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Come sostituire la cinghia della lavatrice


Perché occorre, talvolta, sostituire la cinghia della lavatrice? Nella maggior parte dei casi l’età dell’elettrodomestico, uno strano rumore e l’immobilità del cestello fanno pensare che la lavatrice sia giunta al capolinea; invece basta sostituire la cinghia strappata e fare un po’ di pulizia dei componenti interni.

La prima cosa da fare per sostituire la cinghia della lavatrice è trovare il modo di aprire il portello e togliere il bucato, azione possibile solo dopo che la lavatrice ha scaricato l’acqua: dopo averla spenta si fa ruotare la manopola dei programmi (altro che selettori a sfioro!) fino alla posizione di centrifuga, quindi si riaccende la macchina e ruotando con circospezione la manopola si intercetta la posizione di scarico dell’acqua. A questo punto si può aprire il portello, togliere la biancheria e cercare di capire cosa non funziona nella cinghia lavatrice. Se invece vogliamo eseguire una manutenzione a più ampio raggio consigliamo la lettura del nostro articolo sulla manutenzione della lavatrice.

Come sostituire la cinghia della lavatrice

Tempo richiesto: 1 ora e 30 minuti

Pulizia del motore e supporti rotanti

  1. Scollegamento dalla rete elettrica

    Per cambiare cinghia lavatrice si scollega la lavatrice dalla rete elettrica, la si sposta in modo da poter accedere al retro (senza mettere in trazione i tubi di mandata e scarico dell’acqua) e si smonta il mantello posteriore togliendo le viti che lo fissano alla carcassa; a seconda del modello, può succedere che il top ne impedisca la rimozione e vada anch’esso smontato nello stesso modo. Il problema balza agli occhi: la cinghia che trasmette il moto al cestello è strappata di netto.scollegamento rete elettrica lavatrice

  2. Disincostrare le feritoie

    Nella maggior parte dei casi è possibile notare che le feritoie di raffreddamento del motore sono quasi completamente occluse dallo sporco. Con un getto d’aria, se si dispone di un piccolo compressore portatile, si possono disincrostare in un attimo.disincrostare feritoie lavatrice

  3. Lubrificare i supporti rotanti

    Con qualche spruzzo di WD-40 Multifunzione Flexible si ripristina il pieno scorrimento dei supporti rotanti, eliminando ogni possibile attrito.

  4. Verificare lo stato dei cuscinetti

    Per scrupolo si effettuano ulteriori controlli: prima di sostituire la cinghia della lavatrice si verifica manualmente lo stato dei cuscinetti su cui è montato il cestello (di solito due). Si prova a farlo girare dando un colpo secco e, se non si avverte rumore metallico, ma la rotazione del cestello produce solo un leggero “soffio”, dovrebbero essere a posto. Come ulteriore verifica si afferra il cestello nei bordi superiore e inferiore e si prova a tirare e spingere, muovendolo con decisione, per accertarsi che non ci siano giochi; qui pare tutto ok e anche la guarnizione dell’oblò non presenta segni di usura che ne suggeriscano la sostituzione.

  5. Annotare il codice della vecchia cinghia

    Prima di buttare la vecchia cinghia trapezoidale bisogna annotare il codice riportato sul suo lato esterno, da fornire al rivenditore di ricambi per avere una nuova cinghia conforme al modello dell’elettrodomestico. Qualora fosse illeggibile, conviene scattare una foto alla targhetta con i dati tecnici e portarla con sé, facendo attenzione che siano riconoscibili marca, modello e numero di serie della lavatrice.

  6. Montare cinghia lavatrice nuova

    Per montare la nuova cinghia la si calza sulla puleggia calettata sull’albero motore (quella piccola) e poi si inserisce la cinghia nella puleggia grande che fa ruotare il cestello; per portarla interamente dentro la gola occorre ruotare la puleggia in senso antiorario. In questa tipologia di trasmissione il peso del motore fa da tendicinghia e non serve alcuna particolare registrazione.

Malta di cemento | Come prepararla in 4 mosse

La malta di cemento viene usata per realizzare muri di mattoni in esterno e interno

La malta di cemento viene usata per realizzare muri di mattoni in esterno e interno. Quando ha fatto presa è compatta e resistente, per cui si utilizza anche per fare riparazioni e piccole fondazioni. Per preparare la malta di cemento è necessario mescolare tra loro il cemento, gli inerti e l’acqua nelle giuste proporzioni in modo da ottenere un composto che indurisca in maniera corretta. L’uso di inerti è essenziale, dato che il solo legante mescolato all’acqua, anche se in grado di fare presa ugualmente, non raggiungerebbe la plasticità e lavorabilità richieste. A seconda della dose necessaria, si prepara la malta nel secchio da muratore, in un carriola o sul suolo.

