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Infiltrazioni acqua | Come risolverle definitivamente in 10 passaggi

Le infiltrazioni di acqua sono una importante causa di degrado per la casa e vanno eliminate al più presto, procedendo prima di tutto ad un’accurata analisi della situazione per scoprire le cause dell’inconveniente e sconfiggerlo alla radice

Eliminare infiltrazioni acqua è abbastanza facile quando l’umidità che deturpa i muri proviene da rotture o crepe nelle quali si insinua l’acqua piovana: basta ad esempio una fessura alla base del camino per compromettere l’ermeticità del manto di copertura. Quest’ultimo, quindi, dovendo svolgere una funzione protettiva nei confronti di tutta la struttura muraria, va mantenuto in perfetta efficienza sia per quanto riguarda la tenuta complessiva sia per ciò che concerne i canali di gronda.

Come intervenire intorno al camino per annullare le infiltrazioni d’acqua

Il raccordo tra camino e tetto, se realizzato con malta cementizia, tende a fessurarsi per gli sbalzi di temperatura: la riparazione richiede un prodotto in pasta, da stendere in abbondanza con la spatola: anche qui sono opportune più mani.

Questi, se corrosi dal tempo e dall’ossido, vanno senz’altro sostituiti per eliminare infiltrazioni acqua ma, se l’operazione non può essere effettuata in tempi brevi, possono essere riparati con sostanze impermeabilizzanti; analogo discorso vale per le superfici orizzontali esposte alle intemperie, come balconi e terrazze.

Altre infiltrazioni acqua, certo meno importanti ma altrettanto dannose, possono verificarsi all’interno della casa, in locali (bagni, lavanderia, ecc) nei quali l’acqua scorre in abbondanza.

Come riparare una crepa per eliminare le infiltrazioni

La prima operazione da compiere nella riparazione di una screpolatura è, strano ma vero, allargarla in modo da raggiungere i mattoni: si evita così di lasciare dei vuoti nel riempimento e che lo strato di stucco sia tanto superficiale e poco ancorato alla muratura da saltar via alla prima occasione.
La tecnica dell’intonaco armato permette di colmare efficacemente le crepe un poco più estese. Un primo strato di malta antiritiro consente di incollare la reticella (simile a quella usata per giuntare i pannelli di cartongesso) mentre un’altra passata rifinisce la superficie.
Il tubo di stucco, acrilico o poliuretanico secondo il tipo di lesione da curare, si monta sulla pistola per silicone. Il beccuccio si taglia molto in punta per arrivare il più possibile in profondità. Lo stucco che fuoriesce si spiana con una spatola.

 

Come risolvere infiltrazioni acqua su muri, tetti e terrazzi

Essendo tra le superfici più esposte agli agenti atmosferici, tetti e terrazze sono naturalmente soggetti ad un certo degrado e, quando perdono la loro impermeabilità, sono causa di vistosi danni alla struttura dell’edificio. Intervenire con tempestività è, in questi casi quanto mai necessario: a volte basta sostituire le tegole danneggiate o rifare la sigillatura tra tetto e canna fumaria; altre volte, con tetti in fibrocemento o in lamiera, conviene stendere uno strato protettivo sull’intera superficie.

Una cura particolare richiedono le superfici piane o dotate di scarsissima pendenza, come nel caso delle terrazze: qui non si può contare sulla rapida evacuazione dell’acqua piovana e bisogna quindi realizzare una riparazione a regola d’arte; prima si rimuovono le parti danneggiate o poco aderenti, poi si trattano crepe e fessure con sigillante (se le crepe sono molto vistose conviene utilizzare anche una rete di armatura in tela di vetro, annegata tra due strati di impermeabilizzante). Il lavoro si completa con la pavimentazione, posata su uno strato continuo di impermeabilizzante (come ad esempio del silicone liquido).

Per rendere idrorepellenti i muri costruiti con mattoni lavorati a vista esistono prodotti trasparenti che non modificano l’aspetto estetico e che consentono la naturale traspirazione: vanno applicati fino a completa saturazione del supporto.
Le lastre in fibrocemento danneggiate e corrose possono essere rinforzate con nastri di fibra in poliestere, incollati e ricoperti con mastice impermeabilizzante; esistono mastici che aderiscono a supporti umidi.
Le coperture in lamiera vanno spazzolate per rimuovre ogni traccia di ossido e rinforzate con tessuto di vetro nelle zone più corrose; un rivestimento in gomma liquida, di colore grigio o rosso, è da preferire rispetto ad un prodotto bituminoso.
Le crepe presenti in coperture realizzate con lastre di vetro naturale o sintetico possono essere riparate con un cordone di mastice trasparente al silicone, previa pulizia del supporto, che riempia completamente la fessura.
Per impermeabilizzare manti di tegole o di ardesia senza alterare il colore naturale del materiale sono disponibili prodotti idrorepellenti e trasparenti, utili soprattutto su tetti a forte pendenza o su superfici verticali.
Se la superficie della terrazza non è praticabile basta spesso un film continuo di gomma liquida, stesa in due passate. Sull’ultima mano ancora fresca si spande della sabbia asciutta per migliorare la resistenza ai raggi ultravioletti.

Distributore cibo gatti fai da te programmabile | Progetto dettagliato

Bellissimo progetto per costruire un distributore cibo gatti fai da te con temporizzatore

Destinato a tutti gli amici degli animali, questo distributore cibo gatti fai da te può essere utilizzato, con pochissime modifiche, a fornire una somministrazione periodica di cibo tanto ai gatti, ai quali lo hanno dedicato gli autori, quanto agli uccellini o agli scoiattoli, ai colombi e, insomma, a tutte le bestie che sono solite nutrirsi di cibo in piccole porzioni, dalle dimensioni, appunto, delle crocchette per gatti a quelle del miglio per i passeracei.

Il distributore cibo gatti fai da te risolve un problema che spesso tormenta chi ha preso l’abitudine di nutrire periodicamente gli amici pennuti o a quattro zampe che frequentano la casa di campagna: “Come faranno le povere bestie a campare quando dovrò tornare in città a lavorare e la casa resterà vuota per settimane e mesi?”

