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Candele artistiche intagliate fai da te | Come si realizzano

Divertirsi a realizzare candele artistiche artigianali di ogni genere è facile e divertente

Per realizzare candele artistiche fai da te è oppurtuno conoscere un po’ di più su questi “oggetti”. Può sembrare strano ma oggi si consumano molte più candele artigianali che ai tempi in cui queste erano uno dei pochi mezzi di illuminazione disponibile.

Come in ogni attività che comporta una certa dose di talento artistico quello che non si può insegnare è proprio il passaggio dalla tecnica all’arte della realizzazione delle candele artistiche lavorate a mano. Delle vere sculture in cera.

La moderna candela stearica nasce alla fine del primo quarto dell’Ottocento in ovvia concomitanza con la scoperta che da particolari lavorazioni dei grassi di scarto delle macellerie (ed altri del genere) si poteva economicamente ottenere una sostanza translucida in grado di sostituire la costosa cera d’api e l’ancor più caro spermaceti fino allora usati per fabbricare candele che dessero una luce chiara e senza fumo (o quasi).

Fino ad allora, infatti, la candela, quella buona, di cera d’api, era riservata ai ricchi. I meno ricchi si arrangiavano con le puzzolenti candele di sego (largamente usate per illuminare caserme ed ospedali chissà con quanto piacere di malati e militari), con lumini e lampade ad olio e, da poco tempo, con i primi lumi a petrolio che univano alla puzza una luce rossastra e il costante pericolo di provocare incendi.

Candele nella storia

Sappiamo che la candela nasce nel Medio Evo, ma non sappiamo né dove né quando. La Menorah, il candeliere a sette braccia della fede di Abramo, era alimentato ad olio. Primo cenno certo dell’esistenza delle candele lo abbiamo con la festa della Candelora (il 2 di febbraio), festa in cui si benedicevano le candele, tassativamente di cera vergine, rito documentato dall’undicesimo secolo della nostra era (1001/1100), ma che pare nato nella chiesa d’Oriente (con o senza le candele ?)

Come si fanno candele artistiche?

Come creare candele artistiche? Tutti i progressi della tecnica, le più sofisticate macchine utensili, i procedimenti più complessi con o senza controllo numerico non hanno minimamente influenzato la fabbricazione delle candele artigianali che oggi si fabbricano ancora come al tempo della prima crociata, solo un po’ più rapidamente e neanche tanto.

Si parte dallo stoppino che è una trecciola di lino o di cotone (canapa solo per le candele di sego), imbevuta di sali minerali affini al salnitro che le danno una certa rigidità e ne regolano la combustione riducendo la produzione di fumo (per spegnere una candela, ad ogni modo, il sistema migliore è di stringere la fiamma fra pollice e indice bagnati di saliva).

Ci sono due soli sistemi per fare le candele fatte a mano, ad immersione ed a colata, il primo usato per candele artistiche l’altro per quelle correnti. In entrambi la cera (o il suo equivalente) si fa sciogliere a bagnomaria ad una temperatura variabile secondo il prodotto fra i 50 e i 70 C°, fino a quando cioè assume più o meno la viscosità del miele.

Ad immersione

Nel primo sistema si attacca in fondo allo stoppino un peso e lo si cala nella cera fusa. Si ritira lo stoppino coperto di cera e lo si raffredda in acqua; lo si rimette nella cera, lo si estrae e lo si raffredda, tante volte quante bastano ad ottenere il diametro voluto. E’ così possibile, usando cere di diversi colori, ottenere candele artistiche intagliate, hanno un bell’effetto decorativo.

Con questa tecnica, disponendo di cere di diversi colori, è possibile realizzare oggetti veramente unici. Occorre avere un secchio o un catino pieno d’acqua fredda. Si immerge l’anima nella cera di uno degli scomparti, la si tira subito fuori e la si raffredda nel catino. Ogni bagno aggiunge uno strato spesso circa un mm (poco più, poco meno, secondo il tipo di cera usata): per avere strati più spessi non si deve lasciare più a lungo la candela nella cera fusa dove si rammollirebbe ma fare un numero maggiore di bagni dello stesso colore. Ecco come fare candele artistiche.
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A colata

La produzione candele lavorate a mano con il sistema a colata prevede uno stampo, cilindrico per le candele correnti, delle forme più varie per quelle da arredamento, attraversato assialmente dallo stoppino e nel quale si cola la cera fusa. Nell’industria si hanno stampi multipli in cui lo stoppino attraversa un pistone conico (la punta della candela) che a cera solida si alza, sfornando in un colpo solo dozzine di pezzi.

Una griglia a pettine afferra e solleva il gruppo di candele seguito dagli stoppini, il gruppo dei pistoni si abbassa ed il procedimento si ripete.

Candele decorative intagliate

lo strumento principe per intagliare con delicata precisione la cera è il coltellino a lama fissa e ben affilata compreso nel kit.
Un bagno dopo l’altro, le colature creano sotto la candela una specie di stelo, comodo per maneggiarla ma che poi va tagliato via.
Per un certo tempo (dipende dal diametro della candela) la cera resta morbida da poterla arricciare, curvare annodare.
Per scanalature arrotondate che il coltello non riuscirebbe ad ottenere si usa la miretta, una specie di sgorbia cilindrica, compresa nel kit.

