Home Blog Page 74

Cornice fai da te con la tecnica Tiffany

0

Con questa antica tecnica di lavorazione del vetro non si realizzano solo lampade, ma anche cornici, vassoi e altri oggetti colorati

La tecnica Tiffany prende il nome da un artista americano, Louis Comfort Tiffany. Quando, alla fine del secolo scorso, inventò questa nuova tecnica (che da lui prese poi il nome) per unire tra loro dei pezzi di vetro, forse non si rese conto della vera e propria rivoluzione che ciò avrebbe portato nel campo della lavorazione artistica del vetro.

La tecnica Tiffany permise la creazione di un’infinità di oggetti in vetro, o meglio, composti da mosaici di vari tasselli di vetro, tridimensionali, grazie alla saldatura a stagno. Diede un enorme impulso alla diffusione, anche a livello hobbistico, del vetro come materiale per realizzazioni di prestigio. La creatività di moltissime persone, trovò un nuovo modo di esprimersi, specialmente nei primi decenni di questo secolo con l’avvento dello stile Liberty, che influenzò anche il campo della lavorazione del vetro. 

Come realizzare una cornice con la tecnica Tiffany

Proponiamo una semplicissima cornice portafoto (o portaspecchio) che si realizza con pochi pezzi tagliati liberamente, rivestiti con il nastro di rame autoadesivo e infine saldati a stagno per comporre il disegno del progetto iniziale. Per facilitare la saldatura si cosparge il nastro nella zona di unione con una speciale pasta salda; lo stagno fa presa pressoché istantanea e, per tenere in posizione i pezzi, a mano a mano che si procede con la saldatura, basta reggerli con le dita.

L’oggetto finito va lavato con acqua e sapone e poi ripassato con una soluzione acida (meglio usare i guanti) nelle linee di saldatura: si ottiene il duplice risultato di scurire lo stagno e proteggere il metallo ad esso adiacente dal processo di ossidazione. Sta alla creatività di ognuno l’accostamento dei colori da decidere a monte per tagliare le tessere nel colore e nella forma tali da ottenere un buon risultato estetico finale. 

Bordi fasciati con rame

Tempo richiesto: 2 ore

  1. Progettare su carta e ritagliare

    Si progetta su carta la cornice definendo la forma e il colore delle tessere numerate; si riporta il disegno su un cartoncino e le singole tessere vengono ritagliate con il cutter.

  2. Riportare la sagoma sul vetro

    La sagoma delle tessere si riporta sul vetro con un pennarello a punta finissima oppure si utilizza direttamente come dima per il tagliavetri.tecnica tiffany vetro

  3. Tagliare le sagome di vetro

    Si passa un tagliavetri più volte sulla traccia. Incisi i contorni, le tessere vanno staccate con una pinza a becchi piatti che forza a cavallo della linea di incisione.tiffany tecnica materiali

  4. Molatura del vetro

    La molatura dei bordi consente di eliminare le asperità più evidenti e di sagomare con precisione i contorni.

  5. Modellare il nastro di rame alle tessere

    Il nastro di rame si modella con facilità, essendo autoadesivo aderisce ai contorni delle tessere con la semplice pressione delle dita; si elimina progressivamente la carta di protezione.

  6. Fare aderire bene il nastro

    Per farlo aderire bene sul vetro, vi si passa sopra un legnetto piatto o una spatolina di materiale plastico.

  7. Usare l’acqua salda

    Per favorire la saldatura, spennelliamo il nastro di rame con l’acqua salda.tiffany tecnica materiali

  8. Stesura dei cordoni continui di stagno fuso

    Prima si fanno alcuni punti di saldatura poi si stendono cordoni continui di stagno fuso applicati su tutte le linee di giunzione.tecnica tiffany

Base d’appoggio trasparente

Due triangoli rettangoli di vetro trasparente, rivestiti mediante la stessa tecnica con nastro di rame preincollato, vengono saldati tra loro e alla struttura della cornice in modo che questa resti appoggiata sul piano con l’inclinazione desiderata. Affinché questa base d’appoggio risulti invisibile si fa coincidere un cateto con il lato più esterno della tessera gialla e un altro cateto con il lato lungo dello spazio portafoto.

Un elogio agli “imprenditori del fare”

