di chiodi, viti, spine o quant’altro: si usa solo colla animale

Come costruire una chitarra classica è una domanda che spesso “frulla” nella mente dei più esperti fai da te. È scontato che costruire una chitarra classica sia diretta espressione del raggiungimento di un altissimo grado di competenza ed esperienza, è sicuramente un lavoro molto difficile, sicuramente molto di più che costruire una chitarra elettrica.

La liuteria rientra nella sfera della più nobile espressione artigiana; è frutto di un sapere antico che si è tramandato ed evoluto nel tempo, in cui dominano la conoscenza del legno e la maestria nella sua lavorazione. In questo campo il risultato non si raggiunge solo con l’esecuzione di un oggetto a regola d’arte, perfetto nelle simmetrie, nelle giunzioni e nelle finiture; in più è richiesto un valore aggiunto fra i più ardui da ottenere, nonostante ormai si sappia quasi tutto sulle più efficaci tecniche costruttive, che è il volume sonoro e la bellezza della voce dello strumento.

Nella bottega di Mario Garrone, liutaio in Ovada (AL), abbiamo studiamo le fasi principali di come costruire una chitarra classica, caratteristica per la sonorità calda e rotonda, data dalle corde di nylon, dalla forma della cassa e, non ultimo, dalla scelta dei legni di cui è composta e dal disegno chitarra classica preferito da ogni liutaio.

Una delle particolarità che distingue il laborarorio del liutaio da quello di un comune falegname è la presenza di un grande numero di sagome e dime specifiche (numerose decine) per la riproduzione ripetitiva delle parti degli strumenti in costruzione, numero destinato a crescere nel tempo per frequenti modifiche, anche impercettibili, volte al miglioramento acustico ed estetico.

Altra nota divergente riguarda la dotazione del laboratorio, dove quello del liutaio spicca per la prevalenza di utensili manuali, quasi esclusivamente rivolti alla lavorazione del legno.

Una menzione particolare va alla scelta dei legni che non solo devono essere stagionati, ma specifici per le varie parti dello strumento. Soprattutto quelli della cassa e della tavola armonica hanno in più la responsabilità di garantire la qualità del suono e la timbrica dello strumento.

Nel caso della chitarra classica, il ventaglio di scelta è particolarmente ristretto perché la sonorità richiesta indica una rosa di una decina di legni utilizzabili: per comprendere l’importanza di questa scelta, basti sapere che per costruire la cassa di una chitarra acustica, la più simile alla classica, vanno selezionati legni del tutto differenti, anche solo per provenienza geografica.

Costruire una chitarra acustica è decisamente diverso anche se buona parte della tecnica rimane la stessa

Terminologia dei componenti di una chitarra classica

terminologia chitarra

Il come costruire una chitarra classica parte dalla valutazione delle essenze corrette

essenze legno

La chitarra classica richiede l’uso di legni diversi per ogni parte dello strumento; tutti hanno motivo per essere preferibili, ma quello che spicca per importanza è la tavola armonica, principale fautore delle caratteristiche sonore.

Per la tavola armonica va usato un legno di risonanza, pregiato tipo di legno con una particolare attitudine sonora, riconosciuto e selezionato per merito di un mix di competenza ed esperienza, che rimane a tutt’oggi patrimonio di pochi. Può essere legno di abete (picea abies) o cedro rosso (conifera nordamericana).

All’interno della cassa di risonanza, le catene che rinforzano la tavola armonica sono listelli di abete disposti a formare la cosiddetta incatenatura, la cui configurazione cambia da liutaio a liutaio, con l’intento di fornire allo strumento caratteristiche sonore sempre migliori.

Le fasce e il fondo sono costruiti con legni duri e compatti, a seconda del timbro che il liutaio vuole conferire. Molto ricercate sono le essenze di palissandro (in particolare quello brasiliano), di mogano, cipresso, acero, zebrano.

Il manico è costruito con legni poco sensibili all’umidità e poco propensi alla deformazione, in genere cedrella spagnola, mogano, acero. La tastiera è in ebano. Il ponte, al quale si legano le corde, può essere di varie essenze, principalmente di palissandro, ebano o noce.