 

Ventilazione meccanica controllata e intelligente con BRA.VO M di Vortice

Un dispositivo compatto che misura la qualità dell’aria, volendo anche con il collegamento a sensori esterni e a banche dati di rilevamento ambientale, e di consenguenza aziona la ventola per espellere aria viziata e poi immettere aria prelevata dall’esterno, con un meccanismo di recupero del calore mediante accumulo

Gli interventi per il contenimento delle dispersioni energetiche che si stanno facendo sulle case da anni (e continueranno, viste le indicazioni della Comunità europea) hanno quasi sempre il risvolto negativo di sigillare troppo l’atmosfera interna dell’abitazione, con il conseguente degrado della qualità dell’aria, aumento dell’umidità e possibile formazione di muffe.

Per questo si rende necessaria l’installazione di un sistema come BRA.VO M, un dispositivo di ventilazione meccanica smart con recupero di calore, indispensabile nelle abitazioni di nuova costruzione, negli interventi di ristrutturazione e negli ambienti con problemi di umidità da condensa. BRA.VO M si caratterizza per la grande efficacia d’azione congiuntamente a consumi minimi, silenziosità in tutte le ore della giornata, funzionamento autonomo grazie ai sensori a bordo, elevata efficienza di scambio termico con recupero del calore dall’aria estratta, ridato poi all’aria nel momento in cui viene reimmessa in ambiente domestico.

Dove si mette e come funziona

L’installazione del dispositivo di ventilazione meccanica controllata BRAVO.M Vortice

Ventilazione meccanica controllata

La confezione di BRA.VO M contiene:

  • il coperchio interno con i comandi a bordo;
  • la scatola da montare a parete che racchiude l’elettronica;
  • il corpo centrale da inserire nel muro contenente motore e scambiatore di calore;
  • la griglia esterna in gomma;
  • il filtro G3;
  • viti e tasselli per il montaggio dei componenti.
Ventilazione meccanica controllata
L’installazione va effettuata in un muro perimetrale di spessore compreso tra 285 e 700 mm e prevede l’apertura di un foro passante Ø 160 mm, da effettuarsi con apposita carotatrice munita di fresa a tazza e con un’inclinazione verso il basso, dall’interno verso l’esterno, di circa 3°. Questa precauzione è necessaria per impedire che, se l’acqua dovesse infiltrarsi, scivoli verso l’apparecchiatura interna. Nel foro va inserito uno spezzone di tubo in PVC di pari diametro e lunghezza del foro.
Si stende un cordone di sigillante sul labbro interno della griglia che va a contatto con il tubo, la si inserisce dall’interno fino a farla uscire e la si fa aderire all’estremità del tubo, incastrata su di esso. Sempre operando dall’interno, si inserisce il filtro G3 e lo si preme nella sede centrale della griglia.
La parte interna va fissata con tasselli, utilizzandola come maschera per segnare i punti in cui praticare i fori a parete.
Si collega l’alimentazione elettrica e si inserisce il pacco di scambio termico, ruotandolo in modo che la sede del connettore del motore sia rivolta verso l’alto, e lo si collega al connettore posto sull’unità interna.
Ventilazione meccanica controllata
A questo punto si può montare il coperchio a ribalta e prepararsi alla messa in funzione.

Il Brico io di SIENA riapre!

Dopo oltre un mese di chiusura a causa della devastante alluvione di ottobre, il punto vendita affiliato Brico io di Siena è finalmente pronto a riaccogliere i suoi clienti. Un momento atteso non solo dalla proprietà e dai collaboratori, ma anche da tutta la comunità che, in questo periodo, ha dimostrato un’incredibile vicinanza.
L’alluvione di ottobre: ​​una prova durissima che ha messo in ginocchio diverse attività colpendo in modo particolare il nostro punto vendita di Siena.

Un lavoro instancabile, il dietro le quinte della riapertura: sgombrare, buttare, pulire recuperare e riallestire.
Le giornate di lavoro sono state lunghe e faticose, spesso superando le dieci ore consecutive, ma il desiderio di vedere il negozio tornare a vivere ha motivato tutti ad andare avanti.
Veramente tanta gente è stata vicina alla proprietà: amici, conoscenti, la Contrada dell’Oca, non ultimi i dipendenti stessi o di negozi vicini.
La comunità: una risorsa inestimabile, solidarietà e interesse per la nostra riapertura, come se anche ai clienti mancasse un pezzo di negozio!
Un grazie speciale da parte della proprietà a tutti coloro che sono stati presenti in queste giornate: dai figli alle autorità, alle società che l’hanno supportato lo ritroviamo in un articolo pubblicato questa mattina sul quotidiano “La Nazione” che ha intervistato il proprietario: Stefano Bernardini.
Questa riapertura non rappresenta solo il ritorno alla normalità, ma è anche un simbolo di resilienza, forza e spirito di comunità. È il segno che, unendo le forze, si possono superare tante difficoltà.
Brico io di Siena è pronto ad affrontare questa nuova fase con rinnovata energia e l’obiettivo di crescere ancora di più, per essere un punto di riferimento per la città ei suoi abitanti.
Grazie a tutti per il sostegno e… benvenuti nel nuovo Brico io di Siena!