Tratto da “Far da sé n.510 – Novembre 2020″

Autore: Nicla de Carolis

Heinrich Estfeller, dell’omonima azienda altoatesina, fondata dal padre, produttrice delle note scale retrattili, botole da tetto e altro, si è presentato nel nostro laboratorio con furgone e due scale pieghevoli di colori diversi, novità assoluta, per farci realizzare un servizio fotografico sul montaggio. Nelle pagine a centro rivista vedrete l’articolo con le foto che documentano il tutto: lui è il simpatico signore con la maglietta rossa che, orgoglioso del suo prodotto, con una mano, senza alcuno sforzo, apre la scala. Con tutta naturalezza Estfeller ha aiutato a scaricare e, insieme ai nostri tecnici, ha fatto i fori nel muro con il trapano e tutte le operazioni necessarie per il montaggio.
Questa scala che, quando non serve, si appiattisce completamente contro la parete, è stata ideata da lui insieme al fratello. Non è uno di quei progetti solo sulla carta che, una volta costruiti, denunciano tutte le mancanze di chi non conosce materiali, meccanismi e criticità; funziona a meraviglia, è ben rifinita ed è un’ottima soluzione per chi ha problemi di spazio e vuole realizzare un soppalco o salire di un piano, anche in esterni. Rispetto alle scale salvaspazio finora in commercio qui la salita è agevole per larghezza, corrimano e pedata.
Ho voluto condividere con voi il comportamento inusuale e apprezzabile di questa persona così affine, per intelligenza e manualità, a chi fa da sé e per la quale ho provato grande ammirazione. Ammirazione e interesse che provo quando posso parlare e confrontare esperienze con gente che sa fare qualcosa di pratico, impegnandosi nelle mille indispensabili esigenze del nostro quotidiano che per essere soddisfatte richiedono capacità manuali. Oggi sembra che tutto si possa fare stando seduti al computer in ufficio o in smart working e che questo tipo di attività sia la più importante: in realtà ci dimentichiamo che per nutrirci, coprirci e avere un tetto sopra la testa, per poterci spostare con automobili, treni, aerei e quant’altro, solo per citare qualcosa, abbiamo bisogno del saper fare con le mani, un fare che insieme all’intelligenza è il vero motore dell’evoluzione umana.
In una realtà in cui gran parte dei politici non ha la minima conoscenza né teorica né pratica della materia su cui decide e decreta, creando incertezza e incrementando le difficoltà burocratiche per i cittadini, in un mondo in cui le aspirazioni lavorative di tanti giovani, ispirate da cattivi modelli, sono rivolte a qualcosa che non richiede né impegno né preparazione né tantomeno capacità manuali, penso che un elogio particolare vada fatto a imprenditori come Estfeller di cui, per fortuna, è ancora ricco il nostro Paese. Uomini capaci, pieni di idee, in grado di gestire e organizzare un’azienda e i suoi dipendenti, di competere in un mondo molto difficile, ma che con disinvoltura prendono in mano un trapano e lo sanno usare.

Lastra in vetroresina Elyonda XLT | Utilizzi e caratteristiche

Elyonda XLT d è una lastra in vetroresina opaca protetta da uno strato di gelcoat, che assicura resistenza all’abrasione atmosferica, limitando l’affioramento della fibra di vetro e protegge dall’azione dei raggi UV.

È l’ideale per la realizzazione di pergole, verande, coperture in ambito di giardinaggio ed utilizzi legati all’hobbistica. Brianza Plastica

Per la casetta degli attrezzi

lastra in vetroresina Elyonda XLT

Velocissima da costruire: basta un’intelaiatura leggera di listelli di sezione adeguata alle dimensioni complessive della costruzione.

  1. Il taglio delle lastre si effettua in modo rapido con una smerigliatrice angolare munita di disco per taglio metalli. Le linee di taglio si marcano con pennarello e, nel caso di pezzi irregolari, si realizzano dime con il cartone.
  2. L’applicazione sulla sottostruttura è semplicissima: messa in posizione una lastra, la si tiene ferma con morsetti a molla e si fora la cresta di un’onda in corrispondenza del listello di legno.
  3. Il sistema di fissaggio è affidato a viti con testa esagonale e le speciali guarnizioni con rondella e gommino che impediscono il passaggio dell’acqua, in caso di pioggia.
  4. Con la lastra posizionata sul telaio sottostante e tenuta dai morsetti, si inseriscono le viti nel foro praticato e si stringono con un avvitatore. Il serraggio deve essere calibrato per fare aderire il gommino, senza appiattire l’onda.

Elyonda XLT per il tetto a due falde

Il colmo permette di unire due falde del tetto, completandolo sotto il profilo funzionale ed estetico. Anche il colmo è realizzato in vetroresina.

  1. Marcati i pezzi speciali per coprire il timpano della casetta, si effettuano i tagli senza alcun problema, anche se risultano inclinati rispetto all’andamento delle ondulazioni. Il consiglio è di muovere la smerigliatrice lentamente, seguendo con precisione la marcatura.
  2. Normalmente pannelli che rivestono il tetto devono sormontarsi lateralmente di mezza onda; solo in tetti particolarmente piani, si fanno sormontare di un’onda e mezza.
  3. – 4. Posate le lastre sulle falde, si misura la lunghezza del tetto e si provvede a dimensionare il colmo rimuovendo l’eccedenza a un’estremità. La modalità di taglio è sempre la medesima. Al termine si posiziona il colmo, si prende il riferimento della presenza dei travetti sottostanti, si fora e si applicano le viti di fissaggio, che trapassano anche le lastre sormontate.

Elyonda XLT per essere sempre al riparo

Elyonda XLT per coperture

Una copertura che protegge dalla pioggia, dal sole e da tutto ciò che scende dalle piante: colla, infiorescenze, foglie e frutti maturi. Si realizza con una semplice struttura di legno e si ricopre con lastre ondulate Elyonda XLT.

  1. Misurata la larghezza totale della tettoia, si calcola quante lastre si devono affiancare per coprirla. Il migliore risultato estetico si ottiene portando tutte le lastre alla stessa larghezza, quindi su ognuna si marca la parte eccedente da rimuovere.
  2. Il taglio si effettua con la smerigliatrice angolare; per risparmiare tempo si possono sovrapporre più lastre e praticare un taglio unico.
  3. Le lastre affiancate vanno messe in sormonto di mezza onda; anche in questo caso, si segue l’indicazione di sormontare di un’onda e mezza quando l’inclinazione della falda è minima.
  4. Per applicare le viti di fissaggio si effettua la foratura delle lastre sulle creste delle ondulazioni, in posizioni in cui si intercettano i sottostanti listelli e a cadenza regolare, per ottenere il migliore risultato estetico.

