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Cassetta porta attrezzi fai da te con accesso personalizzato

Realizziamo una cassetta porta attrezzi fai da te attraverso la modifica di una classica valigetta rigida. La maggior parte degli attrezzi di utilizzo frequente sarà disponibile senza il bisogno di aprirla e chiuderla in continuazione e senza dover rovistare alla ricerca dell’utensile necessario

Se per un far da sé una cassetta porta attrezzi dev’essere il più possibile funzionale e completa quanto a dotazione di utensili, figuriamoci per un professionista. Nell’utilizzo quotidiano, la ripetuta apertura e chiusura di una valigetta rigida, per prendere di volta in volta gli attrezzi giusti, usura le cerniere e almeno ogni anno la cassetta va cambiata; anche le cinghie elastiche che trattengono gli utensili in posizione ordinata, se previste, finiscono per lacerarsi o diventare lasche. Alla fine c’è soltanto una strada: affidarsi a una valigetta di tipo tradizionale e modificarla in modo che possa soddisfare le proprie esigenze, ovvero inventandosi una cassetta porta attrezzi fai da te, un modello “ibrido” che metta insieme i vantaggi dei due sistemi descritti e ne minimizzi i limiti funzionali.

Eliminato il lato frontale, si inserisce una tavoletta su cui si incastrano e appoggiano gli attrezzi di uso più frequente, in modo che possano essere prelevati anche senza aprire la valigetta; la profondità a cui fissarla va calibrata sul cacciavite che presenta il manico più lungo, facendo in modo che sporga minimamente dall’apertura.

A lato dei cacciaviti risulta spazio utile per la sistemazione di attrezzi e prodotti di uso frequente come il tester, una torcia, una bomboletta di sbloccante; il resto del volume interno della cassetta porta attrezzi fai da te si organizza di conseguenza per custodire altri accessori e solo per accedere a questi occorre aprire la valigetta, per la cui chiusura si utilizzano i ganci a scatto rimossi dal frontale e fissati sui fianchi.

Tempo richiesto: 1 giorno

  1. Recuperare una valigetta

    La valigetta di partenza è un modello rigido, con struttura in legno rivestita con laminato plastico e rinforzata con profili di alluminio.

  2. Smontare chiusure e maniglia

    Si smontano le chiusure e la maniglia e si tagliano via le due metà del lato di chiusura, facendo scorrere la lama del seghetto alternativo a filo dei profili esterni in alluminio; i due profili che vanno in battuta al centro vanno eliminati. I bordi interni dei profili rimanenti vanno levigati per eliminare le sbavature e smussarli leggermente.

  3. Realizzare il divisorio della cassetta attrezzi fai da te

    Per realizzare il divisorio della cassetta porta attrezzi fai da te in cui inserire i cacciaviti, se non si dispone di una tavoletta di larghezza sufficiente, si può prendere due assicelle e unirle accostate sui lati lunghi con colla e viti. Da un lato si aprono i fori per inserire gli steli degli attrezzi, di diametri diversi in base agli steli degli stessi e distanziati in base all’ingombro dei manici.

  4. Fissare il divisorio alla valigetta

    Una spruzzata di vernice nera e il divisorio può essere fissato al lato più profondo della valigetta con viti autofilettanti e colla vinilica.
    cassetta porta attrezzi fai da te

  5. Creare le sedi per gli utensili

    Al bordo libero del divisorio si fissano alcuni pezzetti di legno, distanziati e sagomati in modo da creare le sedi a incastro per pinze, forbici, cutter e cricchetto con relativa prolunga.
    cassetta attrezzi fai da te

  6. Fissare le chiusure a gancio

    Le due chiusure a gancio recuperate dal frontale si fissano ai due fianchi con viti M5 e relativo dado autobloccante all’interno. Gli anelli per il passaggio della cinghia di trasporto a spalla, preesistenti, vanno spostati in posizione idonea a mantenere la valigetta in verticale quando viene sollevata.

  7. Applicare la copertura

    Affinché gli attrezzi, durante gli spostamenti, rimangano riparati dalla pioggia, si completa la cassetta porta attrezzi fai da te con una copertura in gomma.

  8. Disordine… ordinato!

    La disposizione può sembrare confusionaria per l’osservatore, ma non per l’operatore, in grado di riconoscere i singoli cacciaviti in base alla forma e al colore dell’impugnatura, perciò in grado di prelevare quello giusto anche a valigetta chiusa; quando la si apre, tutto l’occorrente è individuabile a colpo d’occhio, senza bisogno di rovistare.
    cassetta porta attrezzi fai da te

Progetto di Daniele Camporese

Rivestimenti in resina per pareti e pavimenti

La resina è un materiale sempre più utilizzato nel rivestimenti moderni. Scopriamone quali sono le caratteristiche e come dev’essere applicata

Per realizzare i rivestimenti in resina si segue lo stesso procedimento utilizzato per le pavimentazioni continue, particolarmente apprezzate per l’assenza di giunti o fughe, simile quanto a robustezza al cemento o alla pietra, rispetto ai quali risulta però assolutamente impermeabile.

Mentre per le pavimentazioni i rivestimenti in resina possono avvenire anche per colatura ad alto o basso spessore; per le pareti in resina si utilizza solo l’applicazione a basso spessore. Sia che la parete sia grezza, sia che si decida di ricoprire una finitura esistente, è fondamentale che il supporto sia asciutto: in presenza di umidità si possono verificare alterazioni cromatiche, macchie e sfogliature della resina.

rivestimenti in resina

Come si applicano i rivestimenti in resina

Occorrente

  • Primer, malta a ritiro controllato
  • Idropittura o smalto acrilico
  • Resina di finitura mono o bicomponente
  • Cazzuola, manara, spatola, pennelli, rulli
  • Stucco livellante, retina per muratura

Applicazione resina fai da te

Va applicata una prima mano di un primer specifico per malte cementizie; dopo un paio d’ore si può procedere alla preparazione del muro con una malta a ritiro controllato.

Trascorse 24 ore, durante le quali è sconsigliato aerare il locale, si applica una pittura acrilica colorata secondo la tecnica prescelta: tradizionale, a rullo o a pennello, o cercando di ottenere una finitura chiaroscura con guanto per pittura, straccio o pennellate incrociate.

In alternativa, è possibile miscelare malta e colore prima dell’applicazione, accelerando i tempi o sovrapponendo poi sfumature di colore diverso. In commercio esistono anche speciali e pratici kit resina che consentono applicazioni fai da te mirate a costi contenuti

Parete in resina

Stendiamo un primer e poi applichiamo la malta di supporto livellandola perfettamente. Per supporti non ancora pavimentati conviene ricoprire la superficie con un prodotto autolivellante.
Dopo l’asciugatura della malta applichiamo una pittura acrilica colorata. La pittura acrilica si stende uniformemente con pennello o rullo, oppure con un guanto per pitture decorative.
A parete la resina per muri si stende preferibilmente con il rullo. Piccole irregolarità e sovrapposizioni non ci devono preoccupare in quanto si tratta di prodotti con un forte potere coesivo e livellante.

Rivestimento pavimento

A pavimento la resina di finitura può essere applicata con spessore differente. La stendiamo col pennello oppure facendola colare e, successivamente, uniformandola con spatola e rullo.
rivestimenti in resina
Utilizzando le resine trasparenti ad alto spessore, è possibile realizzare particolari coperture di grande resistenza e brillantezza. L’indurimento della resina si completa in circa 60 minuti.

Resina artistica

Sulla superficie pulita si stende il primer con funzione ancorante, si liscia la superficie con spatola, si decora con tecniche miste e si stende la finitura trasparente; è possibile laccare la superficie con effetto vetrificante.

Resina Spatolata

Dopo l’applicazione del primer si effettua la spatolatura in 3-4 passaggi ripetuti per ottenere un effetto accentuato: si utilizza una spatola liscia. Si conclude con una leggera carteggiatura prima della finitura protettiva trasparente.

