Un pannello luminoso con faretti led e consolle di legno viene addossato a parete e contornato da corolle multicolori per ottenere un punto luce allegro e originale: come si realizza?
Il pannello luminoso con faretti e consolle di legno si colloca bene in un angolo del soggiorno o dell’ingresso: non occorrono particolari conoscenze per la realizzazione fai da te, né di elettricità, né di falegnameria, e anche l’attrezzatura e la lavorazione sono ridotte al minimo. Infatti dobbiamo solo tagliare il pannello nelle dimensioni che preferiamo: può anche essere di recupero, visto che poi viene rivestito con la decorazione.
Pannelli luminosi da parete
Foriamo il pannello luminoso con la sega a tazza per inserirvi i nove faretti. I fori sono Ø 38 mm, ma possiamo scegliere anche luci di diverse dimensioni purché non troppo grandi. Il tavolino si ricava da un piano tagliato a semicerchio, mentre la gamba, se non si trova di recupero, può essere acquistata già sagomata. Piano e gamba si collegano al pannello del punto luce fiorito con spine di legno e colla.
I pannelli luminosi da parete sono ideali da collocare in un angolo del soggiorno o dell’ingresso di casa.
I faretti si incastrano nei fori e i fili elettrici restano nascosti sul retro. L’impianto può essere collegato ad una presa di corrente, tramite spina, o avere un interruttore volante ad una certa altezza sul retro del pannello. Le decorazioni del punto luce fiorito si realizzano con colori a tempera, usando mascherine che riproducono fiori, stelle o altri soggetti. Il tavolino e la gamba tinta legno si proteggono con una mano di impregnante.
Pannello led fai da te: il progetto
Non occorrono particolari materiali o attrezzature; i faretti si collegano fra loro in parallelo e poi al trasformatore e alla presa.
Servono questi materiali, tutti reperibili in un centro bricolage:
Il pannello si taglia da un piano in multistrato o in MDF. Possiamo anche acquistarlo già di misura, o ricavarlo da materiale di recupero. Per contenere tutti i faretti deve essere largo almeno 500 mm e alto 1800 mm. I fori per i faretti, con disposizione casuale, si realizzano nella parte superiore del pannello, con sega a tazza.Sul piano il legno massello che utilizziamo per il tavolino tracciamo un semicerchio: il bordo stondato si ottiene inclinando il piano della sega a nastro di 30° durante il taglio. Il tavolino deve essere più stretto di circa 100 mm rispetto al pannello e profondo sui 300 mm. Si rifiniscono i bordi, dopo il taglio, con carta vetrata.La gamba si unisce al piano del tavolino con uno spinotto centrale, Ø 12 mm, e colla vinilica. Gamba e piano vanno forati in corrispondenza con il trapano. L’altezza del tavolino è sui 700 mm da terra e divide l’altezza del pannello in due metà disuguali, con quella con le luci doppia rispetto alla prima. La gamba sagomata si acquista già pronta e sotto il piede si incolla un feltrino.
Il piano del tavolo si fissa al pannello con spinotti da 8 mm e colla, e con viti di rinforzo avvitate dal retro. Per rifinire il pannello si applica prima una mano di sottofondo, se il legno è nuovo, e poi il colore scelto. Quando è asciutto si completa con le decorazioni attorno ai punti luce. Possiamo dipingere a mano libera o usare mascherine di cartoncino. Il pannello con faretti e consolle è pronto per arredare la nostra sala!
Due applique rame costruite a forma di stella, ma con scarti recuperati: ecco quali sono stati i passaggi chiave
Il rame è conosciuto anche come oro rosso (altro che materiale povero!); tuttavia, anche se non è corretto definirli “scarti”, due ritagli di dimensioni adeguate al nostro scopo, diventeranno due applique rame a forma di stella.
Sagoma applique da esterno
La sagoma della stella, volutamente irregolare, va ritagliata mantenendo attaccate ad essa 4 lamelle larghe un paio di centimetri, tutte collocate in prossimità degli angoli interni.
Due di queste si trovano ai lati della stessa punta e devono essere unite, formando un distanziale che permette anche di appendere la sagoma al tassello a gancio.