Segui i canali social di Brianza Plastica

Tabella con Link Social

Montaggio box doccia in kit quadrato o rettangolare Della Fiore | Guida illustrata

4

Questo kit di montaggio box doccia del F.lli Della Fiore è di facile installazione composto da cristalli da 6 mm e profili cromati componibile a piacere che, grazie all’estendibilità di 10 cm, si adatta a diversi tipi di piatto doccia, per allestire o rinnovare il bagno con eleganza. Le ante box doccia fai da te sono robuste e scorrono perfettamente

Montaggio box doccia su piatto

Ognuno dei due lati del box è un kit a sé stante, in modo che sia possibile acquistare il secondo lato di una misura diversa tra le 5 disponibili in caso di piatto rettangolare. Inoltre le asole presenti sul lato interno del profilo traversa permettono di regolarne l’escursione in un intervallo di 100 mm, in modo da garantire un montaggio box doccia flessibile.

Come montare un box doccia: i cristalli fissi e i binari estensibili

I profili a U da fissare a muro vanno posizionati rientranti di circa 15 mm rispetto al bordo esterno del piatto.
Mantenendo il lato con le sedi asolate rivolto all’interno della doccia; con una livella a bolla si posizionano a piombo e si marcano i fori per i tasselli
Si fora in corrispondenza delle marcature.
Si fissano i profili. I telai con i vetri fissi vanno liberati dalla molletta fermavetro.
Per poi inserire il profilo traversa nel profilo telaio e riposizionare la molletta.
I due profili possono scorrere uno nell’altro per adattare in lunghezza l’escursione dell’anta. Si innesta prima un telaio e poi l’altro nei rispettivi profili a U fissati a parete.
Si estendono i profili traversa di entrambi, alla base.
Si collegano con gli angolari, per poi ripetere l’operazione in alto.
Si effettua la regolazione di fino dei profili inferiori rispetto all’angolo del piatto doccia (sempre con rientranza di 15 mm) e si fissano gli angolari ai profili con le viti in dotazione, da inserire dall’interno; si ripetono regolazione e fissaggio per i profili superiori.

Ferramenta per unire e scorrere

Per il montaggio box doccia la maniglia va montata in modo che la metà con i due fori per l’inserimento delle viti, da occultare con appositi tappini, rimanga all’interno, mentre la metà esterna ha la superficie liscia e continua

Come montare le ante scorrevoli del box doccia

Le ante sono provviste di angolari in plastica che vanno rimossi soltanto dopo che sono state inserite nei rispettivi binari di scorrimento. I carrelli provvisti di perno superiore vanno montati alla base dell’anta: si rimuove la placchetta di finitura facendola scorrere verso l’alto e si rimuove la vite per separare i due elementi interno ed esterno.
La parte con il carrello deve rimanere sul lato esterno dell’anta: quest’ultima va appoggiata su un piano, un poco rialzata, per poter inserire i carrelli da sotto facendoli corrispondere con i rispettivi fori e riavvitare la piastrina in modo da bloccare i carrelli al vetro.
Serrata la vite, si riposiziona la placchetta di finitura; la stessa operazione va compiuta per i carrelli superiori.
Ora è possibile sollevare l’anta e, dall’interno del box, agganciare i carrelli superiori nel rispettivo binario, mantenendo l’anta un poco inclinata, per poi cercare di fare lo stesso alla base, aiutandosi con i pulsanti di sganciamento.
Se l’operazione del montaggio box doccia risultasse difficoltosa, è possibile agire sulle viti di registro per far salire o scendere l’anta e inserirla senza sforzi.
Le stesse viti permettono di registrare l’anta in modo che risulti a piombo e scorra senza impuntamenti. A questo punto è possibile montare la maniglia e completare il montaggio box doccia

Installazione box doccia: guarnizioni e regolazioni

Per completare il montaggio si installano a pressione le guarnizioni paraspruzzi: quelle che vanno sui profili interni delle ante sono già della lunghezza corretta
Quelle che vanno sui profili dei cristalli fissi vanno tagliate a misura a filo del profilo superiore
Le due guarnizioni provviste di calamita vanno inserite sui bordi delle ante che vanno a battuta.
Si fa in modo che la parte che incorpora la calamita rimanga rivolta verso l’esterno.
Il box doccia completato deve essere ora fissato ai profili a U attraverso le asole (5) che permettono di effettuare eventuali correzioni per mettere in quadro il box.
Il fissaggio è composto da vite, una rondella e un tappino cromato per ciascun punto di fissaggio.
La rondella da porre sotto la vite ha il bordo rialzato così da fornire un incastro per il tappino. Verificato che lo scorrimento delle ante avvenga senza attriti e che le guarnizioni calamitate chiudano su tutta l’altezza, rimane da stendere un cordone di silicone tra i profili a U e la parete, all’interno e all’esterno del box, da lisciare poi con un dito bagnato di acqua saponata. Il perno posto in testa ai carrelli inferiori permette di sganciare l’anta e spingerla leggermente verso l’interno del box, così da facilitare la pulizia della parte bassa dell’anta.

I cristalli doccia possono essere trasparenti, opachi o serigrafati; il box Niki, oltre che in versione angolare, è disponibile con porta a soffietto frontale, con anta scorrevole frontale, con doppia anta scorrevole per piatti semicircolari ad angolo e in versione Walk-in

Il saliscendi

Per completare l’allestimento della doccia, oltre al box Niki, s può installare un saliscendi della gamma M’amo: Rosa e Zahra sono due kit composti da asta regolabile 65 cm, filtro conico antisabbia, portasapone trasparente, doccetta a 5 getti (a pioggia, sottile, soft, relax, doppio relax); il modello Zahra è completato dal flessibile Silver (liscio) e la doccetta dispone di pulsante AcquaStop, nel modello Rosa il flessibile è a doppia aggraffatura (corrugato).