Il capotasto e l’ossicino sono in osso o in avorio. Per il copripaletta solitamente si usa la stessa essenza del fondo e delle fasce, ma alcuni liutai, per dare pregio estetico allo strumento, lo realizzano con radiche di legno.

La tavola armonica

costruire una tavola armonica

  1. Il pannello di legno da cui si ricava la tavola armonica è sottile solo 2,4 mm, tuttavia è formato da due fogli di legno (tagli consecutivi dal tronco), incollati in costa in modo che la fibratura risulti perfettamente simmetrica. Il pannello ottenuto deve essere abbastanza ampio per potervi riportare la sagoma della cassa, che si ritaglia con la sega a nastro con lama stretta.
  2. Lungo la mezzeria del top, indicata inequivocabilmente dalla linea di giunzione delle due metà, si individua il centro della buca e vi si punta il compasso per tracciare l’esatto ingombro del fregio di contorno, detto rosone o rosetta.
  3. Nello stesso punto in cui si è puntato il comune compasso si innesta il compasso a taglio e si effettuano due incisioni profonde poco più di un millimetro sulle circonferenze tracciate.
  4. Con un piccolo scalpello si produce uno scasso fra le incisioni concentriche, ricavando lo spazio in profondità per la rosetta, ma senza che questa risulti a filo piano, bensì deve risaltare leggermente verso l’esterno.
  5. La rosetta va incollata nella sua sede e, una volta essiccato l’adesivo, va spianata con la levigatrice portandola a filo del top.
  6. Applicato nuovamente il compasso a taglio nel centro precedente, si incide il legno sino a tagliarlo in tutto lo spessore della tavola, aprendo quindi la finestra della buca.
  7. Girata la tavola sottosopra, appoggiata su una superficie piana, si incollano le catene, listelli di varia lunghezza e sezione messi per rendere più solido e sonoro il pannello. Dopo aver spalmato di colla la faccia di contatto di ogni listello, lo si mette in posizione e si tiene premuto con un peso. Una volta essiccato l’adesivo, si assottigliano le estremità di ogni catena con lo scalpello, portandone lo spessore quasi a zero.

Il fondo rigonfio

  1. Anche il fondo della cassa è formato dall’unione di due fogli di legno massello, spesso 2,4 mm. Per ottenere la leggera bombatura è necessario passare con la pialla il bordo di giunzione, tenendo la tavola inclinata quel tanto che basta.
  2. Si prepara il piano di lavoro per l’incollaggio inchiodando due listelli come scontro laterale (così le tavole non possono scivolare e discostarsi). Quindi, con un pennellino, si stende la colla sul profilo di contatto.
  3. Le tavole si mettono in giunzione con un terzo listello messo a sostegno centrale, in modo che possano mantenere il miglior contatto fra loro. Quest’ultimo listello non è necessario inchiodarlo al piano.