La sua corretta preparazione è fondamentale per intonacare una parete o per erigere un muro di mattoni

Per gli impasti maggiori bisogna avvalersi di una betoniera. Acquistiamo sempre il quantitativo di cemento che ci è necessario in quanto si degrada con una certa rapidità (anche se ben conservato) perdendo parte delle sue qualità. È utile sapere che esistono diversi tipi di cemento: per gli impieghi normali va bene il tipo Portland il cui grado di resistenza viene indicato da un numero (325, 425). Il cemento indurisce tanto all’aria quanto in acqua ed è il materiale base per realizzare il calcestruzzo. La presa avviene in 24/36 ore, ma l’indurimento definitivo si raggiunge dopo 28 giorni.

Cosa serve per preparare la malta di cemento

  • Sabbia,
  • ghiaia
  • acqua
  • Cemento Portland “325” o “425”
  • Cazzuola
  • Badile

Composizione malta cementizia

composizione malta cementizia

Le proporzioni (in volume) di cemento, sabbia e acqua sono: 1-4-1. A= cemento; B= sabbia; C= acqua. Se l’impasto deve contenere anche ghiaia, si considera questa facente parte della sabbia.

Come fare la malta

Tempo richiesto: 20 minuti

  1. Preparazione dell’impasto nelle giuste proporzioni

    Prepariamo l’impasto con il badile mescolando accuratamente inerti (sabbia) e cemento asciutti. In questo modo riusciamo a ottenere un insieme omogeneo per una migliore riuscita della malta.miscela sabbia per malta di comento

  2. Versare l’acqua

    Dopo aver formato con il badile un profondo cratere nel miscuglio di inerti e cemento, versiamo tutta l’acqua necessaria al suo interno. Cerchiamo di evitare eventuali colature laterali.

  3. Miscelare l’impasto

    Facendo attenzione a non far tracimare l’acqua, iniziamo a ribaltare l’impasto nel cratere in modo da portare a contatto con l’acqua tutto il materiale.

  4. Impastare

    Rivoltiamo l’impasto con il badile fin quando non rimane più miscuglio asciutto. Poi continuiamo a lavorare fin quando risulta molto morbido e senza grumi.

Malta pronta

malta pronta

Sono disponibili numerosissime miscele di leganti e inerti, già pronte nelle proporzioni ottimali, per l’esecuzione del lavoro. Si trovano, tra l’altro, malte di cemento, di calce, finiture per pareti, adesivi per piastrellatura, stabiliture, cementi rapidi, gessi, ecc. Il loro impiego facilita molto il lavoro, in quanto si salta del tutto la fase di miscelatura: basta passare direttamente al mescolamento con l’acqua necessaria e sono subito pronte per l’uso. Ottimi, ad esempio le malte pronte Knauf

Come piantare un palo stabile e duraturo

Dovunque occorra un palo bisogna saperlo piantare nel modo corretto perché abbia una giusta tenuta

Sia che occorra una recinzione, sia che si voglia montare un portico o un capanno per gli attrezzi, occorre sapere come piantare un palo. Cominciamo col dire che oggi la cosa è facilitata dai semilavorati di legno impregnato a caldo e sotto vuoto che ci risparmiano per anni ed anni il lavoro di protezione: i tarli del legno ne stanno lontano, l’acqua si limita a bagnarli, caldo, freddo, sole o pioggia non li offendono.

Per capire come piantare un palo, accantonato il problema del materiale resta quello di montarlo in modo stabile, lavoro abbastanza semplice ma, se non si dispone di macchine specifiche, piuttosto pesante. Vediamo quindi come piantare un palo.

Come piantare un palo, che attrezzi servono?

Per fare in terra fori stretti e profondi esistono le trivelle manuali, economiche e precise, ma molto faticose da usare soprattutto in terreni compatti, non tanto per mandarle giù, ché basta girarne il manico, quanto per tirarle su cariche di terra. In terreni argillosi e compatti conviene fare con una punta da muro lunga e grossa un foro d’invito in cui versare a più riprese, fino a “rifiuto”, dell’acqua che ammorbidisca il terreno.