Una delle altre due, situate nella parte bassa, oltre a svolgere la funzione di distanziale, fa da supporto alla piastrina che ospiterà il portalampada. Mentre si avanza nel taglio del rame bisogna fare attenzione a non pizzicare o piegare i bordi.
Per la spirale il lavoro è un po’ più delicato: per asportare la striscia di rame all’interno bisogna prima praticare una serie di fori per aiutare il lavoro di scalpello, il tutto con la sagoma fissata ad una superficie piana per limitare schiacciamenti eccessivi dei bordi. A lavoro ultimato, l’alone di luce che si diffonde tutt’attorno alla sagoma riflette sulla parete in modo piacevole, con la classica colorazione rossastra del rame per l’applique per esterno.
Applique rame: i procedimenti
Disegniamo la sagoma su un cartoncino, ritagliamola e, dopo averla appoggiata sulla lastra di rame, seguiamone i contorni con un pennarello. Disegniamo anche le 4 lamelle che servono per ottenere i distanziali per il fissaggio a parete e per il portalampada.Tagliamo la stella unita alle lamelle con una cesoia per tagli diritti evitando piegature.Al centro della sagoma di rame disegniamo una chiocciola che occupi un diametro di circa 80 mm, spessa circa 10 mm. Con una punta da 3 mm pratichiamo una serie di fori ravvicinati leggermente all’interno rispetto alla tracciatura fino a completamento della porzione di rame da asportare.Lavorando di martello e scalpello tagliamo in successione la parte di rame compresa tra due fori, stando sempre all’interno della tracciatura, per poter eliminare le sbavature mantenendo una curvatura costante.
Tratto da “Rifare Casa n.53 – Settembre/Ottobre 2017″
Autore: Nicla de Carolis
Palazzi che crollano o riportano gravi lesioni a causa del cosiddetto cemento impoverito, impiegato da costruttori senza scrupoli, notizie tristemente all’ordine del giorno. Se da un lato si parla di cemento, o meglio dell’uso di poco cemento nella costruzione di case, per spiegare il perché di disgrazie così assurde, dall’altro è bello poterne parlare perché ha consentito alla genialità di architetti e ingegneri opere inimmaginabili. “Il fatto di poter creare pietre fuse di qualunque forma, superiori alle naturali, poiché capaci di resistere a tensioni, ha in sé qualcosa di magico”. Parole di Pier Luigi Nervi (Sondrio 1891 – Roma 1979), maestro dell’architettura del ventesimo secolo, un grande genio italiano, definito il poeta dell’architettura. Lo stesso mitico architetto Le Corbusier volle farsi spiegare personalmente da Nervi le soluzioni adottate per realizzare lo stadio Flaminio e l’incredibile cupola del Palazzetto dello Sport con un diametro di 50 metri costituita da 1620 elementi a losanga prefabbricati in ferro cemento, sostenuta da 36 pilastri a Y.
Strutture portanti che sembrano reggersi per magia, appunto, perché nascoste in un incredibile disegno architettonico aggraziato e in movimento. Il cemento, legante la cui composizione chimica fu messa a punto nel 1860, nasce da calcare e argilla che vengono prima macinati ed essiccati e poi, dopo opportuno dosaggio, trasformati in polvere finissima che viene cotta a una temperatura di 1450 °C. Cemento più acqua, la boiacca, viene impiegata come legante in miscela con materiali inerti come sabbia, ghiaia o pietrisco che, in base alla proporzione dei vari componenti, può trasformarsi in malta cementizia o in calcestruzzo; quest’ultimo, accoppiato con un’armatura di tondini di acciaio, diventa quello che comunemente viene indicato come cemento armato. Questa la formula di un materiale che unisce resistenza, un’eccezionale lavorabilità e un’infinita possibilità di utilizzi. In più l’aspetto, che nelle sue diverse tonalità di grigio risulta molto elegante, è perfetto sia in ambienti moderni sia in case d’epoca come rivestimento per pareti, pavimenti e persino mobili. In questo numero dedichiamo alcune pagine ai pavimenti in cemento e a quelli che ne imitano l’estetica, soluzioni davvero uniche per gli amanti di finiture originali e raffinate.
