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Mascherine stencil fai da te

Possiamo realizzare mascherine stencil partendo semplicemente dal disegno che più ci piace

Fanno sempre più tendenza gli oggetti e gli ambienti di casa decorati con la tecnica stencil. Grazie all’utilizzo delle mascherine stencil, attraverso le quali si pittura, possiamo dar libero sfogo alla nostra fantasia. Se in commercio ne troviamo infinite varietà, non c’è nulla di più divertente che realizzare mascherine stencil fai da te: vediamo come si fa.

Cosa serve per creare mascherine stencil fai da te
Le maschere si possono creare utilizzando come supporto materiali diversi:

  • pellicole di acetato (le più usate perché non si impregnano di pittura),
  • nylon,
  • cartoncino (particolarmente adatto, soprattutto per lavori veloci, che non devono essere ripetuti molte volte nel tempo. 

L’acetato è un foglio trasparente (usato per le “lavagne luminose”), che si acquista in cartoleria e nei negozi di articoli per l’ufficio (euro 0,15 il foglio A4). Il nylon, resistente e flessibile, utilizzato per coprire le serre, può essere usato perché spesso e robusto. Si vende nei negozi di bricolage e presso i garden center. Un altro materiale specifico è il decifix, una plastica adesiva che si acquista in cartoleria e nei negozi di hobbistica/casalinghi. l Una volta deciso il supporto non rimane che ricopiare il disegno da riprodurre. Tracciamolo con il pennarello nero sul supporto da intagliare e creiamo così la nostra mascherella. Per il ritaglio usiamo un cutter per hobbistica ben affilato seguendo la traccia. La maschera va appoggiata su un tappetino di gomma un po’ spesso.

Mascherine stencil fai da te con forbicine e cutter

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Per realizzare l’intaglio della mascherella in modo preciso e con contorni netti è bene dotarsi di un tappetino di gomma, forbici a lame corte e sottili (particolarmente adatte quelle per découpage) e un taglierino per hobbistica. 

L’intaglio

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Si possono realizzare più mascherelle partendo da una maschera da stencil già pronta. Si appoggia questa su un foglio di carta, che si accoppia ad una carta carbone e ad un cartoncino bianco su cui rimarrà impresso il disegno. Con un punteruolo si seguono le campiture. Il lavoro risulta migliore appoggiando il tutto su un tappetino di gomma. Le tracce si seguono poi con il taglierino.

Il colore 

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Il colore Prima di procedere alla realizzazione dello stencil è bene effettuare alcune prove di colore su un foglio di giornale. Questo consente di correggere eventuali imperfezioni della maschera. Per la prova si possono utilizzare gli spray acrilici.

Con il pennello

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Dopo aver ricavato le sagome dalla pellicola di acetato o nylon possiamo procedere allo stencil vero e proprio. Si appoggia la maschera sulla parte da trattare e la si fissa in modo stabile con il nastro adesivo di carta. Si intinge il pennello da stencil nel colore preferito e si picchietta la zona senza caricare eccessivamente di colore. Si completa il lavoro e si toglie lentamente la maschera.

Mascherine stencil già pronte

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Nei negozi specializzati in belle arti e nei grandi centri di bricolage troviamo un’ampia gamma assortita di maschere per stencil già pronte che possiamo utilizzare come dime per realizzarne altre. Il prezzo è a partire da 2,15 euro cadauna. Vasta scelta di mascherine stencil sul sito Opitec

Come si fa la pasta di sale

Un impasto casalingo di costo modestissimo permette di modellare soprammobili, pupazzi, bamboline e altri oggetti decorativi

Come si fa la pasta di sale? Per ottenere composizioni artistiche di sicuro effetto possiamo utilizzare un “mix” piuttosto semplice, la pasta di sale, che ci permette di ottenere un materiale modellabile tipo plastilina.

Pasta di sale ricetta

Misceliamo otto etti di farina con un chilo di sale fino e un cucchiaio di colla per tappezzeria, amalgamandoli con l’aggiunta una tazza d’acqua. Gli impasti colorati richiedono la miscelazione con colori a tempera. Per i soggetti che esigono tinte più variegate oppure sfumate si interviene, dopo la modellazione e la cottura in forno, con un ritocco ad acquerello.

