Una creativa, pratica e veloce soluzione fai da te ci permette di realizzare ampi ripiani su vasi per arredare l’ingresso
In pochi minuti realizzeremo ampi ripiani su vasi senza nemmeno un foro nel muro per l’inserimento delle mensole: ecco il senso di questa costruzione. In effetti possiamo utilizzare come “mensole” dei grossi vasi che, partendo dal pavimento, consentono di collocare più piani sovrapposti. I vasi possono essere spostati a piacimento rendendo la struttura flessibile e modificabile in ogni momento.
Piani in listellare
Utilizziamo tavole in listellare tagliate alla giusta misura e con gli angoli arrotondati per mezzo del seghetto alternativo. I ripiani vengono trattati con vernice all’acqua che li abbellisce e li protegge dall’umidità e dai graffi. Il collegamento dei ripiani ai vasi si realizza mediante nastro biadesivo Millechiodi, da tagliare in pezzetti quadrati e applicare sul bordo del vaso.
Possiamo infine impilare ripiani sui vasi fino a un massimo di tre piani sovrapposti, non di più per non rendere istabile l’insieme.
Ci serviranno un trapano, dei tasselli, un nastro adesivo e una sega circolare.
Pensili e basi per ripiani su vasi
Prepariamo i vasi che sostengono i pannelli applicando alcuni pezzetti di biadesivo Millechiodi sul bordo di due vasi alti circa 28 cm.Asportiamo la pellicola protettiva superiore del biadesivo.Possiamo appoggiare il primo piano di listellare sui due vasi con biadesivo e spingiamo l’insieme contro la parete.Proseguiamo collocando altri due vasi uguali a quelli di base sopra il primo piano in listellare. Dopo aver applicato anche su questi il nastro biadesivo poggiamo il secondo piano in posizione.
Elegante listellare per i ripiani su vasi
Il “listellare” è un legno ricostituito formato dall’insieme di listelli incollati tra di loro e poi piallati. Ne risulta un piano estremamente resistente ed esteticamente valido che si lavora come il legno massello.Tra i diversi tipi di listellare quelli di faggio sono molto resistenti. Sono venduti in spessori differenti e con lunghezze che arrivano ai 3 metri. Un pannello dello spessore di 20 mm costa, mediamente, 35,00 euro al mq. Per il nostro utilizzo arrotondiamo gli spigoli con il seghetto alternativo.
Le tavole di lamellare dovrebbero essere reperibili nei centri bricolage, ma se non doveste trovarle, potete cercarle presso le segherie o adattarvi utilizzando altri tipi di legni presenti magari nel centro bricolage.
Per pulire sedili dell’auto e le plastiche consigliamo di utilizzare tre prodotti di Ma-Fra che ci permettono di eseguire una pulizia a fondo delle superfici in plastica, pelle e tessuto della nostra automobile, per riportarla alla bellezza ed eleganza originarie
Vorremmo avere l’auto sempre pulita e brillante, ma ci sono di mezzo vari elementi di “disturbo”: dai bambini che rovesciano la bibita, al cagnolino che scorazza per l’abitacolo, senza contare che, magari, fumiamo (e impestiamo l’ambiente) e poi lo smog, la polvere… tutti fattori che, a poco a poco, degradano l’aspetto e l’igiene della nostra vettura.
Per pulire i sedili e le plastiche dell’auto abbiamo bisogno di prodotti di qualità che siano al contempo efficaci e semplici da usare, con cui intervenire per eliminare macchie, grasso, polvere e altro dalle varie superfici dell’automobile. Queste sono in materiali diversi: soprattutto plastiche, tessuti e pelle, sintetica o naturale. Ci viene incontro la linea di prodotti di pulizia della MA.FRA, tra i quali sono presenti:
Trattamento 3in1 pelle
Trattamento 3in1 tessuti
Trattamento 3in1 plastiche
Trattamento 3in1 pelle
Serve per pulire e nutrire gli interni e i rivestimenti in pelle dell’auto come i sedili, il volante e i vari inserti in questo materiale. A base di aloe vera e cere naturali, sviluppa anche un’azione preventiva contro la formazione di grinze e screpolature, oltre a ravvivare e ammorbidire la pelle, lasciandola luminosa come quando era nuova.
L’intervento è molto semplice: basta spruzzare un poco di prodotto su un panno e poi agire sulla pelle con movimenti circolari. Quindi, si passa un panno in microfibra, che asporta lo sporco. La confezione spray è da 500 ml.
Il Trattamento pelle permette di rinnovare efficacemente tutti gli interni in questo materiale, in particolare i sedili, che sono molto soggetti a degrado dovuto dall’utilizzo continuo.Si spruzza il prodotto sulla superficie.Con un panno in microfibra si passa sull’are aionterezzata con movimenti ciorcolari fin quando lo sporco non è completamente asportato.
Trattamento 3in1 tessuti
Serve per pulire gli interni auto e le tappezzerie in tessuto o Alcantara. Può essere utilizzato su tutti tipi di macchia macchie: sul cielo auto, sui sedili e sulle moquette e tappetini in quanto deterge, rinnova e ravviva gli interni, eliminando cattivi odori e tracce di nicotina. È efficace contro sporchi accidentali e quotidiani come bibite, latte e sporco lasciato da cani. Il suo punto di forza è la schiuma attiva che non bagna il tessuto e permette al prodotto di lavorare in profondità.