Questo distributore cibo gatti fai da te, infatti, è dotato di un programmatore che lo fa funzionare ad orari prefissati e di un temporizzatore che stabilisce la durata dell’erogazione (e quindi la quantità) del cibo. Una volta riempito e programmato, il dosatore fa tutto da solo e ben presto i destinatari del cibo impareranno, anche senza leggere le ore, a presentarsi compatti alla mensa.

Come costruire un distributore di cibo per gatti

A parte l’indiscutibile utilità della macchina (può essere utile anche ai superpigri che trovano faticoso uscire due o tre volte al giorno per nutrire i commensali), è veramente rimarchevole l’abilità con cui i nostri lettori sono riusciti a costruire il distributore cibo gatti fai da te solo con materiale di recupero combinando fra loro gli elementi più disparati ed apparentemente inconciliabili. Nell’apposito elenco i materiali sono indicati genericamente in quanto è poco probabile che qualche lettore si trovi ad avere in casa o trovi dal rottamaio le stesse identiche cose usate per il dosatore illustrato, ma qui è anche divertente descrivere in dettaglio le componenti usate.

Cosa serve per costruire un distributore automatico di cibo per gatti

  • Gli attrezzi: seghetto per metalli; cesoie da lamiera; trapano; rivettatrice.
  • I materiali: un tritacarne; un serbatoio a tenuta stagna; un imbuto con la bocca a misura del serbatoio; 2 motorini a basso numero di giri; un programmatore orario; un (eventuale) timer; un (eventuale) trasformatore raddrizzatore; profilati metallici per il supporto; fili o cavo elettrico; morsetti; spina per l’alimentazione.

Il serbatoio ermetico

Un dosatore che debba funzionare da solo, all’aperto seppure al coperto (qui in un capanno per gli attrezzi) erogando materiale organico che per sua natura teme l’umidità deve avere un serbatoio ermetico che è stato trovato nel contenitore da caffè per i bar (quello che si vede sopra il macinino accanto alla macchina per gli espressi). D’alluminio, leggero ed impermeabile, ha un tappo a tenuta stagna e può contenere fino a 6 o 7 chili di crocchette.

Gli si toglie il fondo e lo si incastra in un grosso imbuto. Il dosatore deve, per l’appunto, dosare cioè erogare di volta in volta quantitativi fissi di cibo. Problema di difficile soluzione fino a che non si è trovato l’uovo di Colombo: far scendere le crocchette dentro un tritacarne privato della tramoggia, tagliata a misura del collo dell’imbuto, della lama e dei dischi di uscita e ridotto quindi ad una semplice vite d’Archi-mede sulla quale cade il cibo e che, girando, lo spinge fuori.

serbatoio per crocchette
Il serbatoio, oltre ad essere molto capiente ha un tappo, a chiusura ermetica, abbastanza grande da consentire l’agevole introduzione degli alimenti. Nel tappo è calettato, folle, lo stelo di una paletta che gira dentro al mangime, comandata da un motorino da girarrosto che si inserisce sul suo capo.
Il motorino miscelatore è retto dallo stante del supporto che si alza dal cerchio sostenuto dal treppiede.
Il programmatore usato, elettromecccanico, ha un tempo minimo di funzionamento di 15 minuti. Se si vuole ridurre il tempo perché i commensali sono pochi o perché il cibo è in granella (per gli uccellini) occorre o un programmatore elettronico più sofisticato, o un timer collegato in serie fra programmatore e motori.
Il tritacarne è ridotto all’essenziale, in pratica alla sola vite di trasporto chiusa nell’alloggiamento.

La parte elettrica del dosatore di crocchette fai da te

Non dovendo più sopportare lo sforzo di tritare la carne, la vite gira assai più facilmente tanto che per farla muovere basta un motorino da girarrosto da forno domestico. Un motorino analogo fa girare dentro al contenitore una paletta, calettata nel coperchio, che smuove il mangime durante l’erogazione. Un programmatore orario recuperato da una caldaia, collegato ai due motori, permette di farli partire e fermare agli orari stabiliti. Un semplice, ma solido treppiede con uno stante, regge il tutto.

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Forno solare fai da te per alimenti | Progetto dettagliato

Costruzione originale di un forno solare fai da te con cui cuocere i nostri cibi

Aspettando che il progresso tecnico riduca il costo ed aumenti l’efficienza delle celle fotovoltaiche l’energia solare, pulita e gratuita, può essere abbastanza facilmente utilizzata nella sua frazione termica. Così ha fatto il nostro lettore Giulio Pozzoli, con questo suo forno solare fai da te in grado di cuocere anche il pane basato sulla combinazione di un concentratore solare e dell’effetto serra largamente usato nei pannelli termici.

forno solare progetto

Cosa serve per costruire un forno solare fai da te

  • Gli attrezzi: Sega per tagli diritti; seghetto da metalli; cesoia per lamiera; trapano; avvitatore; tagliavetro.
  • I materiali (misure puramente indicative in mm) Compensato da 6 mm: 4 pezzi 430×430, 1 da 430x circa 180 (cassetta interna), 4 da 450×450, 1 da 450x circa 200 (cassetta esterna). Listello sezione 20×30: 2 pezzi da circa 480, 8 da 430, 2 da circa 180. Listello sezione 20×50: 8 pezzi da 430, 2 da circa 180: Listello sezione 20×40: 4 pezzi da 455, 4 da circa 500.
  • Alluminio verniciabile: 4 pezzi 430×430, 1 da 430x circa 180.
  • 2 cerniere a nastro 20+20×150;
  • 1 maniglia atermica;
  • 1 vetro 393x circa 438;
  • 4 specchi 450×450;
  • 4 specchi a triangolo isoscele con base 200 ed altezza 438;
  • eventuale materiale di supporto ed irrigidimento degli specchi;
  • alloggiamento per la tramoggia;
  • 1 supporto per regolare l’inclinazione;
  • 1 termometro a coppia metallica;
  • 1 gnomone;
  • adesivi adeguati ai materiali;
  • materiale di finitura

 La serra del forno solare fai da te

Per ottenere un forno solare fai da te si tratta di costruire due cassette di compensato da 6 mm che entrino una nell’altra. I fianchi delle cassette sono due trapezi rettangoli con un lato inclinato di tanto quant’è la latitudine locale (dai 47° del Brennero ai 36°,50’ di Pachino). I cinque pannelli della cassetta interna vanno rivestiti di alluminio verniciabile (qui materiale di recupero da stampa offset). Per farne una scatola i pannelli si uniscono fra loro fissandoli a 8 coppie di listelli sezione 20×30 e 20×50 mm, fissati il primo a filo del bordo di un pannello e l’altro sporgente di 20 mm rispetto al bordo del pannello coincidente.