Brico io SIENA – Strada Massetana Romana, 50 – Tel. 0577.226104

Orario di apertura: Dal Lunedì al Sabato 9.00-13.00 e 15.30-19.30 // Domenica 16.00-19.30 // Domeniche di dicembre (8-15-22) 10.00-13.00 e 15.30-19.30

Ripiano della cucina: ecco qual è il materiale migliore

Se si chiede a chi ha finito da poco la propria casa qual è stato l’ambiente più impegnativo da arredare, con buona probabilità la risposta sarà: la cucina. Un po’ per i tempi, spesso lunghi, un po’ perché è l’ambiente di rappresentanza delle case di ultima generazione.

In un’epoca in cui l’open space è così diffuso, ogni dettaglio della cucina deve essere impeccabile. L’ambiente deve apparire, quindi, piacevole ed elegante, ma non bisogna dimenticare la praticità, perché al di là dalle visite di cortesia la cucina viene usata, e molto.

Tra tutti gli elementi della stanza, forse il top cucina è uno degli elementi più utilizzati in cucina e per questo richiede una scelta attenta e ponderata. Scopriamo quali sono le opzioni e qual è il materiale migliore per il top della cucina.

Top cucina: la scelta del materiale

Tra i materiali più comuni si trovano il legno, l’acciaio, il quarzo, il marmo e il gres porcellanato. Ognuno di questi ha pro e contro, in termini di funzionalità, mentre tutti – a seconda dei gusti – offrono una resa estetica di alto livello. Tra questi però ce n’è uno in grado di replicare l’effetto estetico di quasi tutti gli altri con un livello di efficienza inarrivabile. Stiamo parlando del gres porcellanato.

La versatilità estrema di questo materiale in effetti permette di trovare la soluzione più adatta per ogni stile di cucina, dal classico al contemporaneo, senza compromettere la resistenza e alla facilità di manutenzione. Ripiani come i top cucina di Atlas plan in gres porcellanato, infatti, garantiscono un’estetica impeccabile, unita alle alte prestazioni di un materiale non poroso e resistente ad acqua, calore, graffi e urti. Veloce da pulire, indeformabile ed estremamente versatile in termini estetici.

Atlas Plan: qualità e varietà

Atlas Plan è un marchio leader nella produzione di top cucina in gres porcellanato, appartenente al gruppo di Atlas Concorde, leader mondiale del comparto ceramico con un cuore tutto italiano.

Il gres porcellanato di Atlas Plan è disponibile in una vasta gamma di finiture, che spaziano dall’effetto marmo a quello cemento, passando per texture più moderne e minimaliste, fino alle più belle essenze del legno.

Perché scegliere il gres porcellanato

Vediamo ora più nel dettaglio quali sono i motivi per cui scegliere il gres porcellanato. Prima di tutto, è estremamente resistente. Non si graffia facilmente e resiste a urti e abrasioni, caratteristiche che lo rendono perfetto per un utilizzo intenso come quello del piano cucina, dove ormai non solo si preparano e consumano i pasti, ma si studia, si lavora, si intrattengono i bambini. In secondo luogo, non assorbe liquidi, evitando così la formazione di macchie, muffe o batteri.

Un altro punto a favore del gres porcellanato è la sua resistenza alle alte temperature. È possibile appoggiare pentole bollenti direttamente sul top senza preoccuparsi di danneggiare la superficie. Inoltre, il gres porcellanato non cambia colore nel tempo, mantenendo intatta la sua bellezza originaria anche dopo anni di utilizzo.

Cucina a prova di vita

La cucina ha sostituito in moltissime case moderne il soggiorno, sia come utilizzo che come tempo di stazionamento. Che ci sia un’isola, una penisola, o un piano d’appoggio a parete, i piani delle cucine oggi come ieri sono destinati a vivere sotto pressione: scegliendo gres porcellanato, però, si può avere una cucina garantita a prova di vita moderna, resistente e versatile.

NUOVA APERTURA A LUINO (VA)

Oltre 1.300 metri quadrati per chi ama casa e giardino

Il nuovo negozio Brico Plus, affiliato a Brico io, di LUINO è frutto della collaborazione con La Quattro s.r.l., già affiliata a Brico io dal 2022.
Luino è il quarto punto vendita.
Con questa nuova apertura sale a 40 il numero degli affiliati, per un totale Italia di 119 punti vendita.
La nuova apertura ha sede in un parco commerciale dove sono presenti anche un punto vendita Tigros ed Euronics.
Dispone di un ampio parcheggio a disposizione della clientela.
All’interno degli oltre 1.300 mq. destinati alla vendita troviamo più di 25.000 articoli nei reparti tradizionali e tecnici del “fai da te” affiancati dal corner “Area Kasa” per completare l’offerta dedicata al mondo casa dal tessile al piccolo elettrodomestico.