Per non faticare eccessivamente ci vuole calma e pazienza: un giro e mezzo in senso orario, mezzo giro all’inverso e tira su, un po’ come quando si filetta.

Nei migliori centri per far da sé ed in molti magazzini per edilizia, comunque, sono disponibili a nolo trivelle meccaniche che dimezzano la fatica e riducono del 60 % il tempo necessario. Quelle più potenti vanno però tenute e guidate da due persone robuste, per cui non possono essere usate se non si ha un aiutante.

Come piantare un palo, la tecnica

Tempo richiesto: 2 ore

  1. Applicare il supporto e versare il cemento

    Per capire come piantare un palo occorre dire che i pali possono essere direttamente cementati nel terreno scavando una buca e bloccandoli nella gettata di calcestruzzo con grossi chiodi sporgenti di 8-10 centimetri. Più semplice oggi l’uso di supporti metallici o dotati di gambi elicoidali da cementare come si vede nelle foto o da infiggere direttamente nel terreno.
    Il cemento va accuratamente mescolato prima di versarlo ai piedi del palo e va compresso in sede per eliminare ogni bolla d’aria.
    finché il cemento non ha fatto sicuramente presa il palo va tenuto diritto con l’aiuto di tavole e listelli.piantare un palo nel terreno

  2. Mantenimento della stabilità con supporti

    Finché il cemento non ha fatto sicuramente presa il palo va tenuto diritto con l’aiuto di tavole e listelli.stabilizzare un palo

  3. Fissaggio dei tirafondi

    Tutti i tipi di staffe per pali sono dotati di fori per il passaggio di tirafondi, ma non sempre i fori sono sfalsati, per cui le viti non possono superare metà spessore del palo. Bloccato in posizione il palo, si aprono attraverso i fori della staffa i fori d’invito per i tirafondi, di diametro 1,5 o 2 mm inferiore rispetto alla filettatura.

  4. Schema di fissaggio

    Una volta asciutto il cemento il palo è solidamente piantato al terreno, come la sua base come evidenziato nel disegno.

Due possibili soluzioni per le staffe di sostegno

staffa sostegno palo

Se il tempo e l’umidità han fatto marcire la base di un vecchio palo non occorre sostituirlo tutto. Basta tagliar via la parte ammalorata e preparare una giunta di pari lunghezza e sezione che inseriamo nella staffa. Poggiamo su questa la base del palo tagliato (una grossa vite doppia fra i due pezzi aumenta la tenuta) e rinforziamo l’unione con grossi listelli o fasce di ferro spesso almeno 5 mm da fissare con bulloni passanti.

Va ovviamente usato legno protetto, in fabbrica o da noi, dall’umidità e dai tarli. Tutti i supporti per pali, a staffa o a bicchiere, sono sempre in acciaio protetto da una forte zincatura che ne garantisce la durata per decine d’anni ma che, lucente da nuova o opacizzata dal tempo, non è sempre gradita alla vista.

Oltre all’ovvio rimedio di verniciare il metallo (sull’acciaio zincato occorre dare preventivamente una o due mani di primer) esistono anche staffe a T rovesciata sulle quali si incastra il palo, bloccandola con bulloni passanti.

Come riparare il deumidificatore che perde acqua

Quando il deumidificatore perde acqua, molto spesso non si tratta di una una perdita vera e propria, ma il malfunzionamento del sistema di stop.

Dopo anni di onorato servizio, capita che alcuni elettrodomestici manifestino qualche “magagna” funzionale, pur avendo il sistema pulsante in perfetta efficienza. Se il deumidificatore perde acqua e non si ferma più automaticamente, come dovrebbe fare quando la vaschetta di raccolta della condensa volge al riempimento totale. Di conseguenza l’acqua continua a prodursi e finisce per debordare e formare un lago alla base dell’elettrodomestico.

Il sistema di stop del deumidificatore

Il sistema di stop automatico si affida a un galleggiante situato nella parte alta della vaschetta di raccolta. La vaschetta è rimovibile per lo svuotamento, pertanto il galleggiante non ha collegamenti diretti con l’elettronica della macchina. Ma interagisce meccanicamente con un rinvio che va a premere un microinterruttore.

vaschetta con galleggiate deumidificatore
La vaschetta di raccolta condensa ha un coperchio che, in questo caso, è avvitato per essere perfettamente solidale con il contenitore.