La sporgenza dei listelli larghi si avvita, a filo esterno, a quelli stretti creando una gabbia di traverse e montanti di sezione ad L fra i quali inserire cinque pannelli di lana di roccia. Alla sommità dei pannelli si fissano listelli 20×30 mm. Contro la gabbia di listelli si avvitano i 5 pannelli della cassetta esterna. Sul bordo superiore della cassetta completa si fissa, a filo con le pareti interne, una cornice di listelli 20×40 mm.

Il concentratore solare fai da te è una cassetta a doppia parete e doppio fondo, internamente rivestita di lamiera nera e con l’intercapedine riempita di lana di roccia. L’inclinazione della bocca va rapportata alla latitudine (massima altezza del sole all’equinozio) così da ridurre l’ampiezza dello spostamento angolare regolato da un supporto. La tramoggia riflettente (alluminio, acciaio inox o specchi) si monta attorno alla bocca del forno in modo da poter essere facilmente smontata. Qui si incastra su staffe metalliche avvitate alle pareti in corrispondenza dei listelli.

L’efficienza del fornello solare

L’efficienza della cucina solare dipende dal suo esatto orientamento in direzione del sole la cui altezza sull’orizzonte varia (più a Bolzano che a Lampedusa) dall’inverno all’estate, muovendosi da est ad ovest.

Il coperchio del forno solare fai da te

Il coperchio di dimensioni identiche a quelle della cornice superiore anche questo è una cornice di listelli, da unire a mezzo legno o con ugnatura, nei cui bordi interni va aperta una scanalatura larga 5 mm più dello spessore della lastra di vetro e profonda quanto basti a lasciare alla lastra un gioco laterale di un millimetro, indispensabile a consentirne la dilatazione quando la temperatura interna del forno supera i 100 C°. Il coperchio si completa con due cerniere a nastro che lo uniscono alla cassetta ed una maniglia atermica che ne permetta l’apertura anche quando è caldo.

Come tenere orientato il forno solare autocostruito

supporto per forno solare

Un supporto a scaletta di legno o multistrato, montato a squadra su una stabile base permette di tenere la bocca del forno perpendicolare ai raggi solari nelle diverse stagioni e nelle diverse ore (si potrebbe usare anche un cric a pantografo o altro del genere o un supporto come quelli usati per orientare i monitor dei PC).  Prima di aprire il forno, per evitare di ustionarsi anche seriamente, bisogna spostarlo lateralmente così da “spegnere” il fuoco concentrato dagli specchi e comunque proteggere con occhiali scuri e guanti imbottiti gli occhi e le mani.

L’inclinazione esatta si ha quando lo gnomone, un’asticella fissata a squadra alla cornice del coperchio (ancora mancante sulla foto), non proietta ombra. La temperatura interna del forno viene segnalata da un termometro digitale a sonda con scala fino a 250 C° inserito in una parete.

Se il forno va inclinato a seguire il sole, al suo interno le pentole o le teglie debbono restare orizzontali per uniformare la cottura ed evitare che il contenuto scivoli fuori. Una griglia, recuperata da un vecchio forno, dotata di alette (3) da imperniare alle pareti interne risolve il problema.

L’acchiappasole

Al forno solare fai da te non manca più che il concentratore dell’energia termica, una tramoggia con le pareti interne a specchio che, orientata verso il sole, ne riflette i raggi in un unico punto focale dove la temperatura può facilmente raggiungere e superare i 200 C°. Qui è realizzata con lastre d’alluminio a specchio, quattro quadrate di 450 mm di lato, incollate su laminato tipo formica e quattro a triangolo isoscele collegate alle precedenti con bindelle di velcro. Prima del montaggio tutti i pezzi si trattano con impregnante antiumido. L’interno del forno solare fai da te va verniciato di nero con un prodotto ad acqua atossico e la cornice fissa con vernice ignifuga. L’esterno a smalto o flatting.

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Fontana zen fai da te in acciaio inox per giardino

Riutilizzando una serie di vaschette inox, realizzate anni prima per altri scopi, il nostro lettore Leonardo si costruisce una fontana zen fai da te con acqua che cade a cascata da un contenitore all’altro sino alla base dove una pompa da lavatrice la spinge nuovamente all’erogatore e… il ciclo continua

Il nostro lettore Leonardo Telesca è abituato a fare il massimo anche nelle cose semplici: anni or sono, volendo realizzare in proprio alcuni contenitori per la cattura dell’umidità con il metodo dei sali, ha scelto di farli in acciaio inox AISI 316. La sigla, per chi non lo sapesse, indica una notazione, divenuta internazionale, dell’American Iron and Steel Institute che, tramite un numero di tre cifre, classifica il tipo di acciaio inox a seconda delle percentuali dei metalli componenti (316 = austenitico, composto da cromo, nichel e molibdeno) che ne determinano le caratteristiche tecniche. Con il cambio di abitazione le vaschette non sono più servite allo scopo ma, quando la vecchia lavatrice ha esalato il suo ultimo respiro, ecco scattare l’idea di un nuovo impiego, sfruttando la pompa dell’acqua dell’elettrodomestico: la realizzazione di una fontana zen fai da te da collocare nel padiglione in giardino. L’operazione, sebbene semplificata dalla presenza di quattro vaschette fatte benissimo, richiede una piccola modifica delle stesse per imporre il loro svuotamento in una direzione, la realizzazione della struttura di sostegno e di una base d’appoggio contenente la pompa e un quinto contenitore/serbatoio per il ricircolo dell’acqua.

fontana con acqua
La vista dall’alto della fontanella montata (e sotto in funzione) mette in evidenza la qualità del lavoro svolto: non è banale riuscire a unire con saldatura le vaschette ai supporti, mantenendo l’ottimo allineamento geometrico, incluse le bocche si sversamento, tutte uguali, che ricadono nella medesima posizione.