Questo appendiabiti bambini è allegro e accattivante, permette di sistemare in bell’ordine giacche e cappotti, nascondendoli quasi interamente alla vista ma lasciandoli a portata di mano
Utilizziamo la sagoma di simpatici orsacchiotti per realizzare un appendiabiti bambini fai da te capace di creare una dolce atmosfera allegra e al tempo stesso di facilitare un certo ordine e una certa cura degli abiti.
Per ottenere un maggior spazio in cui sistemare giacche e cappottini, invece di un solo orsacchiotto è prevista la famiglia al completo per l’appendiabiti per bambini.
Le sagome più alte, cioè papà e mamma, costituiscono la facciata dietro cui si nascondono i bastoni per appendere le grucce per bambini. L’immancabile cucciolo completa il quadro sistemato in posizione strategica, ben protetto e al tempo stesso al centro dell’attenzione, in mezzo e davanti agli altri due.
Le tre sagome dell’appendiabiti bambini, quasi completamente bidimensionali, sono ricavate da due pannelli di MDF (un legno stabilizzato facile da lavorare e molto levigato, che non necessita di laboriose carteggiature): uno per la coppia dei genitori, l’altro per il piccolo.
Sui pannelli dell’appendiabiti bambini sono applicati sporgenti soltanto gli occhi (palline di legno smaltato, fissate con viti da dietro), tutto il resto è semplicemente disegnato e colorato.
Cosa serve per costruire delle grucce per bambini
Addossato alla parete e, con i suoi due corti bastoni, adatto a sorreggere delle grucce, questo appendino per bambini tiene gli abiti in forma e può invogliare i bambini a imparare ad averne cura. Le sagome degli orsetti sono tenute in piedi dai distanziatori, a loro volta sorretti dai montanti. I due tacchetti dietro i montanti servono per compensare lo spessore dello zoccolo, consentendo di ancorare il tutto alla parete.
MDF spesso 19 mm: 1 base 260×870 mm, 2 montanti 60×885 mm, 4 elementi distanziatori 60×180 mm da accoppiare a due a due
MDF spesso 16 mm1 pannello da 950x 1050 mm e 1 da 380×600 mm da cui ricavare, rispettivamente le figure degli orsetti genitori e quella dell’orsetto cucciolo
2 tacchetti di legno spessi quanto il battiscopa della camera
Palline di legno: 4 Ø 25 mm e 2 Ø 20 mm (per gli occhi)
Set di tre appendiabiti singoli perfetti per la camera di ragazzi e ragazze. Tutti a...
Come trasferire il disegno degli orsetti sul pannello
Per ingrandire un disegno stilizzato non occorre essere artisti: si tratta solo di tracciare linee diritte e curve in base a precisi punti di riferimento, dati dalla quadrettatura.
Per esempio, il bordo inferiore del panciotto di papà orso è dato da una linea appena bombata che attraversa inclinata il quarto quadretto dal basso della seconda colonna intera da sinistra, poi da una Y rovesciata nel quadretto della colonna seguente e da un’altra linea inclinata nel successivo.
Il disegno tracciato su fogli può essere riportato sul legno usando della carta carbone e ripercorrendone tutti i contorni oppure incidendo la carta con una matita o una biro.La quadrettatura e i contorni del disegno per l’appendiabiti bambini possono essere tracciati direttamente sui pannelli di legno che, in caso di errori, permettono anche cancellature (se si lavora a matita).
Come costruire l’attaccapanni per bambini
L’appendiabiti bambini è previsto come struttura da posare sul pavimento addossata alla parete o, meglio, ancorata alla stessa. »» Sulla base (un semplice pannello rettangolare con gli spigoli superiori stondati) sono fissati, davanti, gli orsacchiotti, dietro i montanti. Gli elementi verticali sono collegati in alto da due distanziatori che hanno, appunto, la funzione di bastoni su cui appendere le grucce.
Mentre gli orsacchiotti appoggiano sul fondo senza alcun incastro, per ottenere una stabilità maggiore per l’appendiabiti per la camera da letto dei bambini i montanti entrano invece in appositi incavi delle dimensioni della loro sezione, aperti lungo il bordo posteriore del fondo, iniziando a 250 mm da ciascuna estremità.
Sempre per ragioni di robustezza, i distanziatori sono formati ciascuno da due listelli accoppiati (con semplice colla) in modo da doppiarne lo spessore.