Entrambi i kit includono tasselli Ø 6 mm per il montaggio e piastra di compensazione per adattare il dislivello tra muro e piastrelle.

Euromec2

EUROMEC2 nasce nel 1985 e oggi è partner di riferimento per più di 30.000 aziende. Distribuisce con orgoglio e passione in esclusiva per l’Italia il marchio INNOTEC, azienda belga – PCS Innotec International NV – che sviluppa e produce efficienti soluzioni tecnico-chimiche per la manutenzione, l’installazione, la riparazione.
I settori di applicazione sono molteplici:

  • Automotive e Mobilità (carrozzerie, meccatronici, concessionarie, elettrauto, gommisti)
  • Nautica
  • Due ruote (mondo bici e moto)
  • Grande industria e manutenzione industriale
  • Edilizia
  • Agricoltura e agroalimentare
  • Artigianato
  • Idraulica / elettrotecnica

Con oltre 80 commerciali, mira ad essere un partner insostituibile per i clienti: comprendendone il business e le sfide, conoscendone i mercati e ascoltandone le necessità. Questo rapporto diretto ha fatto nascere e prosperare Euromec2 Academy, la divisione completamente dedicata alla formazione.

In questo modo i prodotti INNOTEC possono essere utilizzati con grande consapevolezza tecnica da parte dei professionisti e i commerciali sono sempre aggiornati, “sul pezzo” .

La gamma di oltre 200 soluzioni proposte è certificata UNI ISO 9001:2015 (quelle destinate all’industria alimentare hanno anche l’approvazione NSF) ed è testata secondo i più elevati standard di applicazione.
Questo permette all’azienda di garantire sempre il massimo grado di efficienza, qualità e sicurezza. Aver scelto INNOTEC nasce da un impegno serio che l’azienda ha preso verso il mondo e l’ambiente. I prodotti INNOTEC sono espressione di un know-how unico ed originale, in grado di anticipare i trend del futuro.
 

Ancorante chimico Unifix 300 S | Caratteristiche, utilizzo e video

Da anni, ormai, il mondo delle lavorazioni edili annovera, come elemento insostituibile negli interventi di muratura, il cosiddetto ancorante chimico, meglio conosciuto come tassello chimico

Quando si parla di ancorante chimico si intende un composto liquido a base di resine polimeriche che viene iniettato all’interno di un foro praticato su un muro (in laterizio, pietra ecc). In pochi minuti il composto indurisce fortemente bloccando tenacemente tasselli, viti, barre filettate ed altro ancora.

Negli anni la composizione dei tasselli chimici è andata via via evolvendosi e attualmente sono disponibili sul mercato prodotti dalle eccezionali qualità di tenuta e versatilità di utilizzo. L’impiego dell’ancorante chimico permette, inoltre, di ridurre drasticamente le scorte di vari tipi di tasselli proponendosi come una soluzione veramente universale nella stragrande maggioranza delle situazioni operative. 

tassello chimico unifix

In questo panorama, un prodotto recentissimo è il tassello chimico Unifix 300 S di Innotec. Si tratta di un tassello universale con formulazione bicomponente a rapida polimerizzazione.

Utilizzo e caratteristiche

Dopo essere stato iniettato, l’ancorante chimico produce un’espansione dal 30 al 40% e un indurimento rapido. E’ particolarmente indicato per lavori di montaggio nel settore della costruzione e della manutenzione e risolve brillantemente il problema di collocazione di tasselli in muri vecchi e indeboliti, in quanto non agisce come i tasselli ad espansione di tipo classico (con enormi spinte meccaniche sulla struttura del muro).

Il fissante chimico Unifix 300 S offre un efficacissimo ancoraggio ed aggrappaggio, grazie anche all’espansione schiumosa, ed è caratterizzato da un’alta velocità di essiccazione ed indurimento, non presentando alcun calo di volume durante o dopo l’asciugatura. E’ disponibile nei colori Bianco e Antracite, per accordarsi al meglio a diversi tipi di muratura.

https://www.youtube.com/watch?v=I-3A6Q1c3LE

 

Utilizzo con retina cilindrica

Se la zona muraria su cui si interviene è costituita da mattoni forati (ma anche pignatte, tavelle, blocchi cavi ecc), si utilizza l’apposita retina cilindrica (“calza”) che si inserisce nel foro prima di iniettare la resina. La retina contiene l’ancorante chimico impedendone la dispersione all’interno delle cavità dei laterizi e riceve, bloccandola fortemente, l’elemento metallico inserito successivamente al suo interno. Il prodotto indurito è carteggiabile per una finitura migliore.

retina per ancorante chimico

Su quali strutture si può applicare?

Unifix 300 S può essere impiegato su diversi tipi di strutture come pareti in cartongesso e legno, in cemento, calcestruzzo, cemento cellulare, pietra, mattone pieno o forato, poroso e ceramico, cartongesso e sistemi di pannellature per cappotto termico, anche grazie al fatto che la presenza della resina chimica bicomponente contribuisce a ridurre la creazione di un eventuale “ponte termico”.

https://www.youtube.com/watch?v=kyd8RSyDfjM

Il prodotto è fornito in un particolare contenitore da 50 g costituito da due vani cilindrici in cui sono contenuti i due componenti. Solo all’atto dell’estrusione effettuata con l’apposita pistola si effettua la miscelazione dei componenti nelle proporzioni prestabilite.