Vasche d’acciaio e motore recuperato per la fontana zen fai da te

materiali per fontana zen

L’insieme dei componenti necessari alla realizzazione (1), in parte già elaborati e modificati come l’asta di sostegno, ricavata da un tubolare quadro cui è stata aggiunta una piccola base a tronco di piramide per aumentarne la stabilità del fissaggio e una finestrella quasi all’estremità superiore, atta al passaggio del tubo di mandata dell’acqua. Le 4 vaschette sono numerate in quanto ne è già stata attribuita la posizione definitiva, ma mancano ancora degli scarichi laterali (marcati in rosso) necessari per lo sversamento dell’acqua in direzione obbligata. Oltre alla pompa e al tubo di mandata, nella foto si notano anche le corte sezioni di tubolare da utilizzare come distanziali nel fissaggio delle vaschette al sostegno. L’elemento più articolato e ingombrante è la grande base con ruote pivotanti (1 e 2), strutturata in compartimenti di cui uno è devoluto alla raccolta dell’acqua proveniente in cascata dalle vaschette. Lo si nota per lo spezzone di tubo saldato lateralmente calcolato nel diametro e nella lunghezza per adattarsi al meglio con il raccordo di gomma dell’ingresso di presa della pompa da lavatrice (3). Quest’ultima prende posto al di sotto della base dove viene fatta appoggiare su un piano saldato appositamente e collegata da una parte allo scarico della vaschetta appena menzionata e dall’altro al tubo corrugato di cacciata, tipico degli scarichi delle lavatrici. Sia l’uno sia l’altro devono essere necessariamente bloccati con collari metallici (4).

Tagli e saldature precise

fontana zen da giardino

  1. Per la realizzazione del becco di scarico delle quattro vaschette appese al sostegno si procede eseguendo su ognuna due tagli leggermente convergenti e lunghi uguali; il lembo di lamiera ivi compreso va piegato verso l’esterno, portandolo in posizione ortogonale alla parete, stringendolo con un mordiglione in mezzo a due spezzoni di robusto angolare che impongono la piega lineare ed esattamente nel punto voluto.
  2. Lateralmente al lembo si saldano due tasselli di lamiera inox, tagliati a misura di forma a ventaglio, per concludere la costruzione del becco di scarico. Sul fianco, trovata la posizione corretta facendo una prova di accoppiamento, si saldano due distanziali di tubolare utili al successivo fissaggio (sempre mediante saldatura) al sostegno centrale.
  3. Il terminale del sostegno costituisce l’erogatore della fontanella;
  4. Dal raccordo con il tubo corrugato si sviluppa il percorso del tubolare che porta l’acqua a cadere nella prima vaschetta.
  5. Trattandosi di giunzioni mediante saldatura, bisogna usare molta perizia per far rimanere tutte le vaschette orizzontali e parallele alle facce del sostegno centrale; la saldatura, infatti, produce trazioni fra i lembi che vanno contrastate. Sulla quinta vaschetta, quella della base, va posizionata una griglia di metallo inox atta a impedire a foglie e detriti di cadere nell’acqua ed essere risucchiati dalla pompa, intasandola.

Guarda il video della fontana zen

Smalto per bagno Gapi | Come rinnovare un locale in 12 mosse (Video e foto)

Utilizzando uno smalto per bagno specifico, come Facile e Veloce di Gapi possiamo rinnovare i colori del bagno con pochi passaggi

Occorre subito dire che C’è smalto per bagno… e Smalto per Bagno, non tutti i prodotti sono sempre all’altezza delle nostre aspettative. Se per cambiare volto alle stanze della propria casa basta applicare una pittura murale di tinta diversa, beh, ora è altrettanto semplice farlo in locali critici come la cucina e il bagno dove i rivestimenti in piastrelle impongono di utilizzare smalti speciali.

Guarda il video per imparare a rinnovare il colore del bagno in pochi passaggi

Smalto per bagno Facile e Veloce Gapi Paints

Con lo smalto per bagno Facile e Veloce si utilizza un prodotto professionale, ma superando tutte le difficoltà di stesura di questa categoria di vernici. Facile e Veloce è un prodotto all’acqua ed è monocomponente; tuttavia, la speciale formulazione garantisce un potere aggrappante eccezionale, che permette l’applicazione diretta sulle superfici, anche quelle difficili, senza particolari pretrattamenti o bisogno di stendere prima alcun tipo di primer. Lo smalto per bagno è disponibile come base bianca e media, entrambe pigmentabili per ottenere la gamma di tinte della cartella colori. (Gapi Paints)

Operazioni preliminari all’applicazione dello smalto per bagno

bagno bianco

sgrassare la doccia

1 – Il pretrattamento delle superfici prevede soltanto la rimozione di ogni traccia di olio, grasso o cera, pulendole con alcool etilico; in caso di residui resistenti e incrostazioni, si passa una spugna abrasiva.

mascheratura delle pareti

2 – Con l’intenzione di colorare la parete esterna della doccia e solo una riga di piastrelle nella parete a fianco, si delimita la superficie in oggetto con il nastro maschera.