Inoltre, il negozio dedica ampi spazi a prodotti promozionali e stagionali, per soddisfare le richieste dei clienti durante tutto l’anno e accompagnarli nei loro progetti di bricolage e cura della casa e del giardino.
Siamo certi che anche con questo nuovo punto vendita, grazie all’esperienza già consolidata nel settore, l’affiliato potrà essere un punto di riferimento sul territorio per le famiglie impegnate ogni giorno nella cura e nella manutenzione della propria casa e del proprio giardino – dichiara Lorenzo Bocchi Responsabile Sviluppo e Franchising di Brico io S.p.A.”
I Servizi – Taglio legno su misura. Tintometro. Duplicazione Chiavi e radiocomandi.
Lo staff – 7 addetti più il personale di regia
Le Offerte – il volantino realizzato per l’apertura propone una serie di articoli a prezzi vantaggiosi selezionati tra i più rappresentativi dei reparti, con un occhio particolare alla stagionalità.
Orario di apertura: dal lunedì al sabato dalle 8.00 alle 19.30 – domenica dalle 8.30 alle 19.30

Rubinetto che gocciola | Intervento fai da te

I comuni miscelatori monocomando presenti in bagno (lavabo, bidet, doccia e vasca) funzionano grazie a una cartuccia che hanno all’interno: è lei che si occupa di aprire, chiudere e miscelare l’acqua fredda e calda. A seguito dell’usura e della formazione di calcare, dopo anni di onorato servizio, anche questi componenti possono mostrare malfunzionamenti ed è normale trovarsi in presenza di un rubinetto che gocciola.

Se questo si verifica, è meglio correre subito ai ripari con la sostituzione della cartuccia, che è operazione fai da te semplice, oltre che economica. Le cartucce all’interno del monocomando possono essere di tipo diverso. Se non si è sicuri del modello, è necessario smontarla e recarsi presso un negozio di idraulica con il campione, per poterla avere identica.

L’unica cosa a cui fare molta attenzione è di chiudere il rubinetto generale dell’acqua prima di procedere con lo smontaggio; il rubinetto principale potrà essere riaperto solo quando la cartuccia nuova è in posizione e saldamente tenuta dal suo dado di serraggio.

Guardare all’interno della sede serve anche per notare che uno o entrambi gli o-ring piccoli della cartuccia vecchia sono rimasti incastrati sul fondo; si rileva anche un eccesso di incrostazioni nelle zone in cui devono fare tenuta le giuarnizioni, meglio rimuoverlo con un liquido anticalcare. La cartuccia nuova, vista di fianco a quella vecchia, mostra tutte le guarnizioni, mentre nell’altra ne mancano due.

Come riparare un rubinetto che gocciola

Tempo richiesto: 30 minuti

  1. Rimozione della leva di comando

    Mostriamo le fasi dello smontaggio per risolvere il problema del rubinetto che gocciola (quelle del montaggio sono le stesse in senso contrario). Si inizia con la rimozione della leva di comando; il grano che la tiene è nascosto sotto il bottone bicolore che indica la posizione per avere acqua calda e fredda. Lo si rimuove andandoci sotto con delicatezza con il cutter.rimozione leva di comando rubinetto

  2. Svitare della vite a grano

    La vite a grano ha testa con impronta esagonale, per cui la si svita con una chiave a brugola di misura opportuna.

  3. Estrazione leva di comendo

    La leva del comando si estrae tirandola verso l’alto, essendo innestata direttamente nel quadrello di teflon che sale dalla cartuccia.

  4. Rimozione del collare

    Per arrivare alla grossa ghiera di ottone che blocca la cartuccia si deve ancora rimuovere un elemento con funzione estetica; si tratta di un collare che ha semplicemente il compito di raccordare al meglio la leva di comando con la base del rubinetto che gocciola.

  5. Svitare la ghiera di ottone del rubinetto che gocciola

    La ghiera di ottone che tiene la cartuccia va svitata con le pinze a pappagallo; si regolano in apertura per metterle nelle migliori condizioni di presa sulla misura del dado, quindi lo si agguanta saldamente e si tira in senso antiorario. Fare attenzione a come sono orientati i becchi delle pinze: per svitare vanno messi come nella foto, per avvitare nel senso opposto.

  6. Togliere il dado di tenuta

    Tolto il dado di tenuta in ottone la cartuccia è libera di uscire. Notare che non ci sono guarnizioni tra il dado e la cartuccia.

  7. Estrazione della cartuccia

    La cartuccia va estratta tirando verso l’alto, agguantandola per il quadrello che spunta, l’unico appiglio che si ha. Talvolta offre molta resistenza per le incrostazioni che possono esserci alla base; in tal caso si può provare dando qualche colpetto leggero sulla cartuccia in modo da favorire il distacco.

  8. Inserimento della nuova cartuccia

    Dopo aver pulito la sede, rimuovendo gli o-ring della vecchia cartuccia, si inserisce quella nuova, orientandola nel modo corretto. Arrivando in fondo è importante che sia diritta in modo da incastrarsi nelle sedi dove le guarnizioni fanno tenuta.