Deumidificatore perde acqua: come si ripara

Tempo richiesto: 30 minuti

Apertura del pannello frontale e del retro del deumidificatore

  1. Rimozione vaschetta

    Per capire se il deumidificatore perde acqua si rimuove la vaschetta di raccolta della condensa, che ha una sua sede sul frontale della macchina, e si individua il puntale del galleggiante, che sporge dal bordo.

  2. Individuare il rinvio

    Guardando nel vano, si reperisce il rinvio su cui va ad agire il puntale del galleggiante. Cercando di muoverlo si capisce subito che è “piantato” in fondo e la cosa non è normale. A questo punto si deve aprire il retro della macchina.

  3. Rimozione del filtro

    Nella parte posteriore c’è un filtro che si rimuove estraendolo verso l’alto. Non sarebbe importante farlo, se non fosse che nasconde due delle 6 viti da svitare per rimuovere tutto il coperchio.

  4. Svitare il pannello posteriore

    Quando si rimuovono le viti, è sempre meglio stare attenti alle loro dimensioni e, se sono diverse, segnarsi bene dove vanno le più lunghe e dove le più corte.

  5. Apertura del pannello

    Gli elettrodomestici come i condizionatori portatili e i deumidificatori, che funzionano con un compressore e un circuito chiuso, è meglio che rimangano sempre diritti in piedi, quindi non vanno coricati neppure per fare quelle operazioni che riuscirebbero meglio se fossero distesi.

  6. Valutare il rinvio basculante

    Tolta la maggior parte della polvere, ci si concentra sugli elementi che concorrono all’arresto per troppopieno: si nota il rinvio basculante il cui guscio sovrasta l’interruttore dal quale escono tre conduttori.

  7. Rimozione del guscio portarinvio del deumidificatore

    Per rimuovere il guscio portarinvio si devono allargare le due alette laterali; si usano le dita, perché si ha una migliore percezione della forza che si applica e si è così sicuri di non spaccare nulla.

  8. Testare il rinvio a bilanciere

    Il rinvio a bilanciere deve potersi muovere liberamente sul suo fulcro: provandolo con le mani, invece, si rileva una certa rigidità ed è evidente che sia dovuta alle incrostazioni presenti proprio nello snodo. In questo caso il componente è stato smontato nei due pezzi che lo formano in modo da poterli lavare con uno spazzolino, usando acqua e sapone.

  9. Valutare lo stato di salute dei terminali conduttori

    L’ispezione procede controllando la presenza di ossido sui terminali dei conduttori e verificando che siano innestati saldamente nel microinterruttore. Essendo coperto da un guscio, questo componente non ha bisogno di essere pulito; tuttavia è il caso di verificarne il funzionamento premendo prima il piccolo pulsante per avvertire il classico click che emette e poi, staccati i conduttori, accertandosi del reale funzionamento elettrico con il tester.

  10. Lubrificazione dei componenti

    Dopo aver rimesso tutti i componenti al loro posto, nell’ordine il microinterruttore e poi il guscio portarinvio, si dà al bilanciere una spruzzata leggera di WD40 lubrificante secco al PTFE, che ha un’eccellente funzione antifrizione e, essendo secco, non provoca accumulo di polvere.

  11. Verifica di funzionamento

    Una prima verifica del corretto funzionamento si esegue immediatamente, premendo con un dito il rinvio dal lato della vaschetta e controllando che il bilanciere ritorni fluidamente e senza inceppamenti. Poi si effettua una prova vera, mettendo in sede la vaschetta piena d’acqua, al limite dell’intervento del galleggiante e introducendone altra con un tubetto fatto passare dal lato posteriore, ancora aperto. Per quest’ultima prova si deve fare molta attenzione a non toccare le parti della macchina, perché il deumidificatore va acceso (in modo da testare il reale funzionamento) e, non essendoci la copertura, c’è il rischio di prendere la scossa.

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Seghetto alternativo per tagli diritti, curvi e inclinati | Come sceglierlo

Il seghetto alternativo è l’indispensabile elettroutensile integrale portatile che permette di eseguire tagli su legno e altri materiali per mezzo di una corta e robusta lama che effettua numerose corse in senso verticale. Il suo utilizzo preferenziale è il taglio di tavole e pannelli di legno, multistrato, materiali compositi come truciolare, faesite, plexiglas, ma anche alluminio, lamiera, plastiche ecc.