Cosa fare nel tempo di lavoro

La resina vera e propria ha un aspetto gelatinoso ed un tempo di apertura limitato: dopo 60 minuti il prodotto non è più lavorabile.

Le resine sono inoltre addizionate con speciali cariche minerali che ne aumentano la compattezza, tanto da ottenere superfici resistenti, specialmente al calpestio nel caso di pavimentazioni, in uno spessore di pochi millimetri.

Se poi ci si stanca del colore, si può carteggiare la superficie e stendere un nuovo strato di colore e di resina. Un trattamento finale con cere protettive esalta la lucentezza del rivestimento.

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Rivestimenti su pareti piastrellate

I rivestimenti in resina possono essere applicate anche su una parete piastrellata, previa un’opportuna preparazione.

È necessario, innanzitutto, stuccare le fughe tra le piastrelle per avere una superficie omogenea e ben livellata.
Poi stendiamo una retina per muratura stando attenti a non lasciare scoperta nessuna zona.
rivestimenti in resina
Infine applichiamo una malta che, unita alla retina, consente di livellare zone che richiedono maggior spessore.

Resina termosensibile

Alcune resine sono termosensibili: a contatto con una fonte di calore naturale o artificiale cambiano tonalità e riacquistano il colore iniziale allontanando la fonte di calore. Altre invece rilasciano al buio, sotto forma di luce colorata, l’energia che accumulano esponendole ad una fonte luminosa.(Gobbetto)

Rivestimenti in resina sulle scale

Il successo dei rivestimenti in resina è legato alla possibilità di rinnovare completamente un ambiente senza dover ricorrere a pesanti smantellamenti dell’esistente.

L’aspetto finale monolitico, senza giunti o fughe, è unico ed irripetibile; si può ottenere anche sulle scale. L’applicazione delle resine è possibile su qualsiasi superficie: cemento, pietra, piastrelle, a patto che il sottofondo sia stabile e privo di umidità; quest’ultima può causare alterazioni cromatiche e macchie.

rivestimenti in resina
  1. Sulla superficie viene steso un prodotto consolidante; lo scopo è quello di riempire fessure, fughe o parti mancanti ed ottenere una base livellata, pronta a ricevere il ciclo applicativo della resina.
  2. Su alzate e pedate si stende il primer a rullo senza lasciare zone vuote.
  3. Sul supporto asciutto si esegue una decorazione a pennello, cercando di mantenere l’effetto realizzato a campione. Vengono utilizzati coloranti compatibili con i prodotti epossidici, in alternativa si possono usare prodotti a base acrilica.
  4. La resina autolivellante va colata sulle pedate e stesa con una spatola larga a denti fini che ha la funzione di garantire uno spessore uniforme di resina di circa 1-2 mm.

Einhell GE-DP 7935 N-A ECO | La pompa “eco” con sensori a bordo

Einhell GE-DP 7935 N-A ECO è una modernissima pompa per acque torbide che dispone di sensori per l’avviamento e lo spegnimento automatici a seconda del livello che l’acqua raggiunge; dispone anche di un motore ad alta efficienza che garantisce ottime prestazioni con un consumo ridotto di energia elettrica

Se abbiamo necessità di una pompa per acque scure molto versatile, ovvero capace di fronteggiare le più disparate esigenze di pompaggio che possono capitare in giardino o nei locali interrati, la pompa Einhell GE-DP 7935 N-A ECO fa il caso nostro. A parte i dati di targa, illustrati nella pagina a fianco, la caratteristica che rende speciale questa pompa è il sistema Aquasensor, basato sulla presenza di tre sensori di livello dell’acqua posizionati ad altezze crescenti rispetto alla base d’appoggio.

Questi sensori consentono l’utilizzo della pompa in diverse modalità impostabili tramite il selettore frontale a 4 posizioni: nella prima, contrassegnata con la voce “ON”, il motore va in continuo e i sensori sono tutti esclusi; in questa modalità la pompa viene accesa e spenta dall’operatore (attenzione: livello minimo dell’acqua 40 mm). Le altre modalità sono automatiche. Nella seconda è attivo solo il primo sensore (altezza di rilevamento 70 mm) e la pompa si comporta come qualsiasi modello che disponga di un solo galleggiante. Nella terza e nella quarta modalità lavorano rispettivamente il secondo sensore (attivazione a 135 mm) e il terzo (attivazione a 188 mm) i quali, se raggiunti dal livello dell’acqua, azionano il motore sino a quando il livello scende al primo sensore (70 mm), dopodiché si spegne nuovamente.

La pompa per acque scure Einhell GE-DP 7935 N-A ECO con Aquasensor funziona con sistema Eco Power che, a fronte di un assorbimento di 790 watt, garantisce una portata che raggiunge i 19.000 litri l’ora, con prevalenza massima fino a 9 metri. La profondità massima di immersione è di 7 metri. La pompa aspira corpi solidi con diametro fino a 35 millimetri; è quindi idonea per un affidabile prelievo anche delle acque di laghetti, di scavi di fondazione o di depositi d’acqua piovana. Qui anche la versione per acque chiare.

La tecnologia del sensore Acquasensor, brevetto Einhell, ha permesso di contenere sensibilmente il diametro della pompa, rendendola idonea anche per i pozzi più stretti. La pompa ha un corpo molto robusto realizzato in materiale sintetico antiurto, con carter esterno in acciaio. La pompa GE-DP 7935 N-A ECO ha un prezzo consigliato per il pubblico di euro 169.95.

Specifiche tecniche e peculiarità

  • Raccordo con 3 diversi diametri

    Il raccordo in dotazione ha 3 sezioni di diverso diametro per essere adattato al tubo in possesso. Va tenuto conto che la portata massima si ottiene mettendo un tubo della sezione maggiore.

  • In dotazione anche la valvola di non ritorno

    In dotazione con la pompa viene data anche una valvola di non ritorno, la cui utilità è quella di evitare che l’acqua torni indietro quando si ferma la pompa.

  • Posizione della valvola

    La valvola di non ritorno prende il posto della guarnizione di tenuta del raccordo. L’attacco sulla pompa per il raccordo ha filetto esterno con diametro 47,8 mm (G 1½).

  • Occhiello di ancoraggio per il cordino di sostegno

    La pompa non va mai sostenuta tramite il tubo flessibile, tantomeno tenendola per il cavo d’alimentazione; nella parte alta, oltre all’ampia impugnatura per il trasporto, vi è un occhiello di ancoraggio per legare il cordino di sostegno necessario quando la pompa va calata in un pozzo.

  • Lungo cavo di alimentazione

    Il cavo di alimentazione è lungo 10 metri. Nella parte alta e alla base della pompa sono lasciati appositamente gli spazi per poterlo avvolgere ordinatamente per il rimessaggio del dispositivo.

Voliera fai da te | Come si costruisce passo-passo

Per capire come costruire una voliera dobbiamo innanzitutto rispolverare le nozioni scolastiche di geometria per sfruttare al meglio i pannelli di legno e, in particolare modo per il tetto, non avere sorprese al momento dell’assemblaggio

In questo articolo analizzeremo il progetto di una voliera fai da te che ricalca fortemente lo stile dei modelli medievali. La costruzione della voliera fai da te è principalmente fatta con legno, fatte salve le reti di chiusura, la copetura del tetto e la ferramenta (cerniere a libro, chiodi in ferro battuto, manigliette e viti varie).

La forma è tipica: il corpo principale della voliera fai da te è un prisma a base poligonale, in questo caso esagonale, sormontato dalla copertura a forma di piramide a base esagonale, ovviamente. A sostegno del tutto, un’unica gamba, molto solida e ben incernierata alla base del prisma, che permette di elevare alla giusta altezza la voliera, dandole l’importanza che merita.

Per capire come costruire una voliera occorre iniziare con la realizzazione del corpo principale, tagliando subito due esagoni identici (le due basi del prisma) attorno ai quali si sviluppa la voliera fai da te. A seguire si fa prendere forma al prisma unendo le sue basi con tavole di pari lunghezza. Non tutti i lati vanno chiusi; due di questi, infatti, devono risultare apribili con sportelli.