La pistola adeguata è la “Mixer Gun” specifica per cartucce di prodotti bicomponenti, realizzata in plastica extra resistente. La pistola è sviluppata appositamente per poter visualizzare il tipo di prodotto inserito. Inoltre è disponibile il pezzo di ricambio “Mixer Gun Carriage”: la coppia di stantuffi che effettuano materialmente l’estrusione dei due componenti.

Tecnologia Power X-Change | Innovazione Einhell

La tecnologia Power X-Change è un sistema innovativo progettato con una visione a 360° e rispettosa dell’ambiente

Nei prossimi 10 anni le batterie sostituiranno quasi completamente l’utilizzo del cavo in casa e in giardino, e molto difficilmente si tornerà indietro. Questa visione, però, per essere sostenuta e concretizzata, necessita di essere “combinata” in aree differenti e non solo focalizzata in un unico settore. Einhell, la nota azienda tedesca che ha inventato la tecnologia Power X-Change (il potente sistema a batteria) ha ben chiaro il concetto e sta operando per combinare la tecnologia in tutte le diverse aree, con una visione a 360°.

Non è un caso, infatti, che Einhell sia diventata il partner ufficiale di BMW i Motorsport nel campionato di auto elettriche (Formula E) con l’obbiettivo di confrontare e sviluppare il sistema Power X-Change tra il mondo degli utensili e quello delle auto da corsa.

Più ambiente, meno emissioni

Attraverso lo sviluppo della tecnologia Power X-Change, Einhell si è posta l’obiettivo di arrivare, un domani, a utilizzare una sola fonte di energia – una batteria potente, versatile e compatta – per garantire la piena e duratura funzionalità di tutti gli utensili di cui si ha bisogno in casa e negli spazi esterni. Un’innovazione che nasce in risposta alla necessità di ridurre sprechi e consumi, puntando su tecnologie e prodotti sostenibili e rispettosi dell’ambiente, con lo sguardo sempre rivolto a un prodotto qualitativamente vincente e affidabile.

Tecnologia Einhell ECO-Power

La tecnologia Einhell ECO-Power è un tratto distintivo di molti utensili e apparecchi da giardino. Contribuisce notevolmente a ridurre il consumo di energia e le emissioni.Il know-how tecnico e le responsabilità per l’ambiente, vissuti in modo consapevole, sono la base per i prodotti ecologici e sostenibili.

Il sistema per una maggiore sostenibilità

  • Meno batterie e caricabatterie – Riduzione sia del fabbisogno di materie primee di energia che dell’impatto ambientale.
  • Sfruttamento sostenibile dell’energia – Il comando efficiente della batteria e la tecnologia agli ioni di litio riducono il consumo di energia.
  • Solo 1 sistema per tutti gli apparecchi – 1 batteria per tutti gli apparecchi in officina e in giardino. 1 sistema di batterie da 18 V per tutte le applicazioni combinabili per raggiungere 36 V (con apparecchi da 36 V servono 2 batterie da 18 V).
  • Maggiore durata utile – Prodotti che durano più a lungo, devono essere sostituiti con meno frequenza. Meno acquisti successivi riducono l’impiego di risorse naturali.
  • Più ecologico della benzina – Emissioni zero durante l’impiego.
  • Motori brushless (senza spazzole) – Diversi apparecchi con tecnologia Power X-Change sono dotati di motori brushless che assicurano un’autonomia elevata, una lunga durata utile e non richiedono manutenzione.

Einhell e BMW in Formula E

Prestazioni, resistenza e durata: queste sono le parole chiave che costituiscono i capisaldi della Formula E (serie automobilistica dedicata esclusivamente a monoposto spinte da motori elettrici): definiscono e confermano la potenza dei prodotti a batteria di Einhell.

La collaborazione con BMW è stato un passo logico e strategico perle nuove forme di comunicazione. Sempre più appassionati di bricolage e di giardinaggio apprezzano la libertà senza fili che i dispositivi alimentati a batteria consentono.

Come eliminare la muffa sui muri definitivamente

La formazione di muffa negli angoli del soffitto e sui muri è un problema piuttosto ricorrente in molte case, anche quando si cerca di garantire un corretto ricambio d’aria ai locali

Nei mesi freddi, in particolare, i locali riscaldati in maniera non uniforme e il vapore che si forma in bagno e in cucina causano formazione di umidità che va a condensare negli angoli più freddi della casa, in prossimità di travi in cemento armato o soffitti sottostanti zone terrazzate. La comparsa di muffa sui muri, sotto forma di spore grigiastre, oltre a essere antiestetica, denota un ambiente poco salutare, sia per le persone, sia per il locale e ciò che contiene. Ma come eliminare la muffa?

Quasi tutti i prodotti in grado di togliere la muffa dai muri sono efficaci solo per un periodo limitato, difficilmente sono risolutivi. Risulta definitivo, invece, ridurre il salto termico tra la faccia interna del muro perimetrale e quella esterna, limitando la condensa. In ambienti soggetti a condensa o umidità persistente come le cucine e i bagni bisogna utilizzare idropitture traspiranti antimuffa per interni a elevato potere fungicida e battericida.