Costruzione su una dima di riferimento

dima per chitarra

chitarra fai da te

  1. La particolare dima su cui si prosegue la costruzione della cassa armonica è costituita da una spessa tavola di multistrato. Da un lato, un prolungamento fornisce supporto alla tastiera; attorno, i pioli laterali, costituiti da grosse viti ben affondate nello spessore della tavola.
  2. Il foglio di legno per realizzare le due fasce può essere spesso da 1,8 a 2 mm; già tagliato della larghezza corretta, viene curvato passandolo sul ferro piegafasce, che lavora a caldo, mantenendo una temperatura di circa 120°.
  3. La controfascia è un listello di salice, mogano o abete, a sezione triangolare, che va tagliato ripetutamente, ma senza troncarlo, per poterlo sagomare sulla forma della cassa.
  4. Una volta sagomate, le due fasce si inseriscono all’interno di una sesta appoggiata sulla dima di base. Il manico grezzo è già in posizione perché le fasce da una parte si congiungono dietro la sua radice (zocchetta). Sul lato opposto, un altro tassello di legno dà rinforzo alla giunzione delle fasce e alla rotondità della cassa. Lungo gli spigoli di contatto fra le fasce e la tavola armonica (sotto) e tra le fasce e il fondo della cassa (sopra), si incollano le controfasce, facendole aderire bene e bloccandole con mollette sino a essiccazione della colla.
  5. La controfascia, così incollata, costituisce un rinforzo fondamentale, non solo per la robustezza della chitarra, ma anche per la sua sonorità. Il tassello, separato e messo in posizione ribassata, lascia lo spazio necessario all’incastro di una traversa fissata al pannello del fondo da incollare sopra.
  6. Altri elementi di rinforzo strutturale vengono sagomati e applicati in questo momento perché sarebbe impossibile farlo una volta chiusa la cassa con il fondo.
  7. La controfascia incollata lungo il profilo superiore delle fasce, nonostante sia messa con molta precisione, necessita ugualmente di una regolarizzazione prima di applicare il fondo. Si usa un tavoletta di multistrato con incollata una striscia di carta abrasiva, a grana media da un lato, più fine dall’altro. Lo spessore di legno, tenuto alternativamente da un lato e poi dall’altro, serve a dare la lieve inclinazione al bordo di contatto per assecondare la bombatura del fondo.
  8. Il fondo si applica dopo la stesura della colla sui bordi di contatto
  9. subito dopo si applicano i lacci elastici tendendoli fra pioli opposti, in modo da mettere in pressione con molta regolarità le parti da unire.

Il manico della chitarra classica passo-passo

manico chitarra

  1. La paletta è la cosa più delicata da fare, quindi la si fa per prima; se qualcosa va storto, almeno, si è perso meno tempo. A parte la sagoma esterna, bisogna realizzare i due scassi di testa, che devono risultare identici nelle dimensioni, ma anche equidistanti dalla linea di mezzeria e leggermente convergenti. Poi, con il trapano a colonna, si praticano i fori per le meccaniche. Notare che il manico è costituito dalla giunzione di tre pezzi di legno: ai lati due pezzi più grossi (si usa spesso la segrela, un moganoide) e al centro una lamina sottile di altra essenza, spesso ebano, se si vuole scura, o acero, se chiara.
  2. Un panno, bloccato con un elastico, protegge le delicate lavorazioni di contorno della paletta, mentre si lavora “pesante” assottigliando il manico con la sega a nastro.
  3. La tastiera della chitarra è costituita da una tavoletta che va incollata sul manico, da cui si estende andando a coprire parte della tavola armonica, sino alla buca. Prese le misure, la si taglia, si spalma di colla e si mette in posizione.
  4. L’adesione della colla è assicurata dalla compressione applicata sui pezzi da unire; in questo caso, due strettoi agiscono su una robusta tavoletta, appositamente preparata.
  5. Quando l’adesivo è completamente essiccato, si libera il manico dalla morsa e lo si inserisce, ancora grezzo, nella linea di montaggio della cassa acustica della chitarra. Terminata anche questa fase, si torna a lavorare sul manico partendo dalla sgossatura dei fianchi, in modo da renderli perfettamente rettilinei e regolari. Si usa la vastringa, specie di rasiera con manici.