Su due delle pareti chiuse si aprono alcune finestre ad arco con poggiolo esterno. Il tetto a piramide è formato da pannelli triangolari rivestiti con fogli di gomma tagliati con le rotondità tipiche delle tegole di un tempo. Il sostegno è un solido travetto a sezione quadrata ben “legato” sotto la base della voliera con vele di multistrato da 15 mm di spessore, mentre ai piedi sono avvitati 4 pesanti listelli di lamellare 33×80 mm.

Come costruire una voliera in legno

Tempo richiesto: 2 giorni

Ecco tutti i passaggi per capire come costruire una voliera

  1. Taglio dei pannelli

    Trovato il centro del pannello si traccia un cerchio; poi, con la stessa apertura, si punta il compasso in un punto qualsiasi della circonferenza e si segna un altro punto. Al termine sul cerchio ci saranno 6 marcature, ovvero i vertici dell’esagono. Dopo averli uniti con una linea, si tagliano i lati con il seghetto alternativo e si ripete tutto per farne un altro uguale.voliera fai da te

  2. Assemblaggio dei pezzi

    Prima di fissare con chiodatrice ad aria le tavole fra i due esagoni e far prendere forma al prisma esagonale, si incrementa lo spessore della base inferiore, aggiungendo una serie di listelli sul suo perimetro. Le tavole verticali hanno tutte stesso spessore, ma sono di misure miste in larghezza. Si applicano su quattro delle sei facce della gabbia.

  3. Le finestrelle

    Per aprire le piccole finestre ad arco sulle due facce della voliera è necessario fissare in corrispondenza di ognuna, all’esterno della parete, un pezzo squadrato di multistrato a cui si sono già arrotondati gli spigoli con la fresatrice. Riportata sul legno la sagoma della finestra, con una dima di cartone, si procede con il taglio con il seghetto alternativo.

  4. taglio dei pezzi per il tetto

    Gli elementi per realizzare la copertura si ricavano da pannelli di multistrato spesso 10 mm. Ogni pezzo è un triangolo isoscele la cui base deve corrispondere al lato dell’esagono, mentre l’altezza va valutata con cura per ottenere un tetto ben proporzionato con la parte sottostante.
    I tagli sono fatti con la lama a 90°, ma poi è necessario bisellare opportunamente ogni lato.

  5. Assemblaggio del tetto

    Al centro della base esagonale superiore di fissa un tondino di legno con sopra un piccolo esagono con i lati bisellati. Vicino al perimetro della base, in corrispondenza di ogni lato, si fissano sei tavolette con il bordo esterno bisellato in modo che ogni pannello triangolare del tetto abbia un buon appoggio per il fissaggio con la chiodatrice.

  6. Unione della voliera con il tetto

    I triangoli delle falde si inchiodano alla base e all’altezza del riscontro esagonale. Come si può notare, con tutte le smussature fatte a dovere, i margini si chiudono uniformemente.

  7. Taglio delle tegole

    Come rivestimento delle falde si è scelto di utilizzare un tappetino da ginnastica di colore rosso, su cui si disegnano le tegole con i bordi arrotondati, usando un CD come dima.

  8. disposizione delle tegole

    A parte il primo corso, che ha bordo inferiore rettilineo, quelli superiori sono realizzati tenendo conto della larghezza decrescente della falda su cui vanno fissati. In un primo momento si lasciano abbondanti, per poi tagliarli con la giusta inclinazione una volta montati.

  9. Rinforzo del tetto

    Per coprire le linee di giunzione fra le falde si applicano sei profili angolari di legno.

  10. Taglio della rete elettrosaldata

    La rete elettrosaldata è scelta oculatamente, per offrire anche la giusta proporzione estetica rispetto all’insieme della costruzione. È venduta a metri ed è in rotoli, per cui bisogna spianare bene ogni pezzo necessario, dopo averlo tagliato a misur

  11. Assemblaggio finale

    Le antine che chiudono i due lati apribili della voliera sono fatte realizzando una cornice con le stesse tavole verticali applicate sugli altri lati. Il bordo interno della cornice va scanalato per poter inserire la rete che chiude la campitura centrale. La scanalatura si esegue con una fresatrice montata su banchetto.

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Boschi verticali, foreste galleggianti, pareti verdi, sono sostenibilità vera?

Tratto da “In Giardino n.75 – Giugno/Luglio 2022″

Autore: Nicla de Carolis

Stefano Boeri, l’architetto italiano pluripremiato per i suoi progetti innovativi, in occasione del Salone del mobile 2022 si è inventato “floating forest”, una foresta multisensoriale galleggiante realizzata come ecosistema indipendente sull’acqua della Darsena di Milano, per una città più verde, dove 610 alberi e più di 30 specie moltiplicano la biodiversità. Si tratta di una zattera su cui sono state messe piante che, finito il Salone, verrano trapiantate nel Parco della Vettabbia, nel comune di Milano davanti all’Abbazia di Chiaravalle. I materiali che compongono l’installazione sono volutamente assemblati a secco per consentirne il riutilizzo una volta dismessa l’installazione. Vi sono altri progetti che puntano a riportare il verde nelle città tutti ispirati dal lavoro di Patrick Blanc, artista e designer francese considerato l’inventore della parete verde moderna: Blanc per “far tornare la natura nelle città” prese spunto dalle foreste pluviali tropicali e dagli ambienti di alta quota, dove molte piante crescono senza o con una minima quantità di terreno a disposizione. L’esempio più noto ed elogiato è il bosco verticale di Boeri, dove le piante vivono in vasconi sui balconi e, come si legge nel sito del suo progettista, questo habitat ha stabilito un avamposto di spontanea ricolonizzazione vegetale e faunistica della città. E poi c’è il Green Wall realizzato sul deposito degli autobus dell’Azienda Trasporti Milanesi dall’agronomo Paolo Pignataro, le cui piante hanno funzione di sequestro del particolato, l’insieme di particelle inquinanti presenti nell’aria. O addirittura progetti ben più ambiziosi come la giungla urbana nella città di Prato, a firma sempre di Boeri e del biologo Stefano Mancuso che ha l’obiettivo di integrare il verde nella città riqualificando aree abbandonate con la messa a dimora di alberi e piante, creando orti e pareti vegetali. 

Floating forest progettata da Stefano Boeri per Timberland e installata in occasione
del Salone del Mobile 2022 sulla Darsena di Milano (Photo credits: Daniela Di Corleto)

La scelta di questa via per rendere migliore la vita nelle città è davvero sostenibile ? La domanda nasce pensando alla coltivazione delle piante nei vivai, con consumo di terreno, acqua, energia elettrica e carburante per il trasporto, nonché i consumi necessari per la manutenzione. Ha un senso ricostruire artificialmente ciò che, in maniera più imponente, ricca di varietà spontanee, la natura farebbe senza bisogno di alcun intervento umano? Se il suolo venisse lasciato libero demolendo ciò che è inutilizzato e se si smettesse di costruire, nel giro di poco tempo, rigogliose piante autoctone si riappropierebbero di grandi spazi.

Questi interventi dei sapiens per riparare errori di altri sapiens non saranno soluzioni costose e ininfluenti ai fini della rigenerazione dell’ambiente nelle città?

Pannelli OSB | Caratteristiche, lavorazione e prezzi

I pannelli OSB hanno un aspetto inconfondibile e accattivante, merito della colorazione delle scaglie che varia dal paglierino al marrone; hanno ottima resistenza meccanica e sono indeformabili. Esistono anche in versioni per ambienti umidi

Si sente spesso parlare di pannelli OSB, ma cosa significa OSB? È l’acronimo di Oriented Strand Board, ovvero “pannello a scaglie orientate”; la sua invenzione risale al 1949 (ma fu brevettato solo nel 1963) e la si deve ad Armin Elmendorf, un ingegnere americano che studiava sostituti del legno durante la seconda guerra mondiale.