Avvitatore a batteria | Modelli e caratteristiche

L’avvitatore a batteria è un utensile che semplifica e velocizza l’inserimento e la rimozione di viti tramite inserti intercambiabili (bit); ma può anche montare punte da trapano di diametro limitato per realizzare fori nel legno o in materiali non troppo duri. Rispetto a un avvitatore elettrico, si ha il vantaggio di poter lavorare senza bisogno di un collegamento elettrico e senza l’ingombro del cavo

Misuratori laser | Panoramica generale

Caratterizzati da precisione e funzionalità i misuratori laser sono utensili fondamentali per la realizzazione dei vari progetti di bricolage

I misuratori laser sono ormai entrati di buon diritto nella nostra dotazione di mezzi per il fai da te. Si tratta del distanziometro e della livella.

Il primo rileva misure di distanza semplicemente premendo un pulsante, ma è anche in grado di calcolare superfici e volumi di un ambiente, senza bisogno di spostare i mobili.

La livella, invece, è in grado di generare un fascio laser ben visibile che traccia sulle pareti una linea perfettamente orizzontale e ci offre un aiuto determinante nei lavori di muratura, ma anche nel definire allineamenti per quadri e in numerose altre situazioni in cui l’allineamento di corpi diversi sia importante.

Informazioni utili sui misuratori laser

I distanziometri laser hanno dimensioni simili a quelle di un telefono cellulare o di un pacchetto di sigarette, funzionano a batterie e hanno una precisione di +/- 2 mm su una distanza di 25-30 m.

pratico distanziometro

La livella a raggio laser è molto utile nelle piastrellature di pareti perché
ci guida con precisione nella posa, evidenziando anche eventuali discrepanze nella perpendicolarità delle superfici. Può essere montata su un comune cavalletto per macchine fotografiche.

L’utilizzo delle livelle laser è ristretto per lo più agli ambienti interni, in esterno la traccia è difficilmente visibile.

Bosch distanziometro laser Zamo con 3 adattatori...
  • Misurazioni semplici e precise fino a 20 m, con il distanziometro laser Zamo
Bosch PLR 50 C distanziometro laser (misura...
  • Misurazione precisa: il dispositivo di misura laser digitale Bosch PLR 50 C consente...
Einhell TC-LL 2 Livella Laser a raggio incrociato...
  • Adatto per lavori di precisione in ambito domestico, in cantiere o officina
Einhell Laser 360° TE-LL 360 (laser a croce...
  • Lavora con precisione durante le installazioni, le ristrutturazioni e i lavori di...
HYCHIKA Livella Laser, Laser Autolivellante 15m...
  • Modulo Laser Doppio Ad Alta Luminosità: Livella laser rossa distanza di lavoro: 15m...

Il distanziometro laser

I misuratori laser chiamati distanziometri sono dotati di un proiettore anteriore che genera il raggio laser, una tastiera e un display. Per le funzioni di misura basta appoggiarli e premere il pulsante. Sul display si legge immediatamente la distanza che vi è tra essi e il corpo che viene raggiunto dal raggio.

distanziometro

Procedendo con altre misurazioni, (es. larghezza, profondità, altezza) è possibile far calcolare automaticamente all’apparecchio le superfici e i volumi, con una precisione e una rapidità notevolmente superiori a quelle ottenibili con una misurazione manuale.

misuratori laser

Le altezze, scomode da rilevare con un flessometro, si ottengono con il distanziometro semplicemente appoggiando a terra lo strumento e premendo il tasto principale.

La livella laser

La livella laser può essere collocata su un cavalletto o appoggiata ad altro supporto. Posata sommariamente in piano, all’atto dell’accensione si pone automaticamente in orizzontale e proietta un raggio che traccia un segno molto visibile sulle pareti.

livella laser

Alcuni modelli possono essere applicati a parete, grazie a particolari punte d’acciaio, altri possono tracciare anche linee inclinate che seguano corpi non orizzontali come scale ecc. Il raggio laser prodotto non è minimamente dannoso.

raggio laser

Tracce ortogonali

Vi sono particolari misuratori laser che proiettano una croce con linee ortogonali, facilitando sia l’allineamento orizzontale, sia quello verticale.

livella laser ortogonale

Si tratta di livelle con le quali è agevole allineare quadri, riprodurre disegni sulle pareti: i muri sono facilmente divisi in segmenti tramite il suo raggio laser a croce e possono così essere dipinti nel colore scelto. Anche mosaici fatti con piastrelle sono facilmente realizzabili.