  9. Testare il funzionamento del rubinetto

    Terminato questo semplice intervento fai da te il rubinetto che gocciola è solo un ricordo e ricomincia a funzionare nel modo corretto, senza perdite e gocciolii fastidiosi.

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Come scegliere una cartuccia compatibile

Per scegliere una cartuccia compatibile, è fondamentale identificare il produttore del miscelatore, spesso indicato con un logo o un marchio visibile sul rubinetto. Se questa informazione non è disponibile, osserva attentamente la forma e le dimensioni della cartuccia esistente.

Le misurazioni chiave includono il diametro e l’altezza della cartuccia, oltre alla posizione e forma dei fori di ingresso dell’acqua. Quando possibile, porta il vecchio componente in negozio per confrontarlo direttamente con i modelli disponibili, garantendo una sostituzione perfetta.

Problemi che causano un rubinetto che gocciola

Un rubinetto che perde non è sempre causato da una cartuccia difettosa; altri componenti possono essere responsabili. Le guarnizioni, come gli O-ring, possono usurarsi o perdere elasticità nel tempo, compromettendo la tenuta.

L’accumulo di calcare, comune in aree con acqua dura, può impedire una corretta chiusura delle parti interne del rubinetto.

Anche un dado di serraggio allentato può provocare perdite, soprattutto se il rubinetto subisce frequenti sollecitazioni. Identificare correttamente il problema è fondamentale per scegliere la soluzione giusta e risparmiare tempo e denaro.

Alternative alla sostituzione della cartuccia

Se la sostituzione della cartuccia non è immediatamente possibile, ci sono alcune soluzioni temporanee. L’applicazione di un lubrificante siliconico sulle guarnizioni può migliorare la tenuta e ridurre il gocciolamento.

Inoltre, è utile rimuovere il calcare accumulato utilizzando un prodotto specifico anticalcare, applicandolo sulle parti interessate e lasciandolo agire per il tempo necessario.

Questi interventi possono fornire un “sollievo” temporaneo, ma è importante ricordare che non sostituiscono una riparazione definitiva.

Perché è importante riparare un rubinetto che gocciola?

Ignorare un rubinetto che gocciola può avere conseguenze significative. Dal punto di vista ambientale, un singolo rubinetto può sprecare migliaia di litri d’acqua ogni anno, contribuendo a un consumo non sostenibile. Inoltre, questo spreco si riflette direttamente sulla bolletta, con un incremento dei costi che potrebbe essere facilmente evitato.

Non meno importanti sono i danni collaterali: il continuo gocciolamento può causare macchie permanenti sul lavabo, portare alla corrosione del rubinetto o delle parti circostanti e aumentare la necessità di interventi più complessi nel tempo.

Come insonorizzare le pareti: guida completa

In un mondo sempre più rumoroso, la necessità di creare un ambiente silenzioso e confortevole è diventata essenziale. Se ti stai chiedendo come insonorizzare le pareti, questa guida ti fornirà tutte le informazioni necessarie per ottenere una parete insonorizzata e migliorare la qualità della vita all’interno della tua casa.

Perché insonorizzare le pareti?

L’insonorizzazione delle pareti è un processo che riduce la trasmissione dei suoni tra ambienti confinanti. Che si tratti di rumori provenienti dai vicini o di quelli generati all’interno della propria abitazione, un’adeguata insonorizzazione pareti è fondamentale per:

  • Migliorare il comfort acustico.
  • Garantire la privacy.
  • Aumentare il valore della proprietà.
  • Ridurre lo stress causato dall’inquinamento acustico.

Materiali per insonorizzare una parete

Per ottenere un muro insonorizzato, è necessario utilizzare materiali specifici che bloccano o assorbono i suoni. Tra i più efficaci troviamo:

  1. Pannelli fonoassorbenti: Ideali per l’assorbimento dei rumori interni.
  2. Lana di roccia o lana di vetro: Ottimi per l’insonorizzazione di una parete e l’isolamento termico.
  3. Pannelli in cartongesso insonorizzante: Perfetti per realizzare pareti insonorizzate con una finitura professionale.
  4. Membrane acustiche: Sottile ma altamente efficace per bloccare i rumori.
  5. Schiume acustiche: Utili soprattutto per insonorizzare piccoli ambienti.
  6. Tappetini antivibrazione: Essenziali per ridurre le vibrazioni e i rumori strutturali.
come insonorizzare le pareti 2

Come insonorizzare una parete: tecniche principali

1. Doppia parete

La costruzione di una doppia parete è una delle soluzioni più efficaci per ottenere una insonorizzazione pareti interne. Questa tecnica prevede l’installazione di una struttura separata con materiale fonoassorbente tra le due superfici.

2. Installazione di pannelli fonoassorbenti

I pannelli fonoassorbenti possono essere fissati direttamente alla parete esistente per migliorare l’isolamento acustico. Sono particolarmente indicati per insonorizzare pareti vicini o per ridurre i rumori provenienti da una strada trafficata.