I pannelli OSB sono stati per anni utilizzati esclusivamente come materiale da costruzione per strutture, soprattutto in edilizia, e casse per imballaggi, ma da diversi anni fa impazzire architetti e designer che lo propongono per rivestire pareti, pavimenti, scale e per complementi d’arredo.

Quale materiale si utilizza per realizzare pannelli OSB?

Il materiale per realizzare l’OSB si ricava con il taglio tangenziale di tronchi giovani di conifera (ma anche di qualche latifoglia) che produce fette lunghe e sottili, soggette a spezzarsi in scaglie. Le dimensioni di queste ultime variano mediamente da 60 a 150 mm di lunghezza, 10-35 mm di larghezza e 0,4-1 mm di spessore, con orientamento della fibra prevalentemente longitudinale.

Le scaglie vanno essiccate e successivamente compattate a caldo in grandi presse, con l’aggiunta di collanti a base di resine sintetiche che possono essere fenoliche, ureiche con aggiunta di melamina o poliuretaniche. Per l’utilizzo in interni, è preferibile utilizzare pannelli realizzati con l’impiego di colle poliuretaniche, in quanto gli altri tipi possono liberare formaldeide in quantità tali da renderli sconsigliabili negli ambienti chiusi o con scarso ricambio d’aria.

Come sono marcati i pannelli OSB

Quasi tutti i produttori di pannelli offrono i seguenti tipi:

  • OSB4, il più durevole, che consente l’uso in strutture con carichi meccanici e umidità elevati;
  • OSB3, costoso, è progettato per funzionare in condizioni con carichi meccanici e umidità maggiori. è comunque il tipo più diffuso anche nei centri fai da te: un pannello 18x1250x2500 mm fenolico costa da 32 a 37 euro.
  • OSB2, ideale per la costruzione di strutture portanti in stanze con un livello relativamente basso di umidità;
  • OSB1, minore resistenza e resistenza all’umidità.

I pannelli possono essere:

  • laccato, sulla cui superficie frontale è applicato uno strato di vernice;
  • laminato, utilizzato per la costruzione multipla di casseforme per il getto di calcestruzzo;
  • scanalato, cioè con le estremità elaborate sul principio della scanalatura a pettine da due o quattro lati.
Ripiano Per Reggimensola Per Fissaggio Su...
  • Mensola Mensola Per Fissaggio Su Mensole Applicata A Profili Lineari A Parete. In Osb...
Auprotec, Pannello in truciolato OSB/3 da 12 mm...
  • Pannello non levigato OSB/3, in materie prime rinnovabili, indeformabile e...
9mm OSB/3 Pannello a scaglie orientate tagliato...
  • OSB/3 pannelli non levigati, indeformabili e decorativi, taglio preciso, secondo DIN...

Prestazioni meccaniche dei pannelli in legno OSB

Le prestazioni meccaniche sono determinate dalla geometria delle scaglie e dal loro orientamento. Negli strati esterni le scaglie sono in prevalenza disposte parallelamente a uno dei lati (fattore che ne determina la migliore resistenza in una direzione), mentre in quelli interni sono perpendicolari a quelle esterne o disposte in modo casuale.

Come altri derivati del legno, è inattaccabile dagli insetti, non presenta nodi e fessurazioni, ha una resistenza all’umidità che può risultare molto elevata (in base alla tipologia di prodotto); le parti in OSB possono essere unite per avvitatura, purché l’inserimento avvenga a non meno di 8 mm dai bordi e 25 mm dagli angoli; a seconda dello spessore e del carico a cui è sottoposto il materiale si possono utilizzare chiodi e punti metallici, specialmente come collaboratori durante la presa dell’incollaggio. Come per altri pannelli, durante la movimentazione bisogna avere un occhio di riguardo per bordi e spigoli.

Pannelli OSB dimensioni

pannelli OSB

I pannelli OSB sono generalmente disponibili nella dimensione di 1250×2500 mm, con spessori compresi mediamente tra 8 e 30 mm, ma su richiesta si può arrivare a 2500×5000 mm e 40 mm di spessore. Esistono anche versioni maschiate per la posa a incastro, ovvero per realizzare grandi superfici come sottocoperture per tetti o rivestimento di intelaiature per facciate e solai.

Nella versione commercialmente più diffusa, le facce dei pannelli sono piane, ma con un’irregolarità superficiale data dalle minime differenze di spessore delle scaglie.

Questo conta poco se si devono realizzare strutture edili che vanno successivamente intonacate o rivestite a spessore; può essere anche un effetto gradito per la sua particolarità, in caso contrario l’OSB è disponibile anche in versione liscia, ovviamente a costi superiori. Si può sempre ovviare con un’energica levigatura, purché si proteggano pelle, occhi e vie respiratorie.

Come si lavora l’OSB

pannelli OSB
TAGLIO: I pannelli di OSB possono essere lavorati come qualsiasi altro pannello di legno; è bene proteggere le vie respiratorie quando si produce segatura per via delle resine in essi contenute.
pannelli OSB
AVVITATURA: è preferibile utilizzare viti con nucleo parallelo (gambo cilindrico), in quanto garantiscono una presa migliore rispetto alle comuni viti da legno con gambo conico.
SMALTATURA: Con la semplice verniciatura le superfici ruvide dell’OSB si trasformano in una tessitura materica originale con un effetto simile a una parete spatolata; per ottenere la copertura è necessario stendere più mani, con la prima più diluita, tirando la vernice in modo da farla penetrare negli interstizi.
pannelli OSB
FORATURA: è sempre necessaria prima di inserire le viti; oltre alle punte elicoidali si possono utilizzare mecchie, punte Forstner e seghe a tazza, queste ultime indicate per realizzare fori d’impugnatura nei mobili senza ricorrere a maniglie, per un’estetica più pulita.
pannelli OSB
INCOLLAGGIO: I margini dei pannelli di OSB sono ruvidi e poco eleganti, ma possono essere rifiniti meglio con un semplice listello in massello fissato con un filo di colla vinilica. Anche altri tipi di colla ottengono adesioni tenaci sull’OSB.
pannelli OSB
SPINATURA: Praticare con una maschera di foratura i fori per le spine è facile e questo sistema di giunzione, aiutato con un velo di colla, risulta particolarmente efficace.

Come rifinire i pannelli in OSB

Il compito del chiodino d’acciaio è di trattenere il listello, che rifinisce il lato brutto del pannello di OSB, al suo posto durante l’asciugatura della colla.
Con un cacciaspine si incassa leggermente la testa del chiodo nel legno.
Si deposita una goccia di colla nell’avvallamento e se ne elimina l’eccesso.
Si cosparge la colla fresca con un pizzico di segatura fine compattandola con un dito.
A colla ben asciutta si leviga con carta vetrata a grana fine e la testa del chiodino diventa invisibile.

Costruire casa con OSB

Nella costruzione di case in legno il sistema più diffuso al mondo, tipico delle abitazioni americane, è quello che impiega la tecnologia “Platform-frame”: la struttura della casa è costituita da telai in legno lamellare, ogni piano che si forma funziona da piattaforma per quelli successivi (da qui il nome); si possono realizzare edifici fino a 4 piani d’altezza. I prodotti di base sono profili in legno lamellare o legno massiccio e pannelli strutturali a base di legno OSB, oltre alla ferramenta. Pareti e solai sono formati da montanti posti a interasse, sui lati esterni viene posto il pannello di rivestimento di OSB legno del tipo più resistente all’umidità e più durevole, che copre interamente il telaio, utilizzando chiodi ad aderenza migliorata e angolari metallici.

Arredamento e Pavimento in OSB

L’arredamento di questa modernissima abitazione si basa su tre contenitori scorrevoli su binari che permettono di trasformare lo spazio abitativo adattandolo ai diversi momenti della giornata; l’abitazione misura poco più di 50 m2, ma le funzionalità occupano meno di metà spazio. La cucina può essere nascosta facendo scorrere uno dei pannelli laterali. Nel contenitore centrale è racchiuso un letto ribaltabile, nel terzo il guardaroba.