I singoli pezzi sono uniti tutti per avvitatura: gli orsacchiotti al fondo da sotto, i montanti al fondo dal retro, i distanziatori agli orsacchiotti e ai montanti rispettivamente dal davanti e dal retro.
Come ottenere il pannello
I tagli curvilinei si seguono più facilmente equipaggiando il seghetto alternativo con una lama apposita. In ogni modo, questo disegno non presenta contorni particolarmente arzigogolati, che possano creare difficoltà. Gli unici punti, per così dire critici, sono gli angoli acuti in corrispondenza del collo, dell’inguine, delle ascelle. Per ottenerli precisi senza penare basta interrompere il taglio e arrivarci prima da un lato poi dall’altro.Poche viti e qualche goccia di colla bastano per unire i pezzi. I montanti, con la base alloggiata in un incavo, sono avvitati al fondo da dietro; i distanziatori (che fungono da bastoni appendigrucce) fissati ai montanti da dietro; gli orsetti avvitati al fondo da sotto e ai distanziatori dal davanti. Sia il cucciolo sia gli occhi sono fissati dal retro, ma solo a decorazione ultimata.
Ancoraggio a muro e finitura
Per l’eventuale ancoraggio alla parete, dato che la presenza dello zoccolo tiene il fondo un po’ distaccato dal muro, è prevista l’aggiunta, in alto, di due tacchetti che colmino la distanza. A questi tacchetti (fissati con semplice colla oppure, sistemandoli a un’altezza sfalsata rispetto ai distanziatori, anche con viti dal davanti) vanno fissati i gancetti destinati all’ancoraggio.
Prima di passare all’assemblaggio dei singoli pezzi, è opportuno smussare o stondare proprio tutti gli spigoli dei contorni degli orsetti. L’operazione può essere affrontata sia con strumenti manuali (raspa e carta vetrata) sia con la fresatrice.
La coloritura va invece eseguita a montaggio ultimato e preceduta da un’accurata stuccatura delle teste delle viti in vista. Solo l’orsacchiotto cucciolo è fissato per ultimo, a finitura completata.
Con smalto acrilico ad asciugatura rapida non è difficile riempire le campiture. Linee sottili e contorni da mettere in rilievo possono essere tracciati sopra con un pennarello indelebile.
Gli impianti per scaldare le abitazioni possono essere di due tipi differenti.
Impianto di riscaldamento a convezione
Gli impianti di riscaldamento a convenzione si basano sul principio del riscaldamento dell’aria. La trasmissione del calore avviene in parte per convezione, per circa il 70%, ed in parte per irraggiamento, circa il 30%. Si utilizzano i tradizionali termosifoni dislocati nei vari ambienti e dimensionati in modo da riscaldare volumi differenziati. Questo tipo di impianto ha bassi costi di installazione ed una buona durata, ma presenta un alto consumo, ed è responsabile di diversi disturbi derivanti dal forte moto convettivo dell’aria che trasporta anche la polvere. Inoltre la distribuzione del calore non è uniforme in tutta l’abitazione. Oggi, comunque, sono disponibili nuovi prodotti che riducono in modo consistente queste controindicazioni.
Sistemi radianti
Si basano sul riscaldamento di pavimento o di pareti e sul lento rilascio di calore da questi all’ambiente. La trasmissione del calore avviene soprattutto per irraggiamento, emanando il calore in modo uniforme in tutta la stanza. Si impiegano pannelli radianti a bassa temperatura per parete o pavimento o elementi radianti a battiscopa. Si tratta di un sistema di tubazioni (per i pavimenti in materiale plastico e per le pareti in rame) che conduce acqua a bassa temperatura, contenuto all’interno dell’intonaco o di un materassino isolante posto sotto il pavimento. Inoltre, i pannelli radianti a parete possono essere installati anche dietro rivestimenti in cartongesso e con isolamento verso la parete esterna.
Vantaggi e svantaggi
Tra i vantaggi c’è da tenere presente l’assenza di ingombro sulle pareti; inoltre la temperatura dell’aria può essere mantenuta molto più bassa rispetto ai sistemi tradizionali perché grazie all’irraggiamento dalle pareti e dal pavimento, esse sono più calde e non si deve surriscaldare l’aria, con conseguente risparmio energetico. Come svantaggio si ha il costo di installazione più elevato (di circa il 30%) rispetto agli impianti tradizionali. I sistemi a parete comportano inoltre la difficoltà nei fissaggi di accessori o arredi per la presenza dei pannelli o delle serpentine sotto il sottile spessore dell’intonaco e il conseguente rischio di forarli con punte di trapano o chiodi.