Come preparare lo smalto per bagno Facile e Veloce Gapi Paints

facile e veloce Gapi Paints

1 – La latta di Facile e Veloce ha una capienza di 0,625 l di prodotto che garantisce una resa di 7 m2 di superficie. I pigmenti in microgranuli, disponibili in boccette a grammatura calibrata (grammi 2, 4, 8 ecc), permettono di ripetere esattamente il colore scelto, anche in successive stesure.

pigmento colorato per smalto

2 – Si versa il quantitativo necessario di pigmento, seguendo le indicazioni della cartella colori Gapi, e si mescola sino a completa dissoluzione dei granuli (minimo 3 minuti).

plafoncino

3 – Il prodotto è subito pronto per la stesura; solo con supporti più grezzi può essere diluito con un 5-10% di acqua.

rullo per applicazione smalto

4 – Facile e Veloce va steso con rulli di spugna fine bianca (moltoprene).

applicazione smalto per bagno all'acqua

5 – Il prodotto aderisce molto bene al rullo e al sottofondo; quindi, non cola e non schizza durante l’applicazione. Questo permette di ridurre al minimo le operazioni di mascheratura e non è necessario proteggere i mobili presenti, i sanitari o il pavimento.

smaltare il bagno

6 –   In caso di fughe “profonde” conviene prima passarle per un certo tratto con la parte curva del rullo.

7 – …e poi riempire la campitura uniformando il colore con il rullo passato in senso verticale, dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto.

Come applicare la finitura trasparente

smalto bicomponente

8 – Per la massima resistenza al graffio, in particolare per pavimenti in cemento o superfici soggette a pulizie con detergenti, Facile e Veloce è sopraverniciabile con una delle finiture trasparenti bicomponenti all’acqua “Pareti Mobili Pavimenti” o “Pavimenti Interni” della serie SottoSopra. La preparazione è semplice: basta mescolare il componente A e il componente B contenuti nella confezione.

9 – Il prodotto ha aspetto lattiginoso, ma essiccando diviene totalmente trasparente.

10 – Con la rimozione del nastro di mascheratura il lavoro è concluso.

Mobile sottolavello fai da te in ferro battuto | Guida alla realizzazione

La struttura di questo mobile sottolavello fai da te in ferro battuto è realizzata a misura dello spazio per il lavello, le volute sono sagomate senza utilizzare dime di piegatura, anche le fascette e i piedi sono artigianali

Il lavello doveva essere posizionato su una base in muratura, ma il muratore continuava a rimandare il lavoro, finché il nostro lettore Giuseppe Miloscio ha deciso di arrangiarsi in altro modo, costruendo un mobile sottolavello in ferro fai da te.

adduzione idrica cucina

Artigiano del ferro per passione e non per lucro, si è messo all’opera per comporre un’incastellatura su cui il lavello calzasse alla perfezione, robusta a sufficienza da reggerne il peso e, già che c’era, in uno stile analogo a quello di un tavolo da pranzo costruito tempo prima.

Cosa serve per costruire un mobile sottolavello fai da te in ferro

Le gambe e le traverse del mobile sottolavello in ferro battuto inferiori sono realizzate in ferro pieno da 30×30 mm, condizione necessaria a garantire robustezza alla struttura. La cornice su cui appoggia il lavello è rifinita con ferro piatto 40×8 mm sagomato attorno alla cornice superiore, in modo da contenere il lavello che appoggia su di essa.

Le volute frontali si realizzano a partire da tondo Ø 14 mm che viene curvato a caldo senza l’ausilio di dime di piegatura del ferro, “a occhio”, un’operazione che solo chi sa il fatto suo è in grado di compiere con la necessaria regolarità, facendo risultare solo le impercettibili differenze tipiche del fatto a mano; anche le fascette sono ricavate da piattina 12×3 mm piegata a caldo e bloccata alle volute con un piccolo punto di saldatura ad arco.

Saldature ad arco e sagomature col cannello

1 – Le torciture a caldo che arricchiscono le gambe in ferro sono evidenziate dalla tipica colorazione azzurra che assume il ferro dopo essere stato arroventato e raffreddato; ideale è l’uso della fucina ma, dato che la zona da torcere è molto limitata, si può usare anche solo il cannello a gas.

saldatura ad arco

2 – Preparati tutti i pezzi che compongono lo scheletro del supporto, si provvede a unirli per saldatura, in questo caso ad arco.

3 – L’esperienza porta a realizzare saldature ben distribuite, uniformi e poco evidenti; nonostante ciò, una passata con la smerigliatrice è necessaria per eliminare l’eccesso e lisciare la superficie, in modo che, con l’applicazione della finitura, la giunzione rimanga impercettibile.

4 – Il piatto applicato esternamente per formare la sede del lavello (appoggiato poi su un cordone di silicone) si curva attorno agli angoli a martellate, assicurandolo man mano che si avanza con la saldatura. Anche le volute, come le gambe, vengono ritorte in alcuni tratti; i piedi sono ricavati da 4 piatti sagomati; l’intera struttura viene verniciata nero opaco, mentre alcuni particolari vengono evidenziati con una colorazione dorata.

sottolavello in ferro

Portalegna fai da te con seduta | Come realizzarlo e foderarlo

Guida alla costruzione di un portalegna che può essere utilizzato anche come comoda seduta

Realizzare un portalegna fai da te non è operazione difficile, sicuramente una valida palestra per prendere confidenza con la lavorazione del legno.

La fiamma ardente di un caminetto a legna e lo scoppiettio dei ciocchi creano un’atmosfera rilassante nelle serate invernali: bisogna però avere una minima scorta di combustibile a portata di mano per non fare avanti e indietro tra la legnaia e il focolare, specialmente se questa è fuori dall’abitazione.

Perché costruire un portalegna fai da te

Per evitare di lasciare la legna in vista e spargere detriti attorno al caminetto, il nostro lettore Gabriele Rosi ha costruito una cassa con dimensioni che fossero il giusto compromesso tra capienza e ingombro, utilizzando tavole di abete lamellare che ha incollato e avvitato in modo che risultasse solida e affidabile anche a pieno carico.  Terminata la costruzione, la forma squadrata gli ha suggerito che poteva utilizzare la cassa anche come seduta e, siccome non aveva ancora deciso la finitura, ha pensato di imbottirla esternamente e rivestirla con un tessuto; un robusto telo di iuta si è rivelato provvidenziale.