misuratori laser
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Il furore concreto dello Zar amante del fare

Tratto da “Far da sé n.507 – Agosto 2020″

Autore: Nicla de Carolis

Pietro I il Grande, Zar di Russia dispotico e al tempo stesso innovatore, eroe nazionale in patria, è una figura importante nella storia e piuttosto interessante per chi ama la manualità: tra il XVII e XVIII secolo, in un mondo di nobili parrucconi che avevano bisogno di “servi” per fare qualsiasi cosa, persino per vestirsi, Pietro aveva la passione per la falegnameria. Sull’aneddoto del giovane Zar, recatosi in Europa in incognito, impiegato come semplice manovale in un cantiere navale, Gaetano Donizetti scrisse addirittura un melodramma burlesco, Il falegname di Livonia, che era appunto Pietro. La sua passione per le costruzioni navali e la navigazione, l’immensa sete di apprendere e la decisa volontà di far progredire la Russia secondo il modello dell’Occidente, lo portarono ad affrontare un lungo viaggio di studio e di aggiornamento dai cantieri d’Olanda all’ Inghilterra, dove seguì un corso di costruzione navale.
Ma la cosa che lo rese particolarmente un “uomo del fare”, come si direbbe oggi, è il progetto visionario, in contrasto con il buon senso e le leggi della natura, per la realizzazione di una grande, meravigliosa città nel bel mezzo di improbabili foreste paludose: San Pietroburgo, capitale dell’Impero Russo per lungo tempo, tuttora una delle città più belle, non solo della Russia. La zona era una landa desolata dove non vi erano palazzi che potessero ospitare lo Zar, così Pietro fece costruire una casetta in legno di 60 metri quadrati, arrivata fino ai giorni nostri, con vista sull’imponente cantiere, dove abitò negli anni del suo grandioso progetto. La “cabina” fu realizzata in soli tre giorni da tre falegnami di prima classe; questa versione, ce ne sono altre, è quella che accende di più la nostra fantasia e ci fa immaginare i tre abili artigiani al lavoro giorno e notte per consegnare questo modesto alloggio allo Zar. Oggi le tre stanze, dove sono ancora presenti oggetti dello Zar, sono contenute in una costruzione di mattoni, un involucro voluto da lui stesso per conservarle visto il legame affettivo con il periodo lì trascorso.
Un uomo tanto potente aveva gusti semplici e si era adattato a vivere in quello che oggi sarebbe un prefabbricato da cantiere, per seguire passo passo il suo progetto azzardato. Apprezzava e conversava abitualmente con semplici artigiani e marinai; amava lui stesso lavorare il legno, proprio come un falegname: da questo quadro emerge una concretezza molto affine a chi ama fare e inusuale allora, ahimé, come oggi, soprattutto tra chi è al potere. Ci piace pensare che queste caratteristiche dello Zar gigante, era alto più di 2 metri, unite alla capacità di avere una visione progettuale fuori dagli schemi del tempo, siano state il motore che ha generato una città unica come San Pietroburgo.

Pietro I ritratto sulle rive del fiume Neva davanti alla
sua “cabina” studia il progetto della costruenda San Pietroburgo

Levigatrice orbitale | Funzionamento e tipologie

La levigatrice orbitale è un elettroutensile facile da usare, anche per i meno esperti; è ormai presente in quasi tutti i laboratori dei far sa sé e svolge un ottimo servizio nel rifinire le superfici o nel prepararle alla verniciatura finale

Come creare effetti materici con le vernici per legno

Utilizzando vernici specifiche è possibile realizzare finiture che tendono a far prevalere la materia, alla vista e al tatto

Quando si parla di effetti materici ci si riferisce a particolari tecniche decorative o rivestimenti che fanno risaltare in modo evidente i rilievi delle superfici, aumentando notevolmente la percezione al tatto e alla vista. Tipiche sono le finiture in grés porcellanato per il rivestimento di pareti e pavimenti, ma l’effetto materico si può ottenere anche su mobili in legno e altre superfici.

Quali vernici si utilizzano per ottenere effetti materici su legno?

Se per verniciare il legno con smalti classici o impregnati esistono numerosi prodotti con cui ottenere ottimi risultati, per creare effetti materici di qualità bisogna affidarsi a prodotti altamente specifici, e non tutti hanno una risultanza all’altezza delle aspettative.