Come fare la pasta di sale

  1. Un cucchiaio di colla per tappezzeria aggiunto nell’impasto assicura una buona coesione generale e facilita l’aderenza tra le varie parti della composizione.
  2. I pezzi che richiedono una colorazione uniforme vengono lavorati partendo da un impasto tinto con colori a tempera incorporati con una buona manipolazione.
  3. L’impasto, preparato miscelando a secco i vari ingredienti e aggiungendo l’acqua solo in ultimo, viene modellato a partire dalla massa compatta oppure da una sfoglia allargata con un rullino.

Lavoretti pasta di sale

  1. Le piccole palette di plastica vendute con le confezioni della plastilina sono gli strumenti più adatti, oltre alle dita, per modellare la pasta.
  2. Per incollare tra loro le varie parti si inumidiscono prima le superfici di contatto con acqua additivata con un pizzico di colla per tappezzeria.
  3. Uno stecchino serve, oltre che per modellare, anche per assestare i pezzi nella posizione voluta. L’oggetto finito va lasciato essiccare per 24 ore prima di essere messo a cuocere in forno a 70 °C per 36 ore.
  4. Eventuali ornamenti di stoffa o di passamaneria vengono applicati dopo la fase di modellatura e cottura in forno, utilizzando la pistola per termocolla.

Come ti hackerizzo il gatto

Originalissime idee per “hackerare” prodotti Ikea rendendoli utili per i nostri amici a quattro zampe!

Attenzione… gatti hacker sono stati avvistati nelle abitazioni di innumerovoli cittadini… Ma no dai, non si tratta del titolo un improbabile film cyber-demeziale, ma di idee originali che possiamo realizzare per i nostri piccoli felini semplicemente cambiando destinazione d’uso ai mobili dell’Ikea!

Gatti Hacker: l’ascensore

gatti hacker

Consapevoli dell’abitudine dei gatti, a volte distruttiva, di salire sui mobili… ecco un’idea per consentire ciò senza recare danni. Basta sagomare i ripiani della libreria Billy per ottenere un perfetto “ascensore”.

Gatti Hacker: Lettiera “très chic”

gatto hack

Sfruttiamo l’eleganza dello scaffale Bestå, privato dei ripiani e completato con anta Bestå Vara, in modo da ottenere una comoda casetta per il gatto. È sufficiente realizzare un’apertura su un fianco dello scaffale ed installare una porticina “flap” per il passaggio del nostro amico a quattro zampe.

Gatti Hacker: Lettiera isolata

gatto hack 4

Il mobiletto Flaren, concepito originariamente per il bagno, ritrova in questa rivisitazione parte della sua vocazione. Il bagno in questione però non è quello di casa, ma bensì quello del gatto, infatti al suo interno è collocata la lettiera mentre, su un fianco, è praticata un’apertura per l’accesso del felino.

Gatti Hacker: Scaletta cuccia per gatti

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La mensola Lack è realizzata­­ con truciolare, fibra di legno, plastica ABS, lacca acrilica. Misura 1300×260 mm e può sostenere un carico massimo di 15 kg. Si fissa a scomparsa, diventando un tutt’uno con la parete.

Sofà per gatti

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Prepariamo una fantastica cuccia per i nostri amici gatti utilizzando il lettino per bambole “Duktig” il cuscino “Gosa Slan” ed il Plaid “Irma”. Una combinazione davvero vincente e soffice!

Conoscere i semilavorati in legno

Un’ampia gamma di semilavorati in legno ci permette di realizzare mobili, serramenti ed arredi diversi esattamente come li desideriamo e con le finiture preferite. Il nostro compito è assemblarli nella più totale libertà costruttiva

semilavorati in legno, semilavorati di legno, prefiniti in legno, prefiniti di legno, semilavorati, legno prefinito, legno semilavoratoSu misura” la frase magica che stravolge i costi di qualsiasi mobile quando le misure standard non sono applicabili. Ma il fai da te ha un’arma segreta: i semilavorati in legno. Si tratta di ante, piani, gambe, pezzi torniti di varia dimensione e tipologia.

I semilavorati in legno li troviamo nei centri di bricolage in un vasta gamma di dimensioni, essenze e versioni. Con questi prodotti possiamo inventare e costruire armadi, tavoli, ringhiere per scale o balconi, mobili di vario tipo per interno ed esterno e molto altro, montandoli su telai realizzati con listelli e pannellature di MDF, listellare, truciolare laminato.