Come costruire un portalegna

baule portalegna

1 – quando non utilizzato il portalegna fai da te può essere rimessato, ad esempio, sotto la scala.

portalegna attrezzato

2 – Sulla faccia interna del coperchio si fissano strisce di velcro per poter riporre il necessario per attizzare il fuoco e pulire il caminetto.

portalegna con rotelle

3 –  Il fondo del baule è rialzato rispetto ai pannelli perimetrali; in questo modo si possono applicare rotelle nascoste e spostarlo con facilità.

4 – Su tutte le facce perimetrali del baule si incollano riquadri di gommapiuma di dimensioni un poco inferiori, in modo che rimangano circa 10 mm tutt’attorno a ogni faccia.

5 –  I riquadri di iuta del rivestimento esterno devono avere invece dimensioni maggiori, in modo da ricoprire anche lo spessore della gommapiuma e poter essere incollati e graffettati sul bordo di legno, mantenendoli tesi e senza formare pieghe.

6 –  Le giunzioni tra superfici perpendicolari si ricoprono con strisce di pelle scura con impuntura in filo giallo; agli spigoli formati dall’incontro di tre superfici si applicano ritagli sagomati della stessa pelle.

7 –  La porzione di iuta recante i dati identificativi della partita di caffè si riserva al rivestimento del coperchio e va ritagliata in modo da poterla centrare esattamente su di esso.

Veranda fai da te antizanzare | Come costruirla utilizzando profilati d’alluminio

Per realizzare questa veranda fai da te si usa una struttura in profilati metallici che supporta i telai rivestiti con rete antizanzare

Costruire una veranda fai da te può essere un’ottima idea, sia perché permette di estendere l’abitabilità di un ambiente, sia perché realizzandola fai da te con alluminio risulta sicuramente più economica che farla fare su misura da un installatore.

Veranda fai da te: come renderla antizanzara

Nella stagione calda chi ha un giardino, un terrazzo o un portico può godersi un po’ di frescura senza muoversi da casa, ma spesso il piacere è disturbato dalle zanzare; in alcune zone, come quella in cui abita il nostro letttore Fabrizio Marni, ce ne sono veramente tante e difendere i propri spazi non è facile.

Il porticato della sua abitazione è abbastanza ampio da essere sfruttato in estate come zona pranzo o spazio relax, ma bisognava trovare una soluzione per proteggere quest’area senza attuare vere e proprie chiusure e senza grosse spese. Da qui l’idea di realizzare una veranda fai da te con profilati metallici che facesse da supporto a telai rivestiti con rete antizanzare, lasciando passare luce e aria, ma non gli insetti.

Quali profili d’alluminio utilizzare per la veranda fai da te

Per gli scatolati si utilizzano profilati zincati per cartongesso da 50×50 mm reperibili in barre da 3 metri e facilmente sezionabili alle lunghezze necessarie; i telai sono fatti con listelli a sezione 25×25 mm e la rete antizanzare di alluminio si trova larga 1000 e 800 mm. Per tenerli in posizione occorrono angolari metallici a L da 30×30 mm, anche questi per cartongesso. I telai con le zanzariere della veranda fai da te si possono facilmente rimuovere a fine stagione; anche la struttura è concepita per lo smontaggio, con un po’ più di lavoro.

Quanto tempo e quanto costa costruire una veranda fai da te?

Utilizzando i ritagli di tempo libero il nostro lettore ha impiegato due mesi e mezzo per completare l’opera, ma ha speso solo 775 euro, ai quali vanno aggiunti altri 150 euro per l’acquisto della gattaiola e del ventilatore a soffitto.

Come costruire una veranda fai da te

1 – La trave principale da 5,2 metri appoggia sul bordo del pilastro a sinistra e su una staffa preformata a destra.

2 – Su questa e sul soffitto si montano profilati a L per cartongesso e si montano in prova i telai.

3 – Dopo il rivestimento con le zanzariere si montano definitivamente i telai; questa parte rimane fissa.

4 – I montanti a L sono costituiti da due profilati rivettati 

5 – l’angolazione dei due profilati che costituiscono i montanti è di 100°, per poterli fissare alla trave e a filo esterno della pavimentazione garantendo la discesa della tenda.

6 –  Mantenendo la larghezza dei telai superiori, si realizzano quelli per chiudere la parete esterna e lo sbalzo tra questa e la parte fissa.

7 – I montanti si incastrano su staffe a U e si predispongono i profilati a L per montare i telai.

8 – Montaggio zanzariere previa finitura a cera.

9 – A fine lavoro, viene installato anche un ventilatore a soffitto.

Come installare una gattaiola nella veranda fai da te

1 –  L’apertura laterale è sagomata ad arco e impone la costruzione di un telaio curvo per la chiusura superiore. Rilevato lo sviluppo della curvatura, la si scompone per ritagliare i pezzi necessari a riprodurla da pannelli di legno, potendo così utilizzare avanzi di dimensioni ridotte. Con i pezzi uniti di testa tramite spinotti si realizzano due curvature che vanno sovrapposte e fissate con colla e viti per raddoppiare lo spessore; il profilo va poi regolarizzato con la levigatrice.

2 – Alla base dell’arco si fissa un profilato metallico e si chiude la parte superiore con il telaio munito di zanzariera.

3 – Il perimetro dell’apertura sotto l’arco viene delimitato con profilati e diviso in due da un montante intermedio un poco decentrato. Nella parte più larga si installa una porta, realizzata sempre in profilato e telai con zanzariera, l’altra parte è costituita da una zanzariera fissa e un pannello inferiore di legno in cui si installa una gattaiola, affinché gli animali domestici possano entrare e uscire liberamente. Tutte le parti in legno sono trattate con due mani di impregnante effetto cera tinta castagno e una finitura trasparente, sempre effetto cera.