Effetto materico con vernice per legno Vintage Prestige Rio Verde di Renner Italia

Un prodotto di alta qualità è sicuramente Vintage Prestige Rio Verde di Renner Italia che è una vernice per legno (ma applicabile anche su metallo, vetro, muro, plastica e stoffa) con cui si possono realizzare splendidi effetti materici. La sua elevata copertura e il forte potere aggrappante su tutte le superfici rendono superflue le carteggiature, le sverniciature e l’applicazione di primer, se non in presenza di accentuate sfogliature di vecchie pitture.

La formulazione inodore all’acqua e le scarse emissioni COV (*) rendono questa vernice ideale per gli ambienti interni, ma il prodotto è adatto anche per utilizzo in esterno.

Le tonalità di Vintage Prestige Rio Verde di Renner Italia

Le tonalità disponibili sono:

  • frappè,
  • nocciola,
  • vaniglia,
  • cocco,
  • lattementa,
  • anice,
  • tartufo,
  • marzapane
colori effetti materici

Le combinazioni di queste tonalità con diverse tecniche di applicazione consentono di ottenere spettacolari finiture con varia caratterizzazione: materiche, patinate, trasparenti, discontinue, tono su tono che permettono di ridefinire la personalità del mobile o dell’oggetto trattato.

Quali effetti materici si possono realizzare con Vintage Prestige Rio Verde di Renner Italia?

Nello specifico si possono realizzare infiniti effetti (4 sono quelli proposti dall’azienda):

Shabby Chic

Si tratta di un grande classico tra gli effetti materici che regala suggestioni estetiche tradizionali, ma si adatta anche a stili moderni e contemporanei.
Si stende il colore di base e lo si lascia essiccare. Si applica la cera su alcune zone (in preferenza modanature e sporgenze). Si stende quindi il secondo colore a contrasto e si lascia asciugare. Poi si asporta parzialmente con paglietta d’acciaio lo strato superiore nei punti in cui è stata applicata la cera. Per fornire maggiore protezione si può stendere una mano di olio decorativo naturale Rio Verde.

Decapato

L’effetto fa riemergere la venatura e la personalità del legno mediate dalla tonalità̀ di vernice desiderata.
Si rende rustica (“consumata”) la superficie con una spazzola d’acciaio, lavorando lungo la venatura del legno per asportare la parte più tenera del supporto. Si stende il colore e si attende l’essiccazione. Quindi si carteggia la superficie in modo discontinuo e diversificato con carta vetrata grana N° 150. Infine si stendono due mani di olio decorativo naturale.

Patinato

effetto materico patinato

Questa elaborazione di effetti materici vela il legno con sfumature delicate. I colori si fondono e si compenetrano in una raffinata anticatura.
Si vernicia il supporto con la tonalità̀ di base e la si lascia l’essiccare. Con un panno morbido leggermente intinto con poco colore a contrasto si stende la vernice in modo da ottenere una velatura disomogenea che lascia trasparire il sottofondo. Anche qui si può stendere una mano di olio decorativo naturale.

Etnico

effetto materico etnico

Un gioco di stratificazione di più tonalità̀ collegate e consumate dal tempo.
Si applicano due tonalità diverse due colori a “macchia di leopardo”, mentre gli spazi vuoti vanno trattati con un impregnante colorato, preferibilmente noce. Si tirano simultaneamente le vernici con un panno morbido e si lascia asciugare. Si stendono poi due mani di olio decorativo naturale.

Ecologia e versatilità di Vintage Prestige

Le vernici all’acqua per legno Vintage Prestige Rio Verde di Renner Italia sono formulate nel rispetto dell’uomo e della natura e soddisfano la necessità diffusa di recuperare gli oggetti e di regalare loro una seconda vita. Vernici dai colori pastello e delicati, perfetti per gli amanti del vintage e degli effetti materici. Una formulazione che parte da una resina resistente anche in esterno, che regge anche senza finitura e non ha bisogno di primer.

* L’acronimo COV/VOC (Volatile Organic Compounds) indica l’insieme di composti chimici con elevata volatilità, come i diluenti per vernici e altri prodotti. Si stanno sempre più sviluppando linee di pitture, smalti e vernici (come quelle della Rio Verde) che presentano un indice COV molto basso e quindi risultano particolarmente salubri ed ecologiche.