Le possibilità sono praticamente infinite e il risultato è pari ad un prodotto professionale, con il vantaggio di poter effettuare le finiture più diverse che vanno dalle verniciature a vista alle smaltature e bordature. Accanto ai semilavorati in legno grezzo troviamo anche quelli già trattati con impregnante (ideali per gli esterni) oppure laminati (es. top per cucine) o variamente finiti e lucidati.

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A sinistra e sotto: un’interessante gamma di semilavorati pronti per l’assemblaggio. In questo caso sono già preforati, ma esistono versioni meno rifinite. Marinucci

Semilavorati in legno: differenti tipologie di ante

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Le ante sono i componenti fondamentali di molti mobili e non sono di facile costruzione. Bisogna impiegare attrezzature particolari che solo gli appassionati più esperti nella lavorazione del legno possiedono. L’industria ci offre una gamma molto ampia di antine semilavorate. Le loro dimensioni permettono di realizzare pensili e mobiletti, ma anche grandi armadi.

  1. Antine e frontalini di pino massello dello spessore di 20 mm.
  2. Le ante sono disponibili nelle versioni a specchiatura chiusa e persianate.
  3. Antine di tiglio spesse 20 mm verniciate in tinta noce. Guercio

Torneria per mobili, gambe e piani

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I semilavorati in legno torniti, realizzati in varie dimensioni e con legni duri, rappresentano un’altra ampia famiglia di particolari essenziali per la costruzione di mobili. Molti prodotti sono completi di attacco alla struttura principale costituito da una boccola o da un perno filettato. I semilavorati  in legno torniti offrono la possibilità di realizzare tavoli e mobili di vario tipo con caratteristiche estetiche (oltre che strutturali) di ottimo livello. Le gambe e i piedi vanno collegati a piani o ad intelaiature portanti grazie agli elementi di collegamento presenti sui semilavorati. Possono anche essere utilizzati per sostituire parti rotte o mancanti.

1, 2, 3  Gambe di faggio, variamente tornite e sagomate per la realizzazione di tavoli e sedie.

 Colonnine per scale e recinzioni

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Le scale, le ringhiere e le balconate, ma anche recinzioni e cancelletti, sono costituiti da elementi verticali (colonnine, capiscala, pilastrini) collegati da corrimano ed altri rinforzi longitudinali che ne stabilizzano la struttura. Ognuno di questi componenti si trova in varie sagome, dimensioni e finiture, per dare la possibilità di assemblare la struttura voluta con la massima libertà in termini di dimensioni, estensione ed aspetto.

  1. Colonnine per scala di faggio disponibili nelle versioni tornite o a sviluppo lineare.
  2. Un esempio di ringhiera assemblato con i semilavorati.
  3. I capiscala possono essere dotati di pomoli terminali di varia tipologia e dimensione.
Bqlzr - Piedini per mobili in legno, rastremati...
  • Elevata capacità portante: la capacità di carico di un singolo piedino è di circa...
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  • 【 FORMA DI APERTURA】 - 15mm x 25mm. Adatto per gambe rotonde: 12mm a 16mm. Si...

 

Tavolo patchwork fai da te

Tre pezzi di multistrato e ritagli di vecchie riviste: ecco nascere un Tavolo patchwork fai da te

Il tavolo patchwork fai da te è una soluzione originale che prevede l’utilizzo di vecchie riviste. Dopo aver tagliato i tre pezzi, sovrapponiamo, allineiamo e blocchiamo con i morsetti il piano e una gamba in modo da forarli contemporaneamente sul bordo (aiutandoci con l’apposita guida) per la successiva spinatura. Ripetiamo l’operazione con l’altra gamba del tavolo patchwork fai da te. Inseriamo le spine nei fori dopo averle spalmate con colla vinilica. Infine rinforziamo l’unione avvitando due triangoli di multistrato tra gambe e piano, a filo di un bordo. Da pagine di riviste tagliamo strisce regolari di immagini colorate e incolliamole sulla struttura con colla vinilica diluita con acqua (1 parte acqua e 4 di colla). Sovrapponiamole in modo da formare tanti tasselli quadrati. Lasciamo asciugare per un paio di giorni e rifiniamo il tavolino con vernice per decoupage stendendo, se necessario, più mani per compattare il rivestimento. Posizioniamo “strategicamente” il tavolino e completiamo l’effetto con una lampada, che dia vita ai mille colori delle superfici.