Riflessioni sull’acqua

Tratto da “In Giardino n.59 – Aprile-Maggio 2017″

Autore: Nicla de Carolis

Impossibile vivere senza acqua, un’ovvietà, anche se pare ci sia uno sparuto gruppo di persone, i respiriani, che praticano l’alimentazione pranica (prana in indiano significa energia) riuscendo a sostenersi di sola luce energetica per una ventina di giorni senza mangiare né bere. Ma, a parte questa curiosità, l’acqua è vitale per tutti noi; il 22 marzo si è svolta la “Giornata mondiale dell’acqua”, ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 per sensibilizzare le popolazioni sulle criticità di questo bene. Il tema specifico di questo anno è stato “Acque reflue: la risorsa inesplorata”, riusare l’acqua, quella proveniente dall’utilizzo domestico, agricolo e industriale, e valorizzarla come “il nuovo oro nero”.

Il Governo ha anche istituito un commissiario nazionale alla depurazione delle acque stanziando quattro miliardi, vedremo. Consapevoli che quasi un miliardo di persone nel mondo non hanno accesso a fonti di acqua potabile, i dati che ci riguardano più da vicino sono quelli del suo giusto utilizzo e riutilizzo.

Noi Italiani siamo spreconi, consumiamo circa 250 litri d’acqua al giorno a testa; la quota maggiore è per l’agricoltura, poi l’industria, infine una quota minima è per l’igiene e il fabbisogno umano. E l’altro grosso spreco è causato dalle perdite delle nostre reti idriche, mediamente il 35% dell’acqua che viene immessa nelle condotte; ma ci sono città come Cosenza in cui solo il 23% dell’acqua arriva nelle case, il rimanente 77% va disperso!

Per fare la nostra parte, oltre a evitare gli sprechi, possiamo riflettere su pro e contro dell’acqua in bottiglia consumata dal 70% di noi Italiani: conveniamo tutti sul fatto che il suo utilizzo sia scomodo, inquini e costi di più, le bottiglie devono essere trasportate con camion dallo stabilimento al supermercato e da lì a casa, occupano spazio nella dispensa, impegnano nella raccolta differenziata della plastica e inquinano il pianeta.

Quanto sarebbe preferibile avere acqua buona che sgorga direttamente dal rubinetto e anche qui rientra in gioco la buona gestione del servizo da parte della politica. Ma venendo a qualcosa che veramente possiamo fare in maniera autonoma per dissetare il nostro amato verde dobbiamo prendere in considerazione la raccolta dell’acqua piovana. Una cosa molto semplice, che molti già fanno, magari solo con bidoni di recupero ma che, con un piccolo investimento, può creare una buona autonomia di tutt’altra entità; basti pensare che una cisterna interrata da 6.000 litri, in cui convogliare la pioggia che cade su un tetto di 140 mq, in una zona del nord, può dare una riserva d’acqua di 126.000 litri nell’arco dell’anno!

Come costruire un gazebo in legno

In questa originale costruzione si trasforma un normale ombrellone in un gazebo stabile e richiudibile

pareti gazeboCostruire un gazebo in legno non è poi così difficile, basta partire da… un ombrellone! Uno dei problemi degli ombrelloni è la loro scarsa resistenza alle raffiche di vento che ci obbliga a chiuderli non appena una gradevole brezza si trasforma in vento teso, pena il vederli volar via rotolando sul prato o sulla spiaggia.

In questo servizio proponiamo di costruire un gazebo in legno: una rapida realizzazione che, trasformando l’ombrellone in un confortevole gazebo, lo vincola in modo tale da poter resistere anche a raffiche piuttosto violente.

In pratica si tratta di realizzare un grande gazebo fai da te di listelli, con tante “ante” quante sono le stecche dell’ombrellone, generalmente otto o, più raramente, sei. Il trucco che rende facile e rapido montaggio e smontaggio del gazebo sta nel realizzarlo a coppie di ante che, incernierate fra loro, stanno in piedi da sole.

Ogni coppia, poi, viene collegata alla sua vicina, con altre cerniere, non avvitandole ma bloccandole con bulloni e dadi a farfalla. Tutte le ante meno una, quella di entrata, hanno una ringhiera che, oltre a dare visivamente l’effetto di recinzione, contribuisce a rinforzare e tenere in quadro il telaio. Tiranti elastici che collegano le stecche dell’ombrellone alle ante completano la costruzione rendendo solidali i due elementi del nostro padiglione.

La costruzione è più facile se usiamo il tipo di ombrellone più diffuso, quello con gambo centrale, ma il nostro gazebo in legno si adatta perfettamente anche agli ombrelloni a sbalzo. L’importante è che l’ombrellone sia già di per sé robusto e, naturalmente, abbia un diametro tale da poter ospitare all’ombra un tavolo ed un paio di sedie. Quello illustrato ha un diametro di tre metri e in base a questo vengono date le misure, comunque sempre indicative, del materiale occorrente.

Scopriamo quindi come costruire un gazebo di legno!

Cosa serve per costruire un gazebo in legno fai da te

Con un ombrellone Ø 3 metri, misure (in mm) da adeguare alle dimensioni dell’ombrellone (N).

progetto gazebo in legno

  • Multistrato marino da 19: 8 lunette (A) 912×300.
  • Abete o pino impregnato: sezione 45×45: 37 traverse (B) da 912, 14 ritti (C) da 520, 14 distanziali (D) da 50. Sezione 24×45: 16 montanti (E) da 2075,
  • 14 elementi crociera (F) da 750.
  • Sezione 19×45: 8 coprifessura (G) da 2060.
  • Ferramenta (zincate o tropicalizzate): cerniere a bandella: 10 (H) 35×200, 10 (J) 35×160; 4 cerniere a T (K) 60×180; 8 occhi a vite aperti (L); bulloni testa tonda con quadro: 12 M5x60 (per le cerniere), 24 M5x80 (per i coprifessura); 36 dadi a farfalla M5; 24 rondelle larghe (grembiuline) Ø 5,4/20; viti; chiodi;
  • impregnante protettivo;
  • cordone elastico (M);
  • materiale di finitura

 

Taglio di montanti e lunette

taglio montanti legno

  1. la precisione del taglio nel gazebo legno fai da te è condizione essenziale per la buona riuscita del progetto. Se l’attrezzatura lo consente è preferibile tagliare assieme i pezzi uguali.
  2. le lunette debbono essere lunghe quanto la distanza fra le stecche presa a circa 100 mm dalle punte o dove distino 2075 mm da terra, diminuita dei 50 mm di spessore dei montanti fra cui va inserita (a meno di incastrarvela a mezzo legno).
  3. il raggio della curva inferiore delle lunette è di circa 700 mm; l’importante, per l’estetica nelle costruzioni gazebo in legno, è che sia uguale per tutte e otto. Il taglio fatto con l’alternativo o con la sega a nastro va poi accuratamente rettificato e levigato.