Basta spruzzarlo sul tessuto, lasciarlo agire per qualche istante (in modo che “lavori” anche su tutto lo spessore del rivestimento) e poi passare un panno umido in microfibra che asporta lo sporco. La confezione spray è da 500 ml.
Si spruzza Trattamento tessuti sui sedili. La schiuma non bagna il tessuto e permette un’azione in profondità.Con un panno umido si passa più volte asportando definitivamente lo sporco.
Trattamento 3in1 plastiche
È un prodotto studiato per la pulizia e il rinnovamento di parti in plastica auto in esterni e interni (es. il cruscotto): macchie e sporco vengono rapidamente eliminate e le superfici ravvivate, ma vengono anche contrastati i cattivi odori che si sviluppano al chiuso dell’abitacolo. Il prodotto lascia le superfici lisce al tatto assicurando allo stesso tempo un’efficace barriera anti-UVA e antistatica, che contrasta il deposito di polvere.
Il cruscotto, in particolare, sottoposto a notevoli sbalzi termici e forte insolazione, riceve un grande beneficio da questo prodotto. E’ sufficiente spruzzarlo sulla superficie e poi passare un panno in microfibra che stende la sostanza, chiude i pori e microfratture lasciando il cruscotto pulito e profumato. La confezione spray è da 500 ml.
Si spruzza il prodotto e si passa un panno in microfibra. Oltre alla pulizia a fondo si ottiene anche un trattamento rigenerante che contrasta l’azione dei raggi solari e rallenta il deposito della polvere.
Anche le guarnizioni in materiale sintetico vengono pulite a fondo con questo prodotto, sempre spruzzando e pulendo con un panno.
Realizziamo un grande banco da lavoro, montato su ruote, facile da spostare e molto capiente
Il banco da lavoro presentato è di generose dimensioni: lungo 1700 mm, largo 650 ed alto 875, ma siccome è montato su ruote può essere spostato facilmente dove non dia fastidio quando non lo si usa o piazzato in mezzo al locale con la possibilità, esclusa nei banchi veri e propri, di girargli intorno, così da non dover continuamente spostare i pezzi in lavorazione.
Il supporto per banco da lavoro officina
Per realizzare un banco da lavoro fai da te su ruote ci siamo muniti di due telai realizzati con travetti sezione 50x 70 mm, uniti a mezzo legno con spine di rinforzo. Chi ha maggior esperienza di bricolage li renderà più stabili con incastri a tenone e mortasa o a coda di rondine piatta (il maschio alle traverse), sempre rinforzandoli con spine trasversali. Nei montanti frontali del banco da lavoro si aprono fori ciechi in cui inserire tondini (Ø sui 20 mm) di sostegno per pannelli o assi da lavorare.
I due telai sono uniti a tergo da due longheroni, uno a filo delle loro traverse inferiori e l’altro al filo superiore. Un pannello, avvitato da dietro contro i longheroni e le gambe, irrigidisce il supporto, completato da un terzo longherone di multistrato da 24 mm fissato alla sommità anteriore dei telai. Il pannello sporge in alto di 10 mm e si incastra in una scanalatura aperta sotto il piano. Un ulteriore rinforzo è dato da tre traverse fissate tra i longheroni.
Il banco da lavoro… completato.
Banco da lavoro in legno: il piano
Di multistrato da 24 mm (ma anche di MDF da 25 o di listellare da 30 mm o, per i più ambiziosi, di lamellare di faggio) poggia sul supporto a filo del longherone frontale, ma sporge dietro e sul lato sinistro, così da permettere il fissaggio provvisorio con morsetti di attrezzi e macchinari vari. Il piano è aperto da una fila di fori passanti in corrispondenza della mezzeria della morsa laterale, distanziati di tanto quanto è la corsa della ganascia mobile, in cui inserire i tenenti (acquistati o autocostruiti). Una fila di fori uguale, destinata a reggere i morsetti mobili percorre anche il bordo destro del piano.
Gli accessori
Al telaio di sinistra sono avvitati due (ma il numero dipende dal tipo e dalla lunghezza degli strettoi) listelli molto comodi per tenere in ordine ed a portata di mano gli strettoi. Sotto il listello inferiore si trovano due spezzoni di travetto alla cui base si avvita la piastra di attacco di una coppia di rotelle fisse, di buona portata che arrivino a filo dei piedi.
La sporgenza laterale del piano ed i fori dotati di bussole filettate permettono di fissare a sbalzo i pianetti per la fresatrice o l’alternativo. Le misure dei pianetti, commerciali o autocostruiti determinano l’interasse dei fori filettati.
La morsa da banco verticale viene sostituita abbastanza validamente da uno strettoio leggermente modificato la cui ganascia fissa si incastra in un tubo quadro fissato sotto il piano.
La morsa parallela, in combinazione coi tenenti inseriti nel piano, permette di bloccare pezzi lunghi fino a 1750/1800 mm (dipende dalla corsa della ganascia).