A termosifoni o a pavimento
il termosifone è il mezzo di diffusione del calore a convezione. Riscaldandosi a temperature tra i 60 e gli 80 gradi, crea un moto convettivo d’aria calda che si diffonde nell’ambiente.
i tubi immersi nel massetto del pavimento (o nelle pareti) si scaldano a temperature inferiori (35-45 gradi) e irradiano calore con uniformità.
Circuiti tradizionali
A pioggia
L’acqua viene portata dalla caldaia fino al punto più alto dell’edificio e poi fatta scendere lungo le colonne che alimentano i radiatori. Dopo avere ceduto parte del suo calore, passa alle colonne di ritorno che la rimandano alla caldaia. La circolazione a pioggia presenta il vantaggio di assicurare un buon riscaldamento dell’ultimo piano.
A sorgente
L’acqua proveniente dalla caldaia sale attraverso le colonne montanti che alimentano i radiatori e ridiscende attraverso le corrispondenti colonne di ritorno. Questo sistema è più economico del precedente, ma ha un rendimento inferiore.
A livello
è un sistema adottato negli impianti autonomi destinati a servire un solo piano, la caldaia ed i radiatori si trovano allo stesso livello. In questo caso la distribuzione dell’acqua calda avviene dall’alto, mentre il tubo di ritorno dell’acqua fredda corre in basso, nel sottofondo del pavimento.
L’impianto centralizzato
L’impianto di riscaldamento centralizzato presente in molti condomini è spesso fonte di insoddisfazione per gli utenti, che devono pagare le spese ripartendole in base ai millesimi di proprietà e non in base ai consumi effettivi. Per i fabbricati costruiti a partire dal 1991 la legge stabilisce che debbano essere predisposti per l’installazione di impianti di riscaldamento o climatizzazione autonomi, oppure di impianti dotati di dispositivi individuali di contabilizzazione dei consumi. Il problema si pone quindi per i condomini di costruzione meno recente.
Schema sintetico di una centrale termica per un impianto centralizzato. La caldaia (a gas o altro combustibile), controllata da termostato e sensore esterno, scalda l’acqua per il circuito di riscaldamento e scalda anche il serbatoio per l’acqua calda sanitaria. I circuiti sono azionati da pompe di ricircolo.
Marchi leader in Europa, presenti in tutti i mercati del mondo
Il marchio COMPO racconta una storia ricca di successi: nel 1956, con COMPO SANA, il primo terriccio in pratici sacchi, è stata posata la prima pietra della Società COMPO GmbH. Nei decenni successivi la società è stata continuamente ampliata. Il 1971 ha sostenuto la scalata al settore professionale con i marchi Floranid, Hakaphos e Nitrophoska.
Oggi COMPO è attiva a livello internazionale ed è leader nel settore dei prodotti chimico-organici di marca per l‘home&garden, così come nel settore dei concimi speciali nel settore professionale.
Contatti saldi per un successo duraturo
Nel campo della ricerca, COMPO lavora a stretto contatto con rinomate stazioni sperimentali ed istituti agrari. Dal 2005 COMPO collabora con Syngenta, un’azienda leader del business agrario operante nel settore degli agrofarmaci destinati agli amanti del giardinaggio di tutta Europa.
Doppia forza per il futuro
Il mercato COMPO si divide in due segmenti: „Consumer” e „Expert”. Il Consumer comprende un’ampia gamma di articoli di marca ad alta qualità per l’home&garden. Nel settore Expert vengono distribuiti a livello mondiale concimi speciali di provata efficacia per colture estensive ed intensive.
Ryobi è uno dei brand più dinamici e completi in materia di elettroutensili portatili e stazionarie: i suoi prodotti coniugano infatti la semplicità d’uso, l‘innovazione e l’ottimo rapporto qualità/prezzo che caratterizzano l’azienda.