I contenitori sono concepiti partendo da una struttura metallica che supporta rivestimenti e contenitori realizzati con pannellature in legno pressato OSB, un materiale a basso costo, ma la cui disposizione casuale delle scaglie di legno e le differenze di colore producono superfici piacevoli; per ovvie ragioni sono stati trattati per renderli impermeabili e facilmente pulibili. www.pkmn.es

Pannelli OSB prezzi

Il prezzo dei pannelli legno OSB varia a seconda del rivenditore, della tipologia, della grandezza e dello spessore. I prezzi che seguono sono indicativi e sono riferiti al metro quadrato.

Pannello OSB 3 spesso 9 mm: 5 euro.

Pannello OSB 3 spesso 12 mm: 6-8 euro.

Pannello OSB 3 spesso 15 mm: 8-10 euro.

Pannello OSB 3 spesso 25 mm: 12-15 euro.

Pannello OSB 4 spesso 18 mm: 20-25 euro.

Pannello OSB 4 spesso 24 mm: 25-30 euro.

Partecipa al concorso “WD-40 Fai da te e Vinci”, condividi le tue foto e aggiudicati fantastici premi

Ritorna il concorso di WD-40 rivolto a tutti gli appassionati di fai-da-te che potranno caricare nel sito web dedicato all’iniziativa, una o più fotografie o video per presentare il proprio lavoro svolto utilizzando uno dei prodotti WD-40

Sei un vero appassionato di fai da te? Che tu sia un neofita o un vero bricoleur, hai tempo fino al 30 novembre per tentare la fortuna con il concorso “WD-40 Fai da te e Vinci”. Ogni mese verranno premiati i 6 vincitori che si saranno distinti per la capacità nel rappresentare l’efficacia del prodotto utilizzato, la riconoscibilità del prodotto all’interno della foto o del video e la qualità ed originalità dell’elaborato inviato.

Partecipare è davvero facile, in soli pochi e semplici passaggi si potrà inviare l’immagine o il video e tentare la fortuna: accedendo al sito www.wd40.it, si entra nella sezione dedicata al concorso https://wd40.it/campaign/faidateevinci/ e dopo essersi registrati compilando il form di partecipazione con i dati anagrafici richiesti, si entrerà nel vivo del concorso. Per completare l’adesione, si dovrà caricare un’immagine in linea con la tematica richiesta, ossia una fotografia o un video che mostrino un lavoro di manutenzione, riparazione o una nuova creazione fai-da-te svolti utilizzando un prodotto WD-40. Unitamente all’immagine sarà fondamentale  evidenziare come sia stato utilizzato il prodotto, la tipologia del lavoro e la confezione del prodotto promozionato.

Le immagini e i video idonei al concorso verranno caricati in una gallery online visibile agli utenti registrati e saranno giudicati ogni mese da una giuria incaricata. Ogni mese, infatti attraverso una preselezione, verranno individuati i 6 candidati più meritevoli e sarà stilata una classifica dalla prima alla sesta posizione.

Come nelle scorse edizioni del concorso, anche quest’anno i premi sono davvero imperdibili e dal forte appeal: uno Zaino moto Dainese per il 1° classificato e a seguire nelle diverse posizioni, una Maschera Dainese, un Banco da lavoro B+D, un compressore portatile B+D, una giacca antivento Macron, mentre per il sesto ed ultimo classificato è previsto un Aspirapolvere auto.

Il concorso sarà sostenuto da una campagna adv sulle riviste e portali dedicati al mondo del fai da te e bricolage, oltre ad un’intensa attività social per promuovere al meglio l’iniziativa.Non lasciarti scappare questa fantastica occasione e mostra a tutti le capacità maturate attraverso l’attività di bricolage. Distinguiti con originalità e condividi i tuoi ottimi lavori!

Come costruire uno scaffale fai da te con ruote

Benché piuttosto grande, il particolare sistema costruttivo a tamburato rende questo scaffale fai da te al tempo stesso leggero e robusto, così si sposta facilmente su ruote

Vogliamo realizzare uno scaffale fai da te per il soggiorno che si possa spostare dove più ci aggrada, senza fare fatica e, soprattutto, senza doverla svuotare e poi nuovamente riempire di supellettili: la soluzione è dotarla di ruote piroettanti calibrate al peso della struttura. Questo, però, impone l’obbligo di mantenere più leggera possibile la scaffalatura, pur non rinunciando alla doverosa robustezza.

Può fare al caso nostro il tamburato, largamente impiegato in falegnameria per gli usi più svariati: si tratta di imbastire un’intelaiatura di listelli e di chiuderla esternamente con pannelli di compensato. Se i listelli impiegati per la cornice sono di un’essenza esteticamente valida, li si può lasciare direttamente a vista, altrimenti è necessario rivestirli con bordino di piallaccio termoadesivo dello stesso legno del compensato scelto. La procedura prevede la realizzazione dei telai con i listelli cornice e anima (quelli interni longitudinali); segue il loro rivestimento con compensato spesso 4 mm e piallaccio sui bordi, infine l’assemblaggio delle parti, montanti, fondo, tetto e divisori nel mezzo.

I divisori sono più sottili dei montanti; si possono realizzare in vari modi, a seconda del tipo di compensato scelto per il rivestimento dei montanti, fondo e tetto. Se si usa normale compensato, i divisori possono essere fatti con tavole di abete, se si usa compensato di faggio, si deve ricorrere al paniforte impiallacciato nella stessa essenza.

Le ruote sono pivotanti in modo da consentire il libero movimento in tutte le direzioni. Per immobilizzare lo scaffale fai da te, c’è il classico pedalino di blocco dello scorrimento.

Chiusi tra il fondo e il tetto, i pannelli divisori possono essere montati senza elementi di fissaggio alcuno, o al massimo ricorrendo a un po’ di colla. Bastano, infatti, due sottili scanalature ricavate sulla faccia interna del fondo e del tetto per tenerli nella corretta posizione. Ovviamente questi pezzi vanno tagliati con una precisione millimetrica; inoltre non ci si deve scordare di montarli mentre si giuntano gli altri elementi (sarebbe assai più difficile, benché non impossibile, inserirli a scorrimento quando i montanti sono già uniti con il fondo e il tetto).

Per le sedi dei divisori sulla faccia interna del fondo e del tetto, non è consigliabile fare scanalature più profonde di 2 mm perché altrimenti si sfonderebbe il rivestimento del tamburato. La scelta del tamburato, in questo caso, ha un unico svantaggio, perché la presenza di zone vuote all’interno del fondo non garantisce una presa salda alle viti di fissaggio delle piastre delle ruote; pertanto è necessario l’irrobustimento dei punti in cui le ruote vanno fissate. La cosa si ottiene facilmente se, in fase di assemblaggio del telaio del fondo, si incolla un pezzo di listello di scarto, messo a raddoppiare lateralmente la larghezza del listello cornice.

Cosa occorre per realizzare uno scaffale fai da te con ruote

  • Listelli d’abete 40×32 mm: 8 pezzi (1) da 1380 mm (4 montanti di cornice dei fianchi e 4 anime del fondo e del tetto), 4 pezzi (2A) da 1300 mm come anime dei fianchi, 4 pezzi (2B) da 1460 mm come longheroni di cornice del fondo e del tetto, 8 pezzi (3) da 225 mm come chiuditesta di cornice dei fianchi, del fondo e del tetto, 4 basamenti da 48 mm per il fissaggio della piastra delle ruote;
  • Compensato faggio da 4 mm: 4 pannelli (6) da 305×1380 mm per il rivestimento interno di fianchi, fondo e tetto, 4 pannelli (7) da 305×1460 mm per il rivestimento esterno;
  • Paniforte impiallacciato faggio da 19 mm: 3 divisori (4) da 305×1380 mm, 12 ripiani (5) da 305×325 mm;
  • Chiodi d’acciaio a testa piatta 2,5×50 mm;
  • Colla vinilica;
  • 12 spine Ø 10×40 mm;
  • 48 piolini reggipiano Ø 5 mm;
  • Bordino termoadesivo faggio (8,5 m largo 20 mm e 6 m largo 40 mm, il doppio se vogliamo uno scaffale double face);
  • 4 robuste ruote piroettanti con diametro almeno 80 mm;
  • Viti per il fissaggio delle ruote e del basamento;
  • Materiale di finitura.