Eliminare la muffa definitivamente: cosa serve?

prodotti per eliminare la muffa
  • Prodotto antimuffa
  • Idropittura traspirante
  • Spazzola metallica o di saggina
  • Lastre di polistirolo
  • Cutter
  • Plafoncino, pennelli
  • Rullo
  • Adesivo di montaggio

Come eliminare la muffa sui muri

Tempo richiesto: 30 minuti

  1. Eliminare le particelle che si distaccano

    Nei casi in cui la muffa si manifesta estesa, al punto di essere causa di sfogliature, interveniamo con una spazzola a setole dure per eliminare tutte le particelle che si distaccano facilmente.eliminare la muffa definitivamente

  2. Trattiamo la zona con prodotti specifici

    Terminata la spazzolatura, trattiamo la zona interessata con un prodotto specifico per la rimozione di muffe e alghe, arricchito con sostanze (tipo candeggina) che detergono a fondo la superficie.togliere la muffa dai muri

  3. Tinteggiare la zona

    Quando la zona trattata è asciugata completamente, può essere tinteggiata. Considerata la tendenza a formazioni fungine, impieghiamo, preferibilmente, prodotti traspiranti ad acqua.muffa angoli soffitto

  4. Fissare pannelli di polistirolo alla muratura

    Ritagliamo da pannelli di polistitolo ad alta densità gli elementi di finitura. Per fissarli alla muratura utilizziamo un adesivo strutturale privo di solventi che possono deteriorare il materiale.

  5. Importanza della cornice

    La cornice, applicata a soffitto e a parete, garantisce un’ulteriore protezione isolante nello scambio termico tra interno ed esterno. Non volendo installare la cornice si procede direttamente alla finitura.Come eliminare la muffa

  6. Stuccare le giunzioni tra gli elementi consecutivi

    Utilizzando una spatola metallica stucchiamo accuratamente le giunzioni tra gli elementi consecutivi e anche la zona di collegamento tra il profilo a soffitto e quello applicato a parete.

  7. Possibilità di inserire un raccordo triangolare

    Per rendere meno netto il collegamento tra gli elementi perpendicolari a soffitto, applichiamo nell’angolo un raccordo triangolare. Stendiamo una mano di primer su tutta la cornice.

  8. Pitturare la cornice con lo stesso prodotto utilizzato per il muro

    Possiamo pitturare la cornice  con lo stesso prodotto utilizzato per il muro, in più mani, fino a ottenere la giusta copertura. Tinteggiamo anche il soffitto con una tinta contrastante a scelta.

Ho della muffa in casa, da cosa dipende?

La muffa è strettamente legata all’umidità presente in casa. Questo fenomeno si verifica maggiormente nei mesi invernali quando la differenza tra temperatura interna e temperatura esterna è alta.

Come prevenire la muffa sui muri?

Con alcune accortezze è possibile prevenire l’insorgere della muffa:
– Arieggiare gli ambienti spesso;
– Cercare di ridurre l’umidità in casa (magari con l’utilizzo di deumidificatori);
– Non esagerare con le piante (l’acqua nei sottovasi aumenta l’umidità domestica);
– Evitare di asciugare i vestiti in casa senza un corretto ricambio d’aria.

Come togliere l’odore di muffa?

Innanzitutto è importante eliminare la muffa dal muro. Per eliminare l’odore il consiglio è quello di arieggiare abbondantemente, quando questo non basta ci si può aiutare con dei purificatori d’aria o all’occorrenza con diversi rimedi naturali.

Scala in legno fai da te

Progettare e costruire una scala in legno fai da te non è cosa di tutti i giorni né di tutto riposo; occorrono un accurato studio preliminare, un preciso lavoro di montaggio e materiale di tutta solidità, capace di resistere ai carichi sempre in movimento

Certo, questa non è una scaletta fai da te, ma una scalona! Per le situazioni più diverse può capitare di essere nella necessità di montare una scala. Le pagine gialle traboccano di indirizzi di fabbricanti di scale di ogni genere, belle, sicure ed eleganti, che però sono fabbricate nel rispetto dei moderni standard edilizi; ben difficilmente si adattano alle case antiche o vecchie.

Diventa indispensabile costruirsi una scala in legno fai da te di sana pianta, magari in una posizione diversa da quella originale. Per una scala in legno fai da te è particolarmente indicato il legno lamellare

materiale per costruire una scala in legnoQuale materiale scegliere per costruire una scala fai da te

Le scale sono l’elemento più tormentato di ogni costruzione perché debbono reggere carichi sempre in movimento. Ogni gradino viene spinto avanti, indietro e lateralmente ad ogni passo, ed il suo movimento si trasmette a tutta la struttura.

Il materiale per costruire scale in legno fai da te va scelto con la massima cura, scartando tavole o travetti con nodi e fessure, abbondando sia nelle sezioni, sia nei mezzi di unione. Servono i gradini, gli elementi del pianerottolo, le squadre di lamiera zincata, le lunghe travi di sostegno e gli elementi della ringhiera.

Come progettare una scala in legno

Per progettare una scala in legno fai da te occorre per prima cosa stabilire con esattezza la distanza verticale fra i due pavimenti da raccordare. La misura va presa fra pavimenti finiti o, calcolando lo spessore del rivestimento previsto (per chiarezza: chiameremo d’ora in avanti piani inferiore e superiore i due pavimenti da raccordare).

La distanza fra i piani è l’altezza della scala interna in legno, dato fondamentale per ogni ulteriore calcolo. Mentre il piano inferiore è sempre intero, nei piani successivi deve esistere un’apertura, lo scalo, di misure sufficienti a non far sbattere contro il soffitto la testa di chi sale.