Curvatura posteriore e regolarizzazione

rifinire una chitarra

  1. Il lavoro sulle rotondità del retro del manico inizia dalla zona della paletta, dove bisogna dare una traccia precisa del limite dal quale il profilo deve iniziare a cambiare. Si usa un comune compasso, puntandolo sulla linea di mezzeria e aprendolo in modo da tracciare un semicerchio fra le estremità delle due parti rettilinee della paletta.
  2. Dalla curva tracciata si inizia a scavare con coltelli vari, assottigliando progressivamente il collo del manico. Le dimensioni in sezione vanno controllate frequentemente, misurando gli spessori con il calibro, sino a ottenere la misura e la curvatura stabilita.
  3. Posteriormente alla base della zocchetta, si incolla un tassello d’ebano, ritagliato grossolanamente nel contorno. Si individua e traccia la linea di mezzeria allineando un righello con il centro del manico e del fondo della cassa. Questo serve per determinare il corretto vertice del tassello.
  4. Dal vertice individuato si lavora di lima per dare al tassello la forma definitiva, che peraltro stabilisce anche la forma da attribuire alla parte di zocchetta sottostante.
  5. Dalla forma a delta del tassello d’ebano, la radice del manico deve aumentare progressivamente le sue dimensioni sino a raccordarsi alla larghezza della sezione impugnabile. In questo caso si usa uno scalpello largo, con passate progressive, un po’ da un lato e un po’ dall’altro, alla ricerca della perfetta simmetria.
  6. A questo punto si ritorna alla rotondità posteriore del manico; partendo dall’inserimento con la paletta, si procede verso la cassa rimuovendo dapprima il grosso del materiale. Via via che ci si avvicina al calibro richiesto si rallenta nell’incedere per non rischiare di dare un colpo di troppo. Al momento giusto, si prosegue
    con carta vetrata applicata a tacchi di legno concavi, che permettono una migliore regolarizzazione sulla lunghezza.
  7. Il manico deve essere molto, molto liscio; non è ammessa la minima asperità, il minimo avvallamento, tacchetta, dentino. Le mani dell’uomo sono sensibilissime, soprattutto nelle parti che scorrono sulla tastiera e sul manico; figuriamoci quelle di un musicista… Questo significa che regolarizzare non basta. Dopo aver completato il lavoro di calibratura, bisogna iniziare le passate con strisce di carta abrasiva telata a grana finissima, di quella che sembra non togliere più nulla. La bontà e la stagionatura dei legni permettono di raggiungere risultati impensabili in altri contesti.

Tastiera e meccaniche

tastiera chitarra classica

  1. La tastiera della chitarra classica deve essere piatta; tuttavia, dato che gli incollagi sviluppano sempre delle trazioni sul legno, è sempre necessario provvedere alla spianatura passando in senso longitudinale un piccolo pialletto di metallo, regolato per il minimo effetto di asporto.
  2.  Si tracciano le posizioni dei tasti usando la falsa squadra, facendo riferimento a una scala logaritmica prestabilita; le distanze di ogni tasto dal capotasto sono determinate in modo da avere la corretta intonazione lungo tutta la tastiera dello strumento. All’incrocio tra tastiera e cassa ricade sempre il 12° tasto.
  3. Per ogni segno si blocca uno scontro di legno di scarto con un sergente e si procede con un seghetto a dorso a realizzare un’incisione profonda poco più di un millimetro, impedendo alla lama di scivolare sull’altro lato con un secondo listello.
  4. Ogni tasto è ricavato tagliandone uno spezzone dal rotolo a metri di un apposito profilato metallico. Si misura sulla tastiera quanto basta e si taglia con il tronchese (è una lega morbida).
  5. Il profilato, che ha sezione a T, si affonda nella sede del tasto fatta precedentemente battendolo con un martello con testa di plastica in modo da non ammaccarlo. Ciò che deborda sui lati va accuratamente levigato, stando attenti a non rovinare il bordo esterno della tastiera; tuttavia bisogna fare in modo che il tasto sia perfettamente raccordato con i fianchi del manico, per evitare ogni sensazione sgradevole al musicista che deve continuamente strisciare le mani sulla parte.
  6. Il lavoro sul manico si conclude con l’incollaggio del capotasto, la barretta d’osso o di plastica che separa la paletta dalla tastiera, e col montaggio delle meccaniche nelle loro sedi.

Ogni chitarra classica fatta a mano e diversa dall’altra

lavorazione chitarra

Per incollare il ponte sulla tavola armonica è necessario usare degli strettoi a cui non serve una grande escursione, ma una lunga gittata della ganascia. La questione è riuscire a raggiungere il punto dell’incollaggio inserendo una parte dello strettoio nella buca. Ciò vuol dire avere ganasce lunghe almeno 280-300 mm. Le stesse devono anche essere strette abbastanza per poterne affiancare tre, per coprire la larghezza del ponte.