Cosa serve per realizzare il tavolo patchwork fai da te

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Per questa realizzazione non occorre molto materiale. Multistrato da 19 mm : 2 pezzi da 780×450 mm (gambe), 1 pezzo da 900×450 mm (piano), alcuni ritagli del medesimo multistrato; viti autofilettanti 3×40 mm; spine ø 8 mm ; vecchie riviste; colla vinilica, vernice per découpage; cutter; forbici e pennello.

Assemblaggio

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  1. Pratichiamo sui bordi del piano e delle gambe i fori per l’unione con le spine di legno ø 8 mm. Utilizziamo l’apposita guida che garantisce l’assoluta corrispondenza dei fori.
  2. Prima di alloggiare le spine nelle loro sedi spalmiamole con un velo di colla vinilica (senza eccedere). Le spine vanno inserite nei fori lasciandone metà fuori.
  3. Procediamo con l’assemblaggio di piano e gambe inserendo le spine (precedentemente collocate sotto il bordo del piano) nei corrispondenti fori sul bordo delle gambe. Un filo di colla stabilizza l’unione.
  4. Per rinforzare la struttura del tavolino avvitiamo, a filo del bordo posteriore, due triangoli, sempre in multistrato. Utilizziamo viti autofilettanti lunghe almeno 40 mm applicate con il trapano avvitatore

Applicare le figure per creare l’effetto patchwork

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  1. Prepariamo la colla vinilica diluendola in acqua (colla/acqua 4:1). Misceliamo bene. In alternativa possiamo utilizzare colla spray per carta che forma un sottile velo e non la impregna.
  2. Con il cutter e il righello ritagliamo da vecchie riviste tanti fogli quadrati e rettangolari scegliendo immagini dai colori vivaci. La varietà cromatica è fondamentale per un bel risultato.
  3. Spalmiamo sulla superficie del piano un velo di colla e altrettanto facciamo sul retro dei fogli di carta. Applichiamo il primo foglio parallelamente a un bordo del tavolino.
  4. Procediamo con la posa colmando tutti gli spazi vuoti. Sovrapponiamo con regolarità i fogli in modo da formare tanti tasselli colorati. A colla asciutta applichiamo una mano di vernice per découpage.

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Accendifuoco fai da te

I trucioli di legno si possono usare per accendere il fuoco, ma da soli fanno più che altro un gran fumo: con il legante giusto è garantito anche… l’arrosto! Ecco come realizzare gli accendifuoco fai da te

Anche chi si cimenta in lavori impegnativi, da vero esperto, deve a volte utilizzare l’ingegno per piccole cose, non per questo banali. È il caso di chi, lavorando il legno, si ritrova con una gran quantità di trucioli e ha pensato di utilizzarli come accendifuoco fai da te, assai più economici ed ecologici degli accendifuoco a base di kerosene, ma non per questo meno efficaci. Per svolgere la loro funzione, gli accendifuoco fai da te devono essere compatti e per i trucioli serve un legante adeguato. Bisogna utilizzare scaglie di cera per candele, fondendole per poi aggiungervi gradualmente i trucioli. Dopo aver omogeneizzato il tutto, lo si versa in una bacinella metallica o altro contenitore idoneo e si lascia raffreddare, per tagliare a pezzi il blocco ottenuto. L’idea è ottima e funziona anche bene per accendere il camino o per il barbecue.

Come realizzare gli accendifuoco fai da te

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  1. Le scaglie di cera devono essere sciolte fino a ottenere una poltiglia uniforme: per farlo bisogna metterle in un contenitore idoneo e riscaldarlo a bagnomaria.
  2. Nella cera fusa si aggiungono i trucioli gradualmente, mescolando e proseguendo nell’aggiunta fino a rifiuto, ovvero quando la cera è stata completamente assorbita dagli scarti di legno.
  3. L’impasto ancora caldo va posto in uno o più contenitori che possano essere utilizzati come stampo: con un pezzo di legno o qualcosa di simile si preme per compattare la miscela all’interno dello stampo. Il tutto va lasciato raffreddare completamente, diciamo dalla sera alla mattina.
  4. Basta capovolgere il contenitore e battere un po’ sul fondo per estrarre un’unica tavoletta di accendifuoco fai da te compatta e squadrata: con un taglierino o altra lama si possono tagliare i pezzi nelle dimensioni necessarie per più accensioni, senza odori sgradevoli.