Ogni scala è caratterizzata dalla sua pendenza, che a sua volta è determinata dal rapporto fra alzata (distanza verticale fra due scalini) e pedata (larghezza trasversale di ogni gradino). Per una scala confortevole, la somma di alzata e pedata deve aggirarsi sui 480 mm. Da studi ergonomici risulta che il rapporto più favorevole è alzata di 170 mm su pedata di 290 mm

calcolo altezza scala
Nel progettare una scala interna l’esatto taglio dei pezzi, indispensabile per facilitarne il montaggio, dipende esclusivamente dalla precisione con cui vengono prese le misure. L’altezza della scala, misurata da pavimento a pavimento, è il parametro da cui dipendono via via l’altezza e la pedata dei gradini e, combinata con lo spazio a terra, il loro numero, la sporgenza dei sottosquadra, l’eventuale suddivisione in rampe e l’altezza di ognuna di esse.

La larghezza di una scala

Come calcolare una scala? Dipende dal traffico che deve sopportare: perché permetta il passaggio di due persone non deve scendere sotto il metro e dieci, misura che consente anche il trasporto di mobili piuttosto ingombranti come letti e divani. Oltre che in altezza ed in larghezza, una scala occupa spazio anche in lunghezza, misura data dalla somma di tutte le pedate.

Per raccordare due piani distanti 3060 mm col rapporto ottimale di 170 su 290 mm, occorrono 18 gradini (compreso il piano di partenza o quello di arrivo) con uno sviluppo in lunghezza di 5220 mm, sia pure riducibili a 4680 sfruttando un sottosquadra di circa 29 mm fra le pedate successive. Ma non è detto che sul piano inferiore si trovi tanto spazio libero, né che in quello superiore esiste uno scalo di sufficiente ampiezza: diventa necessario suddividere la scala in rampe collegate da pianerottoli o da raccordi in curva.

La nostra scala è addossata ad una parete lunga 4,45 metri che consente un notevole sviluppo lineare (lo scalo di arrivo 3,20×1,30 metri si apre parallelo alla parete maggiore). La prima rampa, ad angolo retto con la seconda, ha solo pochi gradini e il pianerottolo è alto un paio di palmi da terra.

Costruzione passo-passo della scala in legno fai da te

Gli elementi fondamentali di una scala in legno fai da te sono i gradini ed i montanti che li reggono, inclinati per le rampe (qualche falegname li chiama rampanti) e verticali ed orizzontali per i pianerottoli. L’essenza migliore in assoluto per la realizzazione di una scala è il rovere, il cui elevatissimo carico di rottura permette l’uso di sezioni relativamente ridotte, ma il suo costo e la non sempre facile reperibilità ne limitano l’uso alle case di lusso.

Usiamo travi e tavole lamellari di conifere o latifoglie, assai meno costose e quasi altrettanto robuste. Nel nostro caso i piani distano 3250 mm, numero quasi esattamente divisibile per 180 (il risultato della divisione è 18,055555). Con un’alzata di 180 mm abbiamo quindi 17 gradini cui attribuire una pedata di 300 mm. Calcolando per ogni gradino un sottosquadra di 40 mm, la scala risulta lunga 260×18=4680 mm, mentre la parete è, come abbiamo detto prima, di 4450 mm.

Mancano perciò 230 mm per fare un’unica rampa. A questo punto, si calcola l’altezza del pianerottolo, che dev’essere largo quanto la rampa e cioè, in questo caso, un metro. 4450-1000=3450:260=13,26 numero dei gradini della rampa lunga, che arrotondiamo a 14, per cui la prima rampa risulta, compreso il pianerottolo, di tre gradini alti 183 mm, mentre la seconda di 15 gradini alti 180 mm.

La lunghezza dei rampanti è di 4381,85 mm, da arrotondare a 4600 per compensare i tagli sbiechi. L’angolo di pendenza è di 38,05° ed è con quest’angolo o col suo complementare che vanno tagliati i capi di tutti gli elementi uniti di sbieco. uLa rilevante lunghezza dei rampanti, di cui quello esterno è fissato solo alle estremità, impone l’uso di una trave di notevole sezione, qui 100×200 mm, in grado di sostenere, senza incurvarsi, tutto il peso.

telaio scala in legno
  1. dalle misure prese come indicato nel testo risulta che la scala va divisa in due rampe. Si comincia col montare il telaio del pianerottolo a partire da travetti di buona sezione (80×155 mm), in grado di reggere la spinta dei montanti obliqui.
  2. in alto, i montanti obliqui poggiano contro il bordo della soletta alla quale vanno fissati con squadre metalliche e tasselli ad espansione. Il telaio del pianerottolo viene tenuto in squadra da un robusto tirante metallico che contrasta la spinta dei montanti.

Come fare una scala

disegno scala in legno

Tempo richiesto: 8 ore

  1. Appoggiare il rampante contro la gamba anteriore del pianerottolo

    Contro la gamba anteriore del pianerottolo si poggia il rampante, reggendolo con un listello provvisorio. Dietro, si blocca un pezzo di trave di sezione uguale a quella del rampante e, seguendone il bordo inferiore, vi si traccia la linea di taglio secondo l’inclinazione della rampa.come fare una scala

  2. Avvitare alla gamba del pianerottolo

    Tagliato il pezzo, lo si avvita alla gamba del pianerottolo. Una linea verticale alzata lungo il lato esterno della gamba dà l’intestatura del rampante. Il lavoro va fatto prima su quello addossato alla parete e poi, interposto un gradino come distanziale, sul rampante frontale.come fare una scala

  3. Incastrare il pianerottolo sul telaio

    Il pianerottolo, ricavato dal medesimo foglio di lamellare di faggio usato per i gradini e tagliato a misura dell’angolo, si incastra sul telaio. La perfetta messa in bolla del piano è indispensabile perché da questo si misurano e si fissano i gradini.come fare una scala

  4. Finitura dei gradini e degli altri pezzi

    Tagliati a misura e levigati, tutti i gradini e gli altri pezzi della scala vera e propria vengono trattati con un impregnante che abbia anche funzioni di finitura. Farlo sui singoli pezzi anziché a scala montata è più facile, meno faticoso e sporca meno.