  1. La finitura dello strumento è eseguita a ceralacca; un metodo antico che rende la superficie particolarmente lucida, liscia e vellutata. Si applica a tampone distribuendo la soluzione delle scaglie di ceralacca in alcool 94° o superiore, in almeno sette o otto mani, con concentrazione di ceralacca progressivamente inferiore. Si trattano prima le fasce e il fondo, per ultima la tavola armonica; tra una mano e l’altra dovrebbero passare almeno due o tre giorni. La ceralacca può essere neutra o colorata.
  2. Prima di applicare la finitura si passano le superfici con carta vetrata a grana fine (minimo 320) per uniformare ogni più piccola asperità e raccordare alla perfezione i profili di giunzione.
  3. La carteggiatura va svolta con grande delicatezza; sulle fasce si passa leggermente con un tacco di legno.
  4. Il tampone è una pezza bianca di cotone chiusa a sacco attorno a un grumo di cotone idrofilo; si imbeve di soluzione di gommalacca e si strizza bene. L’applicazione deve avvenire senza mai fermare il tampone sulla superficie: ogni attacco e stacco dal legno deve avvenire “al volo”, come l’atterraggio e il decollo di un aereo. I movimenti sono circolari e a otto.

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Fatto a Mano: il nostro giacimento culturale da riscoprire

Tratto da “Far da sé n.475 – Agosto 2017″

Autore: Nicla de Carolis

La nostra risorsa di Italiani, il nostro potenziale unico, è il saper fare a mano secondo regole frutto della sedimentazione di secoli di ricerca del bello, di raffinatezza, di comodità e lusso. I prodotti fatti a mano made in Italy sono desiderati e copiati da tutto il mondo. Qual è il settore in cui non eccelliamo se si parla di cibo, di abbigliamento, di arredamento, di gioielleria, di strumenti musicali e di tante altre incredibili produzioni artigianali? Sostenendo sulle pagine di questa rivista la bontà del fatto a mano sfondiamo una porta aperta, ma non smettiamo di rimanere affascinati da queste abilità; ci ipnotizza seguire le fasi di realizzazione di un cappello di feltro con i suoi 50 passaggi o come si soffia un vetro ingabbiato con tecniche artigianali, sempre uguali da secoli.

A partire da questo numero, che, come noterete, è rinnovato nella grafica, dedicheremo uno spazio a queste attività artigianali del nostro Paese che si tramandano e che, a volte, morti gli ultimi maestri, depositari delle tecniche, rischiano di andare perdute. Partiamo da pagina 6 con un articolo sulle costruzioni a secco in pietra, la cui impeccabile, raffinata semplicità, le incredibili soluzioni formali fanno sì che questi manufatti si integrino perfettamente nel paesaggio. Inoltre, il tutto avviene seguendo i canoni della bioedilizia e della sostenibilità da molti secoli prima che se ne cominciasse a parlare, infatti queste costruzioni venivano e vengono realizzate con le pietre ammucchiate nei campi dopo il dissodamento della terra, quindi con materiali a km zero.

Certo, il nostro articolo non sarà sufficiente a formare un artigiano in grado di costruire una casa con la tecnica dei muri a secco, ma aprirà un nuovo orizzonte con indicazioni di base che porterà a studiare con occhio indagatore i bei muretti che delimitano le proprietà nelle nostre campagne.

E poi, magari, verrà voglia di provare a tirarne su uno o a ripararlo perché è evidente quanto sia più bello un muretto di pietre rispetto a uno fatto con elementi prefabbricati. Come dicono da Hermès, “il lusso è ciò che è fatto per durare e che si può riparare” (alle parole corrispondono i fatti, se hai una borsa Hermès, Gucci, Louis Viutton ecc. rotta il loro laboratorio te la ripara e potrai usarla ancora per tanti anni, quella prodotta dai Cinesi la butti).