3. Riempimento con materiali isolanti

L’uso di lana di roccia o altri materiali isolanti è ideale per insonorizzare una parete confinante. Questo metodo prevede la rimozione del rivestimento esistente, l’aggiunta del materiale isolante e il ripristino della finitura.

4. Membrane insonorizzanti

Le membrane insonorizzanti sono sottili ma altamente efficaci per ridurre i rumori. Possono essere installate dietro il cartongesso o direttamente sulla parete esistente per creare una parete insonorizzante.

5. Sigillatura delle fessure

Anche le piccole fessure e crepe possono compromettere l’efficacia dell’insonorizzazione. Utilizza sigillanti acustici per chiudere eventuali spazi aperti e migliorare l’efficienza dell’isolamento acustico pareti funziona.

Insonorizzare casa: consigli pratici

Se l’obiettivo è quello di insonorizzare la casa intera, considera le seguenti strategie:

  • Insonorizzare pareti confinanti: Focalizzati sulle pareti che separano la tua abitazione da altre unità abitative.
  • Insonorizzare muri interni: Ideale per evitare che il rumore si propaghi tra le stanze.
  • Porte e finestre insonorizzate: Non trascurare questi elementi, spesso punti deboli nell’isolamento acustico.

Errori da evitare

Quando si affronta l’insonorizzazione di una parete, è importante evitare errori comuni come:

  • Utilizzare materiali di bassa qualità.
  • Trascurare le vibrazioni, che possono propagare i rumori attraverso le strutture.
  • Non sigillare adeguatamente le giunzioni e i punti di contatto.

Affascinati dal legno, con o senza combinata!

Tratto da “Far da sé n.540 – Dicembre/Gennaio 2025″

Autore: Nicla de Carolis

Il legno è stato utilizzato già dall’uomo primitivo per scaldarsi, per cacciare, per erigere palafitte, per creare imbarcazioni e in seguito per creare mobili, suppellettili, decori e in edilizia. Con la rivoluzione industriale, il legno ha perso parte della sua predominanza a favore dei metalli e delle nuove materie plastiche ma ha continuato a essere usato in edilizia, nell’arredamento e in molti altri settori. Oggi, in particolare, vista la maggiore attenzione alla sostenibilità, il legno è tornato in auge come materiale eco-compatibile e rinnovabile.
Recentemente sono andata da www.ronchettilegnami.com, una rivendita storica di legnami a Cantù, in Brianza, primo distretto italiano in fatto di produzione di mobili, che fornisce artigiani, industrie ma anche “privati non professionisti”, un vero paradiso per chi ama lavorare questo materiale. Si può comprare la tavola della misura necessaria per ogni piccolo o grande progetto scegliendo tra oltre 60 specie presenti – provenienti da 4 continenti – che vanno dal rovere, al wengé, al ciliegio, al castagno, al palissandro. Una scelta in cui perdersi per chi è in grado di apprezzare e lavorare con passione questo materiale, il più utilizzato e amato dai fardasé: basta dare una rapida scorsa ai vostri progetti di questo numero (e di sempre) per avere questa certezza. A farlo preferire rispetto ad altri materiali sono le sue caratteristiche di lavorabilità, flessibilità, resistenza, isolamento termico, facile reperibilità, durata nel tempo, bellezza e profumo… ma di sicuro mi dimentico qualcuna delle sue peculiarità che rendono il legno e tutti i suoi derivati il re dei materiali da trasformare in qualcosa di bello, unico, eterno.

Tagliare, fresare, fare incastri, piallare, solo per citare le sue principali lavorazioni sono tutte funzioni realizzabili con una sola macchina, la combinata, uno strumento che prevede un investimento economico di una certa importanza che è sconsigliabile a chi è alle prime armi e deve ancora “scaldare i muscoli“, ma può essere molto utile a chi passa molto tempo in laboratorio a costruire cose grandi o anche piccole. Il dossier di questo numero è dedicato proprio alla combinata per legno, sogno di molti di voi; l’articolo, corredato di foto e spiegazioni, potrà essere di aiuto per affrontare l’impegnativo passo di un acquisto del genere.
Del resto, con o senza combinata, “avanti a tutto legno” per divertirsi e trarre soddisfazioni dagli oggetti progettati e costruiti con tutti i tipi di attrezzature

Scatola luminosa fai da te con dediche per ricorrenze e festività

Con una cornice portafoto di elevato spessore realizziamo una scatola luminosa fai da te su cui comporre testi a piacere applicando lettere su pellicola trasparente

Una scatola luminosa fai da te, magari animata da accensioni a intermittenza che cambiano a rotazione, è un’ottima idea per le serate speciali, soprattutto se dà modo di inserire in sovrimpressione una dedica composta con lettere amovibili. Va bene per le festività che si stanno avvicinando, ma anche per qualsiasi altra occasione come un compleanno o un’altra ricorrenza da festeggiare con amici e parenti.