I particolari importanti
Gli incastri a mezzo legno devono essere rinforzati con spine passanti.Si possono usare anche viti Ø 5×45 mm e, ovviamente, colla, ma debbono essere molto precisi.Nel piano si incastrano le griffe filettate M8. Si apre nella faccia inferiore un foro Ø 20×5 mm ed al centro di questo un foro passante Ø 10 mm. Le griffe si fissano tirandole con un bullone, contro una rondella larga per non rovinare il piano.Sotto l’angolo anteriore sinistro del piano, a 24+70 mm dal lato lungo si avvita uno spezzone di robusto tubo quadro 30×30 mm.L’interno del tubo è a misura della ganascia fissa degli strettoi più diffusi. Rivestendo il piattello metallico della vite con un disco di multistrato si ha un economico ed efficace sostituto della morsa verticale.Le ruote, fisse e con attacco a piastra, debbono avere una portata di almeno 70 kg.
L´importante differenza tra un banco da lavoro classico e il nostro banco fai da te è la personalizzazione che lo completa: la presenza di quattro grosse cassettiere mobili su ruote, che risolvono il problema di riporre ordinatamente gli attrezzi. Risulta evidente che per poter muovere le cassettiere lo spazio fra le gambe anteriori del tavolo dev’essere libero, il che ne diminuirebbe la stabilità se non ci fosse, avvitato sotto i piedi anteriori, un ferro piatto 4x70x1550 mm. Il ferro, di piatto a filo del pavimento, irrigidisce il tavolo, ma non impedisce l’estrazione delle cassettiere.
Per la costruzione anche di altri banchi da lavoro è consigliata l’applicazione sui cassetti, per evitare che il fondo, sotto il peso del contenuto, si incurvi e scappi dalla sua sede. Inoltre occorre prevedere almeno un paio di tiranti che tengano in posizione le pareti lunghe (bandelle metalliche o di plastica per imballaggi o quattro giri di fil di ferro ritorto). Le guide metalliche debbono avere una portata di almeno 30 kg, sono da preferire quelle con ala bassa orizzontale. La traversa superiore del telaio di destra è, per consentire il movimento della morsa, più bassa di quella del telaio di sinistra. Per compensare la differenza e tenere il cassetto in piano occorre un listello saldamente avvitato sotto la traversa.
Cassetto su rotaie
Il cassetto è costituito da una cornice di tavole di multistrato da 15 mm nella cui base si incastra, nelle classiche scanalature, il fondo di multistrato da 8 mm (o masonite temperata da 5). Intuitiva la realizzazione delle cassettiere: le due pareti sono chiuse, con tasselli piatti, fra tetto e base, il fondo di compensato si incastra, prima del montaggio, in una scanalatura. Le guide dei cassetti sono listelli di legno duro ben levigati ed incerati.
Numero e altezza dei cassetti, realizzati in MDF da 16 mm e lunghi 590 mm, sono a discrezione del realizzatore, così come la loro suddivisione interna. Il loro fondo, in compensato o MDF da 5 mm si incastra nella scanalatura aperta alla base delle pareti.
La morsa laterale
La ganascia mobile della morsa (di tipo artigianale, in ghisa) si ottiene con due tavolette di multistrato unite a formare un gradino sporgente di circa 10 mm sopra il filo piano (la loro larghezza dipende dal tipo di morsa disponibile). Aperti i fori nella prima tavoletta, questa si usa come dima di foratura per la seconda.Questa morsa ha il castello realizzato ad angolo e viene fissata con bulloni che attraversano il piano di lavoro e la sponda. Fissato l’attrezzo al tavolo, si monta sulle tre guide la ganascia mobile, avvitata poi alla traversa metallica, imbullonata alle due guide esterne. Montando la barra di comando si completa il lavoro.
Utensili
Ci serviranno una sega circolare, un metro, una squadra, un seghetto alternativo, un trapano, un avvitatore, un morsetto e una chiave inglese.
Tutti i passaggi da sapere per riparare la carrozzeria dell’auto in autonomia
Piccole ammaccature, graffi ed altri inconvenienti che possono capitare alla nostra auto rientrano sicuramente tra i problemi risolvibili con il bricolage ma, se non si possiedono precedenti esperienze, bisogna tener conto di almeno un paio di aspetti. In primo luogo il lavoro di riparare carrozzeria auto non può essere eseguito di fretta!
Per evitare delusioni nella riparazione carrozzeria, poi, bisogna tener presente che, con ogni probabilità, il risultato non sarà perfetto già al primo colpo, ma che bisognerà procedere per approssimazioni successive. Solo in questo modo possiamo riparare auto in autonomia
Le ammaccature nel riparare carrozzeria
Cominciamo dalle ammaccature che, prima di tutto, vanno raddrizzate: prima di afferrare il martello, però, è necessario riflettere un attimo sulla dinamica dell’incidente o, per dirla in altre parole, sul “come” si è creato l’avvallamento.
L’obiettivo teorico è quello di riprodurre lo stesso fenomeno, ma in direzione contraria e, per “bolli” molto estesi su superfici molto elastiche (ad esempio i parafanghi), basta spesso un’energica manata dall’interno per risolvere il tutto.