Riciclare scarti di legno

Come recuperare il legno in maniera creativa

Invece di finire nel caminetto possiamo riciclare scarti di legno trovando un adeguato impiego nella composizione di un patchwork decorativo che fa la sua bella figura appeso alla parete. Si può utilizzare qualsiasi dimensione, forma ed essenza: ognuna troverà la sua collocazione.

Riciclare scarti di legno, ecco cosa serve

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Un pannello di truciolare bilaminato dello spessore di 15 mm; numerosi ritagli di legno; colla di montaggio; tasselli a barra filettata per sospensione a parete.

Incollaggi su pannello

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  1. Il pannello va forato in due punti nella parte superiore in modo da lasciar passare due tasselli a vite per il bloccaggio a parete. Le teste dei tasselli vanno incassate in sedi ribassate per non interferire con i pezzi che vanno applicati in seguito sulla superficie.
  2. Per evidenziare le venature del legno si possono carteggiare i pezzi da applicare o addirittura levigarli con la spazzola metallica rotativa inserita sul trapano.
  3. Stesi alcuni cordoni di adesivo di montaggio sulla faccia inferiore dei ritagli di legno, si passa alla loro applicazione sul pannello seguendo la disposizione più opportuna.
  4. A colla asciutta il pannello si sospende alla parete. I pezzi di vario spessore e dimensione formano una composizione molto interessante.

Curva tecnica salvaspazio | Come si installa

Il mobile del lavandino è uno dei più ampi della cucina, eppure è poco utilizzabile a causa della selva di tubi che lo attraversano, primi fra tutti quelli del sifone. Facciamo un po’ di ordine montando una curva tecnica salvaspazio

Sotto il lavandino c’è tutto un mondo da scoprire e anche da ottimizzare. Gli scarichi dei lavelli uniti a quelli della lavastoviglie, gli allacciamenti del gas e dell’acqua fanno un bel po’ di confusione e occupano uno spazio che potrebbe essere sfruttato meglio. Basterebbe semplificare la disposizione degli scarichi e avvicinarli alla parete. Il problema si risolve installando una curva tecnica salvaspazio.

Il segreto sta nel montaggio del sifone salvaspazio squadrato addossato alla parete e nel collettore verticale a due ingressi che rendono davvero minimo l’ingombro. Malgrado l’innesto a parete possa essere eseguito su curve tecniche standard, esistono curve con tappo a perdere pensate proprio per questo modello di sifone che rimangono profondamente immerse nel muro e non ostacolano l’inserimento dello scarico.

Oltre a queste già interessanti caratteristiche, il sifone Spazio NT possiede un grosso tappo di ispezione frontale dal quale si accede alla base del corpo per un’eventuale pulizia e una tenuta scorrevole sul cannotto verticale , estremamente comoda per la regolazione dell’altezza di montaggio.

Curva tecnica salvaspazio Lira

La curva tecnica Lira specifica per i sifoni Spazio NT ha la caratteristica di essere protetta da un lungo tappo a perdere che si innesta con un quarto di giro sul bordo esterno del raccordo. è costruita di polipropilene vergine e si può innestare in tutti i raccordi da 40 mm con innesto e guarnizione.

Con questo sistema si elimina la necessità di portare a filo del muro lo scarico evitando la ricerca di montaggi troppo precisi e contemporanemente si mantiene pulito il foro. Tolto il tappo, c’è tutto lo spazio per spingere il sifone a contatto della parete senza interferenza con il bordo dello scarico ed ottenere il minimo ingombro

 