Costruire gazebo in legno

viti autofilettanti

  1. tagliati a misura gli elementi delle crociere vi apriamo, esattamente centrato ed a squadra, un’incastro a mezzo legno da bloccare con colla e, volendo, con spine.
  2. blocchiamo il telaio, con già montate le traverse e i distanziali, su un piano abbastanza grande. Le traverse qui, per semplicità, fissate con colla e viti, risultano più stabili se montate con code di rondini a mezzo legno o, meglio con tenoni e mortase.
  3. incastriamo le crociere fra montanti e traverse, fissandole con una vite o una spina: vale anche qui quanto detto sopra (con incastri a tenone e mortasa, però, le crociere vanno montate contemporaneamente alle traverse).

anta gazebo

anta in legno

Ogni anta, tranne quella d’ingresso, è fatta da 14 pezzi: l’esatta misura della lunghezza degli elementi delle crociere va presa dopo aver montato, in bianco e perfettamente a squadra, i montanti C fra le traverse F e finita la crociera con l’incastro a mezzo legno. Centrato il telaietto sopra la crociera marchiamo su questa gli angoli di taglio dei suoi capi.

invastro a mezzo legno

Se non si pretende una solidità a tutta prova, l’incastro a mezzo legno può essere bloccato semplicemente con un paio di gruppini piantati alla traditora sui pezzi stretti in morsa.

tacciare sul legno

Per centrare esattamente la crociera sotto il telaietto è opportuno tracciare sui suoi capi la mezzeria, da far coincidere con l’angolo formato da montanti e traverse.

pareti gazebo

Ultimato il montaggio delle ante si passa alla loro finitura con impregnante e smalto da esterni (o solo con impregnante protettivo) e, a finitura ultimata, si collegano le ante a coppia con le cerniere da 200 mm avvitate sia sulle traverse sia sui montanti. Su un lato della coppia si avvita un’ala delle cerniere da 160 mm, dopo aver aperto nell’altra ala il foro per il bullone di accoppiamento.

Costruire un gazebo in legno – il sistema di articolazione

cerniere

  1. dall’alto i bulloni con quadro per il fermo delle cerniere, a sinistra, ed il fissaggio dei listelli coprifessura, seguono le cerniere a bandella per l’unione delle doppie ante e per il loro collegamento. La cerniera a T si usa per l’anta d’ingresso, priva di traverse. In basso il cordone elastico e l’occhio a vite che vincolano l’ombrellone al gazebo.
  2. accostate due ante, tenendole ben strette ed allineate con morsetti, avvitiamo le cerniere da 200 mm alle tre traverse. Questo è un punto delicato perché le tre cerniere debbono essere centrate esattamente sulla linea d’unione delle ante, con le ali perfettamente parallele alle traverse.
  3. l’ottavo telaio (entrata) si articola al settimo con una cerniera da 200 mm in alto e due a T al centro e in basso. Per unirlo al primo usiamo in alto una cerniera da 160 mm e al centro e in basso altre due cerniere a T, tutte e tre attraversate dai bulloni.
  4. nel bordo esterno dei telai avvitiamo, a 20 cm dalla sommità (più o meno non importa; anche qui quello che conta, esteticamente, è che siano tutti alla stessa altezza) un robusto occhio a vite aperto avvitandolo a fondo fino a che resti aperto, rivolto in basso, solo il passaggio per il cordone elastico.
  5. prima di cominciare il montaggio bisogna aprire in un’ala delle 10 cerniere da 160 mm e in quella lunga di due cerniere a T il foro  5,2 – 5,5 mm occorrente per il passaggio dei bulloni che uniscono fra loro le coppie di ante.

Montaggio rapido e semplice

come montare un gazebo

La doppia anta, anche se ingombrante (1), pesa abbastanza poco da poter essere facilmente trasportata. Cominciamo col rizzare la prima, aprendola quanto basti a che non cada e accostiamole la seconda (2) bloccando con strettoi l’ala libera della cerniera corta che usiamo come guida per forare il telaio, attraverso il quale facciamo passare tre bulloni con rondella e vite, unendo così le prime due coppie che allarghiamo fino ad ottenere metà dell’ottagono.

Ombrellone centrale

ombrellone gazebo

Il nostro gazebo fai da te, autoreggente ed ancorato solo alle stecche dell’ombrellone, non richiede necessariamente il sostegno centrale dato dal palo, ma dato che questo è il tipo più diffuso ci soffermiamo sul come eseguire al meglio le operazioni di centraggio e collegamento.

  1. quale che sia il tipo di ombrellone la base dev’essere di peso tale, almeno 45 Kg, da garantirne la stabilità.
  2. controlliamo che il bordo della base sia equidistante dalle pareti del gazebo.
  3. centrata la base, inseriamo sul primo tratto del palo il nostro tavolino.
  4. dopo esserci assicurati che l’ombrellone sia esattamente centrato, apriamo l’ombrellone, sollevandolo per farlo uscire dal gazebo, e inseriamolo nel fusto.
  5. giriamo la cupola fino a far coincidere le stecche con gli angoli del gazebo.
  6. facciamo passare il cordone elastico sopra una stecca e con un paio di nodi facciamo un anello abbastanza grande da poterlo inserire, tirato, nell’occhio a vite.