Montanti di listelli rivestiti

Tempo richiesto: 1 giorno

  1. Unire con colla e chiodi i listelli per realizzare i telai dei montanti

    È necessario lavorare su una superficie perfettamente piana per ottenere il corretto allineamento laterale dei pezzi da accoppiare. Posizioniamo e uniamo con colla e chiodi i listelli per realizzare i telai dei montanti, del fondo e del tetto. I chiodi piantati sui bordi che restano a vista, vanno messi interponendo un pezzetto di compensato di scarto, per evitare di ammaccare il legno su cui si dovrà applicare il bordino di piallaccio.

  2. Aiutarsi con morsetti e lunghi listelli di legno

    Incolliamo i pannelli di compensato, che vanno a formare le facce dei montanti, del fondo e del tetto, interponendo fra i morsetti lunghi listelli di legno in modo da distribuire uniformemente la pressione. Quando la colla è essiccata, dopo i morsetti, togliamo anche i pezzetti di scarto, messi a protezione, e i relativi chiodi. I fori che inevitabilmente rimangono vanno stuccati.
    scaffali fai da te

  3. Innestare le spine

    La spinatura di giunzione dei pezzi è un altro passaggio di precisione. Utilizziamo la maschera, i marcatori e l’arresto di profondità, in modo da ottenere il perfetto allineamento dei profili, una volta innestate le spine.

  4. Effettuare la sequenza di fori

    I piolini che reggono un ripiano devono risultare perfettamente alla stessa altezza; per effettuare la sequenza di fori rileviamo esattamente il punto da cui partire e facciamolo corrispondere sia sui montanti sia sui divisori. Utilizziamo una speciale guida di foratura e dotiamo la punta di arresto di profondità.
    scaffale fai da te con ruote

Consigli per un lavoro ben fatto

Per incollare i montanti dello scaffale fai da te alla base e al tetto teniamo insieme le parti con un sistema ingegnoso fatto di morsetti e pezzi di legno di scarto.
Per le sedi dei piolini, facciamo una fresatura sul lato inferiore dei ripiani; la sede deve essere un poco più ampia.
Tutte le coste a vista vanno rivestite con piallaccio a nastro dello stesso legno del rivestimento. Se invece abbiamo usato normale compensato per il rivestimento esterno, possiamo anche lasciare nudi i listelli sulle coste: la finitura riuscirà a uniformare l’aspetto estetico.
Negli angoli sovrapponiamo le due strisce e tagliamo con il cutter a 45°, in un solo passaggio. Tolte le eccedenze, facciamo aderire i lembi.

Alternative per i reggipiani: speciali supporti o comuni spine

Al posto dei piolini fatti con i cilindretti metallici, sistema semplice e funzionale, possiamo applicare ai ripiani altri tipi di reggipiano. Un tipo molto elaborato, ma che permette di mettere perfettamente in bolla ogni ripiano, fa affidamento su supporti regolabili per applicare i quali si deve usare una punta Forstner per fare uno scasso tondo e cieco che ospiti il corpo del supporto da stringere in sede con una vite.

Poi va fatto anche un foro più piccolo dove va a incastrarsi un perno fisso. Nei fori sui montanti si inseriscono all’altezza voluta i piolini metallici che si accoppiano con il supporto. Questa soluzione è di assoluta tenuta e sicurezza (importante in un mobile con ruote che può essere spostato).

Al contrario, se si vuole adottare una soluzione molto semplice, senza utilizzare neanche i cilindretti metallici, si opta per le spine di faggio, inserite direttamente nei fori sui montanti.

Come costruire una casetta di legno da giardino | Guida completa

L’autocostruzione permette di uscire dagli schemi e realizzare un box capiente ed esteticamente gradevole, impreziosito dall’ampia copertura piana che può essere in breve tempo ricoperta da piante tappezzanti

Come costruire una casetta di legno da giardino? Esistono differenti soluzioni…spesso però si finisce per realizzare il solito box “né carne né pesce”. La base di questo progetto è la ricerca dell’originalità, alla fine la spesa non si discosta molto da quella di un box per le biciclette macchine da giardino o per le attrezzature che si utilizzano nel tempo libero.

Pur conservando di base un criterio elementare, la nostra costruzione fai da te è ben diversa dalle casette in legno in commercio, quasi sempre con il tetto a falde e con un aspetto che le rende somiglianti le une alle altre.

Progetto casetta in legno originale

Ecco come costruire una casetta di legno da giardino i cui elementi distintivi sono essenzialmente due: la listellatura che riveste il perimetro e il tetto piano che diventa una grande aiuola sospesa.

Le pareti sono costituite da telai rivestiti da pannelli di OSB, esteticamente piacevoli, oltre che robusti, grazie alla superficie movimentata dalle scaglie irregolari pressate in modo casuale; se si riesce a reperire pannelli con i bordi conformati a incastro, come avviene per le perline, alcune fasi del lavoro risultano più semplici e le giunzioni sono più precise.

Come costruire una casetta di legno da giardino senza incastri

Come illustrato nelle sequenze costruttive per capire come costruire una casa in legno non c’è bisogno di realizzare incastri, tutta la costruzione si porta a termine con un gran numero di viti. Proprio questa caratteristica ci porta ad analizzare un elemento importante sul quale spesso si tende a sorvolare: in una costruzione così importante, destinata a durare molti anni, non è il caso di lesinare sulla scelta delle viti, meglio spendere qualcosa di più, ma impiegare prodotti di qualità superiore.

Per tutte le casette in legno per giardino si utilizzano viti autoperforanti (SPAX), provviste di alette sottotesta che realizzano direttamente la svasatura e di un filetto ondulato che genera una controfilettatura molto profonda, contrastando lo svitamento naturale.

La punta quadra non dilata il legno, ma trancia di netto le fibre evitando spaccature del materiale: un fattore importante tanto per l’inserimento nei pannelli OSB quanto per affondare in profondità nelle teste dei travetti. Si lavora più velocemente e si può contare sulla buona esecuzione del lavoro, i trattamenti a cui sono sottoposte assicurano una lunga durata.

Per costruire una casetta in legno utilizziamo pannelli OSB

I pannelli OSB (Oriented Strand Board) sono costituiti da scaglie di legno incollate tramite resine sintetiche e pressate in strati incrociati; in base alla destinazione d’uso vengono suddivisi in 4 tipi per applicazioni in ambienti asciutti, più o meno umidi o con funzione portante in luogo umido.

Il tipo impiegato è l’OSB/3 nello spessore di 22 mm; i pannelli sono solitamente reperibili nelle misure 2440×1200/1220 mm e 2500×1250 mm; i pannelli OSB prezzi si aggira intorno ai 13-15 euro/mq. Per costruire casa in legno è consigliato l’impiego di listelli di abete rosso nella sezione 70×70 mm, mentre quelli di finitura esterna disposti in orizzontale sono di Douglas con sezione 44×70 mm.

I pannelli OSB e i listelli strutturali possono essere acquistati nei centri di bricolage più forniti; per il Douglas bisogna invece rivolgersi a un magazzino di legnami. L’intera casetta in legno fai da te si può realizzare con un costo complessivo di 1.000-1.200 euro.