Per realizzarla bastano poche cose e pochissimo tempo. Ci si deve procurare una cornice con una caratteristica importante: deve essere profonda. Nel suo spessore, infatti, oltre al vetro e a un foglio di carta, deve trovare spazio anche una striscia di led fissata su tutto il contorno.

Normalmente, nelle cornici fatte in questo modo, il sistema di bloccaggio di vetro, foto, cartoncino posteriore e passe- par-tout (se presente) è rappresentato da lamelle metalliche che si piegano per smontare il tutto e mettere dentro la foto; poi si rimettono dritte dopo il rimontaggio.

Le lamelle sono posizionate ad hoc per fare contenimento allo spessore previsto, per cui, nelle cornici profonde, sono messe molto internamente. Questa è la caratteristica che si va cercando nella cornice, perché la striscia led deve trovare spazio verso il retro, dietro al vetro e al foglio di carta bianca.

Il cartoncino rigido non si mette dietro al foglio bianco perché impedirebbe alla luce dei led di illuminare da dietro il quadro, ma il “lasco” che rimane per il mancato spessore serve per mettere anteriormente le stecche di alluminio.

Realizzazione passo passo

Per costruire questa scatola luminosa fai da te abbiamo utilizzato: metro a stecche, matita, penna per colla a caldo GluePen, minisega a catena EasyCut, guanti, occhiali e tappi antirumore. Fra i materiali: striscia led, cornice per foto, lettere su cartoncino, profilati di alluminio 1×20 mm, foglio A3.
scatola luminosa fai da te
Smontiamo completamente la cornice e usiamo il vetro come dima per marcare il foglio bianco e ritagliarlo della stessa misura.
scatola luminosa fai da te
Rimesso al suo posto il vetro e subito a contatto con questo il foglio bianco, incolliamo all’interno della cornice la striscia led partendo quasi dal centro di un lato lungo.
scatola luminosa fai da te
La striscia led percorre tutto il perimetro della cornice e si interrompe quasi al centro del lato dov’è iniziata. Nell’esiguo spazio che separa i due estremi si pratica lo scarico per il passaggio del cavo di alimentazione della striscia.
scatola luminosa fai da te
Dopo aver saldato i due conduttori del cavo di alimentazione ai terminali del led, concludiamo il lavoro nel retro incollando sul bordo un cartoncino che ha la funzione di impedire la proiezione della luce dei led sul muro dietro la scatola luminosa.
Usiamo ancora la minisega EasyCut per tagliare tre spezzoni di profilato di alluminio della stessa larghezza del vetro.
Procedendo una stecca per volta, distribuiamo adesivo lungo la mezzeria della stecca di alluminio. Mentre si procede, per evitare che la colla a caldo si raffreddi, teniamo puntato un phon per capelli sulla zona da cui si è partiti.
scatola luminosa fai da te
Inarchiamo le stecche e mettiamo le estremità fra cornice e vetro prima su un lato e poi sull’altro, poi premiamo delicatamente per lasciare fra stecca e vetro lo spazio utile per inserire le lettere. La distanza fra le stecche deve essere valutata sull’altezza delle stesse. La scatola luminosa fai da te è completata.

Sabbiatrice fai da te | Progetto, costruzione, suggerimenti e utilizzi

Un approfondito articolo per imparare a costruire una sabbiatrice fai da te

In questa sabbiatrice fai da te l’aria a 8 atmosfere proveniente da un compressore prende due vie: da un lato viene mandata nella bombola contenente sabbia; spinta nel tubo di uscita, la sabbia viene investita dal secondo flusso d’aria con cui si mescola con forza dirigendosi all’erogatore.

Sabbiatrice fai da te – Il principio di funzionamento

sabbiatrice portatile

 come costruire una sabbiatrice

  1. Usando comune materiale idraulico per la sabbiatrice artigianale si realizza il punto focale della costruzione che fa capo a un raccordo a 4 vie: da un lato arriva l’aria regolata alla pressione max di 8 atm, un’uscita la dirige verso il serbatorio della sabbia, una verso il gruppo d’erogazione, l’ultima verso il rubinetto di scarico pressione. Tutte le condotte in questa sezione sono rigide, realizzate con tubo di rame giuntato con riduzioni, raccordi nipplo e nastro teflon.
  2. Il compressore non fa parte del sistema: la sabbiatrice ha alla sua base un attacco di entrata aria che si collega mediante tubo di gomma a un qualsiasi compressore da garage. Dall’attacco dell’aria compressa, l’impianto della sabbiatrice prosegue immediatamnente verso la valvola di regolazione della pressione, che viene tenuta su un valore di 8 atmosfere.
  3. La coppa posta sopra il serbatoio fa da contenitore per la sabbia, ma soprattutto da imbuto per agevolarne l’ingresso nel tubo che porta in basso. Una valvola impedisce all’aria compressa di uscire verso la coppa; appena sotto c’è ingresso dell’aria compressa tramite raccordo a T.
  4. Quando l’aria in pressione entra dall’alto nella bombola spinge la sabbia a fuoriuscire in basso dove, investita da un flusso di sola aria compressa proveniente dal raccordo a 4 vie, forma la corretta miscela aria-sabbia entrando nel tubo d’erogazione della pistola sabbiatrice

Perché realizzare una sabbiatrice portatile?