Insomma, dopo questa ubriacatura di “cenci malcuciti” (con questi termini significando i prodotti cinesi a basso prezzo) la cui produzione guarda solo ai numeri, è arrivato il momento di prendere seriamente coscienza e rivalutare tutta la nostra produzione di alta qualità, retaggio del nostro patrimonio culturale, della perizia e dell’esperienza che dobbiamo difendere, potenziare e tramandare ai più giovani che, dal canto loro, aggiungeranno a questa abilità manuale quel tot di innovazione indispensabile oggi.

Punte trapano Fischer professionali

Le nuove punte trapano Fischer sono vendute in blister connotati da specifici colori, rendendo più semplice l’individuazione e la scelta dell’articolo

Da oggi è più semplice e rapido individuare e scegliere le punte trapano che fanno al caso nostro. Il catalogo di punte trapano professionali fischer si amplia di un’offerta veramente attraente per tutti noi far da sé che ben sappiamo quanto siano ben riposti i soldi spesi in attrezzatura funzionale, efficace e duratura.

Blister colorati per una facile individuazione

Massima reperibilità, perché presenti anche nella grande distribuzione, oltre che nelle ferramenta, e la semplicità di scelta garantita dalle confezioni blister, che consentono una chiara esposizione del contenuto e delle principali caratteristiche.

I blister sono caratterizzati da una linea colore che li contrassegna per tipologia di utilizzo e allo stesso tempo ne facilita l’esposizione e la scelta a scaffale.

Tutte le punte per trapano Fischer sono realizzate in acciaio di elevata qualità che le rende più resistenti in fase di foratura e decisamente più durature nel tempo. La speciale geometria delle scanalature permette la rimozione veloce della polvere; l’attacco standard garantisce l’utilizzo con i principali elettroutensili.

Le punte e gli accessori per trapano sono disponibili per forare qualsiasi materiale: calcestruzzo, materiali edili, pietra, cartongesso, legno, plastica, acciaio, leghe, piastrelle e vetro.

Clicca sull’immagine e scopri le punte più adatte per il tuo lavoro

Foderare cassetti con carta di Varese

Una delle applicazioni classiche per i rotoli di plastica adesiva è quella di foderare cassetti e i comparti interni dei mobili antichi e in stile, a scopo di protezione e per l’igiene

Molti mobili antichi si prestano all’utilizzo di tutti i giorni, ma è frequente la necessità di foderare i cassetti, talvolta per proteggere il legno, se il contenuto può rovinarlo, in altri casi per il migliore mantenimento della pulizia.

Nei cassetti, per esempio, la biancheria tende a raccogliere le piccole particelle in distacco, riempiendosi di granellini o, peggio, macchiandosi. In questi casi foderare cassetti con un rivestimento di plastica adesiva raffigurante il giglio fiorentino è un classico.

Il piccolo disegno, color marrone su fondo beige, ripetuto in pieno campo, ha una resa estetica ottimale, riuscendo persino a mettere in risalto la bellissima fibratura dell’essenza pregiata. Sul lato pratico, inoltre, foderare cassetti con un rivestimento di plastica adesiva raggiunge la più elevata efficacia perché, al contrario della carta, la si può detergere con i comuni prodotti di pulizia.

La procedura

  1. Misurare la larghezza

    Si misura la larghezza che intercorre fra l’interno dei fianchi del cassetto.

  2. Riportare la misura sulla plastica adesiva

    Appoggiando il flessometro sul retro della plastica adesiva, si riporta la misura presa, facendo un piccolo taglio sul bordo del rotolo della carta per cassetti.

  3. Tagliare la plastica adesiva

    Dal taglietto di marcatura si prosegue il taglio della plastica andando diritti grazie alla quadrettatura stampigliata sul dorso della pellicola protettiva.

  4. Staccare la plastica dalla protezione

    La plastica si distacca dalla protezione partendo da un angolo e liberandone una piccola striscia iniziale. Non bisogna mai rimuovere completamente la protezione perché la plastica ha la tendenza a ripegarsi su se stessa rovinandosi.

  5. Applicarla al retro del cassetto

    Tenendo tesi i lati del lembo scoperto, lo si applica al bordo del retro del cassetto. Conviene partire da questo punto perché resta sempre molto visibile.