Battere la lamiera
Se il sistema non funziona, o nel nostro caso specifico non si può adottare, bisogna per forza battere la lamiera: il solito martello tedesco (quello con la testa quadrata) non va quasi mai bene ed infatti i carrozzieri possiedono una bella gamma di martelli specifici per ogni occasione.
La nostra dotazione per il fai da te dovrebbe almeno comprendere un martello “a palla”, con testa sferica, ed uno con testa cilindrica piatta, ma in molti casi è più opportuno costruire la massa battente con un pezzo di legno duro, sagomato nel modo più consono con raspa e carta vetrata.
In ogni caso, comunque, non bisogna mai vibrare colpi troppo energici, perché la sottile lamiera si allunga e forma una sorta di pancia che è difficile pareggiare.
Lo stucco multiuso Ronseal RSLQDF600G ad asciugatura rapida con finitura liscia...
Il riscontro
Quando si picchia da un lato, infine, bisogna sempre predisporre sul lato opposto una superficie di riscontro, che ammortizzi i colpi. E’ normale che i colpi creino dei rilievi ed è inutile porsi l’obiettivo di ottenere una superficie liscia: basta che le parti più in rilievo non siano sporgenti rispetto alla superficie finita.
Pulita per bene la zona, si stende lo stucco (ne esistono di diversi tipi) dopo averlo miscelato con l’apposito catalizzatore: dal momento che l’indurimento è rapido, si consiglia di prepararne piccole quantità per volta.
A stucco indurito si carteggia preferibilmente ad umido (serve una carta abrasiva apposita) e di solito, ci si accorge che serve un’altra passata.
La vernice va stesa solo quando la superficie si presenta perfetta, cosa che si ottiene lavorando con coscienza ma anche prevedendo una spruzzata preliminare di fondo riempitivo (da carteggiare con abrasivo molto fine, grana 400).
Rigature e colla
Le rigature profonde, magari fatte da teppisti con chiavi o chiodi, sono più difficili da affrontare di quanto sembri: si tratterebbe infatti di riempire il solco con lo stucco senza lasciare una patina di prodotto sulle zone circostanti. Il problema si risolve carteggiando con molta cura, ma la vera difficoltà viene al momento di stendere la vernice, che va “sfumata” anche nella zona adiacente e lasciata asciugare per bene; alla fine si uniforma la superficie con una passata di pasta abrasiva. BUON LAVORO!!
Oltre alle rigature una carrozzeria può essere segnata da residui di colla divecchi adesivi. Questa può essere rimossa con prodotti specifici. Scopri il prodotto ideale per rimuovere colla adesivi carrozzeria.
Stucco poliestere
Ottenere risultati ottimali è più facile se, a seconda delle situazioni, si utilizza lo Stucco carrozzeria (detto anche stucco da carrozziere) che ha la base in (resina poliestere) e formulazione mirata: la versione per metalli si può stendere sia in strati sottili (per finiture) sia in grossi spessori formando un film flessibile e facile da carteggiare; la versione di Stucco poliestere ripara carrozzeria con vetroresina è arricchita con fibre di vetro, offre un’elevata durezza superficiale e possiede un’ottimo potere riempitivo.
L´INTERVENTO FAI DA TE SULLA CARROZZERIA
Su superfici molto rovinate e magari corrose dalla ruggine serve un’energica pulizia da eseguire con la smerigliatrice angolare: il normale disco abrasivo rigido, forse troppo vorace per la sottile lamiera, può essere vantaggiosamente sostituito con uno di carta vetrata (ideale la versione a lamelle).
Lo stucco carrozziere arricchito con fibre di vetro offre una resistenza meccanica molto elevata e può facilmente colmare buchi o fessure, tanto da rimettere a nuovo anche zone ridotte ad un “colabrodo”: in questo caso è opportuno pulire e trattare entrambe le facce, chiudendo la lamiera tra due strati di resina.
Lo stucco va miscelato con il suo catalizzatore rispettando le proporzioni indicate ed immediatamente spalmato sulla superficie, esercitando una certa pressione per farlo aderire (od anche penetrare nei fori, se ve ne sono).
Se abbiamo steso la giusta quantità, c’è ben poco da asportare: lo stucco con vetroresina, tuttavia, presenta una notevole durezza superficiale e va carteggiato dapprima a secco, utilizzando una carta abrasiva non troppo fine. Il tampone di gomma è utilissimo per pareggiare la zona riparata.
Come è fatto il tornio per metalli? Curiosiamo tra le parti che lo compongono
Il tornio per metalli è una macchina complessa e non facile da utilizzare in modo da sfruttarne a pieno le potenzialità. La velocità di rotazione, di avanzamento, la profondità delle passate sono parametri che devono tener conto soprattutto della durezza del materiale, ma facendo esperienza utilizzando qualche pezzo di alluminio o ferro dolce (per non rischiare di scheggiare gli utensili) si possono apprendere almeno le nozioni per le lavorazioni di base.