Progettazione casa in legno

La preparazione dei telai per costruire la casetta in legno

  1. I travetti che compongono la struttura delle pareti vanno tagliati a misura, considerando che i montanti rimangono chiusi tra le traverse superiore e inferiore.
  2. Una coppia di viti Ø 6×120 mm realizza una solida unione, meglio se coadiuvata da una spennellata di colla sulla zona di contatto, avendo cura di ripulire immediatamente quella in eccesso dopo l’avvitatura.
  3. Sul lato rivolto a pavimento, i pannelli di OSB vanno bisellati a 45°, in modo da favorire lo sgrondo dell’acqua piovana. Come si vede meglio nelle foto successive, il pannello va montato con la bisellatura rivolta all’interno e sporgente rispetto allla traversa inferiore del telaio.
  4. Non appena il telaio di ciascuna parete è completo, si avvita a esso il pannello più basso. Sul lato sinistro il pannello deve trovarsi a filo esterno del montante, mentre dal lato opposto deve sporgere di circa 92 mm (lo spessore del montante concorrente più quello del relativo pannello), in modo che le pareti possano essere composte a correre.
  5. Il telaio della porta è una semplice cornice realizzata con gli stessi listelli che va rivestita con un pannello di OSB: tre lati devono rimanere a filo esterno della cornice, quello inferiore va bisellato e fatto sporgere verso il basso come gli altri.
  6. Conviene intercalare la preparazione dei telai con la stesura della finitura sui listelli di Douglas che rivestono l’esterno: trattandosi di numerosi pezzi che vanno finiti con un primer e con due mani di smalto bisogna attendere l’asciugatura dei prodotti tra una mano e l’altra, seguitando nella costruzione del box giardino. Se non si dispone di una superficie ampia dove porli ad asciugare tra una mano e l’altra, bisogna inoltre trattare una parte di listelli per volta.
  7. Per il montaggio dei piedini si utilizzano le boccole filettate internamente e provviste di rostri sottotesta: si realizza un foro dello stesso diametro della boccola in corrispondenza di ogni montante, la si inserisce e con un colpo di mazzuolo si fanno penetrare i rostri nel legno, facendola terminare a filo piano.
  8. I piedini si avvitano nelle boccole lasciandoli sporgere per circa 15 mm; una volta collocate le pareti sul basamento si procede alla giusta regolazione per un appoggio in piano.
  9. Ogni parete pronta per il montaggio sul posto è costituita dal telaio e dal pannello di base per casetta in legno: in questo modo possono essere movimentate senza difficoltà.

La casetta di legno si monta sul posto

Il montaggio del box deve avvenire su una pavimentazione piana e regolare. Durante gli spostamenti i telai vanno sempre tenuti sollevati da terra, evitando di far strisciare i piedini, in quanto concepiti per sostenere il carico verticale, ma non le trazioni.

Nelle fasi di posizionamento è bene essere in due per poter verificare gli allineamenti e procedere all’assemblaggio delle pareti: una differenza millimetrica da un lato può essere fonte di sfasamenti superiori al centimetro dal lato opposto.

  1. Una tavola ausiliaria posta di sbieco, come si vede nella foto, bloccata con un morsetto, serve da puntello per sostenere il primo lato mentre gli si accosta il secondo per assemblarlo.
  2. Un badile, una vanga o qualsiasi attrezzo simile aiutano a sollevare la seconda parete, dopo averla accostata alla prima, per fare in modo che entrambe si trovino perfettamente allineate in altezza, così da poter regolare l’appoggio dei piedini.
  3. Con 3 viti autoperforanti e autosvasanti che attraversano i montanti si collegano le due pareti. In questa fase occorre prestare attenzione all’allineamento verticale sul filo esterno.
  4. A questo punto si può agire sui piedini per la regolazione fine, facendo in modo che l’appoggio a terra risulti stabile ed equilibrato e che la struttura non venga rialzata più di 3 cm da terra, altrimenti il filetto non ha una presa sufficiente nella boccola filettata. Trovata la regolazione, si blocca la vite con il controdado per evitare rotazioni accidentali.
  5. Completato il perimetro ripetendo la procedura per le altre pareti, si stende un cordone di colla sul profilo superiore dei pannelli di OSB premontati e a essi si sovrappone il secondo corso di pannelli.
  6. Sempre controllando che non emergano disallineamenti, si procede al fissaggio dei pannelli, inserendo viti che li attraversano e penetrano nei montanti.
  7. Una volta completato l’assemblaggio, le pareti si presentano esternamente come una superficie continua, facile da rifinire a rullo con un protettivo per legno. Le superfici non richiedono la carteggiatura preventiva, ma gli spigoli vanno comunque smussati con alcune passate di abrasivo grossolano. è preferibile che la scelta della finitura ricada su un prodotto a base di resine sintetiche piuttosto che su un semplice acrilico: la durata in esterno è superiore e, operando all’aperto, anche eventuali odori di solvente e i tempi di asciugatura più lunghi non influiscono negativamente sul lavoro.
  8. Il montaggio dei listelli orizzontali di Douglas si effettua dopo aver predisposto la copertura. Ogni giro di listelli va disposto a correre, quindi ciascun elemento deve essere lungo 70 mm più della parete. Fanno eccezione quelli che interessano la porta e le porzioni di parete ai lati della stessa.
  9. Il lavoro inizia dall’alto ed è importante partire con un allineamento perfetto, il quanto il primo corso fa da riscontro per il secondo, il secondo per il terzo e così via; si utilizzano distanziali calibrati per mantenere un interasse costante tra i listelli, che vanno fissati con viti inserite dall’interno per non lasciare elementi di collegamento visibili.

Porta e pareti finestrate

  1. Per far entrare luce all’interno, nella specchiatura della porta e al centro delle pareti si possono realizzare le aperture per inserirvi un vetro acrilico: rispetto alla dimensione del foglio trasparente, l’apertura dev’essere 6-8 mm superiore.
  2. Le cornici fermavetro interna ed esterna possono essere realizzate con listelli quadri, triangolari o a quarto di cerchio, facendo in modo che il loro spessore, sommato a quello del vetro acrilico, sia pari o di poco superiore a quello del pannello di OSB; in ogni caso, la cornice esterna deve risultare a filo del pannello. Il montaggio si effettua con silicone idoneo, senza bisogno di chiodini.
  3. In corrispondenza del lato su cui la porta è incernierata, i listelli di Douglas devono essere tagliati a doppio angolo di 45°, in modo che la porta possa ruotare a 90°, fino a porsi perpendicolare alle pareti.
  4. Per non lasciare elementi metallici sporgenti, i due elementi dello scrocchetto si fissano sulle facce inferiori di due listelli contigui, ad altezza comoda per l’azionamento.
  5. Come si nota, sul lato di apertura, i listelli che rivestono la porta sporgono di un paio di centimetri e svolgono funzione di battuta in chiusura; quelli concorrenti sulla parte fissa risultano di conseguenza più corti.

La doppia travatura, il tavolato e la grande vasca

Tempo richiesto: 8 ore

  1. Posizionamento dei listelli

    Sulle traverse sommitali delle pareti si avvitano 5 listelli di sezione 100×60 mm equamente distanziati, fissando i due più esterni alle pareti laterali e quelli interni alle pareti anteriore e posteriore. La loro lunghezza dev’essere tale da avere una sporgenza di 350 mm su ogni lato (nel nostro caso, 3200 mm).costruire una casetta di legno

  2. Posizionamento dei listelli perpendicolari a quelli precedenti

    Con lo stesso concetto, quanto a interasse e lunghezza, si fissano perpendicolari ai travetti precedenti altri 5 travetti, la cui sezione iniziale è di 120×60 mm.costruire una casetta di legno

  3. Assicurarsi che il lato superiore dei listelli sia tagliato sbieco

    Per conferire alla copertura la pendenza necessaria, il lato superiore dei listelli dev’essere tagliato sbieco in modo da avere una sezione decrescente da un’estremità all’altra passando da 120 a 60 mm.costruire una casetta di legno

  4. Posizionare i pannelli

    Sulla travatura inclinata si avvitano i pannelli affiancati fino a formare un tavolato continuo. I pannelli vanno posizionati perpendicolari alle travi.costruire una casetta di legno

  5. Fissaggio dei pannelli

    L’ideale è che i pannelli siano provvisti di bordi a incastro dente e canale, in modo che le giunzioni risultino stabili. Il consiglio è di sfalsare le linee di giunzione tra i pannelli e di stendere sull’incastro un cordone di colla: il primo accorgimento riduce la possibilità di flessione, il secondo garantisce un’efficiente sigillatura.costruire una casetta di legno

  6. Installare i pannelli che chiudono frontalmente

    Come linea guida, i pannelli che chiudono frontalmente la copertura vanno fissati con il lato inferiore a filo del primo corso di travetti; per determinare la loro altezza è meglio aver già chiara quella dei vassoi con le piante, così da realizzare una “vasca” poco più alta che lasci intravedere le piante, ma non i vassoi.costruire una casetta di legno

  7. Rivestire la superficie con uno strato di feltro bituminoso

    L’intera superficie va rivestita con uno strato di feltro bituminoso, avendo cura di risvoltare i bordi anche sulle pareti della vasca. Il fissaggio si effettua con chiodini e le strisce parallele devono essere sovrapposte di circa 10 cm.costruire una casetta di legno

  8. Applicare lo stato di impermeabilizzazione

    Lo strato impermeabilizzante può essere costituito da un foglio adesivo di materiale bituminoso per utilizzo a freddo, anche per queste strisce è necessario sovrapporre di alcuni centimetri i lati.