Ogni anno, Ryobi sviluppa nuove tecnologie innovative affinchè i propri clienti possano lavorare in modo più efficace, sicuro e confortevole sia in casa che in giardino. Livetool Indicator™, GripZone™, DustTech™ sono altrettante funzioni che rendono il bricolage e il giardinaggio più semplici e gradevoli.
L’ambiente è una questione che sta a cuore a tutti noi e Ryobi non fa certo eccezione. L’impegno di Ryobi si esprime attraverso programmi quali gli utensili One+ System™, che consentono di ridurre il numero di batterie necessarie, o alcuni sistemi di accensione elettronica per motori meno inquinanti. Oltre al rigoroso rispetto delle norme antinquinamento nella progettazione dei suoi prodotti, Ryobi contribuisce alla salvaguardia dell’ambiente attenendosi agli standard di sicurezza europei, considerati tra i più severi, come le direttive RAEE e RoHS. Ryobi è un brand del gruppo internazionale Techtronic Industries (TTI), produttore mondiale di utensili elettrici a scoppio. L’impegno del gruppo TTI a favore dell’innovazione e della qualità ne consolida la posizione di leader nel mercato dell’utensileria, del giardinaggio e del bricolage domestico grazie ad un portafoglio completo di prodotti che vanno dagli elettroutensili portatili agli strumenti di misurazione laser.
Il Gruppo Lavorwash è leader mondiale nel settore della produzione di macchinari per la pulizia dal 1975 e offre gamme di prodotti complete e diversificate sia per utilizzo domestico che professionale. Lavorwash ha la sede principale in Italia, in provincia di Mantova, a cui si aggiungono filiali in vari paesi del mondo come Francia, Regno Unito, Spagna, Polonia, Brasile e Cina e molteplici stabilimenti di produzione in Italia e all’estero, in particolare: in Italia, a Pegognaga (MN) per la produzione di idropulitrici ed elettrodomestici per uso interno e di sistemi di pulizia industriali e professionali, a Milano per la produzione di aspirapolveri domestici; in Brasile per la produzione di idropulitrici e aspirapolveri per il mercato sudamericano; in Cina per la produzione di idropulitrici hobbistiche.
Kärcher è il maggiore produttore mondiale di macchine per la pulizia
L’Azienda offre da oltre 75 anni soluzioni alle molteplici esigenze di pulizia con idropulitrici, aspiratori, pulitori a vapore, spazzatrici, lavasciuga pavimenti, impianti di lavaggio auto, detergenti e una gamma completa di accessori e ricambi. Il business è stato recentemente ampliato con l’ingresso nel settore del Gardening e l’introduzione di una linea completa di prodotti per l’irrigazione.
Design avanzato, estrema cura nei dettagli, qualità dei materiali impiegati, ampio assortimento di modelli, continui aggiornamenti, servizio al cliente e soluzioni proprie distribuite in tutto il mondo: questi i fattori che, di pari passo con la massima attenzione per l’ambiente, fanno di Kärcher il leader per il mercato di riferimento.
Fattore propulsivo e qualificante dell’offerta dell’Azienda è la divisione interna di ricerca e sviluppo, dove un’equipe di 600 ingegneri e tecnici lavora alla realizzazione di soluzioni complete e detta nuovi parametri di riferimento nel settore delle tecniche di pulizia. L’approccio di Kärcher si focalizza sulla soddisfazione delle esigenze e sulla soluzione dei problemi; questo avviene durante tutte le fasi del processo, dallo studio del prodotto alla progettazione, alla realizzazione, fino al servizio post vendita.
Kärcher fa dell’attitudine all’innovazione il suo principale vantaggio competitivo: lo dimostra il fatto che oltre il 90% del fatturato è realizzato da prodotti lanciati negli ultimi 5 anni. Dal 1980 inoltre il numero dei brevetti registrato dall’Azienda nel mondo è stato in continuo aumento: al 2013 Kärcher ha depositato 1.366 brevetti e 500 sono le nuove domande..