L’elevata precisione e la robustezza sono le principali caratteristiche riscontrabili in un tornio per metalli, in grado inoltre di lavorare anche materie plastiche come nylon o teflon. Anche un tornio per un´officina fai da te come quello che abbiamo provato deve avere un certo peso, per essere stabile e insensibile alle vibrazioni dovute all’asportazione del materiale su un manufatto in rapida rotazione. Il bancale è la struttura di sostegno e di collegamento dei vari organi della macchina. Nella parte superiore sono ricavate le guide prismatiche a V rovesciate per il movimento longitudinale del carrello e della controtesta. Questa si trova sul lato destro del bancale e su di essa va inserita la contropunta: serve per mantenere bloccati frontalmente i pezzi che affiorano notevolmente dal mandrino allo scopo di contrastare le vibrazioni, ma serve anche come riferimento per trovare l’esatta altezza alla quale bloccare gli utensili sulla torretta. Il carrello scorre liberamente sulle guide ed è costituito da diverse parti mobili una rispetto all’altra. Gli organi di trasmissione del movimento sono la testa motrice, alla quale è collegato il mandrino, la scatola ingranaggi e l’insieme costituito da barra scanalata, vite madre e cremagliera.
LE VARIE COMPONENTI DEL TORNIO PER METALLI
IL MANDRINO Montato sulla testa motrice, il mandrino è di solito autocentrante ed il bloccaggio del pezzo è assicurato da tre ganasce che si spostano in modo simmetrico rispetto al centro. Ogni mandrino dispone di due serie di ganasce che permettono il serraggio del pezzo internamente o esternamente. Ogni ganascia riporta un numero diverso e va inserita nella cava corrispondente rispettando la sequenza di montaggio.
LA TORRETTA Si sposta in senso longitudinale, manualmente tramite un volantino o automaticamente azionando una leva. Salendo, troviamo la slitta per il movimento trasversale e lo slittino che ospita la torretta girevole e può avanzare anche obliquamente.
UNA CASCATA DI INGRANAGGI Togliendo il coperchio della scatola ingranaggi si accede al sistema di ruote dentate che trasmette il moto della testa motrice al cambio di velocità interno. A seconda del lavoro da eseguire è possibile sostituire gli ingranaggi con altri a corredo ed ottenere i diversi passi per le filettature; l’albero del mandrino è cavo per consentire il passaggio di pezzi lunghi.
Troncatrice sega portatile per eseguire lavorazioni sul legno lontano dal nostro laboratorio
In questi casi si rivelano preziose le troncatrici portatili, meglio se corredate di un piano superiore che permette di usarle come seghe circolari da banco. La troncatrice sega portatile, infatti, è sempre provvista di una battuta d’appoggio che fa sì che sia la stessa rotazione della lama a bloccare e tenere fermo il pezzo durante il taglio. Il braccio portalama, poi, essendo solidale col piano d’appoggio girevole, di solito di 45° sia a destra sia a sinistra, permette di intestare di sbieco con la massima precisione tavole e listelli.
La rotazione del piatto può essere bloccata a qualsiasi angolo, ma in quasi tutte le macchine esistono “punti fermi” che permettono il taglio negli angoli più usati (0° per il taglio a squadra, 22,5°, 30° e 45° ripettivamente per realizzare ottagoni, esagoni e quadrati).
Un’ulteriore caratteristica presente in quasi tutte le macchine del genere è la possibilità di inclinare lateralmente il braccio (la sporgenza laterale del motore tranne che in pochissimi, e costosissimi, modelli professionali permette di farlo solo sulla sinistra) dai 90° della troncatura a squadra, fino ai 45°. Il taglio inclinato è più scomodo da regolare (mancano i “punti fermi”) e da eseguire (l’angolazione rende più difficile individuare il punto di taglio), ma permette di lavorare pezzi, come le tavole, che non entrerebbero sotto la lama. Tutte le macchine per lavorare il legno sono potenzialmente pericolose, ma nelle buone troncatrici i pericoli sono ridotti al minimo per la presenza, obbligatoria, di guardie scorrevoli e di fermapezzi. Nei centri fai da te possiamo scegliere, tra diversi modelli, quello più adatto ai nostri lavori di bricolage.
CAMBIARE LA LAMA DELLA TRONCATRICE SEGA PORTATILE
Con un cacciaviti Phillips n° 2, smontiamo dal tavolo l’inserto di plastica passalama; ricordiamoci di riporre in una vaschetta o simili tutte le viti ed i pezzi via via smontati.
Con lo stesso cacciavite togliamo le quattro viti che fermano la protezione laterale e, alzando al massimo il braccio con la leva di selezione delle modalità (quella col pomello rosso in alto a destra nella foto) abbassiamo la protezione fino a scoprire interamente il centro: il pezzo rimane imperniato al corpo macchina. Bloccata la flangia con la chiave a naselli, svitiamo il bullone centrale, liberando la lama ed estraendola attraverso il piano superiore.
Sempre attraverso il piano superiore facciamo passare la lama nuova calzandola esattamente sul risalto del perno.
Inseriamo sull’asse motore la flangia, centrandola bene, e blocchiamola in sede con la chiave a naselli ed il dado. Si finisce ripetendo al contrario le prime due operazioni. Affinché sia ben tagliente è opportuno effettuare una lubrificazione sega circolare.
BLOCCHI E FERMI
La rotazione del piano per i tagli sbiechi è comandata da una leva con codolo a vite, per il blocco all’angolo desiderato, e da un tasto che, premuto, permette la rotazione e comanda l’inserimento ai “punti fermi” (0°, 15°, 22,5°, 30°, 45°).