Il tetto verde

Dopo aver terminato di costruire la casa in legno fai da te, la copertura può essere realizzata in diversi modi, conferendole una pendenza minima del 2%; il sistema più semplice ed economico consiste nella realizzazione di un tavolato continuo ricoperto con tegole canadesi, ma ci si può cimentare anche nella composizione di un tetto verde, ottenendo una sorta di grande vasca in cui collocare vassoi completi di substrato e piantine: il sedum è una specie molto indicata per queste applicazioni, trattandosi di una tappezzante che ha uno sviluppo radicale limitato, è resistente alla siccità, è poco incline alle malattie e all’attacco di insetti e richiede una manutenzione pressoché nulla.

Occorre predisporre un adeguato strato protettivo di fondo e un efficace sistema drenante; le piantine si possono trovare in vassoi già predisposti con un substrato di materiale drenante (solitamente di tipo vulcanico) e composto organico ricco di sostanze nutritive; la conformazione della base dei vassoi permette, affiancandoli, di ottenere una serie di canali che consente lo smaltimento dell’acqua di pioggia (per questa specie non è necessario un impianto di irrigazione).

La pendenza del tetto va conformata in modo da ottenere una naturale confluenza dalla pioggia verso un angolo, in cui si realizza un foro per il tubo di scarico; una catenella aiuta a scaricare l’acqua senza schizzi. Il tetto verde si può realizzare anche in abitazioni più grandi

Per chi non ha tempo, le competenze necessarie o gli strumenti, si possono trovare già pronte a cifre modiche presso i negozi di bricolage più forniti.

Il Gruppo FERVI ad Autopromotec 2022 per supportare il settore automotive

Con la sua presenza come espositore a Bologna Fiere tra il 25 e il 28 maggio per Autopromotec 2022, la Biennale Internazionale delle Attrezzature e del Postvendita Automobilistico, il Gruppo Fervi ha voluto promuovere in un contesto ad alta specializzazione le attività veicolate tramite le aziende del gruppo. Utensili per la manutenzione, arredi da officina, sistemi di fissaggio e lavorazione lamiere, strumenti di misura, sono le attività specifiche delle aziende del gruppo, orientate ai professionisti del settore MRO (Maintenance, Repair and Operations) e agli appassionati del fai-da-te.

Nel grande stand ad Autopromotec 2022 (Padiglione 36 stand C38) i visitatori hanno conosciuto e constatato l’alta qualità e l’affidabilità dei prodotti Fervi, raccolto informazioni, preso accordi commerciali e hanno ammirato da vicino una potente Panigale V4 R, la moto con cui i piloti del Team Aruba.it Racing Ducati – di cui Fervi è sponsor tecnico – gareggiano nel campionato di Superbike.

La partecipazione ad Autopromotec 2022 è stata anche l’occasione per l’azienda emiliana di confermare il proprio ruolo nel mercato del post-vendita automobilistico, settore nel quale Fervi sta investendo in modo sempre maggiore, affiancando quotidianamente gli operatori di officine, carrozzerie ed elettrauto con prodotti professionali, in grado di ottimizzare il rapporto qualità-prezzo e di andare incontro alle esigenze di un mercato in continua evoluzione.

Chi è Fervi

Quotata in borsa sul mercato AIM Italia (Alternative Investment Market) Fervi S.p.A. è un’azienda ben radicata nel suo territorio. Nasce nel 1978 con il nome di Veprung Srl affermandosi come grossista per l’utensileria meccanica. Nel 1991 crea il marchio Fervi e, cambiando proprietà, nel 2011 consolida il proprio percorso di crescita. Nel 2012 pubblica il primo dei 44 cataloghi realizzati fino ad oggi.

La vera espansione del Gruppo modenese inizia però nel 2015 con l’acquisizione di Ri-flex Abrasives e continua tre anni dopo con l’acquisizione del 40% della spagnola Sitges Maquinas y Acesorios e di Vogel Germany & Co Kg nel 2019. Ultima arrivata nel Gruppo Fervi nel 2021 è la bolognese Rivit che completa quello che nel 2022 diventa ufficialmente FERVI GROUP, il primo gruppo italiano del settore della MRO.

L’obiettivo di questo progetto guidato da Fervi è di accrescere il know-how tecnico e il proprio posizionamento su mercati diversificati, portando avanti la trasformazione digitale dei servizi per offrire ai clienti un supporto costante, efficiente e di ultima generazione, divenendo protagonista di un vero e proprio progetto imprenditoriale a livello internazionale.

Servizi

L’azienda è presente su diverse piattaforme digitali come i più diffusi Social Network e il sito www.fervi.com, di facile consultazione, costantemente aggiornato con informazioni tecniche sui prodotti e, con la sezione “Dove acquistare”, consente di individuare il rivenditore più vicino in base alla zona geografica di riferimento, per acquistare i prodotti dell’azienda modenese o per richiedere supporto in caso di problemi tecnici. Inoltre, per i soli rivenditori autorizzati, Fervi ha all’attivo anche il progetto “Fervi Arreda” grazie al quale è possibile creare, arredare e personalizzare il proprio showroom con espositori da parete, da banco, vele e gazebo a marchio Fervi.

Fervi in numeri

Oggi Fervi offre a catalogo più di 8600 referenze di cui 4099 dedicate al mondo dell’officina auto-moto e ha una presenza capillare che si sviluppa in oltre 4500 punti vendita, in Italia e in oltre 50 Paesi del mondo, raggiungendo più di 8000 clienti con oltre 3000 ordini al mese. L’azienda inoltre possiede le certificazioni DNV per il sistema di gestione della qualità (ISO 9001), per la salute e sicurezza sul lavoro (ISO 45001) e per la gestione ambientale (ISO 14001).

Sponsorship e collaborazioni

Le diverse sponsorship con il mondo sportivo confermano l’alto livello di professionalità e di resa dei prodotti Fervi che, grazie a expertise e know-how acquisiti negli anni, si è convertita da tempo in un partner affidabile e in un punto di riferimento per il settore.

L’azienda infatti è attiva anche a sostegno dello sport e dell’istruzione grazie a sponsorizzazioni di realtà sportive a diversi livelli, tra le altre i team Aruba.it Racing Ducati di Superbike e Supersport, per i quali ha arredato i box con cassettiere e attrezzi personalizzati con i colori dei team, oppure la partnership con il pilota riminese di Superbike Michael Ruben Rinaldi per supportare i talenti della Motor Valley o, ancora, l’allestimento degli spazi dedicati all’officina moto presenti nella MWC Square all’interno del Misano World Circuit costantemente aperta al pubblico. Attraverso la collaborazione con diverse università italiane il gruppo supporta anche le attività di ricerca tecnica mettendo a disposizione gli strumenti necessari, come avviene per esempio con Dynamis, il Reparto Corse del Politecnico di Milano.

Il pilota riminese di Superbike Michael Ruben Rinaldi insieme a Mauro Balbi, redattore di Edibrico