Murare lo scarico

sifone salvaspazio

  1. Gli scarichi della cucina si montano ad altezze variabili tra 30 e 60 cm dal pavimento finito, centrandoli tra le vasche del lavello.
  2. Lo scarico è ottimizzato per essere innestato in una curva tecnica specifica, munita di tappo a perdere con innesto a baionetta, da innestare negli scarichi di polipropilene con giunti ad innesto.
  3. La grossa scanalatura viene riempita progressivamente con malta di calce e scaglie di mattone che hanno il compito di “strutturare” l’impasto sostenendo la malta sino all’avvenuto indurimento.
  4. Il tappo a perdere protegge completamente l’imboccatura della curva tecnica dalla calce e permette di rinzaffare prima e rifinire poi la superficie a frattazzo, senza alcun riguardo per l’attacco.
  5. Con la malta bastarda (calce, cemento e sabbia di frantoio fine) si completa la tamponatura dello scasso livellando le irregolarità con movimenti circolari del frattazzo ed eliminando eventuali sovraspessori.
  6. La rifinitura della riparazione si esegue con arenino (malta fine di calce e sabbia di fiume) lisciando la superficie con un frattazzo di spugna che aiuta ad ottenere una buona raccordatura con il resto della muratura.

Montare il sifone salvaspazio

curva tecnica

  1. Quando il muro è asciutto si toglie il tappo a perdere ruotandolo di un quarto di giro in senso antioriario ed eliminando eventuali frammenti staccati che potrebbero finire nella curva e rendere difficile l’inserimento del sifone.
  2. La curva risulta incassata nella parete quanto basta, i conseguenza, il tubo di scarico può essere spinto in avanti fino alla battuta che si intravede all’interno della curva, a circa 20 mm di profondità oltre la guarnizione nera.
  3. Si misura con un metro la distanza tra la battuta interna della curva tecnica e la superficie del muro e la si riporta sul condotto di innesto del sifone. Con un seghetto da ferro si elimina il tubo in eccesso curando l’ortogonalità del taglio.
  4. Con un pezzo di carta abrasiva si rimuovono i trucioli rimasti sul tubo dopo il taglio e si smussa lo spigolo. Una piccola quantità di lubrificante, o anche semplice sapone liquido, spalmato sulla guarnizione della curva tecnica aiuta l’inserimento del sifone sullo scarico.
  5. Il tubo si innesta nella curva tecnica munita di anello O-ring. La tenuta idraulica del sifone è realizzata con un tubo immerso nell’acqua intrappolata al di sotto dell’uscita che impedisce la risalita dei miasmi fognari e attenua i rumori da risucchio. Per sicurezza è anche possibile fissare solidamente a parete il sifone con tasselli ad espansione e lunghe viti da inserire nei due fori posti nella parte alta del corpo.
  6. Il sifone salvaspazio appoggia alla parete e occupa uno spazio di soli 85 mm di profondità, tappo di ispezione compreso. Il tubo di innesto è sigillato da una semplice guarnizione O-ring ed ha un’escursione di ben 175 mm per adattarsi a qualsiasi altezza di scarico con la massima facilità; può essere collegato ad un lavello ad una vasca e lavastoviglie oppure, sostituendo l’innesto arancione con un tubo da 40 mm, ad un lavello a due vasche.

Wedi Italia

Wedi è leader di mercato ormai da vent’anni del sistema di costruzione a secco con polistirene estruso rivestito

Wedi, azienda tedesca, è presente in Italia con Wedi Italia. Wedi lavora il polistirene estruso al fine di trasformare un materiale leggero, autoportante, assolutamente impermeabile, di facile installazione e lavorabilità, subito pronto in pannelli e forme che possono essere intonacati o rivestiti in piastrelle d’ogni genere. Semplici pannelli assumono le più diverse forme da rivestire: portalavabo, mensole, scaffali e altro. Il piatto doccia a filo pavimento, con pendenza già data in fabbrica e pronto per essere rivestito, coniuga esigenze estetiche e funzionali. L’intero sistema wellness agevola con kit dal montaggio elementare la costruzione di cabine bagno turco e centri benessere.

Mappy Italia

Mappy Italia è l’azienda che dal 1974 è leader in Italia con un background di oltre 40 anni nel settore dell’isolamento acustico e termico

Il Core Business di Mappy Italia e le divisioni commerciali aziendali sono:

  • INDUSTRIA
  • EDILIZIA
  • FAI DA TE

Quattro grandi aree di produzione:

  • Fonoassorbenti
  • Fonoisolanti
  • Termoacustici
  • Antirombo
  • Guarnizioni

Prodotti disponibili in formati per ogni esigenza:

  • Lastre
  • Rotoli
  • Fustellati su misura