I pezzi da tagliare vanno bloccati fermamente contro la sponda di battuta e per farlo è previsto fra gli accessori in dotazione un attrezzo a vite da inserire nei fori della base.
Per tagliare in serie pezzi di uguale lunghezza la troncatrice sega portatile è dotata di una barra da bloccare nella base e sulla quale scorre un cursore che regge una seconda barretta fermacorsa scorrevole
Utile guida per imparare a lavorare il legno MDF costruendo dei pratici portaoggetti che raffigurano la sagoma di due persone
I portaoggetti in legno sono costituiti da due pannelli di MDF dello spessore di 15 mm, acquistati in un centro bricolage, opportunamente sagomati con il seghetto alternativo a forma di uomo con cappello e cappotto. Una sagoma è fissata alla parete, mentre l’altra si trova distanziata dalla prima di 150 mm.
Uno dei due portaoggetti in legno accoglie nel suo spessore cappotto e impermeabile, l’altro prevede una struttura a ripiani per ricevere diversi oggetti.
Un posizionamento ideale per i portaoggetti in legno è, ad esempio, l’ingresso di casa.
Due versioni, ma medesima finalità…
In una versione il vuoto tra le due sagome viene suddiviso da sei ripiani, sempre in MDF, che sono semplicemente fissati ai due pannelli tramite incollaggio. Nell’altra, invece, si inseriscono due tondini di ramin (uno in alto e uno in basso) avvitati alle sagome in modo da lasciare libero lo spazio interno che è in grado di accogliere giacche e cappotti, appendendoli con una gruccia, al tondino superiore. Il fissaggio a parete, utile per renderli a tutto tondo dei portaoggetti da muro, è fornito da coppie di tasselli a vite, mentre la finitura è in smalto acrilico preceduta da una mano di fondo.
Portaoggetti in legno: sagomatura e montaggio
Riportiamo la sagoma sui pannelli per mezzo della quadrettatura e tagliamo con il seghetto alternativo.Applichiamo i ripiani-distanziali utilizzando colla vinilica e posizionandoli a circa 20 cm uno dall’altro.La sagoma con i ripiani e quella frontale vanno trattate con fondo coprente e due mani di smalto acrilico.Fissiamo alla parete la sagoma con i ripiani, stendiamo colla sui bordi e posizioniamo la sagoma frontale.
Il progetto
Ecco lo schema che sintetizza il progetto di realizzazione di portaoggetti in legno MDF.
Gli utensili
Ci serviranno un seghetto alternativo, dei morsetti, un avvitatore, un trapano, una levigatrice e dei pennelli.
Quasi la metà (il 49%) dei lavori svolti oggi nel mondo da persone fisiche potranno essere automatizzati: così dice l’ultimo rapporto McKinsey (A Future That Works: Automation, Employment, and Productivity) l’istituto americano che dal 1990 fa ricerche per comprendere l’andamento dell’economia globale in evoluzione.
Ma questo dato così inquietante, anche se in Italia non sembra che la cosa desti molte preoccupazioni, è già sotto i nostri occhi: la cassa/sportello automatico sostituisce il bancario; un’ecatombe occupazionale in Italia con 17.500 esuberi nei primi 7 mesi del 2017.
Amazon e le vendite su internet in generale cancellano commessi e agenti di commercio; per gestire un milione di fatturato ad Amazon bastano 0,9 persone, neanche una “intera”, mentre lo stesso fatturato gestito in un negozio fisico richiede 3,5 persone e così i negozi chiudono.
Tutti i siti dedicati al turismo da Airbnb a Booking cancellano gli addetti degli hotel e delle agenzie di viaggio. L’email riduce drasticamente il lavoro del postino. App e siti web si sostituiscono ai telefonisti dei call center. I robot sostituiscono gli operai e i camerieri; in Cina ci sono già ristoranti con uno staff quasi interamente costituito da robot, alti circa un metro e mezzo, che cucinano e servono al tavolo muovendosi su binari e intrattenendo i clienti con dieci espressioni facciali buone per tutti, dai bambini agli adulti.
Con una ricarica di due ore garantiscono un’autonomia di cinque ore lavorative e il loro costo va dai 3.800 ai 26.000 dollari. Dopo la prima rivoluzione industriale, quella della macchina a vapore e del carbone, (da fine del Settecento), la seconda, quella del motore a scoppio, dell’elettricità, (dal 1870) e la terza, quella dell’energia atomica, dell’astronautica e dell’informatica che prese il via dopo la seconda guerra mondiale, la quarta rivoluzione industriale (Industria 4.0) di cui tanto si parla, indica una tendenza dell’automazione migliorata da nuove tecnologie per aumentare la produttività e la qualità produttiva degli impianti.