Oltre che per l’innovazione, i prodotti Kärcher si distinguono per il proprio design. Tali elementi hanno portato a numerosi riconoscimenti e premi (oltre 100 nazionali ed internazionali). Così, ad esempio, il Plus X Award – il concorso europeo più importante in ambito tecnologico – nella categoria Garden; o ancora il prestigioso iF Product Design Award 2011, per l’idropulitrice K 5.700. Nel 2011 AfidampFab ha premiato l’aspiratore T12/1 Eco!efficiency con il Clean Green Award per via delle spiccate doti del prodotto in termini di eco-design. Quest’anno la stessa associazione ha assegnato al detergente iSolar RM 99 l’Innovation Award per la categoria “Prodotti Chimici”
Nel 2013 Kärcher ha registrato un fatturato globale di oltre 2 miliardi di euro e vendite per 12,5 milioni di pezzi. L’azienda conta nel mondo 10.644 collaboratori in 41 Paesi ed è presente in Italia con sede a Rho (MI)
Questo portascarpe fai da te è fatto proprio… a forma di scarpa!
Anche le scarpe esigono un po’ di allegria! Invece di nasconderle ordiniamole su un portascarpe fai da te ad esse dedicato, dalla simpatica forma di… scarpa.
La struttura dell’insieme del portascarpe è molto semplice: due fianchi sagomati a stivaletto sono collegati da sei barre in tondino di ramin.
Cosa serve per costruire il portascarpe
Tavolette di abete spesse 27 mm (due pezzi da 300 x 350 mm). g 8,50 al mq
Listello tondo di ramin Ø 22 mm (6 barre da 840 mm) g 4,30 la barra da 2 metri
2 stringhe
colla vinilica
fondo acrilico
smalto acrilico
Come costruire la scarpiera
La sagoma dello stivale che forma i due fianchi del portascarpe è semplice da eseguire. La quadrettatura è di 25 mm di lato. La dimensione può essere allungata per accogliere ancora una coppia di tondini.
Queste barre sono accoppiate in modo da formare capaci sostegni per le scarpe che vi vengono collocate. La lunghezza delle barre viene indicata in 840 mm ma potrebbe essere inferiore (o superiore, ma di poco) se esigenze di spazio lo imponessero.
Incredibile scarpiera da 40 paia, nuovo organizer salvaspazio
I supporti sagomati
Il lavoro più importante consiste nel realizzare i due supporti sagomati. Lo si fa ingrandendo la sagoma quadrettata (riportata in foto) e trasferendola su una tavola di abete (ma anche il multistrato va bene). Se si lavora con attenzione si fanno stare due sagome su una medesima tavoletta posizionandone una rovesciata rispetto alla prima.
Con il seghetto alternativo si segue attentamente la traccia sul legno e si tagliano le due sagome, che vanno accuratamente rifinite, lungo i bordi , con carta vetro.
I fori ciechi
Nei punti indicati dal disegno si praticano altrettanti fori ciechi (quindi non passanti) del diametro di 22 mm profondità 15 mm che servono per ricevere le teste dei tondini. Dopo aver trattato i supporti con un fondo acrilico e averli adeguatamente smaltati con vivaci colori (sempre acrilici) possiamo passare al montaggio inserendo le teste dei tondini nei fori dopo aver applicato entro questi ultimi un poco di colla vinilica.
Se vogliamo una maggiore robustezza possiamo piazzare alcune viti autofilettanti da 3×25 mm dall’esterno che intercettino le teste dei tondini.
Con uno scalpello affilato si sagomano le estremità dei tondini in modo da inserirli agevolmente all’interno dei fori ciechi sui fianchi. La lunghezza della parte da assottigliare corrisponde alla profondità del foro, cioè 15 mm.Se non siamo esperti decoratori possiamo utilizzare delle sagome ritagliate dal cartoncino per tracciare i contorni delle zone da decorare in modo che tutte quattro le superfici siano dipinte perfettamente uguali.Per decorare ogni lato dei due stivali si procede in quest’ordine: smaltatura delle superfici più estese (giallo e bianco), foratura dei punti in cui intrecciare le “stringhe”, decorazione dei particolari (rosso e nero). Si usano smalti acrilici attendendo la perfetta asciugatura tra un’operazione e l’altra.Per decorare ogni lato dei due stivali si procede in quest’ordine: smaltatura delle superfici più estese (giallo e bianco), foratura dei punti in cui intrecciare le “stringhe”, decorazione dei particolari (rosso e nero). Si usano smalti acrilici attendendo la perfetta asciugatura tra un’operazione e l’altra.