  6. Stesura della plastica nel cassetto

    La stesura della plastica adesiva prosegue scendendo verso lo spigolo interno e poi sul fondo del cassetto. Man mano che si avanza bisogna premere su tutti i punti per far aderire il foglio alla superficie, continuando, poco alla volta, a scoprire la pellicola adesiva, rimuovendo il foglio protettivo.

  7. Rifilare l’eccesso

    Ciò che abbonda alla fine della stesura viene rifilato facilmente con un cutter affilato, passandolo con delicatezza sul bordo superiore del frontalino del cassetto.

  8. Tagliare la plastica per i fianchi interni

    Per i due fianchi interni si prendono accuratamente le misure e si tagliano due rettangoli dal rotolo. La precisione è d’obbilgo, in modo da non vedere parti di legno scoperte, ma neppure lati abbondanti negli angoli, dove potrebbe essere più difficile rifilare seguendo una linea dritta.

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Trapano avvitatore Einhell TE-CD 18 Li-i | Gamma Power X Change

La gamma di utensili a batteria power x-change di Einhell si arricchisce di un nuovo trapano avvitatore con percussione, con motore senza spazzole, potente e robusto

Il TE-CD 18 Li-i è un trapano avvitatore con percussione alimentato con batteria al litio da 18 V che rientra nella gamma Power X-Change di Einhell; è un trapano avvitatore potente, robusto e versatile che soddisfa tutte le esigenze nei lavori di avvitamento, foratura e foratura a percussione in casa, in officina e in garage.

Si tratta uno strumento di ultima generazione e come tale mostra dimensioni molto compatte, a tutto vantaggio della maneggevolezza e della portabilità anche agganciato alla cintura da lavoro, ma senza fare alcuno sconto in fatto di potenza, prestazioni in perforazione e autonomia di funzionamento.

Caratteristiche di qualità

Il trapano avvitatore a batteria TE-CD 18 Li-i evidenzia caratteristiche notevoli anche su altri fronti, dimostrando di essere sempre incline alle massime prestazioni, alla robustezza e alla durata nel tempo: il mandrino con ghiera autoserrante è di raffinata fattura, è di acciaio di alta qualità e porta punte con codoli sino a 13 mm; l’intero involucro è di solidi materiali plastici con ampi inserti in gomma nell’impugnatura e nei punti in cui si mettono le mani durante il lavoro; gli ingranaggi sono di metallo.

Anche i gadget come la luce led in questo trapano mostrano di essere pensati con intelligenza: la zona di lavoro, infatti, risulta sempre ben illuminata.

Einhell 4511396 Batteria Ricaricabile Agli Ioni Di...
  • Microprocessore per controllare e regolare costantemente temperatura, tensione ed...
einhell TE-CD 18-2 Li-i Trapano a Percussione a...
  • 3 funzioni: avvitare, forare, forare con percussione

Una sola batteria per tante macchine: gamma power x change

Power X-Change è il nuovo sistema di batteria di Einhell, sinonimo di multifunzionalità, combinabilità e risparmio. è composto da batterie da 18 V con sei capacità di carica differenti in grado di alimentare più di 30 apparecchi diversi.

Oltre alla modernissima tecnologia delle batterie e del loro utilizzo, la particolarità sta nel fatto che tutti gli apparecchi possono essere acquistati anche come apparecchi singoli, quindi senza batteria e caricabatteria.

Caratteristiche tecniche del trapano avvitatore Einhell

Due le velocità di rotazione impostabili con l’interruttore scorrevole: 0-500 e 0-1800 giri al minuto. L’elettronica di bordo permette il massimo controllo sull’azionamento tramite il pulsante di avvio.

Tre le impostazioni di lavoro: avvitatura, foratura e foratura con percussione, selezionabili ruotando la ghiera più arretrata, quella verso il corpo macchina.

Ruotando invece la ghiera più grossa, verso il mandrino, si imposta la coppia massima applicata alla rotazione in caso di avvitatura; i livelli di regolazione sono 20+1+1.