Obiettivo/risultato: da un lato la diminuzione dei costi produttivi e l’aumento dei margini, dall’altro un’incontestabile diminuzione dei posti di lavoro che non richiedono specializzazioni o particolari capacità; posti di lavoro che, a quanto pare, non potranno essere assorbiti tutti dal terziario, il settore dei servizi, colpito anch’esso, come abbiamo visto, da un progresso che ha sempre meno bisogno di persone/lavoratori. E in questo senso, la logica sfugge. Per fortuna i giovani italiani cominciano ad apprezzare e intraprendere lavori che fanno delle capacità manuali e della tradizione la base a cui aggiungere innovazione. Lavori come il cuoco, l’agricoltore, solo per fare due esempi, ma ce ne sarebbero moltissimi altri; potrà mai un robot fare i ravioli come un bravo cuoco? Quante sono le sfumature, inarrivabili per un robot, che rendono unico un piatto? E per venire a noi, potrà mai un robot avvicinarsi alle capacità di un eclettico far da sé, alla sua vivacità e alla sua esperienza che gli consentono in situazioni diverse di “improvvisare” risolvendo problemi e creando realizzazioni calibrate su misura? Penso proprio di no. Quindi vista l’evoluzione delle cose, credo che l’abilità far da sé, insieme a tante altre che fanno parte della nostra cultura, sia più che mai da tramandare e coltivare.
Se i mobili a disposizione sono di misura adatta, per ottenere una cabina armadio fai da te basta spostarli, togliere le ante, aggiungere dei punti luce più un eventuale tetto e la trasformazione è bell’e fatta
Come si può costruire una cabina armadio fai da te? Beh la risposta è semplice: rubando spazio, si crea spazio!
Potrebbe sembrare un controsenso, un’assurdità, eppure non è così, per lo meno non in questo caso. Al di là dell’ingombro assoluto dei singoli elementi che compongono l’arredo di una stanza, la più o meno marcata libertà di movimento, la facilità d’accesso a questo o quel mobile, la quantità di spazio disponibile per i diversi usi e la sensazione di accoglienza o meno sono determinati da un sapiente “incastro” dei vari pezzi, funzionale alle esigenze e ai gusti di chi quello spazio abita.
Modifiche che migliorano
Ebbene, pur rubando alla stanza 2,5 mq di superficie libera a pavimento, la cabina armadio fai da te qui ottenuta non sembra quasi avere ridotto la zona transitabile attorno al letto. In compenso ha creato un piccolo locale aggiuntivo, che elimina ogni ingombro dalla camera vera e propria ed è spazioso quanto basta per funzionare da guardaroba e spogliatoio.
In più, la nuova disposizione del letto innalza di parecchio il grado di accoglienza della stanza stessa, perché apre la visuale sull’esterno, sulla luce naturale. Ma c’è di più: in molti casi, per costruire una cabina armadio fai da tenon occorre affrontare ingenti spese né grandi lavori, ma basta “riciclare” quanto già è a disposizione, spostandolo, eventualmente modificandolo in parte, deprivandolo di qualche pezzo e integrandolo con pochi altri elementi.
Via le ante
L’armadio spogliatoio fai da te presentato in queste pagine a titolo di esempio nasce proprio così. Come elementi di mobilio utilizza proprio i due armadi che già c’erano, apportandovi modifiche davvero di poco conto. Il più profondo dei due resta addirittura là dove già era ed è solo privato delle ante; l’altro, più sottile ma di pari ingombro in larghezza, è spostato in faccia al primo, alla distanza di circa un metro, e liberato anch’esso dagli sportelli.
Due locali
Questo cambio di disposizione crea un locale separato, che come tramezza utilizza il dorso del secondo armadio, presentabile senza ulteriori modifiche. Il fatto che i due mobili non siano a tutt’altezza, torna a vantaggio perché permette di montare un controsoffitto in cui installare dei faretti a incasso.
L’opera è completata con una cornice di raccordo tra gli armadi e il soffitto, prolungata in tutta la parte rimanente della stanza per ragioni ottiche.
Come progettare la cabina armadio fai da te
Ovviamente non ha alcun senso proporre disegni specifici per armadi spogliatoi perché ogni camera fa caso a sé. Però si possono dare alcune indicazioni di base per progettarla. In linea di massima, per poter allestire una cabina armadio occorrono almeno due (meglio due e mezzo o tre) metri per due, perché per sfruttarne bene lo spazio interno occorre disporvi gli scaffali, gli ex armadi, le cassettiere e quant’altro su due facce opposte, possibilmente le due maggiori.
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Come si trasforma la stanza
PRIMA
con il classico arredo originale, formato da due armadi a parete e un letto matrimoniale, non solo mancava spazio per riporre materiale vario, ma anche la vista dal giaciglio non era poi eccezionale.
DOPO
Dopo la trasformazione, il letto dà direttamente sull’ampia finestra e nella cabina armadio fai da te c’è spazio aggiuntivo in cui sistemare anche oggetti che non è pratico o possibile mettere dietro un paio di ante.
La zona vuota
Serve sia semplicemente per permettere l’accesso ai mobili ed evitare che i diversi elementi che li compongono si scontrino a vicenda, sia per lasciare libertà di movimenti a chi utilizza l’armadio cabina fai da te come spogliatoio. Per questa ragione non deve assolutamente essere inferiore a 700-800 mm, tenendo conto che un metro di luce è decisamente più confortevole. Salvo casi particolari, la cabina va ricavata lungo uno dei lati minori della stanza e mai in quello con la finestra, che altrimenti verrebbe a mancare alla camera oppure si ritroverebbe relegata al termine di un corridoietto e come tagliata via dall’insieme del locale.