  5. Preparare una coppia di listelli per ogni gradino

    Con ritagli di lamellare tagliato lungo la vena si prepara una coppia di listelli per ogni gradino, aprendo su due facce adiacenti i fori passanti e svasati che serviranno a fissarli sotto i capi dei gradini e ai rampanti con viti Ø 5×70 mm.

  6. Preparare una coppia di distanziali per installare i gradini

    Con materiale di scarto si prepara una coppia di distanziali lunghi circa 400 mm e larghi circa 100, da appoggiare sul pianerottolo, contro la faccia interna dei rampanti. Poi ci si posa sopra il primo gradino e se ne controlla l’orizzontalità.

  7. Ripetere il processo per ogni gradino

    La larghezza dei distanziali dev’essere tale da ottenere l’esatta alzata prevista per i gradini. Gradino per gradino, comunque, prima di inserire le viti di fissaggio nei rampanti, deve sempre essere controllata l’orizzontalità sia per il lungo sia di traverso.come fare una scala

La ringhiera della scala in legno fai da te

ringhiera scala in legno fai da te
Scala in legno fai da te, scala in legno, costruire una scala, come costruire una scala di legno, scala di legno, scale in legno
  1. l’angolo con cui vanno intestate le colonnine, usando la troncatrice,  è il complementare di quello di pendenza.
  2. la ringhiera è formata da due longheroni e tante colonnine d’abete sezione 45×45 mm, fissate di testa con viti passanti Ø 5×80 mm. Il corrimano deve risultare all’altezza dell’anca (750-800 mm).
  3. la ringhiera si installa, a scala interamente montata, prima sulla rampa lunga, poi su quella corta.
  4. i corrimano, scanalati inferiormente, si ricavano da listelli d’abete di prima scelta sezione 80×80 mm.
  5. fissati, con viti dal basso, i corrimano preventivamente levigati, si dà l’impregnante alla ringhiera.
  6. 6: l’intera ringhiera poggia sul rampante esterno della scala al quale si fissa con viti. Nel tondo il particolare del fissaggio della prima colonnina dal basso, più lunga delle altre così da potervi fissare la ringhiera della rampa corta.

WD-40 Bike | Manutenzione della bicicletta

WD-40 Bike: una linea di prodotti per la manutenzione delle due ruote di oggi, ricche di tecnologia e materiali avanzati

Le biciclette sono sempre più performanti e sofisticate, ricche di metalli e leghe avanzate, per ridurre il peso e poter contare sulla più elevata robustezza; sono spesso accessoriate con tecnologie modernissime, come la pedalata assistita, freni a disco con comando idraulico, sistemi di navigazione e computer per il controllo delle prestazioni sportive. Tutto questo deve rimanere sempre pienamente efficiente e non sempre l’operazione si rivela banale, soprattutto se si affrontano percorsi sterrati, in presenza di fango o polvere. Una bici che costa migliaia di euro, dopo ogni utilizzo, deve tornare come nuova nell’aspetto e, soprattutto, nella funzionalità.

Per questo WD-40 ha sviluppato la linea WD-40 Bike: un insieme di prodotti specifici per la cura della bicicletta, che permettono di effettuare rapidamente e con efficacia gli interventi di pulizia e manutenzione, ogni volta che l’occasione lo richiede.

I detergenti per la pulizia generale sono formulati per l’uso su tutte le superfici: parti verniciate, alluminio, leghe speciali, plastiche e gomme di ogni genere. Altri detergenti servono espressamente per rimuovere il grasso intriso di polvere dalla catena, prima di provvedere alla sua lubrificazione. Per questo ci sono oli a utilizzo universale e altri con formulazione specifica per terreni asciutti e polverosi o, al contrario, per terreni bagnati.

Pulizia a fondo su tutte le superfici

pulizia bicicletta
Un buon getto d’acqua provvede a sciogliere il grosso dello sporco: le parti grandi tendono a staccarsi, mentre restano aderenti le polveri più fini mescolate a grassi e smog.
wd-40 bike
Il detergente WD-40 Bike si spruzza su tutta la bici una volta bagnata con il getto d’acqua. Lo si lascia agire per alcuni minuti e poi si può procedere a frizionare con una spazzola o una spugna, a seconda della difficoltà nel raggiungere la parte. Si toglie velocemente qualsiasi tipo di sporco senza rovinare le superfici. Al termine si risciacqua.

Trattamento completo per la catena

manutenzione catena bicicletta
Se le superfici esposte mostrano con evidenza la presenza di sporco, non è lo stesso per la catena, dove la polvere si maschera mescolandosi all’olio della lubrificazione. Per questo è necessario provvedere con un buona frequenza a detergere la catena e il gruppo con lo Sgrassante per catena, capace di sciogliere il vecchio lubrificante anche all’interno dei rulli, portando via i detriti che sono riusciti ad accumularsi.
wd-40 bike
Terminata l’operazione di pulizia bisogna ripristinare la lubrificazione della catena. Si possono usare prodotti spray come il Lubrificante Catena per tutte le condizioni…
manutenzione catena bici
… oppure usare un prodotto in boccetta, come il Lubrificante Catena, disponibile in versione Dry (per tempo secco) o Wet (per tempo umido).