Durante l’azionamento un potente led bianco illumina in modo efficace la zona di lavoro. Sulla batteria, invece, tre led di indicazione permettono di controllare lo stato di carica, premendo un pulsante.

Il motore è di tipo “brushless” ovvero senza spazzole, cosa che si ripercuote positivamente sulla sua durata e sulla resa in potenza a parità di energia assorbita.

Il trapano è equipaggiato con un mandrino autoserrante con funzione Quick Stop e blocco automatico per un rapido cambio delle punte senza l’uso di utensili.

Il TE-CD 18-2 Li-i Solo costa euro 99,95; in kit con 1 batteria da 4 Ah e borsa morbida euro 179,95; in kit con 2 batterie da 2 Ah e valigetta euro 209,95

Manutenzione moto della catena, freni, pulizia e lubrificazione

Una gamma di soluzioni specifiche per la manutenzione moto in tutte le sue componenti meccaniche come catena e freni devono la loro efficienza al mantenimento della dovuta pulizia e necessaria lubrificazione

Il meccanico che ci fa i regolari controlli può essere anche un mago dei motori, ma tra un tagliando e l’altro il compito della manutenzione moto è tutto nostro.

Ovviamente non è solo questione di tenere la moto pulita da polvere e sporco, ma anche quello di preservare le importanti componenti meccaniche esposte a pioggia, fango, polvere e usura.

Per questo WD-40 ha introdotto i prodotti Specialist Moto, una nuova linea specificamente ideati per i motociclisti, i meccanici e gli appassionati di moto, che assicurino il top della qualità e delle performance. Una gamma di prodotti formulati e sviluppati con il supporto dell’Università di Sheffield e poi testati da professionisti anche in ambito sportivo: team motociclistici impegnati in vari campionati hanno potuto accertarne lo standard qualitativo.

Lista dei prodotti WD-40 per la manutenzione moto

  • Pulitore Freni e Catena
  • Sgrassante e Lubrificante per la catena, per condizioni umide e asciutte
  • Detergente Universale
  • Lucidante in Cera e al Silicone

Tutte particolari formulazioni studiate per rendere il lavoro semplice, ottenere risultati di altissimo livello anche in fatto di durata, per una moto sempre perfetta e altamente performante.

Come utilizzare i prodotti Specialist Moto

WD-40 Pulitore Catena ha il compito di rimuovere rapidamente sporco, polvere e olio dalla catena. Si applica sulla catena, sul forcellone e sugli organi di trasmissione.

Per garantire una lubrificazione e una protezione duratura alla catena, il Grasso Catena Specialist Moto è la soluzione ideale. La sua eccezionale protezione anticorrosione e l’aggiunta di PTFE lo rendono particolarmente adatto in condizioni umide. Per condizioni asciutte il Lubrificante Catena protegge la catena e ottimizza le sue performance. I 2 prodotti creano un film protettivo efficace e di lunga durata.

Il Pulitore Freni Specialist Moto elimina polvere, residui di liquido, sporco e olio dai freni a disco, dalle pinze e dai comandi frizione. La sua formula ad azione rapida asciuga in pochi minuti senza lasciare residui; prolunga la durata dei freni.

Il Detergente Universale Specialist Moto è polivalente ed elimina rapidamente sporco e depositi causati da inquinamento stradale dalla carrozzeria, dalle parti meccaniche e dalla fibra di carbonio. È facile da utilizzare: basta vaporizzarlo sulla moto e sciacquare, in pochi minuti lo sporco viene rimosso.

La Cera Lucidante Specialist Moto è concepita per donare una brillantezza perfetta e si può applicare sulle parti verniciate, l’alluminio, le cromature, senza lasciare tracce. Contiene Cera Carnauba che esercita un’azione protettiva duratura, facilitando lo scivolamento delle gocce d’acqua.

Il Lucidante al Silicone è concepito per donare brillantezza alla moto, la sua formula ad evaporazione rapida agisce velocemente, è facile da applicare e non necessita di lucidatura. Raccomandato per fibra di carbonio, metallo e plastica.