Unica eccezione può essere data in una stanza molto grande, fornita di due finestre, di cui una venga quindi inglobata nell’armadio spogliatoio.
Diverso è, invece, il discorso per quanto riguarda la porta. Il caso qui presentato fa vedere chiaramente che, se questa si apre in posizione laterale, non impedisce la costruzione di una cabina armadio: si tratta semplicemente di lasciare libera una zona di transito, che non risulta angusta né influisce in maniera negativa sulla qualità più o meno accogliente della camera. Se la stanza ha una parete corta sgombra di infissi e nelle adiacenti non ce ne sono per almeno 1700 mm, l’armadio spogliatoio può prendere tranquillamente tutta la larghezza.
In questo caso l’accesso va ricavato nella posizione più adatta per la disposizione del mobilio, tenendo conto sia di quello interno alla cabina sia, e ancor più, di quello che arreda la stanza. Per esempio, in una cameretta per due ragazzi, i lettini possono essere disposti di qua e di là di un’apertura centrale, mentre in una matrimoniale, se il muro serve per la testata del letto la porta che da sulla cabina deve inevitabilmente essere ricavata su un lato, altrimenti non resta spazio a sufficienza.
Illuminazione e modifiche della cabina armadio fai da te
All’interno della cabina è più comodo fare a meno di ante, che creerebbero solo impaccio. Il pezzo di parete libera può essere attrezzato con bastoni o ganci per appendervi di tutto. All’illuminazione provvedono dei faretti a incasso inseriti nel soffitto ribassato.
Una cabina armadio può benissimo essere priva di porta oppure montare al suo posto una semplice tenda o, al massimo, un leggero infisso a soffietto. Volendo avere a di-sposizione una chiusura “se-ria” le cose si complicano parecchio, sia perché il battente crea ingombro, sia perché la struttura richiede un maggiore impegno costruttivo. Se questo non spaventa, forse la soluzione più adatta è quella data da una porta a scomparsa. Secondo dove è sistemato il varco e quanto è largo il cassonetto, per raccordare la sua parete al resto può risultare necessario erigere anche una parziale tramezza di cartongesso.
Mentre qualunque armadio in camera riceve luce dalla finestra e dall’impianto d’illuminazione previsto per la stanza stessa, la zona separata si ritrova carente in fatto di luminosità. Uno dei sistemi più eleganti per servirla in questo senso è quello utilizzato nell’esempio illustrato, ossia un controsoffitto che accoglie tre punti luce a incasso. Un altro può fare uso di un faretto montato sopra la porta o l’eventuale cornice e orientato verso l’alto in modo da fornire un’illuminazione diffusa indiretta.
I ritocchi
Sia l’eliminazione degli sportelli originali sia l’installazione dell’impianto elettrico comportano (o possono comportare) interventi ovvero ritocchi sugli armadi. Il cavo elettrico richiede un foro di passaggio verso la zona chiusa dal controsoffitto e una canalina in cui correre nonché un interruttore di comando. L’eliminazione degli sportelli lascia dei segni in corrispondenza di ogni cerniera, che vanno preferibilmente colmati e mascherati.
126 matite conficcate in una scatola sorreggono il piano di cristallo di un tavolino da salotto assolutamente originale: ecco come realizzarlo fai da te
Questo tavolino da salotto piuttosto originale è stato realizzato grazie all”utilizzo di ben 126 matite, cui compito è quello di sorreggere il piano di cristallo su cui possono essere posati diversi “oggetti” utili alla vita di casa.
Per ottenerlo fai da te occorre munirsi di una squadra di matite da disegno, di quelle dotate di gommino correttore, che verranno allineate in tripla fila sui due lati del tavolo, sostenendo il piano di cristallo.
Tavolino da salotto fai da te
Il corpo del tavolino è una “scatola “ senza fondo, costituita da pannelli di multistrato da 20 mm. Le sue dimensioni esterne sono di 600×600 mm, l’altezza è di 180 mm. I collegamenti sono realizzati con colla e chiodini (o viti) mentre la finitura è a smalto . Il piano superiore va forato (prima dell’assemblaggio) per inserire le matite. Dopo averli tracciati con precisione, si praticano 126 fori passanti (diametro uguale a quello delle matita).
Si poggia il piano su un supporto piatto e si inseriscono tutte le matite fino quando esse toccano il supporto, dopo aver bagnato di colla vinilica la loro estremità. Le matite devono distare una dall’altra non più di 25 mm.
Tavolino da salotto design
Le matite sono incollate nei fori del piano, mentre il corpo del tavolino da salotto è una “scatola “ senza fondo, costituita da pannelli di multistrato da 20 mm.
Il progetto e i materiali necessari
Per la costruzione di questo originale piano d’appoggio servono:
126 matite senza punta con gommino;
2 mq di multistrato da 20 mm;
colla vinilica;
una lastra di cristallo da 8 mm da 600×600 mm;
cementite di fondo;
smalto bianco e piedini di gomma o feltro.
Utensili
Occorre inoltre disporre di un martello, di un cacciavite, di un trapano e di alcuni pennelli.