Una sabbiatrice fai da te può essere realizzata al fine di fare decorazioni su superfici di granito e di pietra oppure, ad esempio, per sverniciare superfici come carrozzeria di auto e moto. Esiste anche la sabbiatrice per legno, per lavorazioni più delicate su questo materiale. Infine, esiste anche la sabbiatrice ad acqua..ma ne parleremo in un’altra guida.

La pressione d’esercizio nelle sabbiatrici fai da te

Il principio di funzionamento della sabbiatrice fatta in casa si basa su due flussi d’aria che un compressore spinge a 8 atmosfere: uno va nella bombola con la sabbia spingendola verso l’uscita dove viene investita dal secondo flusso. L’impatto genera una corretta miscela aria-sabbia che prosegue la sua corsa nel tubo di erogazione che porta alla pistola. In questo modo la sabbia riceve una notevole spinta, venendo proiettata a una pressione superiore rispetto a quella di una comune sabbiatrice che invece utilizza il principio della depressione.

Leggi la guida su come scegliere il compressore

Come costruire una sabbiatrice fai da te

sabbiatrice portatile

  1. Dopo essersi assicurati che l’estintore sia completamente scarico, lo si smonta: quello che serve è la sola bombola.
  2. Sul fondo si pratica un foro di diametro 23 mm usando una fresa per acciaio montata sul mandrino del trapano. Il foro serve per poter saldare un raccordo filettato da 1” e 3/4 per collegare il T superiore, quello di adduzione sabbia e aria compressa.
  3. All’estremità opposta della bombola, bisogna tagliare via una parte del raccordo esistente perché il filetto non è compatibile con gli attacchi idraulici da collegarvi; al moncone che resta si salda un tubo con filetto corretto (una saldatura a filo continuo va bene, anche se l’ideale sarebbe una saldatura a gas)
  4. Per realizzare la base d’appoggio della sabbiatrice si sfrutta un pezzo di convogliatore recuperato da una vecchia caldaia. Si salda sulla parte superiore un segmento di scatolato a cui va poi fissata la valvola di regolazione della pressione, mentre il tubo rotondo, da fissare in altro punto, fa da colonna portante per la bombola e il contenitore della sabbia.
  5. La bombola è sostenuta da due anelli di ferro a cui si saldano pezzi di barra filettata. Ogni barra va poi fatta passare in fori eseguiti all’altezza giusta sul tubo di sostegno e bloccata con dado e controdado.
  6. La scodella semisferica in cui si versa la sabbia va forata sul fondo con la sega a tazza. Un leggero aumento del diametro del foro viene attuato a mano con una lima.
  7. Lo scopo del foro è l’inserimento di un raccordo di giunzione maschio-maschio: sopra si blocca alla scodella con un dado a ghiera, mentre sotto il filetto si offre all’avvitatura della valvola di chiusura.
  8. La bombola e le altre parti di metallo, tranne la scodella, i tubi e i raccordi si smaltano usando un prodotto in bomboletta spray.
  9. La base aggiunta alla sabbiatrice è il recupero di una macchina medicale in disuso, interamente fatta di acciaio inox e proprio adattata allo scopo.

La sicurezza prima di tutto nella sabbiatura fai da te
Benché sia concepita per lavorare a una pressione che non supera le 8 atm, per questioni di sicurezza, il serbatoio utilizzato è quello di un estintore della capacità di 2 kg, collaudato per resistere a pressioni che si aggirano sulle 20/25 atm. Per la costruzione, quindi, si usa una valvola di sicurezza tarata su 8 atm; servono poi un regolatore di pressione completo di manometro e di filtro anticondensa, una pistola per sabbiare, completa di ugelli di ceramica, e una serie di raccordi idraulici di varia forma e dimensione per i collegamenti necessari.

Sabbia per sabbiatrice, quale scegliere?

Durante il funzionamento della sabbiatrice fai da te, il rubinetto di scarico dell’aria del circuito deve rimanere chiuso; così pure la valvola di adduzione della sabbia al serbatoio per permettere al sistema di entrare in pressione. Quando è necessario ricaricare la sabbia essiccata silicea (ideale per sabbiare), bisogna scaricare l’aria dal circuito utilizzando il rubinetto apposito installato sulla sabbiatrice fai da te.

Sabbiatrice prezzo

I prezzi delle sabbiatrici possono variare da poche centinaia di euro a diverse migliaia, in funzione della pressione d’esercizio, della capienza e della precisione nella lavorazione. Generalmente una buona sabbiatrice per uso hobbistico costa circa 600 euro.

CB Sabbiatrici è sicuramente un punto di riferimento per chi è interessato all’acquisto

Sabbiatrice usata

In commercio si trovano molte sabbiatrici usate, è sicuramente utile effettuare una ricerca in tal senso prima di acquistarne una nuova!

Noleggio sabbiatrice

Una sabbiatrice può essere anche noleggiata per lavorazioni isolate, senza dover spendere troppi soldi.